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Un viaggio alla ricerca di Dio
Nel nostro tempo, la conquista del successo, la brama del
prestigio, la ricerca della ricchezza, assorbe totalmente la
nostra vita sino ad escludere Dio dal proprio orizzonte. Questa
strada conduce veramente alla felicità ?
Ho letto
e meditato con la dovuta attenzione l’ultimo impegno letterario
di Vincenzo Leotta dal titolo “Il roveto ardente”
pubblicato dalla casa editrice Viennepierre di Milano. Il libro
si compone di una raccolta di poesie divisa in due parti
intimamente collegate, intitolate dell’attesa e del
riposo in cui il poeta si rivolge all’Assoluto con
tormentati interrogativi, sul senso stesso dell’esistenza con un
repertorio stilistico e metrico in apparenza ordinario ma non
generico che conferisce spessore culturale all’opera.
Sicuramente tale opera per la profonda spiritualità che svela
nei versi che sono prorompenti, è la più sofferta, per il suo
percorso esistenziale, ma è destinata a lasciare una traccia
duratura nell’ambiente letterario italiano. Nel passato Vincenzo
Leotta aveva pubblicato tre raccolte di poesie: “Le parole da
noi tradite” (1978); “L’utopia e il silenzio” (1985)
e “Pittogrammi” (1993). L’autore, già docente di materie
letterarie, latino e greco nei Licei classici, negli anni ha
alternato la poesia con recensioni e saggi su poeti e scrittori
del Novecento. Vincenzo Leotta è nato a Barcellona Pozzo di
Gotto e già da parecchi anni risiede in Terme Vigliatore, ha
sempre valutato la fede cristiana, quell’autentica, come il
principio e il fine massimo di una luce. Un’esplorazione di un
uomo nel proprio “intimo”, per giungere attraverso una sofferta
purificazione alla conquista gioiosa del vero bene supremo, per
trovare consolazione e conforto. Ci offre dei momenti ricchi
d’invocazione, sofferta e vivida, bruciante, come richiama alla
mente il titolo stesso del libro con un’interiorità che affiora
in superficie nei suoi versi con uno stile nudo ma essenziale.
Io nel tempo/ a nascere a morire, Tu inarrestabile, eterno”);
mendicare un dialogo attraverso una continua, sofferta ricerca
(”Di me tutto puoi dire/ tranne che non ti ho cercato”). Una
poesia meditativa che si nutre di mistero tra amore e visioni, e
si rivela come un lento e silenzioso cammino interiore, fatto di
ricerca e d’attese, di slanci, di sguardi, di colloquio intimo
verso il “fuoco, fatta di nostalgie e accorati dialoghi. Una
raccolta poetica di carattere religioso, straziante, molto
intimistica, dove l’autore, notoriamente sfuggente e riservato,
ha voluto mettere a nudo il suo animo d’appassionato credente.
La
nostra contemporaneità, ammettiamolo, è un’epoca di grandi
orgogli, è un tempo di numerose presunzioni, è di grandi sfide
anche nei confronti di Dio. Un mondo che sembra aver dimenticato
e perso i valori fondamentali come l’amicizia, l’amore, la
famiglia, la solidarietà, anzi riducendo a volte questi valori a
meri interessi personali che sfociano in odio ed egoismo.
L’esperienza insegna che argomentare con il cuore è la strada
maestra per raggiungere i misteri più segreti della vita. Il
sapere individuale non sempre prepara all’amore. Tuttavia da
sempre l’amore è la strada obbligata per raggiungere la
conoscenza. In questa nostra epoca dove tutto s’è fatto buio e
gli spazi lasciati alla nostra libertà sono sempre più ridotti,
dove primeggiano la cultura dell’aggressività e del possesso. La
poesia religiosa e spirituale di Vincenzo Leotta diventa
godimento degli occhi e dei sensi e da dignità alla vita e alla
persona e c’invita a cercare oltre il nostro visibile e ci
solleva dalle bassezze della terra e ci fa risalire verso il
tempo che confluisce nell’eterno. La danza del sole e del
mare/ e dei mandorli che già sono in fiore, /non per sé
ciascuno, ma tutti insieme/come stormo di rondini/che rigano il
cielo in questo tramonto/di quasi primavera./Anche il vento
accorda la voce/a te, per una lode. Oggi siamo nel tempo
delle false opinioni e delle vane filosofie fondate sulla
permissività e sull’istintività per inseguire una felicità
illusoria che sfocia spesso inevitabilmente nella confusione e
nell’effimero e nell’angoscia e nel non senso del vivere. Nel
punto terminale di questo viaggio Leotta non esprime più le
passioni e la disperazione ma esprime il desiderio dell’Assoluto
in cerca di un riscatto e di un incontro finale di salvezza che
dà valore al vivere, con uno stile poetico sobrio ma incisivo.
Temevo di averti perduto / e cercavo altrove ristoro. / Io
non amo la croce che porto / da quando sono nato: / se Tu sei la
gioia, perché… / Ho dubitato di Te / ma Tu hai mutato la croce /
in dono di amore”. Non è stato un cammino semplice ed
indolore. Sulla via della sofferenza si percepisce una luce
interiore con versi densi e ricchi di significato tra passione e
tormento. Il poeta Vincenzo Leotta merita stima e attenzione per
la sua preziosa testimonianza ricca di contenuti, in un tempo,
che nel suo percorso finale fluisce verso la sorgente della
luce.

Nel pozzo dell’anima
Con la voglia di
spezzare ogni regola per creare una nuova dimensione espressiva
dove il linguaggio non soltanto si rinnova, ma si presenta in
forma assolutamente originale e la realtà si manifesta veramente
trasformata da una singolare visione poetica e linguistica.
Uno spirito sensibile quello di Isidoro Aiello
che dalle dure prove della vita, ritrova nella poesia un quieto
sollievo e un intenso impulso creativo. Ho letto e riletto con
attenzione l’ultima raccolta di poesia del nostro poeta
barcellonese dal titolo “Colombe vittoriose” edite da “Il
Girasole Edizioni”. La poesia di Isidoro Aiello prende
nell’oltre e affonda i suoi pensieri nella vita e
nell’esistenza, con toni narrativi che spesso danno valore
preminente al linguaggio. Una poetica che nei versi, schizza
collocandosi oltre il dato descrittivo e sprigiona delle
profonde sonorità ricche anche di significato. Quella raccontata
dal nostro autore, è una poesia che nei contenuti si lascia
avvolgere da una vena quasi surrealista ricca d’accordi
linguistici che da valore evocativo alla parola, muovendosi
spesso in uno spazio fuori del visibile.
Oggi/ le fresche mani di Dio/ricadono lente sui
fianchi./Chiare/le notti di Dio/s’avvicendano sul mare/e
scendono i veli di beltà./S’affacciano le rose alle
finestre/scivola la goccia sul vetro/lenta discende sulla
foglia/notte che muore nel sole/araba che si
tinge/dell’arcobaleno più lontano. In
cui i confini estremi di forza, sono rintracciabili lungo
l’espressione provocatoria delle immagini e dalle corrispondenze
di alcune parole. Nei suoi testi poetici il ritmo delle parole
si accorda a quello di un pensiero pulsante, con una vigoria che
consentono di affermare che Isodoro Aiello è nel presente una
delle voci poetiche più interessanti nel nostro territorio, con
una propria originalità espressiva.
Oggi riflesso nello specchio di ieri/ domani riflesso nello
specchio di oggi/ di specchi di riflessi è fatto il nostro/
essere qui ora. Le sue liriche, sono
il risultato di un processo di concentrazione e riduzione
estrema del modo d'esprimersi alla ricerca della “parola vera”
mirando all’essenziale. Il verso dosato con cura
particolarmente affinato, rivela una consuetudine alla
narrazione riflessiva e breve, costruito distillando le parole,
con sequenze d’immagini, con sensazioni e pensieri raccolti dal
movimento del quotidiano. Isidoro Aiello rompe con le regole e
con l’ordine scritto tradizionale, con uno stile che confluisce
molto spesso nell’ermetismo e nel simbolismo, con un suo ritmo
fermo da colloquio interiore dalla sottile musicalità, con una
forma espressiva diversa in movimento e complessa. Una poesia
che nel suo avanzare, nasce da un autentico bisogno di
confessione o meglio da una scansione o meglio da una
palpitazione interna, con un linguaggio limpido e deciso che
ricerca in profondità. Spacca il
minuto, l’anima, il capello/ Cerca la nuvola in soffitta, /
fletti le ginocchia/ spegni la luce./La notte intanto si tramuta
in sogno./Rivive repentino il giorno.
