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Marcello Crinò
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Marcello Crinò nelle sue relazioni con il prossimo, si
distingue per signorilità e generosità d’animo. Nella sua
quotidianità svolge la professione di architetto nel territorio
del Longano. In Marcello Crinò bisogna riconoscere che tra
coloro che in città operano per pura passione nel settore del
giornalismo, è un verace pioniere. Per diverso tempo ha
collaborato attivamente per un quotidiano a tiratura regionale,
ma poi ha deciso di dedicarsi maggiormente alla sua attività
professionale. Negli ultimi anni, Marcello Crinò, non rifiuta di
offrire la propria disponibilità a scrivere un pezzo
giornalistico nei periodici esistenti nel nostro territorio, si
appassiona di tutto ciò che attiene gli avvenimenti culturali ed
artistici che si realizzano nella nostra città.
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Rilevanti presenze
I’ mi volsi a man destra, e puosi mente
a l’altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’a la prima gente.
Goder pareva ‘l ciel di loro fiammelle:
oh settentrional vedovo sito,
poi chè privato se’ di mirar quelle!
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio 22-27)
Il 2 gennaio 2012 all’ex pescheria di via Longo, nel
quadro degli eventi “viviaAMO Barcellona”, l’artista
visivo Fabrizio Cicero ha curato “Live Painting”,
realizzando un’opera grafica sotto l’obiettivo della
telecamera che ha trasmesso l’immagine sullo
schermo, mentre il “performer del fango” (come l’ho
ribattezzato io) Noel Sailor Iai ha portato avanti,
parallelamente, la sua esibizione rotolandosi tra
teli colorati e bagnandosi in bacinelle con acqua e
fango, ricordando gli happening newyorkesi di Allan
Kaprow.
Mercoledì 4, presso la Biblioteca Comunale, si è
svolto il secondo ed ultimo incontro organizzato in
occasione del centenario della nascita di Renato
Guttuso (Bagheria 1912 - Roma 1987). Dopo
l’introduzione di Maria Rosa Naselli, è stato
proiettato il video realizzato dalla storica
dell’arte Mariafrancesca Scilipoti dedicato
all’artista siciliano. Nella prima parte sono state
presentate le principali opere di Guttuso, mentre
nella seconda sono stati proposti alcuni documenti
storici, tra cui diverse interviste televisive. In
una Guttuso parla del suo rapporto col dipinto La
morte di Marat del 1793 di Jacques Louis David, in
un’altra è intervistato da Indro Montanelli.
Il 5, nell’auditorium San Vito, il coro polifonico
Ouverture, diretto da Giovanni Mirabile, e il trio
romano Stag, composto da Marco Guazzone (voce e
pianoforte), Stefano Costantini (tromba) e Giosuè
Manuri (batteria) hanno proposto un concerto per gli
alluvionati del messinese Love will save us (L’amore
ci salverà). Alla serata ha partecipato anche
Sicilia Danza con alcuni intermezzi danzati.
L’attore Giuseppe Pollicina, presentatore della
serata, ha ricordato al folto pubblico che si è
trattato dell’ennesima manifestazione organizzata
dal comitato spontaneo cittadino “ViviAmo
Barcellona” a favore degli alluvionati per
raccogliere fondi da devolvere a coloro che hanno
subito danni. Con quanto raccolto finora attraverso
i concerti, le vendite dei calendari, delle
magliette ecc., sono stati acquistati mobili donati
a coloro che li hanno perduti nell’alluvione. Il
concerto ha visto la singolare commistione e il
confronto tra un coro di formazione “classica” e un
gruppo di estrazione “moderna”, con l’esecuzione di
brani principalmente a carattere natalizio e sacro,
opportunamente rielaborati. Per l’occasione è stato
girato un videoclip che sarà messo in rete quanto
prima.
Giorno 10, all’ex pescheria, spettacolo dei
“cantastorie” moderni Mauro Geraci e Fortunato
Sindoni, sempre nel quadro di “viviAMO Barcellona”.
Geraci è palermitano e docente universitario a
Messina, mentre Sindoni è barcellonese e insegnante
d’inglese. Hanno allietato il pubblico con ballate e
testi di poeti locali, quali Nino Pino Balotta e
Nello Cassata, nonché con brani strettamente legati
all’attualità. Nel corso della serata Sindoni ha
presentato la giovane cantante Anna Lo Presti, che
ha proposto un brano dello stesso Sindoni, e il
poeta popolare improvvisatore messinese Pippo
Leonardo, autore di due libri di poesie.
Sabato 14 “viviAMO
Barcellona” ha allestito, al primo piano dell’ex
pescheria (nella foto), la mostra grafica e
fotografica “Riscoprendo Barcellona. Un patrimonio
da valorizzare”, incentrata, con un doppio percorso,
sui beni archeologici del nostro territorio e sulle
architetture legate al monachesimo Basiliano.
L’archeologa Manuela Russo si è occupata del centro
archeologico di Monte S. Onofrio e della vasta e
sottovalutata necropoli di Acquaficara, messa in
relazione con la necropoli di Pantalica, spaziando
poi verso Rodì Milici con la fortificazione
megalitica di Monte Ciappa e la necropoli della
Grassorella, e verso Tripi con Abacenum, l’unico
centro archeologico della zona oggetto di
interessamento da parte della istituzioni
competenti. Il resto purtroppo versa in uno stato di
abbandono, e rimane sconosciuto ai più. L’architetto
Marilia Iacopino ha presentato il monastero
basiliano di Gala, con approfonditi rilievi grafici
e fotografici, assieme alle chiese dipendenti da
tale monastero, e una proposta di valorizzazione
dell’importante sito archeologico-monumentale. Anche
il tempio (e retrostante grotta) di Santa Venera è
stato oggetto di attenzione, e nella scheda storica
riprende quanto da noi scritto in più occasioni
sulla datazione del sacro edificio (G. Candioto, M.
Crinò, I quartieri di Barcellona Pozzo di Gotto,2006;http://www.santifugazzotto.it/ArteeArchitettura.html.
La mostra ha così posto all’attenzione del pubblico
e del sindaco Candeloro Nania, presente
all’inaugurazione, alcune rilevanti presenze
archeologiche-monumentali del territorio che
andrebbero adeguatamente valorizzate.
Sabato 21 la città è
stata al centro di un importante avvenimento
culturale: la presentazione del libro di Maria Rosa
Naselli “Luigi Valli. Il primo Novecento attraverso
gli affetti, le azioni, gli scritti di un
intellettuale”, nell’aula magna del Liceo Valli,
pubblicato dalle edizioni Città del Sole di Reggio
Calabria (www.cittadelsoledizioni.it).
La Naselli, dipendente della Biblioteca Comunale, da
anni si occupa di libri antichi e di riscoperta di
personaggi locali. Con questo testo vuole ha voluto
far conoscere la figura di Luigi Valli, studioso di
grande spessore culturale che si occupò di quasi
tutte le forme di espressione filosofica e
letteraria. Valli nacque a Roma il 17 febbraio 1878,
e morì a Terni il 22 febbraio del 1931. Il legame
con la nostra città fu dovuto al matrimonio con
Angelica Picardi (testimone di nozze Giovanni
Pascoli), figlia del senatore Silvestro Picardi e
della marchesa messinese Giovanna De Gregorio. La
famiglia Picardi possedeva una villa di
villeggiatura a Barcellona, tutt’ora esistente
seppur in parte trasformata, e abbandonata dalla
famiglia Picardi nel 1960. Valli si adoperò per
l’istituzione del Liceo Classico di Barcellona, a
lui intitolato nel 1951. Per la stesura del libro la
Naselli si è avvalsa della collaborazione del nipote
di Valli, Luigi, e del pronipote Giannetto, che
hanno messo a disposizione dei documenti. Presenta
una serie di schede su tutti i componenti della
famiglia Valli e Picardi e un’antologia delle opere.
La figura di primo piano di Valli nei primi decenni
del Novecento, che oscillò tra studi filosofici e
letterari ed impegno civile, politico e militare,
dopo il fascismo fu sostanzialmente rimossa,
conosciuta prevalentemente dagli sudiosi di
“dottrine segrete” (per es. René Guénon), e
riscoperta solo di recente dalla critica. E’ noto
soprattutto per la lettura segreta e allegorica
della Divina Commedia, sulla scia di Dante Gabriele
Rossetti, Foscolo e Pascoli. A parlare del libro si
sono avvicendati, dopo i saluti del Preside del
Liceo Domenico Genovese e del Sindaco Candeloro
Nania, i docenti Giuseppe Rando, dell’Università di
Messina, Patrizia Zangla, del Liceo Valli, e
l’autrice Maria Rosa Naselli. Giuseppe Rando, in
apertura, ha sottolineato la singolarità di questo
evento con la morte avvenuta nel pomeriggio dello
scrittore Vincenzo Consolo, originario di S. Agata
Militello, che studiò proprio in questo Liceo. Dei
testi di Valli il professore Rando conosceva ben
poco, quindi si è documentato appurando che Valli è
un dantista inattuale, per vari motivi, in parte
legati al momento storico in cui visse, tanto che
non fu immune dalla retorica, carico di enfasi, e
disprezzo verso i poeti realisti. Il limite fu di
essere una sorta di dilettante poligrafo, con
superficialità giornalistica seppur versatile. Un
Valli dalle idee non documentate scientificamente,
un Valli dal tono assertorio che uno studioso
odierno non potrebbe permettersi. Insomma, Rando ha
criticato la scrittura criptica, l’esoterismo di
Valli. Patrizia Zangla ha inquadrato la figura nel
contesto storico, sottolineandone non solo l’aspetto
letterario e politico, ma soprattutto la produzione
politica e filosofica, sulla quale era sceso un velo
di oblio, dovuto al legame con il fascismo. Infine
la Naselli ha spiegato i motivi che l’hanno portata
a scrivere il libro, cioè la necessità di far
conoscere una figura legata a Barcellona, visto che
la famiglia Picardi-Valli-Brogi (Carlo Broggi,
architetto, cognato di Valli) si fece promotrice di
iniziative socio-culturali per la città, come
l’istituzione nella loro villa di una biblioteca
pubblica, i cui libri sono poi confluiti alla
Biblioteca Comunale e in quella del Liceo Valli, un
ambulatorio per bambini disagiati, un asilo. Un
personaggio comunque contraddittorio, ha ricordato,
ma vicino alla sofferenza. Parallelamente sono stati
esposti alcuni libri di Valli, in edizione
originale, e le traduzioni curate dalla moglie
Angelica (Le confessioni di S. Agostino; Della
consolazione e Dei Benefizi di Seneca) assieme a
foto d’epoca. Alla serata era presente il pronipote
Giannetto Valli.
L’artista
barcellonese Emilio Isgrò ha realizzato, per conto
della “D’Auria Printing Group”, il Calendario
d’Autore 2012. Unico nel suo genere, il bellissimo
calendario della casa editrice vuole onorare la
cultura. Adottando la sua consueta cifra stilistica,
Isgrò è intervenuto su immagini artistiche di santi,
selezionandone uno per ogni mese, cancellando nomi e
date, e lasciando in evidenza solo il nome del santo
e il relativo giorno. Il calendario è stato diffuso
in 250 copie firmate e numerate. Una copia è esposta
a Barcellona nella libreria Gutenberg, mentre è
possibile visionarlo in pdf collegandosi al seguente
indirizzo web:
http://www.lucianomarucci.it/cms/index.phpoption=com_content&task=view&id=649&Itemid=888.
Isgrò è anche l’autore della
copertina, pubblicata l’otto gennaio, de “la
Lettura”, il supplemento culturale domenicale del
Corriere della Sera. L’immagine fu pure utilizzata
lo scorso anno per la campagna di presentazione del
supplemento. Le farfalle sapienti (il titolo
dell’opera) si librano svolazzanti senza confini
sopra le parole cancellate dalle pagine di un libro,
“come i pensieri nati da ogni buona lettura”, come
ha scritto Gianluigi Colin nell’articolo di
commento.
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La rinascita dei luoghi
La rimozione del fango, dell’acqua e dei
detriti, e la successiva ripulitura di una città
alluvionata è un’operazione abbastanza complessa,
che sembra non finire mai. Dopo il grande impegno
dei volontari e dei privati con i mezzi meccanici,
la parte finale spetta agli esperti: militari,
protezione civile, tecnici. Quest’esperienza
l’abbiamo vissuta a Barcellona nei giorni successivi
alla terribile alluvione del 22 novembre provocata
dall’esondazione del torrente Longano, che ha
interessato buona parte della città causando danni
anche nelle frazioni collinari e in pianura. Dopo i
soralluoghi dei tecnici del Genio Civile e del
Comune, si è compresa meglio la dinamica
dell’esondazione, avvenuta a causa di dighe di
alberi franati dalle montagne nella zona di
Migliardo, che hanno trascinato a valle inerti
alluvionali. Spetterà agli organi competenti
verificare eventuali responsabilità per quanto
avvenuto. Il Comune ha stimato in dodicimila le
persone coinvolte dall’alluvione, e di questi un
migliaio ha subito danni consistenti.
