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Don I. Rozycki parlando delle forme di devozione alla
Divina Misericordia trasmesse attraverso suor Faustina,
elenca:
Venerazione dell'immagine di Gesù Misericordioso;
la Festa della Misericordia;
la Coroncina alla Divina Misericordia;
l'Ora della Misericordia;
la Diffusione del Culto della Divina Misericordia;
L'Apostolato della Divina Misericordia.
Sono evidenziate queste e non altre preghiere e pratiche
religiose, in quanto ad esse sono legate promesse
speciali, che si riferiscono a tutti, non solo alla
stessa suor Faustina, come in caso dell'atto: "O Sangue
e Acqua..." o della novena.
"Ogni atto di venerazione della Divina Misericordia deve
essere un'espressione di fiducia e deve essere legato
alla pratica della misericordia verso il prossimo, se al
devoto della Misericordia deve assicurare tutti quei
benefici che Gesù ha legato a tale devozione" (R., p.
19).
Venerazione dell'immagine di Gesù Misericordioso
Il disegno essenziale di questo quadro è stato mostrato
a suor Faustina nella visione del 22 febbraio 1931 nella
cella del convento di Płock. "La sera, stando nella mia
cella - scrive suor Faustina - vidi il Signore Gesù
vestito di una veste bianca: una mano alzata per
benedire mentre l'altra toccava sul petto la veste, che
ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi
raggi, rosso l'uno e l'altro pallido (...) Dopo un
istante, Gesù mi disse, Dipingi un'immagine secondo il
modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te"
(Q. I, p. 26). Tre anni dopo a Vilnius Gesù ha spiegato
il significato dei raggi: "I due raggi rappresentano il
Sangue e l'Acqua" (Q. I, p. 132). Non si tratta qui di
un qualche effetto artistico, ma di una simbologia del
quadro estremamente profonda.
Agli elementi essenziali del quadro appartengono le
parole poste in basso: "Gesù, confido in Te". Gesù
parlava di ciò già durante la prima apparizione a P*ock
e poi a Vilnius: "Gesù mi ricordò (...) che queste tre
parole dovevano essere messe in evidenza" (Q. I, p.
138). Non si tratta qui del numero delle parole, ma del
loro senso integralmente legato al disegno e al
contenuto del quadro.
Gesù ha definito un altro particolare di questo quadro,
ha detto infatti: "Il Mio sguardo da questa immagine è
tale e quale al Mio sguardo dalla croce" (Q. I, p. 140).
La questione dello sguardo non è dunque senza
importanza, se lo stesso Gesù mette l'accento su di
essa, dando un significato a questo particolare. E qui
incontriamo una doppia interpretazione di questo
desiderio di Gesù: alcuni - e tra loro don Sopocko -
leggono queste parole in modo realistico e dicono che lo
sguardo deve essere diretto in basso come dall'alto
della croce; altri credono, che si tratti dello sguardo
che esprime la misericordia (tra loro padre J. Andrasz,
il secondo direttore spirituale di suor Faustina). A
seconda di questa interpretazione sono sorte - si può
dire - due "scuole" di rappresentazione dell'immagine
del Gesù Misericordioso: una ha il suo modello nel
dipinto di E. Kazimirowski, mentre la seconda nel
dipinto di A. Hyla, del santuario della Divina
Misericordia a Cracovia.
Senza significato invece sembra essere la questione
dell'altezza della mano destra. Don M. Sopocko credeva
che la mano dovesse essere alzata solo all'altezza della
spalla. Nel Diario invece troviamo solo questo: "La mano
destra è alzata per benedire". E' la cosa più
importante, mentre invece se la mano è alzata
all'altezza della spalla oppure più in alto, non ha
alcun significato per il contenuto del quadro.
Quale è il significato di questo quadro?
Il cosiddetto "luogo teologico" è stato indicato dallo
stesso Gesù, legando la benedizione del quadro e la sua
pubblica venerazione alla liturgia della prima domenica
dopo Pasqua. La Chiesa legge in quel giorno il Vangelo
sull'apparizione di Gesù risorto nel Cenacolo e
sull'istituzione del sacramento della penitenza (Gv 20,
19-29).