L’arte poetica nei
versi di Isidoro Aiello recupera la forza magica del linguaggio,
inserendosi nelle giuste unità di luogo e di tempo dentro il
quale la poesia deve essere collocata. Nel suo percorso
risalendo in superficie trascina il lettore e gli svela, stati
d’animo, pensieri, meditazioni profonde, con parole taglienti ed
essenziali, con l’utilizzo di figure stilistiche come la
similitudine. La poesia acquista nei suoi versi una capacità di
liberare le parole dai significati comuni e di utilizzarli in
modo velato e allegorico, divenendo così lo strumento per
indagare il mistero nascosto dietro le apparenze del reale come
una splendente folgorazione. Quelle
cuspidi/arroventate/col martello sbattute a sangue/ puoi
renderle taglienti/ lame di vibrafono/risultato di
sistro/cortigiane di Iside/pettegole concubine nella notte.
Possiamo definire la poetica di
Isidoro Aiello come la poesia dal frammento rapido e illuminante
ricca di una molteplicità di significati simbolici. Una vera e
propria riscoperta dell’importanza del linguaggio che attraverso
una fusione tra spirito e sensazioni, si afferma una visione del
mondo orientata a cogliere la realtà interiore profonda ed
emozionante che è evocata. Il poeta attraverso il suo intuito
tenta di svelare il mistero che circonda la realtà con una
parola che è poetica, musicale, guizzante, dirompente. La poesia
diventa l’espressione del mondo interiore che usa immagini e
oggetti, che accostano realtà differenti attraverso la metafora
dei sensi, che esprimono profondità logica e linguistica, e una
raggiunta maturità portatrice di uno stile meditato e sicuro, in
cui dominio tecnico e densità di pensiero si congiungono a
rivelare una maturità di scrittura. La
risacca/ingoia ostriche e paguri/ tinge di giallo il
tramonto/mormora sotto i tuoi seni/ tu tremi/ folgore lucente/
presa tra le corde/ e la tua vita. Il
poeta abbracciando orizzonti sempre più complessi acquista la
capacità di vedere oltre il visibile, per andare alla riscoperta
dell’anima profonda delle cose, cogliendone le segrete analogie.
Vi è questo forte senso della sacralità della lingua dove la
parola è spogliata dal superfluo e non prende vie traverse per
arrivare al segno, non si trucca, né si maschera, bensì
s’immerge sporcandosi e liberandosi. Il trascorrere del tempo
interiore, nel flusso della vita, costituisce la materia di
questa raccolta poetica, alla fine prevale una luce che si
accende improvvisa. Quello raffigurato da Isidoro Aiello è un
tempo poetico che non cancella l’esperienza del dolore e ci fa
crescere interiormente. Nei suoi versi in questa raccolta
distillano e fluiscono roccia e gocce che nel finale vanno
proprio ad immergersi con la magia della parola…

Barcellona
– La poesia in Elvira Alberti è un canto appassionato che non
nega il reale, ma lo nobilita e lo riscatta con la sua raccolta
poetica…
Voci scolpite
nel cuore
“Tempo che soffre e fa soffrire, tempo che in un turbine chiaro
porta fiori misti a crudeli apparizioni, e ognuna mentre ti
chiedi che cos’è sparisce rapida nella polvere e nel vento. E’
tempo di levarsi su, di vivere puramente. Ecco vola negli
specchi un sorriso, sui vetri aperti un brivido”.
Prendendo
avvio da alcuni versi di Mario Luzi e approdando alla poesia di
Elvira Alberti, si ha la sensazione di ritrovare ciò che non
possediamo più nel nostro vissuto. Nella nostra epoca legata al
dio profitto, all’utile personale della mera cultura
dell’apparire utilizzata al solo fine di ottenere un personale
tornaconto, si avverte il bisogno cocente di purificare e
riscattare i propri sentimenti. Per tali esigenze intime la
poesia della nostra autrice si nutre di silenzio interiore: in
cui è sospeso il miracolo di cose perdute ma recuperabili con il
pensiero. La poesia diventa un incessante confronto con i grandi
temi dell’esistenza e dà voce a figure rimaste in ombra nella
coscienza: con smarrimenti e impennate, tra disperazione e
speranza, con percorsi a ritroso nel tempo. Nella poetica della
nostra poetessa si nota una realtà ricolma di sensazioni, di
assaporamenti, d’annullamenti, di vertigini, di struggimenti, di
pura emozione fisica. “Il mio mondo è qui, / tra i dolci
ricordi di vita…/ e le parole, / musica interiore, / restano
celate dentro, / aggrappate all’amore, / unica àncora di
salvezza/ nel silenzio dei giorni/”. E’ uno sprofondare
nelle memorie con un sentimentalismo mescolato all’acqua e al
fuoco di un amore assoluto e universale. In uno spazio naturale
avvolgente e cosmico ricco di voci che, ci chiedono di non
essere dimenticate, emergono dal nulla. Un silenzio di vuoti
che, si cala nei tempi passati, nel recupero di sensazioni, di
personaggi, di simboli familiari, sepolti nel profondo e
riattivati da segni pieni di potere evocativo con ricordi e
incanti ricchi di suggestioni lontane. Un pensiero colmo di
tanta saggezza è quello di Elvira Alberti, ma coperto da una
patina di tristezza e di pessimismo. Uno spirito sensibile che
con semplicità e immediatezza, con la dolcezza di un sogno che
traspare dai suoi versi, dà voce a sentimenti e a pulsioni vere,
nel segno della vita e dell’amore. “ Sono rimaste le tue
parole, // tra i silenzi dell’anima./Sono rimasti i tuoi fiori,
// tra le pagine dei giorni. / Sono rimasti i ricordi //
sull’ultima soglia del tempo/”. Il tempo terreno è il luogo
in cui la speranza e il dolore s’incontrano e restano a
testimoniare un destino. La poesia è simile all’azzurro respiro
che alimenta ogni cosa. La poesia è un segno di vita che sorge
improvvisamente dal nulla, da un ricordo improvviso, che lacera
il buio e si nutre del silenzio interiore, di cose perdute ma
ritrovate nel sogno, in un quieto rifugio di un tesoro perduto
da rievocare.
Una voce poetica quella di Elvira Alberti, che ricerca la
propria memorizzazione nella gioia di catturare l’istante, per
non smarrirsi nella realtà oscura del nostro quotidiano. “
Ora, lascia che parli il silenzio, / il silenzio che non ha più
parole, /ma gemiti di nostalgia/”. La poesia è un atto di
sopportazione alla morte e al nulla, è memoria, è voce, che non
si arrende, che lega al tempo. In tutta la produzione poetica
della nostra poetessa, la confessione esistenziale e il tempo
occupano un ruolo fondamentale. La nostra autrice è un’anima
autenticamente liberale e tollerante, capace d’amore e
compassione, anche perché mette in luce l’appartenenza del fare
poetico alla dimensione religiosa. “ Ora che le nubi/
offuscano l’ultimo sole/ e nella sera/ si perdono i confini
delle cose…/sarà la Preghiera/ a tenermi compagnia…/Saranno i
ricordi/ a risvegliare realtà sepolte…/ Sarà la memoria/ a
riattivare / le corde dell’anima./ E il Silenzio/ arriva al
cuore/ e lo trafigge/”. Con forma pura di pensiero e di
ragione, come penetrazione dell’eternità nel tempo, Elvira
Alberti fa esperienza dell’assoluto senza necessariamente
evadere dalla realtà concreta. Nei suoi componimenti attinge al
pozzo della sua anima il seme del coraggio, il bisogno di
resistere, la forza di credere ancora nonostante tutto nella
vita. Nella sua poesia è racchiusa una vita con i suoi dolori e
le sue gioie, con momenti d’esaltazione assaporati con un
confronto e scontro interiore. “ Attesa, attesa di cosa?/Di
volare, forse, senza catene, / per i cieli infiniti…/
trasformarsi in creatura d’ali…/ carpire l’attimo, / prima che
l’ora/ sfugga come sabbia tra le dita/”. Un animo che nel
suo divenire, è dimensione di mancanze e di presenze, con
ricchezza d’immagini, che scaturiscono da un fluire memoriale
che umanamente registra perdite e silenzi. Quella di Elvira
Alberti è una voce interiore dalle profonde motivazioni
affettive: fa emergere dalle sue poesie il sentimento struggente
della perdita della persona amata. Un dolore che traspare
leggero dal verso, è catturato e custodito con forza serena. Un
passato che nella poesia della nostra poetessa, è continua fonte
d’ispirazione e di nostalgia. “ Come foglie, tanti sono
andati via, / scomparsi nella polvere, / senza lasciare ombre…/
Foglie di cui solo il brusio/ trasmette il ricordo. Alla fine
prevale la speranza, con una luce che si accende improvvisa nel
fondo dell’anima, con lo sguardo che va oltre le illusioni e
oltre il nulla, con una maturità espressiva alta e ricca
d’energie proprie. Nella sua ultima produzione poetica, con
l’influsso della coscienza, con il suo monologo interiore,
liricamente la nostra Elvira Alberti si eleva e si distacca
dall’oscurità tenebrosa della nostra epoca con una variazione di
suoni melodiosi…

Abbattere le ipocrisie
La poesia è simile ad un respiro che oscilla sull’abisso del
mondo. E’ un segno di vita che nel nostro esistere sorge
inaspettatamente dal nulla, come un ricordo. In cui il poeta,
s’immerge nell’oscurità del proprio essere per raccontare e
rivelare la bellezza che guarda al mondo e alla sacralità della
propria terra.