Il coordinamento barcellonese dei
“Circoli dell’ambiente e della cultura rurale”,
responsabile regionale Tindaro Di Pasquale, ha
emesso pochi giorni dopo l’alluvione un comunicato
da cui stralcio alcuni passi significativi, come
spunto di riflessione per la messa in sicurezza
della città: “La drammatica alluvione del 22
novembre, che ha colpito la città di Barcellona
Pozzo Di Gotto, ha messo in evidenza una serie di
problematiche legate alla gestione del territorio
che vanno approfondite. Intanto, alla base di tutto
c’è il cambiamento climatico in atto in questi anni,
di cui bisogna tenere conto. L’esondazione del
Longano è stata determinata dall’intensità delle
piogge, che hanno trovato nel loro percorso naturale
verso il mare una serie di ostacoli. L’acqua ha
infatti prima sradicato nelle zone di Migliardo e
Castroreale una grande quantità di alberi,
trascinandoli nell’alveo, ha poi incontrato i ponti
e infine la copertura di circa 700 metri, realizzata
in corrispondenza del centro urbano di Barcellona.
La parte sottostante, a suo tempo regolarmente
pavimentata per lo scorrimento delle acque, si è
riempita di detriti provenienti appunto dalle zone
franate, rendendo difficoltoso il percorso
dell’acqua, formando una sorta di tappo. E’ così
tracimata, allagando tutto il centro cittadino. Cosa
fare per evitare il ripetersi di un evento di tale
portata? Intanto rivedere la piantumazione degli
alberi lungo le sponde montane del torrente, capire
come evitare che la furia delle acque possa
sradicarli. Operare una periodica pulizia dell’alveo
e soprattutto la pulizia e il controllo periodico di
tutto l’alveo coperto. Rivedere e migliorare il
sistema delle briglie a monte, operare con l’ausilio
degli esperti di geologia e di idraulica per rendere
il più possibile regolare il flusso delle acque,
alla luce dell’aumento delle precipitazioni
atmosferiche, peraltro concentrate nell’arco di
pochi giorni. Riconsiderare eventualmente lo
smantellamento di parte della copertura, che
comunque, ne siamo consapevoli, comporterà grossi
problemi di viabilità. Riconsiderare l’ultimo tratto
di copertura, con pendenza verso l’interno e non
verso l’alveo scoperto del torrente. Possibilmente
verificare se è il caso di fare sigillare e rendere
non più agibili i piani cantinati degli edifici
nelle aree a rischio, ovviamente compensando i
proprietari per il mancato utilizzo di queste
superfici. Prescrivere per le eventuali nuove
costruzioni o ristrutturazioni, ove possibile, un
sollevamento del piano di calpestio del piano terra
di circa 45 centimetri”. Alla luce di quanto
avvenuto, la città di Barcellona potrebbe assumere
un “ruolo pilota” per le problematiche
idrogeologiche e urbanistiche legate alle città
attraversate dai torrenti, coperti o scoperti che
siano, anche e soprattutto in relazione ai
cambiamenti climatici. Intanto un gruppo d’ingegneri
e architetti ha elaborato e offerto gratuitamente al
Comune il progetto del nuovo ponte di Calderà,
crollato durante l’alluvione. Prevede una sola
campata, sorretta da due travi in acciaio
opportunamente controventate.
Un segnale di “rinascita” è stato la
riapertura del Bar dello studente di via Carducci,
proprio a ridosso del Longano. Pur essendo chiuso
per ristrutturazione al momento dell’alluvione, ha
subito parecchi danni alle nuove attrezzature
depositate temporaneamente nel cantinato
completamente allagato.
Tra le tante storie intrecciatesi nei
giorni successivi all’alluvione, mi piace ricordare
quella del piccolo gatto nero smarrito e bagnato,
salvato da Giovanni Mazzeo, titolare della
centralissima libreria Gutenberg. L’ha raccolto e
rifocillato, e avendo già sei gatti, ha lanciato un
appello per affidarlo a qualcuno. Pronta la risposta
di una signora di Milazzo che l’ha adottato. Il
piccolo gatto è stato battezzato Gutenberg; il suo
colore è nero, nero come l’inchiostro per stampare i
libri, da sempre principale veicolo di diffusione
del sapere.
Sabato 10 dicembre è stata organizzata
dai giovani la prima manifestazione pubblica dopo
l’alluvione: ViviAMO Barcellona Pozzo di Gotto, con
il patrocinio del Comune. In piazza Duomo sono stati
allestiti gli stand della Protezione Civile e della
Croce Rossa per la raccolta di vestiti nuovi,
vendita di panini e magliette per raccogliere fondi
per gli alluvionati del messinese e la
pubblicizzazione del numero solidale 45590 (2 € da
telefono fisso, 1 € da cellulare). Sono state
proiettate le drammatiche immagini dell’alluvione
che hanno fatto il giro del mondo, mentre sul palco,
presentati dall’attore Giuseppe Pollicina, con un
look misto tra Babbo Natale e Protezione civile, si
sono esibiti gruppi musicali giovanili barcellonesi,
come segno di rinascita della città.
Domenica 11 è
ripresa l’attività prettamente culturale, con
l’apertura della XVIII Esposizione internazionale
d’arte “Artisti per Epicentro”, nella sede del museo
nella frazione di Gala. La rassegna, come sempre
organizzata e curata da Nino Abbate, si è avvalsa
della presentazione di Andrea Italiano e dei testi
critici in catalogo di Viana Conti e Toni Toniato.
Sono state esposte le opere di Kengiro Azuma,
Massimo Bartolini, Davide Boriani, Linde Burkhardt,
Michele De Lucchi, Bruno Di Bello, Federica
Marangoni, Elio Mariani, Paolo Mussat Sartor, Ugo
Nespolo, Paolo Parisi, Triny Prada, Remo Salvadori,
Giuseppe Spagnulo, Ernesto Tatafiore, Massimo
Vitale, tutte espressamente realizzate per il Museo
Epicentro su mattonelle in cotto trenta centimetri
per trenta. Si tratta di artisti affermati sulla
scena nazionale e internazionale dell’arte
contemporanea, presenti nei maggiori musei italiani
e stranieri e alle più importanti rassegne d’arte
come la Biennale di Venezia, Documenta di Kassel e
la Quadriennale di Roma. (epicentromuseo@virgilio.it;
www.museoepicentro.com).
Dal 15 nell’ex pescheria di via Longo
appena ristrutturata (nella foto) è stato allestito
il mercatino organizzato dai commercianti che hanno
subito danni dall’alluvione. Il 18 sera concerto
della Dixie Jazz Band, con la partecipazione di
Alessandro Presti alla tromba e Alba Plano alla
voce. Al primo piano è stata allestita la mostra di
foto del dopo alluvione Oltre il fango, organizzata
da “ViviAmo Barcellona”, scattate da Giuseppe
Pollicina e dai fotografi professionisti Puccio
Rotella, Santino Trifilò, Salvatore Chillari, Salvo
Miano e Ignazio Brigandì. L’apertura, seppur non
ancora ufficiale, del nuovo spazio al servizio della
città ha richiamato un gran numero di cittadini,
rimasti visibilmente colpiti dall’architettura dal
linguaggio architettonico contemporaneo. “ViviAmo
Barcellona” è un comitato cittadino spontaneo, nato
per promuovere attività che mirino allo sviluppo
sociale e culturale della città, favorendo la
rinascita dei luoghi di aggregazione che incentivino
la coesione mostrata dagli abitanti in seguito
all’alluvione. In tale ottica ha varato un fitto
calendario di eventi che si protrarranno fino a
gennaio, con eventi culturali, concerti, animazione
bambini, arti, mostre fotografiche. Il tutto in
collaborazione con l’Assessorato Comunale alle
Politiche Giovanili e al Centro Comunale Giovanile
Cairoli.
L’ex mercato coperto di via Longo, oggi
noto come ex pescheria, è una struttura costruita
negli anni Cinquanta-Sessanta e progressivamente
abbandonata: prima l’area di vendita del pesce, poi
anche la parte destinata alla vendita di frutta e
ortaggi. Il progetto di riqualificazione (architetti
Angela Amone, Alessandro Pianetti Della Stufa, Rocco
Smaldone, Elisa Trapani, ingegneri Luigi Genovese,
Marco Graziano, Lorenzo Cimino, Valerio Tedesco) ha
ripreso e rielaborato alcuni elementi
caratterizzanti, come la pensilina sulla strada
“rivestita” da uno scatolare in acciaio corten (lo
stesso della Piramide della Fiumara d’arte di Mauro
Staccioli), il percorso interno di attraversamento,
anche qui una grande parete rivestita in acciaio
corten, mentre nella zona di vendita del pesce è
stata allestita la sala conferenze. Al primo piano è
stato ricavato uno spazio da adibire a galleria
d’arte. Il tutto ricoperto da una bellissima tettoia
in acciaio e policarbonato che permette alla luce di
giungere anche dall’alto. L’antistante via Longo è
stata altresì ripavimentata in pietra, e fornita di
elementi illuminanti moderni. La riqualificazione
della strada, che sarà messa in comunicazione con la
vicina area pubblica con giardini retrostante i
palazzi a corte dell’Ottocento, farà riprendere
l’antica vocazione di strada commerciale.
Sabato 17 gli operatori culturali si sono
scatenati, organizzando in simultanea parecchie
manifestazioni, alcune già programmate per fine
novembre e necessariamente rimandate. Al Liceo
Classico Luigi Valli è stato presentato il libro di
poesie di Saverio Vasta "Il posto delle cose",
pubblicato dall’editore Pungitopo di Patti. La
presentazione è stata organizzata dalla sezione
barcellonese della FI.DA.PA., presieduta da Nancy
Astone. A relazionare Mariella Sclafani e Pina
Freni, con letture di Zina D’Amico. Da Milano è
intervenuto in videoconferenza l’artista e scrittore
Emilio Isgrò.
All’ex Monte di Pietà la Società Dante
Alighieri ha presentato il romanzo di Alessio Vitale
Verri Un biglietto di sola andata. A parlare
dell’autore e del libro sono intervenuti Vittorio Crupi, presidente della Dante Alighieri, Franco
Speciale, Giusy Contraffatto e Giuseppe Messina. Gli
interventi sono stati inframezzati dalle musiche
eseguite alla chitarra da Alessandro Monteleone.
A Milazzo è stato presentato il libro di
Dario De Pasquale Studi su Nino Leotti, pittore
siciliano del gruppo Corrente. Durante la
presentazione dell’opera sull’artista barcellonese,
organizzata dalla rivista Milazzo Nostra e dalla Pro
Loco Manganaro, sono intervenuti Bartolo Cannistrà,
Dario De Pasquale, Andrea Italiano e Gino Trapani.
Domenica 18 sono proseguiti gli
appuntamenti cittadini con un convegno di Sinistra
Ecologia Libertà sul dopo alluvione di Barcellona
all’ex Monte di Pietà. Moderati dal segretario
provinciale Salvatore Chiofalo, hanno partecipato i
geologi Roberto Iraci e Massimo Putignano, Franco
Roccaforte, dirigente della Protezione civile di
Messina, Beniamino Ginatempo, responsabile
provinciale di SEL, Paolo Castorina, responsabile
scientifico SEL Sicilia. Molto interessanti e
pertinenti gli interventi dei geologi, in
particolare quello di Iraci, autore dell’ormai
famoso studio di pericolosità sull’area di rischio
idraulico per fenomeni di esondazione del Longano,
consegnato mesi prima all’amministrazione comunale.
La sua analisi è partita dal Piano Assetto
Idrogeologico per cercare di approfondire le
problematiche relative ai possibili rischi di
esondazione del Longano, con una serie di
indicazioni su come evitare i rischi di alluvione,
anche alla luce della concentrazione delle
precipitazioni atmosferiche. La relazione del
geologo Putignano si è basata su documenti
ufficiali, già in possesso della Regione, relativi
al bacino del Longano. Roccaforte ha puntato
l’attenzione sul ruolo fondamentale della
prevenzione e del rispetto dei vincoli
idrogeologici.
Venerdi 23 le associazioni e i clubs
service della città (Corda Fratres, Fi.da.pa.,
G.V.V., Avulss, Genius Loci, Rotary, Lions, Leo, Pro
Loco, Croce Rossa, Centro Commerciale Naturale,
Basket Barcellona, Info Centre 2000) hanno voluto
esprimere la propria gratitudine ai giovani
volontari e alle Istituzioni che hanno operato nel
fango dopo l’alluvione del 22 novembre, organizzando
una serata con la Santa Messa di ringraziamento
celebrata dall’Arcivescovo di Messina Mons. Calogero
La Piana nella Basilica di S. Sebastiano e
successivamente, in Piazza Duomo, la consegna di
attestati d’onore ai giovani volontari. La serata è
stata conclusa dal concerto della sezione maschile
del Gran Coro Lirico Siciliano.
In occasione del
Natale in città sono stati realizzati parecchi
presepi artistici e viventi: a Pozzo di Gotto,
all’Immacolata, ad Acquaficara, all’Oasi, a
Sant’Antonino. Qui, negli spazi del convento, oltre
al presepe vivente con le botteghe artigiane che
rievocano le attività tradizionali del nostro
territorio, è stata allestita la rassegna dei
presepi artistici. Oltre cento i partecipanti al
concorso per il miglior presepe, e due gli autori
che hanno presentato i propri lavori: Santino
Crisafulli e Antonino Munafò (www.ilmiopresepe.net).