A questa scena del Cenacolo si sovrappone l'avvenimento
del Venerdì Santo: la crocifissione e la trafittura del
Cuore di Gesù con la lancia. "Entrambi i raggi uscirono
dall'intimo della Mia misericordia, quando sulla croce
il Mio Cuore, già in agonia, venne squarciato con la
lancia" (Q. I, p. 132). Di questo scrive san Giovanni
nel 19ø capitolo del Vangelo. Gesù ha spiegato poi che
"il raggio pallido rappresenta l'Acqua che giustifica le
anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la
vita delle anime" (Q. I, p. 132). San Tommaso,
riferendosi ai Padri della Chiesa, unisce la simbologia
dell'acqua e del Sangue con il sacramento del battesimo
e con l'Eucarestia, cosa che può essere riferita anche
agli altri sacramenti. "Alla luce del Vangelo di
Giovanni - scrive don I. Rozycki - l'acqua e il sangue
(...) stanno a significare le grazie dello Spirito
Santo, che ci sono state donate per la morte di Cristo.
I due raggi rappresentati sul dipinto di Gesù
Misericordioso possiedono questo stesso profondo
significato" (R., p. 20).
L'immagine del Gesù Misericordioso spesso viene
identificata come quella della Divina Misericordia e
giustamente poiché‚ nella passione, morte e risurrezione
di Cristo la misericordia di Dio verso l'uomo si è
rivelata con totale pienezza.
In cosa consiste il culto dell'immagine della Divina
Misericordia?
L'immagine occupa una posizione chiave in tutta la
devozione alla Divina Misericordia, poiché‚ costituisce
una visibile sintesi degli elementi essenziali di questa
devozione: esso ricorda l'essenza del culto, l'infinita
fiducia nel buon Dio e il dovere della carità
misericordiosa verso il prossimo. Della fiducia parla
chiaramente l'atto che si trova nella parte bassa del
quadro: "Gesù, confido in Te". L'immagine che
rappresenta la misericordia di Dio deve essere per
chiara volontà di Gesù un segno che ricordi l'essenziale
dovere cristiano, cioè l'attiva carità verso il
prossimo. "Essa deve ricordare le esigenze della Mia
misericordia, poiché‚ anche la fede più forte non serve
a nulla senza le opere" (Q. II, p. 278). La venerazione
del quadro dunque consiste nell'unione di una orazione
fiduciosa con la pratica di atti di misericordia.
Le promesse legate alla venerazione dell'immagine.
Gesù ha definito con molta chiarezza tre promesse:
- "L'anima che venererà questa immagine, non perirà" (Q.
I, p. 18): cioè ha promesso la salvezza eterna.
- "Prometto pure già su questa terra (...) la vittoria
sui nemici" (Q. I, p. 18): si tratta dei nemici della
salvezza e del raggiungimento di grandi progressi sulla
via della perfezione cristiana.
- "Io stesso la difenderò come Mia propria gloria"
nell'ora della morte (Q. I, p. 26): ha cioè promesso la
grazia di una morte felice.
La generosità di Gesù non si limita a queste tre grazie
particolari. Poiché‚ ha detto: "Porgo agli uomini il
recipiente, col quale debbono venire ad attingere le
grazie alla sorgente della misericordia" (Q. I, p. 141),
non ha posto alcun limite n‚ al campo n‚ alla grandezza
di queste grazie e dei benefici terreni, che ci si può
aspettare, venerando con incrollabile fiducia l'immagine
della Divina Misericordia.
La storia del quadro
Il primo quadro della Divina Misericordia fu dipinto a
Vilnius, nel 1934, dal pittore Eugenio Kazimirowski.
Suor Faustina dette personalmente le indicazioni al
pittore. Quando il quadro fu terminato, non ne rimase
contenta e piangendo si lamentò con Gesù: "Chi Ti
dipingerà così bello come sei?". In risposta sentì: "Non
nella bellezza dei colori n‚ del pennello sta la
grandezza di questa immagine, ma nella Mia grazia" (Q.
I, p. 136).
Questo dipinto per la prima volta è stato mostrato in
pubblico e ha avuto pubblica venerazione nel santuario
della Madre della Misericordia a Ostra Brama il 26-28
aprile 1935. Ha suscitato grande interesse tra i fedeli
e le sue riproduzioni negli anni della II Guerra
Mondiale sono state diffuse per iniziativa di don M.
Sopocko. Oggi tale quadro è venerato nella chiesa di
Santo Spirito a Vilnius.
