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Marcello Crinò

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Marcello Crinò nelle sue relazioni con il prossimo, si distingue per signorilità e generosità d’animo. Nella sua quotidianità svolge la professione di architetto nel territorio del Longano. In Marcello Crinò bisogna riconoscere che tra coloro che in città operano per pura passione nel settore del giornalismo, è un verace pioniere. Per diverso tempo ha collaborato attivamente per un quotidiano a tiratura regionale, ma poi ha deciso di dedicarsi maggiormente alla sua attività professionale. Negli ultimi anni, Marcello Crinò, non rifiuta di offrire la propria disponibilità a scrivere un pezzo giornalistico nei periodici esistenti nel nostro territorio, si appassiona di tutto ciò che attiene gli avvenimenti culturali ed artistici che si realizzano nella nostra città.

 

 

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Guardare lontano

 

Venerdì 2 dicembre la Pro Loco Manganaro ha ripreso la serie degli incontri serali nella propria sede, al piano terra dell’Ex Monte di Pietà. La serata è stata dedicata alla poetessa Jolanda Insana, originaria di Monforte S. Giorgio, dove era nata nel 1937, morta il 27 ottobre scorso a Roma, la quale il 17 maggio 2008 ricevette a Barcellona il Premio Bartolo Cattafi. La serata è stata introdotta dal presidente Andrea Italiano, con una presentazione critica di Gino Trapani, il quale si è soffermato sulla produzione “sgradevole”, difficile, di questa poetessa ribelle di fama nazionale, autrice di poesie come “teatro bruciante”, con una visione abbastanza negativa della vita, non inserita nelle abituali antologie, ma ben presente nelle raccolte curate da Giovanni Raboni. La giovane attrice Valeria Di Brisco ha letto una selezione delle poesie, e come ha ricordato Andrea Italiano, la decisione di dedicare una serata alla Insana, assieme alla Di Brisco, era stata decisa ben prima della sua morte. La lettura di Valeria Di Brisco è stata molto apprezzata dal pubblico presente, naturalmente un pubblico di nicchia, date le caratteristiche della manifestazione, ma veramente interessato ai temi culturali.

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Mercoledì 7 dicembre, mentre alla Scala di Milano andava in scena la Butterfly, ritrasmessa da radio e TV, e Renzi rassegnava le dimissioni, a Barcellona Pozzo di Gotto si inaugurava la mostra di Patrizia Donato al Villino Liberty, con raffinate opere di arte contemporanea e all'ex Monte di Pietà si esibivano due bravissimi musicisti in un entusiasmante concerto. Si lavorava pure per sistemare il grande albero di Natale in piazza e allestire il mercatino all'Oasi.

La mostra di Patrizia Donato, intitolata Dal mio caos, è stata curata dall’architetto Andrea Cristelli, responsabile della Galleria Progetto Città, in collaborazione con l’Università della Terza Età e col patrocinio del Comune. Nelle sale del villino sono state esposte ventisette opere realizzate con tecniche miste del campo dell’incisione, di grande raffinatezza e perizia esecutiva. Opere astratte, dove spesso emerge la trama, la struttura dei materiali che partecipano alla loro stesura.

Patrizia Donato, nativa di Castroreale, ha seguito studi umanistici all’Università di Messina, ed in seguito ha frequentato l’Accademia dell’Aquila, studiando le moderne tecniche di incisione e la calligrafia. “Del caos – afferma - rimarrà la curiosità di conoscere il nuovo ordine delle cose o il prossimo caos”. Nel corso della presentazione, l’architetto Cristelli ha parlato dell’importante presenza dell’arte contemporanea a Barcellona, che adesso si è appropriata anche del villino, ed evidenziando la genesi delle opere esposte, che prima dell’esecuzione vanno accuratamente progettate. La Donato ha spesso “ha giocato con l’errore” nella realizzazione dei monotipi, che diventano in tal modo dei pezzi unici, l’uno diverso dall’altro pur partendo dalla stessa matrice.

L’assessore alla cultura Ilenia Torre, intervenuta anche in rappresentanza del Sindaco, ha spiegato di essere rimasta positivamente colpita, vedendo delle opere veramente belle, e ricordando il fermento culturale che c’è in città.

All’ex Monte di Pietà si sono esibiti due validissimi musicisti sardi, il clarinettista Antonio Puglia e il pianista Mariano Meloni. Un duo affiatato costituitosi a Sassari nel 1983, con un curriculum di tutto rispetto. Puglia ha collaborato con prestigiosi ensemble internazionali, è stato primo clarinetto dell’Orchestra di Sassari e primo clarinetto alla Scala di Milano, ed è docente di clarinetto al Conservatorio di Sassari. Meloni, anch’egli docente allo stesso Conservatorio, dove ha ricoperto la carica di direttore, ha eseguito circa settecento concerti come pianista, organista e clavicembalista, collaborando con varie formazioni.

Il concerto, dal titolo Suoni, Ritmi e Danze è stato organizzato dall’Associazione Musicale Placido Mandanici, in collaborazione con l’Associazione Genius Loci e la Pro Loco Manganaro, col patrocinio della Regione e del Comune. Introdotti dal direttore artistico Antero Arena, il duo ha proposto un doppio percorso musicale, integrato dalla spiegazione dei brani.

La prima parte è stata dedicata a musiche liberamente trascritte da arie famose di Rossini, Bellini, Puccini e Verdi. La seconda parte è stata dedicata a musiche più di tipo etnico e contemporaneo. Intanto la Rhapsody di Ante Grigin (n. 1945), dai toni jazz e folk, con riferimenti a Gershwin; la bellissima Suite Ellenique di Pedro Iturralde (n. 1929), per tantissimi anni sigla di Prima Pagina di RadioTre, eseguita, ci è sembrato, in maniera più jazz del consueto; il Russian Tango di Koen Dejonghe (n. 1957) ed infine Harlem Notturno, brano di Earle Hagen (1919-2008) eseguito nella versione che fu ascoltata dal vivo e poi trascritta dal clarinettista italiano Henghel Gualdi.

La qualità artisticamente e tecnicamente alta dei due musicisti e la loro capacità comunicativa ha coinvolto il pubblico presente (per la verità poco numeroso, e mancavano tutti gli studenti di musica della città e i musicisti), tanto da spingere il duo a proporre un bis. Hanno eseguito quindi un brano di musiche ebraiche Klezmer, scritto da Bela Kovacs (n. 1937), entusiasmando ancora una volta i presenti.

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Venerdì 9 e sabato 10 sono stati collocati altri due pannelli informativi degli “Itinerari Barcellonesi” realizzati dall’Associazione Genius Loci (presieduta dall’architetto Daniela Motta), con la collaborazione degli sponsor. Il primo di fronte la chiesa dell’Immacolata, il secondo di fronte l’ex Stazione ferroviaria, illustrante l’ex Stazione e l’antistante Seme d’arancia. Questo l’elenco completo dei dodici pannelli già collocati: Chiesa Gesù e Maria (Studio Chillari Photography), Duomo S. Maria Assunta (Fi.da.pa.-BPW Italy), Auditorium San Vito (Farmacia S. Vito), Oratorio Anime del Purgatorio (AgriPiù), Basilica San Sebastiano (Lions Club), Villino Liberty (Rotary Club), Chiesa di San Giovanni Battista (Studio Diagnostico Igea), Villa Primo Levi - Monumento a Sebastiano Genovese - Teatro Mandanici (Comune di Barcellona P.G.), Palazzo Fazio (Associazione culturale Palazzo Fazio), Giardino di Proserpina (AG grafica), Chiesa Madonna Immacolata (Serramenti Santangelo), Ex Stazione e Seme d’arancia (DOP Bar Tipico Siciliano).

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Venerdì 9 al Teatro Mandanici è andato in scena il balletto Il lago dei cigni, con il Balletto di Mosca. La serata, che ha visto ancora una volta la sala piena in ogni ordine di posti, è stata introdotta brevemente dal Direttore artistico del teatro, Sergio Maifredi, visibilmente soddisfatto per la risposta che la città sta dando in questi tre primi spettacoli sotto la sua direzione e sotto la gestione diretta dell’Amministrazione Comunale.

Il Balletto di Mosca, già presente al Mandanici il 10 aprile di quest’anno con La bella addormentata, ha proposto questo balletto classico per eccellenza, su musiche di Petr Ilic Tchaikovsky (1840-1893), musicista russo tardoromantico, andato in scena la prima volta a Mosca nel 1877. E’ il primo dei tre balletti scritti dal musicista russo, ed è considerato uno dei più famosi ad acclamati dell’Ottocento.

La trama del lago dei cigni, decisamente romantica, strutturata in quattro atti, racconta la storia della principessa Odette che un perfido sortilegio del malefico mago Rothbart, a cui la principessa ha negato il suo amore, costringe a trascorrere le ore del giorno sotto le sembianze di un cigno bianco. La maledizione potrà essere sconfitta soltanto da un giuramento d'amore. Il principe Sigfrid si imbatte nottetempo di Odette, se ne innamora e promette di salvarla. Ad una festa nella reggia di Sigfrid il mago presenta sua figlia che ha assunto le sembianze di Odette al principe che, convinto di trovarsi al cospetto della sua amata, le giura eterno amore. A quel punto il mago rivela la vera identità della fanciulla e Odette, destinata alla morte, scompare nelle acque del lago. Sigfrid, disperato, decide di seguirla: è proprio questo suo gesto a rompere l'incantesimo consentendo ai due giovani innamorati di vivere per sempre felici.

Il Balletto di Mosca riunisce ballerini provenienti dalle migliore accademie di danza di Mosca, San Pietroburgo, Ufa, Perm, e vincitori di concorsi internazionali di balletto. Si avvale di prestigiose collaborazioni con étoile provenienti dei migliori Teatri Stabili di Mosca, San Pietroburgo, Ekaterinburg e ha riscosso successo in tutto il mondo (Francia, Spagna, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Israele, Cina). L’attuale direttore artistico della Compagnia è Timur Gareev, ex solista del Teatro dell’Opera e Balletto di Novosibirsk.

I solisti principali del lago dei cigni sono stati: Natalia Lazebnikova e Sergii Kliachin; le prime parti: Anton Maltsew, Natalia Gubanova, Alexey Gerasimov, Maksim Tkachenko, Oleksandra Vorobiova, Olga Vorobiova.

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Giovedì 15 nel Parco urbano dell’ex stazione intitolato al Maggiore La Rosa è stata inaugurata la doppia mostra di pittura e scultura organizzata dall’Associazione Ars Vivendi presieduta da Vito Natoli. La prima mostra è una personale di Ninì Ingegnere, la seconda una collettiva con la partecipazione di Vito Natoli, Maria Torre, Pina Leggio, Daniela Celi, Nella Parisi, Lina Valenti, Celeste Foti, Franco Pino, Orazio Crinò, Daniela Gitto, Loredana Aimi, Nunzia Giaimis, Valeria Pagano, Eloisa Benenati, Francesco Grillo, Vincenzo Occello, Paoloa Pietrafitta, Carmen Curcuruto, Sebastiana Grasso, Antonina Stracuzzi. Alla conferenza di presentazione, introdotti dallo stesso Natoli, sono intervenuti Nuccia Aliquò, l’assessore Ilenia Torre, Paola Sarasso, Giovanni Pantano, Lina Abbate, Ninì Ingegnere e Dominique Cicero con intermezzi musicali al flauto.

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Nel Centro Polifunzionale S. Antonino, un edificio di architettura contemporanea completato nel 2013, esiste da alcuni anni il Museo didattico dell’incisione e della grafica contemporanea promosso dall’Istituto Comprensivo Ugo Foscolo, la cui sede è proprio accanto. Periodicamente il Museo, che nella concezione moderna non è un luogo statico ma dinamico, con un piccolo laboratorio di incisione, propone delle mostre a tema.

Venerdì 16 mattina è stata inaugurata proprio una di queste mostre, anzi per l’esattezza si tratta di due mostre i cui percorsi si sono incrociati. La prima Più che segni! Cartulae Nataliciae-incisioni presenta dei biglietti augurali realizzati da artisti italiani e stranieri, assieme ai lavori degli studenti dell’Istituto; la seconda, L’arte del fare, presenta opere di Maurizio Calabrò, Andrea Curto, Paola Formica, Hiroko Kasai, Enzo Napoli, Maria Russo, Salvatore Scaffidi Muta e Mario Valenti. Opere in prevalenza di scultura, con materiali tradizionali ma anche cartapesta, realizzate con la collaborazione dell’Istituto d’Arte di Milazzo.

A presentare le due mostre, che si caratterizzano per il forte impatto visivo e per l’elegante allestimento nelle belle sale del Polifunzionale, sono stati la dirigente dell’Istituto Felicia Maria Oliveri, l’artista Enzo Napoli e l’assessore Ilenia Torre. Presenti altresì l’architetto Andrea Cristelli, titolare della Galleria Progetto Città che ha partecipato all’organizzazione della mostra, e il professore Antonio Parisi, che ha coadiuvato Enzo Napoli nel lavoro organizzativo. La Oliveri, nel porgere i saluti ai presenti, ha evidenziato il fondamentale ruolo didattico nell’elaborazione dei lavori da parte dei ragazzi, e l’auspicio di un maggior coinvolgimento del quartiere. Enzo Napoli ha sottolineato che la realtà del Foscolo non è più un’utopia, ma nel tempo è diventata una presenza nel territorio. Ha ringraziato gli insegnanti coinvolti per gli sforzi che compiono per portare avanti questo progetto. Le due mostre operano in sinergia, nel corso della realizzazione si sono incastrate, coinvolgendo i giovani con gli artisti più affermati. Ha ricordato che nel mese di luglio il Museo è rimasto aperto e i ragazzi hanno lavorato preparando i lavori con la cartapesta. Ilenia Torre si è mostrata visibilmente soddisfatta per i risultati raggiunti in un contesto difficile, ricordando il suo impegno per contribuire alla crescita del Museo pur con i limiti imposti da cause di forza maggiore, e l’impegno dell’Amministrazione a lavorare per il quartiere.

L’inaugurazione, per esigenze didattiche, essendo la mostra rivolta prioritariamente agli studenti, si è svolta come sempre di mattina, ma a seguito di numerose richieste (la città ancora non conosce a sufficienza questa realtà museale) è stata effettuata un’apertura straordinaria il pomeriggio del 26, con parecchie centinaia di visitatori, in gran parte persone che non conoscevano il Museo e il centro Polifunzionale.

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Nel 1933 l’intellettuale e politico barcellonese Nino Pino Balotta (1909-1987) incontrò per la prima volta Albert Einstein a Le Coq-sur-mer in Belgio. Vi furono successivamente altri incontri, anche a Parigi, e in Pino maturò l’idea di pubblicare in Italiano alcuni suoi testi. Esiste una lettera di Einstein, peraltro pubblicata in diversi libri, del 1 luglio 1933, dove Einstein autorizza Nino Pino alla pubblicazione delle sue opere: ”Preg/mo Signore! Non ho nulla in contrario acchè Ella pubblichi in italiano le opere da Lei prese in considerazione. Penso che non vi siano diritti di autore. Con i sentimenti della più alta considerazione. A. Einstein”.

Purtroppo l’iniziativa di Pino naufragò perché le vicende giudiziarie nei suoi confronti durante il fascismo provocarono la sottrazione e la dispersione dei manoscritti e della traduzione italiana, come si evince dalla biografia su Nino Pino curata da Giuseppe Alibrandi nel 1982. Nino Pino comunque nel 1968 pubblicherà un testo, intitolato Albert Einstein a dieci anni dalla scomparsa, dove spiega le varie tappe percorse dallo scienziato per la costruzione della teoria della relatività, la messa al bando e la persecuzione nazista, con il rifugio temporaneo in Belgio e in Francia, e l'approdo negli Stati Uniti, dove diviene cittadino americano nel 1941, fino alla morte, a Princeton, il 18 aprile 1955.

