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Marcello Crinò

 

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Marcello Crinò nelle sue relazioni con il prossimo, si distingue per signorilità e generosità d’animo. Nella sua quotidianità svolge la professione di architetto nel territorio del Longano. In Marcello Crinò bisogna riconoscere che tra coloro che in città operano per pura passione nel settore del giornalismo, è un verace pioniere. Per diverso tempo ha collaborato attivamente per un quotidiano a tiratura regionale, ma poi ha deciso di dedicarsi maggiormente alla sua attività professionale. Negli ultimi anni, Marcello Crinò, non rifiuta di offrire la propria disponibilità a scrivere un pezzo giornalistico nei periodici esistenti nel nostro territorio, si appassiona di tutto ciò che attiene gli avvenimenti culturali ed artistici che si realizzano nella nostra città.

 

 

Rilevanti presenze

 

I’ mi volsi a man destra, e puosi mente

a l’altro polo, e vidi quattro stelle

non viste mai fuor ch’a la prima gente.

Goder pareva ‘l ciel di loro fiammelle:

oh settentrional vedovo sito,

poi chè privato se’ di mirar quelle!

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio 22-27)

 

Il 2 gennaio 2012 all’ex pescheria di via Longo, nel quadro degli eventi “viviaAMO Barcellona”, l’artista visivo Fabrizio Cicero ha curato “Live Painting”, realizzando un’opera grafica sotto l’obiettivo della telecamera che ha trasmesso l’immagine sullo schermo, mentre il “performer del fango” (come l’ho ribattezzato io) Noel Sailor Iai ha portato avanti, parallelamente, la sua esibizione rotolandosi tra teli colorati e bagnandosi in bacinelle con acqua e fango, ricordando gli happening newyorkesi di Allan Kaprow.

 

Mercoledì 4, presso la Biblioteca Comunale, si è svolto il secondo ed ultimo incontro organizzato in occasione del centenario della nascita di Renato Guttuso (Bagheria 1912 - Roma  1987). Dopo l’introduzione di Maria Rosa Naselli, è stato proiettato il video realizzato dalla storica dell’arte Mariafrancesca Scilipoti dedicato all’artista siciliano. Nella prima parte sono state presentate le principali opere di Guttuso, mentre nella seconda sono stati proposti alcuni documenti storici, tra cui diverse interviste televisive. In una Guttuso parla del suo rapporto col dipinto La morte di Marat del 1793 di Jacques Louis David, in un’altra è intervistato da Indro Montanelli.

 

Il 5, nell’auditorium San Vito, il coro polifonico Ouverture, diretto da Giovanni Mirabile, e il trio romano Stag, composto da Marco Guazzone (voce e pianoforte), Stefano Costantini (tromba) e Giosuè Manuri (batteria) hanno proposto un concerto per gli alluvionati del messinese Love will save us (L’amore ci salverà). Alla serata ha partecipato anche Sicilia Danza con alcuni intermezzi danzati. L’attore Giuseppe Pollicina, presentatore della serata, ha ricordato al folto pubblico che si è trattato dell’ennesima manifestazione organizzata dal comitato spontaneo cittadino “ViviAmo Barcellona” a favore degli alluvionati per raccogliere fondi da devolvere a coloro che hanno subito danni. Con quanto raccolto finora attraverso i concerti, le vendite dei calendari, delle magliette ecc., sono stati acquistati mobili donati a coloro che li hanno perduti nell’alluvione. Il concerto ha visto la singolare commistione e il confronto tra un coro di formazione “classica” e un gruppo di estrazione “moderna”, con l’esecuzione di brani principalmente a carattere natalizio e sacro, opportunamente rielaborati. Per l’occasione è stato girato un videoclip che sarà messo in rete quanto prima.

 

Giorno 10, all’ex pescheria, spettacolo dei “cantastorie” moderni  Mauro Geraci e Fortunato Sindoni, sempre nel quadro di “viviAMO Barcellona”. Geraci è palermitano e docente universitario a Messina, mentre Sindoni è barcellonese e insegnante d’inglese. Hanno allietato il pubblico con ballate e testi di poeti locali, quali Nino Pino Balotta  e Nello Cassata, nonché con brani strettamente legati all’attualità. Nel corso della serata Sindoni ha presentato la giovane cantante Anna Lo Presti, che ha proposto un brano dello stesso Sindoni, e il poeta popolare improvvisatore messinese Pippo Leonardo, autore di due libri di poesie.

 

Sabato 14 “viviAMO Barcellona” ha allestito, al primo piano dell’ex pescheria (nella foto), la mostra grafica e fotografica “Riscoprendo Barcellona. Un patrimonio da valorizzare”, incentrata, con un doppio percorso, sui beni archeologici del nostro territorio e sulle architetture legate al monachesimo Basiliano. L’archeologa Manuela Russo si è occupata del centro archeologico di Monte S. Onofrio e della vasta e sottovalutata necropoli di Acquaficara, messa in relazione con la necropoli di Pantalica, spaziando poi verso Rodì Milici con la fortificazione megalitica di Monte Ciappa e la necropoli della Grassorella, e verso Tripi con Abacenum, l’unico centro archeologico della zona oggetto di interessamento da parte della istituzioni competenti. Il resto purtroppo versa in uno stato di abbandono, e rimane sconosciuto ai più. L’architetto Marilia Iacopino ha presentato il monastero basiliano di Gala, con approfonditi rilievi grafici e fotografici, assieme alle chiese dipendenti da tale monastero, e una proposta di valorizzazione dell’importante sito archeologico-monumentale. Anche il tempio (e retrostante grotta) di Santa Venera è stato oggetto di attenzione, e nella scheda storica riprende quanto da noi scritto in più occasioni sulla datazione del sacro edificio (G. Candioto, M. Crinò, I quartieri di Barcellona Pozzo di Gotto,2006;http://www.santifugazzotto.it/ArteeArchitettura.html. La mostra ha così posto all’attenzione del pubblico e del sindaco Candeloro Nania, presente all’inaugurazione, alcune rilevanti presenze archeologiche-monumentali del territorio che andrebbero adeguatamente valorizzate.

 

Sabato 21 la città è stata al centro di un importante avvenimento culturale: la presentazione del libro di Maria Rosa Naselli “Luigi Valli. Il primo Novecento attraverso gli affetti, le azioni, gli scritti di un intellettuale”, nell’aula magna del Liceo Valli,  pubblicato dalle edizioni Città del Sole di Reggio Calabria (www.cittadelsoledizioni.it). La Naselli, dipendente della Biblioteca Comunale, da anni si occupa di libri antichi e di riscoperta di personaggi locali. Con questo testo vuole ha voluto far conoscere la figura di Luigi Valli, studioso di grande spessore culturale che si occupò di quasi tutte le forme di espressione filosofica e letteraria. Valli nacque a Roma il 17 febbraio 1878, e morì a Terni il 22 febbraio del 1931. Il legame con la nostra città fu dovuto al matrimonio con Angelica Picardi (testimone di nozze Giovanni Pascoli), figlia del senatore Silvestro Picardi e della marchesa messinese Giovanna De Gregorio. La famiglia Picardi possedeva una villa di villeggiatura a Barcellona, tutt’ora esistente seppur in parte trasformata, e abbandonata dalla famiglia Picardi nel 1960. Valli si adoperò per l’istituzione del Liceo Classico di Barcellona, a lui intitolato nel 1951. Per la stesura del libro la Naselli si è avvalsa della collaborazione del nipote di Valli, Luigi, e del pronipote Giannetto, che hanno messo a disposizione dei documenti. Presenta una serie di schede su tutti i componenti della famiglia Valli e Picardi e un’antologia delle opere. La figura di primo piano di Valli nei primi decenni del Novecento, che oscillò tra studi filosofici e letterari ed impegno civile, politico e militare, dopo il fascismo fu sostanzialmente rimossa, conosciuta prevalentemente dagli sudiosi di “dottrine segrete” (per es. René Guénon), e riscoperta solo di recente dalla critica. E’ noto soprattutto per la lettura segreta e allegorica della Divina Commedia, sulla scia di Dante Gabriele Rossetti, Foscolo e Pascoli.  A parlare del libro si sono avvicendati, dopo i saluti del Preside del Liceo Domenico Genovese e del Sindaco Candeloro Nania, i docenti Giuseppe Rando, dell’Università di Messina, Patrizia Zangla, del Liceo Valli, e l’autrice Maria Rosa Naselli. Giuseppe Rando, in apertura, ha sottolineato la singolarità di questo evento con la morte avvenuta nel pomeriggio dello scrittore Vincenzo Consolo, originario di S. Agata Militello, che studiò proprio in questo Liceo. Dei testi di Valli il professore Rando conosceva ben poco, quindi si è documentato appurando che Valli è un dantista inattuale, per vari motivi, in parte legati al momento storico in cui visse, tanto che non fu immune dalla retorica, carico di enfasi, e disprezzo verso i poeti realisti. Il limite fu di essere una sorta di dilettante poligrafo, con superficialità giornalistica seppur versatile. Un Valli dalle idee non documentate scientificamente, un Valli dal tono assertorio che uno studioso odierno non potrebbe permettersi. Insomma, Rando ha criticato la scrittura criptica, l’esoterismo di Valli. Patrizia Zangla ha inquadrato la figura nel contesto storico, sottolineandone non solo l’aspetto letterario e politico, ma soprattutto la produzione politica e filosofica, sulla quale era sceso un velo di oblio, dovuto al legame con il fascismo. Infine la Naselli ha spiegato i motivi che l’hanno portata a scrivere il libro, cioè la necessità di far conoscere una figura legata a Barcellona, visto che la famiglia Picardi-Valli-Brogi (Carlo Broggi, architetto, cognato di Valli) si fece promotrice di iniziative socio-culturali per la città, come l’istituzione nella loro villa di una biblioteca pubblica, i cui libri sono poi confluiti alla Biblioteca Comunale e in quella del Liceo Valli, un ambulatorio per bambini disagiati, un asilo. Un personaggio comunque contraddittorio, ha ricordato, ma vicino alla sofferenza. Parallelamente sono stati esposti alcuni libri di Valli, in edizione originale, e le traduzioni curate dalla moglie Angelica (Le confessioni di S. Agostino; Della consolazione e Dei Benefizi di Seneca) assieme a foto d’epoca. Alla serata era presente il pronipote Giannetto Valli.

 

L’artista barcellonese Emilio Isgrò ha realizzato, per conto della “D’Auria Printing Group”, il Calendario d’Autore 2012. Unico nel suo genere, il bellissimo calendario della casa editrice vuole onorare la cultura. Adottando la sua consueta cifra stilistica, Isgrò è intervenuto su immagini artistiche di santi, selezionandone uno per ogni mese, cancellando nomi e date, e lasciando in evidenza solo il nome del santo e il relativo giorno. Il calendario è stato diffuso in 250 copie firmate e numerate. Una copia è esposta a Barcellona nella libreria Gutenberg, mentre è possibile visionarlo in pdf collegandosi al seguente indirizzo web: http://www.lucianomarucci.it/cms/index.phpoption=com_content&task=view&id=649&Itemid=888.

Isgrò è anche l’autore della copertina, pubblicata l’otto gennaio, de “la Lettura”, il supplemento culturale domenicale del Corriere della Sera. L’immagine fu pure utilizzata lo scorso anno per la campagna di presentazione del supplemento. Le farfalle sapienti (il titolo dell’opera) si librano svolazzanti senza confini sopra le parole cancellate dalle pagine di un libro, “come i pensieri nati da ogni buona lettura”, come ha scritto Gianluigi Colin nell’articolo di commento.

 

 

 

La rinascita dei luoghi

 

La rimozione del fango, dell’acqua e dei detriti, e la successiva ripulitura di una città alluvionata è un’operazione abbastanza complessa, che sembra non finire mai. Dopo il grande impegno dei volontari e dei privati con i mezzi meccanici, la parte finale spetta agli esperti: militari, protezione civile, tecnici. Quest’esperienza l’abbiamo vissuta a Barcellona nei giorni successivi alla terribile alluvione del 22 novembre provocata dall’esondazione del torrente Longano, che ha interessato buona parte della città causando danni anche nelle frazioni collinari e in pianura. Dopo i soralluoghi dei tecnici del Genio Civile e del Comune, si è compresa meglio la dinamica dell’esondazione, avvenuta a causa di dighe di alberi franati dalle montagne nella zona di Migliardo, che hanno trascinato a valle inerti alluvionali. Spetterà agli organi competenti verificare eventuali responsabilità per quanto avvenuto. Il Comune ha stimato in dodicimila le persone coinvolte dall’alluvione, e di questi un migliaio ha subito danni consistenti.