In tutto il mondo è però famoso il quadro di Lagiewniki,
a Cracovia, dipinto da Adolf Hyla. Il suo primo dipinto,
offerto come ex-voto per la salvezza della famiglia
durante la guerra, è stato benedetto il 7 marzo 1943 e
da allora nel santuario di Cracovia hanno luogo
pubbliche celebrazioni della Divina Misericordia. Il
quadro tuttavia era troppo grande e non entrava
sull'altare, dove veniva collocato durante le funzioni
alla Divina Misericordia. Per questo motivo la
superiora, madre Irena Krzyzanowska ordinò al pittore un
secondo quadro, che per grandezza e forma entrasse
all'interno dell'altare laterale. La Domenica in Albis,
il 16 aprile 1944, per la prima volta solennemente
celebrata in quella cappella in onore della Divina
Misericordia, padre Jozef Andrasz S J benedisse il nuovo
quadro dipinto da Adolf Hyla. Esso rappresentava Gesù
Misericordioso sullo sfondo di un prato e di cespugli.
Nel 1954 A. Hyla ha ridipinto lo sfondo del quadro con
un colore scuro e sotto i piedi di Gesù ha dipinto un
pavimento.
Anche se l'immagine del Gesù Misericordioso della
cappella di Cracovia - Lagiewniki non era, storicamente
parlando, il primo quadro, neanche nelle cappelle della
congregazione, fu proprio esso ad essere famoso per le
grazie, mentre le sue copie e riproduzioni sono state
diffuse in tutto il mondo. Così doveva avverarsi il
desiderio di Gesù, pronunciato già durante la prima
apparizione a P*ock: "Desidero che questa immagine venga
venerata prima nella vostra cappella, e poi nel mondo
intero" (Q. I, p. 26).
La festa della Misericordia
E' la più importante di tutte le forme di devozione alla
Divina Misericordia. Gesù parlò per la prima volta del
desiderio di istituire questa festa a suor Faustina a P*ock
nel 1931, quando le trasmetteva la sua volontà per
quanto riguardava il quadro: "Io desidero che vi sia una
festa della Misericordia. Voglio che l'immagine, che
dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta
nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve
essere la festa della Misericordia" (Q. I, p. 27). Negli
anni successivi - secondo gli studi di don I. Rozycki -
Gesù è ritornato a fare questa richiesta addirittura in
14 apparizioni definendo con precisione il giorno della
festa nel calendario liturgico della Chiesa, la causa e
lo scopo della sua istituzione, il modo di prepararla e
di celebrarla come pure le grazie ad essa legate.
La scelta della prima domenica dopo Pasqua ha un suo
profondo senso teologico: indica lo stretto legame tra
il mistero pasquale della Redenzione e la festa della
Misericordia, cosa che ha notato anche suor Faustina:
"Ora vedo che l'opera della Redenzione è collegata con
l'opera della Misericordia richiesta dal Signore" (Q. I,
p. 46). Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla
novena che precede la festa e che inizia il Venerdì
Santo.
Gesù ha spiegato la ragione per cui ha chiesto
l'istituzione della festa: "Le anime periscono,
nonostante la Mia dolorosa Passione (...). Se non
adoreranno la Mia misericordia, periranno per sempre"
(Q. II, p. 345).
La preparazione alla festa deve essere una novena, che
consiste nella recita, cominciando dal Venerdì Santo,
della coroncina alla Divina Misericordia. Questa novena
è stata desiderata da Gesù ed Egli ha detto a proposito
di essa che "elargirà grazie di ogni genere" (Q. II, p.
294).
Per quanto riguarda il modo di celebrare la festa Gesù
ha espresso due desideri:
- che il quadro della Misericordia sia quel giorno
solennemente benedetto e pubblicamente, cioè
liturgicamente, venerato;
- che i sacerdoti parlino alle anime di questa grande e
insondabile misericordia Divina (Q. II, p. 227) e in tal
modo risveglino nei fedeli la fiducia.
"Sì, - ha detto Gesù - la prima domenica dopo Pasqua è
la festa della Misericordia, ma deve esserci anche
l'azione ed esigo il culto della Mia misericordia con la
solenne celebrazione di questa festa e col culto
all'immagine che è stata dipinta" (Q. II, p. 278).
