La Voce del Longano

Isidoro Aiello

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Isidoro Aiello è nato e Messina il 5 luglio del 1963. Dopo gli studi classici compiuti al liceo Luigi Valli di Barcellona Pozzo di Gotto si è laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Messina. Oggi lavora nell’azienda agricola di famiglia. Ha pubblicato per le edizioni “Il Girasole” le sillogi “L’essenziale”(2004) e “Colombe vittoriose”(2007), e per le per le edizioni “Il Gabbiano” la silloge “Clessidre” (2009). Ha ricevuto una menzione d’onore al premio di poesia Bartolo Cattafi 2007/2008 per la raccolta ”Colombe vittoriose”.

 

 

Alcune considerazioni sulla poesia

 

La poesia è un impulso profondo che proviene dagli anfratti del cuore. Quale modo migliore di lenire le ferite che la vita ci provoca? Il poeta ha dalla sua una particolare sensibilità. Il poeta a volte riesce a prevedere avvenimenti e accadimenti lontani nel tempo. Riesce  a compiere veri e propri vaticini. La poesia aiuta a comprendere le variegate sfaccettature dell’esistenza. Spesso accade di cadere in stati d’animo prossimi all’infelicità : la poesia avvalora le cose essenziali ( i cardini della vita). Ogni poeta naviga nei meandri dello spirito. Anzi la poesia nutre lo spirito ma non ha un rendiconto materico : “ Carmina non dant panem”.  Bisogna però ammettere che fin troppi scrittori si dichiarano poeti. Esistono infatti molti poeti (a volte sedicenti) , molte case editrici (spesso minori) e pochi lettori di poesia.

Il poeta però per dirla con parole povere ha una marcia in più . Possiede un potente cannocchiale che gli permette di vedere molto lontano. L’inchiostro della penna dei poeti non dovrebbe mai esaurirsi. Il migliore augurio da fare a un poeta è quello di avere fiumi d’inchiostro . I poeti tutti insieme formano  una catena e questa catena rappresenta l’umanità. Oggi la poesia è l’ultimo baluardo contro la barbarie del materialismo e dell’egotismo. Leggere poesie non dovrebbe stancare mai. E’ un’acqua che ti disseta ma che ti lascia sempre assetato. In una gara fra le Muse forse la spunterebbe (anche se il confronto è duro).  Per quanto riguarda i poeti stranieri sarebbe auspicabile una maggiore conoscenza delle lingue si da poter comprendere il testo a fronte.  Ricordando sempre che tradurre poesia è una operazione delicatissima. Leggere poi i poeti antichi è come arrampicarsi su un’alta scala. La società moderna relega la poesia in un cantuccio. Se solo si pensasse al ruolo che aveva la poesia nell’antica Grecia . Che fortuna avere una corona d’alloro! Dice De Cervantes  nel Don  Chisciotte : “El galeon funesto mato’ a Don Quijote”. Il galeone funesto uccise Don Chisciotte . Il Materialismo uccise l’Idealismo.  L’oro prende il posto dello spirito. I nostri ragazzi dovrebbero mandare a memoria i nostri più importanti poeti.

L’insoddisfazione delle coscienze è  quanto di più lugubre possa assalire la mente e gli impulsi emotivi. Trovare fecondità nella poesia non costa nulla. In questo anche internet può aiutare . Non bisogna essere antidiluviani . Alla sera,quando ormai nel nostro animo c’è fresco,sarebbe buona abitudine per tutti leggere una poesia. Sono così le poesie:delle sorelle incatenate ma al contempo libere di spaziare. Mi permetto di non citare alcun poeta:essi infatti appartengono a una grande famiglia e a una danza infinita. Se tutti partecipassimo  all’inesausta danza della poesia il nostro cuore sarebbe più allegro ma anche più forte.