Partendo da questo rapporto tra i due personaggi e dalla recente conferma dell’esistenza delle onde gravitazionali, ipotizzate cento anni fa da Einstein, sabato 17, nella sede della Biblioteca Comunale di Barcellona, si è svolto un incontro, intitolato: Sull’onda delle onde gravitazionali. L’incontro di Nino Pino con Einsten, promosso dalla Pro Loco Nomos di Manno, dall’Associazione Andromeda di Castroreale e dalla stessa Biblioteca. A relazionare, dopo i saluti della responsabile della Biblioteca Maria Rosa Naselli, l’architetto Mimmarosa Barresi, l’astronomo Paolo Faranda, Giuseppe Campagna dell’Università di Messina. Hanno portato i saluti il presidente della Pro Loco Nomos Carmelo Maimone e l’assessore Ilenia Torre.

La Barresi ha innanzitutto precisato che l’idea di questa celebrazione è da condividere con Nino Costa, custode dei materiali dell’archivio di Nino Pino, ed ha ripercorso la vicenda dell’incontro dei due personaggi in Belgio. Sarebbe utile consultare i documenti dell’archivio, ha precisato, per capire se Pino intendesse tradurre la teoria della relatività o tre conferenze di Einstein, perché ciò ancora non risulta chiaro.

L’astronomo Paolo Faranda, presidente dell’Associazione Andromeda di Castroreale, ha spiegato con l’ausilio di un power-point, la complessità delle onde gravitazionali e il metodo utilizzato per scoprirne la loro esistenza, cioè l’uso degli interferometri al laser, che a cento anni di distanza hanno dato ragione ad Einstein.

Il professore Giuseppe Campagna ha svolto una interessante relazione sulla presenza ebraica in Sicilia da epoca antica, seppur poco documentata, soffermandosi sulla vita sociale e religiosa, e sulla comunità di Castroreale dove si occupavano principalmente di arte medica, di lavorazione di stoffe e di metallurgia.

Il dottore veterinario Giovanni Rossitto ha ripercorso l’attività di Pino come docente di veterinaria all’Università di Messina (lui stesso fu suo studente, oltre ad essere lontano parente), le ricerche molto avanzate per il suo tempo, tanto da definirlo un profeta per l’indirizzo normativo europeo, avendo intuito che la salute umana dipende dalla salute degli animali di cui ci nutriamo. Ha sottolineato pure l’alta statura morale del personaggio, molto stimato anche dagli avversari politici.

A completamento della serata, nella Biblioteca sono stati esposti articoli e libri su Nino Pino scienziato e su Albert Einstein. In particolare un articolo del quotidiano l’Ora di Palermo del 12 maggio 1955 sulla commemorazione a Barcellona di Einstein organizzata dalla Corda Fratres, con interventi degli allora giovani studenti Giuseppe Bonavita e Aldo Ginebri.

In conclusione è stata offerta una degustazione di dolci tipici della tradizione ebraica offerti dalla Pasticceria Freni. Tra questi le orecchie con marmellata e il pane tipico preparato per il sabato, giorno festivo degli ebrei in cui non si cucina.

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Domenica 18, nel Teatro Vittorio Currò dell’Oratorio Salesiano, s’è svolto il “Concerto di Natale” offerto dall’orchestra Sinfonica del Longano, diretta dal Maestro Stefano D’Amico. Una formazione nata nel 2007 e composta da quaranta elementi. Hanno proposto un gradevole spettacolo, con una carrellata di brani dal classico al moderno, scherzando con la musica, partendo dall’Ouverture del Guglielmo Tell di Rossini, passando a un brano satirico su musiche di Mozart, e altri brani vivaci ed etnici, come una raccolta di cinque pezzi molto belli e ritmati della tradizione Klezmer ebraica. Da sottolineare l’esecuzione del Carnevale di Venezia, nella trascrizione di Nicolò Gullì, che ha visto al flauto traverso solista Federica Milone, neodiplomata al Conservatorio di Messina.

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Mercoledì 21 nel Villino Liberty è stata inaugurata la mostra organizzata dalla Pro Loco Nomos di Manno, nata per attenzionare la città di Barcellona Pozzo di Gotto attraverso le sue attività economiche e sulle risorse che può offrire in futuro. Una mostra coordinata da Eugenio Giancristofaro assieme a Nino Costa, con la collaborazione di numerosi enti, associazioni e scuole. Intanto nella prima stanza spicca un cannocchiale d’epoca, quasi una metafora nel voler guardare lontano, assieme ad alcuni reperti del Museo Cassata. Alle pareti foto di attività industriali e artigianali, quali la Cleopatra Wigs, la Tukor, opere di Nino Leotti, Tanino Manca, Migneco, Maurizio Calabrò, Enzo Napoli, un angolo dell’associazione A. C. Cannistrà, un angolo dell’Istituto per l’agricoltura “Leonti”, il presepe di Tonino Gelo con tutto il ciclo della raccolta e trasformazione delle arance. A presentare la mostra lo stesso Giancristofaro, Nino Costa, Franco Cassata e l’assessore Ilenia Torre. Presente anche la giovane e valida disegnatrice di fumetti Gloria Isgrò, che ha esposto il suo libro dal titolo Un diario per te, edito dalla Scuola del fumetto.

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Venerdì 23 nel Duomo di S. Maria Assunta di Pozzo di Gotto, nell’ambito della manifestazioni natalizie promosse dall’Amministrazione Comunale e dall’Assessorato Spettacoli e Grandi Eventi guidato da Gianluca Sidoti, si è svolto un bellissimo ed applauditissimo Concerto di Natale. Si è esibita l’Orchestra del Conservatorio Corelli di Messina, assieme al coro e ai solisti Graziella Alessi (Soprano), Carmen Marino (Contralto) e Marco Cuzzilla (Tenore), diretta con mano sicura da Bruno Cinquegrani, già direttore associato della Los Angeles Opera e con un vasto curriculum. Il programma è stato aperto dall’Ouverture da La Cecchina di Nicolò Piccinni (1728-1800), è seguita la celeberrima Ouverture da Il Flauto Magico di Mozart (1756-1791) e un’altra Ouverture da Il Matrimonio Segreto di Domenico Cimarosa (1749-1801). La conclusione è stata affidata alla lunga e affascinante Cantata di Natale di Carmine Giordano (1650-1715) eseguita dall’intera orchestra, dal coro e dai tre solisti. Giordano è stato un compositore napoletano non molto noto ed oggi in fase di riscoperta.

L’impeccabile coordinamento artistico ed operativo del concerto è stato curato da Annamaria Puliafito, già allieva del Corelli, ed oggi dipendente comunale. E’ stata lei stessa a presentare la serata e in conclusione a dare la parola al Sindaco Roberto Materia, al direttore del Conservatorio Antonino Averna e a padre Santo Colosi che ha dato la disponibilità del Duomo per il concerto. E’ stato sottolineato lo stretto rapporto del Conservatorio con il territorio, considerando pure che a Barcellona esiste la Scuola Media Genovese ad indirizzo musicale, e dalla quale provengono molti studenti del Conservatorio.

Ricordiamo infine che l’Orchestra del Corelli proprio a S. Maria Assunta nel 2000 eseguì, registrò ed incise su CD la Messa da requiem di Placido Mandanici (1799-1852), utilizzando la trascrizione moderna curata da Cesare Frisina, docente di violino del Conservatorio. Si tratta dell’unica incisione esistente di una composizione del musicista barcellonese, e sarebbe opportuno che il CD fosse ripubblicato e rimesso in circolazione.

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Alla presenza della critica d’arte Maria Teresa Prestigiacomo è stata inaugurata sabato 24 mattina nei locali dell’ex Stazione ferroviaria la mostra di pittura di due artisti siciliani: Sebastiano Caracozzo e Giuseppe Fratantonio. L’evento è stato organizzato dalla Pro Loco Nomos di Manno assieme all’Accademia Euromediterranea delle Arti, all’Associazione Nazionale del Fante e con il patrocinio del Comune di Barcellona.

Carmelo Maimone, presidente della Pro Loco Nomos ha spiegato il senso della mostra e il ruolo svolto dal sodalizio, che intende sempre incontrarsi in un dialogo con le altre associazioni del territorio. L’assessore Gianluca Sidoti ha portato i saluti dell’Amministrazione e del Sindaco, giunto poco dopo. Ha ringraziato i due artisti che hanno scelto Barcellona per la loro mostra, che si inserisce in questo momento di ulteriore sviluppo della rinascita della cultura nella città, ricordando che vi sono in corso circa trenta eventi, tra mostre, mercatini natalizi, presepi artistici, concerti.

Anche Maria Teresa Prestigiacomo ha sottolineato la straordinaria apertura della città verso l’arte e la cultura, ribadendo come la cultura sia un volano per le città e l’economia. Si è soffermata quindi sui due artisti, iniziando da Caracozzo, da lei presentato per la prima volta. Un artista autodidatta, dalla pittura colta, padrone della tecnica, con pittura stesa su stoffe arabescate e carte da parati incollate sulle stesse tele, creando atmosfere magiche arabeggianti che rimandano alla memoria storica della Sicilia; insomma un omaggio al mondo mediterraneo. Fratantonio, artista da lei già conosciuto e presentato, nei suoi dipinti si muove tra cielo e mare, con cieli sconfinati come l’Infinito leopardiano. Un omaggio alla solitudine esistenziale, una meditazione contemplativa sul paesaggio siciliano, dove emerge la straordinaria luminescenza. Due artisti diversi ma che si compensano a vicenda con alcuni fili conduttori comuni.

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La notte di Natale, dopo cinque mesi di chiusura, è stata riaperta la chiesa di San Giovanni Battista. La chiusura si era resa necessaria per effettuare i lavori di restauro degli affreschi della volta e della fascia alta della due pareti laterali, molto probabilmente opera del pittore locale Gaetano Bonsignore, vissuto a cavallo tra il Sette e l’Ottocento. Di questo artista è nota almeno un’opera datata, il Martirio di San Bartolomeo del 1834, custodito nella chiesa di Sant’Antonio Abate di Novara di Sicilia.

I restauri sono stati fortemente voluti dal parroco, padre Giuseppe Turrisi, che già aveva fatto restaurare altri affreschi della chiesa sei-settecentesca. Il restauro, come quelli precedenti nella controfacciata e nell’abside, è stato affidato alla dottoressa Marianna Saporito, sotto la sorveglianza della Soprintendenza di Messina. I restauri degli affreschi, ha sottolineato padre Turrisi, sono stati realizzati senza contributi pubblici ma solo con i contributi dei fedeli.

I lavori hanno interessato la volta, dove sono presenti tre scene: Gesù che salva l’adultera dalla lapidazione, Gesù e la cananea, Gesù al pozzo, dove chiede da bere alla samaritana; il tutto circondato “con un motivo a racemi geometrici-floreali” (Andrea Italiano, Gli affreschi in San Giovanni, la città, dicembre 2002), e figure minori nelle lunette e in riquadri a mandorla. Nelle fasce alte laterali, in quattro riquadri con cornici barocche sono dipinte le figure degli evangelisti assieme ai loro simboli, sovrastati da quattro riquadri con scene evangeliche legate alla vita del Battista tratte da Luca e Marco sormontate dalle citazioni in latino.

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Lunedì 26 nel Teatro Mandanici si è esibita la Banda Musicale Placido Mandanici per il consueto Gran Concerto di fine anno, giunto ormai alla diciassettesima edizione, che fino allo scorso anno si è svolto nel Teatro dell’Oratorio Salesiano. La formazione, composta da quarantacinque musicisti, diretta da Bartolo Stimolo, ha proposto un programma variegato con alternanza di brani solo strumentali con brani cantati, grazie alla presenza del soprano Antonella Trifirò e del tenore Andrea Casablanca.

La serata, dopo i saluti del sindaco Roberto Materia, è stata presentata come sempre da una componente della banda, la flautista Rosanna Benevento. Il concerto è iniziato con l’Inno Nazionale, seguito dall’Ouverture del Guglielmo Tell di Rossini. E’ stata poi la volta di Sulle orme di Francesco, un poema sinfonico originale per banda ispirato alla vita del Santo di Assisi scritto da Salvatore Schembar, dalle atmosfere medievali.

Gli altri brani proposti dalla Banda: Casta Diva dalla Norma di Bellini, cantata da Antonella Trifirò; il concertino Divertimento for Flute di Alfred Reed, con Carmen Mazzeo flauto solista; Una furtiva lagrima dall’Elisir d’amore di Donizetti con il tenore Andrea Casablanca; il Triello di Ennio Morricone nell’arrangiamento di Pasquale Presti, con la tromba solista di Salvatore Cannuli; Vissi d’arte dalla Tosca e O mio Babbino Caro dall’opera Gianni Schicchi di Puccini con Antonella Trifirò; il brano umoristico A Carmen Christmas, che mette insieme canzoni tradizionali natalizie con temi tratti dall’opera di Bizet, arrangiati da Randall D. Standridge; Tu che m’hai preso il cuor dall’operetta Il paese del sorriso di Lehar e la Musica Proibita dall’op. 5 di Gastaldon, con Andrea Casablanca; Bugler’s Holiday di Leroy Anderson, nell’arrangiamento di Michael Edwards; The Typewriter, un brano umoristico per macchina per scrivere e banda di Leroy Anderson nell’arrangiamento di Hans Van Der Heide, solista alla macchina per scrivere Lorenzo Conti; Strauss Bonbons, un medley dei più famosi valzer e polke viennesi dei due Strauss nell’arrangiamento di Ofburg; e per concludere, con i due solisti assieme, il Brindisi dalla Traviata di Verdi.

Per bis la banda ha proposto una Marcia di compleanno, dedicata dal Direttore a quattro amici che lo hanno soccorso dopo un malore mentre si trovava qualche mese fa proprio al Mandanici per dirigere le prove di questo concerto riuscitissimo, sia per la qualità e la scelta dei brani, che per la presenza di pubblico, con il teatro pieno per tre quarti.

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Venerdì 30 all’Epicentro di Gala è proseguita la serie degli incontri, intitolati Impronta d’autore per il Museo Epicentro, che con cadenza mensile presentano personalità dell’arte e della cultura barcellonese. Dopo la pittrice e poetessa Salva Mostaccio e dopo lo scultore Salvatore De Pasquale, è stata la volta dell’autore di queste note, presentato come artista e storico della città. Dopo l’introduzione di Nino Abbate, fondatore ed animatore del Museo Epicentro, e dei saluti del consigliere comunale Melangela Scolaro, è iniziato un dialogo-intervista con Flaviana Gullì, caporedattore della testata on-line 24live.it, che ha abbracciato l’iniziativa divulgandola attraverso la sua testata.

Si è parlato di arte, di scuola serale di disegno, dell’incontro e della collaborazione con l’architetto-archeologo Pietro Genovese, dell’impegno volto alla valorizzazione della storia e del tessuto socio culturale della città anche attraverso l’associazione Genius Loci, di libri e di giornalismo, tra carta stampata e testate on-line.

Alla fine l’autore di queste note ha lasciato l’impronta della mano destra su una mattonella d’argilla cruda, che andrà ad aggiungersi alle altre lasciate dai precedenti ospiti.

 

 

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Sgarbi a teatro

 

Alcuni amministratori comunali barcellonesi hanno sollevato il problema della salvaguardia e valorizzazione dell’archivio storico comunale. Si tratta dei consiglieri comunali di Direzione Futuro-Azione Nazionale, Alessandro Nania, Melangela Scolaro e Venerita Mirabile, che hanno prospettato la necessità di dare più visibilità ai documenti custoditi nell’archivio storico del Comune, con una richiesta formulata al sindaco Roberto Materia e al presidente del consiglio comunale Giuseppe Abbate. Hanno chiesto di trovare nuovi locali per poter creare anche un centro di documentazione e consultazione dei documenti.