Questo è
quello che si riesce a comprendere in prima battuta, dalla
lettura dell’ultimo libro di poesie di Edoardo Bavastrelli dal
titolo “Microcosmi”. Il nostro poeta è un’anima autenticamente
solitaria che vive nella sua isola con un nobile animo poetante.
Che perennemente, si agita in equilibrio, fra sorriso e
precipizio, fra ostentazioni e incuria, tra oblio e
disorientamento. E questi sentimenti contrastanti affliggono
l’essenza e l’esistenza di Bavastrelli. Incessantemente il suo
Io poetico, è immerso in sogni e desideri che spesso rimarranno
irraggiungibili e si consumeranno nel suo animo, tra guerre e
fiamme, tra ansie e tormenti. Una continua espiazione spirituale
di Bavastrelli che nel suo poetare, si ricerca e si ritrova,
sprofonda e si rialza. Tra impulsi ed emozioni che nel loro
lento fluire e rifluire lirico, spaziano e navigano come ombre
nelle penombre del pensiero, nel profondo nulla. Quel profondo
nulla posto oltre il muro. Oltre i confini del nostro visibile
ed è rivelato drammaticamente nei versi: “Nubi di sogni/
oscuri ed opprimenti, / vanno su e giù per segni/ avviluppati da
cupe ombre; / vanno per vicoli dispersi, / riflesse fra cielo e
mare. / Si irradiano./ Si confondono./ Poi, riappare il nulla
del nulla/”. La sua è una poesia mobile che cambia giorno
dopo giorno seguendo gli umori del cuore, ma è anche una poesia
intimista e rievocativa. In cui il lirismo poetico del nostro
autore, è vissuto e rivissuto con una passione intensa che
zampilla in limpide sorgenti di parole.
Attraverso uno stile singolare, chiaro e comunicativo. Dove la
voce poetante, modula sfumature ed emana una luce che consente
al nostro poeta di intonare un canto tenue ma nello stesso tempo
intenso in versi: “Nel centro della mano/catturo lacrime di
sabbia, /granelli mondi variopinti/Grappoli di secoli/”. In
cui l’immaginario penetra nel profondo, con i cicli della natura
e i ritmi dell’attività umana, e s’immerge nel torrente degli
influssi stagionali e cosmici della vita, dell’universo e del
tempo nella sua eternità. In ognuno di noi si riflette l’armonia
del tutto. Ogni nuovo giorno si apre all’eterno. Ogni fatica,
dolore, amore, speranza, si svela all’interno di un linguaggio
segreto che trascende la realtà. Dove la figura errante e
solinga di Bavastrelli. Nei luoghi stagnanti e infruttuosi della
nostra contemporaneità, riesce a veleggiare con fatica.
Immergendosi poeticamente nel mare tempestoso della sofferenza
collettiva con i versi: “ Qui non si vende fumo/ nel silenzio
di un vicolo/ nei giochi dei bambini/ nel ritorno di un
emigrante/!”. Il confronto con il presente è crudele,
inaccettabile. Ha ragione il nostro poeta. Oggi si lotta, per la
conquista di posizioni di benessere. Oggi la società è vincolata
alle nuove dipendenze, alla schiavitù che aggredisce i giovani.
Il nostro autore avverte l’irreversibile cammino discendente nei
valori spirituali della nostra civiltà. La nostra epoca cammina
lontana da quelle che pur sono e restano le nostre radici
storiche. In queste circostanze di cruda e amara realtà. Il
nostro poeta si denuda, simbolicamente, di tutto ciò che si
porta nell’animo. Esce dalla sua caverna fatta di solitudine, e
si rivela con la sua parola brillante e rinvigorita per
l’energia che sprigiona. Il suo dolore interiore non è vuoto. E’
pieno di sentimenti, di emozioni, di prove e tentativi, per
ristabilire un contatto con la gente. E’ un fascio di stimoli,
di reazioni, di rapporti. Che nella sua poesia, lasciano spazio
anche ai ricordi. Ai luoghi della sua infanzia.
Intime riflessioni di un passato onnipresente. Che riaffiora e
riemerge nei suoi pensieri. E gli porta consolazione e conforto
nei versi: “La lucertola è sul vecchio muro di pietra/tra
l’erba che riaffiora/dai ricordi/ la terra, la mia terra/ mi
tiene compagnia/”. La parola serve a costruire quella sfera
spirituale che non è solo strumento di comunicazione o
espressione, ma superamento della caducità della vita stessa. La
parola nel suo verso, è anche accettazione tacita e refrigerio.
Dell’irriducibile lotta che nella nostra vita, esiste fra natura
e spirito, fra ragione e istinto, fra realtà e sogno. Per
riflettere intorno alla tragica realtà del presente, il nostro
autore è sempre vigile delle vicende del nostro tempo. Con
intuizione Bavastrelli fruga con la sua scrittura nella mobile
materia delle parole. In quella vastità incantevole di pensiero
che non conosce tempo, e riesce a dare un significato alla
propria esistenza. Dove la poesia ristabilisce il senso di una
vita e della sua complessità, ed è legittimata a ritenersi come
un luogo metaforico ed allegorico di piccole isole e di
microcosmi. Dove ogni essere del mondo, è come un libro. E’
un’immagine dipinta nella quale ci si può specchiare. Dove ogni
essere, è un fedele segno significante della vita, della morte,
della nostra condizione del vivere. Il destino segna in ognuno
di noi una strada da percorrere. E la strada tracciata da
Bavastrelli con le poesie ci lancia un messaggio. Ci spinge a
riflettere e c’invoglia a superare metaforicamente e
spiritualmente la barriera della nostra realtà corporea e
visibile, per andare a ricercare le verità della vita…

Barcellona
– Per non dimenticare le proprie origini e tenere vivo il
sentimento di attaccamento che lo lega alla sua terra e alle sue
tradizioni popolari i ricordi si tramutano in poesia in Vito
Natoli.
Notti lunari
Un poeta del secolo scorso meditando sulla notte e sulla luna
ebbe a dire: " Scesa la sera, quando quella luna d'argento
proiettava i suoi pallidi sguardi verso il deserto, quando le
stelle brillavano nel cielo azzurro, allora, nel silenzio, in
quella notte calda e profumata, io sognavo...".
Vito Natoli
recentemente ha pubblicato con la casa editrice la Calabria, un
poemetto in dialetto gioisano dal titolo “ Luna ‘i poeta”, che
mi è stato donato dallo stesso autore e che ho letto con
attenzione. Il libro di Natoli è un poemetto dedicato alla luna.
In cui, riesce a manifestare un’apprezzabile sequenza ritmica e
lancia un messaggio limpido e appassionato d'invocazione alla
luna. Messaggio poetico che in versi liberi ma cadenzati, si
snoda in parole come: " Passò lu ventu/ a circari na luci/
passò la negghia/ a circari la paci". Ecco che in questi
versi la poesia di Natoli, si avverte come un canto melodioso e
antico di preghiera e d'abbandono nostalgico ai ricordi. Dove il
poeta, lascia intuire al lettore nel suo poemetto che sente il
bisogno di volersi ricongiungere idealmente e sentimentalmente
alla propria terra. E Natoli lo fa poeticamente per mezzo della
luna. Quella luna che simbolicamente, è definita come la madre
di tutte le madri.