 

 

 

ORWELL E IL GRANDE FRATELLO E PIRANDELLO

 

 Orwell nel celeberrimo romanzo intitolato “1984” prevedeva uno scenario politico-sociale molto simile a quello nostro attuale. Durante un conflitto di proporzioni planetarie, violento e totale, si profila una situazione in cui il così detto “Grande Fratello” controlla e condiziona in modo agghiacciante tutta la società limitando totalmente la libertà fino a impedire i rapporti interpersonali e persino le relazioni amorose. Su questo sfondo un uomo e una donna si ribellano allo status quo intraprendendo una relazione amorosa al riparo dei grandi schermi che sono ubicati ovunque. Di “1984” esiste anche una versione cinematografica interpretata magistralmente dal grande attore Richard Burton . Atroce supplizio attende verso la fine il protagonista : lui che odiava i topi viene circondato da una gabbia piena di ratti.

Sullo sfondo rimane sempre una società schiava di una diffusissima e scadentissima bevanda alcolica  controllata attraverso monitor e bersagliata quotidianamente dai bollettini di guerra che danno notizia di un interminabile conflitto mondiale.

In tutto ciò viene da chiedersi :dove sta la verità ? La verità è morta ? O per dirla con Pirandello, la verità si è frammentata in mille pezzettini indecifrabili? E cosa c'entra Pirandello con Orwell? Per entrambi la società è schiava dell’irrazionalità. Ossessionata da un Ente indefinibile. E’ qui, nel territorio dell’assurdo  che la corda pazza gioca il suo ruolo. La società diventa uno specchio frantumato.

Alla base di tutto c’è l’ombra del male che disunisce gli esseri umani e questo Pirandello e Orwell lo insegnano bene.

Ancora una metafora è quella che mette in scena Orwell nel suo “La fattoria degli animali”: una metafora di tutti gli uomini il cui inconscio viene rappresentato dai comportamento degli animali.

Tutto ciò a testimoniare la valenza internazionale di Pirandello che non si nasconde mai in facili localismi ma offre un respiro ampio e variegato.

Curioso accoppiamento dunque quello fra Orwell e Pirandello. E cosa rimane oggi di capolavori quali “Il fu Mattia Pascal “ e “1984”? Rimane l’ammissione che la verità è camuffata dai mass-media ,che la pubblicità ci sommerge (ormai le TV sono ubicate anche nelle pizzerie) e che forse sarebbe il caso che tutti diventassimo clandestini, nascosti a noi stessi e vittime dell’oblio.

Forse,come fa notare Orwell, dovremmo tutti imitare gli animali e lasciare che gli animali ci imitino. In fin dei conti Il Grande Fratello rischia di tramutarsi in un Caino sempre in agguato.

 

 

I libri aiutano a crescere e ci conducono in terre inesplorate

 