Fin’ora, oltre al consigliere comunale Antonio Aliberti, che nel 2011 aveva posto un’interrogazione, erano stati soltanto cittadini, associazioni e qualche impiegato comunale particolarmente sensibile a interessarsi del problema. L’archivio storico è attualmente collocato nel piano sottostrada del Palazzo Comunale, come lo era durante l’alluvione del 22 novembre del 2011, quando le carte e i documenti posti nei ripiani bassi degli scaffali furono danneggiati dal fango alluvionale. In quell’occasione si pose la necessità della sua salvaguardia, recupero e spostamento in luogo sicuro, perché è chiaro che un archivio storico o una biblioteca non possono stare in un luogo potenzialmente soggetto ad alluvione. Grazie anche alla richiesta di una delegazione di cittadini appartenenti a varie associazioni culturali durante un incontro con il sindaco Candeloro Nania subito dopo l’alluvione, fu interessata la sezione messinese dell’Archivio di Stato, e nel 2012 furono incaricate le dipendenti comunali Lorenza La Malfa e Maria Rosa Naselli di coordinare un gruppo di lavoro per il recupero e il riordino dell’archivio. I documenti danneggiati vennero messi in salvo e portati nella Biblioteca Comunale, ma il resto delle carte si trova ancora nel sotterraneo e non sono facilmente consultabili.

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Sabato 5 novembre, al Villino Liberty, è stata inaugurata la mostra di pittura e grafica di Giuseppe Siracusa, intitolata In kitsch we trust, organizzata dalla Pro Loco Alessandro Manganaro, e curata da Andrea Italiano e Valentina Certo. Il catalogo con i testi dei due critici e le foto è stato pubblicato da Giambra Editori. Alla presentazione sono intervenuti i due critici, l’autore e l’assessore Ilenia Torre in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale che ha patrocinato l’iniziativa.

Giuseppe Siracusa è un artista barcellonese autodidatta, nel senso che manca di formazione artistica scolastica, ed appartiene a quella schiera di “non artisti” di professione che in quanto tale, lontani da scuole e da accademie, possono dedicarsi liberamente alla produzione artistica, senza pensare al mercato e fare ricerca anche fuori dal tempo e dalla storia, ottenendo risultati di livello. Afferma Andrea Italiano: “Siracusa disegna e colora come si faceva quando si faceva vera pittura figurativa: suprema provocazione in un’era dove pochi disegnano e colorano come si deve”. Infatti soprattutto i disegni a carboncino sono di grande qualità nel disegno della figura umana e nello sfumato, fatto alla maniera antica. “Proprio per questo essere completamente “fuori moda” – prosegue Italiano – Siracusa è un artista kitsch. Un pittore che esibisce sfacciatamente qualcosa che non può più esistere, prendendo piacere da ciò”. E Valentina Certo spiega: ”Lo stile di Siracusa, unico quanto personale, si distingue per la forma, che va oltre la struttura accademica. Forme anacronistiche, lontane dal dibattito contemporaneo e, per questo, volutamente kitsch”.

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Sabato 5 novembre nel Teatro Mandanici è andato in scena Caravaggio, scritto e condotto dal critico e storico dell’arte Vittorio Sgarbi. Lo spettacolo è stato introdotto dal direttore artistico del Mandanici, Sergio Maifredi, il quale ha spiegato il senso di questo spettacolo, cioè raccontare la bellezza dell’arte, ed ha ricordato la possibilità del biglietto agevolato a sette euro per i giovani fino a 18 anni, proprio per favorire nei giovani l’esperienza teatrale.

Sgarbi ha proposto un affascinante percorso tra le opere del grande artista lombardo (1571-1610), rivoluzionario artista che precorse i tempi e influenzò tutte le arti successive (non solo pittura, ma anche fotografia e cinema), mettendo in relazione la sua vita e le sue immagini con quelle dello scrittore, poeta e regista Pier Paolo Pasolini (1922-1975). Lo spettacolo prende le mosse proprio dalle foto di Pasolini morto, in dissolvenza con le opere di Caravaggio, e l’audio del ricordo del poeta con la voce di Alberto Moravia. Proseguirà su questa linea, sulle molte somiglianze e irregolarità nella vita dei due personaggi, e sulle molte somiglianze tra i giovani soggetti dipinti dall’artista, come nel Ragazzo che suona il liuto, o il Bacchino malato, straordinariamente simili ai “ragazzi di vita” pasoliniani.

Il percorso di Sgarbi si snoda attraverso quattro tempi, intercalati da intermezzi musicali al violino e al liuto, eseguiti dal vivo da Valentino Corvino, e con le immagini proiettate su uno schermo diviso in tre riquadri di varia dimensione. Passa in rassegna una selezione delle opere fondamentali dell’artista. Inizia con il Riposo dalla fuga in Egitto, il primo quadro religioso di Caravaggio, dove scardina gli schemi di tutte le precedenti opere col medesimo soggetto, così come nella Maddalena penitente, colta mentre s’addormenta, come in uno scatto fotografico, mentre la Vocazione di Matteo rimanda ad una scena cinematografica, con un forte squarcio di luce. Caravaggio ha detto Sgarbi, è stato il più grande pittore della realtà.

Si è poi soffermato sulle opere del periodo romano: La Madonna di Loreto, dove l’artista mostra il suo scetticismo sul volo della Santa Casa dalla Palestina a Loreto; La morte della Madonna, dove per modella utilizza una prostituta annegata nel Tevere, e poi una digressione sulla Natività perduta di Palermo, rubata e mai ritrovata, ed oggi ricollocata sull’altare in copia. Ed ancora il grande quadro di Malta, la Decollazione del Battista, e le opere siciliane, dal Seppellimento di Santa Lucia di Siracusa, ed anche qui Sgarbi trova strette analogie tra il corpo della Santa e il corpo di Pasolini morto, alle due opere messinesi, la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei Pastori. Mostra infine Sette opere di Misericordia di Napoli, sette storie concentrate in uno stretto vicolo, e l’ultimo quadro scoperto nel 1951, Giuditta e Oloferne, che Sgarbi, nel suo riferimento continuo all’attualità, mette in relazione con le drammatiche immagini dei tagliagole dell’ISIS.

Per oltre due ore Sgarbi ha tenuto alta l’attenzione dei mille spettatori del Teatro, proponendo una bella lezione di storia dell’arte, talvolta dai toni forti, in un continuo rimando tra arte, fotografia, cinema, politica e religione.

La regia e le luci sono state curate da Angelo Generali, il suono da Andrea Balducci, la scenografia video è di Tommaso Arosio, la produzione di PromoMusic.

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La Pro Loco Alessandro Manganaro si è fatta promotrice di una mostra incentrata sugli artisti “barcelogottesi” che omaggiano la città con la loro produzione, intitolata Barcellona Pozzo di Gotto è arte. L’ultima mostra di questo tipo, con un largo coinvolgimento degli artisti, risale al 1990, quando fu ancora la Pro Loco, assieme allo Studio d’arte Epicentro e al Movimento per la Divulgazione Culturale, ed anche allora con il patrocinio del Comune, ad organizzarla all’interno dell’Ex Monte di Pietà. La mostra attuale, con la collaborazione della testata 24live.it e Giambra Editori, è stata allestita all’interno dell’Auditorium San Vito, tra altari e stucchi barocchi. L’evento inoltre si è posto a conclusione delle manifestazioni per il 180° Anniversario dell’Unione di Pozzo di Gotto e Barcellona, e non a caso gli artisti sono stati ribattezzati “barcelogottesi”, riprendendo una definizione coniata anni fa dal pittore Iris Isgrò, e che sta ormai entrando nell’uso comune.

L’inaugurazione sabato 12 novembre, con la presentazione del critico Andrea Italiano, presidente della Pro Loco, il quale ha delineato il senso dell’iniziativa, cioè scegliere degli artisti che rappresentano i quartieri della città e hanno una continuità nella loro attività. Sono sostanzialmente tre i filoni di ricerca di coloro che hanno esposto opere di pittura o tecniche miste: il figurativo, il concettuale, il surreale/magico/metafisico; mentre per la scultura gli artisti si muovono tra il neo primitivismo, il post cubismo e il figurativo classico.

I nomi di tutti i partecipanti: Vittorio Basile, Andrea Calabrò, Maurizio Calabrò, Daniela Celi, Mimmo Ciarrotta, Marcello Crinò, Carmen Curcuruto, Saro Cutropia, Gabriella Donato, Celeste Foti, Tonino Gelo, Daniela Genovese, Rosy Genovese, Nino Gentile, Sebastiano Giunta, Nino Ingegnere, Salvatore Lombardo, Giuseppe Messina, Giuseppe Milone, Nino Miraglia, Vito Natoli, Mariano Pietrini, Lio Sottile, Peppino Stagno, Tindaro Stracuzzi, Giorgio Torre.

La mostra è stata chiusa domenica 28, e per l’occasione è stato distribuito un fascicolo con il testo di Andrea Italiano sull’arte barcellonese raccontata attraverso cinque mostre, a partire dalla prima mostra a San Vito nel 1983, e le foto di tutte le opere esposte.

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Domenica 13 novembre, nella sala dell’ex Monte di Pietà, si è tenuto il concerto del Premio Michele Giamboi, istituito dalla dottoressa Raffaella Comito in ricordo del marito Michele Giamboi nell’ambito del Concorso musicale nazionale Città di Barcellona Pozzo di Gotto “Premio Placido Mandanici”, che si svolge annualmente nel mese di maggio. Si sono esibite, in un concerto di altissima qualità artistica, le due giovanissime vincitrici: la violoncellista siracusana Lucia Rizza e la fisarmonicista palermitana Lia Ceravolo.

Lucia Rizza, che attualmente studia presso la scuola di musica di Fiesole con il maestro cinese Marianne Chen, ha eseguito brani di Bach, Haydn, Davidoff e Popper, ed in alcuni brani è stata accompagnata al pianoforte dalla madre, Margaret Franzò.

Lia Ceravolo ha iniziato lo studio dello strumento al Conservatorio con la barcellonese Carmela Stefano, ed attualmente fa parte dell’Orchestra del Conservatorio Bellini di Palermo. Ha eseguito brani di Pachelbell, Creston, Precz e Magnante. Infine hanno suonato assieme due brani di Astor Piazzolla. Il concerto ha entusiasmato il pubblico che ha applaudito lungamente.

In conclusione della serata, presentata dal maestro Antero Arena, direttore artistico del Premio Mandanici, la dottoressa Raffaella Comito ha consegnato il Premio alle due musiciste, conferito per aver dato maggiore prova di sensibilità musicale e dedizione verso l’arte musicale. L’evento è stato realizzato dall’Associazione Musicale Placido Mandanici in collaborazione con l’Orchestra da Camera di Messina, la Genius Loci, la Pro Loco Alessandro Manganaro e col patrocinio del Comune.

Ricordiamo brevemente la figura del dottor Michele Giamboi, nato a Lione, in Francia, nel 1936, e rientrato con la famiglia nella città d’origine, Novara di Sicilia, durante la guerra. Si laureò in medicina a Messina nel 1961 e successivamente si specializzò in Igiene Generale e Speciale. Docente universitario di Igiene a Messina e primariato ospedaliero di Patologia Clinica, pubblicò numerosi lavori scientifici. Nel 1971 sposò Raffaella Comito con la quale approfondì le medicine naturali, l’agopuntura, l’omeopatia ecc. Scrisse la voce Floriterapia di Bach nel volume di aggiornamento 1977 del Grande Dizionario Enciclopedico della UTET. Scoprì la passione per la musica, coinvolgendo la moglie e i tre figli. Bach, Mozart, l’Ottocento, Beethoven e Brahms sono stati i suoi autori preferiti, che gli alleviarono le sofferenze della breve malattia che lo portò via prematuramente nel 2003.

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Praticamente in simultanea con il concerto all’Ex Monte di Pietà, domenica 13 è stata aperta la mostra di pittura Animangelo nelle sale dell’ex Stazione ferroviaria, promossa dal Gruppo Artistico Agaveblu di Sebastiano Giunta e l’Art-studio Diogene di Nino Gentile il quale ha introdotto gli interventi del sindaco Roberto Materia e dell’assessore Gianluca Sidoti. La presentazione è stata curata dalla critica d’arte Elvira Valentina Resta. Questa esposizione, che rappresenta l’ultima tappa di una mostra itinerante, iniziata nel mese di agosto a Castroreale e proseguita a Montalbano Elicona, si caratterizza per il formato delle opere, tutte quadrate di un metro per un metro, e di grande impatto visivo, in gran parte orientate verso un linguaggio figurativo ma di taglio moderno, con echi di surrealismo, metafisica e transavanguardia. Il titolo prende spunto da un libro di poesie del novarese Santino Gatto, dove si parla delle problematiche giovanili, con i giovani visti come coloro che per colpa degli adulti, dei loro comportamenti, diventano degli angeli caduti.

Gli artisti provengono da Barcellona, Messina, Cesena, Bologna e Catania. Ecco i loro nomi: Caterina Barresi, Elena Bisbano, Carmen Curcuruto, (Ela) Carmela Puglisi, Nino Gentile, Sebastiano Giunta, Dania Mondello, Lidia Muscolino, Luciano Navacchia, Carla Poggi, Roberta Serenari, Francesco Sozzi, Giorgio Torre. La mostra è stata arricchita da alcune “installazioni” al piano terra e al primo piano dello spazio espositivo.

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La lunga storia del Liceo Classico Luigi Valli di Barcellona, già raccontata in un libro di Francesco Lanzellotti (Giambra Editori, 2015) che ha riscosso un grande successo, viene adesso arricchita da un secondo volume, che presenta altre testimonianze e documenti. Infatti moltissimi ex studenti e docenti del Liceo hanno rivisitato le raccolte di foto e raccontato le vicende collegate ad esse. Il nuovo libro, dal titolo Il nostro amato Valli. Una tacita empatia (Giambra Editori, 2016), con in copertina un disegno dei Basiliani realizzato a suo tempo dal pittore Iris Isgrò, è stato presentato sabato 19 nell’aula magna del Liceo Classico, in un incontro organizzato dalla Fi.Da.Pa., e dal Lions Club, col patrocinio del Comune. L’incontro è stato moderato dalla giornalista Cristina Saja.

Dopo i saluti del professore Claudio Rosanova, in rappresentanza dell’istituto scolastico, e dei presidenti della Fi.Da.Pa. Maria Concetta Santamaria e del Lions Nino Genovese, la parola è stata data a Raffaella Campo per svolgere una densa e appassionata relazione sul libro, corredata dalla proiezione di immagini. Ha parlato quindi degli ottantacinque anni di vita del Liceo nella sede storica dei Basiliani, dal 1931 al 1968, dove si intrecciava l’entusiasmo degli studenti ma anche le difficoltà nel periodo bellico. La “tacita empatia” del titolo rappresenta un valore sentimentale e non solo cronachistico del volume, dove si trovano le testimonianze di tanti ex studenti scomparsi recentemente, come l’ingegnere Gambadauro, i dottori Romano e Rossitto. Vengono anche ricordati alcuni studenti divenuti famosi, come Vincenzo Consolo, Stefano Munafò, Emilio Isgrò, Carmelino Motta, Vittorio Sindoni, ma anche la figura di Graziella Recupero, uccisa da uno spasimante respinto, o di Andrea Urbano morto durante una scalata a Colle del Re. La lettura del libro va oltre il semplice ricordo, ma è la storia del Liceo che si intreccia con la storia della città.

Francesco Lanzellotti nel suo intervento ha spiegato i motivi che l’hanno portato a realizzare questo secondo volume, cioè la scoperta di nuove foto e documenti, grazie soprattutto al dottore Renzo Rossitto, poco prima della sua scomparsa. Dal libro, ha rammentato Lanzellotti, emerge una città che negli anni Trenta era un polo culturale, in grado di attirare tantissimi ragazzi dai paesi del messinese, essendo questo uno dei pochi Licei della provincia. Si è soffermato poi sul problema della scomparsa, dopo l’accorpamento con il Liceo Scientifico avvenuto nel 2013, dell’intitolazione a Luigi Valli; infatti adesso l’intero istituto risulta intitolato a Enrico Medi, lanciando anche un’appello alle associazioni culturali perché facciano la loro parte nel ridare al Liceo al nome storico.