Il coordinamento barcellonese dei “Circoli dell’ambiente e della cultura rurale”, responsabile regionale Tindaro Di Pasquale, ha emesso pochi giorni dopo l’alluvione un comunicato da cui stralcio alcuni passi significativi, come spunto di riflessione per la messa in sicurezza della città: “La drammatica alluvione del 22 novembre, che ha colpito la città di Barcellona Pozzo Di Gotto, ha messo in evidenza una serie di problematiche legate alla gestione del territorio che vanno approfondite. Intanto, alla base di tutto c’è il cambiamento climatico in atto in questi anni, di cui bisogna tenere conto. L’esondazione del Longano è stata determinata dall’intensità delle piogge, che hanno trovato nel loro percorso naturale verso il mare una serie di ostacoli. L’acqua ha infatti prima sradicato nelle zone di Migliardo e Castroreale una grande quantità di alberi, trascinandoli nell’alveo, ha poi incontrato i ponti e infine la copertura di circa 700 metri, realizzata in corrispondenza del centro urbano di Barcellona. La parte sottostante, a suo tempo regolarmente pavimentata per lo scorrimento delle acque, si è riempita di detriti provenienti appunto dalle zone franate, rendendo difficoltoso il percorso dell’acqua, formando una sorta di tappo. E’ così tracimata, allagando tutto il centro cittadino. Cosa fare per evitare il ripetersi di un evento di tale portata? Intanto rivedere la piantumazione degli alberi lungo le sponde montane del torrente, capire come evitare che la furia delle acque possa sradicarli. Operare una periodica pulizia dell’alveo e soprattutto la pulizia e il controllo periodico di tutto l’alveo coperto. Rivedere e migliorare il sistema delle briglie a monte, operare con l’ausilio degli esperti di geologia e di idraulica per rendere il più possibile regolare il flusso delle acque, alla luce dell’aumento delle precipitazioni atmosferiche, peraltro concentrate nell’arco di pochi giorni. Riconsiderare eventualmente lo smantellamento di parte della copertura, che comunque, ne siamo consapevoli, comporterà grossi problemi di viabilità. Riconsiderare l’ultimo tratto di copertura, con pendenza verso l’interno e non verso l’alveo scoperto del torrente. Possibilmente verificare se è il caso di fare sigillare e rendere non più agibili i piani cantinati degli edifici nelle aree a rischio, ovviamente compensando i proprietari per il mancato utilizzo di queste superfici. Prescrivere per le eventuali nuove costruzioni o ristrutturazioni, ove possibile, un sollevamento del piano di calpestio del piano terra di circa 45 centimetri”. Alla luce di quanto avvenuto, la città di Barcellona potrebbe assumere un “ruolo pilota” per le problematiche idrogeologiche e urbanistiche legate alle città attraversate dai torrenti, coperti o scoperti che siano, anche e soprattutto in relazione ai cambiamenti climatici. Intanto un gruppo d’ingegneri e architetti ha elaborato e offerto gratuitamente al Comune il progetto del nuovo ponte di Calderà, crollato durante l’alluvione. Prevede una sola campata, sorretta da due travi in acciaio opportunamente controventate.

Un segnale di “rinascita” è stato la riapertura del Bar dello studente di via Carducci, proprio a ridosso del Longano. Pur essendo chiuso per ristrutturazione al momento dell’alluvione, ha subito parecchi danni alle nuove attrezzature depositate temporaneamente nel cantinato completamente allagato.

Tra le tante storie intrecciatesi nei giorni successivi all’alluvione, mi piace ricordare quella del piccolo gatto nero smarrito e bagnato, salvato da Giovanni Mazzeo, titolare della centralissima libreria Gutenberg. L’ha raccolto e rifocillato, e avendo già sei gatti, ha lanciato un appello per affidarlo a qualcuno. Pronta la risposta di una signora di Milazzo che l’ha adottato. Il piccolo gatto è stato battezzato Gutenberg; il suo colore è nero, nero come l’inchiostro per stampare i libri, da sempre principale veicolo di diffusione del sapere.

 

Sabato 10 dicembre è stata organizzata dai giovani la prima manifestazione pubblica dopo l’alluvione: ViviAMO Barcellona Pozzo di Gotto, con il patrocinio del Comune. In piazza Duomo sono stati allestiti gli stand della Protezione Civile e della Croce Rossa per la raccolta di vestiti nuovi, vendita di panini e magliette per raccogliere fondi per gli alluvionati del messinese e la pubblicizzazione del numero solidale 45590 (2 € da telefono fisso, 1 € da cellulare). Sono state proiettate le drammatiche immagini dell’alluvione che hanno fatto il giro del mondo, mentre sul palco, presentati dall’attore Giuseppe Pollicina, con un look misto tra Babbo Natale e Protezione civile, si sono esibiti gruppi musicali giovanili barcellonesi, come segno di rinascita della città.

 

Domenica 11 è ripresa l’attività prettamente culturale, con l’apertura della XVIII Esposizione internazionale d’arte “Artisti per Epicentro”, nella sede del museo nella frazione di Gala. La rassegna, come sempre organizzata e curata da Nino Abbate, si è avvalsa della presentazione di Andrea Italiano e dei testi critici in catalogo di Viana Conti e Toni Toniato. Sono state esposte le opere di Kengiro Azuma, Massimo Bartolini, Davide Boriani, Linde Burkhardt, Michele De Lucchi, Bruno Di Bello, Federica Marangoni, Elio Mariani, Paolo Mussat Sartor, Ugo Nespolo, Paolo Parisi, Triny Prada, Remo Salvadori, Giuseppe Spagnulo, Ernesto Tatafiore, Massimo Vitale, tutte espressamente realizzate per il Museo Epicentro su mattonelle in cotto trenta centimetri per trenta. Si tratta di artisti affermati sulla scena nazionale e internazionale dell’arte contemporanea, presenti nei maggiori musei italiani e stranieri e alle più importanti rassegne d’arte come la Biennale di Venezia, Documenta di Kassel e la Quadriennale di Roma. (epicentromuseo@virgilio.it; www.museoepicentro.com).

 

Dal 15 nell’ex pescheria di via Longo appena ristrutturata (nella foto) è stato allestito il mercatino organizzato dai commercianti che hanno subito danni dall’alluvione. Il 18 sera concerto della Dixie Jazz Band, con la partecipazione di Alessandro Presti alla tromba e Alba Plano alla voce. Al primo piano è stata allestita la mostra di foto del dopo alluvione Oltre il fango, organizzata da “ViviAmo Barcellona”,  scattate da Giuseppe Pollicina e dai fotografi professionisti Puccio Rotella, Santino Trifilò, Salvatore Chillari, Salvo Miano e Ignazio Brigandì. L’apertura, seppur non ancora ufficiale, del nuovo spazio al servizio della città ha richiamato un gran numero di cittadini, rimasti visibilmente colpiti dall’architettura dal linguaggio architettonico contemporaneo. “ViviAmo Barcellona” è un comitato cittadino spontaneo, nato per promuovere attività che mirino allo sviluppo sociale e culturale della città, favorendo la rinascita dei luoghi di aggregazione che incentivino la coesione mostrata dagli abitanti in seguito all’alluvione. In tale ottica ha varato un fitto calendario di eventi che si protrarranno fino a gennaio, con eventi culturali, concerti, animazione bambini, arti, mostre fotografiche. Il tutto in collaborazione con l’Assessorato Comunale alle Politiche Giovanili e al Centro Comunale Giovanile Cairoli.

L’ex mercato coperto di via Longo, oggi noto come ex pescheria, è una struttura costruita negli anni Cinquanta-Sessanta e progressivamente abbandonata: prima l’area di vendita del pesce, poi anche la parte destinata alla vendita di frutta e ortaggi. Il progetto di riqualificazione (architetti Angela Amone, Alessandro Pianetti Della Stufa, Rocco Smaldone, Elisa Trapani, ingegneri Luigi Genovese, Marco Graziano, Lorenzo Cimino, Valerio Tedesco) ha ripreso e rielaborato alcuni elementi caratterizzanti, come la pensilina sulla strada “rivestita” da uno scatolare in acciaio corten (lo stesso della Piramide della Fiumara d’arte di Mauro Staccioli), il percorso interno di attraversamento, anche qui una grande parete rivestita in acciaio corten, mentre nella zona di vendita del pesce è stata allestita la sala conferenze. Al primo piano è stato ricavato uno spazio da adibire a galleria d’arte. Il tutto ricoperto da una bellissima tettoia in acciaio e policarbonato che permette alla luce di giungere anche dall’alto. L’antistante via Longo è stata altresì ripavimentata in pietra, e fornita di elementi illuminanti moderni. La riqualificazione della strada, che sarà messa in comunicazione con la vicina area pubblica con giardini retrostante i palazzi a corte dell’Ottocento, farà riprendere l’antica vocazione di strada commerciale.

 

Sabato 17 gli operatori culturali si sono scatenati, organizzando in simultanea parecchie manifestazioni, alcune già programmate per fine novembre e necessariamente rimandate. Al Liceo Classico Luigi Valli è stato presentato il libro di poesie di Saverio Vasta "Il posto delle cose", pubblicato dall’editore Pungitopo di Patti. La presentazione è stata organizzata dalla sezione barcellonese della FI.DA.PA., presieduta da Nancy Astone. A relazionare Mariella Sclafani e Pina Freni, con letture di Zina D’Amico. Da Milano è intervenuto in videoconferenza l’artista e scrittore Emilio Isgrò.

All’ex Monte di Pietà la Società Dante Alighieri ha presentato il romanzo di Alessio Vitale Verri Un biglietto di sola andata. A parlare dell’autore e del libro sono intervenuti Vittorio Crupi, presidente della Dante Alighieri, Franco Speciale, Giusy Contraffatto e Giuseppe Messina. Gli interventi sono stati inframezzati dalle musiche eseguite alla chitarra da Alessandro Monteleone.

A Milazzo è stato presentato il libro di Dario De Pasquale Studi su Nino Leotti, pittore siciliano del gruppo Corrente.  Durante la presentazione dell’opera sull’artista barcellonese, organizzata dalla rivista Milazzo Nostra e dalla Pro Loco Manganaro, sono intervenuti Bartolo Cannistrà, Dario De Pasquale, Andrea Italiano e Gino Trapani.

 

Domenica 18 sono proseguiti gli appuntamenti cittadini con un convegno di Sinistra Ecologia Libertà sul dopo alluvione di Barcellona all’ex Monte di Pietà. Moderati dal segretario provinciale Salvatore Chiofalo, hanno partecipato i geologi Roberto Iraci e Massimo Putignano, Franco Roccaforte, dirigente della Protezione civile di Messina, Beniamino Ginatempo, responsabile provinciale di SEL, Paolo Castorina, responsabile scientifico SEL Sicilia. Molto interessanti e pertinenti gli interventi dei geologi, in particolare quello di Iraci, autore dell’ormai famoso studio di pericolosità sull’area di rischio idraulico per fenomeni di esondazione del Longano, consegnato mesi prima all’amministrazione comunale. La sua analisi è partita dal Piano Assetto Idrogeologico per cercare di approfondire le problematiche relative ai possibili rischi di esondazione del Longano, con una serie di indicazioni su come evitare i rischi di alluvione, anche alla luce della concentrazione delle precipitazioni atmosferiche. La relazione del geologo Putignano si è basata su documenti ufficiali, già in possesso della Regione, relativi al bacino del Longano. Roccaforte ha puntato l’attenzione sul ruolo fondamentale della prevenzione e del rispetto dei vincoli idrogeologici.

 

Venerdi 23 le associazioni e i clubs service della città (Corda Fratres, Fi.da.pa., G.V.V., Avulss, Genius Loci, Rotary, Lions, Leo, Pro Loco, Croce Rossa, Centro Commerciale Naturale, Basket Barcellona, Info Centre 2000) hanno voluto esprimere la propria gratitudine ai giovani volontari e alle Istituzioni che hanno operato nel fango dopo l’alluvione del 22 novembre, organizzando una serata con la Santa Messa di ringraziamento celebrata dall’Arcivescovo di Messina Mons. Calogero La Piana nella Basilica di S. Sebastiano e successivamente, in Piazza Duomo, la consegna di attestati d’onore ai giovani volontari. La serata è stata conclusa dal concerto della sezione maschile del Gran Coro Lirico Siciliano.