Inoltre nelle sale del convento è stata esposta la
tela della Crocifissione del XVIII secolo, di autore
ignoto, appena restaurata. Nel 1985, durante i
restauri della chiesa, dietro questa tela fu
ritrovato un affresco col medesimo soggetto. Si
decise di rimuovere la tela, per mettere in risalto
l’affresco, ed essa, con una scelta estremante
infelice, fu arrotolata e conservata per oltre
trenta anni in un sacco di plastica, favorendone
così il deterioramento. Con i soldi raccolti lo
scorso anno con il presepe vivente si decise di
farla restaurare, affidando l’incarico a Luciano
Pensabene Buemi, restauratore di Naso, che, in
collaborazione con la Soprintendenza di Messina, ha
riportato il quadro all’antico splendore. Si attende
adesso la collocazione definitiva, in chiesa o in
una sala del convento. (www.santantoninobarcellona.it).
Per il centenario della nascita del
pittore siciliano Renato Guttuso la Biblioteca
Comunale di Barcellona “Nannino Di Giovanni” ha
proposto due incontri, dal titolo “Sfrenato
Guttuso”. Nel primo, il 28, è stato letto La
Vucciria di Andrea Camilleri, un testo pubblicato
nel 2008 da Skira. Dopo l’introduzione di Maria Rosa
Naselli, della Biblioteca Comunale, e della storica
dell’arte Mariafrancesca Scilipoti, gli attori
Giovanni Corica e Claudia Soraci hanno letto, con
taglio teatrale, il testo di Camilleri, che ruota
attorno al grande e celebre quadro di Guttuso, con
incursioni nel passato, al periodo
dell’Inquisizione. Il successivo appuntamento su
Guttuso sarà il 4 gennaio 2012, con la proiezione di
un video che mostra l’artista al lavoro nel suo
studio e intervento di Mariafrancesca Scilipoti.
Giovedì 29 nella nuova chiesa di
Sant’Andrea si è esibito il coro de “I Piccoli
Cantori” diretto da Salvina Miano. Il gruppo ha
proposto un programma di canti legati al Natale dal
XII secolo ai giorni nostri. I giovani cantanti in
diversi brani sono stati accompagnati da Carmen
Mazzeo al flauto e all’ottavino, e da Francesco
Italiano alle tastiere.
Venerdi 30, sulla copertura del Longano,
presso il Monumento ai Caduti, il musicista
siciliano Roy Paci ha dato vita al “Bonarma day,
musica @ palate”, concerto di beneficenza a favore
delle popolazioni alluvionate del messinese. Seppur
funestato dalla pioggia, il concerto, che ha visto
la presenza di numerosi gruppi e singoli musicisti,
ha coinvolto tantissime persone per tutta la serata.
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Fango
Domenica 6 novembre
2011 il pittore Giuseppe Milone ha inaugurato
nell’auditorium San Vito la mostra delle sue opere,
rimasta aperta fino il 20. Lo storico dell’arte
Andrea Italiano, nel commentare le opere, ha
sottolineato come questa sia la quarta mostra a San
Vito da quando l’auditorium è stato riaperto, e le
quattro esposizioni sono rappresentative delle le
varie strade in cui si dirama l’arte locale oggi. La
prima mostra, la retrospettiva di Iris Isgrò, era
incentrata sul realismo magico barcelgottese; la
mostra di Francesco De Francesco ha proposto un
mondo ultrareale; quella di Nino Abbate, da poco
conclusa, ha portato avanti la ricerca linguistica
verso il futuro. Infine oggi abbiamo Milone che
tende ad estrapolare qualcosa di impercettibile
dalla natura. Milone è un figurativo tradizionale,
formatosi alla scuola di Salvatore Crinò e di Nino
Leotti, che da giovane ebbe l’opportunità di
osservare Migneco e Guttuso intenti a dipingere
nella campagna di Cannistrà, ospiti di Leotti. Nella
mostra sono stati esposti una trentina di dipinti, i
cui soggetti, in prevalenza paesaggi, rappresentano
l’anima della Sicilia. (www.giuseppemilone.it).
Giovedi 10, presso
l’Istituto Comprensivo n. 3 “Bastiano Genovese”,
nell’ambito della Settimana dell’educazione allo
sviluppo sostenibile promossa dall’Unesco, in
collaborazione con il Movimento “Città Aperta”, si è
tenuto il convegno “Sorella acqua”,
incentrato sui molteplici aspetti legati al prezioso
bene naturale, fondamentale per la nostra esistenza.
A relazionare, moderati da Tindaro Bellinvia, del
Movimento Città Aperta, si sono alternati: Rosita
Dell’Aglio, docente dell’Istituto B. Genovese;
Egidio Maio, del Forum regionale per l’acqua
pubblica; Salvino Fiore, Presidente del Consiglio
Provinciale di Messina; Maria Teresa Collica e
Antonio Dario Mamì di Città Aperta; il musicista
Toti Poeta, che ha proiettato il video utilizzato a
suo tempo per il referendum sull’acqua. Le
conclusioni sono state tratte dal Carmelitano Padre
Gregorio Battaglia, il quale, evidenziando il ruolo
dell’acqua come bene “obbligato”, ha fatto notare
come le religioni abbiano sempre un riferimento
all’acqua, simbolo fondamentale nel Cristianesimo,
nella religione Ebraica, nei Musulmani, quindi
l’acqua come metafora di “Sapienza”. Infine ha
citato un passo della Bibbia (Genesi 29,
L’arrivo da Labano) dove si parla di Giacobbe e del
pozzo dove si abbeverano uomini e animali, e
invitando la scuola a far visitare agli alunni le
sorgenti esistenti nel territorio.
Sabato 12
l’Università della Terza Età ha presentato il libro
del senatore Domenico Nania Il testamento
biologico. La terza via, pubblicato da Koinè
Nuove Edizioni (www.edizionikoine.it).
Nella sala dell’ex Monte di Pietà a discutere del
libro, dopo la presentazione del rettore dell’UTE
Ciano Santanocita, moderati da Nino Sottile Zumbo,
si sono alternati: Luigi D’Andrea, docente di
Diritto costituzionale presso l’Università di
Messina, Marianna Gensabella, docente di Filosofia
morale presso la stessa università e componente del
Comitato Nazionale di Bioetica, e l’autore Domenico
Nania. Il complesso argomento è stato sviscerato in
tutte le sue problematiche, considerando che
esistono a tal proposito tesi contrapposte tra il
mondo cattolico e il mondo laico, seppur al loro
interno con sfumature diverse. Un libro che offre
interessanti spunti di riflessione sul cosidetto
“Testamento biologico”, che sarebbe più corretto, è
stato ribadito, definirlo “Dichiarazione anticipata
di trattamento”, resosi necessario dopo la vicenda
di Eluana Englaro, morta nel 2009, e in seguito ai
progressi della medicina, che permettono un
prolungamento della vita altrimenti impossibile. La
terza via proposta da Nania vuole conciliare libertà
e vita, si occupa della differenza tra salute e
vita, dichiara un fermo no all’eutanasia in tutte le
sue forme, opera la distinzione tra suicidio ed
eutanasia. Il senatore propone un punto di
equilibrio tra il diritto alla vita e la libertà
personale, all’interno della Costituzione
repubblicana, al di la delle posizioni dei laici e
dei cattolici.
Domenica 13 la
libreria Gutenberg si è fatta promotrice di una
singolare iniziativa: una video-presentazione
dell’ultimo libro di Emilio Isgrò,
L’Orestea di Gibellina e gli altri testi per il
teatro, a cura di Martina Treu, editore Le
lettere (www.lelettere.it),
dove l’artista barcellonese ha raccolto tutti i suoi
scritti per il teatro. Inizialmente era prevista la
partecipazione “dal vivo” di Isgrò, in quanto
coincideva con l’udienza presso il Tribunale di
Catania di giorno 14, relativa alla nota vicenda
dello spostamento del Seme d’arancia. Non
essendo necessaria la sua presenza all’udienza,
l’artista ha preferito restare a Milano e collegarsi
via internet con la libreria e con gli amici che
hanno ascoltato dalla sua voce l’esperienza dell’Orestea
di Gibellina e del sodalizio con Ludovico
Corrao, a cui ha dedicato un poemetto, di cui ha
letto alcune parti. Isgrò ha anche parlato della
situazione culturale di Barcellona, senza però
volutamente entrare in merito alla questione del
Seme, e nel corso del dibattito con gli amici,
si è anche discusso dell’esperienza teatrale di
Isgrò nel Teatro Mandanici Nascente, quando nel 1986
fu messo in scena lo spettacolo Didone Adonais
Domine, con la regia di Memè Perlini.
Domenica 13
l’Associazione Musicale Mandanici (www.concorsomandanici.it),
ha offerto ai barcellonesi un bellissimo concerto
per violoncello e pianoforte, eseguito dal Duo
Waccher-Mirabella, in occasione
dell’anniversario della nascita del dottor Michele
Giamboi (1936-2003). I due musicisti si sono esibiti
all’ex Monte di Pietà, proponendo musiche tra
Seicento e Novecento. Andrea Waccher, bolognese,
frequenta i corsi di perfezionamento con Giovanni
Sollima ed ha già inciso con Bruno Canino. Francesco
Mirabella, di Modica, diplomato al Bellini di
Catania, attualmente studia con Sergio Perticaroli a
Santa Cecilia a Roma. Waccher aveva ricevuto l’8
maggio scorso il premio speciale Giamboi,
nell’ambito del Concorso Mandanici, svoltosi a
Barcellona. L’anniversario ed il concerto sono state
l’occasione per la consegna diretta del premio (una
borsa di studio) da parte della vedova Giamboi, la
dottoressa Raffaella Comito, alla presenza della
pianista Teresa Salvato, presidente
dell’Associazione Mandanici, e del violinista Antero
Arena, infaticabile organizzatore del Concorso e
presentatore della serata. Michele Giamboi era nato
a Lione, in Francia, ma durante la guerra la
famiglia rientrò nella città d’origine, Novara di
Sicilia. Si laureò in medicina a Messina nel 1961,
specializzandosi in Igiene Generale e Speciale.
Docente universitario di Igiene a Messina e
primariato ospedaliero di Patologia Clinica,
pubblicò numerosi lavori scientifici. Nel 1971 sposò
Raffaella Comito, e approfondì con lei le medicine
naturali, l’agopuntura, l’omeopatia ecc. Scrisse la
voce “Floriterapia di Bach” per l’aggiornamento 1977
del Grande Dizionario Enciclopedico della UTET.
Appassionato di musica, coinvolse in questo suo
interesse la moglie ed i figli. Bach, Mozart,
l’Ottocento, Beethoven e Brahms furono i suoi autori
preferiti, che gli alleviarono le sofferenze della
breve malattia che lo portò via prematuramente. Il
Duo Waccher-Mirabella per iniziare ha proposto la
Sonata n. 3 op. 69 di Beethoven. A seguire la
celebre e bellissima Suite per violoncello solo
del 1926, di Gaspar Cassadò (Barcelona 1897-Madrid
1966), violoncellista spagnolo che ebbe contatti con
l’Italia suonando anche con Alfredo Casella; di
Marin Marais (1656-1728) Les Folies d’Espagne;
di Nicolò Paganini le Variazioni su un tema dal
“Mosè” di Rossini, e infine lo straordinario
Concerto rotondo scritto nel 1998 dal musicista
siciliano Giovanni Sollima, ormai noto anche a
coloro che hanno poca frequentazione con la “musica
contemporanea”. Un brano complesso, di ardua
esecuzione, dove il violoncello viene anche
“percosso” per ottenere particolari sonorità.
Dal 15 al 20, nella
Sala vetri dell’Oasi di Piazza San Sebastiano, ha
esposto il “Pittore per caso”, come si definisce lui
stesso, Nino Gentile. Le sue opere, di
impronta surrealista, oscillano tra il decorativismo
e figurativo, con alcuni dipinti ispirati ai
Tarocchi. L’artista ha presentato anche un quadro
esposto alcuni anni fa in una mostra collettiva al
Louvre di Parigi.
Sabato 19 è stata
inaugurata l’ex Centrale del latte di
Sant’Antonio, ristrutturata per essere adibita a
centro polifunzionale al servizio principalmente del
quartiere, ma anche dell’intera città. L’edificio,
costruito negli anni Cinquanta (il Consorzio fu
istituito nel 1952), era ormai abbandonato da tempo.