La grandezza di questa festa è dimostrata dalle
promesse:
- "In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della
vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe
e delle pene" (Q. I, p. 132) - ha detto Gesù. Una
particolare grazia è legata alla Comunione ricevuta quel
giorno in modo degno: "la remissione totale delle colpe
e castighi". Questa grazia - spiega don I. Rozycki - "è
qualcosa di decisamente più grande che la indulgenza
plenaria. Quest'ultima consiste infatti solo nel
rimettere le pene temporali, meritate per i peccati
commessi (...). E' essenzialmente più grande anche delle
grazie dei sei sacramenti, tranne il sacramento del
battesimo, poiché‚ la remissione delle colpe e dei
castighi è solo una grazia sacramentale del santo
battesimo. Invece nelle promesse riportate Cristo ha
legato la remissione dei peccati e dei castighi con la
Comunione ricevuta nella festa della Misericordia, ossia
da questo punto di vista l'ha innalzata al rango di
"secondo battesimo". E' chiaro che la Comunione ricevuta
nella festa della Misericordia deve essere non solo
degna, ma anche adempiere alle fondamentali esigenze
della devozione alla Divina Misericordia" (R., p. 25).
La comunione deve essere ricevuta il giorno della festa
della Misericordia, invece la confessione - come dice
don I. Rozycki - può essere fatta prima (anche qualche
giorno). L'importante è non avere alcun peccato.
Gesù non ha limitato la sua generosità solo a questa,
anche se eccezionale, grazia. Infatti ha detto che
"riverserà tutto un mare di grazie sulle anime che si
avvicinano alla sorgente della Mia misericordia",
poiché‚ "in quel giorno sono aperti tutti i canali
attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna
anima abbia paura di accostarsi a Me anche se i suoi
peccati fossero come lo scarlatto" (Q. II, p. 267). Don
I. Rozycki scrive che una incomparabile grandezza delle
grazie legate a questa festa si manifesta in tre modi:
- tutte le persone, anche quelle che prima non nutrivano
devozione alla Divina Misericordia e persino i peccatori
che solo quel giorno si convertissero, possono
partecipare alle grazie che Gesù ha preparato per la
festa;
- Gesù vuole in quel giorno regalare agli uomini non
solo le grazie salvificanti, ma anche benefici terreni -
sia alle singole persone sia ad intere comunità;
- tutte le grazie e benefici sono in quel giorno
accessibili per tutti, a patto che siano chieste con
grande fiducia (R., p. 25-26).
Questa grande ricchezza di grazie e benefici non è stata
da Cristo legata ad alcuna altra forma di devozione alla
Divina Misericordia.
Numerosi sono stati gli sforzi di don M. Sopocko
affinché‚ questa festa fosse istituita nella Chiesa.
Egli non ne ha vissuto però l'introduzione. Dieci anni
dopo la sua morte, il card. Franciszek Macharski con la
Lettera Pastorale per la Quaresima (1985) ha introdotto
la festa nella diocesi di Cracovia e seguendo il suo
esempio, negli anni successivi, lo hanno fatto i vescovi
di altre diocesi in Polonia.
Il culto della Divina Misericordia nella prima domenica
dopo Pasqua nel santuario di Cracovia - Lagiewniki era
già presente nel 1944. La partecipazione alle funzioni
era così numerosa che la Congregazione ha ottenuto
l'indulgenza plenaria, concessa nel 1951 per sette anni
dal card. Adam Sapieha. Dalle pagine del Diario sappiamo
che suor Faustina fu la prima a celebrare
individualmente questa festa, con il permesso del
confessore.
La coroncina alla Divina Misericordia
Questa preghiera era stata dettata a suor Faustina da
Gesù il 13 e il 14 settembre 1935 a Vilnius. Nella sua
cella ha avuto la visione di un angelo, venuto a
castigare la terra per i peccati. Quando ha visto questo
segno dell'ira di Dio ha cominciato a chiedere
all'angelo di attendere ancora poiché‚ il mondo avrebbe
fatto penitenza. Quando però si è trovata al cospetto
della Santissima Trinità non ha avuto il coraggio di
ripetere la supplica. Solo quando nell'anima ha sentito
la forza della grazia di Gesù ha cominciato a pregare
con le parole che ha udito interiormente (erano le
parole della coroncina alla Divina Misericordia) e
allora ha visto che il castigo è stato allontanato dalla
terra. Il mattino dopo, entrata in cappella, Gesù ancora
una volta le ha insegnato con esattezza come bisogna
recitare questa preghiera. (Q. I, p. 192 - Q. I, p.