 

In occasione del Natale in città sono stati realizzati parecchi presepi artistici e viventi: a Pozzo di Gotto, all’Immacolata, ad Acquaficara, all’Oasi, a Sant’Antonino. Qui, negli spazi del convento, oltre al presepe vivente con le botteghe artigiane che rievocano le attività tradizionali del nostro territorio, è stata allestita la rassegna dei presepi artistici. Oltre cento i partecipanti al concorso per il miglior presepe, e due gli autori che hanno presentato i propri lavori: Santino Crisafulli e Antonino Munafò (www.ilmiopresepe.net). Inoltre nelle sale del convento è stata esposta la tela della Crocifissione del XVIII secolo, di autore ignoto, appena restaurata. Nel 1985, durante i restauri della chiesa, dietro questa tela fu ritrovato un affresco col medesimo soggetto. Si decise di rimuovere la tela, per mettere in risalto l’affresco, ed essa, con una scelta estremante infelice, fu arrotolata e conservata per oltre trenta anni  in un sacco di plastica, favorendone così il deterioramento. Con i soldi raccolti lo scorso anno con il presepe vivente si decise di farla restaurare, affidando l’incarico a Luciano Pensabene Buemi, restauratore di Naso, che, in collaborazione con la Soprintendenza di Messina, ha riportato il quadro all’antico splendore. Si attende adesso la collocazione definitiva, in chiesa o in una sala del convento. (www.santantoninobarcellona.it).

 

Per il centenario della nascita del pittore siciliano Renato Guttuso la Biblioteca Comunale di Barcellona “Nannino Di Giovanni” ha proposto due incontri, dal titolo “Sfrenato Guttuso”. Nel primo, il 28, è stato letto La Vucciria di Andrea Camilleri, un testo pubblicato nel 2008 da Skira. Dopo l’introduzione di Maria Rosa Naselli, della Biblioteca Comunale, e della storica dell’arte Mariafrancesca Scilipoti, gli attori Giovanni Corica e Claudia Soraci hanno letto, con taglio teatrale, il testo di Camilleri, che ruota attorno al grande e celebre quadro di Guttuso, con incursioni nel passato, al periodo dell’Inquisizione. Il successivo appuntamento su Guttuso sarà il 4 gennaio 2012, con la proiezione di un video che mostra l’artista al lavoro nel suo studio e intervento di Mariafrancesca Scilipoti.

 

Giovedì 29 nella nuova chiesa di Sant’Andrea si è esibito il coro de “I Piccoli Cantori” diretto da Salvina Miano. Il gruppo ha proposto un programma di canti legati al Natale dal XII secolo ai giorni nostri. I giovani cantanti in diversi brani sono stati accompagnati da Carmen Mazzeo al flauto e all’ottavino, e da Francesco Italiano alle tastiere.

Venerdi 30, sulla copertura del Longano, presso il Monumento ai Caduti, il musicista siciliano Roy Paci ha dato vita al “Bonarma day, musica @ palate”, concerto di beneficenza a favore delle popolazioni alluvionate del messinese. Seppur funestato dalla pioggia, il concerto, che ha visto la presenza di numerosi gruppi e singoli musicisti, ha coinvolto tantissime persone per tutta la serata.

 

 

 

Fango

 

Domenica 6 novembre 2011 il pittore Giuseppe Milone ha inaugurato nell’auditorium San Vito la mostra delle sue opere, rimasta aperta fino il 20. Lo storico dell’arte Andrea Italiano, nel commentare le opere, ha sottolineato come questa sia la quarta mostra a San Vito da quando l’auditorium è stato riaperto, e le quattro esposizioni sono rappresentative delle le varie strade in cui si dirama l’arte locale oggi. La prima mostra, la retrospettiva di Iris Isgrò, era incentrata sul realismo magico barcelgottese; la mostra di Francesco De Francesco ha proposto un mondo ultrareale; quella di Nino Abbate, da poco conclusa, ha portato avanti la ricerca linguistica verso il futuro. Infine oggi abbiamo Milone che tende ad estrapolare qualcosa di impercettibile dalla natura. Milone è un figurativo tradizionale, formatosi alla scuola di Salvatore Crinò e di Nino Leotti, che da giovane ebbe l’opportunità di osservare Migneco e Guttuso intenti a dipingere nella campagna di Cannistrà, ospiti di Leotti. Nella mostra sono stati esposti una trentina di dipinti, i cui soggetti, in prevalenza paesaggi, rappresentano l’anima della Sicilia. (www.giuseppemilone.it).

 

Giovedi 10, presso l’Istituto Comprensivo n. 3 “Bastiano Genovese”, nell’ambito della Settimana dell’educazione allo sviluppo sostenibile promossa dall’Unesco, in collaborazione con il Movimento “Città Aperta”, si è tenuto il convegno “Sorella acqua”, incentrato sui molteplici aspetti legati al prezioso bene naturale, fondamentale per la nostra esistenza. A relazionare, moderati da Tindaro Bellinvia, del Movimento Città Aperta, si sono alternati: Rosita Dell’Aglio, docente dell’Istituto B. Genovese; Egidio Maio, del Forum regionale per l’acqua pubblica; Salvino Fiore, Presidente del Consiglio Provinciale di Messina; Maria Teresa Collica e Antonio Dario Mamì di Città Aperta; il musicista Toti Poeta, che ha proiettato il video utilizzato a suo tempo per il referendum sull’acqua. Le conclusioni sono state tratte dal Carmelitano Padre Gregorio Battaglia, il quale, evidenziando il ruolo dell’acqua come bene “obbligato”, ha fatto notare come le religioni abbiano sempre un riferimento all’acqua, simbolo fondamentale nel Cristianesimo, nella religione Ebraica, nei Musulmani, quindi l’acqua come metafora di “Sapienza”. Infine ha citato un passo della Bibbia (Genesi 29, L’arrivo da Labano) dove si parla di Giacobbe e del pozzo dove si abbeverano uomini e animali, e invitando la scuola a far visitare agli alunni le sorgenti esistenti nel territorio.

 

Sabato 12 l’Università della Terza Età ha presentato il libro del senatore Domenico Nania Il testamento biologico. La terza via, pubblicato da Koinè Nuove Edizioni (www.edizionikoine.it). Nella sala dell’ex Monte di Pietà a discutere del libro, dopo la presentazione del rettore dell’UTE Ciano Santanocita, moderati da Nino Sottile Zumbo, si sono alternati: Luigi D’Andrea, docente di Diritto costituzionale presso l’Università di Messina, Marianna Gensabella, docente di Filosofia morale presso la stessa università e componente del Comitato Nazionale di Bioetica, e l’autore Domenico Nania. Il complesso argomento è stato sviscerato in tutte le sue problematiche, considerando che esistono a tal proposito tesi contrapposte tra il mondo cattolico e il mondo laico, seppur al loro interno con sfumature diverse. Un libro che offre interessanti spunti di riflessione sul cosidetto “Testamento biologico”, che sarebbe più corretto, è stato ribadito, definirlo “Dichiarazione anticipata di trattamento”, resosi necessario dopo la vicenda di Eluana Englaro, morta nel 2009, e in seguito ai progressi della medicina, che permettono un prolungamento della vita altrimenti impossibile. La terza via proposta da Nania vuole conciliare libertà e vita, si occupa della differenza tra salute e vita, dichiara un fermo no all’eutanasia in tutte le sue forme, opera la distinzione tra suicidio ed eutanasia. Il senatore propone un punto di equilibrio tra il diritto alla vita e la libertà personale, all’interno della Costituzione repubblicana, al di la delle posizioni dei laici e dei cattolici.  

 

Domenica 13 la libreria Gutenberg si è fatta promotrice di una singolare iniziativa: una video-presentazione dell’ultimo libro di Emilio Isgrò, L’Orestea di Gibellina e gli altri testi per il teatro, a cura di Martina Treu, editore Le lettere (www.lelettere.it), dove l’artista barcellonese ha raccolto tutti i suoi scritti per il teatro. Inizialmente era prevista la partecipazione “dal vivo” di Isgrò, in quanto coincideva con l’udienza presso il Tribunale di Catania di giorno 14, relativa alla nota vicenda dello spostamento del Seme d’arancia. Non essendo necessaria la sua presenza all’udienza, l’artista ha preferito restare a Milano e collegarsi via internet con la libreria e con gli amici che hanno ascoltato dalla sua voce l’esperienza dell’Orestea di Gibellina e del sodalizio con Ludovico Corrao, a cui ha dedicato un poemetto, di cui ha letto alcune parti. Isgrò ha anche parlato della situazione culturale di Barcellona, senza però volutamente entrare in merito alla questione del Seme, e nel corso del dibattito con gli amici, si è anche discusso dell’esperienza teatrale di Isgrò nel Teatro Mandanici Nascente, quando nel 1986 fu messo in scena lo spettacolo Didone Adonais Domine, con la regia di Memè Perlini.

 

Domenica 13 l’Associazione Musicale Mandanici (www.concorsomandanici.it), ha offerto ai barcellonesi un bellissimo concerto per violoncello e pianoforte, eseguito dal Duo Waccher-Mirabella, in occasione dell’anniversario della nascita del dottor Michele Giamboi (1936-2003). I due musicisti si sono esibiti all’ex Monte di Pietà, proponendo musiche tra Seicento e Novecento. Andrea Waccher, bolognese, frequenta i corsi di perfezionamento con Giovanni Sollima ed ha già inciso con Bruno Canino. Francesco Mirabella, di Modica, diplomato al Bellini di Catania, attualmente studia con Sergio Perticaroli a Santa Cecilia a Roma. Waccher aveva ricevuto l’8 maggio scorso il premio speciale Giamboi, nell’ambito del Concorso Mandanici, svoltosi a Barcellona. L’anniversario ed il concerto sono state l’occasione per la consegna diretta del premio (una borsa di studio) da parte della vedova Giamboi, la dottoressa Raffaella Comito, alla presenza della pianista Teresa Salvato, presidente dell’Associazione Mandanici, e del violinista Antero Arena, infaticabile organizzatore del Concorso e presentatore della serata. Michele Giamboi era nato a Lione, in Francia, ma durante la guerra la famiglia rientrò nella città d’origine, Novara di Sicilia. Si laureò in medicina a Messina nel 1961, specializzandosi in Igiene Generale e Speciale. Docente universitario di Igiene a Messina e primariato ospedaliero di Patologia Clinica, pubblicò numerosi lavori scientifici. Nel 1971 sposò Raffaella Comito, e approfondì con lei le medicine naturali, l’agopuntura, l’omeopatia ecc. Scrisse la voce “Floriterapia di Bach” per l’aggiornamento 1977 del Grande Dizionario Enciclopedico della UTET. Appassionato di musica, coinvolse in questo suo interesse la moglie ed i figli. Bach, Mozart, l’Ottocento, Beethoven e Brahms furono i suoi autori preferiti, che gli alleviarono le sofferenze della breve malattia che lo portò via prematuramente. Il Duo Waccher-Mirabella per iniziare ha proposto la Sonata n. 3 op. 69 di Beethoven. A seguire la celebre e bellissima Suite per violoncello solo del 1926, di Gaspar Cassadò (Barcelona 1897-Madrid 1966), violoncellista spagnolo che ebbe contatti con l’Italia suonando anche con Alfredo Casella; di Marin Marais (1656-1728) Les Folies d’Espagne; di Nicolò Paganini le Variazioni su un tema dal “Mosè” di Rossini, e infine lo straordinario Concerto rotondo scritto nel 1998 dal musicista siciliano Giovanni Sollima, ormai noto anche a coloro che hanno poca frequentazione con la “musica contemporanea”. Un brano complesso, di ardua esecuzione, dove il violoncello viene anche “percosso” per ottenere particolari sonorità.

 

Dal 15 al 20, nella Sala vetri dell’Oasi di Piazza San Sebastiano, ha esposto il “Pittore per caso”, come si definisce lui stesso, Nino Gentile. Le sue opere, di impronta surrealista, oscillano tra il decorativismo e figurativo, con alcuni dipinti ispirati ai Tarocchi. L’artista ha presentato anche un quadro esposto alcuni anni fa in una mostra collettiva al Louvre di Parigi.