I libri hanno sempre rappresentato per me un continente da esplorare . Esplorare a volte equivale a naufragare e come dice il poeta “naufragar me dolce in questo mare”.Il panorama che ti offre la lettura è vastissimo e non finisce mai di stupirti. Non vorrei apparire campanilista ma mai ho tratto godimento nella lettura di poeti  diversi da Bartolo Cattafi.  Parallelamente alla lettura di Hemingway scoprii le prime prove di Cattafi : “Nel centro della mano” e “Partenza da Greenwich” . Sono due prove magistrali nelle quali Cattafi dà già tutto se stesso nella asciuttezza ed essenzialità fornendo al lettore una anteprima di quella che sarà la sua futura poetica.  Le poesie contenute sono candide e racchiuse in una aurea di singolare fattura, il tema del viaggio appare spesso in tutto il suo significato. A raffica procedono le pubblicazioni presso la collana “Lo specchio”della Mondadori :” Le mosche del meriggio”, “L’osso, l’anima”, “L’aria secca del fuoco”, “La discesa al trono”, “L’allodola ottobrina”, “Marzo e le sue idi”. Come vaticinato nella poesia “Marzo e le sue idi” il poeta morirà alla metà del mese di Marzo stroncato da un male incurabile. La poesia recita : Di tutto diffido/del pugnale di bruto/della tenera carne di cesare/dello stesso destino/che passi presto il tempo/vengano alfine marzo e le sue idi. Nel mio infinitamente piccolo vorrei spezzare una lancia in favore del poeta Bartolo Cattafi riguardo ai suoi pochi riconoscimenti . Cattafi dovrebbe essere il fiore all’occhiello della poesia italiana, invece è ingiustamente trascurato . E’ un poeta che con orgoglio e consapevolezza ha saputo svolgere il mestiere di poeta senza farlo scadere in mera esercitazione. A mio parere Cattafi avrebbe tutte le carte in regola per essere ospitato nella prestigiosa collana “I Meridiani “Mondadori”.  Invece viene ingiustamente relegato in un cantuccio e lo stesso premio di poesia a lui intitolato è rimasto ultimamente lettera morta. Per fortuna e per pochi fortunati restano le sue poesie. Di lui restano anche degli straordinari dipinti risalenti ad un settennato in cui non scrisse poesie ma dipinse. Non so se Bartolo apprezzò il filosofo Nietzsche ma verso i miei diciassette anni il pensatore tedesco fu una autentica folgorazione : ricordo di essere stato particolarmente colpito dall’opera “Umano, troppo umano”. Parliamoci chiaro: Nietzsche è un filosofo da prendere con “le molle”. E’ un pensatore pericoloso e forse diede anche lo spunto a regimi dittatoriali. Ma è così geniale che gli perdoniamo anche la sua pericolosità . Il suo “Così parlò Zarathustra “si legge come un romanzo e appassiona come un saggio. Certo il mito del Superuomo è tentatore ma la suggestione intellettuale fornisce una chiave di lettura formidabile. A suo merito resta la grande abbondanza (sterminata!)della sua produzione e l’influenza esercitata su innumerevoli intellettuali. Vorrei citare solo alcune delle sue opere oltre a quelle già menzionate:”La nascita della tragedia”, “Ecce homo”, “La volontà di potenza”, “L’anticristo”, “La gaia scienza”, “L’aurora, pregiudizi morali”,”Il crepuscolo degli idoli”. In conclusione i libri aiutano a crescere , ti liberano dai legacci del materialismo e ti conducono in terre inesplorate. Rischiano grosso oggi i libri su cartaceo , minacciati da tutti i nuovi supporti informatici ma piuttosto che l’aut aut forse sarebbe plausibile l’et et. Accanto al computer tieni un libro : ti ripagherà dell’aridità della tastiera.

 

 

 

I LIBRI

 

Ho cominciato a leggere libri (libri di favole) nella prima infanzia. La mia già fervida fantasia era così fortemente stimolata. I libri di favole sono metaforici e istruttivi, hanno tutti una morale e il bene trionfa sempre sul male. Molti sono e vari gli autori di favole :Fedro, Esopo, Rabelais , Andersen, Trilussa,i fratelli Grimm ,Calvino e tanti altri.  Verso i nove anni, approfittando di un riposo forzato a letto per quasi due mesi a causa di una broncopolmonite scoprii un autore straordinario : Emilio Salgari . Salgari non aveva mai viaggiato in Oriente eppure nei suoi romanzi d’avventura descrive perfettamente i paesaggi esotici. I principali protagonisti dei suoi libri sono senza dubbio Sandokan e il Corsaro Nero . Sandokan , guerriero armato di kris , tipico  pugnale attorcigliato, ama ed è riamato dalla Perla di Labuan , figlia del suo peggior nemico Brooks .  La natura con le sue forze è sempre presente nei romanzi di Salgari.  Il mare e la foresta sono al centro dell’attenzione. In quel periodo di malattia lessi molti dei romanzi di Salgari. Di certo c’era un processo di immedesimazione. Qualche tempo dopo fui preso da un altro grande scrittore : Daniel De Foe  e dal suo celeberrimo” Robinson Crusoe” . Questo romanzo narra di un naufrago che trova rifugio su un’isola deserta e si trova ad affrontare le insidie della natura (amica e allo stesso tempo nemica). Unico compagno d’avventura il famoso Venerdì  selvaggio di colore. Alternavo la lettura dei libri a quella fumetti (che si possono definire un succedaneo dei libri). Fra questi prediligevo : Walt Disney, Tex Willer e Zagor . Le mie letture per così dire più impegnate arrivarono con uno dei più grandi autori statunitensi : Ernest Hemingway. Ricordo di aver letto in un solo pomeriggio quello che forse è il suo capolavoro , “Il vecchio e il Mare”. Qui si narra le avventure di pesca di un vecchio pescatore il quale dopo aver catturato un gigantesco pescespada , si vede costretto a perdere la sua pesca a causa degli squali. Nel libro spicca anche la figura di un ragazzo che sembra molto attratto dalla pesca. In sintesi è descritta la lotta dell’uomo contro la natura. Per quanto riguarda Hemingway esemplari sono i suoi racconti brevi .Quasi sempre si parla di caccia o di pesca. Magistrali anche gli altri suoi romanzi (Fiesta, Festa mobile,Morte nel pomeriggio, Verdi colline d’Africa, Addio alle armi, Per chi suona la campana , per citare i maggiori). Spesso appare qui uno dei temi più ricorrenti nell’opera di Hemingway ovvero quello della morte. La morte è un tiranno dell’uomo sia che compaia direttamente a spegnere la vita umana attraverso la guerra oppure quando riguarda l’atroce accadimento della Corrida che ha come apice la morte del toro. Hemingway fu autore anche di poesie e non a caso fu un autore molto amato dal nostro Bartolo Cattafi . Leggere così tanto da ragazzo di certo per me è stato uno stimolo ad approfondire nuove conoscenze . I libri spesso sono una grande consolazione e di sicuro non si offendono se tu li trascuri ma stanno lì ad aspettarti negli scaffali. Forse sono il miglior amico dell’uomo. Oggi il destino dei libri è compromesso dall’incalzare delle nuove tecnologie . Gli intellettuali si dividono fra pessimisti e ottimisti .Di certo ci hanno fatto compagnia per una vita e continueranno a farci compagnia. Di altre avventure nei libri vi dirò in seguito.