L’argomento è stato ripreso in conclusione dall’assessore Ilenia Torre, precisando che l’Amministrazione Comunale si sta muovendo nella direzione del ripristino del nome Valli, ma ha spiegato che non sarà un’operazione semplice, in quanto ci sono parecchie difficoltà di tipo burocratico.

La presentazione, seguita da un folto ed attento pubblico, è stata intercalata dalla lettura di brani del libro a cura di Lia Pia Sottile e Giovanni Corica, ed intermezzi musicali alla chitarra con Carmelo Imbesi e Carmen Zangarà.

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Sabato 26 è stata inaugurata a Barcellona la libreria Mondadori, ubicata in via Umberto I al n. 229, quasi all’incrocio con la via Garibaldi, in ampio ed elegante ambiente dove i libri sono ben disposti per categorie. All’inaugurazione era presente il sindaco Roberto Materia, l’assessore alla cultura Ilenia Torre, padre Santino Colosi e numerosi cittadini interessati ai libri di carta, veri ed ancora insuperati strumenti di diffusione della cultura. La libreria va ad aggiungersi alle altre esistenti in città, come la storica libreria Gutenberg, in via Roma, e la AR Libri in via Kennedy.

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Sabato 26 sera e domenica 27 mattina all’ex Monte di Pietà si è svolto un lungo incontro sul ruolo delle bande musicali al giorno d’oggi, prendendo spunto dalla nuova edizione del libro La Banda: orchestra del nuovo millennio, scritto da Lorenzo Della Fonte e pubblicato da Joker. L’evento, organizzato dall’associazione Diaphonia, ha visto la presenza dell’autore Della Fonte, del presidente dell’associazione, il pianista Dario Pino, e di Francesco Lipari, percussionista, nelle vesti di coordinatore dei lavori. Lorenzo Della Fonte è un compositore originario di Sondrio, docente presso il Conservatorio Verdi di Torino, che si occupa di Direzione Bandistica in varie istituzioni italiane. Il suo libro è un’opera unica nel suo genere perché propone un panorama storico completo della musica per banda e gruppi di fiati, con una galleria di oltre novecento compositori di ogni epoca. Per le bande hanno scritto molti compositori importanti, tra i quali Mendelssohn, Corigliano, Previn, ma anche Stravinsky, del quale è stato recentemente ritrovato lo spartito perduto di una marcia funebre.

La banda è stata da sempre considerata la sorella minore dell'orchestra sinfonica. Oggi, grazie all'importante repertorio scritto negli ultimi sessanta anni, possono esserci i presupposti affinché questo organico sia considerato con la dignità che merita. Nonostante ciò, soprattutto in Europa, occorre che compositori e direttori del mondo bandistico dialoghino per superare quell'ancestrale pregiudizio che tuttora permane. L’attenzione dei relatori è stata incentrata sulle dinamiche inerenti la fruizione del repertorio contemporaneo, sulla necessità e la possibilità di creare un repertorio di difficoltà esecutiva non elevata con un linguaggio non tonale e non tematico.

Nella mattina di domenica l’incontro è stato trasmesso in diretta facebook (forse è stata la prima volta per un evento barcellonese) con un video-intervento registrato del compositore Colombo Taccani, del Conservatorio di Torino, il quale si è soffermato sulla generale disattenzione verso i linguaggi musicali più attuali. In collegamento telefonico è intervenuto il compositore Alessandro Solbiati (conduttore a RadioTre Rai di un interessante programma intitolato “Lezioni di musica”) che ha parlato soprattutto dell’avanguardia musicale, del suo significato e del rapporto con il pubblico.

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Domenica 27 all’Epicentro di Gala è proseguita la serie degli incontri, intitolati Impronta d’autore per il Museo Epicentro, che con cadenza mensile presentano personalità dell’arte e della cultura barcellonese. Il personaggio incontrato stavolta è stato lo scultore Salvatore De Pasquale, nato nel 1938, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, formatosi con Salvatore Crinò, Nino Leotti e Giuseppe Mazzullo. E’ l’unico scultore al mondo in grado di lavorare l’ossidiana per ottenere risultati artistici senza distruggerne la massa vetrosa.

Nino Abbate, fondatore dell’Epicentro, ha introdotto la serata ricordando la visita nei giorni precedenti di Sergio Maifredi, Direttore artistico del Teatro Mandanici, rimasto colpito dal museo che conta oltre mille mattonelle d’autore.

L’assessore alla cultura Ilenia Torre ha portato i saluti dell’amministrazione, e successivamente è intervenuto l’ingegnere Walter Leotti, ricordando che il padre di De Pasquale lo affidò a suo padre Nino, noto pittore, per instradarlo nell’arte. Lo scultore e il pittore condividevano peraltro la passione per la cucina, infatti Nino Leotti era il cuoco ufficiale dell’Accademia della scocca di Messina.

Si è poi entrati al centro dell’evento, con la giornalista Cristina Saja di 24live.it che ha dialogato con De Pasquale, il quale ha esordito rammentando il suo scarso interesse per la scuola e il suo primo maestro, lo scultore Salvatore Crinò con cui collaborò nei lavori di intaglio. Ha ripercorso la frequentazione all’Accademia, e gli incontri con Leotti e Mazzullo che gli aprirono nuovi orizzonti. Ha continuato a lavorare la pietra, il legno, l’osso, la cera, fino alla scoperta dell’ossidiana. Per questo materiale si rivolse anche all’archeologo Luigi Bernabò Brea, studioso dell’ossidiana di Lipari, per capire se altri scultori avessero già lavorato questa pietra vulcanica in maniera artistica. Scoprì che gli antichi la lavoravano solo in pezzetti piccoli per farne degli utensili affilati. Ha ricordato pure l’incontro a Roma con il grande scultore Pericle Fazzini, autore della scultura nella sala Nervi al Vaticano.

Dall’articolata discussione è emersa la figura di un artista che è riuscito ad assimilare la lezione della scultura classica fondendola abilmente con le istanze moderne nell’uso dei materiali e della componente espressiva. Infine, come prevede il “rituale” dell’Epicentro, De Pasquale ha lasciato l’impronta della mano destra sulla mattonella d’argilla assieme alla firma e alla data.

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La triste vicenda di Carlo Meucci, da tutti ritenuto figlio di Antonio Meucci (1808-1889), inventore del telefono, vissuto lungamente a Tindari, in provincia di Messina, dopo essere nato a New York nel 1872, viene ricostruita dal giornalista di Gioiosa Marea Mimmo Mòllica nel libro Meucci il figlio del… telefono mendicante a Tindari, Armenio Editore, 2016. Si tratta di una vicenda già conosciuta seppur non nei dettagli (cfr.: Meucci, inventore del telefono. Suo figlio, ambulante a Tindari, di Carlo D’Arrigo in “Gazzetta del Sud”, 17 febbraio 2012), ma non abbastanza diffusa, quasi una leggenda metropolitana che adesso viene ben documentata nonostante l’incertezza sul suo reale giorno di nascita, che la dice lunga sulle difficoltà incontrate da Mòllica per potere affermare con certezza che Carlo Meucci è figlio del grande inventore o se, come invece asserisce l’ingegnere catanese Basilio Catania, colui che per primo riconobbe a Meucci la paternità dell'invenzione del telefono, “sembra probabile che Carlo Meucci abbia inventato una falsa identità”.

Per quanto la sua data di nascita oscilli tra il 3 e il 4 novembre 1872, su tutti i documenti rilasciati dai Comuni siciliani dove Carlo Meucci abitò e fu registrato anagraficamente risulta essere figlio di Antonino Meucci ed Ester Mochi, vale a dire dell’inventore del telefono e della costumista del teatro La Pergola di Firenze che Antonio Meucci sposò il 7 agosto 1834. Carlo in America rischiava d’essere rapito dalla Mano Nera, e per questo motivo il padre volle affidarlo a una donna calabrese perché lo portasse in Italia.

Carlo Meucci, afferma Mimmo Mòllica, fu migrante, naufrago e figlio scomodo, in un momento della storia dell’umanità fortemente segnato dalle migrazioni in cui “quella dell’identità non è una questione di secondaria importanza”, al di là del diritto all’identità stessa che mai cesserà d’essere questione di fondamentale importanza per l’essere umano e per la stessa società. Il diritto all’onore, al decoro, alla reputazione, sono valori della persona tutelati (forse non abbastanza) dalla legge. Carlo Meucci risulta essersi sposato a Venezia nel 1921, con Preghieri o Preghiera Anna, ovvero con Pugliese Anna o Marianna, come in data 15 gennaio 2016 il Comune di Marsala (TP) ha certificato, su richiesta di Mimmo Mòllica, e come altri uffici anagrafici comunali analogamente hanno attestato. Ma ci sono di mezzo tante peripezie, le difficoltà dei tempi, l’emigrazione e l’immigrazione, il naufragio mentre Carlo tornava in Italia dall’America, dove era andato a cercare il padre, scoprendo che era già morto, così come la madre.

Stabilì la sua residenza in Sicilia, tra Mazara del Vallo, Marsala, Barcellona Pozzo di Gotto, Sant’Agata Militello e Tindari. Proprio in quest’ultimo luogo, dove era già stato nelle sue peregrinazioni di ambulante, si mise a sedere sulla scalinata del Santuario della Madonna Nera, tra gente semplice e accogliente, gente che non aveva forse mai sentito parlare di Antonio Meucci e dell’invenzione rubata, quella del telefono. A Tindari, Carlo Meucci sentì d’essere arrivato: costruì alla meglio una baracca di legno e lamiere e sopra, con pennello e vernice scrisse “Al piccolo bazar di Carlo”. Morìrà all’Ospedale Civile di Patti il 19 giugno del 1966.

Relativamente alla sua presenza a Barcellona, all’Ufficio di Stato Civile della città risulta: “Meucci Carlo, di Antonino e di Magrì Ester, nato a New York il 3 Novembre 1872, coniugato a Venezia nel 1921 con Preghiere Anna, professione commerciante, è stato iscritto nell’Anagrafe del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto (Me) il 27 settembre 1941 con abitazione in via Risorgimento, n. 57. E’stato eliminato dal registro della Popolazione il 3 giugno 1942 per emigrazione nel Comune di S. Agata Militello”.

 

 

 

La torre di guardia

 

L’associazione Genius Loci prosegue nel suo progetto di riscoperta dei beni culturali barcellonesi, iniziata da tempo ed attuata attraverso visite guidate e serate organizzate in luoghi di particolare interesse ma spesso poco conosciuti e valorizzati. In quest’ottica sono già stati attenzionati il Baglio di S. Andrea, l’ex Fornace di contrada Cavaliere, il Palazzo Fazio.

Domenica 2 ottobre è stata la volta di Torre Cantone e degli spazi annessi, situata nella marina di Barcellona, in contrada Cantoni. L’incontro, riservato ai soci in quanto luogo privato, ha visto una conferenza introduttiva, la visita al piano terra della torre dove è stata allestita una mostra sulle torri del barcellonese, e una visita alla Cappella Picardi del 1702, intitolata alla Madonna della Lettera. Il tutto con le note del violinista Marcello Ulfo e le degustazioni dell’aperitivo offerto dall’associazione.

La conferenza, introdotta dal presidente della Genius Loci, architetto Daniela Motta, è iniziata con i saluti di Isidoro Aiello, in rappresentanza dei proprietari, le famiglie Aiello e Casdia, che hanno dato la possibilità di realizzare l’evento. Daniela Motta, nella sua relazione accompagnata dalla proiezione di immagini, ha spiegato il ruolo delle torri costiere siciliane, il motivo della loro nascita con delibera del parlamento siciliano del 1579, cioè la protezione delle coste dalle incursioni dei pirati barbareschi attraverso una pronta segnalazione del loro arrivo attraverso segnali di fumo di giorno e fuochi di notte.

L’autore di queste note ha analizzato le varie torri esistenti nel territorio comunale (Cantone, Sottile, Pagano, Lunga, Nasari, Gurafi, Cappa, Mollica, Sipio) e la torre di Protonotaro, che ricade nel territorio comunale di Castroreale. Ha poi trattato in maniera specifica Torre Cantone, attraverso l’evoluzione dei luoghi nel tempo con la nascita degli edifici circostanti, ed illustrato sommariamente il progetto di restauro della torre per continuare a farla vivere, redatto dagli architetti Maria Emilia Donato, Antonio Genovese e Felice Trimboli.

L’architetto Cinzia Casdia ha ripercorso la storia e la vita nella torre dagli anni Sessanta, quando torre, chiesa, palmento e terreni attigui furono oggetto di compravendita (atto del 4 settembre 1963) tra gli eredi del senatore messinese Silvestro Picardi (1853-1904) e Isidoro Aiello, nonno dell’attuale Isidoro. Con l’aiuto di rare fotografie ha mostrato l’intensa vita e attività che si svolgeva nella zona, comprese le feste religiose. Tra le foto ne ha mostrato una di grande interesse. Si tratta di una cartolina del 1946/1950 circa, realizzata utilizzando un’immagine scattata dal grande fotografo messinese Filippo Cianciafara (1892-1982), cugino di Tomasi di Lampedusa, che mostra la torre, la chiesetta e la distesa antistante dei vigneti. Infine ha evidenziato il vincolo alla torre apposto dalla Soprintendenza di Messina il 24 marzo 2014, che testimonia l’importanza dell’edificio.

Altre foto documentano il passaggio nella torre di illustri personaggi, come Alessandro Manganaro e Bartolo Cattafi, e la realizzazione di eventi culturali curati da Nino Sottile. Nella torre passarono e villeggiarono anche il dantista romano Luigi Valli (1878-1931), sposato con Angelica Picardi (1880-1964), e l’architetto milanese Carlo Broggi (1881-1968), sposato con Paola Picardi (1881-1950).

La conferenza si è conclusa con la proiezione del video dell’ingegnere Vincenzo Alessandro che ha mostrato i luoghi dall’alto con le riprese effettuate con il drone. La serata, sia per il fascino dei luoghi che per le condizioni meteo favorevoli, ha riscosso l’ampio plauso dei soci.

Alla realizzazione dell’evento, oltre alla due famiglie proprietarie, hanno dato il loro apporto organizzativo i componenti della Genius Loci: Daniela Motta, Beniamino Faliti, Gaetano Mercadante, Bernardo Dell’Aglio, Rosita Dell’Aglio, Luigi Lo Giudice, Marcello Crinò.

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Sabato 8 doppio appuntamento nel Teatro Mandanici per l’inizio delle attività della stagione 2016-17. Nel pomeriggio, dopo i saluti del sindaco Roberto Materia e del direttore artistico del Mandanici Sergio Maifredi, nel foyer del teatro, con lo sfondo dei tre pannelli che raccontano la storia del Mandanici, s’è svolta una tavola rotonda su “Il sistema teatrale in Italia. Il caso Sicilia”, presieduta da Giulio Baffi (Presidente dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro) e coordinata da Filippa Ilardo (Responsabile regionale Associazione Critici).

All’incontro hanno partecipato i direttori artistici dei teatri dell’isola e i responsabili di associazioni teatrali: Roberto Alajmo, Vincenzo Pirrotta, Luca Mazzone, Claudio Collovà, Egidio Bernava, Salvatore Zinna, Gigi Spedale. Inoltre altri interventi non programmati di personaggi con incarichi nazionali, quali Pietro Valenti (Modena), Antonio Calbi (Roma), nonché Filippo Amoroso (Teatro dei due mari di Tindari).