E la luna che Natoli vede, va oltre i confini della notte,
appartiene a tutti i poeti, e riesce a rendere luminosa la sua
memoria con piccoli frammenti d'abbandoni ai ricordi. Dove il
poeta, si rivolge alla luna che lo fa naufragare nei profondi
silenzi della notte attraverso un'immersione poetica. E
all'interno di questo mare il nostro autore si crea uno spazio
interiore inteso come soffio vitale, che gli consente di
pennellare immagini scintillanti. Natoli poeticamente sa scavare
benissimo nel pozzo della sua infanzia. Riesce a far venire in
superficie, a piena visibilità, i paesaggi che appartengono al
suo lontano passato. Laddove la sua memoria ci riporta alle
rievocazioni dell'età della sua fanciullezza con i versi: "
Quannu lu bagnu/ di filici e jnestra era chinu/ di mirenghi e
gialli ciuri/ 'u celu parìa fattu/ e i stiddi erunu 'i villutu”.
La sua è una poesia fondamentalmente autobiografica. In cui il
suo scenario immaginifico, è affidato alle testimonianze che ci
forniscono le sue malinconie. Le liriche di Natoli si
caratterizzano a prima vista per il loro linguaggio semplice e
spontaneo, ma sono sofferte e spoglie d'ogni retorica di tipo
aulica. E le esperienze vissute, nel passato dal nostro poeta,
si ricongiungono al presente nei versi: " A cartulina/ mi
leggi la manu/la mandu a cu/ cunta mattunelli/ e strica mura/ a
chiddi chi lassai/ 'nta dda terra dura/ chi hannu siti/ sulu 'i
travagghiari". Il segno innegabile che si avverte nella sua
poesia, è quella percezione profonda e d'amore che Natoli sente
per tutte quelle cose che lo legano alla sua giovinezza. Un
fiume d'immagini le sue che emotivamente, s'ispirano ad un’unica
sorgente di vita: è l’amore che lo lega alla sua terra e alle
sue tradizioni popolari. Ecco che nella notte di tutte le notti
il poeta, rivolge alla luna un'ultima implorazione: "
Murtazza portitillu chistu mali/ affunnilu unni mori 'u mari/
unni 'llesti l'acqua e 'llesti 'u jornu". Natoli con la luna
nel cuore nelle “notti lunari” lancia un’ultima supplica alla
luna, di lasciare affondare il “male” dove finisce il mare, dove
finisce l’acqua, dove finisce il giorno. Affinché nell’uomo,
all’alba del nuovo giorno, all’orizzonte, rinasca la speranza di
riuscire ad ottenere un futuro migliore.
Barcellona –
Un’opera prima di poesie di prossima pubblicazione dal titolo
“Fotogrammi”, dove nel mondo indimenticabile della memoria
sopravvivono luoghi, persone, avvenimenti...

Nel segno della verità
Questo è il tempo della selva oscura. Perfino l’aria azzurra
è diventata impura. Questa è la notte tenebrosa degli sciacalli.
Si vive in una oscurità ricolma di tanta amarezza. In cui gli
uomini per il “ conquibus” rinunciano anche ai propri ideali!
Nei versi della raccolta poetica d’Ignazio Miraglia il
cammino è tracciato e fiorisce in un’atmosfera diversa, che
spalanca le porte ad una stagione nuova che avanza. Un grido
accorato di speranza del poeta che nel suo riferimento
spirituale, lumeggia senza infingimenti e merita una particolare
menzione. Miraglia fonda la sua sintesi vitale con la mitezza
radiosa del suo volto e con gesti pieni di comunicativa.
Leggendo i suoi versi la materia prima del suo poetare è di
bruciante attualità. In un vissuto che è di sconforto, la lotta
si fa aspra e serrata. Nelle sue liriche la parola cede il passo
al respiro dei ricordi, ma rimane dentro il rigoroso canone di
un realismo poetico. La sua poesia è un continuo confronto con i
grandi temi dell’esistenza: il dolore e la gioia, la violenza e
la morte, la storia e la memoria, l’esistenza e la comunità. Nel
suo Cammino poetico fruga nelle correnti di pensiero e di potere
e nelle contraddizioni del nostro quotidiano. In questo panorama
lirico, vi ritroviamo versi di una schietta sincerità che ci
svelano piccole e talvolta velenose verità. “Voi! Uomini
mortali che governate/tornate in voi, nel bene, isolando il male
che vi governa./Analizzate il vostro interno, mentre gli essere
deboli/ sono sfruttati, scarniti come l’osso che si getta al
cane/”.
Una poesia ispirata al verso libero che attraverso un
pellegrinaggio interiore, ci narra del nostro mondo con tutte le
sue contraddizioni e i suoi problemi, c’invita anche a seguire
gli impulsi del cuore. Miraglia alla poesia riesce a
restituirgli la sua essenza: lo spirito etico e responsabile
nella consapevolezza che il dolore ed il male si aprono alla
possibilità di una nuova luce, riportando il linguaggio alla sua
profonda ed autentica spiritualità. Una lirica che scaturisce
dalle passioni che descrivono gli affetti, ma rimane anche
legata all’impegno etico ed ideologico come depositari
d’autentici valori morali e civili.“Noi saremo vicino ai
martiri di ieri, /a quei martiri che con il loro sangue/hanno
indicato a tutti noi essere mortali/ dov’è la verità./ A coloro
che sono perseguitati in tutto il mondo, /vadano le nostre
preghiere e la nostra memoria/”. In questa cornice ricolma
dai tepori di una brezza mite, emergono i segni chiaroscuro
della speranza ma anche quelli dello smarrimento: Con risonanze
di profonda verità vi ritroviamo un faccia a faccia con la
tremenda realtà che ci appartiene da vicino, con lo sguardo sul
mondo e sulla gente che vive in un presente senza futuro. Ecco
che i componimenti poetici, scaturiscono sotto il segno della
testimonianza, dell’impegno sociale, dall’ascolto, dal dialogo,
con gli uomini e le donne dei nostri giorni. Bisogna porre
d’occhio con attenzione al chiacchiericcio della piazza e dei
quartieri. Con il suo impegno culturale, il nostro poeta cerca
di ricostruire un rapporto solidale con il mondo credendo
fermamente nei valori della solidarietà, accentra la sua
attenzione sulla centralità dell’uomo con un rapporto autentico.
Nei suoi componimenti poetici si ha la sensazione di ritrovare
ciò che inevitabilmente perdiamo nella nostra quotidianità,
percorsi di riflessioni in cui affiorano nei contenuti il
primato della spiritualità ricca di riferimenti valoriali.“Nei
vicoli della memoria scorre il film della vita/ s’ inceppa un
fotogramma e rivedo le sue immagini/ sorridi con dolcezza e
rivivi nel mio cuore/”. Sotto il segno del tempo e scolpite
nel cuore e forgiate da antiche consuetudini e vissute
spontaneamente da molte generazioni i ricordi sono le radici del
nostro futuro. “ Sapori e profumi/ dispersi nel ricordo di
vicoli bui/. Fotogrammi che, hanno lasciato ricordi cartacei e
film di vita, archiviati nel nulla/”.
Una parabola umana e spirituale che nel nostro poeta lasciano
una traccia profonda di una vita vissuta nel segno della poesia.
Nei luoghi prescelti ancora una volta la terra e il cielo
s’incontrano, per manifestare al mondo la speranza pacificante e
rigeneratrice. Bisogna ridare un sentimento alla nostra storia
terrena alzando lo sguardo oltre l’orizzonte. Ecco che nei
versi, vi ritroviamo gli interrogativi nei quali i lettori e il
poeta devono confrontarsi. Una visione dell’uomo e del mondo
dove i contorni si sfumano, si dissolvono, nel vuoto del nostro
esistere, e si avverte il respiro che ognuno di noi si porta
dentro il proprio essere. “ Oh! Che notte triste e tetra,
sarà per noi?/ In questa immensa solitudine/ che avvolge il
corpo e l’anima nostra/”. Nelle poesie di Miraglia sono
messe a dura prova le esperienze personali ed umane sui temi
fondamentali, dell’amicizia, della solidarietà, con la vocazione
personale di poetare, con la partecipazione alle vicende della
nostra società. “ L’immensa fila dei carri pieni di uomini/
inesorabilmente camminano lamentandosi/ sul viscido ghiaccio/
con impetuosa minaccia di morte/ nell’area plumbea e
indifferente/ del mattino di sangue Afgano/”. Oggi nella
nostra società siamo soffocati da atmosfere rarefatte che
svuotano le menti. Si seguono le onde della moda e dell’ultima
novità, si passa facilmente dall’ateismo ad un vago misticismo
religioso. Ogni giorno fioriscono nuove sette sataniche e nel
nostro il modernismo ci ha portato ad esaltare l’effimero. Nella
nostra epoca il problema fondamentale è l’incapacità di noi
adulti di imprimere nelle nuove generazioni una cultura
corretta, predomina la pigrizia, l’irrazionalità, l’egoismo, che
impedisce ai giovani di incidere nel proprio essere una moralità
sociale giusta. Ecco che chiunque non accetti di arrendersi alle
prepotenze e ai raggiri del potere delle nuove tirannie, che si
presentano sotto mentite spoglie, in difesa della propria
onorabilità, contro ogni rischio d’oblio, contro le manipolate
verità, contro gli opportunisti di turno e i mentitori culturali
e politici, per discernere il vero dal falso e l’inganno dalla
verità, contro coloro che “ sputano” dove mangiucchiano.“
Verità./ La scopri fra i miseri/ fra loro a caso/ nell’immenso
cemento che li circonda/”. Bisogna remare contro ogni
visione materialistica dell’uomo e della società, se vogliamo
difendere la vita e la nostra dignità. Bisogna ritrovare i
valori perduti. Ecco che Ignazio Miraglia con uno stile semplice
ed incontaminato, confida e affida alla nostra intelligenza i
suoi versi lanciandoci un messaggio finale: "Chi genera
cultura e opera nella politica, ha il dovere morale di seguire i
propri ideali con coraggio e onesta intellettuale"…

Barcellona – Nito
Foti con i suoi versi riesce a diffondere nei silenzi stellari
del nostro universo una luce splendente, con una forza profetica
che sa scuotere il cuore e la mente…
Sulla soglia della speranza
Sulla zattera d’ogni esistenza e dentro
il fiume della vita, spesso, ci domandiamo: “Che cosa c’è oltre
la frontiera della vita”?