 

 

 

IL CAMBIAMENTO DEI COSTUMI

 

Forse in un tempo ormai passato ,sotto il profilo caratteriale, eravamo tutti notevolmente più ingenui. Questo non significa che eravamo stupidi e (non vorrei fare il moralista) ci accontentavamo di molto meno. Prendiamo come esempio il mondo dell’infanzia : cosa c’era di più gratificante di una caccia ai Cardellini? Eravamo molto abili sotto un profilo per così dire artigianale. Con i ferri dei vecchi ombrelli ci costruivamo dei formidabili archi con le relative acuminate frecce. Con rari “cuscinetti” (specie di ruote metalliche) e assi di legno costruivamo delle strepitose automobiline . Possedere una calamita era cosa rara . La calamita col suo magnetismo era un oggetto misterioso. Altro oggetto da possedere : la fionda. Per costruirle usavamo rami di limone e pneumatici. Che strage di povere lucertole! Tirare pietre era all’ordine del giorno. Ricordo che esplorare le campagne limitrofe era un passatempo appassionante. Un altro hobby era quello di andare a pescare con delle lenze che noi stessi ci costruivamo.

Forse anche le amicizie erano più vere e sincere. Per un amico si faceva la qualunque.  E quando un amichetto ti chiedeva un “civu” (pezzettino) di pane te lo toglievi di bocca. Un ruolo per così dire

fondamentale nel cambiamento delle abitudini lo ha giocato la diffusione estesa della televisione. Il bombardamento continuo di spot influisce sulla vita di noi tutti. Così al posto della fionda i bambini preferiscono scarpe e zainetti firmati . L’uso del telefono cellulare è quasi obbligatorio. Le moto rombanti hanno preso il posto delle traballanti biciclette. I tempi spesi a guardare televisione aumentano in maniera esponenziale. Anche la durata degli spot televisivi aumenta. I film prediletti sono quasi sempre gli horror o quantomeno quelli dove si fa uso di violenza. Anche i mestieri si evolvono : forse fra i giovani non tutti sanno cos’è uno “scalpellino” ( ovvero chi modella con pazienza la pietra). Carretti e carrettieri sono precipitati nel “dimenticatoio” . Potrebbe sembrare un luogo comune ma anche caratterialmente siamo cambiati infatti eravamo forse tutti più ingenui. Pochi facevano i furbi per circuire il prossimo. Anche l’uso degli oggetti varia col tempo: dove si trova più un mestolo di legno o una “pignata” di coccio. Le città sono stravolte, gli spazi verdi latitano, lo smog la fa da padrone. I rumori e l’inquinamento acustico crescono.