In esso si lavorava il latte portato dagli
allevatori della zona, si producevano latticini e
formaggi. Ebbe comunque vita breve, probabilmente
circa un decennio. Il progetto di riqualificazione
(architetti Francesco Messina, del gruppo Bodàr, e
Giuseppe Grasso, assieme all’ingegnere Domenico
Crinò), ha mantenuto le strutture esistenti, e
utilizzando un sobrio ed elegante linguaggio
architettonico moderno, ha restituito questa grande
struttura alla città. Sorge in un punto nodale di
Sant’Antonio, con accesso dalla Statale 113, si
trova in prossimità della chiesa di S. Antonio Abate
sulla collina, dell’oratorio della medesima chiesa
(un salone proprio vicino all’ex centrale), e del
cosiddetto “Torrione Saraceno”, probabilmente una
chiesetta del periodo tardo-bizantino con cupola ben
visibile dall’esterno, che andrebbe meglio
conosciuta e valorizzata. Dopo il taglio del nastro
da parte del sindaco Candeloro Nania, presente anche
il parroco di S. Antonio Francesco Broccio, è
iniziata la cerimonia d’inaugurazione, condotta dal
vice Sindaco Antonietta Amoroso, con l’esecuzione
dell’Inno Nazionale da parte del Consiglio Comunale
dei bambini. A seguire gli interventi
dell’architetto Francesco Messina, il quale ha
esposto le linee principali utilizzate per la
stesura del progetto, cioè mantenere il carattere
“industrale” dell’edificio e mettere in relazione
gli spazi interni ed esterni, e del dott. Francesco
Crinò, presidente del Consiglio Comunale. Il sindaco
Nania, oltre ad illustrare l’utilizzo polifunzionale
della struttura, al servizio della parrocchia, dei
bambini, degli anziani, per iniziative culturali,
mostre ecc., ha ringraziato il senatore Domenico
Nania per essersi adoperato per il finanziamento
dell’opera. Questo intervento s’inserisce nel
contesto più ampio di valorizzazione del quartiere
(scalinata e sagrato della chiesa di S. Antonio,
illuminazione della via Statale, lungomare di
Spinesante, ripascimento dell’arenile). La serata è
proseguita con la partecipazione degli alunni della
primaria di Sant’Antonio, e del coro Ouverture
diretto da Giovanni Mirabile. Parallelamente sono
state allestite tre mostre d’arte con la
partecipazione di Giuseppe Messina, Marcello Crinò e
un gruppo di studenti d’arte provenienti dalla
Bulgaria in visita in Sicilia e a Barcellona, dove
hanno disegnato i beni architettonici della città.
Martedì 22 novembre
2011 è un giorno che resterà nella memoria storica
della città. Quello che s’ipotizzava che potesse
accadere è accaduto: è esondato il Torrente
Longano. Intorno alle tredici e trenta le acque
hanno scavalcato i ponti invadendo tutta la
copertura del torrente (nella foto), dalla zona
antistante il Monumento ai Caduti fino all’ultimo
tratto coperto, in prossimità del Palazzo satellite
comunale. Dal nostro osservatorio privilegiato, al
sesto piano di un palazzo sovrastante la copertura
del torrente, abbiamo potuto vedere l’arrivo
dell’onda di acqua e fango che ha travolto tutto. Ha
spostato auto, cassonetti della spazzatura, detriti
vari, e soprattutto ha trascinato innumerevoli
tronchi e rami di alberi. L’acqua del torrente, come
peraltro previsto dai geologi (seppur in maniera
parzialmente diversa rispetto a com’è avvenuto), e
indicato negli elaborati del Piano Regolatore
Generale, si è incanalata lungo le strade laterali,
dove ha travolto auto accatastandole, ha invaso i
piani terra e i cantinati di negozi e abitazioni. A
Calderà è crollato il ponte di collegamento con
Spinesante. Anche il Torrente Idria e la Saja dei
Cappuccini hanno esondato, e frane si sono avute
nelle frazioni collinari come Femminamorta e
Migliardo, con innumerevoli disagi per gli abitanti.
Già nella serata ci sono stati i primi interventi di
rimozione del fango, mentre il giorno dopo c’è stato
l’arrivo massiccio di Protezione Civile, Vigili del
Fuoco, Forze dell’ordine, Esercito. Alla luce del
sole s’è compresa la vera dimensione dell’alluvione,
con tutto il centro urbano invaso dal fango e
dall’acqua. Impressionante la quantità di fango
dietro il Duomo, circa un metro, mentre lo spazio
aperto a tre metri sotto il livello stradale, da
dove si accede a un supermercato, in prossimità del
Palazzo satellite, era interamente colmo d’acqua,
così come il cortile delle scuole Elementare Capuana
e Media Verga. Allagato anche il cantinato del
Municipio dove è stato colpito, seppur in maniera
non particolarmente grave, l’archivio storico, che
sarà spostato quanto prima in luogo sicuro, e
allagata l’adiacente chiesa dei Santi Cosma e
Damiano. Il ponte sulla via Roma e il ponte di via
Regina Margherita risultano gravemente danneggiati.
Sono state rimosse montagne di fango, di tronchi di
alberi, di detriti, le tantissime auto danneggiate,
trasportate nell’area del Mercato settimanale di S.
Andrea. Moltissimi i giovani volontari, invitati
tramite facebook, i Salesiani, i gruppi sociali, che
hanno fornito il supporto ai mezzi meccanici per le
operazioni di pulitura della città. Dobbiamo andare
indietro nel tempo, alla notte tra il 2 e il 3
novembre del 1757, per rintracciare un’altra
alluvione epocale del Longano, quando ancora il
Torrente non era arginato e tantomeno coperto. Gli
abitanti, come riferisce Filippo Rossitto nella sua
storia municipale, data la gravità della situazione
– la città era stata ridotta a un lago – avevano
deciso di ricostruirla altrove, ma il Barone Michele
Nicolaci chiese aiuto al re Carlo III. Il re ordinò
all’ingegnere reale Poulet di verificare l’entità
dei danni e prendere provvedimenti per evitare il
ripetersi di eventi simili. Furono così riuniti i
tre bracci del torrente, realizzati argini in
muratura e costruite due strade laterali rialzate.
In tal modo la via Umberto I, via Immacolata e il
rione Marsalini, le aree più colpite dalle
inondazioni, furono messe al riparo. Nei primi anni
Sessanta iniziò la costruzione della copertura del
torrente, che andò avanti in vari tronconi, fino
all’ultimo tratto in prossimità del Palazzo
satellite, già completato ma non ancora messo in
funzione, ed eccezionalmente aperto al traffico in
questa occasione per favorire il transito dei mezzi
di soccorso e dei privati. Quest’ultimo tratto, per
realizzare l’adiacente sottopassaggio di via del
Mare, è stato eseguito con pendenza verso la
copertura esistente, impedendo di fatto che la gran
quantità di acqua riversatasi sulla copertura
potesse defluire nell’alveo del Longano, mentre è
defluita in via del Mare e nella strada parallela
alla vecchia ferrovia.
Il 28 è morto in
Calabria il regista siciliano Vittorio De Seta
(Palermo, 15 ottobre 1923). Grande autore di
documentari incentrati sul mondo meridionale che
scompare, regista del celebre Banditi a Orgosolo
del 1961, lavorò anche per la Rai. Una rassegna dei
suoi cortometraggi, intitolata Sud nel cinema: le
nostre radici, fu proiettata a Barcellona il 20
e il 21 settembre del 1997, presso la Biblioteca
Comunale, nel corso di una manifestazione
organizzata dall’Amministrazione Comunale e
dall’ARCI Città Futura, nel quadro di un’opera di
rivalutazione della sua opera iniziata in quel
periodo. A curare il programma fu il nostro
concittadino Nino Biondo (1964), laureato in Storia
e critica del cinema presso “La Sapienza” di Roma, e
autore di diversi cortometraggi.
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Il
Teatro nella memoria
L’Epicentro di Gala, Museo
delle Mattonelle fondato da Nino Abbate, rappresenta
una delle eccellenze del territorio barcellonese,
con la presenza di circa mille opere su mattonella
di ceramica delle dimensioni trenta per trenta
centimetri, espressamente realizzate da artisti
italiani e stranieri. Domenica 2 ottobre, presso
l’auditorium San Vito, Nino Abbate ha presentato al
pubblico il suo libro Un tributo all’arte,
come nasce la collezione d’arte del Museo Epicentro,
dove racconta la nascita di questa esperienza unica
nel campo museale italiano. A presentare il libro si
sono alternati tre oratori: l’autore di queste note
ha prospettato la storia dell’Epicentro con la
millenaria storia di Gala ed i personaggi illustri
passati dal vicino monastero basiliano; Gino Trapani
è partito da lontano, dalle prime mostre con Nino
Abbate, nel Novanta, descrivendolo come un artista
nomade, dagli aspetti istrioneschi, che vive l’arte
come avventura. Ha evidenziato pure la mancanza
organica di programmazione turistica del nostro
territorio, con la conseguente penalizzazione delle
esperienze come il Museo della Mattonella. Andrea
Italiano, direttore artistico dell’Epicentro, ha
invece illustrato la mostra di Nino Abbate,
allestita parallelamente alla presentazione, facendo
notare come l’arte del Duemila non è più l’arte del
Novecento, basata sulla rappresentazione, ma bensì è
un’arte di idee, un’arte che parla, ma che comunque
necessita di una decodifica. Nino Abbate infine ha
ringraziato i presenti, e soprattutto gli scomparsi
che furono presenti all’Epicentro: Nello Cassata,
Alessandro Manganaro, Nino Leotti, nonché un ricordo
di Carmelo Coppolino Billè e dell’artista Vettor
Pisani, recentemente suicidatosi. Hanno portato i
saluti il Sindaco di Barcellona Candeloro Nania e il
Sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca.
Nell’auditorium San Vito, oltre ad un folto e
qualificato pubblico, erano presenti fra gli altri
il senatore Domenico Nania, il Procuratore Franco
Cassata, l’artista Filippo Minolfi. La seconda parte
della serata ha visto l’apertura della mostra di
quadri e sculture di Nino Abbate, Epicentro di
Epicentri, tutte opere sul tema del cerchio. Più
che sculture, vere e proprie installazioni,
collocate tra stucchi barocchi e colonne, compresa
un’opera nella cripta dell’ex chiesa. Infine,
nell’abside, l’installazione con le opere di
centosettanta poeti invitati da Abbate a
scrivere un testo sul tema del cerchio, in vista
della costituzione del museo italiano della poesia
circolare. I fogli sono stati disposti casulamente a
terra, delimitati da un cerchio di pietre, mentre su
un leggio è stato possibile leggere agevolmente
tutte le poesie. La mostra si è conclusa domenica 16
con la lettura delle poesie da parte dei poeti
presenti. Inoltre è stata ricordata la figura di
Carmelo Coppolino Billè, poeta e animatore culturale
recentemente scomparso, con interventi di Nino
Abbate, Pippo Messina, Pippo Giunta e Carmelo
Maimone. (epicentromuseo@virgilio.it;
www.museoepicentro.com).
E’ uscito il numero di ottobre
de “Il Ruggero”, il periodico di idee e
portavoce di istanze diretto da Andrea Italiano. E’
un foglio A3 stampato fronte retro, a diffusione
gratuita, che è possibile leggere anche sulla pagina
facebook di Andrea Italiano e di alcuni amici. Nella
lettera ai lettori, Italiano spiega il motivo che
l’ha spinto a pubblicare Il Ruggero, giunto
al sesto numero. Pubblica inoltre un editoriale di
Tindaro Di Pasquale, giovane emergente della
politica barcellonese, e articoli su libri, arte,
cinema e musica. (beetowen@tiscalinet.it).
Martedì 18 è giunta notizia
che la barcellonese Maria Teresa Crinò ha
ricevuto una menzione speciale della giuria al XXIII
concorso “Francesco Florio”, organizzato dal Centro
Studi “Logos” di Licata, ottenendo un diploma di
elogio e di benemerenza, col punteggio di 96/100. La
giovane scrittrice ha partecipato al concorso con il
racconto breve C’è ancora tempo, Terry!,
incentrato sul bullismo nella scuola e i complessi
rapporti tra Nord e Sud. Ha partecipato altresì alla
sezione poesia con Paesaggio di Sicilia,
conseguendo il punteggio di 93/100.
Venerdì 21, presso la
Biblioteca Comunale “Nannino Di Giovanni” di
Barcellona (via Regina Margherita 32), è stato
presentato, a cura della Biblioteca e della
Fi.Da.Pa., il romanzo Paulina di
Giovanna Betto, pubblicato da Portaparole. Sono
intervenute: Maria Rosa Naselli, della Biblioteca
Comunale; Antonietta Amoroso, vicesindaco; Marina Lo
Monaco, dirigente comunale; Nancy Astone, neo
presidente della Fi.Da.Pa.; Patrizia Italia,
dirigente scolastica; Masina Genovese, già
presidente della Fi.Da.Pa, e l’autrice. La relazione
sul libro è stata tenuta da Patrizia Italia, la
quale ha illustrato le tematiche affrontate nel
romanzo, assolutamente scorrevole, splendido ed
incisivo nei momenti drammatici. Un testo di
denuncia che provoca nel lettore forti reazioni
emotive. Un’occasione di riflessione interiore e
sociale. La relazione è stata integrata dalla
lettura, da parte dell’autrice Giovanna Betto, di
alcuni passaggi significativi del libro. E’ seguito
l’intervento di Masina Genovese sull’infanzia
violata nella nostra città. Ha portato a conoscenza
del pubblico i dati nazionali sulla violenza nei
confronti dei giovanissimi, e i dati di Barcellona,
che non si discostano da quelli nazionali. Ha
raccontato dell’esperienza in corso, denominata
“Famiglie in rete”, con una famiglia leader in ogni
scuola, in grado di coinvolgere alla pari le altre
famiglie, per la prevenzione della violenza a scuola
e nelle parrocchie.