Nell’avventura terrena l’amore e la morte
sono due grandi argomenti che sostengono l’impalcatura della
vita, ma che dentro di noi fanno emergere tensioni e conflitti
interiori tra paure e angosce.“Amore e morte/, nel contrasto
di questa assenza/ dove tutti navighiamo / per sentirci vicini
nel dolore/ solo quando brucia ancora la ferita/; e domani tutto
diverrà polvere nel vento, magari tutti pronti a chiudere gli
occhi/ e aprire lo sguardo aldilà della luna/, gridare perdono o
chiedere pietà/ quando sentiremo le nostre radici staccarsi
sotto i nostri piedi/, sperando di appoggiare il capo su un
guanciale di paradiso/mentre scenderà l’ora del grande
Giudizio/”. Un’interiorità che nel nostro poeta, emerge con
sofferenza ed estasi. Mediante una continua e abbondante
attività poetica che, riesce a conquistare parole di stima e
menzioni speciali, nel nostro territorio regionale e anche in
ambito nazionale. La passione poetica di Nino Foti: ogni giorno
è un lampo nel buio; ogni giorno è un frammento d’esistenza da
riempire e da consegnare al futuro della nostra storia umana!
“Ma prima che l’ultima freccia insanguini il petto/, vorrei
seguire la scia del tempo che va/, andare oltre il buio… e
fermarmi/. Le sue creazioni poetiche sono di natura religiosa ed
esistenziale e vanno: lette, gustate e analizzate con cura. Per
mezzo delle parole da lui scelte ci accorgiamo che esse lungo il
suo cammino poetico si fanno: via, verità e vita. “Aspettando
una carezza di vento/ per spezzare le spine del tempo/. Con la
voce muta/ a strappare i sogni passati nella memoria/ ed entrare
in una porta di luce/ al di là di tutto/”. Versi che ci
fanno respirare aria pura nel braciere fiammeggiante di una
ricerca illuminata di verità. Nelle sue composizioni poetiche vi
ritroviamo lo stile della spiritualità cristiana. Uno stile che
non è spensierato e superficiale, ma è sapienza tenuta viva
dalla sua fede, è letizia che nasce da profonde motivazioni
soprannaturali, è ricchezza di spiritualità. Nei luminosi
sentieri poetici di Nino Foti la poesia si pone al servizio
dell’umanità. Una poetica la sua che, vuole costruire intorno a
se una cultura dell’amore: tra fede e vita, tra ragione e vita.
La poesia diventa un raggio di verità illuminante per ritrovare
la nostra identità cristiana libera da ogni forma d’egoismo e
cattiveria. La poesia s’incammina verso: l’infinito, l’eterno,
l’assoluto. Nino Foti vuole che il mondo sia edificato
attraverso i valori favorevoli della generosità e della
condivisione. Il nostro vivere quotidiano è segnato da quanto
sentiamo e vediamo accadere nel mondo. La nostra è un’epoca dove
si vive nella più assoluta instabilità e insicurezza di verità
certe e di mancanza d’identità; mancano i punti di riferimento.
Nel nostro vivere, nell’inesorabile scorrere del tempo, la
mancanza d'amore e di senso, getta la vita nell’angoscia più
devastante di una sofferta pena che tutti ci accomuna.“
Palpiti di note d’assoluto stupore dove l’anima respira, /mentre
il mondo si dilania in un coma senza ragione/ di voci infrante
sui muri del tempo rossi di sangue/”. Sembra che tutto vada in
rovina morale e non c’è più amore né serenità per i tanti.
“Sguardi di paura invadono il cielo, / scatenano tempeste/
stravolgendo i battiti del cuore, / intorno tutto crolla dentro
il quadrato di questa vita figlia della vita/ siamo noi le
foglie morte/ violentate dalla ragione che regna padrona, / noi
che non abbiamo mai alzato mai gli occhi al di là delle nuvole
che impassibili ci guardano”.
Nella nostra contemporaneità, nei rapporti personali all’interno
delle famiglie, spesso, manca il sentimento, manca la
comprensione, manca il rispetto; è si rimane in continua lotta
contro l’egoismo. Di contro a questa realtà negativa che ci
appartiene da vicino, la lirica di Nino Foti, nei suoi versi,
nel nostro tempo, risuona come un monito. Nei suoi versi è
l’anima che si esprime nel suo stile, con considerevoli
riflessioni, con appassionate meditazioni, che vanno oltre il
tempo e lo spazio terreno. “Tante cose hanno visto i nostri
occhi, / molto amore hanno cancellato le nostre mani/ sporchi di
odio e ignoranza/cresciute all’ombra dei piaceri/ aperte ad orge
e spinelli// Lungo le strade e città intrise di sangue e
violenza, / di fame e di sete/ con la morte che scende sul viso/
come fuoco a bruciare stracci di anime stanche/”. La sua è
poesia densa e ricca di significati simbolici e profetici, che
vuole contribuire ad umanizzare la famiglia e il mondo sociale e
politico che circonda la nostra realtà. “C’è sempre un’ombra
nera/ giudice di altri uomini/ che raccoglie zizzanie, / che
negano la libertà/ e calpestano la verità/”. Un mondo il
nostro dove la giustizia e la pace sono i temi fondamentali:
“Non c’è pace senza giustizia, non c’è amore dove esiste
l’egoismo”! Il nostro è un mondo che sembra voler fare a meno
di Dio, e rimane legato alla cultura dell’immagine, del
possedere. Ma dentro di noi il bisogno di credere è una profonda
necessità che fa parte della nostra natura umana. In questa
moltitudine d’indifferenti dobbiamo abbandonare la cultura del
male e passare alla cultura del bene, che sia veramente
sensibile e solidale con il prossimo. Tutto questo dipende da
ciascuno di noi: poiché noi siamo il mondo e il mondo è quello
che noi siamo. L’egoismo va combattuto per seguire il bene
comune: che è un bene supremo della vita. Il sottosviluppo del
territorio, nega la dignità dei cittadini, nega la vita nel suo
aspetto sociale e personale. Per una reciproca e civile e
fraterna vita in comune, sui sentieri dell’amore, nei giovani
bisogna stimolare la voglia di giustizia e d’unione con il
prossimo. Per costruire un mondo unito nel rispetto della
persona e di una cultura più sincera che parli al cuore.
“Resta un rigo scavato nel nulla, / esile filo di speranza mai
finite/ chiuse in tante parole, / un sogno dove avvinghiarsi/
per non abbandonarsi all’ombra di un cipresso/. Questo è il
cammino ideale al quale tutti devono aspirare per raggiungere un
futuro migliore. Nino Foti, entrando nella storia della nostra
città con la sua Poesia, ci fa ritrovare il vero senso della
fede e dei sentimenti genuini. Con i suoi componimenti poetici
che nell’animo di noi lettori s’illuminano, e ci fanno
intravedere nel nostro poeta un valore artistico e spirituale
emozionante, e ci conducono sul vero mistero della vita...

Barcellona – Carmelo
Chiofalo nel riflettere sul mondo che ci appartiene, con la sua
poesia ci porta alla sorgente della vita e nel cuore della
nostra esistenza.
