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Isidoro Aiello
Isidoro Aiello è nato e Messina il 5
luglio del 1963. Dopo gli studi classici compiuti al liceo Luigi
Valli di Barcellona Pozzo di Gotto si è laureato in Economia e
Commercio presso l’Università di Messina. Oggi lavora
nell’azienda agricola di famiglia. Ha pubblicato per le
edizioni “Il Girasole” le sillogi “L’essenziale”(2004) e
“Colombe vittoriose”(2007), e per le per le edizioni “Il
Gabbiano” la silloge “Clessidre” (2009).
Ha
ricevuto una menzione d’onore al
premio di poesia Bartolo Cattafi
2007/2008 per la raccolta ”Colombe vittoriose”.
LA COLTIVAZIONE DELLA VITE
La vite è fra le più importanti piante arboree
che trovano spazio nelle coltivazioni del bacino
del Mediterraneo e dell’Italia in particolare.
L’ Italia con l’importante contributo della
Sicilia vanta una posizione predominante nella
produzione di uva da vino e da tavola. La sua
coltivazione che in Sicilia presenta una
esperienza plurisecolare è in costante
evoluzione. Per quanto riguarda la storia della
vite i reperti fossili di vitacee si fanno
risalire alla fine del cretaceo(100 milioni di
anni fa circa) e all’inizio del terziario. Per
quanto riguarda l’Italia la Vitis Ampelophyllum
fu ritrovata a Bolca , nel veronese. E’
comunque nel Neolitico, circa 6000 anni prima
di Cristo, quando l’uomo in Mesopotamia da
raccoglitore diventa agricoltore, che la vite
viene “addomesticata”. In questa epoca viene
trasformata in vino. Pare che i primi a usarla
per la produzione dei vini furono gli Egizi e
gli Ebrei. Per quanto riguarda la coltivazione
dell’uva da vino in Sicilia in riferimento a
tempi vicini nei ricordi della mia infanzia c’è
la tradizionale vendemmia di fine-estate
inizio-autunno. Uomini e donne si dividono i
diversi settori della vigna e noi siciliani
diciamo ‘ognuno si tira u so filagno’( nel senso
che ognuno bada ai fatti suoi, al proprio
lavoro). I grappoli d’uva dalle ceste venivano
versati in grandi vasche che permettevano la
trasformazione in succo grazie all’aziona,a
piedi nudi, di volenterosi pigiatori. Non mi
risulta che alla pigiatura partecipassero anche
le donne.
Gli uomini intonavano particolari cantilene
soggetti anche all’ubriacatura causata dalla
respirazione delle esalazioni del succo d’uva.
Normalmente il vino siciliano presenta una
gradazione alcolica molto elevata. Per quanto
riguarda la morfologia della pianta, la radice è
l’organo della pianta che svolge il ruolo di
ancoraggio al suolo e di assorbimento dei
nutrimenti e dell’acqua. Il fusto è l’organo
epigeo che porta i germogli e i tralci. E’
rivestito di corteccia. I tralci sono formati da
internodi . I germogli sono le ramificazioni
giovani ancora allo stato erbaceo. Nei climi più
freddi è molto rilevante che i tralci siano ben
lignificati. Le gemme sono inserite sui nodi
all’attaccatura delle foglie. Le foglie della
vite sono molto elementari e formate da un lembo
con cinque nervature primarie che originano
altrettante sporgenze. Il colore delle foglie
normalmente è verde mentre in autunno diventano
gialle o rosse. I viticci sono organi
filamentosi che servono alla pianta per
aggrapparsi e sostenersi. La vite ha fiori
riuniti in una infiorescenza o grappolo
composto: possono essere maschili, femminili,
ermafroditi.L’acino è una bacca che deriva
dall’ovario fecondato. La buccia o epicarpo, ha
una epidermide detta ‘cuticola’ . Sotto la
buccia si trova uno strato di grosse cellule
piene di succo. Nella polpa si trovano glucosio
e fruttosio. La forma della bacca è variabile :
sferica, sub sferica ,ellittica, ovoide. I semi
detti vinaccioli sono costituiti da un corpo
rigonfio e da una parte sottile.Per quanto
riguarda la realizzazione di un vigneto si
trovano le seguenti tipologie : D.O.C.G. :
denominazione d’origine controllata e
garantita.D.O.C. :denominazione d’origine
controllata. I. C.G.: indicazione geografica
tipica. Ovviamente essendo la viticoltura una
attività economica è opportuno valutare le
richieste del mercato e la possibilità di
piazzare il prodotto. A questo punto mi
permetterei di ritornare ai ricordi d’infanzia.