Sabato 29, nell’auditorium San
Vito, che ormai si caratterizza come importante
luogo di eventi altamente qualificati (e tale deve
rimanere), è stato presentato il libro di Salvina
Miano Il teatro Mandanici e i teatri minori di
Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). Storia e vita
artistica (1845-1967), Ismez editore, Roma. (www.ismez.org).
L’autrice è pianista e direttrice di coro, laureata
in Lettere moderne presso l’Università di Messina
con una tesi sul Teatro Mandanici, che ne
rappresenta proprio il nucleo fondante. Il volume,
di 311 pagine, si avvale della supervisione di
Johannes Streicher, della premessa di Roberta
Travaglini, presidente dell’Ismez Onlus, della
presentazione di Alba Crea, insigne musicologa
messinese, e delle ricerche d’archivio di Salvatore
Perdichizzi, marito di Salvina Miano e collaboratore
infaticabile. Salvina Miano ripercorre tutta la
vicenda del Teatro Mandanici, dalla prima
inaugurazione avvenuta il 4 ottobre 1845, alla
seconda inaugurazione, dopo i lavori di
ingrandimento, del 29 ottobre 1891, alla terza
inaugurazione, del 28 ottobre 1930, fino
all’incendio che lo colpì il 31 maggio 1967.
Attraverso minuziose ricerche in archivi e
biblioteche, compresa la “Nazionale” di Firenze,
dove ha rintracciato rarissimi periodici dell’epoca,
riesce a fornire anche un elenco di spettacoli
avvenuti nel teatro, grazie anche all’aiuto di
numerosissimi privati che hanno messo a disposizione
documenti e foto. Non solo, la Miano si occupa pure
degli altri teatri e arene barcellonesi (Teatro
Lentini, Teatro Verdi, Teatro Arena Vittoria,
Sala-teatro Excelsior …), portando alla luce degli
avvenimenti sconosciuti. Nel piccolo Teatro Lentini,
in un edificio di vico Mamertini, avvenne nel 1899
la prima proiezione cinematografica barcellonese. E
a quanto pare fu proprio il titolare, Giuseppe
Lentini, a impiantare per primo una sala
cinematografica a Catania. Fa anche un riferimento
al Teatro dei Salesiani, ma non lo approfondisce,
perché ciò avrebbe meritato un altro intero volume,
in quanto l’attività di questo luogo teatrale si è
sviluppata ininterrottamente dal 1923 ai nostri
giorni. Si occupa pure degli spettacoli sul sagrato
del Duomo di San Sebastiano, dal 1957 al 1965.
Dall’elenco ricostruito degli spettacoli nel
Mandanici emerge lo scarso interesse mostrato per il
musicista a cui fu intitolato il teatro. Infatti non
risultano esecuzioni di musiche o di opere di
Placido Mandanici, con l’unica eccezione del 1964,
quando fu eseguito Il canto di vittoria per le
cinque giornate di Milano.
La presentazione, organizzata
dall’Ismez-Onlus, è stata patrocinata dal Comune di
Barcellona P.G., dalla Pro Loco “Alessandro
Manganaro” e dall’Associazione Culturale “Genius
Loci”. Ha moderato la serata Andrea Italiano,
vicepresidente della Pro Loco e segretario della
Genius Loci, il quale ha evidenziando come Salvina
Miano, con la sua ricerca, rappresenti al meglio il
talento barcellonese. Il libro viene a cadere in un
momento importante, tra passato e futuro, visto che
tra poco avremo finalmente il nuovo Teatro
Mandanici, come ha dichiarato il sindaco Candeloro
Nania, nel portare i saluti. Ha infatti comunicato
che il nuovo teatro Mandanici, in fase di
completamento, sarà inaugurato tra febbraio e marzo
del prossimo anno. E’ poi intervenuta Alba Crea, del
Conservatorio di Messina, che a suo tempo diede
l’avvio a Salvina Miano per la tesi di laurea, poi
ampliata e trasformata nel libro. Ha osservato come
il Mandanici sia stato simile al Vittorio Emanuele
di Messina, svolgendo cioè attività mista, non solo
teatro lirico, ma sede di tutti gli spettacoli:
veglioni, serate di gala, operetta e cinema, con la
lirica non molto presente, a causa della mancanza di
un’orchesta, di musicisti. Johannes Streicher, del
Conservatorio di Bolzano, supervisore del libro per
conto dell’Ismez (Istituto Nazionale per lo sviluppo
Musicale nel Mezzogiorno), si è soffermato sul ruolo
di questa istituzione che si occupa di ricerche
sistematiche sui teatri del Mezzogiorno, nella
convinzione che solo un’indagine scientificamente
attendibile ed estesa a tappeto a tutte le realtà
locali possa offrire un’immagine completa della vita
musicale e civile in genere delle regioni
meridionali. Gino Trapani, presidente della Pro
Loco, si è soffermato sul ruolo del teatro Mandanici
nella vita della città, ricostruito tenacemente più
volte, e la necessità di un progetto organico per
l’attività del Nuovo Mandanici. Ha sottolineato
anche il ruolo del Teatro dei Salesiani, che ha
sopperito alla mancanza del teatro Comunale, e
infine ha ricordato lo stato non felice in cui versa
l’archivio del Comune. Infine Salvina Miano ha
illustrato le fasi salienti della storia del teatro
con la proiezione d’immagini, anche rare, facendo
notare come non bisogna sfruttare l’alibi della
mancanza del teatro per la mancanza di una seria
politica culturale. Concludendo che si deve guardare
al passato per capire il nostro futuro. Sono poi
intervenuti Franco Cassata, Felice Mancuso, Nino
Currò, Domenico Nania e Franco Caliri, portando le
loro testimonianze sul teatro e sull’incendio che ne
ha provocato, a distanza di alcuni anni, la
demolizione con le ruspe, ricordando (Nania)
l’occupazione e le manifestazioni attuate per
impedirne la demolizione. A completamento della
serata intermezzi musicali di Daria Grillo e
Federica Mangano (flauti), Alessio Vicari
(clarinetto) e Carmela Stefano (fisarmonica).
(Nella foto, da sinistra: Alba Crea, Salvina Miano,
Gino Trapani. Johannes Streicher, Andrea Italiano).
Domenica 30, nella sala
conferenze dell’ex Monte di Pietà, è stato
inaugurato il sesto anno di attività dell’Università
della Terza Età, che organizza trentacinque
corsi articolati in sette macroaree. Ad illustrare
l’attività il rettore Ciano Santanocita, mentre la
professoressa Mariella Sclafani ha svolto la “Lectio
magistralis” sul tema La parabola del Novecento:
dal moderno al postmoderno. A seguire il
concerto di Antero Arena al violino e Maria Assunta
Munafò al pianoforte. I due musicisti hanno proposto
un programma dedicato proprio Novecento, con musiche
di Sergei Prokofiev (5 Melodies op. 35 bis),
di Karol Szymanowski (Sonata op. 9), e di
Bela Bartok (Danze popolari rumene). Come bis
hanno eseguito l’Adagio del musicista di
Castroreale Riccardo Casalaina, morto prematuramente
a Messina durante il terremoto del 1908. (E-mail:
utebarcellonapg@gmail.com;
www.utebarcellonapg.it).
Sempre domenica, la città è
stata interessata da altri eventi - a parte
l’insediamento dei nuovi arcipreti e parroci a
Barcellona e a Pozzo di Gotto - come la giornata
dell’Associazione dei commercianti “ShoppigAmo
Barcellona”, con musiche, giochi e degustazione
di “scardelline”, mentre nei giardini dell’Oasi s’è
svolta la consueta “Fiera dell’antiquariato e del
collezionismo”. In via Longo, di fronte all’ex
pescheria di prossima apertura per essere adibita ad
attività socio-culturali, si sono svolte le
proiezioni del Festival cinematografico “Jalari
in corto”, la cui sede principale è il parco
Jalari.
Lunedi 31 è stata inaugurata
la restaurata chiesa del SS. Crocifisso,
appartenente alla parrocchia di San Giovanni, alla
presenza del sindaco Candeloro Nania,
dell’Arcivescovo Calogero La Piana, di padre Tindaro
Iannelli, e di padre Giuseppe Turrisi. Alla
cerimonia di riapertura della chiesa, chiusa da
diversi anni essendo stata dichiarata inagibile a
seguito di crolli di intonaci, erano presenti varie
Confraternite di Barcellona, l’architetto Daniela
Motta, direttore dei lavori di restauro, e
l’architetto Carmelo Pino, che ha seguito i lavori
per conto della Soprintendenza di Messina. La
chiesa, fondata nel 1663 da Don Tommaso Cocuzza di
Castroreale, nel 1897 passò alla famiglia
Saccano-Spagnolio di Centineo, discendenti del
Cocuzza, che nel 1905 la donarono alla Curia di
Messina. L’intervento di restauro, come ha ricordato
l’architetto Daniela Motta nel suo intervento, ha
fornito una serie di informazioni importanti e
basilari per la comprensione dei cambiamenti subiti
nel corso dei secoli, come ad esempio la chiusura
delle originarie finestrelle dei campanili,
ritrovate durante i lavori, per evidenziare la
posizione delle quali si è deciso di lasciarne la
traccia sul nuovo intonaco. I lavori di restauro
hanno riguardato sostanzialmente il rifacimento del
manto di copertura, la cui sconnessione aveva
provocato ingenti infiltrazioni di acqua e il
rifacimento degli intonaci esterni, oltre ad una
sommaria pulitura e ripresa dell’interno proprio per
consentirne la riapertura. In tal modo la chiesa ha
riacquistato l’originario splendore, andando ad
aggiungersi nuovamente al patrimonio culturale
fruibile della città. Nella chiesa fra l’altro è
custodita l’unica statua esistente nel territorio
comunale di San Nicola, l’antico santo patrono di
Barcellona , prima di San Sebastiano. I fondi
necessari all’intervento, è stato sottolineato, sono
stati donati dalla parrocchia di San Giovanni con
l’aiuto di una serie di contributi offerti dalla
cittadinanza, dalle imprese che hanno eseguito i
lavori e dagli sponsor. A conclusione
dell’inaugurazione e benedizione della chiesa,
seguita da moltissimi fedeli, il corteo si è
spostato nella vicina chiesa di San Giovanni per
l’insediamento di padre Giuseppe Turrisi, nuovo
parroco di San Giovanni, che sostituisce padre
Tindaro Iannelli trasferito al Duomo di San
Sebastiano.
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Strano destino
Strano destino, quello di
Emilio Isgrò, cioè dell’artista che ha fatto della
cancellatura la cifra stilistica prevalente delle
sue operazioni artistiche. Nel 1956 fu riaperto,
dopo due millenni, il teatro greco di Tindari,
grazie all’apporto del regista Michele Stilo che
mise in scena l’Aiace di Sofocle. Tra coloro
che parteciparono fattivamente all’evento c’era pure
Emilio Isgrò. Ma per un errore del tipografo il suo
nome fu cancellato dai manifesti! (Cfr. Emilio Isgrò,
La cancellatura e altre soluzioni, Skira,
2008, pag. 257). Nello scorso mese di agosto, la
poesia visiva del Seme è stata rimossa,
quindi “cancellata” dal giardino che fungeva da base
all’installazione Seme d’arancia. La
storia si ripete, a causa di “errori”. La prima
volta fu errore del tipografo, la seconda volta un –
possiamo definirlo – “difetto di comunicazione” tra
l’Amministrazione Comunale ed Emilio Isgrò. Non
voglio entrare in merito più di tanto nella vicenda,
perché ritengo (forse sbagliando) che, come spesso
avviene, la verità stia in mezzo. Ciascuno ha una
parte di ragione: Emilio Isgrò difende il suo ruolo
di artista e la collocazione, ormai storicizzata
dell’opera; l’Amministrazione difende la scelta di
recuperare l’area dismessa dello scalo merci,
conferendo maggiore spazio e visibilità al Seme,
seppur non più dalla via Roma, e realizzando
accanto, spero differenziando bene le due cose, un
giardino zen. (Nella foto scattata a giugno il
Seme d’arancia prima della rimozione della
poesia visiva). Sabato 17 Emilio Isgrò e Candeloro
Nania si sono incontrati al Palazzo Comunale per
discutere la questione. Isgrò era accompagnato dal
suo legale, l’avvocato Pompeo Oliva, e
dall’architetto Bruno Isgrò, che seguì a suo tempo
gli aspetti tecnici dell’istallazione del Seme,
mentre col sindaco c’era l’avvocato Rino Nania.
Ciascuno ha ribadito le proprie posizioni, non si è
raggiunto alcun risultato e tutto è stato rimandato
ad un prossimo incontro.
Un trentasettenne
barcellonese ha avuto trapiantato il rene destro
del tenore Salvatore Licitra, morto il 5 settembre,
dopo nove giorni di coma. Licitra, nato a
Berna da genitori siciliani, considerato l’erede di
Pavarotti, era stato ricoverato all’Ospedale
Garibaldi di Catania in seguito all’incidente
stradale nel quale era rimasto coinvolto la sera del
27 agosto a Donnalucata, in provincia di Ragusa,
mentre con la sua Vespa si recava al ristorante
assieme alla sua compagna. Oltre al rene, è stato
trapiantato il fegato a un catanese, mentre le
cornee sono state depositate nella Banca degli occhi
dell’Ospedale Cervello di Palermo per un successivo
utilizzo.