 

Sabato 19 è stata inaugurata l’ex Centrale del latte di Sant’Antonio, ristrutturata per essere adibita a centro polifunzionale al servizio principalmente del quartiere, ma anche dell’intera città. L’edificio, costruito negli anni Cinquanta (il Consorzio fu istituito nel 1952), era ormai abbandonato da tempo. In esso si lavorava il latte portato dagli allevatori della zona, si producevano latticini e formaggi. Ebbe comunque vita breve, probabilmente circa un decennio. Il progetto di riqualificazione (architetti Francesco Messina, del gruppo Bodàr, e Giuseppe Grasso, assieme all’ingegnere Domenico Crinò), ha mantenuto le strutture esistenti, e utilizzando un sobrio ed elegante linguaggio architettonico moderno, ha restituito questa grande struttura alla città. Sorge in un punto nodale di Sant’Antonio, con accesso dalla Statale 113, si trova in prossimità della chiesa di S. Antonio Abate sulla collina, dell’oratorio della medesima chiesa (un salone proprio vicino all’ex centrale), e del cosiddetto “Torrione Saraceno”, probabilmente una chiesetta del periodo tardo-bizantino con cupola ben visibile dall’esterno, che andrebbe meglio conosciuta e valorizzata. Dopo il taglio del nastro da parte del sindaco Candeloro Nania, presente anche il parroco di S. Antonio Francesco Broccio, è iniziata la cerimonia d’inaugurazione, condotta dal vice Sindaco Antonietta Amoroso, con l’esecuzione dell’Inno Nazionale da parte del Consiglio Comunale dei bambini. A seguire gli interventi dell’architetto Francesco Messina, il quale ha esposto le linee principali utilizzate per la stesura del progetto, cioè mantenere il carattere “industrale” dell’edificio e mettere in relazione gli spazi interni ed esterni, e del dott. Francesco Crinò, presidente del Consiglio Comunale. Il sindaco Nania, oltre ad illustrare l’utilizzo polifunzionale della struttura, al servizio della parrocchia, dei bambini, degli anziani, per iniziative culturali, mostre ecc., ha ringraziato il senatore Domenico Nania per essersi adoperato per il finanziamento dell’opera. Questo intervento s’inserisce nel contesto più ampio di valorizzazione del quartiere (scalinata e sagrato della chiesa di S. Antonio, illuminazione della via Statale, lungomare di Spinesante, ripascimento dell’arenile). La serata è proseguita con la partecipazione degli alunni della primaria di Sant’Antonio, e del coro Ouverture diretto da Giovanni Mirabile. Parallelamente sono state allestite tre mostre d’arte con la partecipazione di Giuseppe Messina, Marcello Crinò e un gruppo di studenti d’arte provenienti dalla Bulgaria in visita in Sicilia e a Barcellona, dove hanno disegnato i beni architettonici della città.   

 

Martedì 22 novembre 2011 è un giorno che resterà nella memoria storica della città. Quello che s’ipotizzava che potesse accadere è accaduto: è esondato il Torrente Longano. Intorno alle tredici e trenta le acque hanno scavalcato i ponti invadendo tutta la copertura del torrente (nella foto), dalla zona antistante il Monumento ai Caduti fino all’ultimo tratto coperto, in prossimità del Palazzo satellite comunale. Dal nostro osservatorio privilegiato, al sesto piano di un palazzo sovrastante la copertura del torrente, abbiamo potuto vedere l’arrivo dell’onda di acqua e fango che ha travolto tutto. Ha spostato auto, cassonetti della spazzatura, detriti vari, e soprattutto ha trascinato innumerevoli tronchi e rami di alberi. L’acqua del torrente, come peraltro previsto dai geologi (seppur in maniera parzialmente diversa rispetto a com’è avvenuto), e indicato negli elaborati del Piano Regolatore Generale, si è incanalata lungo le strade laterali, dove ha travolto auto accatastandole, ha invaso i piani terra e i cantinati di negozi e abitazioni. A Calderà è crollato il ponte di collegamento con Spinesante. Anche il Torrente Idria e la Saja dei Cappuccini hanno esondato, e frane si sono avute nelle frazioni collinari come Femminamorta e Migliardo, con innumerevoli disagi per gli abitanti. Già nella serata ci sono stati i primi interventi di rimozione del fango, mentre il giorno dopo c’è stato l’arrivo massiccio di Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Forze dell’ordine, Esercito. Alla luce del sole s’è compresa la vera dimensione dell’alluvione, con tutto il centro urbano invaso dal fango e dall’acqua. Impressionante la quantità di fango dietro il Duomo, circa un metro, mentre lo spazio aperto a tre metri sotto il livello stradale, da dove si accede a un supermercato, in prossimità del Palazzo satellite, era interamente colmo d’acqua, così come il cortile delle scuole Elementare Capuana e Media Verga. Allagato anche il cantinato del Municipio dove è stato colpito, seppur in maniera non particolarmente grave, l’archivio storico, che sarà spostato quanto prima in luogo sicuro, e allagata l’adiacente chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Il ponte sulla via Roma e il ponte di via Regina Margherita risultano gravemente danneggiati. Sono state rimosse montagne di fango, di tronchi di alberi, di detriti, le tantissime auto danneggiate, trasportate nell’area del Mercato settimanale di S. Andrea. Moltissimi i giovani volontari, invitati tramite facebook, i Salesiani, i gruppi sociali, che hanno fornito il supporto ai mezzi meccanici per le operazioni di pulitura della città. Dobbiamo andare indietro nel tempo, alla notte tra il 2 e il 3 novembre del 1757, per rintracciare un’altra alluvione epocale del Longano, quando ancora il Torrente non era arginato e tantomeno coperto. Gli abitanti, come riferisce Filippo Rossitto nella sua storia municipale, data la gravità della situazione – la città era stata ridotta a un lago – avevano deciso di ricostruirla altrove, ma il Barone Michele Nicolaci chiese aiuto al re Carlo III. Il re ordinò all’ingegnere reale Poulet di verificare l’entità dei danni e prendere provvedimenti per evitare il ripetersi di eventi simili. Furono così riuniti i tre bracci del torrente, realizzati argini in muratura e costruite due strade laterali rialzate. In tal modo la via Umberto I, via Immacolata e il rione Marsalini, le aree più colpite dalle inondazioni, furono messe al riparo. Nei primi anni Sessanta iniziò la costruzione della copertura del torrente, che andò avanti in vari tronconi, fino all’ultimo tratto in prossimità del Palazzo satellite, già completato ma non ancora messo in funzione, ed eccezionalmente aperto al traffico in questa occasione per favorire il transito dei mezzi di soccorso e dei privati. Quest’ultimo tratto, per realizzare l’adiacente sottopassaggio di via del Mare, è stato eseguito con pendenza verso la copertura esistente, impedendo di fatto che la gran quantità di acqua riversatasi sulla copertura potesse defluire nell’alveo del Longano, mentre è defluita in via del Mare e nella strada parallela alla vecchia ferrovia.

 

Il 28 è morto in Calabria il regista siciliano Vittorio De Seta (Palermo, 15 ottobre 1923). Grande autore di documentari incentrati sul mondo meridionale che scompare, regista del celebre Banditi a Orgosolo del 1961, lavorò anche per la Rai. Una rassegna dei suoi cortometraggi, intitolata Sud nel cinema: le nostre radici, fu proiettata a Barcellona il 20 e il 21 settembre del 1997, presso la Biblioteca Comunale, nel corso di una manifestazione organizzata dall’Amministrazione Comunale e dall’ARCI Città Futura, nel quadro di un’opera di rivalutazione della sua opera iniziata in quel periodo. A curare il programma fu il nostro concittadino Nino Biondo (1964), laureato in Storia e critica del cinema presso “La Sapienza” di Roma, e autore di diversi cortometraggi.

 

 

 

 

Il Teatro nella memoria

 

L’Epicentro di Gala, Museo delle Mattonelle fondato da Nino Abbate, rappresenta una delle eccellenze del territorio barcellonese, con la presenza di circa mille opere su mattonella di ceramica delle dimensioni trenta per trenta centimetri, espressamente realizzate da artisti italiani e stranieri. Domenica 2 ottobre, presso l’auditorium San Vito, Nino Abbate ha presentato al pubblico il suo libro Un tributo all’arte, come nasce la collezione d’arte del Museo Epicentro, dove racconta la nascita di questa esperienza unica nel campo museale italiano. A presentare il libro si sono alternati tre oratori: l’autore di queste note ha prospettato la storia dell’Epicentro con la millenaria storia di Gala ed i personaggi illustri passati dal vicino monastero basiliano; Gino Trapani è partito da lontano, dalle prime mostre con Nino Abbate, nel Novanta, descrivendolo come un artista nomade, dagli aspetti istrioneschi, che vive l’arte come avventura. Ha evidenziato pure la mancanza organica di programmazione turistica del nostro territorio, con la conseguente penalizzazione delle esperienze come il Museo della Mattonella. Andrea Italiano, direttore artistico dell’Epicentro, ha invece illustrato la mostra di Nino Abbate, allestita parallelamente alla presentazione, facendo notare come l’arte del Duemila non è più l’arte del Novecento, basata sulla rappresentazione, ma bensì è un’arte di idee, un’arte che parla, ma che comunque necessita di una decodifica. Nino Abbate infine ha ringraziato i presenti, e soprattutto gli scomparsi che furono presenti all’Epicentro: Nello Cassata, Alessandro Manganaro, Nino Leotti, nonché un ricordo di Carmelo Coppolino Billè e dell’artista Vettor Pisani, recentemente suicidatosi. Hanno portato i saluti il Sindaco di Barcellona Candeloro Nania e il Sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca. Nell’auditorium San Vito, oltre ad un folto e qualificato pubblico, erano presenti fra gli altri il senatore Domenico Nania, il Procuratore Franco Cassata, l’artista Filippo Minolfi. La seconda parte della serata ha visto l’apertura della mostra di quadri e sculture di Nino Abbate, Epicentro di Epicentri, tutte opere sul tema del cerchio. Più che sculture, vere e proprie installazioni, collocate tra stucchi barocchi e colonne, compresa un’opera nella cripta dell’ex chiesa. Infine, nell’abside, l’installazione con le opere di centosettanta poeti invitati da Abbate a scrivere un testo sul tema del cerchio, in vista della costituzione del museo italiano della poesia circolare. I fogli sono stati disposti casulamente a terra, delimitati da un cerchio di pietre, mentre su un leggio è stato possibile leggere agevolmente tutte le poesie. La mostra si è conclusa domenica 16 con la lettura delle poesie da parte dei poeti presenti. Inoltre è stata ricordata la figura di Carmelo Coppolino Billè, poeta e animatore culturale recentemente scomparso, con interventi di Nino Abbate, Pippo Messina, Pippo Giunta e Carmelo Maimone. (epicentromuseo@virgilio.it; www.museoepicentro.com).

 

E’ uscito il numero di ottobre de “Il Ruggero”, il periodico di idee e portavoce di istanze diretto da Andrea Italiano. E’ un foglio A3 stampato fronte retro, a diffusione gratuita, che è possibile leggere anche sulla pagina facebook di Andrea Italiano e di alcuni amici. Nella lettera ai lettori, Italiano spiega il motivo che l’ha spinto a pubblicare Il Ruggero, giunto al sesto numero. Pubblica inoltre un editoriale di Tindaro Di Pasquale, giovane emergente della politica barcellonese, e articoli su libri, arte, cinema e musica. (beetowen@tiscalinet.it).

 

Martedì 18 è giunta notizia che la barcellonese Maria Teresa Crinò ha ricevuto una menzione speciale della giuria al XXIII concorso “Francesco Florio”, organizzato dal Centro Studi “Logos” di Licata, ottenendo un diploma di elogio e di benemerenza, col punteggio di 96/100. La giovane scrittrice ha partecipato al concorso con il racconto breve C’è ancora tempo, Terry!, incentrato sul bullismo nella scuola e i complessi rapporti tra Nord e Sud. Ha partecipato altresì alla sezione poesia con Paesaggio di Sicilia, conseguendo il punteggio di 93/100.

 

Venerdì 21, presso la Biblioteca Comunale “Nannino Di Giovanni” di Barcellona (via Regina Margherita 32), è stato presentato, a cura della Biblioteca e della Fi.Da.Pa., il romanzo Paulina di Giovanna Betto, pubblicato da Portaparole. Sono intervenute: Maria Rosa Naselli, della Biblioteca Comunale; Antonietta Amoroso, vicesindaco; Marina Lo Monaco, dirigente comunale; Nancy Astone, neo presidente della Fi.Da.Pa.; Patrizia Italia, dirigente scolastica; Masina Genovese, già presidente della Fi.Da.Pa, e l’autrice. La relazione sul libro è stata tenuta da Patrizia Italia, la quale ha illustrato le tematiche affrontate nel romanzo, assolutamente scorrevole, splendido ed incisivo nei momenti drammatici. Un testo di denuncia che provoca nel lettore forti reazioni emotive. Un’occasione di riflessione interiore e sociale. La relazione è stata integrata dalla lettura, da parte dell’autrice Giovanna Betto, di alcuni passaggi significativi del libro. E’ seguito l’intervento di Masina Genovese sull’infanzia violata nella nostra città. Ha portato a conoscenza del pubblico i dati nazionali sulla violenza nei confronti dei giovanissimi, e i dati di Barcellona, che non si discostano da quelli nazionali. Ha raccontato dell’esperienza in corso, denominata “Famiglie in rete”, con una famiglia leader in ogni scuola, in grado di coinvolgere alla pari le altre famiglie, per la prevenzione della violenza a scuola e nelle parrocchie.