È quasi appurato che in un futuro abbastanza vicino anche le edicole e le librerie spariranno. Sto battendo quello che vi scrivo al computer quindi sarei ipocrita se negassi l’utilità degli sviluppi tecnologici . Se dovessimo risalire a Matusalemme quanti cambiamenti noteremmo?Un grande poeta quale Quasimodo diceva in alcuni suoi versi a proposito dell’uomo : “sei ancora quello della pietra e della fionda: uomo del mio tempo”. Purtroppo tutto si è ampliato all’ennesima potenza. Non più fionde, atomiche.

 

 

 

GIOVANNI VERGA

 

Autore di racconti e di romanzi,siciliano ,nato  il 31 Agosto 1840 a Catania  e ivi spentosi il 27 Gennaio 1922, Giovanni Verga da giovane ebbe come precettore il poeta Antonino Abate, che lo influenzò nella stesura delle sue prime opere. Su una rivista fiorentina pubblicò nel 63 il romanzo di argomento amoroso “Sulle lagune”. Subito dopo diede alla luce il romanzo passionale “Una peccatrice” e nel 1871 il romanzo “Storia di una capinera” e sempre di argomento passionale”Eva”(1873), “Tigre reale” (1873) e “Eros” (1875).Il tema romantico è predominante in queste opere. Verga visse a lungo nelle città di Firenze e Milano. Avendo preso le distanze dalla città natale si staccò dall’ambiente catanese denotando una maggiore apertura mentale. Frequentò infatti gli ambienti mondani milanesi e la Scapigliatura.  Prendendo le mosse dalle prime esperienze culturali, ben presto approdò al Verismo.  Di fatto alla novella “Nedda” (1874) si fa risalire la nascita del Verismo. Per quanto riguarda”Eva”, prepondera ancora lo scrittore mondano. Invece le novelle “Vita dei campi”segnano l’inizio di una seconda maniera di tipo asciutto , che si allontana nettamente da Zola. Questo verismo era di tipo spirituale e affettivo,mentre il realismo francese era meccanico e aspro. Per quanto riguarda “Mastro Don Gesualdo” e i “Malavoglia” si nota qualcosa di sistematico, nell’accentuazione della sicilianità del rigore stilistico. Con i Malavoglia  Verga si rivolge agli aspetti della vita sociale. Da questo momento in poi il tema della sua arte sarà la rappresentazione delle classi più umili della società. Si evince l’istinto che hanno i deboli di stringersi fra loro per resistere alle tempeste della vita. E risalta la triste storia di uno di essi che per brama si stacca dagli altri e soccombe. Il motivo lirico è il sentimento della famiglia e dell’onestà tradizionale. Attorno ai “Malavoglia” è raccolta tutta la vita del paese. La vicenda del romanzo riguarda le vicissitudini della famiglia Toscano ,soprannominata i Malavoglia. Il capo famiglia è il famoso Padron ‘Ntoni. Le sole ricchezze della famiglia sono la casa del “Nespolo” e la barca detta “Provvidenza”.Anche a causa della chiamata alle armi di ‘Ntoni  la famiglia attraversa un periodo di gravi difficoltà economiche. A causa di una tempesta la “Provvidenza” fa naufragio con un grande carico di lupini,che viene perduto. Anche la casa del “Nespolo”viene sottratta a causa dei debiti. La famiglia dei Malavoglia viene sommersa e distrutta completamente.

Per quanto riguarda Mastro Don Gesualdo, la storia narra di un muratore di umili origini, tale Gesualdo Motta. Questi con molti sacrifici ha sollevato la propria condizione ed è riuscito a diventare proprietario terriero. La sua situazione economica si consolida col matrimonio con una nobile decaduta, Bianca Trao . La convivenza tra i due però risulta fonte di incomprensione . In particolare la situazione di Bianca, gravemente ammalata, ostacola il dialogo e Gesualdo ha sempre più nostalgia per la affezionata e pacata serva, Diodata . Anche i figli di Gesualdo attraversano varie vicissitudini. Il finale è tragico: Gesualdo, malato e depresso, viene meno, solo e abbandonato, lontano dal mondo che lo circonda nel suo palazzo di Palermo, vivendo un disastro economico lento e micidiale.

Ricordando che Verga  fu autore di romanzi, novelle e opere teatrali  vorrei concludere annotando le sue opere.

Romanzi:

1)    I carbonari della montagna.