L’8 settembre nelle nostre
zone si festeggia la Madonna Nera di Tindari,
la cui statua, di epoca bizantina, è stata
sottoposta nel 1996 ad un restauro che l’ha
riportata all’antico splendore. La tradizione vuole
che ci si rechi in pellegrinaggio al Santuario a
piedi. Secondo alcuni studiosi si tratta di un
antichissimo rito di epoca pagana. Già allora si
andava in pellegrinaggio nello stesso luogo, dove
sorgeva un tempio dedicato a Cerere, o a Cibele. Ho
trovato una bella descrizione di come avveniva il
pellegrinaggio a Tindari nei primi decenni del
secolo scorso: “A settembre cominciano i
pellegrinaggi d’autunno: quelli che han luogo nei
giorni 5, 6 e 7 sono i più grandiosi perché
coincidono con la festa della Madonna (8 sett.).
Spettacolo veramente pittoresco e caratteristico,
feerie, di cui non si ha l’idea se non
assistendovi, quella che offre l’insieme della festa
e del pellegrinaggio! Non solo dal circondario e
dalla provincia ma da tutti i paesi della Sicilia e
della Calabria accorrono i pellegrini, dopo aver
percorso 20, 50 e non di rado 100 chilometri, la
maggior parte a piedi, il resto su qualsiasi genere
di veicoli dal tipico istoriato carretto
siciliano alla vecchia diligenza sconquassata, dal
carro trainato da un paio di bovi rossi alla veloce
auto signorile e tutti questi veicoli infiorati, dai
cavalli o muli o bovi infiocchettati, imbubbolati,
impennacchiati, sono stracarichi di gente che canta
le appassionate canzoni isolane con accompagnamento
di chitarre, di zampogne, di cembali e di nacchere…
Dopo la visita al Tempio la moltitudine si
sparpaglia per piani d’intorno ove un numero
incalcolabile di mercanti offre ogni sorta di merce,
dalle filigrane alla càlia (ceci
abbrustoliti), dalle pannine al tamburello, dagli
utensili agricoli alle scarpe di cuoio intonso”.
(Eduardo Badolati, Tindari, ed. Alfieri &
Lacroix, Roma, 1921, pp. 109, 110). Intorno al 1925
a Barcellona gli abitanti del quartiere Immacolata
hanno instaurato la festa della Madonna Nera, chiaro
riferimento alla madonna di Tindari, facendo
realizzare una statua allo scultore Matteo Trovato.
Come ogni anno il simulacro è stato portato in
processione per le vie del centro cittadino, con
partenza dalla chiesa dei Basiliani. Dopo una sosta
nella Basilica di San Sebastiano, il ritorno alla
chiesa di partenza, salutato dai fuochi d’artificio.
La festa, che fino agli anni sessanta del secolo
scorso coinvolgeva tutto il quartiere, nel tempo ha
perso parte della sua importanza, ma è ancora molto
sentita dagli abitanti della zona.
Venerdì 9, nella sede della
Pro Loco, è stato presentato alla stampa il bando
del 1° Premio Letterario – Artistico “Alessandro
Manganaro”: L’Italia e i vernacoli. Il premio è
stato indetto dalla Pro Loco in occasione del
cinquantesimo anniversario della sua fondazione per
onorare il suo primo presidente, proprio il
professore Alessandro Manganaro (1917-1994), grande
figura di umanista, impegnato su molteplici fronti
del sapere. Il premio è articolato in tre sezioni:
poesia (italiano e vernacolo), saggistica (studi
artistici, storici e letterari), traduzione. Le
opere dovranno pervenire alla Pro Loco entro il 10
novembre 2011, mentre la premiazione è prevista
entro fine anno, in data da definire. Ad illustrare
alla stampa l’iniziativa sono stati il presidente
della Pro Loco Gino Trapani, il vice presidente
Andrea Italiano e il consigliere Giuseppe Giunta.
Per informazioni:
beetowen@tiscalinet.it.
Domenica 18 il centro della
città è stato interessato per tutta la serata dalla
terza edizione di SHOPPINGamo Barcellona,
l’iniziativa promossa dall’Associazione Commercianti
Barcellona per promuovere l’attività del Centro
Commerciale Naturale, cioè la rete dei negozi
urbani. Un programma vario ed intenso, con il
coinvolgimento delle Pro Loco di Barcellona e Terme
Vigliatore, dei musei Cassata, Jalari ed Epicentro,
che hanno così proposto una sintesi della propria
attività. La casa editrice Smasher è stata presente
con lo stand dei libri, mentre vari musicisti
dislocati in diverse zone hanno allietato i
numerosissimi cittadini che hanno mostrato di
apprezzare l’iniziativa. I pittori hanno esposto le
loro opere lungo la via Roma e strade adiacenti,
sono state esposte e proiettate foto storiche di
Barcellona, è stata offerta la degustazione della
“piparella” con la malvasia, i bambini sono stati
allietati con giochi popolari. L’evento culminante
della serata è stato l’esibizione in Piazza Duomo
del Gruppo Folklorico “Longano”, con danze e musiche
della tradizione siciliana.
Il 21 è morto a Milano, dove
si trovava ricoverato, il professore Antonio
Rizzo, all’età di settanta anni, già docente
presso l’Istituto Tecnico Commerciale, Geometri e
Turismo, e animatore del “laboratorio teatrale”
dell’Università della terza età. “Uomo dalle
infinite risorse”, è stato scritto nel necrologio,
appassionato di teatro, conferiva ai suoi personaggi
un taglio abbastanza istrionesco, quasi sopra le
righe. Lo ricordiamo nell’ultimo spettacolo, andato
in scena all’aperto il 18 luglio dello scorso anno:
una performance teatrale-surreale, intitolata
Passaggio di Garibaldi la vigilia della battaglia di
Milazzo, organizzata dalla Pro Loco, su testo di
Gino Trapani. Rizzo era anche il regista e dava voce
e corpo allo storico barcellonese Filippo Rossitto,
in un fitto dialogo con “Peppe La Maestra”
(interpretato da Giovanni Corica), singolare
cittadino degli anni Cinquanta, mettendo in luce
anche gli aspetti discutibili di Garibaldi. I
funerali si sono svolti sabato 24 nella Basilica di
San Sebastiano, officiati da padre Tindaro Iannelli.
A conclusione del rito, Antonio Rizzo è stato
ricordato dai “colleghi” attori Natalino Ingegneri e
Giuseppe Pollicina, e da una delle nipoti.
Il 25 e il 26 a San Vito sono
state esposte una serie di foto sul tema della pace
“The symbol of peace”, provenienti da:
Polonia, Bulgaria, Turchia, Francia, Azerbaijan,
Lituania, Israele e Italia. La mostra, realizzata in
occasione della Giornata Internazionale della pace,
è stata curata dall’associazione culturale “ARocca”,
dal Parco Jalari e dallo studio Eprojectconsult, col
patrocinio del Comune.
Dopo la lunga pausa estiva, è
ritornato a fine mese in edicola il mensile
barcellonese MetroPòlis, diretto da Giovanna
Betto, con Carmen Fasolo direttore editoriale e
Alfredo Anselmo coordinatore redazionale. La
copertina è dedicata al “Seme della discordia”, con
approfondimenti di politica in preparazione delle
prossime elezioni amministrative e indiscrezioni su
possibili candidati a sindaco e assessori. Altri
argomenti affrontati riguardano la legalità,
l’abusivismo, la spazzatura, l’ospedale, il basket…
Spazio alla cultura, e articoli da Castroreale,
Terme Vigliatore e Messina.
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Uno sguardo dal
ponte
E’ scomparso il 4 agosto, dopo
una lunga malattia, Carmelo Coppolino Billè,
poeta ed intellettuale milazzese d’adozione (era
nato a Castroreale il 3 febbraio 1946), molto
presente, conosciuto ed apprezzato anche negli
ambienti culturali barcellonesi. Possedeva una
grande capacità di condurre le manifestazioni
culturali, con una maniera tutta sua, abbastanza
originale. Scendeva dal palco, quando c’era il
palco, oppure percorreva la navata della chiesa
(all’Immacolata), favorito dal radiomicrofono. Era
diventato uno degli elementi portanti del gruppo
culturale FilicusArte, che raggruppa
letterati e artisti di Barcellona e Milazzo, dove
era stato da poco eletto presidente. A Barcellona
ricordiamo la sua prima presenza come presentatore
in quella ormai mitica manifestazione durata ben sei
giorni, “U rimpastu da crita”, nel maggio del 2002 a
palazzo Caliri, e in seguito la partecipazione alle
manifestazioni culturali nella chiesa
dell’Immacolata, fino all’ultima sua apparizione, il
29 maggio scorso, all’ex Monte di Pietà, per la
presentazione del libro di Pippo Giunta. Addio, caro
amico!
Dal 5 al 7, nella piazza San
Rocco di Calderà, lo scultore barcellonese Santo
Valenti ha esposto una selezione delle sue opere
in legno, bassorilievi e sculture a tutto tondo,
nell’ambito delle manifestazioni promosse dalla Pro
Loco “Alessandro Manganaro” per il cinquantesimo
anniversario della sua fondazione. Nato nel 1924, fu
allievo dello scultore Eugenio Battista, ed oggi è
l’ultimo artefice della vecchia tradizione locale,
legata anche alla scuola serale di disegno della
Società Operaia, che diede nel tempo validi artisti
della scultura e dell’intaglio, quali Turillo
Sindoni, Sebastiano Mamì, Matteo Trovato, Vito
Presti, Pasqualino Grasso, Salvatore Crinò, e tra i
contemporanei Salvatore De Pasquale.
L’11 agosto è scomparso
l’avvocato Antonino Russo, all’età di
ottantuno anni. Come ha scritto Saverio Vasta sulla
Gazzetta del Sud del 24 agosto “in qualità di
vicepresidente dell’Agis, Russo partecipò al fervore
culturale e imprenditoriale degli anni 60 e 70,
quando le sale cinematografiche e le arene
all’aperto erano diverse e frequentate”. La sua
figura è stata ricordata nei giorni successivi
presso l’Oratorio Salesiano dagli ex allievi di Don
Bosco e dai suoi amici.
Venerdi 12, anniversario del
bombardamento di Barcellona avvenuto nel 1943
sul finire della seconda guerra mondiale, una corona
d’alloro è stata deposta, a cura
dell’amministrazione comunale, davanti alla lapide
che ricorda le settantaquattro vittime dei
bombardamenti. Presenti alla cerimonia il vice
sindaco Antonietta Amoroso, padre Tindaro Iannelli,
assessori comunali, autorità civili, militari e
semplici cittadini, tra cui parenti delle vittime e
persone allora rimaste ferite. La città di
Barcellona, oltre ai settantaquattro civili morti
durante i bombardamenti, e numerosi feriti, pagò un
tributo di sangue attraverso circa centotrenta
militari morti nelle due guerre mondiali. Gli
“alleati”, quel 12 agosto, secondo informazioni
errate, cercavano i tedeschi (che non c’erano) ma
spararono deliberatamente sui civili innocenti e
disarmati, accanendosi soprattutto sul centro di
Barcellona. Colpirono anche l’ufficio postale, nei
cui pressi cadde il dottor Gaetano Bavastrelli,
compiendo quella che è ricordata da Carmelo Bilardo,
nel libro Amo, la mia città (edito dalla
Corda Fratres nel 1993), come “una strage inutile”.
Le case distrutte, riferisce Nello Cassata nella
storia di Barcellona (vol. III, p. 17, 1982) furono
154, le danneggiate 287, circa duemila sinistrati
senza tetto. I nomi di tutti i caduti, civili e
militari, delle due guerre, sono incisi sulle lapidi
poste accanto al monumento ai caduti. Questi i nomi
dei caduti del 1943 così come riportati sulla
lapide: Aliberti Santa, Aliquò Erminia, Aliquò
Rosaria, Aliquò Santa, Anastasi Michele, Barresi
Margherita, Battista Agata, Dott. Gaetano
Bavastrelli, Benedetto Giovanni, Biondo Carmelo,
Biondo Francesca e Flavia, Biondo Maria, Brigandì
Angelo, Brigandì Giuseppe, Brigandì Salvatore,
Brigandì Santo, Bucalo Rosa, Bucolo Tindaro, Bucca
Sebastiano, Calabrò Giuseppe di Mariano, Calabrò
Giuseppe di Salvatore, Caliri Domenico, Caliri
Francesco, Cicciari Domenico, Cipriano Salvatore,
Conti Salvatore, Cortese Agnese, Currò Salvatore,
Currò Sebastiano, Cutropia Filippo, Cutugno Carlo,
Cutugno Francesco, Cutugno Salvatore, Cutullo
Sebastiano, D’Amico Carmelo, Di Bartola Angela,
Fazio Angela, Genovese Antonio, Genovese Lorenzo,
Genovese Santo, Guido Antonino, Iannello Attilio, La
Motta Carmelo, Lazzaro Alfredo, Leotta Giuseppina,
Longo Giuseppe Garibaldi, Lo Presti Mariano, Mazza
Eugenia, Mazzeo Angelo e Fortunato, Mazzeo Giuseppa,
Merenda Grazia, Pandolfo Giuseppe, Perdichizzi
Giovanni – Giov., Petrella Michele, Pino Sebastiana,
Pittari Santo, Presti Francesco e Sebastiano,
Rotella Vittorio Emanuele, Scarpaci Caterina, Scollo
Paolo, Scopelliti Carmela, Siracusa Vincenzo,
Siracusa Vito, Sortino Carlo, Spada Antonino,
Trattaro Luigi, Trimboli Antonino, Triolo Nunziato,
Trovato Caterina, Trovato Giovanni, Perdichizzi
Giovanni – Ant.