 

Sabato 29, nell’auditorium San Vito, che ormai si caratterizza come importante luogo di eventi altamente qualificati (e tale deve rimanere), è stato presentato il libro di Salvina Miano Il teatro Mandanici e i teatri minori di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). Storia e vita artistica (1845-1967), Ismez editore, Roma. (www.ismez.org). L’autrice è pianista e direttrice di coro, laureata in Lettere moderne presso l’Università di Messina con una tesi sul Teatro Mandanici, che ne rappresenta proprio il nucleo fondante. Il volume, di 311 pagine, si avvale della supervisione di Johannes Streicher, della premessa di Roberta Travaglini, presidente dell’Ismez Onlus, della presentazione di Alba Crea, insigne musicologa messinese, e delle ricerche d’archivio di Salvatore Perdichizzi, marito di Salvina Miano e collaboratore infaticabile. Salvina Miano ripercorre tutta la vicenda del Teatro Mandanici, dalla prima inaugurazione avvenuta il 4 ottobre 1845, alla seconda inaugurazione, dopo i lavori di ingrandimento, del 29 ottobre 1891, alla terza inaugurazione, del 28 ottobre 1930, fino all’incendio che lo colpì il 31 maggio 1967. Attraverso minuziose ricerche in archivi e biblioteche, compresa la “Nazionale” di Firenze, dove ha rintracciato rarissimi periodici dell’epoca, riesce a fornire anche un elenco di spettacoli avvenuti nel teatro, grazie anche all’aiuto di numerosissimi privati che hanno messo a disposizione documenti e foto. Non solo, la Miano si occupa pure degli altri teatri e arene barcellonesi (Teatro Lentini, Teatro Verdi, Teatro Arena Vittoria, Sala-teatro Excelsior …), portando alla luce degli avvenimenti sconosciuti. Nel piccolo Teatro Lentini, in un edificio di vico Mamertini, avvenne nel 1899 la prima proiezione cinematografica barcellonese. E a quanto pare fu proprio il titolare, Giuseppe Lentini, a impiantare per primo una sala cinematografica a Catania. Fa anche un riferimento al Teatro dei Salesiani, ma non lo approfondisce, perché ciò avrebbe meritato un altro intero volume, in quanto l’attività di questo luogo teatrale si è sviluppata ininterrottamente dal 1923 ai nostri giorni. Si occupa pure degli spettacoli sul sagrato del Duomo di San Sebastiano, dal 1957 al 1965. Dall’elenco ricostruito degli spettacoli nel Mandanici emerge lo scarso interesse mostrato per il musicista a cui fu intitolato il teatro. Infatti non risultano esecuzioni di musiche o di opere di Placido Mandanici, con l’unica eccezione del 1964, quando fu eseguito Il canto di vittoria per le cinque giornate di Milano.

La presentazione, organizzata dall’Ismez-Onlus, è stata patrocinata dal Comune di Barcellona P.G., dalla Pro Loco “Alessandro Manganaro” e dall’Associazione Culturale “Genius Loci”. Ha moderato la serata Andrea Italiano, vicepresidente della Pro Loco e segretario della Genius Loci, il quale ha evidenziando come Salvina Miano, con la sua ricerca, rappresenti al meglio il talento barcellonese. Il libro viene a cadere in un momento importante, tra passato e futuro, visto che tra poco avremo finalmente il nuovo Teatro Mandanici, come ha dichiarato il sindaco Candeloro Nania, nel portare i saluti. Ha infatti comunicato che il nuovo teatro Mandanici, in fase di completamento, sarà inaugurato tra febbraio e marzo del prossimo anno. E’ poi intervenuta Alba Crea, del Conservatorio di Messina, che a suo tempo diede l’avvio a Salvina Miano per la tesi di laurea, poi ampliata e trasformata nel libro. Ha osservato come il Mandanici sia stato simile al Vittorio Emanuele di Messina, svolgendo cioè attività mista, non solo teatro lirico, ma sede di tutti gli spettacoli: veglioni, serate di gala, operetta e cinema, con la lirica non molto presente, a causa della mancanza di un’orchesta, di musicisti. Johannes Streicher, del Conservatorio di Bolzano, supervisore del libro per conto dell’Ismez (Istituto Nazionale per lo sviluppo Musicale nel Mezzogiorno), si è soffermato sul ruolo di questa istituzione che si occupa di ricerche sistematiche sui teatri del Mezzogiorno, nella convinzione che solo un’indagine scientificamente attendibile ed estesa a tappeto a tutte le realtà locali possa offrire un’immagine completa della vita musicale e civile in genere delle regioni meridionali. Gino Trapani, presidente della Pro Loco, si è soffermato sul ruolo del teatro Mandanici nella vita della città, ricostruito tenacemente più volte, e la necessità di un progetto organico per l’attività del Nuovo Mandanici. Ha sottolineato anche il ruolo del Teatro dei Salesiani, che ha sopperito alla mancanza del teatro Comunale, e infine ha ricordato lo stato non felice in cui versa l’archivio del Comune. Infine Salvina Miano ha illustrato le fasi salienti della storia del teatro con la proiezione d’immagini, anche rare, facendo notare come non bisogna sfruttare l’alibi della mancanza del teatro per la mancanza di una seria politica culturale. Concludendo che si deve guardare al passato per capire il nostro futuro. Sono poi intervenuti Franco Cassata, Felice Mancuso, Nino Currò, Domenico Nania e Franco Caliri, portando le loro testimonianze sul teatro e sull’incendio che ne ha provocato, a distanza di alcuni anni, la demolizione con le ruspe, ricordando (Nania) l’occupazione e le manifestazioni attuate per impedirne la demolizione. A completamento della serata intermezzi musicali di Daria Grillo e Federica Mangano (flauti), Alessio Vicari (clarinetto) e Carmela Stefano (fisarmonica). (Nella foto, da sinistra: Alba Crea, Salvina Miano, Gino Trapani. Johannes Streicher, Andrea Italiano).

 

Domenica 30, nella sala conferenze dell’ex Monte di Pietà, è stato inaugurato il sesto anno di attività dell’Università della Terza Età, che organizza trentacinque corsi articolati in sette macroaree. Ad illustrare l’attività il rettore Ciano Santanocita, mentre la professoressa Mariella Sclafani ha svolto la “Lectio magistralis” sul tema La parabola del Novecento: dal moderno al postmoderno. A seguire il concerto di Antero Arena al violino e Maria Assunta Munafò al pianoforte. I due musicisti hanno proposto un programma dedicato proprio Novecento, con musiche di Sergei Prokofiev (5 Melodies op. 35 bis), di Karol Szymanowski (Sonata op. 9), e di Bela Bartok (Danze popolari rumene). Come bis hanno eseguito  l’Adagio del musicista di Castroreale Riccardo Casalaina, morto prematuramente a Messina durante il terremoto del 1908. (E-mail: utebarcellonapg@gmail.com; www.utebarcellonapg.it).

 

Sempre domenica, la città è stata interessata da altri eventi - a parte l’insediamento dei nuovi arcipreti e parroci a Barcellona e a Pozzo di Gotto - come la giornata dell’Associazione dei commercianti “ShoppigAmo Barcellona”, con musiche, giochi e degustazione di “scardelline”, mentre nei giardini dell’Oasi s’è svolta la consueta “Fiera dell’antiquariato e del collezionismo”. In via Longo, di fronte all’ex pescheria di prossima apertura per essere adibita ad attività socio-culturali, si sono svolte le proiezioni del Festival cinematografico “Jalari in corto”, la cui sede principale è il parco Jalari.

 

Lunedi 31 è stata inaugurata la restaurata chiesa del SS. Crocifisso, appartenente alla parrocchia di San Giovanni,  alla presenza del sindaco Candeloro Nania, dell’Arcivescovo Calogero La Piana, di padre Tindaro Iannelli, e di padre Giuseppe Turrisi. Alla cerimonia di riapertura della chiesa, chiusa da diversi anni essendo stata dichiarata inagibile a seguito di crolli di intonaci, erano presenti varie Confraternite di Barcellona, l’architetto Daniela Motta, direttore dei lavori di restauro, e l’architetto Carmelo Pino, che ha seguito i lavori per conto della Soprintendenza di Messina. La chiesa, fondata nel 1663 da Don Tommaso Cocuzza di Castroreale, nel 1897 passò alla famiglia Saccano-Spagnolio di Centineo, discendenti del Cocuzza, che nel 1905 la donarono alla Curia di Messina. L’intervento di restauro, come ha ricordato l’architetto Daniela Motta nel suo intervento, ha fornito una serie di informazioni importanti e basilari per la comprensione dei cambiamenti subiti nel corso dei secoli, come ad esempio la chiusura delle originarie finestrelle dei campanili, ritrovate durante i lavori, per evidenziare la posizione delle quali si è deciso di lasciarne la traccia sul nuovo intonaco.  I lavori di restauro hanno riguardato sostanzialmente il rifacimento del manto di copertura, la cui sconnessione aveva provocato ingenti infiltrazioni di acqua e il rifacimento degli intonaci esterni, oltre ad una sommaria pulitura e ripresa dell’interno proprio per consentirne la riapertura. In tal modo la chiesa ha riacquistato l’originario splendore, andando ad aggiungersi nuovamente al patrimonio culturale fruibile della città. Nella chiesa fra l’altro è custodita l’unica statua esistente nel territorio comunale di San Nicola, l’antico santo patrono di Barcellona , prima di San Sebastiano. I fondi necessari all’intervento, è stato sottolineato, sono stati donati dalla parrocchia di San Giovanni con l’aiuto di una serie di contributi offerti dalla cittadinanza, dalle imprese che hanno eseguito i lavori e dagli sponsor. A conclusione dell’inaugurazione e benedizione della chiesa, seguita da moltissimi fedeli, il corteo si è spostato nella vicina chiesa di San Giovanni per l’insediamento di padre Giuseppe Turrisi, nuovo parroco di San Giovanni, che sostituisce padre Tindaro Iannelli trasferito al Duomo di San Sebastiano.

 

 

 

Strano destino

 

Strano destino, quello di Emilio Isgrò, cioè dell’artista che ha fatto della cancellatura la cifra stilistica prevalente delle sue operazioni artistiche. Nel 1956 fu riaperto, dopo due millenni, il teatro greco di Tindari, grazie all’apporto del regista Michele Stilo che mise in scena l’Aiace di Sofocle. Tra coloro che parteciparono fattivamente all’evento c’era pure Emilio Isgrò. Ma per un errore del tipografo il suo nome fu cancellato dai manifesti! (Cfr. Emilio Isgrò, La cancellatura e altre soluzioni, Skira, 2008, pag. 257). Nello scorso mese di agosto, la poesia visiva del Seme è stata rimossa, quindi “cancellata” dal giardino che fungeva da base all’installazione Seme d’arancia. La storia si ripete, a causa di “errori”. La prima volta fu errore del tipografo, la seconda volta un – possiamo definirlo – “difetto di comunicazione” tra l’Amministrazione Comunale ed Emilio Isgrò. Non voglio entrare in merito più di tanto nella vicenda, perché ritengo (forse sbagliando) che, come spesso avviene, la verità stia in mezzo. Ciascuno ha una parte di ragione: Emilio Isgrò difende il suo ruolo di artista e la collocazione, ormai storicizzata dell’opera; l’Amministrazione difende la scelta di recuperare l’area dismessa dello scalo merci, conferendo maggiore spazio e visibilità al Seme, seppur non più dalla via Roma, e realizzando accanto, spero differenziando bene le due cose, un giardino zen. (Nella foto scattata a giugno il Seme d’arancia prima della rimozione della poesia visiva). Sabato 17 Emilio Isgrò e Candeloro Nania si sono incontrati al Palazzo Comunale per discutere la questione. Isgrò era accompagnato dal suo legale, l’avvocato Pompeo Oliva, e dall’architetto Bruno Isgrò, che seguì a suo tempo gli aspetti tecnici dell’istallazione del Seme, mentre col sindaco c’era l’avvocato Rino Nania. Ciascuno ha ribadito le proprie posizioni, non si è raggiunto alcun risultato e tutto è stato rimandato ad un prossimo incontro. 

 

Un trentasettenne barcellonese ha avuto trapiantato il rene destro del tenore Salvatore Licitra, morto il 5 settembre, dopo nove giorni di coma. Licitra, nato a Berna da genitori siciliani, considerato l’erede di Pavarotti, era stato ricoverato all’Ospedale Garibaldi di Catania in seguito all’incidente stradale nel quale era rimasto coinvolto la sera del 27 agosto a Donnalucata, in provincia di Ragusa, mentre con la sua Vespa si recava al ristorante assieme alla sua compagna. Oltre al rene, è stato trapiantato il fegato a un catanese, mentre le cornee sono state depositate nella Banca degli occhi dell’Ospedale Cervello di Palermo per un successivo utilizzo.