Voglia di verità
La poesia è vera e profonda, se il
ritmo e le parole si armonizzano ad un pensiero vivo e fiorente
da una luminosa coscienza.
Ho letto con attenzione il libro di poesie di Carmelo Chiofalo,
che a Barcellona svolge la sua attività lavorativa di Vigile
Urbano. Dal volume edito dall’Associazione Culturale “ Ars
Vivendi” dal titolo “Voglia di Vivere”, sin dalle prime rime il
nostro poeta utilizza un linguaggio essenziale e genuino. Dove
il reale, osservando l’ambiente sociale che ci appartiene, si
rileva con scampoli di quotidianità, con uno stile dal tono
melanconico, crepuscolare e colmo di nostalgia, ove predomina la
confessione esistenziale. Un’opera prima, preparata da un lungo
colloquio interiore e da una profonda meditazione, ove in certe
poesie, affiora la rabbia di esistere che nei contenuti
tracciati è testimonianza di verità. Nel componimento poetico si
denota che il nostro autore è un uomo di natura modesta e
sincero, per il suo innato rifiuto alla falsità e alla menzogna,
con una limpidezza d’animo che ne caratterizza il tratto umano.
Sulla verità delle cose e contro ogni forma d’ipocrisia ammette:
“ Egoismo e presunzione/ induriscono i cuori./ Diversa
interpretazione alla legge ognuno dà/ e si avvia, senza
riflettere, / verso la convenienza che otterrà/”. Nell’opera
emerge l’essere umano che si manifesta, con una tensione
interiore verso una verità alta. La sua è una poesia che ha il
peso dell’esperienza, ma anche quella particolare leggerezza che
è propria dell’immaginario e del sognato. Poesia liricamente
matura perché, possiede in se un ricco mondo interiore e una
profonda spiritualità. Il nostro poeta, nei temi trattati,
evidenzia il suo naturale e assoluto bisogno di interiorizzare e
auscultare la propria anima, dimostrando di possedere nell’animo
una fierezza per sue umili origini. La sua è una voce umanamente
autentica e ricca di metafore e d’immagini, ma è anche una
poesia del quotidiano con l’aspirazione alla libertà. Sulla
libertà di agire e pensare Chiofalo riconosce: “ Se segui un
padrone/ uccidi la libertà/ se difendi la tua idea tanti ti
dichiarano guerra/ l’uomo che subisce/ o chi impone la
prepotenza / non conosce la libertà/”. La sua è una prova
poetica d’intelligenza dolorosamente inquieta e sfiduciata ma
non rinunciataria, con una maturità e una sensibilità di
pensiero. Dalle sue rime s’intravede una schietta sincerità che
svela piccole realtà e talvolta velenose di verità. Ma vi è
anche un autentico bisogno di confessione degna di essere
affidata al futuro, per avere sollevato nella sua poetica delle
possibili speranze di giustizia sociale. Con l’impulso del
poetare si sforza di trovare motivi di conforto e di speranza; e
con un limpido e luminoso lirismo si eleva dal nostro vissuto
moralmente disonorevole.
Il nostro è un mondo che sprigiona inquietudini e violenze. La
nostra è una società implacabile, dove il vuoto e lo squallore
si annidano nel nostro quotidiano. Chiofalo con la sua opera
poetica si proietta di là dal tempo presente, di un tempo che
scorre inesorabile. In un divenire che sfugge, ma diventa la
dimensione dominante nelle poesie del nostro autore
barcellonese. L’amicizia, l’amore, la memoria, il trascorrere
inesorabile del tempo, costituiscono la materia prima dei suoi
componimenti poetici. Ma vi è anche nel suo animo un’esigenza di
esternare e comunicare il suo amore per il prossimo. Il suo è
uno spirito sensibile che con semplicità di cuore, pulsa sul
vero e sul reale con profonda di sincerità. Le considerazioni di
Carmelo Chiofalo sul nostro quotidiano, sono delle verità che
affiorano nelle pagine della raccolta poetica con temi dolenti e
consapevoli dei tanti mali che affliggono la nostra epoca. La
sua è una lucida analisi della realtà. Nella consapevolezza del
suo decadimento, ma si rileva anche un sentimento di speranza in
una possibilità di salvezza e di riscatto. Il suo linguaggio è
limpido e corposo che sa scavare in profondità in questa nostra
terra spoglia d’incanti e di primavere credibili, con verità
piccole e quotidiane, di un mondo alla deriva, di un deserto che
incombe senza scampo. Ecco che la poesia in Chiofalo, ha il
potere salvifico, per contrastare le brutalità e le ingiustizie,
per riconquistare i valori perduti. La poesia di Carmelo
Chiofalo nella sua essenza, diventa verità e luce. Diventa una
poetica del risveglio che, ci fa passare dal buio alla luce e
dalla morte alla vita, con un bagno di purificazione interiore,
con immagini alitanti verso un mondo migliore. Si nota il flusso
lieve e insieme frenetico delle nostre giornate, che si coglie
dall’altro che affonda nella nostra vita e dona senso e valore
al nostro esistere. Per Chiofalo occorre guardare al
soprannaturale, per non restare prigionieri del nulla, per
valorizzare i valori essenziali della vita. L’esperienza poetica
di Chiofalo è un bellissimo racconto di spoliazione,
d’abbandono, d’ascesi, di distacco, dalla nostra contemporaneità
effimera e mentitrice. Aspirazioni intime, lo portano a pensare
che solo la natura possa purificarci dai mali della vita. E
sulla forza rigeneratrice della natura nel nostro essere
afferma: “ Quando posso fuggo dalla confusione, / solo la
natura mi dà libertà; // sulle ali di una farfalla ardita/ la
mia mente vola, per fermare il sole che va giù /”.
Un’esperienza interiore dolente ma anche gioiosa e liberatrice.
Che riconosce alla poesia la sua naturale funzione, a forte
impegno civile, non contaminata dalle ideologie, con il suo
appello di civiltà e di solidarietà. Un percorso esistenziale
che sul binario principale dei principi fondamentali riguardanti
l’agire umano, porta Chiofalo ad elevare il suo animo verso una
redenzione purificatrice per mezzo del racconto poetico...

Un Cantore della vita
A dispetto dell’orario e del
caldo, quel pomeriggio del 3 settembre, si è avuta la presenza
di un numeroso pubblico per rendere onore e gloria al poeta
Girolamo De Pasquale. Bisogna riconoscere il buon gusto degli
organizzatori per la scelta dei locali. Lì nell’incantevole
scenario marino di qui luoghi che si affacciavano sul Tirreno i
versi del poeta, s’innalzavano verso le vette celestiali
dell’infinito universo. La nostra terra di Sicilia è ricca di
profumi e di colori che, in quella spiaggia di Tonnarella nel
ristorante “ La Lampara”, si mescolavano tutt’uno con le
trepidanti emozioni che i bravi dicitori riuscivano a provocare
nel pubblico. Tra i presenti nella veranda del ristorante vi era
un'elevata presenza di giovani, che rendeva merito a Girolamo De
Pasquale. Fra gli spettatori, vi era anche una forte
rappresentanza di professionisti e di gente comune proveniente
non solo da Tonnarella, ma anche da altre città della provincia.
Va rilevata, anche, la presenza degli amici intimi del poeta ”
del Club del venerdì” e del suo Presidente Ignazio Paolo Rinaldo
Miraglia. Lui ha fortemente voluto offrire la sua partecipazione
come presentatore e dicitore. Di certo il 3 settembre sarà una
data che Girolamo De Pasquale non dimenticherà. Il poeta vive
attraverso: le emozioni, i ricordi e i sentimenti. E i
sentimenti che palpitano in Girolamo De Pasquale, non si
dimenticano facilmente. Nella sua mente tali sentimenti si
alimentano, sempre in crescendo, come un fuoco che arde
all’infinito e si nutre di tutte quelle sensazioni che fanno
brillare l’anima e la fanno volare. E in questa nostra società
delle corruttele e delle facili seduzioni. La poesia di Girolamo
De Pasquale con la sua semplicità di linguaggio e con grandezza
d’osservatore acuto delle vicende umane, riesce a penetrare
benissimo dentro la profondità dell’essere. Fra i tanti versi
del poeta uno in particolare voglio ricordare: “ Il bilancio di
un uomo si tira alla fine di una vita che quando incomincia, è
già finita”. Lo stesso Ignazio Miraglia che ha curato la
prefazione afferma: “ Il sentimento di Girolamo De Pasquale
nella sua poesia si clona come messaggero di virtù svanite nel
nulla, in un tempo lontano che ritorna realtà nei sogni del
sognatore poeta”. Nella poesia, tratteggiata da Girolamo De
Pasquale, come messaggio. Le passioni contrastanti della vita
sono vissute: tra gioie e dolori, tra delusioni e speranze. Dove
il poeta, riesce abilmente, in simbiosi con il suo essere, a
diventare “un cantore della vita”.