Nel corso della tavola rotonda sono emerse le grosse difficoltà in cui si muove l’attività teatrale in Sicilia, sia pubblica che privata. I grossi deficit dei grandi Teatri, il difficile rapporto con la politica, con i politici che non conoscono o sembrano non conoscere le problematiche del teatro. Inoltre è emersa la mancanza di coordinamento tra i vari enti teatrali, la straordinaria novità rappresentata dai teatri di provincia, l’occasione offerta dalle residenze, la necessità di un teatro di innovazione e non di conservazione, la ricerca di un nuovo pubblico. Barcellona Pozzo di Gotto, col Mandanici, è stato ribadito da più parti, è un’isola felice, perché l’amministrazione comunale ha voluto puntare molto sul suo teatro, ed è stato apprezzato il coraggio di Maifredi per il cartellone che è riuscito a varare.

In serata, nel teatro, con circa duecento spettatori, la cerimonia di consegna del Premio Nazionale dei Critici di Teatro. Si tratta di un premio che si sposta di anno in anno in varie sedi teatrali, a sottolineare il carattere itinerante del teatro. La cerimonia, introdotta da Giulio Baffi, con la partecipazione di Enrico Marcotti, Paolo Randazzo, Claudia Provvedini, Filippa Ilardo, Giuseppe Riotta, ha assegnato i premi a: rivista Editoria & Spettacolo, per la sua coraggiosa attività di promozione del teatro in campo editoriale; Collettivo Cinetico, per quanto riguarda il teatro-danza; Fabrizio Crisafulli, artista visivo cui è andato il Premio Anct - Catarsi - Teatri delle diversità; Rosario Palazzolo, drammaturgo; Michele Sinisi, attore e regista di Miseria e nobiltà; Angelo Di Genio, protagonista di Geppetto & Geppetto di Tindaro Granata; Oscar De Summa, attore e regista, Premio Anct – Hystrio; gruppo Anagor, per l’innovativa ricerca teatrale; Antonio Calbi, direttore del Teatro di Roma, per il complesso dei progetti presentati nella stagione appena trascorsa che hanno prodotto un significativo incremento di pubblico; Orietta Notari, per le sue interpretazioni in Ivanov di Cechov con la regia di Filippo Dini e Gyula - Una piccola storia d'amore di Fulvio Pepe; spettacolo Fedra di Andrea De Rosa, spettacolo Santa Estasi di Antonio Latella, e infine il premio speciale Paolo Emilio Poesio all’attrice napoletana Isa Danieli, già premio David di Donatello per l’attrice non protagonista.

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Domenica 9, nei locali dell’ex stazione ferroviaria, è stata inaugurata la mostra Donne a colori. Percorsi paralleli, con opere pittoriche di Daniela Celi, Celeste Foti e Lina Valenti. La mostra, organizzata dalla sezione di Barcellona della Fi.da.pa., presieduta da Maria Concetta Santamaria, è stata inserita nella dodicesima giornata del contemporaneo AMACI, che cade il 15 ottobre. La presentazione è stata curata dall’architetto Paola Sarasso, presidente della Fi.da.pa di Capo d’Orlando.

Le artiste espositrici sono accomunate dall’essere laureate in architettura, di insegnare materie artistiche e di essere appassionate di pittura. Al piano terra dell’ex stazione hanno esposto un lavoro collettivo, Presenze 2016, con manichini femminili coperti da vestiti di carta ispirati alle opere di pittrici famose: Berthe Morisot, Camille Claudel, Sonya Delaunay, Antonietta Raphael, Benedetta Cappa, Tamara De Lempicka, Frida Kahlo e Carla Accardi. Al primo piano le opere individuali: quelle di Lina Valenti, figlia del compianto scultore Santo, mostrano un temperamento deciso, e sono realizzate quasi di getto, senza disegno preparatorio; le opere di Daniela Celi si ispirano ai grandi classici, e sono dominate da linee sinuose; le opere di Celeste Foti superano la pittura con l’utilizzo di materie come stoffe e lane, tanto da aver realizzato anche una installazione con strisce che pendono dall’alto, attaccate ad una “catena” strutturale dell’antico edificio. All’inaugurazione erano presenti il sindaco Roberto Materia e l’assessore Ilenia Torre.

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Martedì 11 è scomparso il dottore Renzo Rossitto, primario oculista in pensione. Nato a Barcellona nel 1922, era il più anziano degli studenti del Liceo Classico Luigi Valli, compagno di banco e amico di Bartolo Cattafi, come è stato ricordato nel libro di Franco Lanzellotti sull’istituto barcellonese.

Questa amicizia giovanile continuò con Cattafi quando fu varato il Teatro Sperimentale con le messe in scena al Mandanici, dove il giovane Renzo fu interprete in diversi lavori, diretti anche da Cattafi, come I nostri sogni, la commedia di Ugo Betti, al Mandanici nel 1942. Negli ultimi anni lo abbiamo visto sempre ben presente agli eventi culturali cittadini, agli spettacoli del Nuovo Mandanici ed alla mostra al villino liberty proprio sui due teatri, alla quale diede il suo contributo concreto fornendo documenti e materiali ormai rari, e concedendo l’intervista all’inviato della Rai Lino Bitto. Diede il suo apporto anche al libro sul Teatro Mandanici di Salvina Miano con ricordi, locandine, inviti e foto.

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Giovedì 13 è morto a Palermo, all’età di ottantacinque anni, il professore Natale Tedesco, studioso esperto di Lucio Piccolo, professore emerito di Letteratura italiana all’Università di Palermo, con interesse particolare rivolto al Novecento. Lo ricordiamo a Barcellona presente in almeno due occasioni. La prima volta nel febbraio del 1990 nell’auditorium San Vito per un seminario su Emilio Isgrò, la seconda alcuni anni dopo, in una rassegna di poesia, nella Sala vetri dell’Oasi. Seguii per il Giornale di Sicilia il seminario a San Vito, e durante una pausa conversai con Tedesco, il quale mi fornì il suo indirizzo per inviargli le foto che stavo scattando. Il suo indirizzo era: Villa Palagonia di Bagheria. Viveva in quel periodo in una delle preziose ville settecentesche di Bagheria, ereditata dalla madre, mentre il padre era napoletano.

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Barcellona Pozzo di Gotto, definita “città dell’arte contemporanea” per la presenza di collezioni e luoghi legati all’arte d’oggi (Museo Epicentro, collezione dall’Uno alla Serie, Museo Didattico dell’incisione Foscolo, Monumento ai Caduti, Monumento a Sebastiano Genovese, Oasi del Longano), sabato 15 ha aderito alla dodicesima edizione della giornata AMACI, Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea, con tre mostre, una già in corso all’ex Stazione ferroviaria (Donne a colori. Percorsi paralleli) e due inaugurate per l’occasione.

La prima nella Galleria Progetto Città, al piano terra dell’ex Stazione ferroviaria, curata dal titolare della galleria Andrea Cristelli, col titolo Strasegnando 3, con la presenza di quarantacinque incisori italiani e stranieri. La seconda, I segni raccontano, curata dal professore Enzo Napoli, allestita nel Museo Didattico “Foscolo”, nel Centro Polifunzionale nella Piazza di Sant’Antonino. Il Museo, il cui referente adesso è il professore Letterio Sottile, nasce all’interno della Scuola Media “Foscolo”, diretto da Maria Felicia Oliveri. La mostra, con le opere di tredici artisti italiani e stranieri, va ad integrare il patrimonio del Museo Didattico, che prossimamente sarà arricchito anche da una Biblioteca al servizio del quartiere.

Il manifesto ufficiale di questa edizione della giornata AMACI è stato affidato quest’anno all’artista barcellonese Emilio Isgrò, che nel suo lavoro, intitolato Preghiera per l’Europa, mostra un’Europa cancellata che estende i suoi confini oltre quelli dell’Unione, coinvolgendo idealmente i paesi del Mediterraneo.

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Domenica 16 è iniziata una nuova avventura del Museo Epicentro di Nino Abbate, nella frazione di Gala. Impronta d’autore per il Museo Epicentro, il titolo dell’interessante serie di eventi dove saranno presentati ed intervistati per dodici mesi altrettanti personaggi della cultura barcellonese.

L’allestimento, all’interno dello stesso museo, in mezzo alle mille mattonelle d’autore, rimanda idealmente alle performance dell’artista Marina Abramovic: due sedie rosse ai lati di un tavolino anch’esso dipinto di rosso, dove la giornalista Cristina Saja, della testata 24live, dialoga con l’ospite. La serata è stata introdotta da Nino Abbate, il quale ha spiegato la sua idea, quella di valorizzare e far conoscere quanto di positivo esiste in città. Idea subito accolta dalla testata 24live, rappresentata da Flaviana Gullì, presidente dell’associazione Barcellona Live e caporedattore di 24live. Anche lei si è soffermata sull’iniziativa, ricordando che la testata presenterà una sintesi di ogni incontro e un catalogo finale.

Prima ospite è stata la moglie di Nino Abbate, Salva Mostaccio, artista che da sempre coadiuva il marito nelle sue avventure artistiche. Nel corso dell’incontro ha raccontato le sue esperienze artistiche col marito in giro per l’Italia, le sue mostre personali, le performance all’Epicentro. E’ stata l’occasione anche per presentare il suo libro di poesie Racconti di vita, analizzato criticamente dal professore Nino Genovese. Alla fine, per restare nello stile dell’Epicentro, la Mostaccio ha lasciato l’impronta della mano destra su una mattonella di argilla cruda del solito formato di trenta centimetri per trenta, cosa che faranno tutti gli altri ospiti. Alla serata ha partecipato l’assessore alla cultura Ilenia Torre in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale; presenti anche consiglieri comunali e personaggi dell’arte e della cultura.

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Sabato 22 è stato presentato nell’Aula Magna del Liceo Classico Medi (ex Valli) il romanzo di Lilia D’Amico: Il passato non ha un volto, pubblicato da Giambra Editori. Interventi del professore Claudio Rosanova, in rappresentanza della dirigente scolastica Domenica Pipitò, dell’avvocato Marco Tiffi, che ha svolto la relazione principale e dell’autrice Lilia D’Amico. La presentazione è stata intercalata da letture del testo a cura della professoressa Rosalia Lanza. Il romanzo è ambientato nella Sicilia degli anni Ottanta e registra proprio il cambiamento della regione tra passato e presente.

La protagonista è Laura, che nota questi cambiamenti ed è perseguitata dalla ricerca del passato, come ha detto l’avvocato Tiffi, che assume dapprima i tratti di un volto sfocato, ma che attraverso le vicende di un giallo che si consuma, inizia ad acquisire lineamenti decisi. Un romanzo che si muove tra un’evidente caratterizzazione dei paesaggi e della cultura siciliana e la personalità della protagonista, con particolari risvolti. Emerge, ha ancora riferito Tiffi, il profumo di Sicilia anche attraverso la lingua parlata. La D’Amico, in conclusione, ha detto di aver voluto condividere con il pubblico il suo amore giovanile per la scrittura, “un’esperienza rigeneratrice” ripresa dopo il pensionamento dalla scuola.

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Sabato 22 è iniziata la stagione 2016-17 del Teatro Mandanici sotto la direzione artistica di Sergio Maifredi. Ad inaugurarla il gruppo musicale “Tiromancino”, una band che si muove tra canzone e ricerca di sonorità non convenzionali. La serata è stata introdotta da Maifredi, presente il sindaco Roberto Materia, la Giunta comunale e circa mille spettatori, con stavolta la partecipazione di molti giovani che forse per la prima volta hanno fatto il loro ingresso al Mandanici. Proprio questo è stato lo spirito di questa prima stagione curata direttamente dall’Amministrazione Comunale, cioè quella di differenziare l’offerta degli spettacoli per coinvolgere il maggior numero possibile di spettatori, in modo da far sentire il teatro patrimonio di tutta la città e non di una élite.

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Domenica 23 l’Università della Terza Età ha inaugurato l’undicesimo anno di attività. A fare gli onori di casa, nella sala conferenze dell’ex Monte di Pietà Giovanni Spagnolo, oggi arricchita da una pregevole collezione di grafica contemporanea, il rettore Tanina Caliri. Ha ringraziato le amministrazioni comunali passate e quella presente per la collaborazione e il sostegno sempre fornito a questa importante istituzione culturale, che oggi vanta trecentocinquanta iscritti seguiti da cinquantotto docenti che prestano la loro opera gratuitamente.

La Caliri ha illustrato il programma con le varie aree tematiche e presentato il Consiglio di Amministrazione, composto, oltre che dal rettore, dal tesoriere Ciano Santanocita, dalla segretaria Francesca Pino, e dai consiglieri Domenico Nania, Anna Maria Fabbiani, Mauro Ciabattini, Francesco Speciale e Francesco Raimondo eletto dal Collegio dei docenti.

E’ seguita la proiezione di un breve video in ricordo dei dieci anni di attività curato da Pino Spina, con le locandine e le foto dei numerosi eventi e delle gite culturali organizzate dall’U.T.E. E’ stata la volta dei saluti del sindaco Roberto Materia: “a Barcellona c’è tanta voglia di cultura e l’amministrazione è al vostro fianco”, ha dichiarato, mentre l’assessore alla cultura Ilenia Torre ha evidenziato la ricchezza di attività svolte dall’Università e il privilegio di avere sul territorio questa importante istituzione.

La serata è stata conclusa da un concerto con i Maestri Antero Arena al violino e Maria Assunta Munafò al pianoforte. Hanno proposto brani molto belli ed accattivanti, magistralmente eseguiti, di Edward Elgar, Vittorio Monti, John Williams, Williams-Gardel’s, Julies Massenet e Manuel De Falla.

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Giovedì 27 è morta a Roma la poetessa Iolanda Insana, nata a Messina nel 1937. Aveva vinto il Premio Viareggio nel 2002 e nel 2008 l’abbiamo avuta ospite a Barcellona in quanto vincitrice del Premio Nazionale Bartolo Cattafi, consegnatole nell’Auditorium Maggiore La Rosa il 17 maggio.

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Sabato 29 è stato presentato nell'auditorium Maggiore La Rosa il libro di Tindaro Bellinvia Lasciar morire. Burocrazie minime, ambiente, territorio e lavoro in Sicilia, pubblicato da Mimesis/Cartografie sociali. L’autore, Dottore di ricerca in sociologia, ha dedicato il libro a Nino De Pasquale “coraggioso ecologista e difensore dei beni comuni”. Il libro si occupa dell’eterogeneo campo burocratico relativo alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, del monitoraggio dell’inquinamento ambientale e della prevenzione del rischio idrogeologico. A presentare il libro, coordinati dal sociologo Pietro Saitta, dell’Università di Messina, sono intervenuti Daniele David, sindacalista Fillea Cgil Messina; Salvatore Chiofalo, Segretario Fiom Cgil Messina; Carmelo Ceraolo, Presidente Legambiente del Longano; Pasquale Rosania, Arci Cohiba di Barcellona, ed infine l’autore per le conclusioni.

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Domenica 30 nell’Auditorium San Vito si è svolta la tappa conclusiva di sei concerti del festival itinerante “Salotto Musicale”, promosso dall’associazione Teleion di Roccalumera, presieduta da Maria Caminiti, con la direzione artistica di Daria Grillo. I precedenti concerti, tutti con musicisti diversi, si sono tenuti a Messina (Villa Cianciafara e Annunziata dei Catalani), a Roccalumera (Antica Filanda), a Castroreale (Auditorium SS. Salvatore), a Milazzo (Santuario S. Francesco di Paola). La scelta è stata quella di offrire un festival musicale alla portata di tutti, anche in luoghi non abituali per la musica, grazie alla fattiva collaborazione delle amministrazioni comunali. Nelle sei serate, ha ricordato Daria Grillo, si sono avuti oltre mille partecipanti che hanno apprezzato l’iniziativa di riproporre l’idea del salotto musicale ottocentesco con la musica da camera. Per quest’ultimo concerto si sono esibiti Stefano Parrino e Daria Grillo al flauto traverso e Luigi Cordova al pianoforte, con brani di Karl e Franz Doppler, Saverio Mercadante, Raffaele Galli. L’assessore Gianluca Sidoti ha portato i saluti dell’amministrazione comunale, ribadendo l’attenzione per la cultura su vari campi e con diverse iniziative.