Il 13, con un articolo di
Giuseppe Puliafito sulla pagina di Barcellona del
Giornale di Sicilia, è stato aperto il vivace
dibattito sullo spostamento del Seme d’arancia
di Emilio Isgrò, attualmente collocato nella piazza
dell’ex stazione in corso di riqualificazione. Da
qualche giorno in città si parlava di questa
operazione, visto che era stata smantellata una
parte della base della scultura, quella cioè con gli
alberi e con la scritta. Il punto è questo: nel
quadro della sistemazione dell’area della vecchia
stazione è stato previsto anche lo spostamento del
Seme in uno spazio adeguato, per liberare la
piazza della stazione. Assieme al Seme
dovrebbe trovare posto anche un giardino zen dello
scultore giapponese Hidetoshi Nagasawa, autore
recentemente di una scultura a Castroreale. Emilio
Isgrò non sarebbe stato informato dello spostamento,
e con una lettera al sindaco ha contestato tale
decisione. L’esponente socialista Gino Caruso si è
fatto promotore di un comitato per la salvaguardia
dell’opera di Isgrò, con una manifestazione pubblica
lunedi 22 lanciata attraverso Facebook. Un gruppetto
di persone nella serata si è radunato di fronte al
Seme, e sono stati distribuiti volantini con
il testo di Produce arance, la poesia con la
quale Emilio Isgrò tracciò a suo tempo un ritratto
della città esportatrice di agrumi. Un manifesto
collocato sulla recinzione del cantiere ha spiegato
le ragioni della protesta: in sostanza ritengono che
lo spostamento dell’opera di Isgrò sia un atto di
disprezzo verso l’arte, verso l’artista e verso la
città. L’animata discussione si è protratta per
tutto il mese sulla stampa locale e nazionale, anche
con molte imprecisioni e forzature. Probabilmente a
Barcellona non si è mai parlato tanto di Emilio
Isgrò e del Seme d’arancia, neanche al tempo
dell’inaugurazione, avvenuta il 3 marzo del 1998.
L’opera non è mai stata capita appieno, non è stata
apprezzata dai più, imbrattata da vandali nel
disinteresse generale.
E proprio di Emilio Isgrò è
stato appena pubblicato L’Orestea di Gibellina
e gli altri testi per il teatro, a cura di
Martina Treu, editore Le lettere. Un’intervista a
Isgrò sul libro è andata in onda su Radiotre Rai il
16 agosto. L’artista ha sottolineato come l’Orestea
di Gibellina, spettacolo d’avanguardia, non sia
stato fruito solo dagli intellettuali, ma dai
contadini e dai pastori di Gibellina, i quali,
aggiungo io, hanno apprezzato e vissuto in prima
persona questa grande operazione culturale legata
alla rinascita del territorio. Artefice della
rinascita di Gibellina, all’insegna dell’arte e
dell’architettura contemporanea, con opere, solo per
citarne alcuni, di Gregotti e Samonà (il municipio),
Quaroni (la chiesa), Purini (le cinque piazze),
Consagra (la grande stella), Paladino (il cavallo),
Burri (il cretto sulla città distrutta, tra le più
grandi opere di land-art a livello mondiale),
l’allora sindaco di Gibellina, Ludovico Corrao,
tragicamente scomparso proprio questo mese.
Il 16 agosto a Calderà è stato festeggiato il
patrono San Rocco, iniziando di buon mattino
con la fiera del bestiame nell’alveo del
torrente Longano accanto al ponte (nella foto). Una
fiera che secondo lo storico Filippo Rossitto
(citando la Sicilia Sacra di Rocco Pirri,
notizia XVI) risalirebbe al 1105, quando la contessa
Adelasia concesse una fiera franca di otto giorni.
Dal 1747, epoca di edificazione della chiesa di San
Rocco, divenne fiera mercato della durata di tre
giorni; fu riattivata nel 1827 con decreto del
luogotenente del re per la Sicilia, per poi ridursi,
negli ultimi decenni, ad una sola mattinata. Negli
ultimi anni ha comunque avuto una ripresa, segno di
un rinnovato interesse nei confronti delle
tradizioni cittadine, nonostante gli spazi angusti
in cui si svolge, tanto che alcuni “stand”
espositivi e bancarelle sono allestiti lungo le
strade adiacenti. Molti i barcellonesi e i turisti
che l’hanno visitata, districandosi tra vitelli,
pecore, capre, suini, cavalli, pollame. I
festeggiamenti del Santo, che ogni anno richiamano
migliaia di persone, sono proseguiti nella serata
con la processione lungo le strade della frazione
marina, mentre il giorno dopo s’è svolta la
suggestiva processione sul mare, con un peschereccio
addobbato di fiori e bandierine dove è posto il
simulacro del Santo, seguito da altre imbarcazioni,
e a conclusione i fuochi d’artificio di mezzanotte.
Domenica 28, il Movimento per la Divulgazione
Culturale e la FilicusArte hanno
organizzato una Serata d’Onore dedicata alla
memoria di tre personaggi che ci hanno recentemente
lasciato: Biagio Catania, Carmelo Coppolino Billè
e Ludovico Corrao. L’incontro si è svolto nella
sede estiva del Movimento per la Divulgazione
Culturale a Spinesante. All’incontro sono
intervenuti Pippo Messina, Pippo Giunta, Carmelo
Maimone, Nico Zancle, Rosetta Lo Vano, Danilo Di
Salvo, Vito Natoli, Nino Gentile, i quali hanno
ricordato i tre uomini di cultura, leggendo testi,
poesie, raccontando eventi sul filo della memoria.
Di Biagio Catania sono state esposte delle opere
pittoriche, mentre i musicisti Fabio Lisanti e
Alessandro Monteleone hanno proposto alcuni brani di
musica classica per violino e chitarra.
Giuseppe Alibrandi, autore della prima biografia di
Nino Pino Balotta (1909-1987), pubblicata dalla casa
editrice Pungitopo nel 1982, ha recentemente
pubblicato in proprio un altro libro dedicato
all’illustre barcellonese, dal titolo Il
nòcciolo della questione. Dopo quel primo
libro, e successivamente alla morte di Pino, gli è
stato possibile accedere a diversi archivi, ai
documenti di Pino depositati all’Istituto Gramsci di
Palermo, ai documenti di e su Pino digitalizzati a
Barcellona dall’Infocentre 2000, parte dei quali
esposti in diverse occasioni. Nel libro si occupa
anche delle ultime vicende, cioè la questione della
sua eredità, la costituzione dell’archivio dei
documenti, l’attività del Comitato cittadino per le
celebrazioni del centenario. Ripercorre dunque la
figura di Pino nelle sue molteplici sfaccettature. I
legami con il futurismo, con la massoneria, dove si
iscrisse nel 1947, ma successivamente non ne rinnovò
l’iscrizione. Propone la sua corrispondenza con
l’altro biografo, il francese Francis Gastambide, il
teatro (U tamburu), le poesie. Ripubblica
articoli, come quelli di Antonio Fragale in
“Almanacco Vann’Antò”, e di Giuseppe Bonavita,
direttore didattico barcellonese oggi in pensione,
apparso nel 1988 sul mensile “Il setaccio”, nonchè
scritti di Pancrazio De Pasquale e di Marcello
Cimino. Infine l’articolo di Nino Pino “Barcellona
contadina”, scritto per Barcellona un tempo,
edito dalla Corda Fratres nel 1983. (Il blog di
Giuseppe Alibrandi:
www.marebluefin.altervista.org)
Due strade sono state
intitolate a cittadini barcellonesi: il dottor
Gaetano Bavastrelli e l’artista Salvatore
Crinò. La strada dedicata a Bavastrelli è una
traversa della via Kennedy, compresa tra la via De
Luca e la via Cutugno. Quella dedicata a Salvatore
Crinò è una traversa dello Stretto primo Zigari, la
strada che collega il prolungamento della via Roma
con l’ingresso lato Zigari del Cimitero Comunale.
L’intitolazione delle strade ai due barcellonesi fu
chiesta a suo tempo dai rispettivi parenti, e le
richieste accolte dalla giunta comunale su proposta
della commissione toponomastica. Gaetano Bavastrelli,
nato nel 1896, medico chirurgo dell’Ospedale Cutroni
Zodda, morì, come ricordato prima, durante i
bombardamenti del 12 agosto 1943 in piazza Duomo,
mentre si recava, nonostante le bombe, all’ospedale
per svolgere il suo lavoro. Salvatore Crinò, pittore
e scultore, era nato a Messina nel 1895 da genitori
barcellonesi. Morì il 28 agosto 1972 a Barcellona,
dove diresse la Scuola serale di disegno della
Società Operaia di Mutuo Soccorso. Tra le opere di
pittura il Sacro Cuore su tela, e il ritratto
di Garibaldi ad olio del 1962, di proprietà
della Società Operaia. Tra le sculture l’Urna del
Cristo Morto, realizzata tra il 1928-29 (chiesa
di S. Giovanni), e la statua di Santa Rita,
scolpita nel 1948 assieme al figlio Sebastiano
(chiesa del SS. Crocifisso).
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Centro commerciale
Il 3 luglio la Chiesa
festeggia Papa Leone II, nato, secondo gli
storici in Sicilia, più precisamente a Messina,
oppure ad Aidone o a Piazza Armerina, e secondo una
leggenda locale, a Milici, frazione di Rodì, nel VII
secolo. Proprio a Milici, nella via Papa Leone II
esiste tuttora una casa a due piani indicata come la
sua casa natale. Altri sostengono che la vera casa
natale è stata distrutta nella seconda metà del XX
secolo. Ciononostante, nella settecentesca chiesa
di San Rocco a Milici, ormai in stato di grave
degrado, esisteva un altare dedicato al papa Leone
II e una tela del XVIII secolo, opera di Domenico
Puglisi, raffigurante il papa con il paesaggio di
Milici. La tela è stata poi spostata in una sorta di
piccolo museo, antistante il Palazzo dei Cavalieri
di Malta, dove sono state raccolte altre opere
d’arte. Leone II, Santo, fu papa dal 17 agosto 682
al 3 Luglio 683, succedendo a S. Agatone e venendo
consacrato dai tre vescovi suburbicari d’Ostia,
Porto e Albano. Confermò il concilio
Costantinopolitano III (ecumenico VI) e lasciò un
severo giudizio sul suo precedessore Onorio I per
non essere stato sufficientemente attento alla
difesa della purezza della fede cattolica nei
riguardi del monotelismo, una dottrina cristologica
del VII secolo, condannata come eretica.
Domenica 3 luglio 2011 l’Associazione
Commercianti Barcellona ha inaugurato il
Centro commerciale naturale, con lo slogan
“Shoppingamo Barcellona”, all’interno del
centro urbano di Barcellona, con l’adesione di una
trentina di esercizi associati, rimasti aperti per
tutta la durata della manifestazione, e il
patrocinio del Comune. La città storicamente è nata
lungo la via di collegamento tra Palermo e Messina
proprio per il commercio. Ad essere venduti erano i
prodotti agricoli della vasta pianura ai piedi dei
Peloritani, in particolare le arance, e il
bestiame, di cui la città fu un grande centro di
allevamento e di esportazione. La nascita negli
ultimi anni dei centri commerciali, cioè di questi
strani luoghi adesso oggetto di studio da parte
degli urbanisti, ha fatto si che ci fosse una
riduzione delle vendite nelle città. Per questo
motivo l’Associazione ha voluto lasciare un segno,
un’impronta decisiva per far rinascere l’entusiasmo
in un ambiente che per tanti motivi è rimasto a
guardare le attività e le iniziative di questi
centri. La sera di domenica il primo appuntamento,
con la volontà di replicarlo ogni prima domenica del
mese, con spettacoli ed animazioni per i più
piccoli. Con centro piazza Duomo, e diramazioni
nelle strade vicine, si sono alternati spettacoli,
danze (flamenco e danza del ventre), auto d’epoca,
mangiafuoco, trapezisti, illusionisti, mostre di
pittura… I barcellonesi hanno sostanzialmente
aderito con entusiasmo all’iniziativa, che si è
protratta fino alla mezzanotte, facendo si che la
città fosse vissuta come da tempo non accadeva, con
le eccezioni delle Notti antique e delle Notti dei
giovani artisti, dalle quali questa manifestazione
sembra averne assimilato gli intenti. Il direttivo
dell’associazione è composto da: Salvatore Puglisi
(presidente), Enzo Giglio (vice presidente), Pio
Casella (segretario), Rossana Viganò, Giuseppe
Ruolo, Antonio Famà.