193).
Don I. Rozycki spiegando il contenuto della coroncina
dice che in essa offriamo a Dio Padre "il Corpo e il
Sangue, l'Anima e la Divinità" di Gesù Cristo, Figlio di
Dio, cioè la Sua Divina Persona e la Sua Umanità, non la
stessa natura di Dio, che è comune al Padre, al Figlio e
allo Spirito Santo e come tale non può essere offerta a
Dio Padre. Possiamo invece offrire tutta la Persona del
Figlio di Dio Incarnato, poiché‚ Egli stesso "ha dato se
stesso per noi quale offerta e sacrificio" (Ef 5,2).
Recitando la coroncina ci uniamo all'offerta di Gesù
fatta sulla croce "in espiazione dei nostri peccati e di
quelli del mondo intero". In essa offriamo a Dio Padre
il Suo Amatissimo Figlio e dunque ci appelliamo al
"motivo più forte per essere esauditi da Dio" (R., p.
27).
Sui grani dell'Ave Maria del Rosario ripetiamo: "Per la
Sua dolorosa passione abbi misericordia di noi e del
mondo intero", che significa - secondo lo spirito della
devozione - appellarsi non tanto alla riparazione fatta
da Cristo sulla croce, quanto alla Sua misericordia, che
vuole offrirsi agli uomini.
La recita di questa preghiera è anche un atto di
misericordia, poiché‚ in essa chiediamo "la misericordia
per noi e per il mondo intero". Il pronome "noi" sta a
significare, secondo la spiegazione di don I. Rozycki,
la persona che recita la preghiera e coloro per i quali
desidera o è obbligata a pregare. Invece "il mondo
intero" - sono tutte le persone che vivono sulla terra e
le anime che soffrono in purgatorio.
La formula della coroncina è destinata alla recita
comunitaria o individuale, senza differenza, e perciò
non bisogna cambiare n‚ le persone dei verbi n‚
aggiungere altre parole. La trasformazione invece delle
parole nell'espressione: "mondo intero" a "tutto il
mondo" è corretta, perché‚ in nulla cambia il testo
della coroncina ed è più esatta nella lingua polacca.
Gesù ha legato alla recita di questa coroncina una
promessa generale e promesse particolari:
- La promessa generale legata alla Coroncina è:
"Per la recita di questa coroncina Mi piace concedere
tutto ciò che Mi chiederanno" (Q. V, p. 508). "Con essa
- ha detto un' altra volta Gesù - otterrai tutto, se
quello che chiedi è conforme alla Mia volontà" (Q. VI,
p. 568). La volontà di Dio è espressione del Suo amore
per l'uomo, dunque tutto ciò che è in disaccordo con
essa o è un male o è dannoso e non può essere dispensato
neanche da Padre migliore.
- Le promesse particolari legate alla Coroncina
riguardano l'ora della morte:
"Chiunque la reciterà otterrà tanta misericordia
nell'ora della morte. (...) Anche se si trattasse del
peccatore più incallito se recita questa coroncina una
volta sola, otterrà la grazia della Mia infinita
misericordia" (Q. II, p. 263). Si tratta qui della
grazia della conversione e di una morte nel timore di
Dio e nello stato di grazia. La grandezza della promessa
consiste nel fatto che condizione per ottenere la grazia
è recitare almeno una volta tutta la coroncina così come
Gesù l'ha chiesto con fiducia, umiltà e dolore per i
peccati. La stessa grazia - di conversione e remissione
dei peccati - sarà ricevuta dagli agonizzanti, se altri
accanto al
Gesù ha fatto notare tre condizioni necessarie perché‚
le preghiere in quell'ora siano esaudite:
- la preghiera deve essere diretta a Gesù e dovrebbe
aver luogo alle tre del pomeriggio;
- deve riferirsi ai meriti della Sua dolorosa passione.
"In quell'ora - dice Gesù - non rifiuterò nulla
all'anima che Mi prega per la Mia Passione" (Q. IV, p.
440). Bisogna aggiungere ancora che l'intenzione della
preghiera deve essere in accordo con la volontà di Dio,
e la preghiera deve essere fiduciosa, costante e unita
alla pratica della carità attiva verso il prossimo,
condizione di ogni forma del culto della Divina
Misericordia.