 

 

 

Nell’arena

 

Domenica 4 settembre nel Museo Epicentro di Gala è stata inaugurata la XXIII Esposizione Nazionale d’Arte “Artisti per Epicentro”, alla presenza del fondatore ed artefice Nino Abbate, dell’assessore alla Cultura Ilenia Torre e dell’assessore ai Grandi Eventi Gianluca Sidoti.

Nino Abbate ha spiegato il senso di questa nuova esposizione, ricordando che gli artisti espositori appartengono alla scena nazionale ed internazionale dell’arte contemporanea, e sono stati presenti alla Biennale di Venezia e a Documenta di Kassel, le due più importanti rassegne d’arte contemporanea del mondo. L’assessore Ilenia Torre, nel portare i saluti del sindaco Materia, ha anticipato che Barcellona è interessata da due progetti di valorizzazione dei poli museali a livello comprensoriale appena presentati alla Regione. Questo è stato possibile anche grazie alle realtà esistenti nella città, come il Museo Epicentro.

All’inaugurazione erano presenti personalità del mondo artistico e culturale della zona che hanno potuto così apprezzare la collezione delle oltre mille mattonelle già esposte assieme alle nuove opere di venti artisti italiani e stranieri, oggetto della presente rassegna: Paul Beel, Valerio Berruti, John Bolton, Maurizio Camerani, Mauro Cappotto, Elisa Cella, Marco Cingolani, Aron Demetz, Salvatore Garau, Carlo Guarienti, Marco Lavagetto, Florencia Martinez, Nunzio, Clemen Parrocchetti, Luca Pignatelli, Scott Hampton, Ali Hassoun, Ivano Sossella, Lois Weinberger & Vincenzo Estremo.

Nino Abbate ha inoltre realizzato il catalogo dell’esposizione, con le foto delle opere, le schede biografiche degli artisti, testi e lettere del critico d’arte Valerio Dehò, del  Direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci e del gallerista romano Arnaldo Romani Brizzi. Inoltre il catalogo è corredato da tutti i testi introduttivi pubblicati nei cataloghi precedenti sin dal 1994, quando si tenne la prima esposizione, fino al 2015. L’esposizione è rimasta aperta fino al 25 settembre.

www.museoepicentro.com – epicentromuseo@virgilio.it

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Lunedì 5 nello splendido scenario dell’Arena Michele Stilo, già Arena Montecroci, è andato in scena Il gladiatore, un lavoro teatrale in due atti, liberamente tratto dall’omonimo film di Ridley Scott. Il riadattamento e la regia sono opera di Salvatore Cilona, alla sua prima esperienza di regia, e attore nella parte del protagonista, il generale Massimo Decimo, che dopo essere stato ridotto in schiavitù, ritorna a Roma a vendicare l’assassinio della sua famiglia e dell’imperatore a cui era fedele.

Gli altri attori del cast: Daniele Bisignani (Commodo), Rosemary Calderone (Augusta Lucilla), Vincenzo Cannistrà (Proximo), Giuseppe Messina (Marco Aurelio), Sergio Lupo (Senatore Gracco), AbdirahmanTanat (Juba), Salvatore Frazzetto (Quinto), Carmelo Bellinvia (Valeriano), Antonio E. Stifanelli (Lucio Vero), Micaela Stifanelli (Ancella), Stefano Impallomeni (Cassio), Tonino Abbate (Cicero), Giorgio Torre (Mercante di schiavi), Lamin Manneh, Faburama Ceesay, Alessandro Monteleone, Lina Alosi; Direttori di scena: Lina Alosi e Tiziana Turrisi; Sartoria: Maria Genovese e Venerina Lanza; Direttore audio: Nino Trapani.

La scenografia, curata dallo stesso Cilona (che si è occupato anche dei costumi assieme a Francesca Furnari), essenziale con pannelli drappeggiati in funzione di quinte, è stata caratterizzata nella parte centrale dalla proiezione di immagini indicanti di volta in volta i luoghi di svolgimento degli eventi. Interessante l’uso di tutti gli spazi dell’Arena per le azioni teatrali, con gli attori anche in mezzo al pubblico. Oltre al palcoscenico sono state interessate la cavea e la passerella sovrastante il palco. La colonna sonora, oltre alla musica, è stata arricchita da effetti sonori indicanti l’atmosfera dei luoghi.

Un plauso per questo spettacolo (organizzato dall’Associazione Teatrale “Testuggine”, inserito nella programmazione dell’Estate Barcellonese varata dall’Amministrazione Comunale), che possiamo a ben diritto annoverare tra le esperienze teatrali più qualificate della nostra città. Peraltro il testo si poteva leggere a più livelli, uno dei quali sembrava fare riferimento a vicende attuali.

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Lunedì 5 sono iniziati i lavori di rispristino del basolato lavico della storica via Garibaldi in prossimità della Piazza San Sebastiano. Le radici dei pini espandendosi avevano fatto sollevare i blocchi in pietra lavica, creando problemi ai mezzi in transito. La ditta incaricata, seguita anche dall’assessore Paride Pino, ha rimosso i blocchi e li ha ricollocati dopo aver eliminato le radici cresciute sotto. Successivamente l’intervento è stato rivolto all’altro tratto della stessa via Garibaldi, dove con un intervento precedente, nel mese di dicembre del 2014, i blocchi erano stati rimossi e sostituiti temporaneamente con l’asfalto. Ciò aveva provocato le proteste dei cittadini che volevano che fosse mantenuto il lastricato originale. Adesso è stato rimosso l’asfalto, anche qui rimossi i resti delle radici dei pini già tagliati in quanto alcuni caduti per il maltempo, ed altri perché ammalati, e riposizionati i blocchi che erano stati opportunamente conservati.

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Giovedì 8 si è rinnovata la festa della Madonna di Tindari nel quartiere Immacolata. Da diversi anni, a causa delle precarie condizioni in cui versa la chiesa dei Basiliani, da sempre luogo di custodia e venerazione della Madonna, la festa viene spostata nella Basilica di San Sebastiano.

La festa nacque per devozione del signor Giuseppe Giunta fu Antonio, che fece realizzare il simulacro sul modello della Madonna Nera venerata a Tindari. Il nome di Giunta si può leggere alla

base della statua, così come il nome dell’autore, lo scultore barcellonese Matteo Trovato (1870-1949), che la realizzò in cartapesta con la collaborazione del figlio nel 1925. In precedenza sembra che si venerasse un quadro su tela raffigurante la medesima Madonna, di cui non abbiamo più notizie. Padre Carmelo Biondo, nel suo libro sulle chiese di Barcellona, segnala come scomparsi nella chiesa dei Basiliani alcuni quadri antichi in tela.

La processione della Madonna ha percorso le vie del centro, la via Immacolata, ha sostato alla Casa di Riposo ed ha percorso un tratto della salita Basiliani, proprio per mantenere simbolicamente questo legame con la chiesa di riferimento. Lo spostamento della festa alla Basilica ne ha snaturato il senso originario, lo stretto legame con il popolare quartiere, dove fino agli anni Sessanta venivano allestite tantissime bancarelle, frequentate da una quantità enorme di persone.

A conclusione della festa religiosa, sullo spiazzo dei Basiliani, e in anni più recenti, nello spiazzo tra la via Immacolata e la via Manganelli, si svolgeva la festa “laica” con i cantanti di musica leggera. Veniva anche effettuato il servizio di palco con la banda musicale nello slargo accanto la chiesa dell’Immacolata.

Quest’anno, proprio per mantenere viva la tradizione, l’associazione giovanile La Fenice ha riproposto nel quartiere tre serate, dal 5 al 7, con giochi popolari tipici siciliani, e un concerto musicale purtroppo saltato per il cattivo tempo.

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Sabato 17, nell’Auditorium Maggiore La Rosa l’associazione Genius Loci ha presentato alla stampa, ai soci ed alla città i nuovi pannelli informativi che saranno prossimamente collocati di fronte ad alcuni beni culturali della città.

L’autore di queste note, componente del Direttivo dell’associazione, prima di dare la parola al presidente dell’associazione, architetto Daniela Motta, ha compiuto un excursus sull’attività svolta dalla Genius Loci negli ultimi tre anni: visite guidate per gli studenti, partecipazione all’inaugurazione di edifici pubblici (Villino Liberty e Teatro Mandanici) con mostre e visite guidate, eventi in luoghi storici particolari, presentazione di libri, concerti. Daniela Motta ha invece illustrato i nuovi pannelli, che andranno ad aggiungersi a quelli già realizzati e collocati.

I primi riguardavano la Chiesa di Gesù e Maria, il Duomo S. Maria Assunta, l’Auditorium San Vito, l’Oratorio Anime del Purgatorio, la Basilica San Sebastiano, il Villino Liberty, la Chiesa di San Giovanni Battista, la Villa Primo Levi - Monumento a Sebastiano Genovese - Teatro Mandanici, il Vecchio Teatro Mandanici, il Palazzo Fazio; i nuovi pannelli riguardano la Chiesa del SS. Crocifisso (adottato da Farmacia Genovese), la Chiesa della Madonna Immacolata (adottato da Serramenti Santangelo), il Monumento ai Caduti (adottato dagli Istituti Comprensivi: Genovese, D’Alcontres, Capuana, Militi, Balotta), l’Ex Stazione e Seme d’arancia (adottato da DOP), il Giardino di Proserpina (adottato da AG grafica).

Da sottolineare come tre pannelli illustrino beni culturali contemporanei: l’Ex Stazione ristrutturata e il Seme d’arancia, il Giardino di Proserpina e il Monumento ai Caduti. Un altro invece è relativo al vecchio Teatro Mandanici, demolito nel 1972. E questo rientra nel quadro della preparazione di altri pannelli dedicati a beni scomparsi, come l’antico Duomo di S. Sebastiano, la chiesa di San Filippo Neri e la chiesa di San Paolino. La realizzazione dei pannelli è stata possibile grazie agli sponsor che li hanno adottati fornendo il contributo economico. I due pannelli del Teatro Mandanici, vecchio e nuovo, sono stati adottati dalla precedente amministrazione comunale.

In conclusione è intervenuta l’assessore alla cultura Ilenia Torre, sottolineando che l’Amministrazione Comunale condivide questo progetto e auspicando per il futuro una ancor più concreta collaborazione.

Il gruppo di lavoro della Genius Loci è composto da: Daniela Motta, presidente; Rosita Dell’Aglio, vicepresidente; Bernardo Dell’Aglio, coordinatore; Marcello Crinò, Luigi Lo Giudice, Beniamino Faliti, Corrado Marchese, Gaetano Mercadante, consiglieri.

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Domenica 18, come di consueto, in Piazza Duomo s’è svolta la quattordicesima edizione della Rassegna Musicale “Roberto Stimolo” e il sedicesimo concerto “Eduardo Russo”, organizzati dall’Associazione Musicale Eduardo Russo, presieduta da Nino Grasso, e dalla Banda Placido Mandanici.

Le due rassegne, che concludono le manifestazioni dell’estate barcellonese, sono intitolate a due ex componenti della banda cittadina: Roberto Stimolo era un giovane strumentista morto prematuramente; Eduardo Russo era un anziano strumentista di sax, anche compositore di diversi brani. Oltre alla Banda musicale Placido Mandanici di Barcellona, diretta da Bartolo Stimolo, si è esibita la Banda Santa Cecilia di Villafranca Tirrena, diretta da Emanuele Celona, e la Banda San Nicolò di Bari di Gualtieri Sicaminò, diretta da Mariano Cigala.

Hanno prima sfilato suonando in via Roma, e successivamente si sono esibite sul palco in piazza. Oggi il repertorio delle bande musicali si è parecchio rinnovato, molti musicisti studiano o hanno studiato al Conservatorio, i direttori sono qualificati avendo frequentato corsi specialistici. Tanto che dalle bande si possono ascoltare, come è successo durante la serata, anche musiche jazz (Chuck Mangione), o musiche moderne di estrazione colta, come West Side Story di Leonard Bernstein, o la Jazz suite di Dimitri Shostakovic, oltre alle marce tipiche del repertorio storico.

Tra una esibizione e l’altra, presentate come sempre da Rosanna Benevento, ci sono stati i saluti del sindaco Roberto Materia e dell’assessore Gianluca Sidoti, che hanno ricevuto delle targhe di riconoscimento da parte degli organizzatori.

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Pietro Torre è un insegnante milazzese di materie tecniche e scientifiche, laureato in matematica e scienze naturali, studioso dei fenomeni del cielo e della terra. Da tantissimo tempo si dedica allo studio dei fenomeni celesti, con particolare attenzione verso quelli con caratteristiche misteriose. Ha appena pubblicato il terzo libro sulle sue ricerche incentrate su questi fenomeni avvenuti nella provincia di Messina, anche questo intitolato, come i due precedenti, Misteriosi fenomeni nel cielo della provincia di Messina. Il primo volume, che si occupa dei casi avvenuti fino al 1974, è stato pubblicato da Oreste Ragusi Editore nel 1998, il secondo si occupa dei casi fino al 1999 ed è stato stampato dalla Tipolitografia Lombardo di Milazzo nel 2000. Infine quest’ultimo, pubblicato dalla cooperativa UPIAR di Torino, tratta i casi fino al 2014, assieme alla rivisitazione di alcuni del passato.

Nell’introduzione Torre spiega: «La cosa più clamorosa che emerge comunque nell’ufologia del nuo­vo secolo è la mancanza di quel­le immagini chiare e autentiche, rivelatrici finalmente del fenome­no UFO: eppure, come si è det­to, chiunque ha ormai in tasca gli strumenti per documentare facil­mente qualunque fenomeno ano­malo gli si presenti! Nelle tantissi­me foto e nei numerosi video che ad esempio il CISU (Centro Italia­no Studi Ufologici, con sede prin­cipale a Torino), riceve continua­mente o che appaiono sul web, nulla si trova di più di macchioline dovute a polvere, polline, sporci­zia varia, goccioline d’acqua (or­bs), insetti vicini all’obiettivo della fotocamera, uccelli in volo, rifles­si, belle parate notturne di lanter­ne cinesi (skylanterns) o diurne di palloncini (flottillas) e natural­mente falsi creati ad hoc (fac), per fortuna facilmente smascherabili.

Personalmente ho ritenuto giusto proseguire nelle ricerche sui “mi­steriosi fenomeni nel cielo del­la provincia di Messina”, essen­do in questi anni pervenuta nuo­va e piuttosto interessante casisti­ca, non solo del periodo 2000-2014, ma anche degli anni prece­denti (con qualche caso anterio­re persino al 1947). E’ nata così questa “Terza Parte”. Quanto qui pubblicato è stato da me “filtrato” con l’eliminazione di tante segna­lazioni di facile spiegazione, e di “falsi” abbastanza palesi: ho fatto la cernita con senso critico e con la mia pluriennale esperienza nel settore.»

L’autore quindi appartiene al filone degli Ufologi estremamente prudenti, che tendono a riportare tutti i fenomeni aerei misteriosi a fenomeni convenzionali più o meno conosciuti, anche se quanto scrive nella premessa è sostanzialmente vero, nel senso che nonostante la diffusione dei sistemi di documentazione visiva, mancano le prove e sembra che ci sia stata negli ultimi decenni una rarefazione degli eventi ufologici a livello mondiale, quanto meno come presenza sui mass-media tradizionali.