Barcellona – Per
liberarsi da ogni impurità dello spirito e portare il reale
nella sfera dell'assoluto bisogna riconquistare l'identità
perduta.
Verso la luce
Nel passato un illustre scrittore ragionando sulla poesia ebbe a
dire: " Se c'è su questa terra e fra tutti i nulla qualcosa da
adorare, se esiste qualcosa di puro, di sublime, qualcosa che ci
consente di soddisfare questo nostro smisurato desiderio
dell'infinito questa è la poesia".
La poesia consente all'uomo poeta, di
inabissarsi dentro di sé. E questa dimensione dell'andare dentro
di sé, offre a chi fa poesia l'opportunità di sprofondare nella
propria memoria, attraverso un processo d’interiorizzazione dei
ricordi. E i ricordi affliggono l'oblio e il dubbio quotidiano
dell'uomo poeta. Dove il nulla e la finitezza temporale della
vita terrena spingono lo stesso poeta a riflettere sul mistero
dell'esistenza. Per capire: " Ciò che fummo e che cosa siamo
divenuti e dove eravamo o dove siamo stati gettati e dove
andiamo". Ebbene in queste giornate estive mi sono ritrovato
a leggere un libro di poesie, dal titolo "Melodie e incanti",
che mi è stato donato da Giuseppe Giunta. Nel libro sin dalle
prime composizioni si nota che il poeta barcellonese vuole e si
diletta a trasferire in versi le proprie riflessioni
esistenziali, attraverso un viaggio all'interno della sua anima
che sembra posseduta ed inghiottita dal pensiero della nascita,
della morte e dall'ignoto. Nei suoi versi liberi tratteggia una
poesia che sembra prendere consistenza dalla sacralità che
emerge dalle parole scelte. Ove per mezzo dell'ermetismo poetico
la poesia di Giunta, si dibatte tra l'esistenza e il nulla, tra
realtà e mistero dell'universo. E con sinuosa grazia raggiunge
un respiro poetico di apprezzabile livello, per i toni e timbri
prescelti, evidenziando, a piena luce, una notevole saggezza
spirituale.
In diverse poesie del libro si nota da parte dell'autore una
nostalgia per l'oscurità, per il buio, per il silenzio, che
abitano nella sua spiritualità: " Io vestito di nebbia/ sono
giunto trascinando il peso della nostalgia alla tua presenza/ e
con me i ricordi e ancora i ricordi, in una cesta di arance
amare.../. Il pathos poetico dell'autore vibra ovunque nei suoi
versi e ci viene disvelato come una rivelazione profetica. Nelle
sue pagine si legge: " Quale amore più grande se non quelle del
silenzio/ ove il frastuono si affievolisce/ e le parole soffiate
in gola non servono". Nella poesia di Giunta vi si trova il
dialogo con le ombre che permettono al poeta di oltrepassare i
confini dello spazio e del tempo, e di vincere il destino di
morte spirituale, e di colloquiare con chi non c'è più. Tutto
ciò attribuisce alla sua poetica un significato magico ed
esoterico, per i temi trattati, che lo collocano
nell'oscura zona di confine che oltrepassa col pensiero
l'inconoscibile e l'inesprimibile. In cui la parola nella sua
essenza pura e assoluta assume un valore di un'improvvisa
folgorazione, capace di illuminare e rendere visibile le sue
aspirazioni spirituali. In queste circostanze di pensiero la sua
poesia, è una preghiera antica e laica. Che consente al poeta
Giunta di scendere verso la nebbia, per poi risalire sulla terra
in piena luce, per mezzo di un processo d'immersione rituale e
purificante nelle acque primogenite della nostra originaria
esistenza. E questo tuffo all'interno della sua spiritualità
permette al poeta Giunta di raggiungere un fluire poetico
frenetico ed implacabile, che gli consente di conquistare la
piena consapevolezza di una raggiunta identità e maturità
poetica. Dove per mezzo dei ricordi e attraverso il simbolismo
delle parole, tenta di recuperare il proprio passato e
poeticamente s'innalza alle vette supreme: "Come
l'effervescenza di luce/ in un angolo di acqua oscura/ illumina
la salsedine/ e annacqua languide scogliere/ così la pelle
colante/ si appiccica al vetro chiaro/ di una finestra
illuminata sull'ignoto". Oggi, con questa sua ultima opera,
si può ben affermare che nella poesia di Giunta. L'uomo granello
di sabbia gettato nell'infinito da una mano sconosciuta, vuole
rimuovere le oscurità esistenti. Per risalire dalle tenebre e
innalzarsi alle più alte vette del mistero, per ritornare a
ricongiungersi alle sue origini, attraverso un volo spirituale
s'innalza e s'incammina poeticamente...

Barcellona – Nino
Pino (poeta – umanista – scienziato) uno spirito essenzialmente
libertario che ha saputo lucidamente anticipare il dramma
dell’uomo moderno.
Un punto di riferimento
Ogni giorno è un frammento d’esistenza da riempire e consegnare
al futuro della storia umana e all’eternità nel suo divenire. Il
presente acquista valore con riferimento alla meta che si vuole
raggiungere. E senza futuro la vita diventa una palude. Ecco che
nella realtà è la speranza a segnare il passo.
Nino
Pino è un punto di riferimento importante, nella nostra storia
cittadina, che nella sua vita ha saputo offrirci un'imperitura
testimonianza: per purezza d'immagine, per immediatezza di
linguaggio, per i contenuti ideali d'umanità. Un uomo autentico
e modesto che, con profonda generosità, con spirito indomabile,
sapeva penetrare nell’intimo della gente. Il nostro illustre
concittadino nasce a Barcellona Pozzo di Gotto il 17 settembre
1909, e muore il 26 luglio 1987 nella sua abitazione di Via
Operai. Fu per parecchi anni professore di Zootecnia alla
Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Messina. Una
figura leggendaria, un condottiero coraggioso che, nella sua
vita, con un’illuminata cultura della libertà, avversò sempre
l’evolversi della nuova società consumistica. Con una smisurata
passione per la letteratura e per la scienza, fu un convinto
assertore che la nuova società avrebbe prodotto degli effetti
disumanizzanti attraverso la logica del profitto. “E vennero/
planando/ a brevi colpi d’ala/ a stormi/ le calandre/ flautando
a mezz’aria il loro cantico alla vita/. E vennero/ puntuali/ i
cacciatori/ a dilacerare l’aria con messaggi di morte/. E venne
il dissesto ecologico/ soluzione totale/”. Contro “le false
barriere” create dall’uomo nemico dell’uomo e contro ogni
libertà egoistica ed egocentrica, si oppose alla cultura
mercato. Le sue opere e la sua vita furono dedicate a tempo
pieno all’impegno civile di sensibilizzare le coscienze, per
provocare rilevanti cambiamenti nella nostra comunità. Il nostro
illustre concittadino, con il suo sguardo meditativo, sapeva
vedere la vita nella sua profondità, cogliendone le dimensioni
di bellezza e amore verso la libertà di pensiero. Con la sua
vita piena e pura Pino ha saputo illuminare la nostra storia con
riflessioni e pensieri che ci portano in un sentiero di verità
universale. Il nostro concittadino, nelle sue azioni si orientò
sempre verso il bene comune, con religiosa umanità, alla ricerca
di un mondo in cui l’uomo “è fratello del fratello, ansioso solo
d’amore”, con attenzione alla dignità dell’uomo e
all’affermazione dei diritti umani. “ Porgiamoci la mano e
andiamo avanti / chiunque tu sia chiunque io sia/ sul sentiero
che ci porta in alto e ci accomuna”. Nino Pino con la sua
poesia intimista e di forte sentimento sociale nelle sue
liriche, sapeva descrivere le stagioni dell’anima per spaziare
verso l’infinito. “Lasciami solo! Io voglio ascoltare il
sussurro dei fili d’erba, il silenzio del mare sotto folate rade
di vento. Attento, attento, ascolta nell’erba folta il lieve
tormento…” Per mezzo della poesia sapeva esprimere l’ansia della
sua ricerca di ancorare la propria esistenza ad una verità. E
l’uomo che cerca la verità, è dunque anche chi vive di fede e
crede nei valori veri e autentici che possono perfezionare
l’animo umano verso il bene. Questi valori veri suscitano
interrogativi e stimolano domande e risposte che l’uomo trova,
non rinchiudendosi in se stesso ma, aprendosi li va a
raccogliere anche nelle dimensioni che vanno al di là della
realtà visibile.