La recita della Coroncina deve essere così composta
All'inizio il Segno di Croce : Nel Nome del Padre, del
Figlio e dello Spirito Santo
Segue:
Padre Nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo
nome, venga il tuo regno, sia fatta la Tua Volontà come
in celo così in terra. Dacci oggi il nostro pane
quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li
rimettiamo ai nostri debitori e non c'indurre in
tentazione ma, liberaci del male. Amen
Ave o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te, Tu
sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del
tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi
peccatori adesso e nell'ora della nostra morte. Amen
Credo in Dio, Padre Onnipotente, Creatore del celo e
della terra e in Gesù Cristo suo unico figlio il quale
fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine,
patì sotto ponzio pilato, fu crocefisso, morì e fu
sepolto. Discese agli inferi. Il terzo giorno risuscitò
da morte, salì a celo e siede alla destra di Dio Padre
Onnipotente, di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo, la Santa Chiesa Cattolica, la
Comunione dei Santi, la Remissione dei peccati, la
Resurrezione della carne e la Vita Eterna. Amen
sui grani del Padre Nostro o che sono comunque staccati
dalla decina successiva si recita:
Eterno Padre, ti offro il Corpo, il Sangue, l'Anima e la
Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Signore nostro
Gesù Cristo in espiazione dei nostri peccati e di quelli
del mondo intero.
sui grandi dell'ave maria si recita per dieci volte
consecutivamente:
Per la sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e
del mondo intero.
dopo aver ripetuto la sequenza per 5 volte alla fine si
recita per 3 volte consecutivamente:
Dio Santo, Dio Forte, Dio Immortale, abbi pietà di noi e
del mondo intero
Si conclude la preghiera facendosi li segno della Croce:
nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
L’ora della Misericordia
Nell’ottobre 1937 a Cracovia, in circostanze non meglio
specificate da Suor Faustina, Gesù ha raccomandato di
onorare l’ora della propria morte, che lui stesso ha
chiamato "un’ora di grande misericordia per il mondo
intero" (Q. IV pag. 440). "In quell’ora – ha detto
successivamente – fu fatta grazia al mondo intero, la
misericordia vinse la giustizia" (Q V, pag. 517).
Gesù ha insegnato a suor Faustina come celebrare l’ora
della Misericordia e ha raccomandato di:
invocare la misericordia di Dio per tutto il mondo,
soprattutto per i peccatori;
meditare la Sua passione, soprattutto l’abbandono nel
momento dell’agonia e, in quel caso ha promesso la
grazia della comprensione del suo valore.
Consigliava in modo particolare: "in quell’ora cerca di
fare la Via Crucis, se i tuoi impegni lo permettono e se
non puoi fare la Via crucis entra almeno per un momento
in cappella ed onora il mio Cuore che nel SS.mo
Sacramento è pieno di misericordia. E se non puoi andare
in cappella, raccogliti in preghiera almeno per un breve
momento là dove ti trovi" (Q V, pag. 517).
Gesù ha fatto notare tre condizioni necessarie perché le
preghiere in quell’ora siano esaudite:
la preghiera deve essere diretta a Gesù e dovrebbe aver
luogo alle tre del pomeriggio;
deve riferirsi ai meriti della Sua dolorosa passione.
"In quell’ora – dice Gesù – non rifiuterò nulla
all’anima che Mi prega per la Mia Passione" (Q IV, pag.
440). Bisogna aggiungere ancora che l’intenzione della
preghiera deve essere in accordo con la Volontà di Dio,
e la preghiera deve essere fiduciosa, costante e unita
alla pratica della carità attiva verso il prossimo,
condizione di ogni forma del Culto della Divina
Misericordia
Diffusione del culto della Divina Misericordia
Parlando delle forme di devozione alla Divina
Misericordia don I. Rozycki menziona anche la diffusione
del culto della Misericordia, poiché‚ anche a questa
forma sono legate promesse. A tutti promette protezione
materna durante l'intera esistenza e "tutte le anime che
adoreranno la Mia misericordia e ne diffonderanno il
culto (...) queste anime nell'ora della morte non
avranno paura. La Mia misericordia le proteggerà in
quell'ultima lotta" (Q. V, p. 508).