I casi esaminati riguardano quarantadue comuni della provincia, capoluogo compreso, dove le segnalazioni sono state 27; segue Milazzo con 20, Barcellona con 9, Librizzi con 7, mentre tutti gli altri centri hanno segnalazioni da 4 ad 1. Tra i casi studiati da Torre c’è la rivisitazione del documento fotografico che a suo tempo ebbe un certo risalto negli ambienti ufologici in quanto coinvolgeva l’editore messinese Giulio D’Anna e il professore Francesco Flora. In pratica il D’Anna fotografò il Flora a Taormina, e nella foto apparve in cielo un misterioso oggetto non visibile al momento dello scatto. Dalla perizia effettuata sulla foto da un tecnico del CISU, si tratterebbe del riflesso dell’obiettivo fotografico sulla pellicola dovuto al sole.

Un altro caso, riportato dalla Gazzetta del Sud il 2 febbraio 2007, riguarda l’avvistamento a Cicerata, nella marina di Barcellona, di un grande oggetto circolare emanante una forte luce rossa che poi scomparve in fondo al mare. Qualcuno lo collegò ai fenomeni che avvenivano in quel periodo a Caronia, e su quella complessa vicenda, che potrebbe avere molte spiegazioni ed implicazioni, Pietro Torre sorvola «per ragioni di personale “buon senso”… anche per non tirare in ballo la figuraccia fatta, dopo l’arresto del piromane scoperto dalle meticolose indagini dell’arma dei Carabinieri, da alcu­ni seri ricercatori sbilanciatisi for­se troppo».

(info@upiar.com – www.upiar.com).

 

 

 

Spazi originali

 

Martedì 2 agosto, nell’Auditorium San Vito, l’Amministrazione Comunale ha premiato gli alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado che durante l’anno scolastico si sono distinti per il loro rendimento. Sono stati centodue gli studenti che hanno ricevuto dalle mani del Sindaco Roberto Materia, dell’assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione Ilenia Torre e dal Presidente del Consiglio Comunale Giuseppe Abbate la medaglia e la pergamena. La cerimonia è stata presentata dal professore Gaetano Mercadante, esperto del Sindaco per la promozione sociale e culturale. L’assessore Torre si è complimentata con gli studenti per i risultati conseguiti che oltre ad essere individuali si ripercuotono su tutta la società. La meritocrazia, ha detto, è un importante tassello per la società e per un futuro migliore. Il sindaco Materia, rivolgendosi agli studenti, ha evidenziato che il loro impegno nello studio li ha portati all’acquisizione del massimo dei voti, ed anche le scuole hanno fatto la loro parte, lavorando bene. Ha ricordato infine che ottocentomila giovani sono andati via dalla Sicilia, e l’amministrazione ha intenzione di varare un piano giovani per l’occupazione. Gli alunni premiati provengono dall’Istituto Foscolo, dall’Istituto D’Alcontres-Merì, dall’Istituto Capuana, dall’Istituto D’Alcontres, dall’Istituto Fermi, dall’Istituto Genovese, dal Liceo scientifico Medi, dal Liceo Medi Classico, dal Liceo Scientifico Medi Scienze Sociali, dall’Istituto Copernico, dall’Istituto Ferrari Ipsaa.
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Giovedì 4, nella Sala Consiliare, l’Amministrazione Comunale ha conferito una targa al giornalista-autore Nino Bellinvia, in vacanza nella città natale assieme alla moglie Chiara. “Illustre Barcelpozzogottese che in oltre 50 anni di attività ha elevato in Italia e all’estero, il nome della nostra città”, si legge nella targa, consegnata dal sindaco Roberto Materia assieme agli assessori Ilenia Torre e Gianluca Sidoti. Alla cerimonia erano presenti rappresentati di varie associazioni culturali, quali il Movimento per la Divulgazione Culturale con l’artista Pippo Messina, la Pro Loco Manganaro con il vice presidente Giuseppe Giunta, la FilicusArte con il presidente Caterina Barresi, l’Accademia Musicale col presidente Felice Mancuso. Quest’ultimo ha approfittato dell’occasione per consegnare a Bellinvia la targa conferita nel 2009, che allora non fu possibile dare per l’assenza di Bellinvia.
Nino Bellinvia partì da Barcellona nel 1961, e dopo essere stato in Trentino, vive da tempo a Massafra (Taranto) dove dirige “La Voce di Massafra” e collabora con “Liguria 2000 News” e “Politicamente corretto”, due testate on-line dove spesso da risalto agli avvenimenti barcellonesi, e con il periodico londinese “Britalyca News Londra”, dove cura due pagine di Cultura e Società.
Ha iniziato la sua attività di giornalista quando era ancora a Barcellona, collaborando con il quotidiano “L’Ora” di Palermo, dove, ha ricordato, il primo articolo che scrisse era sul ruolo delle donne barcellonesi nella battaglia di Milazzo. Ha scritto molto di musica e spettacolo su quotidiani e periodici, intervistando tantissimi musicisti. Ha curato dal 1975 al 2009 il volume di musica e spettacolo “I magnifici delle 7 note”, si occupa anche di filatelia, ed è Presidente del Circolo Filatelico di Massafra.
Nel 1999 ha ricevuto a Barcellona una targa per il suo impegno di divulgatore del nome della città natale dal Museo Cassata e dall’Amministrazione Comunale. “Le vostre testimonianze – ha detto – mi hanno commosso, ho molto amore per la nostra città. Ringrazio il Mo.Di.Cu. e Pippo Messina (che si è fatto promotore del conferimento della targa). Questa è una giornata che porterò nel cuore”.
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Venerdì 5, presso la Biblioteca Comunale di via Regina Margherita, è stato presentato il libro di Luigi Ferlazzo Natoli Il diritto dei fini ma non dei principi, appena pubblicato da “Nel diritto editore”. Hanno portato i saluti Maria Rosa Naselli, dipendente della Biblioteca, e l’assessore Gianluca Sidoti in rappresentanza del Sindaco e dell’Amministrazione Comunale. Introdotti da Nino Sottile Zumbo, sono intervenuti Maria Enza La Torre, Consigliere della Corte di Cassazione, Francesco De Domenico, Direttore generale dell’Università di Messina e l’autore Luigi Ferlazzo Natoli, Professore emerito di Diritto tributario presso l’Università di Messina.
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Domenica 7 è stata inaugurata la targa di intitolazione dell'Arena Montecroci al regista teatrale barcellonese Michele Stilo (1929-2000). La targa è stata realizzata dalla Pro Loco “Alessandro Manganaro” con la collaborazione fattiva di Luigi Stilo, figlio del regista. Alla cerimonia erano presenti il Sindaco Roberto Materia, Luigi Stilo, Gino Trapani, presidente onorario della Pro Loco, il dottor Antonino Siracusa, responsabile dell’Ufficio anagrafe e toponomastica, Felice Mancuso, presidente dell’Accademia Musicale “Nino Pino Balotta”. Una seconda targa, in plexiglass, è stata collocata presso l'ingresso dell'Arena riservato agli artisti. Questa intitolazione di fatto è la conclusione della mostra su Michele Stilo organizzata al Villino Liberty nello scorso mese di maggio. Subito dopo è andata in scena La traviata di Verdi, con l’Orchestra Filarmonica di Tirana, diretta da Orazio Baronello. L’Arena Montecroci, inaugurata nel 1988, in posizione panoramica su una collina che domina la città, è stata recentemente sottoposta ad importanti opere di manutenzione delle parti strutturali e degli impianti, rendendola nuovamente pienamente agibile.
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Il 12 agosto, come ogni anno, è stato ricordato l’anniversario del bombardamento di Barcellona avvenuto nel 1943 ad opera degli alleati. La città di Barcellona Pozzo di Gotto, oltre a settantaquattro civili morti durante i bombardamenti, e numerosi feriti, pagò un tributo di sangue attraverso centinaia di militari morti nelle due guerre mondiali. I nomi di tutti i caduti, civili e militari, delle due guerre, sono incisi sulle lapidi poste accanto al Monumento ai caduti, purtroppo in parte illeggibili perché sbiaditi dal tempo e senza manutenzione. Si tratta di circa 365 militari morti nel primo conflitto mondiale, e di circa 207 militari morti dal 1935 al 1945, per un totale di circa 572.
Gli alleati, quel 12 agosto del 1943, secondo informazioni errate, cercavano i tedeschi (che non c’erano), ma bombardarono e spararono deliberatamente sui civili innocenti e disarmati, accanendosi soprattutto sul centro di Barcellona. Colpirono anche l’ufficio postale, nei cui pressi cadde il dottor Gaetano Bavastrelli mentre si recava a prestare la sua opera all’ospedale, compiendo quella che è ricordata da Carmelo Bilardo, nel libro Amo, la mia città (edito dalla Corda Fratres nel 1993), come “una strage inutile”. Le case distrutte, riferisce Nello Cassata nella storia di Barcellona (vol. III, p. 17, 1982) furono 154, le danneggiate 287, circa duemila sinistrati senza tetto.
Nella mattinata di venerdì un piccolo corteo di amministratori comunali, forze dell’ordine, rappresentanti di associazioni e pochi cittadini, ha raggiunto dal Municipio il Monumento ai Caduti. Dopo la deposizione da parte dei vigili urbani di una corona d’alloro sotto la lapide, c’è stato un momento di preghiera con padre Giuseppe Turrisi, parroco di San Giovanni e Vicario foraneo. Ha poi preso la parola il vicesindaco Filippo Sottile, che ha salutato i parenti dei caduti, esprimendo la vicinanza dell’Amministrazione Comunale. Subito dopo è intervenuto Salvatore Scilipoti, socio della Pro Loco Manganaro, per ricordare la figura del dottor Gaetano Bavastrelli. Infine Gino Trapani, presidente emerito della Pro Loco Manganaro, ha letto la poesia Il primo giorno di Bartolo Cattafi ispirata ai bombardamenti.
Questi i nomi dei caduti civili così come riportati sulla lapide: Aliberti Santa, Aliquò Erminia, Aliquò Rosaria, Aliquò Santa, Anastasi Michele, Barresi Margherita, Battista Agata, Dott. Gaetano Bavastrelli, Benedetto Giovanni, Biondo Carmelo, Biondo Francesca e Flavia, Biondo Maria, Brigandì Angelo, Brigandì Giuseppe, Brigandì Salvatore, Brigandì Santo, Bucalo Rosa, Bucolo Tindaro, Bucca Sebastiano, Calabrò Giuseppe di Mariano, Calabrò Giuseppe di Salvatore, Caliri Domenico, Caliri Francesco, Cicciari Domenico, Cipriano Salvatore, Conti Salvatore, Cortese Agnese, Currò Salvatore, Currò Sebastiano, Cutropia Filippo, Cutugno Carlo, Cutugno Francesco, Cutugno Salvatore, Cutullo Sebastiano, D’Amico Carmelo, Di Bartola Angela, Fazio Angela, Genovese Antonio, Genovese Lorenzo, Genovese Santo, Guido Antonino, Iannello Attilio, La Motta Carmelo, Lazzaro Alfredo, Leotta Giuseppina, Longo Giuseppe Garibaldi, Lo Presti Mariano, Mazza Eugenia, Mazzeo Angelo e Fortunato, Mazzeo Giuseppa, Merenda Grazia, Pandolfo Giuseppe, Perdichizzi Giovanni – Giov., Petrella Michele, Pino Sebastiana, Pittari Santo, Presti Francesco e Sebastiano, Rotella Vittorio Emanuele, Scarpaci Caterina, Scollo Paolo, Scopelliti Carmela, Siracusa Vincenzo, Siracusa Vito, Sortino Carlo, Spada Antonino, Trattaro Luigi, Trimboli Antonino, Triolo Nunziato, Trovato Caterina, Trovato Giovanni, Perdichizzi Giovanni – Ant.
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Martedì 16 a Calderà, in occasione della festa di San Rocco, di buon mattino si è svolta la fiera del bestiame nell’alveo del Torrente Longano, per il quinto anno senza il ponte sul torrente, crollato durante l’alluvione del novembre 2011 e non ancora ricostruito. E’ stato sostituito da un ponte provvisorio in ferro, realizzato poco distante, lato monte, ma con molte criticità.
La fiera vanta origini antiche, infatti secondo lo storico Filippo Rossitto (citando la Sicilia Sacra di Rocco Pirri, notizia XVI) risalirebbe al 1105, quando la contessa Adelasia concesse una fiera franca di otto giorni. Dal 1747, epoca di edificazione della chiesa di San Rocco, divenne fiera mercato della durata di tre giorni; fu riattivata nel 1827 con decreto del Luogotenente del Re per la Sicilia, per poi ridursi ad una sola mattinata. Possiamo quindi ritenerla la più antica tradizione commerciale della nostra città.
I visitatori si sono districati tra vitelli, cavalli, asini, pecore, capre, maiali, animali da cortile, giunti a bordo di camion di primissima mattina. Si sono intrecciate vendite ed acquisti di animali tra addetti ai lavori, soprattutto maiali e vitelli, mentre ha riscosso successo tra i semplici visitatori la vendita di galline, pulcini, papere, conigli, nonché le bancarelle di prodotti della campagna, come i pomodori secchi, le olive condite, i capperi, e le bardature per gli animali e i campanacci.
Anche in virtù del primato storico questa fiera andrebbe valorizzata e meglio pubblicizzata. Ci chiediamo perché non è stata mai inserita nel programma della festa di San Rocco e nei programmi dell’estate barcellonese. Risulta però citata in diversi fascicoli turistici sulla città, a partire da Barcellona Pozzo di Gotto. Una città da riscoprire pubblicato dall’Amministrazione Comunale nel 1981, e da alcuni anni anche la stampa locale se ne sta interessando con articoli e foto. La fiera andrebbe inoltre organizzata meglio: i camion, gli animali e le bancarelle nell’alveo del Longano sono disposti abbastanza alla rinfusa, mentre sono sistemate meglio le bancarelle lungo le strade.
I festeggiamenti del Santo, che ogni anno richiamano tantissimi fedeli, sono proseguiti nella serata con la processione del simulacro lungo le strade della frazione marina e il giorno dopo con la processione sul mare. Un’altra festa dedicata a San Rocco s’è svolta come di consueto anche nel quartiere di Nasari.
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Il 16 è scomparsa a Palermo Aldina Cutroni Tusa, vedova dell’illustre archeologo mistrettese Vincenzo Tusa (1920-2009) e madre dell’archeologo Sebastiano Tusa. Aveva compiuto 93 anni il mese scorso. La Cutroni, nata a Barcellona, era un’importante studiosa di numismatica antica ed era stata docente di numismatica all’Università di Palermo. Recentemente il figlio, nel corso di una conferenza nella nostra città, aveva ricordato il suo stretto legame con Barcellona, provenendo da qui – disse – metà della sua famiglia, e dove trascorse parte della sua infanzia.
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Il 19 è iniziata la tre giorni estiva del Movimento per la Divulgazione Culturale, giunta quest’anno alla ventesima edizione, svoltasi come di consueto in un giardino di Spinesante (Stretto Coccomelli n. 55). Con l’occasione è stato anche festeggiato il trentacinquesimo anniversario della costituzione dell’associazione, ricordato da un numero speciale del periodico la molla, il giornale mensile edito dal Mo.Di.Cu. che uscì nelle edicole a partire dal 1985, e le cui pubblicazioni nel tempo si fecero più rarefatte per i costi di stampa.
La prima serata è stata dedicata alla consegna della targa all’avvocato messinese Francesco Cardile per la sua attività di poeta e di animatore culturale. A consegnarla sono stati l’assessore alla cultura Ilenia Torre, presente anche in rappresentanza del Sindaco e dell’Amministrazione Comunale, e l’artista Pippo Messina, presidente del Mo.Di.Cu. e organizzatore dell’evento. Altre targhe sono state assegnate all’attore messinese Giampiero Cicciò e agli artisti coniugi milazzesi Nino Pracanica e Gina Privitera. Tutti assenti per motivi vari, ritireranno le targhe prossimamente. La serata è proseguita con lo spazio dedicato alla poesia, con la partecipazione di Elvira Alberti, Maria Morganti Privitera, Loredana Aimi, Pippo Giunta, Pippo Messina e Franco Cardile, ed è stata chiusa con la musica. Hanno suonato i chitarristi Alessandro Monteleone e Juliano Parisi, accompagnati dalla voce di Francesca Alesci.
La seconda serata è stata incentrata sulla lettura del Lamento di Polifemo, scritto da Pippo Messina, letto dal piccolo Giuseppe Monteleone, dall’attore Nico Zancle e dalla stesso autore. Sono seguite letture di poesie e intermezzi musicali, con brani eseguiti da Fabio Lisanti sul nuovo violino barocco costruito da Ignazio D’Anna.
La terza giornata è stata interessata dall’annullo filatelico speciale realizzato in collaborazione con Poste Italiane per il trentacinquesimo anniversario della fondazione del Mo.Di.Cu. In conclusione la proiezione del film Un estremo atto di giustizia, scritto da Pippo Messina e realizzato con la collaborazione degli amici del Movimento e la partecipazione dell’attore Nico Zancle e dei musicisti Fabio Lisanti e Alessandro Monteleone. Tra i numerosi ospiti era presente il giornalista e scrittore Melo Freni.
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Sono disponibili da poco tempo su Youtube due video che riguardano alcuni aspetti della città di Barcellona Pozzo di Gotto.
Il primo, intitolato L’artista Pozzogottese, è stato realizzato da Giorgio Speciale ed è incentrato sul dipinto completato la scorsa estate dal pittore pozzogottese Francesco De Francesco per sostituire un’antica pala d’altare rubata tempo fa nella chiesa della Anime del Purgatorio, che sorge proprio accanto all’ex chiesa di San Vito. L’opera, raffigurante la Trinità e le Anime purganti, non è una copia dell’antico quadro, ma è un dipinto che in qualche modo lo richiama. Nel video interviste all’artista De Francesco, a padre Santo Colosi e a Saro Cutropia.
Il secondo video, Luoghi riflessi, realizzato e proiettato al pubblico lo scorso anno dall’associazione Genius Loci, è incentrato sul quartiere Immacolata e sul complesso dei Basiliani in stato di degrado. E’ nato da un’idea di Daniela Motta, presidente della Genius Loci, con la collaborazione di Beniamino Faliti per il montaggio, di Gaetano Mercadante per le riprese anche dall’alto con il drone, di Luigi Lo Giudice per le interviste e di Rosalia Lanza voce narrante. Alle foto antiche del quartiere e dei suoi abitanti si sono intrecciate le nuove immagini e le interviste a personaggi che raccontano la vita che si svolgeva nella zona.
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Dal 25 al 28 la zona più antica del centro urbano è stata interessata da Pozzo di Gotto in Arte 2016, una serie di eventi artistici e spettacoli organizzati dal Collettivo Flock (avente per logo una pecora), e con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale. Ed è stata proprio la pecora Flock, in versione gigante, stilizzata in listelli di legno, ad accogliere il pubblico all’ingresso del vicolo Pozzo dei Goti, risalente alla metà del Cinquecento, con le case antiche oggi disabitate, ma che hanno mantenuto gli spazi originali, con le ripide scalette in legno che raggiungono i soppalchi dove era organizzata la zona notte. La pecora gigante, come un Cavallo di Troia, ha fatto entrare e interagire i giovani artisti con gli antichi spazi.
Il collettivo Flock è guidato da Alessio Barchitta, un giovane del luogo laureato all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove oggi studia la specialistica in pittura.
Le case lungo il vicolo, e il giardino nascosto in fondo, hanno ospitato opere di grafica, pittura, fotografia, scultura ed installazioni di artisti provenienti da varie parti d’Italia e dall’estero: Federica di Pietrantonio (Roma), Matteo Montagna (Monza), Giulio Locatelli (Bergamo), Marcella Cilona (Messina), Nilo Australi (Figline Valdarno), Virginia Dal Magro (Milano), Serena Laborante (Genova), Cecilia Mentasti (Varese), Alessio Barchitta (Barcellona P.G.), Simon Troger (Silandro), Collettivo Flock (Barcellona P.G.), Dajan Karin (Bosnia), Santino Sipione (Catania, Firenze), Ezio Roncelli (Bergamo), Guglielmo Zalukar (Trieste), Guttae (Angelo Guttadauro, Sicilia), Flavia Albu (Romania), Giovanni Impellizzeri (Milazzo), Gaia Lucrezia Zaffarano (Milano). Nel giardino è stato allestito anche uno spazio per far disegnare i bambini.
Durante le quattro serate si sono svolti eventi musicali e performance: GEEM session con i Battitori dei Peloritani (Giosuè Manuri, Ennio Corica e Milo Isgrò); Rycott +VJY, performance audio/visual; Le Toi de Moi/Neverending Poem con Giovanni Impellizzeri; Immaginaria, performance teatrale e reading con Viviana Isgrò, Orlando pazzo per amore, reading e live bood painting con Natale Spinella, Vanessa Schiavone e Maria Cristina Recupero; Fuoco e serpenti con Noel.
 