 

L’8 settembre nelle nostre zone si festeggia la Madonna Nera di Tindari, la cui statua, di epoca bizantina, è stata sottoposta nel 1996 ad un restauro che l’ha riportata all’antico splendore. La tradizione vuole che ci si rechi in pellegrinaggio al Santuario a piedi. Secondo alcuni studiosi si tratta di un antichissimo rito di epoca pagana. Già allora si andava in pellegrinaggio nello stesso luogo, dove sorgeva un tempio dedicato a Cerere, o a Cibele. Ho trovato una bella descrizione di come avveniva il pellegrinaggio a Tindari nei primi decenni del secolo scorso: “A settembre cominciano i pellegrinaggi d’autunno: quelli che han luogo nei giorni 5, 6 e 7 sono i più grandiosi perché coincidono con la festa della Madonna (8 sett.). Spettacolo veramente pittoresco e caratteristico, feerie, di cui non si ha l’idea se non assistendovi, quella che offre l’insieme della festa e del pellegrinaggio! Non solo dal circondario e dalla provincia ma da tutti i paesi della Sicilia e della Calabria accorrono i pellegrini, dopo aver percorso 20, 50 e non di rado 100 chilometri, la maggior parte a piedi, il resto su qualsiasi genere di veicoli dal tipico istoriato carretto siciliano alla vecchia diligenza sconquassata, dal carro trainato da un paio di bovi rossi alla veloce auto signorile e tutti questi veicoli infiorati, dai cavalli o muli o bovi infiocchettati, imbubbolati, impennacchiati, sono stracarichi di gente che canta le appassionate canzoni isolane con accompagnamento di chitarre, di zampogne, di cembali e di nacchere… Dopo la visita al Tempio la moltitudine si sparpaglia per piani d’intorno ove un numero incalcolabile di mercanti offre ogni sorta di merce, dalle filigrane alla càlia (ceci abbrustoliti), dalle pannine al tamburello, dagli utensili agricoli alle scarpe di cuoio intonso”. (Eduardo Badolati, Tindari, ed. Alfieri & Lacroix, Roma, 1921, pp. 109, 110). Intorno al 1925 a Barcellona gli abitanti del quartiere Immacolata hanno instaurato la festa della Madonna Nera, chiaro riferimento alla madonna di Tindari, facendo realizzare una statua allo scultore Matteo Trovato. Come ogni anno il simulacro è stato portato in processione per le vie del centro cittadino, con partenza dalla chiesa dei Basiliani. Dopo una sosta nella Basilica di San Sebastiano, il ritorno alla chiesa di partenza, salutato dai fuochi d’artificio. La festa, che fino agli anni sessanta del secolo scorso coinvolgeva tutto il quartiere, nel tempo ha perso parte della sua importanza, ma è ancora molto sentita dagli abitanti della zona.

 

Venerdì 9, nella sede della Pro Loco, è stato presentato alla stampa il bando del 1° Premio Letterario – Artistico “Alessandro Manganaro”: L’Italia e i vernacoli. Il premio è stato indetto dalla Pro Loco in occasione del cinquantesimo anniversario della sua fondazione per onorare il suo primo presidente, proprio il professore Alessandro Manganaro (1917-1994), grande figura di umanista, impegnato su molteplici fronti del sapere. Il premio è articolato in tre sezioni: poesia (italiano e vernacolo), saggistica (studi artistici, storici e letterari), traduzione. Le opere dovranno pervenire alla Pro Loco entro il 10 novembre 2011, mentre la premiazione è prevista entro fine anno, in data da definire. Ad illustrare alla stampa l’iniziativa sono stati il presidente della Pro Loco Gino Trapani, il vice presidente Andrea Italiano e il consigliere Giuseppe Giunta. Per informazioni: beetowen@tiscalinet.it.

 

Domenica 18 il centro della città è stato interessato per tutta la serata dalla terza edizione di SHOPPINGamo Barcellona, l’iniziativa promossa dall’Associazione Commercianti Barcellona per promuovere l’attività del Centro Commerciale Naturale, cioè la rete dei negozi urbani. Un programma vario ed intenso, con il coinvolgimento delle Pro Loco di Barcellona e Terme Vigliatore, dei musei Cassata, Jalari ed Epicentro, che hanno così proposto una sintesi della propria attività. La casa editrice Smasher è stata presente con lo stand dei libri, mentre vari musicisti dislocati in diverse zone hanno allietato i numerosissimi cittadini che hanno mostrato di apprezzare l’iniziativa. I pittori hanno esposto le loro opere lungo la via Roma e strade adiacenti, sono state esposte e proiettate foto storiche di Barcellona, è stata offerta la degustazione della “piparella” con la malvasia, i bambini sono stati allietati con giochi popolari. L’evento culminante della serata è stato l’esibizione in Piazza Duomo del Gruppo Folklorico “Longano”, con danze e musiche della tradizione siciliana.

 

Il 21 è morto a Milano, dove si trovava ricoverato, il professore Antonio Rizzo, all’età di settanta anni, già docente presso l’Istituto Tecnico Commerciale, Geometri e Turismo, e animatore del “laboratorio teatrale” dell’Università della terza età. “Uomo dalle infinite risorse”, è stato scritto nel necrologio, appassionato di teatro, conferiva ai suoi personaggi un taglio abbastanza istrionesco, quasi sopra le righe. Lo ricordiamo nell’ultimo spettacolo, andato in scena all’aperto il 18 luglio dello scorso anno: una performance teatrale-surreale, intitolata Passaggio di Garibaldi la vigilia della battaglia di Milazzo, organizzata dalla Pro Loco, su testo di Gino Trapani. Rizzo era anche il regista e dava voce e corpo allo storico barcellonese Filippo Rossitto, in un fitto dialogo con “Peppe La Maestra” (interpretato da Giovanni Corica), singolare cittadino degli anni Cinquanta, mettendo in luce anche gli aspetti discutibili di Garibaldi. I funerali si sono svolti sabato 24 nella Basilica di San Sebastiano, officiati da padre Tindaro Iannelli. A conclusione del rito, Antonio Rizzo è stato ricordato dai “colleghi” attori Natalino Ingegneri e Giuseppe Pollicina, e da una delle nipoti.

Il 25 e il 26 a San Vito sono state esposte una serie di foto sul tema della pace “The symbol of peace”, provenienti da: Polonia, Bulgaria, Turchia, Francia, Azerbaijan, Lituania, Israele e Italia. La mostra, realizzata in occasione della Giornata Internazionale della pace, è stata curata dall’associazione culturale “ARocca”, dal Parco Jalari e dallo studio Eprojectconsult, col patrocinio del Comune.

Dopo la lunga pausa estiva, è ritornato a fine mese in edicola il mensile barcellonese MetroPòlis, diretto da Giovanna Betto, con Carmen Fasolo direttore editoriale e Alfredo Anselmo coordinatore redazionale. La copertina è dedicata al “Seme della discordia”, con approfondimenti di politica in preparazione delle prossime elezioni amministrative e indiscrezioni su possibili candidati a sindaco e assessori. Altri argomenti affrontati riguardano la legalità, l’abusivismo, la spazzatura, l’ospedale, il basket… Spazio alla cultura, e articoli da Castroreale, Terme Vigliatore e Messina.

 

 

 

Uno sguardo dal ponte

 

E’ scomparso il 4 agosto, dopo una lunga malattia, Carmelo Coppolino Billè, poeta ed intellettuale milazzese d’adozione (era nato a Castroreale il 3 febbraio 1946), molto presente, conosciuto ed apprezzato anche negli ambienti culturali barcellonesi. Possedeva una grande capacità di condurre le manifestazioni culturali, con una maniera tutta sua, abbastanza originale. Scendeva dal palco, quando c’era il palco, oppure percorreva la navata della chiesa (all’Immacolata), favorito dal radiomicrofono.  Era diventato uno degli elementi portanti del gruppo culturale FilicusArte, che raggruppa letterati e artisti di Barcellona e Milazzo, dove era stato da poco eletto presidente. A Barcellona ricordiamo la sua prima presenza come presentatore in quella ormai mitica manifestazione durata ben sei giorni, “U rimpastu da crita”, nel maggio del 2002 a palazzo Caliri, e in seguito la partecipazione alle manifestazioni culturali nella chiesa dell’Immacolata, fino all’ultima sua apparizione, il 29 maggio scorso, all’ex Monte di Pietà, per la presentazione del libro di Pippo Giunta. Addio, caro amico!

 

Dal 5 al 7, nella piazza San Rocco di Calderà, lo scultore barcellonese Santo Valenti ha esposto una selezione delle sue opere in legno, bassorilievi e sculture a tutto tondo, nell’ambito delle manifestazioni promosse dalla Pro Loco “Alessandro Manganaro” per il cinquantesimo anniversario della sua fondazione. Nato nel 1924, fu allievo dello scultore Eugenio Battista, ed oggi è l’ultimo artefice della vecchia tradizione locale, legata anche alla scuola serale di disegno della Società Operaia,  che diede nel tempo validi artisti della scultura e dell’intaglio, quali Turillo Sindoni, Sebastiano Mamì, Matteo Trovato, Vito Presti, Pasqualino Grasso, Salvatore Crinò, e tra i contemporanei Salvatore De Pasquale.

 

L’11 agosto è scomparso l’avvocato Antonino Russo, all’età di ottantuno anni. Come ha scritto Saverio Vasta sulla Gazzetta del Sud del 24 agosto “in qualità di vicepresidente dell’Agis, Russo partecipò al fervore culturale e imprenditoriale degli anni 60 e 70, quando le sale cinematografiche e le arene all’aperto erano diverse e frequentate”. La sua figura è stata ricordata nei giorni successivi presso l’Oratorio Salesiano dagli ex allievi di Don Bosco e dai suoi amici.

 

Venerdi 12, anniversario del bombardamento di Barcellona avvenuto nel 1943 sul finire della seconda guerra mondiale, una corona d’alloro è stata deposta, a cura dell’amministrazione comunale, davanti alla lapide che ricorda le settantaquattro vittime dei bombardamenti. Presenti alla cerimonia il vice sindaco Antonietta Amoroso, padre Tindaro Iannelli, assessori comunali, autorità civili, militari e semplici cittadini, tra cui parenti delle vittime e persone allora rimaste ferite. La città di Barcellona, oltre ai settantaquattro civili morti durante i bombardamenti, e numerosi feriti, pagò un tributo di sangue attraverso circa centotrenta militari morti nelle due guerre mondiali. Gli “alleati”, quel 12 agosto, secondo informazioni errate, cercavano i tedeschi (che non c’erano) ma spararono deliberatamente sui civili innocenti e disarmati, accanendosi soprattutto sul centro di Barcellona. Colpirono anche l’ufficio postale, nei cui pressi cadde il dottor Gaetano Bavastrelli, compiendo quella che è ricordata da Carmelo Bilardo, nel libro Amo, la mia città (edito dalla Corda Fratres nel 1993), come “una strage inutile”. Le case distrutte, riferisce Nello Cassata nella storia di Barcellona (vol. III, p. 17, 1982) furono 154, le danneggiate 287, circa duemila sinistrati senza tetto. I nomi di tutti i caduti, civili e militari, delle due guerre, sono incisi sulle lapidi poste accanto al monumento ai caduti. Questi i nomi dei caduti del 1943 così come riportati sulla lapide: Aliberti Santa, Aliquò Erminia, Aliquò Rosaria, Aliquò Santa, Anastasi Michele, Barresi Margherita, Battista Agata, Dott. Gaetano Bavastrelli, Benedetto Giovanni, Biondo Carmelo, Biondo Francesca e Flavia, Biondo Maria, Brigandì Angelo, Brigandì Giuseppe, Brigandì Salvatore, Brigandì Santo, Bucalo Rosa, Bucolo Tindaro, Bucca Sebastiano, Calabrò Giuseppe di Mariano, Calabrò Giuseppe di Salvatore, Caliri Domenico, Caliri Francesco, Cicciari Domenico, Cipriano Salvatore, Conti Salvatore, Cortese Agnese, Currò Salvatore, Currò Sebastiano, Cutropia Filippo, Cutugno Carlo, Cutugno Francesco, Cutugno Salvatore, Cutullo Sebastiano, D’Amico Carmelo, Di Bartola Angela, Fazio Angela, Genovese Antonio, Genovese Lorenzo, Genovese Santo, Guido Antonino, Iannello Attilio, La Motta Carmelo, Lazzaro Alfredo, Leotta Giuseppina, Longo Giuseppe Garibaldi, Lo Presti Mariano, Mazza Eugenia, Mazzeo Angelo e Fortunato, Mazzeo Giuseppa, Merenda Grazia, Pandolfo Giuseppe, Perdichizzi Giovanni – Giov., Petrella Michele, Pino Sebastiana, Pittari Santo, Presti Francesco e Sebastiano, Rotella Vittorio Emanuele, Scarpaci Caterina, Scollo Paolo, Scopelliti Carmela, Siracusa Vincenzo, Siracusa Vito, Sortino Carlo, Spada Antonino, Trattaro Luigi, Trimboli Antonino, Triolo Nunziato, Trovato Caterina, Trovato Giovanni, Perdichizzi Giovanni – Ant.