A tutti sono dirette dunque due promesse:
- la prima riguarda la protezione materna in tutta la
vita,
- la seconda riguarda l'ora della morte.
Un particolare invito Gesù rivolge ai sacerdoti
assicurando che "i peccatori induriti si inteneriranno
alle loro parole, quando essi parleranno della Mia
sconfinata misericordia e della compassione che ho per
loro nel Mio Cuore" (Q. V, p. 504).
Gesù non definisce - oltre all'omelia - altri modi di
diffusione del culto della Misericordia, dunque essi
possono essere intesi abbastanza largamente. Essere
apostolo della Misericordia di Dio significa
innanzitutto dare testimonianza di vita nello spirito di
fiducia in Dio e di misericordia verso il prossimo. Tale
esempio ci ha lasciato suor Faustina, esempio che attira
gli altri alla fiducia totale in Dio infinitamente buono
e onnipotente, e a fare atti di carità verso il
prossimo.
L'Apostolato della Divina Misericordia
Nel Diario di suor Faustina si parla anche della
questione della cosiddetta "nuova congregazione". Da una
lettura superficiale degli appunti dell'Apostola della
Divina Misericordia si potrebbe dedurre che Gesù le ha
chiesto la fondazione di una congregazione, a cui ha
affidato il compito di proclamare e chiedere la
misericordia di Dio per il mondo intero. Un'analisi più
profonda degli scritti di suor Faustina porta invece
alla conclusione che non si tratta qui di una nuova
congregazione, ma di un grande gruppo di apostolato
nello spirito della devozione alla Divina Misericordia,
apostoli che debbono svolgere i compiti prima menzionati
nel momento attuale della storia della Chiesa e del
mondo.
Bisogna sottolineare che Gesù neanche una volta ha usato
la definizione "nuova congregazione". A suor Faustina
diceva: "tu e le tue compagne", "tale congregazione"
oppure "questa congregazione". Ha definito tuttavia in
modo molto chiaro le sue richieste, riguardanti i
compiti e lo spirito di quella comunità. "Unitamente
alle tue compagne, dovrai impetrare la misericordia per
voi stesse e per il mondo" (Q. I, p. 179) - ha detto
Gesù. "Concilierai la terra col cielo, mitigherai la
giusta collera di Dio" (Q. II, p. 8). Questa era la
prima richiesta, mentre la seconda era: "Penetra nei
Miei segreti e conoscerai l'abisso della Mia
misericordia verso le creature e la mia bontà
insondabile e questa farai conoscere al mondo" (Q. I, p.
180). Affinché‚ la misericordia divina possa essere
conosciuta e diffusa efficacemente in tutto il mondo
peccatore, Gesù desidera una particolare preghiera per i
sacerdoti e i religiosi. "Affido alle tue cure due perle
preziose per il Mio Cuore, che sono le anime dei
sacerdoti e le anime dei religiosi; per loro pregherai
in modo particolare; la loro forza dipenderà dal vostro
annientamento" (Q. II, p. 212). Gesù ha definito invece
lo spirito di questa comunità in modo molto breve,
dicendo: "La vostra vita deve essere modellata su di Me,
dalla mangiatoia alla morte in croce" (Q. I, p. 180).
Suor Faustina inizialmente credeva che si trattasse di
una nuova congregazione, che invocasse la misericordia
di Dio per il mondo, proclamasse l'infinita bontà di Dio
e vivesse radicalmente il Vangelo, imitando Cristo
"dalla mangiatoia alla croce". Man mano che passava il
tempo però e con nuove esperienze e illuminazioni
divine, ha capito che non si tratta solo di una
congregazione contemplativa, che lei stessa voleva
fondare e per la quale ha perfino tracciato una regola,
ma anche di una congregazione attiva, maschile e
femminile e di un ampio gruppo di persone nel mondo.
Il 27 giugno 1938 ha scritto nel Diario: "Il Signore mi
ha fatto conoscere la sua volontà quasi in tre
sfumature, pur essendo una cosa sola" (Q. III, p. 393).
Così dunque questa "nuova congregazione" possiede come
"tre forme".
La prima è costituita dalle "anime isolate dal mondo/
che/ arderanno come vittime davanti al trono di Dio ed
impetreranno la misericordia per il mondo intero... Ed
imploreranno benedizioni per i sacerdoti e con la loro
preghiera prepareranno il mondo per la venuta finale di
Gesù" (Q. III, p. 393).