Ecco che nella sua poesia con autentica originalità e con
ricchezza di grazia, attingendo alla società e alla natura che
gli appartiene da vicino, ci svela e fa emergere dai suoi versi,
in tutta la sua profonda drammaticità, un popolo oppresso e
tormentato, da un'economia che lo costringeva a restare
perennemente sottomesso, quasi schiavo. Il suo sapere e le sue
opere, in questo nostro lembo di terra tormentato riecheggiano
per ridare dignità alla persona, aspirano a rendere la vita
dell’uomo sempre più umana. Bisogna avere rispetto
all’inviolabilità della vita e all’integrità personale che ha il
suo vertice nell’insegnamento d’origine cristiana: “ Ama il tuo
prossimo come te stesso”. Tale precetto trova il suo aspetto più
forte nell’esigenza di solidarietà e amore nei confronti d’ogni
persona. Bisogna contrastare la cultura del male che domina
attraverso la violenza che si consuma nei confronti di milioni
di persone, specialmente bambini, costretti a vivere ancora
oggi, nella miseria e nella fame. La violenza nello scandaloso
commercio delle armi favorisce la spirale dei tanti conflitti
armati. La seminagione di morte della nostra natura, è
esercitata attraverso l’incontrollato dissesto degli equilibri
ecologici. La criminale diffusione della droga semina morte
nella nostra gioventù. L’avvenire dell’umanità passa attraverso
la famiglia e la scuola! Con genuina saggezza etica è opportuno
che nelle loro azioni le istituzioni che contano, siano “
finalizzate” a valorizzare la persona, riedificando una società
più umana, che superi le barriere dell’ingiustizia minacciata
dagli egoismi dei singoli. L’opera e la vita di Nino Pino,
mettono in luce e pongono al centro delle sue attenzioni i
tratti fondamentali dei valori che convergono al bene comune
dell’umanità. La brama esclusiva di possesso e la sete del
potere, sono dei meccanismi perversi che, nella personalità
umana, devono essere sostituiti con nuovi e più giusti valori
conformi al bene comune dell’umanità. Ma questo richiede la
solidarietà come virtù essenziale e preminente da non intendere
come sentimento di vaga compassione e di superficiale
intenerimento per i mali di tante persone. La vera ed autentica
solidarietà consiste nella determinazione ferma e perseverante
di impegnarsi per il bene comune. I versi e gli scritti di Nino
Pino segnano la storia della nostra città e vanno letti,
gustati, meditati, e ci accorgeremo di respirare un’aria pura.
Quella di Nino Pino è una vita vissuta nella pienezza della
fedeltà all’uomo, con la consapevolezza che Dio vive in noi e
nella natura. Con la fede della speranza che ci accomuna Nino
Pino, ci lancia un monito quello di edificare una civiltà
dell’amore. “Stanotte è balzato alla vita il sogno creduto
chimera: il sogno per cui tanti forti indomiti sono morti e
tanti ancora morranno, il sogno per cui tanti morti sono vivi e
per sempre vivranno nei cuori. Fratelli! Dal fondo dei cuori sia
sempre più viva la fede”. Nel buio e nel deserto della nostra
epoca, nelle sfide sempre nuove che, la storia ci presenta,
nella nostra modernità. La forza e la fedeltà di Nino Pino di
credere nella natura e nell’uomo: è un’eredità che merita di
essere riletta, meditata, e valorizzata, per tentare di
costruire insieme la nostra storia, con la forza dell'amore che
ci accomuna.

Barcellona:La Poesia di Nino Fazio
Oltre il visibile
La parola non è
solo strumento di comunicazione. E’ energia che conferisce
unione spirituale e spessore mistico, e attribuisce forma e
forza al mondo abitato dalle cose e dai corpi. La parola
scavalca la barriera sensoriale, ma continua ad attingere alla
sensibilità umana. La parola scava le profondità altrimenti
inaccessibili e ne sfida i limiti altrimenti invalicabili.
Tuttavia nel nostro vivere d'ogni giorno, ognuno di noi
dovrebbe sempre tentare di esaudire le proprie passioni. In
questo modo i desideri che si esaudiscono non ci affliggeranno
più. E l’amore per la poesia, è una predilezione che porterà il
nostro poeta barcellonese Nino Fazio a confrontarsi con il
proprio essere, tra tormenti e delizie. E che durante l’arco
temporale della vita lo sorreggerà, e lo farà rialzare dai
fondali e dai precipizi profondi, e gli consentirà di
abbandonarsi all’estro poetico per rimuovere le proprie angosce.
E le penombre, i lunghi silenzi della notte, condurranno Fazio a
confrontarsi e a disperdersi nei profondi mari della parola
poetica. Da questo stimolo emozionale e di pensiero maturerà in
Fazio l’idea di concepire un racconto confessione in versi. E
Fazio tradurrà in realtà il suo sogno proprio con la
pubblicazione di un libro di poesie dal titolo: “ Uomo solo”
stampato dalla tipografia “Zancle” di Messina. In cui il nostro
autore tra inquietudini e ansie, manifesterà nelle sue
composizioni liriche la sua sofferenza esistenziale. Tormenti
che nella vita lo avvolgeranno in una morsa di trepidante e
incolmabile di solitudine fatta d’abbandoni. Dove il nostro
poeta, vuole ardentemente ritrovarsi e comprendere. Attraverso
un conflitto interiore di sfiducia - fiducia che soltanto nella
poesia, troverà ristoro e consolazione. Con versi di cristallina
chiarezza ma impregnate da una struggente malinconia, il nostro
autore con il suo poetare si tuffa nel mare tempestoso
dell’esistenza umana. Navigando lungo il difficile cammino della
vita. Fazio in alcuni suoi versi ammette: “ Gonfia il tuo
cuore, nascondi le paure, / butta l’acqua su quello che
s’incendia./ Tutto sparisce, tutto finisce, / solo il pensiero
non ha fine/”.
Nella sua anima poetica il nostro poeta, si dibatte nel
contrasto che nella nostra esistenza esiste, tra l’amore per la
vita e la ricerca di una sua dimensione spirituale. E nel suo
modo di concepire il mondo Fazio lotterà strenuamente e
costantemente contro ogni regola del mondo borghese, ipocritico
ed insensibile. Affinché nella nostra cultura, prevalgono i
valori più autentici. Sono questi i temi centrali e le dispute
interiori che animano l’Io poetante del nostro poeta. Il nostro
autore è un viandante solitario che va alla ricerca di un mondo
d’ideali più alti, da contrapporre alla nostra cultura
contemporanea che invece vive racchiusa in un mondo, illusorio e
ristagnante. Fazio imprime ai suoi versi il suo interesse per
quegli aspetti dell’animo umano che sfuggono al rigido controllo
della nostra razionalità. E con l’animo rivolto al suo paese e
alla sua gente poeticamente grida: “ Sorgi beato/ su un tetto
di sogni… di illusioni, / combatti, lotti, soffri…/ ma, infondo,
non ti accorgi, / che sei niente/”. Ricerca di pensiero
incessante e partecipe al dolore cosmico che per mezzo della
poesia, permetterà al nostro poeta di seguire un lungo processo
d’introspezione interiore con il proprio essere. Riflessioni
interiori che, lo porteranno ad affermare, nelle sue poesie, che
nella nostra esistenza quotidiana in atto vi è un crescente e
dilagante disumanizzazione nell’uomo.La nostra cultura, vincola
il proprio concepimento della vita incentrando il tutto sul
profitto. Queste considerazioni portano Fazio ad invocare per
l’uomo una preghiera finale: “ Torna, come il
tuo cuore desidera/ azzurro, limpido, felice/ e tutto sarà più
bello. / Ritornerà la vita/”. In Fazio la poesia non è
solamente un modo per osservare la vita, ma è una maniera per
viverla con tutte le forze della mente e del cuore. La poesia è
un filo che congiunge la terra e il cielo per mezzo di un
itinerario di formazione, di purificazione e di riscatto, per
conoscere se stesso negli altri con un sofferto percorso di
riscatto e di redenzione. Fazio nella nostra epoca dell’ansia
restituisce alla poesia l’essenza, lo spirito etico e
responsabile. Nella consapevolezza che il dolore e il male nella
nostra vita, si può aprire alla possibilità di essere reso
radioso da una nuova luce.
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