 

Il 13, con un articolo di Giuseppe Puliafito sulla pagina di Barcellona del Giornale di Sicilia, è stato aperto il vivace dibattito sullo spostamento del Seme d’arancia di Emilio Isgrò, attualmente collocato nella piazza dell’ex stazione in corso di riqualificazione. Da qualche giorno in città si parlava di questa operazione, visto che era stata smantellata una parte della base della scultura, quella cioè con gli alberi e con la scritta. Il punto è questo: nel quadro della sistemazione dell’area della vecchia stazione è stato previsto anche lo spostamento del Seme in uno spazio adeguato, per liberare la piazza della stazione. Assieme al Seme dovrebbe trovare posto anche un giardino zen dello scultore giapponese Hidetoshi Nagasawa, autore recentemente di una scultura a Castroreale. Emilio Isgrò non sarebbe stato informato dello spostamento, e con una lettera al sindaco ha contestato tale decisione. L’esponente socialista Gino Caruso si è fatto promotore di un comitato per la salvaguardia dell’opera di Isgrò, con una manifestazione pubblica lunedi 22 lanciata attraverso Facebook. Un gruppetto di persone nella serata si è radunato di fronte al Seme, e sono stati distribuiti volantini con il testo di Produce arance, la poesia con la quale Emilio Isgrò tracciò a suo tempo un ritratto della città esportatrice di agrumi. Un manifesto collocato sulla recinzione del cantiere ha spiegato le ragioni della protesta: in sostanza ritengono che lo spostamento dell’opera di Isgrò sia un atto di disprezzo verso l’arte, verso l’artista e verso la città. L’animata discussione si è protratta per tutto il mese sulla stampa locale e nazionale, anche con molte imprecisioni e forzature. Probabilmente a Barcellona non si è mai parlato tanto di Emilio Isgrò e del Seme d’arancia, neanche al tempo dell’inaugurazione, avvenuta il 3 marzo del 1998. L’opera non è mai stata capita appieno, non è stata apprezzata dai più, imbrattata da vandali nel disinteresse generale.

E proprio di Emilio Isgrò è stato appena pubblicato L’Orestea di Gibellina e gli altri testi per il teatro, a cura di Martina Treu, editore Le lettere. Un’intervista a Isgrò sul libro è andata in onda su Radiotre Rai il 16 agosto. L’artista ha sottolineato come l’Orestea di Gibellina, spettacolo d’avanguardia, non sia stato fruito solo dagli intellettuali, ma dai contadini e dai pastori di Gibellina, i quali, aggiungo io, hanno apprezzato e vissuto in prima persona questa grande operazione culturale legata alla rinascita del territorio. Artefice della rinascita di Gibellina, all’insegna dell’arte e dell’architettura contemporanea, con opere, solo per citarne alcuni, di Gregotti e Samonà (il municipio), Quaroni (la chiesa), Purini (le cinque piazze), Consagra (la grande stella), Paladino (il cavallo), Burri (il cretto sulla città distrutta, tra le più grandi opere di land-art a livello mondiale), l’allora sindaco di Gibellina, Ludovico Corrao, tragicamente scomparso proprio questo mese.

 

Il 16 agosto a Calderà è stato festeggiato il patrono San Rocco, iniziando di buon mattino con la fiera del bestiame nell’alveo del torrente Longano accanto al ponte (nella foto). Una fiera che secondo lo storico Filippo Rossitto (citando la Sicilia Sacra di Rocco Pirri, notizia XVI) risalirebbe al 1105, quando la contessa Adelasia concesse una fiera franca di otto giorni. Dal 1747, epoca di edificazione della chiesa di San Rocco, divenne fiera mercato della durata di tre giorni; fu riattivata nel 1827 con decreto del luogotenente del re per la Sicilia, per poi ridursi, negli ultimi decenni, ad una sola mattinata. Negli ultimi anni ha comunque avuto una ripresa, segno di un rinnovato interesse nei confronti delle tradizioni cittadine, nonostante gli spazi angusti in cui si svolge, tanto che alcuni “stand” espositivi e bancarelle sono allestiti lungo le strade adiacenti. Molti i barcellonesi e i turisti che l’hanno visitata, districandosi tra vitelli, pecore, capre, suini, cavalli, pollame. I festeggiamenti del Santo, che ogni anno richiamano migliaia di persone, sono proseguiti nella serata con la processione lungo le strade della frazione marina, mentre il giorno dopo s’è svolta la suggestiva processione sul mare, con un peschereccio addobbato di fiori e bandierine dove è posto il simulacro del Santo, seguito da altre imbarcazioni, e a conclusione i fuochi d’artificio di mezzanotte.

 

Domenica 28, il Movimento per la Divulgazione Culturale e la FilicusArte hanno organizzato una Serata d’Onore dedicata alla memoria di tre personaggi che ci hanno recentemente lasciato: Biagio Catania, Carmelo Coppolino Billè e Ludovico Corrao. L’incontro si è svolto nella sede estiva del Movimento per la Divulgazione Culturale a Spinesante. All’incontro sono intervenuti Pippo Messina, Pippo Giunta, Carmelo Maimone, Nico Zancle, Rosetta Lo Vano, Danilo Di Salvo, Vito Natoli, Nino Gentile,  i quali hanno ricordato i tre uomini di cultura, leggendo testi, poesie, raccontando eventi sul filo della memoria. Di Biagio Catania sono state esposte delle opere pittoriche, mentre i musicisti Fabio Lisanti e Alessandro Monteleone hanno proposto alcuni brani di musica classica per violino e chitarra.

 

Giuseppe Alibrandi, autore della prima biografia di Nino Pino Balotta (1909-1987), pubblicata dalla casa editrice Pungitopo nel 1982, ha recentemente pubblicato in proprio un altro libro dedicato all’illustre barcellonese, dal titolo Il nòcciolo della questione. Dopo quel primo libro, e successivamente alla morte di Pino, gli è stato possibile accedere a diversi archivi, ai documenti di Pino depositati all’Istituto Gramsci di Palermo, ai documenti di e su Pino digitalizzati a Barcellona dall’Infocentre 2000, parte dei quali esposti in diverse occasioni. Nel libro si occupa anche delle ultime vicende, cioè la questione della sua eredità, la costituzione dell’archivio dei documenti, l’attività del Comitato cittadino per le celebrazioni del centenario. Ripercorre dunque la figura di Pino nelle sue molteplici sfaccettature. I legami con il futurismo, con la massoneria, dove si iscrisse nel 1947, ma successivamente non ne rinnovò l’iscrizione. Propone la sua corrispondenza con l’altro biografo, il francese Francis Gastambide, il teatro (U tamburu), le poesie. Ripubblica articoli, come quelli di Antonio Fragale in “Almanacco Vann’Antò”, e di Giuseppe Bonavita, direttore didattico barcellonese oggi in pensione, apparso nel 1988 sul mensile “Il setaccio”, nonchè scritti di Pancrazio De Pasquale e di Marcello Cimino. Infine l’articolo di Nino Pino “Barcellona contadina”, scritto per Barcellona un tempo, edito dalla Corda Fratres nel 1983. (Il blog di Giuseppe Alibrandi: www.marebluefin.altervista.org)

 

Due strade sono state intitolate a cittadini barcellonesi: il dottor Gaetano Bavastrelli e l’artista Salvatore Crinò. La strada dedicata a Bavastrelli è una traversa della via Kennedy, compresa tra la via De Luca e la via Cutugno. Quella dedicata a Salvatore Crinò è una traversa dello Stretto primo Zigari, la strada che collega il prolungamento della via Roma con l’ingresso lato Zigari del Cimitero Comunale. L’intitolazione delle strade ai due barcellonesi fu chiesta a suo tempo dai rispettivi parenti, e le richieste accolte dalla giunta comunale su proposta della commissione toponomastica. Gaetano Bavastrelli, nato nel 1896, medico chirurgo dell’Ospedale Cutroni Zodda, morì, come ricordato prima, durante i bombardamenti del 12 agosto 1943 in piazza Duomo, mentre si recava, nonostante le bombe, all’ospedale per svolgere il suo lavoro. Salvatore Crinò, pittore e scultore, era nato a Messina nel 1895 da genitori barcellonesi. Morì il 28 agosto 1972 a Barcellona, dove diresse la Scuola serale di disegno della Società Operaia di Mutuo Soccorso. Tra le opere di pittura il Sacro Cuore su tela, e il ritratto di Garibaldi ad olio del 1962, di proprietà della Società Operaia. Tra le sculture l’Urna del Cristo Morto, realizzata tra il 1928-29 (chiesa di S. Giovanni), e la statua di Santa Rita, scolpita nel 1948 assieme al figlio Sebastiano (chiesa del SS. Crocifisso).

 

 

 

Centro commerciale

 

Il 3 luglio la Chiesa festeggia Papa Leone II, nato, secondo gli storici in Sicilia, più precisamente a Messina, oppure ad Aidone o a Piazza Armerina, e secondo una leggenda locale, a Milici, frazione di Rodì, nel VII secolo. Proprio a Milici, nella via Papa Leone II esiste tuttora una casa a due piani indicata come la sua casa natale. Altri sostengono che la vera casa natale è stata distrutta nella seconda metà del XX secolo.  Ciononostante, nella settecentesca chiesa di San Rocco a Milici, ormai in stato di grave degrado, esisteva un altare dedicato al papa Leone II e una  tela del XVIII secolo, opera di Domenico Puglisi, raffigurante il papa con il paesaggio di Milici. La tela è stata poi spostata in una sorta di piccolo museo, antistante il Palazzo dei Cavalieri di Malta, dove sono state raccolte altre opere d’arte. Leone II, Santo, fu papa dal 17 agosto 682 al 3 Luglio 683, succedendo a S. Agatone e venendo consacrato dai tre vescovi suburbicari d’Ostia, Porto e Albano. Confermò il concilio Costantinopolitano III (ecumenico VI) e lasciò un severo giudizio sul suo precedessore Onorio I per non essere stato sufficientemente attento alla difesa della purezza della fede cattolica nei riguardi del monotelismo, una dottrina cristologica del VII secolo, condannata come eretica.

 

Domenica 3 luglio 2011 l’Associazione Commercianti Barcellona ha inaugurato il Centro commerciale naturale, con lo slogan “Shoppingamo Barcellona”, all’interno del centro urbano di Barcellona, con l’adesione di una trentina di esercizi associati, rimasti aperti per tutta la durata della manifestazione, e il patrocinio del Comune. La città storicamente è nata lungo la via di collegamento tra Palermo e Messina proprio per il commercio. Ad essere venduti erano i prodotti agricoli della vasta pianura ai piedi dei Peloritani, in particolare le arance,  e il bestiame, di cui la città fu un grande centro di allevamento e di esportazione. La nascita negli ultimi anni dei centri commerciali, cioè di questi strani luoghi adesso oggetto di studio da parte degli urbanisti, ha fatto si che ci fosse una riduzione delle vendite nelle città. Per questo motivo l’Associazione ha voluto lasciare un segno, un’impronta decisiva per far rinascere l’entusiasmo in un ambiente che per tanti motivi è rimasto a guardare le attività e le iniziative di questi centri. La sera di domenica il primo appuntamento, con la volontà di replicarlo ogni prima domenica del mese, con spettacoli ed animazioni per i più piccoli. Con centro piazza Duomo, e diramazioni nelle strade vicine, si sono alternati spettacoli, danze (flamenco e danza del ventre), auto d’epoca, mangiafuoco, trapezisti, illusionisti, mostre di pittura… I barcellonesi hanno sostanzialmente aderito con entusiasmo all’iniziativa, che si è protratta fino alla mezzanotte, facendo si che la città fosse vissuta come da tempo non accadeva, con le eccezioni delle Notti antique e delle Notti dei giovani artisti, dalle quali questa manifestazione sembra averne assimilato gli intenti. Il direttivo dell’associazione è composto da: Salvatore Puglisi (presidente), Enzo Giglio (vice presidente), Pio Casella (segretario), Rossana Viganò, Giuseppe Ruolo, Antonio Famà.