 

Lavori in corso

Venerdì 2 luglio, nella sala conferenze dell’ex Monte di Pietà Giovanni Spagnolo, la libreria Emmanuel, specializzata anche in articoli religiosi (Via Garibaldi 236) ha proposto un incontro dedicato alla Sette opere di Misericordia di Caravaggio. Nelle intenzioni del titolare, Antonio Cirinnà, dovrebbe essere il primo di una serie di incontri  culturali dedicati ad argomenti a carattere religioso, organizzato da questa libreria nata da appena quattro mesi. Ad introdurre la serata è stato proprio Cirinnà, il quale ha dato la parola per i saluti al vicesindaco Filippo Sottile, in rappresentanza del Sindaco e dell’Amministrazione. In mezzo alle serigrafie della ritrovata collezione di arte contemporanea, i due relatori, Andrea Italiano e Egidio Palumbo, hanno relazionato su questa importante opera del Caravaggio, realizzata nel 1607 e custodita presso il Pio Monte della Misericordia di Napoli. Italiano, storico dell’arte, ha introdotto la lettura dell’opera inserendola nel contesto storico in cui è stata realizzata, cioè il clima della Controriforma, e confrontandola con opere precedenti aventi lo stessa tema. Ha poi spiegato perché si tratta di un’opera innovativa, in quanto la scena è ambientata in un vicolo di Napoli, e le azioni delle  Sette opere fuse tutte assieme. Egidio Palumbo, carmelitano e docente di Arte e Teologia, ha proposto la lettura teologica del dipinto, suddividendolo in tre parti. In alto i due angeli che si abbracciano, la Madonna e il Bambino, tutti che guardano in basso, dove si svolgono le azioni, quasi divise in due gruppi: a destra Dar da mangiare agli affamati, Visitare i carcerati,  Seppellire i morti (Tobia 1,17); a sinistra Vestire gli ignudi, Visitare gli ammalati, Accogliere i pellegrini, Dar da bere agli assetati (Matteo 25). 

Con l’allestimento dei ponteggi sono cominciati, all’inizio del mese, i lavori per il restauro dei dipinti della volta della chiesa di San Giovanni Battista (fondata nel 1635 ed ampliata nel 1754). A curare il restauro sarà la dottoressa Marianna Saporito, già esecutrice dei due importanti restauri precedenti nella medesima chiesa: La cacciata dei mercanti dal tempio, nella controfacciata del prospetto principale, e i dipinti del catino absidale, con La gloria dei Santi, Il banchetto di Erode, Il miracolo della manna, Il re Melchidesek che offre pane e vino, e l’altare barocco. La volta della chiesa presenta tre affreschi principali, realizzati presumibilmente nella prima metà dell’Ottocento da Gaetano Bonsignore, il cui tema è quello di Gesù e le donne: Gesù che salva l’adultera dalla lapidazione, Gesù e la cananea, Gesù al pozzo dove chiede da bere alla Samaritana. Questo restauro, così come è avvenuto per gli altri, è realizzato sotto la sorveglianza della Soprintendenza di Messina, ed è stato reso possibile grazie all’interessamento del parroco Giuseppe Turrisi, che sin dal suo insediamento si è adoperato per ridare alla chiesa l’antico splendore e riprendere tutte le tradizioni religiose. Il restauro permetterà forse anche di datare con maggiore precisione gli affreschi e capire la validità dell’attribuzione al Bonsignore.

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Il tragico incidente ferroviario avvenuto in Puglia il 12 luglio ha riportato alla mente dei barcellonesi quanto avvenne il 15 giugno del 1969 nella galleria ferroviaria S. Antonio della linea a binario unico. Alle ore 3,05 si scontrarono due treni, un passeggeri proveniente da Palermo, con trenta viaggiatori, e un merci proveniente da Messina. Tutto a causa dell’errore di un capostazione che diede il via libera nonostante sul binario unico viaggiasse un altro treno. Nello scontro morirono otto persone e molte altre rimasero ferite. I soccorsi furono resi estremamente difficili a causa dello spazio ridotto rimasto tra le pareti della galleria e i treni. Per giorni operarono alacremente vigili del fuoco, forze dell’ordine, cittadini della zona accorsi dopo aver sentito il boato nella notte, medici ed infermieri che cercarono di salvare quante più vite possibile ed alleviare il dolore dei feriti. Qualche passeggero morì dopo una lunga agonia, rimasto incastrato tra i rottami, senza che fosse possibile tirarlo fuori. Dopo avere estratto tutti i corpi, durante la rimozione dei vagoni, a causa della fuoriuscita della nafta dalle due cisterne del merci, si verificò un’esplosione che ridusse i due treni in una ferraglia incandescente, trasformando la galleria in un rogo, ustionando e intossicando alcuni vigili del fuoco. Questi i nomi delle persone decedute e le città di provenienza, così come li abbiamo potuti ricostruire attraverso la stampa dell’epoca: Biagio Bonifacio (Acquedolci), Francesco Cardile (Messina), Filadelfio De Leo (Palermo), Francesco Di Salvo (Palermo), Claudio Fisauli (Randazzo), Pasquale Pugliatti (Messina), Salvatore Santamaria (Messina), Antonino Saglimbeni (Letojanni). La tragica vicenda negli anni successivi fu completamente dimenticata da tutti, cittadini ed istituzioni. Non è mai stata fatta una commemorazione ufficiale di questa tragedia che colpì profondamente la nostra città. Soltanto gli abitanti di S. Antonio, l’anno dopo, collocarono all’imbocco della galleria (oggi abbandonata perché è variato il tracciato ferroviario), una lapide in ricordo della tragedia. Una lapide “riscoperta” qualche anno fa dal prof. Gaetano Mercadante, fotografata e pubblicata su facebook. Nella lapide, che appare fortemente danneggiata, con il marmo rotto e lettere scomparse, si legge con difficoltà: “Ai caduti dell’incidente ferroviario del 15.6.1969. I cittadini di S. Antonio”.

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                 Sabato 16 nel giardino di pietra e di verde del Museo Epicentro di Gala sono stati premiati i vincitori della VI Edizione del Premio Internazionale di Poesia Circolare, promosso proprio dall’Epicentro e dal suo artefice, lo scultore Nino Abbate. Il Museo Epicentro custodisce al suo interno un migliaio di opere espressamente realizzate dai maggiori artisti contemporanei su mattonelle in cotto di trenta centimetri per trenta. La serata è stata aperta dalla performance “Incoronazione” ideata da Abbate assieme alla moglie Salva Mostaccio. Abbate lo scorso anno raccolse sulla spiaggia molta pietra pomice, e con questa assemblò la scultura dell’Uomo che venne dal mare, un Guerriero munito di spada per difendere il luogo dell’arte dalla scarsa attenzione mostrata nei suoi confronti. La performance è cominciata con Abbate recitante un lungo testo poetico, integrato dalla Mostaccio che ha sparso per terra, attorno ad un cerchio rosso,  della polvere dorata prelevata da un’anfora, e culminata con la collocazione sulla testa del Guerriero di una corona d’alloro. E’ seguita la parte poetica vera e propria, presentata da Maria Cristina Saja. I poeti partecipanti sono stati novantesei, ma molti alla serata erano assenti, soprattutto quelli di fuori città. I presenti hanno letto la poesia presentata al concorso, ricevendo l’attestato di partecipazione assieme ad una piccola mattonella con un bassorilievo del Guerriero realizzata da Abbate. La giuria, presieduta da Nino Genovese (con Flaviana Gullì, Rosanna Servello, Laura Mauro e Carmelo Maimone) ha assegnato il primo premio a Caterina Zappia (Siderno); il secondo premio è andato a Eleonora Vinaccia (Scilla, RC); il terzo a Luigi Antonio Pilo (Messina), il quarto a Davide Madia (Barcellona PG). Il Premio della critica è stato conferito a Pierangela Fleri (Palermo), mentre il premio Milena Milani è stato assegnato ad Anna Marinelli (Noicattaro, Bari). Hanno ricevuto menzioni d’onore Benedetto Orti Tullo, Maria Morganti Privitera, Maria Assunta Maglio, Domenica Caponiti, Fausto Marseglia, Elisa Ferorelli. La menzione speciale giovani è andata alla giovanissima Federica Tuttocuore (San Filippo del Mela). La serata è stata altresì allietata da intermezzi musicali di Dominique Cicero  al flauto traverso. L’assessore alla cultura Ilenia Torre ha portato i saluti dell’Amministrazione Comunale e del Sindaco.

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        E’ iniziato il 17 maggio e si concluderà il 30 novembre l’ottavo censimento nazionale “I luoghi del cuore”, promosso dal Fondo Ambiente Italiano. L’obiettivo del progetto è la sensibilizzazione di cittadini e istituzioni sul tema della tutela e della valorizzazione del patrimonio storico, artistico, naturalistico d’Italia. La città di Barcellona Pozzo di Gotto è presente con numerosi beni culturali, alcuni già inseriti nei censimenti precedenti, altri segnalati quest’anno. Il bene culturale barcellonese che si trova in testa alla classifica è il Tempio e Grotta di Santa Venera, che al momento in cui scriviamo ha ottenuto diciotto voti (nel precedente censimento ottenne 68 voti).  Altri beni segnalati e votati, ma con molti meno voti, sono: il Santuario del Carmine,  i Cappuccini, la Chiesa di San Giovanni, il Convento di S. Antonio di Padova, la Marina di Cantoni, il Monastero di Gala, il Parco Jalari, il Villino Liberty, il complesso dei Basiliani all’Immacolata, il Museo Epicentro. Anche Castroreale è nell’elenco, con la poco nota chiesa rupestre di San Marco e la Torre di Federico II, mentre per Rodì Milici è stata segnalata la Chiesa dell’Immacolata. I milazzesi hanno mostrato maggiore attenzione nei confronti dei loro beni culturali, raggiungendo nel giro di pochi giorni oltre 600 voti per l’ex Asilo Calcagno, in stato di degrado. Il FAI, dopo l’annuncio dei risultati definitivi, invierà ai Sindaci territorialmente competenti notizia dell’avvenuta segnalazione, indipendentemente dal numero di voti ricevuti, affinchè conoscano l’interesse dei cittadini nei confronti dei beni sul territorio. Il FAI e Intesa Sanpaolo si impegnano inoltre a intervenire su alcuni dei luoghi più segnalati, attivandosi per promuovere sul territorio azioni di recupero, tutela e valorizzazione, anche attraverso la possibile erogazione di contributi per sostenere le iniziative promosse dai portatori di interesse. In particolare il FAI e Intesa Sanpaolo interverranno a favore dei primi tre luoghi maggiormente segnalati, secondo la classifica ufficiale pubblicata sul sito www.iluoghidelcuore.it, sulla base di specifici progetti di azione, che dovranno essere presentati al FAI entro giugno 2017 e subordinati all’approvazione della Fondazione. Sullo stesso sito è possibile leggere il regolamento, votare o segnalare altri beni culturali e naturalistici.

 

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