2)   Sulle lagune

3)   Una peccatrice

4)   Storia di una capinera

5)   Eva

6)   Eros

7)   Tigre reale

8)   I Malavoglia

9)   Mastro Don Gesualdo

Novelle:

1)    Nedda

2)   Rosso malpelo

3)   La vita dei campi

4)   Novelle rusticane

5)   Per le vie

6)   Libertà

7)   La roba

Teatro:

1)    I nuovi tartufi

2)   Rose caduche

3)   L’onore

4)   Cavalleria rusticana

5)   La lupa

6)   Dal mio al tuo.

 

 

 

LUIGI PIRANDELLO

 

Il poeta, scrittore e drammaturgo Luigi Pirandello nacque ad Agrigento il 28 Giugno 1867. La sua famiglia presentava importanti tradizioni patriottiche nel Risorgimento. Operò presto studi classici. Si iscrisse a Roma all’Università di Lettere. Nel 1888 si spostò a Bonn per perfezionare i suoi studi. In questo periodo diede alla luce le sue prime poesie, importanti per capire la formazione di Pirandello. Rientrò in Italia nel 1890. A Roma frequentò L. Capuana cui mostrò alcune delle sue novelle. Nell’estate successiva compose “L’esclusa”, suo esordio per quanto riguarda i romanzi. Già da adesso i suoi componimenti possono definirsi caratterialmente “siciliani”. Nel 1893 sposò l’agrigentina Maria Antonietta Portulano . La sua opera forse più nota “Il fu Mattia Pascal “fu dato alla luce nel 1904. Anche “I vecchi e i giovani “ è un’opera che denota la sua maturità. Il teatro rappresenta una tappa cruciale nel percorso artistico di Pirandello. Spesso i temi dei suoi drammi sono gli stessi delle sue novelle .Fra gli inizi va annoverato “Pensaci Giacomino”, poi “Liolà” e “Il berretto a sonagli”. Già si denota l’analisi pirandelliana della realtà: essa si presenta come uno specchio frantumato in mille pezzetti. Esistono tante verità quanti sono i frantumi dello specchio, per cui forse non esiste verità. I drammi di Pirandello riguardano l’analisi della classe borghese, come a livello Europeo fecero Proust e G. B. Shaw. Nel 1921 scrisse : “Sei personaggi in cerca d’autore”e “L’Enrico IV”. E’ disputato dalla critica se Pirandello possa presentare un corpus filosofico tale da poter definire l’autore anche un filosofo e non solo uno scrittore. A mio parere dalle opere di Pirandello si evince una sedimentazione tale da poter essere definita filosofica. Un aspetto che riguarda invece la sua formazione giovanile è la fede nella Chiesa cattolica. Per quanto riguarda le sue idee politiche come gli proveniva dall’educazione impartitagli, Egli era vicino al patriottismo risorgimentale. A proposito dei suoi rapporti col fascismo Egli condivise le opinioni dei “fasci siciliani”e del socialismo. Nel 1925 firmò il “Manifesto degli intellettuali fascisti”. Nella sua vita sentimentale di straordinario rilievo fu l’attrice Marta Abba , sua musa ispiratrice. Marta Abba denotò subito un carattere forte e passionale. Fondamentale per la comprensione del Pirandello uomo e artista è la testimonianza di un fitto epistolario fra i due. La collaborazione fra i due, al di là della disputa che riguarda la loro storia d’amore, fu feconda di successi teatrali. Con Marta Abba e l’altro interprete pirandelliano Ruggero Ruggeri , Pirandello fondò nel 1925 la “Compagnia del teatro d’arte”. L’opera di Pirandello si colloca agli albori di una sicilianità  unica e al tempo stesso  complessa. Vorrei citare da il Berretto a sonagli l’aneddoto che riguarda l’esistenza di tre corde sulla nostra fronte : tre corde la seria , la civile, la pazza. Dovendo vivere in società ci serve la civile, per cui sta in mezzo alla fronte. Sulla tempia destra c’è la corda seria per parlare seriamente, a sinistra la corda pazza quella che fa perdere la vista degli occhi…… ed uno non sa più quello che fa. Vorrei concludere con l’annotazione che mai premio Nobel fu  così meritato come quello che ricevette il nostro Pirandello nel 1934.

 

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