La sera di giovedi 7, a
Spinesante, nel giardino della sede estiva del
Movimento per la Divulgazione Culturale
(associazione fondata dall’artista Pippo Messina), è
stato offerto ai soci e agli amici della FilicusArte
e della Genius Loci, un concerto di musica classica
per violino e chitarra. Esecutori d’eccezione il
violinista Fabio Lisanti ed il chitarrista
Alessandro Monteleone. Hanno proposto un programma
di musiche di Nicolò Paganini (1782-1840), autore di
circa duecento brani per violino e chitarra, dal
titolo “La musica
nei salotti dell’Ottocento: Il violino e la chitarra
del genio Paganini”.
Si è trattato dell’anteprima del concerto che il duo
ha tenuto il giorno dopo a Messina, nel chiostro
dell’Arcivescovado. Tra i pezzi eseguiti la
Sonata n. 1 in La minore, la Grande sonata in
La Maggiore, la Sonata n. 4 in La maggiore,
la Sonata concertata. Nel corso della
serata, Pippo Messina ha ricordato l’amico Biagio
Catania, scomparso da poco, sempre presente alle
manifestazioni dell’associazione, ed ha donato delle
targhe d’onore per l’attività culturale svolta alla
professoressa Teresa Rizzo, presidente
dell’Accademia Internazionale “Amici della Sapienza”
di Messina, e ai due musicisti Fabio Lisanti e
Alessandro Monteleone.
Domenica 10, nei giardini
dell’Oasi di Piazza San Sebastiano, le edizioni
Smasher di Barcellona (www.edizionismasher.it)
hanno organizzato una discussione sulla fotografia,
prendendo spunto dall’ultimo libro di Giulia Carmen
Fasolo Circospette Ombre. A parlarne,
coordinati dai giornalisti Leonardo Orlando
(Gazzetta del Sud) e Manuela Modica (l’Unità), sono
stati: il sindaco Candeloro Nania, il quale nel
porgere i saluti ha descritto Barcellona come una
“città complicata ma attiva e vitale”, Patrizia
Zangla, docente di filosofia del Liceo Classico Lugi
Valli di Barcellona, Monica Musolino, docente di
sociologia urbana, il regista milazzese Salvatore
Presti, ed infine Giulia Carmen Fasolo. I relatori
hanno affrontato sotto varie angolazioni il tema
della fotografia, dal suo rapporto con lo spazio, il
tempo e la realtà, la fotografia come “potere”, il
tema della morte, il rapporto tra foto tradizionale
e foto digitale. Una serata ricca di stimoli, con
diversi interventi da parte del pubblico. Oltre le
foto della Fasolo, sono state esposte opere
fotografiche di Monica Ferretti e Antonella
Taravella.
Giorno 12 sono iniziate le
operazioni di taglio del grande pino nei
pressi della chiesa dei Cappuccini. Da tempo era
ammalato, rischiava di cadere, e ciò avrebbe
comportato grossi danni data la considerevole mole.
L’albero è stato tagliato pezzo per pezzo. Ciascun
elemento è stato prima assicurato con delle fasce a
una autogru, mentre gli operai tramite elevatore col
cestello procedevano al taglio in tutta sicurezza
con la motosega. Le operazioni sono durate tre
giorni, con parecchie difficoltà dovute alla mole
dell’albero e ad alcuni pezzi che dopo il taglio
quasi totale (non veniva effettuato del tutto per
ragioni di sicurezza degli operatori) non riuscivano
a staccarsi. Alla fine abbiamo potuto verificare che
il diametro dell’albero alla base misura
centoquaranta centimetri. Il pino, assieme all’altro
poco distante, rappresentava un forte segnale nel
panorama barcellonese, infatti era riconoscibile
nelle foto più antiche della città. Probabilmente
gli alberi furono piantati nel XVII secolo,
all’epoca di edificazione del convento dei monaci
cappuccini, di cui oggi esistono solo i ruderi
sottoterra, mentre la chiesa, dopo il restauro e il
consolidamento della collina, operato pochi anni
addietro, è aperta al culto.
Venerdi 22, nell’auditorium
San Vito, è stata inaugurata la mostra di pittura di
Francesco De Francesco, dal titolo Memoria-Sogno,
organizzata dalla Fidapa col patrocinio del
Comune. Il pittore, nato a Barcellona nel 1938, vive
a Bergamo, dove ha svolto la sua attività di medico
ospedaliero. Anche scultore, è autore delle statue
“Longano e Idria” collocate nella fontana in piazza
Duomo di Barcellona nel 1998. Nel 1999 ha illustrato
i due libri di Xavier de Maistre Viaggio intorno
alla mia camera e Spedizione notturna intorno
alla mia camera, tradotti dal barcellonese
Carmelo Geraci, con prefazione di Emilio Isgrò.
Insomma, è in buona compagnia! La mostra a San Vito,
allestita da Giovanni Fugazzotto, ha presentato per
la prima volta ai suoi concittadini una selezione
della sua intensa attività. Nel corso della serata,
presentata da Pina Freni, presidente uscente della
Fidapa sezione di Barcellona, è intervenuta Lucia
Emmi, presidente distrettuale della Fidapa,
Giuseppina Seidita, presidente nazionale Fidapa, il
vicesindaco Antonietta Amoroso, il sindaco Candeloro
Nania, e il critico d’arte Andrea Italiano, che ha
sviscerato la complessità della produzione artistica
di De Francesco. “Non può esistere una chiave di
lettura univoca dei quadri di Francesco De
Francesco. – scrive Italiano nel pieghevole
della mostra - Tale è la ricca complessità di un
quadro di De Francesco che possiamo paragonarlo solo
ad un’icona bizantina: in entrambi la fissità
dell’introspezione vince sul dinamismo dell’azione,
la simbologia rimanda ad un mondo interno che è più
importante di quello esterno, in entrambi il
significato dell’oltrepassare l’apparenza del
fenomeno è suggerito da una molteplicità di
segnacoli, di porte, di chiavi, di complessi
moltiplicatori di senso disseminati nel quadro alla
maniera di indizi.” Infine è intervenuto
Francesco De Francesco, il quale, ringraziando tutti
per l’accoglienza ricevuta dalla sua città natale,
ha evidenziando la sua non appartenenza a correnti
artistiche, ed ha fatto notare come il sogno e la
memoria servono a guardare verso il futuro.
Martedi 26, all’ex Monte di
Pietà è stato presentato Conti zafarani,
raccolta di quattro racconti dello scrittore di
Bagheria Giovanni Canzoneri, pubblicata dalle
edizioni Smasher (www.edizionismasher.it).
A dialogare con l’autore, nato a Palermo, vissuto a
Bagheria e poi emigrato al nord, è stata Carmen
Fasolo, titolare delle edizioni Smasher. Sono
quattro i racconti del libro, scritti in una lingua
piena di termini “dialettali” anche arcaici della
zona occidentale dell’isola: ‘U diavulu e ‘u
viddanu, Vox populi, Lo spavaldo, il saggio e la
questione delle corna, Amorosi sensi. Il titolo,
Conti zafarani, si rifà alla “zafarana”, un
composto di riso e coloranti naturali inventato a
Palermo negli anni Cinquanta in sostituzione del
costoso zafferano. Scrive la Fasolo nella
presentazione: ”…nei conti zafarani non vi
capiterà di trovare morti ammazzati…, ma
v’imbatterete ugualmente in avvenimenti intriganti,
bizzarri e misteriosi, che la vita umana giorno per
giorno riserva, immersi nello spirito di un popolo
giocondo, lasciandovi sempre con il sorriso sulla
bocca.” I contenuti dei racconti, a nostro
avviso, sembrano oscillare tra l’ironia di Bulgakov
(Il maestro e Margherita) e i paradossi dello
scrittore di fantascienza Robert Sheckley.
Venerdi 29, all’ex Monte di
Pietà è stato presentato alla stampa il
protocollo di intesa per la realizzazione del Museo
Urbano e attività collaterali, quali il punto
Info, la segnaletica culturale con pannelli
illustrativi posti di fronte ai beni culturali,
l’organizzazione di itinerari turistici e di visite
guidate. Il protocollo è stato firmato tra la
Genius Loci e i seguenti Enti: Pro Loco, Museo
Cassata, Museo Epicentro, Museo Jalari, Associazione
Smasher, Corda Fratres, Movimento per la
Divulgazione Culturale, Confraternita di
Sant’Eusenzio, Associazione Commercianti del Centro.
All’incontro erano presenti: il sindaco Candeloro
Nania, Bernardo Dell’Aglio (Genius Loci), Carmen
Fasolo (Associazione Smasher), Pippo Messina
(Movimento per la Divulgazione Culturale), Nino
Abbate (Museo Epicentro), Mariano Pietrini (Parco
Jalari), Gino Trapani (Pro Loco), Emanuele La Scala
(Corda Fratres), Gianni Pino, esperto del settore.
Il Museo Urbano, in collaborazione con
l'Ammninistrazione Comunale, potrebbe trovare la sua
collocazione al primo piano della vecchia stazione
in corso di ristrutturazione, ed essere dotato di
materiali multimediali e didattici, documenti
storici, opere d’arte. Il tutto con la finalità di
presentare un unico percorso espositivo, per far
conoscere la storia della città, i beni culturali,
le tradizioni e le valenze del territorio. Queste le
sezioni di massima del Museo: Territorio: Parco
Jalari, Museo Cassata, Galleria Epicentro, Oasi di
Sant’Eusenzio; Pannelli con i beni culturali della
città e postazione multimediale; Tradizione e culto
del Venerdi Santo; Barcellona un tempo; Barcellona
antichi mestieri; Esposizione di “quartare” e
oggetti simili, esposizione di sculture.
A fine mese è stato messo in
distribuzione gratuita il numero 5 de Il Ruggero,
periodico di idee e portavoce di istanze, diretto da
Andrea Italiano. Il foglio, stavolta in formato più
grande del consueto, propone articoli e riflessioni
di Andrea Italiano, Rino Nania, Giuseppe Silleri,
Francesca Romeo, Fabio Coppolino. (E-mail della
redazione:
beetowen@tiscalinet.it).
La casa editrice Pungitopo di
Patti (www.pungitopo.com)
ha pubblicato un volume, nella collana di documenti
inediti e rari della storia di Sicilia, dedicato a
Barcellona, dal titolo Barcellona Pozzo di
Gotto. Inchiesta sulle condizioni sociali ed
economiche 1875-1876. Il libro, a
cura di Tindaro Gatani, con introduzione di Antonio
Franco Cassata, presenta i documenti rimasti inediti
presso l’Archivio Centrale dello Stato, riguardanti
Barcellona ed appartenenti alla “relazione Bonfadini”.
La relazione, scritta dall’on. Romualdo Bonfadini,
rappresenta l’atto finale dell’Inchiesta
parlamentare svolta nel 1876 sulle condizioni
sociali ed economiche della Sicilia. Un lungo
viaggio nell’isola, con 104 sedute in 40 città,
ascolto di 1128 testimoni e acquisizione di
tantissimi documenti. Emerge così il quadro della
Sicilia, e della nostra città, che in quel periodo
contava 24000 abitanti. Dall’ “interrogatorio”
condotto il 17 gennaio 1876 dalla commissione al
sindaco Vito Rossitto, a rappresentati delle
istituzioni e a cittadini autorevoli, emerge la
grande difficoltà a commercializzare i prodotti per
la mancanza di viabilità di collegamento con gli
altri centri. “Se ci fosse la ferrovia – dichiara il
Cav. Pettini – i nostri prodotti andrebbero
facilmente a Messina”. Uno dei documenti acquisiti
dalla commissione riguarda la lunga vicenda relativa
all’apertura della strada di collegamento tra
Barcellona e S. Antonino, quello che poi sarà il
lungo rettilineo da S. Giovanni a S. Antonio. Un
altro documento si occupa della disputa sul
mantenimento del Real Ginnasio oppure la
trasformazione in scuola tecnica, visto, asserivano
i favorevoli, che l’istruzione tecnica può essere
utile per le attività intraprese in città. La
disputa tra studi umanistici e studi tecnici come si
vede è di vecchia data. L’ultimo documento riguarda
la Memoria per l’utilità del trasloco del
capoluogo di Circondario da Castroreale a Barcellona,
dove vengono spiegate la ragioni per cui è opportuno
spostarlo a Barcellona, luogo in pianura e punto di
passaggio obbligato per tutte le attività. Il libro
presenta in appendice la parte relativa a
Castroreale e Barcellona tratta da I contadini di
Sicilia di Sidney Sonnino (Ministro delle
Finanze e del Tesoro del Regno d’Italia) del 1876.
Sono poche pagine che forniscono uno spaccato della
vita nelle nostre campagne nella seconda metà
dell’Ottocento. Il volume è stato pubblicato col
patrocinio del Rotary Club di Barcellona P.G.
Un altro libro, riguardante il
barcellonese Nino Pino Balotta, è stato appena
pubblicato direttamente dall’autore. Si tratta de
Il nòcciolo della questione, di Giuseppe
Alibrandi, e si occupa anche delle ultime vicende
legate alla figura di Pino, cioè la questione della
sua eredità, la costituzione dell’archivio dei
documenti, l’attività del Comitato cittadino per le
celebrazioni del centenario (1909-2009). (www.marebluefin.altervista.org).
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