 

La sera di giovedi 7, a Spinesante, nel giardino della sede estiva del Movimento per la Divulgazione Culturale (associazione fondata dall’artista Pippo Messina), è stato offerto ai soci e agli amici della FilicusArte e della Genius Loci, un concerto di musica classica per violino e chitarra. Esecutori d’eccezione il violinista Fabio Lisanti ed il chitarrista Alessandro Monteleone. Hanno proposto un programma di musiche di Nicolò Paganini (1782-1840), autore di circa duecento brani per violino e chitarra, dal titolo “La musica nei salotti dell’Ottocento: Il violino e la chitarra del genio Paganini”. Si è trattato dell’anteprima del concerto che il duo ha tenuto il giorno dopo a Messina, nel chiostro dell’Arcivescovado. Tra i pezzi eseguiti la Sonata n. 1 in La minore, la Grande sonata in La Maggiore, la Sonata n. 4 in La maggiore, la Sonata concertata.   Nel corso della serata, Pippo Messina ha ricordato l’amico Biagio Catania, scomparso da poco, sempre presente alle manifestazioni dell’associazione, ed ha donato delle targhe d’onore per l’attività culturale svolta alla professoressa Teresa Rizzo, presidente dell’Accademia Internazionale “Amici della Sapienza” di Messina, e ai due musicisti Fabio Lisanti e Alessandro Monteleone.

 

Domenica 10, nei giardini dell’Oasi di Piazza San Sebastiano, le edizioni Smasher di Barcellona (www.edizionismasher.it) hanno organizzato una discussione sulla fotografia, prendendo spunto dall’ultimo libro di Giulia Carmen Fasolo Circospette Ombre. A parlarne, coordinati dai giornalisti Leonardo Orlando (Gazzetta del Sud) e Manuela Modica (l’Unità), sono stati: il sindaco Candeloro Nania, il quale nel porgere i saluti ha descritto Barcellona come una “città complicata ma attiva e vitale”, Patrizia Zangla, docente di filosofia del Liceo Classico Lugi Valli di Barcellona, Monica Musolino, docente di sociologia urbana, il regista milazzese Salvatore Presti, ed infine Giulia Carmen Fasolo. I relatori hanno affrontato sotto varie angolazioni il tema della fotografia, dal suo rapporto con lo spazio, il tempo e la realtà, la fotografia come “potere”, il tema della morte, il rapporto tra foto tradizionale e foto digitale. Una serata ricca di stimoli, con diversi interventi da parte del pubblico. Oltre le foto della Fasolo, sono state esposte opere fotografiche di Monica Ferretti e Antonella Taravella.   

 

Giorno 12 sono iniziate le operazioni di taglio del grande pino nei pressi della chiesa dei Cappuccini. Da tempo era ammalato, rischiava di cadere, e ciò avrebbe comportato grossi danni data la considerevole mole. L’albero è stato tagliato pezzo per pezzo. Ciascun elemento è stato prima assicurato con delle fasce a una autogru, mentre gli operai tramite elevatore col cestello procedevano al taglio in tutta sicurezza con la motosega. Le operazioni sono durate tre giorni, con parecchie difficoltà dovute alla mole dell’albero e ad alcuni pezzi che dopo il taglio quasi totale (non veniva effettuato del tutto per ragioni di sicurezza degli operatori) non riuscivano a staccarsi. Alla fine abbiamo potuto verificare che il diametro dell’albero alla base misura centoquaranta centimetri. Il pino, assieme all’altro poco distante, rappresentava un forte segnale nel panorama barcellonese, infatti era riconoscibile nelle foto più antiche della città. Probabilmente gli alberi furono piantati nel XVII secolo, all’epoca di edificazione del convento dei monaci cappuccini, di cui oggi esistono solo i ruderi sottoterra, mentre la chiesa, dopo il restauro e il consolidamento della collina, operato pochi anni addietro, è aperta al culto.    

 

Venerdi 22, nell’auditorium San Vito, è stata inaugurata la mostra di pittura di Francesco De Francesco, dal titolo Memoria-Sogno, organizzata dalla Fidapa col patrocinio del Comune. Il pittore, nato a Barcellona nel 1938, vive a Bergamo, dove ha svolto la sua attività di medico ospedaliero. Anche scultore, è autore delle statue “Longano e Idria” collocate nella fontana in piazza Duomo di Barcellona nel 1998. Nel 1999 ha illustrato i due libri di Xavier de Maistre Viaggio intorno alla mia camera e Spedizione notturna intorno alla mia camera, tradotti dal barcellonese Carmelo Geraci, con prefazione di Emilio Isgrò. Insomma, è in buona compagnia! La mostra a San Vito, allestita da Giovanni Fugazzotto, ha presentato per la prima volta ai suoi concittadini una selezione della sua intensa attività. Nel corso della serata, presentata da Pina Freni, presidente uscente della Fidapa sezione di Barcellona, è intervenuta Lucia Emmi, presidente distrettuale della Fidapa,  Giuseppina  Seidita, presidente nazionale Fidapa, il vicesindaco Antonietta Amoroso, il sindaco Candeloro Nania, e il critico d’arte Andrea Italiano, che ha sviscerato la complessità della produzione artistica di De Francesco. “Non può esistere una chiave di lettura univoca dei quadri di Francesco De Francesco. – scrive Italiano nel pieghevole della mostra - Tale è la ricca complessità di un quadro di De Francesco che possiamo paragonarlo solo ad un’icona bizantina: in entrambi la fissità dell’introspezione vince sul dinamismo dell’azione, la simbologia rimanda ad un mondo interno che è più importante di quello esterno, in entrambi il significato dell’oltrepassare l’apparenza del fenomeno è suggerito da una molteplicità di segnacoli, di porte, di chiavi, di complessi moltiplicatori di senso disseminati nel quadro alla maniera di indizi.” Infine è intervenuto Francesco De Francesco, il quale, ringraziando tutti per l’accoglienza ricevuta dalla sua città natale, ha evidenziando la sua non appartenenza a correnti artistiche, ed ha fatto notare come il sogno e la memoria servono a guardare verso il futuro.

 

Martedi 26, all’ex Monte di Pietà è stato presentato Conti zafarani, raccolta di quattro racconti dello scrittore di Bagheria Giovanni Canzoneri, pubblicata dalle edizioni Smasher (www.edizionismasher.it). A dialogare con l’autore, nato a Palermo, vissuto a Bagheria e poi emigrato al nord, è stata Carmen Fasolo, titolare delle edizioni Smasher. Sono quattro i racconti del libro, scritti in una lingua piena di termini “dialettali” anche arcaici della zona occidentale dell’isola: ‘U diavulu e ‘u viddanu, Vox populi, Lo spavaldo, il saggio e la questione delle corna, Amorosi sensi. Il titolo, Conti zafarani, si rifà alla “zafarana”, un composto di riso e coloranti naturali inventato a Palermo negli anni Cinquanta in sostituzione del costoso zafferano. Scrive la Fasolo nella presentazione: ”…nei conti zafarani non vi capiterà di trovare morti ammazzati…, ma v’imbatterete ugualmente in avvenimenti intriganti, bizzarri e misteriosi, che la vita umana giorno per giorno riserva, immersi nello spirito di un popolo giocondo, lasciandovi sempre con il sorriso sulla bocca.”  I contenuti dei racconti, a nostro avviso, sembrano oscillare tra l’ironia di Bulgakov (Il maestro e Margherita) e i paradossi dello scrittore di fantascienza Robert Sheckley.

Venerdi 29, all’ex Monte di Pietà è stato presentato alla stampa il protocollo di intesa per la realizzazione del Museo Urbano e attività collaterali, quali il punto Info, la segnaletica culturale con pannelli illustrativi posti di fronte ai beni culturali, l’organizzazione di itinerari turistici e di visite guidate. Il protocollo  è stato firmato tra la Genius Loci  e i seguenti Enti: Pro Loco, Museo Cassata, Museo Epicentro, Museo Jalari, Associazione Smasher, Corda Fratres, Movimento per la Divulgazione Culturale, Confraternita di Sant’Eusenzio, Associazione Commercianti del Centro. All’incontro erano presenti: il sindaco Candeloro Nania, Bernardo Dell’Aglio (Genius Loci), Carmen Fasolo (Associazione Smasher), Pippo Messina (Movimento per la Divulgazione Culturale), Nino Abbate (Museo Epicentro), Mariano Pietrini (Parco Jalari), Gino Trapani (Pro Loco), Emanuele La Scala (Corda Fratres), Gianni Pino, esperto del settore. Il Museo Urbano, in collaborazione con l'Ammninistrazione Comunale, potrebbe trovare la sua collocazione al primo piano della vecchia stazione in corso di ristrutturazione, ed essere dotato di materiali multimediali e didattici, documenti storici, opere d’arte. Il tutto con la finalità di presentare un unico percorso espositivo, per far conoscere la storia della città, i beni culturali, le tradizioni e le valenze del territorio. Queste le sezioni di massima del Museo: Territorio: Parco Jalari, Museo Cassata, Galleria Epicentro, Oasi di Sant’Eusenzio; Pannelli con i beni culturali della città e postazione multimediale; Tradizione e culto del Venerdi Santo; Barcellona un tempo; Barcellona antichi mestieri; Esposizione di “quartare” e oggetti simili, esposizione di sculture.

A fine mese è stato messo in distribuzione gratuita il numero 5 de Il Ruggero, periodico di idee e portavoce di istanze, diretto da Andrea Italiano. Il foglio, stavolta in formato più grande del consueto, propone articoli e riflessioni di Andrea Italiano, Rino Nania, Giuseppe Silleri, Francesca Romeo, Fabio Coppolino. (E-mail della redazione: beetowen@tiscalinet.it).

La casa editrice Pungitopo di Patti (www.pungitopo.com) ha pubblicato un volume, nella collana di documenti inediti e rari della storia di Sicilia, dedicato a Barcellona, dal titolo Barcellona Pozzo di Gotto. Inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche 1875-1876. Il libro, a cura di Tindaro Gatani, con introduzione di Antonio Franco Cassata, presenta i documenti rimasti inediti presso l’Archivio Centrale dello Stato, riguardanti Barcellona ed appartenenti alla “relazione Bonfadini”. La relazione, scritta dall’on. Romualdo Bonfadini, rappresenta l’atto finale dell’Inchiesta parlamentare svolta nel 1876 sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia. Un lungo viaggio nell’isola, con 104 sedute in 40 città, ascolto di 1128 testimoni e acquisizione di tantissimi documenti. Emerge così il quadro della Sicilia, e della nostra città, che in quel periodo contava 24000 abitanti. Dall’ “interrogatorio” condotto il 17 gennaio 1876 dalla commissione al sindaco Vito Rossitto, a rappresentati delle istituzioni e a cittadini autorevoli,  emerge la grande difficoltà a commercializzare i prodotti per la mancanza di viabilità di collegamento con gli altri centri. “Se ci fosse la ferrovia – dichiara il Cav. Pettini – i nostri prodotti andrebbero facilmente a Messina”. Uno dei documenti acquisiti dalla commissione riguarda la lunga vicenda relativa all’apertura della strada di collegamento tra Barcellona e S. Antonino, quello che poi sarà il lungo rettilineo da S. Giovanni a S. Antonio. Un altro documento si occupa della disputa sul mantenimento del Real Ginnasio oppure la trasformazione in scuola tecnica, visto, asserivano i favorevoli, che l’istruzione tecnica può essere utile per le attività intraprese in città. La disputa tra studi umanistici e studi tecnici come si vede è di vecchia data. L’ultimo documento riguarda la Memoria per l’utilità del trasloco del capoluogo di Circondario da Castroreale a Barcellona, dove vengono spiegate la ragioni per cui è opportuno spostarlo a Barcellona, luogo in pianura e punto di passaggio obbligato per tutte le attività. Il libro presenta in appendice la parte relativa a Castroreale e Barcellona tratta da I contadini di Sicilia di Sidney Sonnino (Ministro delle Finanze e del Tesoro del Regno d’Italia) del 1876. Sono poche pagine che forniscono uno spaccato della vita nelle nostre campagne nella seconda metà dell’Ottocento. Il volume è stato pubblicato col patrocinio del Rotary Club di Barcellona P.G.

Un altro libro, riguardante il barcellonese Nino Pino Balotta, è stato appena pubblicato direttamente dall’autore. Si tratta de Il nòcciolo della questione, di Giuseppe Alibrandi, e si occupa anche delle ultime vicende legate alla figura di Pino, cioè la questione della sua eredità, la costituzione dell’archivio dei documenti, l’attività del Comitato cittadino per le celebrazioni del centenario (1909-2009). (www.marebluefin.altervista.org).

 

 

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Ultimo Aggiornamento 01/02/2012

Barcellona Pozzo di Gotto

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