La seconda "sfumatura" sono le congregazioni che
uniscono la preghiera agli atti di misericordia. "In
modo particolare proteggeranno dal male le anime dei
bambini (...) si impegneranno a risvegliare l'amore e la
misericordia di Gesù nel mondo pieno di egoismo" (Q. III,
p. 393).
La terza "sfumatura" deve essere costituita dalle
persone che vivono fuori dai conventi. A questo gruppo
"possono appartenere tutte le persone che vivono nel
mondo", che pregheranno e compiranno azioni di
misericordia, almeno una al giorno. Pur non essendo
"vincolati da alcun voto", tuttavia "parteciperanno a
tutti i meriti e privilegi della comunità" (Q. III, p.
393).
Come si deduce dalla descrizione di suor Faustina, non
si tratta di una congregazione in senso stretto, ma di
una unica grande comunità di persone, di varie
condizioni e vocazioni, che sono unite dal mistero della
Divina Misericordia. E' una comunità di persone, che
attraverso la pratica della devozione alla Misericordia
divina vive con lo spirito evangelico di fiducia e di
misericordia e cerca di realizzare i compiti che Gesù ha
affidato a suor Faustina: invocare la misericordia di
Dio per il mondo e proclamare in modo particolare questo
mistero di fede al mondo intero.
Gli stessi compiti - professare e proclamare la
misericordia di Dio al mondo smarrito, fare opere di
misericordia e invocare la pietà di Dio sull'umanità -
sono stati affidati dal Santo Padre Giovanni Paolo II a
tutta la Chiesa. Del resto la Chiesa ha vissuto questo
spirito nei primi secoli della cristianità, di cui ci
parlano gli scritti dei Padri della Chiesa.
Oggi viviamo in un'epoca di decadimento di molti valori
fondamentali non solo cristiani, ma "semplicemente della
morale umana, della cultura morale". Da qui nasce
l'invocazione alla misericordia di Dio e la
proclamazione di questa verità di fede sembra una
condizione indiscutibile per la rinascita dell'umanità e
della pace nel mondo. "Per quanto forte possa essere la
resistenza della storia umana, per quanto marcata
l'eterogeneità della civiltà contemporanea, per quanto
grande la negazione di Dio nel mondo umano, tuttavia
tanto più grande deve essere la vicinanza a quel mistero
che nascosto da secoli in Dio, è poi stato realmente
partecipato nel tempo all'uomo mediante Gesù Cristo" (Dives
in misericordia, 15).
Al centro della grande comunità di devoti e di apostoli
della Divina Misericordia c'è la figura di suor
Faustina. Ella, in modo perfetto, ha realizzato nella
sua vita lo spirito e i compiti che Gesù ha posto
davanti a lei e alla "nuova congregazione". I tentativi
di fondare la "nuova congregazione" erano per lei
esperienza della "notte mistica". Grazie ad essa suor
Faustina ha raggiunto le vette della mistica ed è
diventata un modello visibile della via alla santità e
dell'apostolato per tutti coloro che sono attratti dal
mistero di Dio e dal desiderio di rendere felici gli
altri.
In Polonia e oltre i suoi confini molti sacerdoti, molte
congregazioni religiose e persone laiche si sono unite
in diversi modi a questa grande comunità di devoti e
apostoli della Misericordia di Dio. Sono sorti e
continuano a nascere nuovi istituti di vita consacrata,
che si dedicano a tale scopo, gruppi di preghiera e
quelli che all'orazione uniscono l'attività caritativa,
vivendo nel mondo. Ci sono pure molte persone che non
appartengono ad alcun gruppo, ma vivono lo spirito della
devozione alla Divina Misericordia e in questo modo
appartengono a quella grande comunità di devoti e
apostoli della Divina Misericordia.
Speriamo che le persone coinvolte in questa opera siano
sempre più numerose, poiché‚ il mondo ha bisogno di vivi
testimoni di Dio e di mani unite nella preghiera per
impetrare la misericordia, perché‚ - come ha detto Gesù
a suor Faustina - "l'umanità non troverà pace, finché‚
non si rivolgerà con fiducia alla Mia misericordia" (Q.
I, p. 132).
Il Diario di Suor Faustina
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