E’ scomparsa ormai la persona del ‘buttaru’: era
la figura che seguiva di passo la
trasformazione del mosto in vino apportando ( se
essenziale!) le necessarie aggiunte o modifiche.
Adesso la tecnologia come un Giano bifronte la
fa da padrona.Storicamente il vino fa parte
integrante della cultura siciliana agricola e
gastronomica. Forse tu –caro lettore- non hai
potuto osservare le gigantesche botti di legno
sapientemente costruite dagli Avi, ma il detto
antico ti accompagni sempre : ‘in vino veritas’.
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LA COLTIVAZIONE DELL’OLIVO
L’olivo è una tipica pianta mediterranea che
viene coltivata nel nostro paese sin dai tempi
più antichi. Al momento in circa 67 province
italiane viene coltivata la maggior parte di
piante d’olivo. La Sicilia, grazie al clima
particolarmente favorevole,gioca un ruolo molto
importante. Ovvio sottolineare che la provincia
del messinese rappresenta una buona parte
dell’olivicoltura siciliana, anche per le
pregiate varietà di cultivar presenti nel
territorio. Secondo i botanici l’olivo è un
albero appartenente alla famiglia delle oleacee.
L’albero è caratterizzato da foglie opposte
lanceolate, di color verde scuro nella parte
superiore e argento nella parte inferiore .I
fiori si presentano riuniti in grappoli di
colore bianco. Il frutto è una drupa carnosa. Lo
sviluppo delle piante dipende dall’ambiente e
dalla varietà. E’ una pianta molto longeva che
comincia a produrre nel dodicesimo anno di età.
Le radici della pianta sono abbastanza
superficiali ma molto espanse e ramificate. La
zona del “colletto” divide la parte aerea dalle
radici. Le foglie sono costituite dal gambo o
picciolo e da una parte detta lamina. Anche le
piante respirano come gli uomini e gli animali e
per svolgere tale funzione sono provviste di
organi speciali . E’ perciò necessario che
l’aria sia sempre a contatto con tutti gli
organi della pianta. Le piante assorbono
nutrizione dai sali disciolti nell’acqua.
Infatti l’acqua è presente nei tessuti delle
piante in modo notevole. Gli elementi necessari
alla vita degli olivi sono : potassio, azoto e
fosforo. Nei terreni poveri di azoto le piante
soffrono. Il fosforo è un altro elemento base e
il potassio entra nella composizione dei tessuti
vegetali. La potatura ,le lavorazioni e le
concimazioni nel periodo che precede la
fioritura forniscono una buona allegazione.
Dalla fecondazione dell’ovulo nasce il frutto
che dal punto di vista botanico è una drupa.
Fra i nemici dei piccoli frutti possiamo
considerare:piogge eccessive,venti forti, cali
di temperatura, la nebbia,debolezza delle
piante, parassiti quali la Tignola. La cascola
va combattuta con ogni mezzo: concimi
azotati,trattamenti antiparassitari, potatura e
sistemazione dei terreni. L’olivo preferisce un
clima dolce,leggermente ventilato, poco umido.
Molto dannosi per le piante sono i freddi
prolungati e le potenti escursioni termiche. Il
tipo di terreno e la varietà della pianta
influiscono molto sulla salute e fecondità della
pianta stessa. Il terreno dove vivono le piante
nasce dalla frantumazione delle rocce. Il suolo
rappresenta la parte superficiale mentre lo
strato più profondo viene detto strato inerte. I
terreni in genere si distinguono in :
sabbiosi,argillosi,umiferi e calcarei. L’olivo
coltivato comprende un grandissimo numero di
varietà . Alcuni esperti per la classificazione
si basano sulla forma del nocciolo, altri
dall’aspetto della drupa. Una prima distinzione
si fa fra razze da mensa e razze da olio. La
produzione delle razze da mensa da luogo
all’industria delle olive da tavola. Fra le
razze coltivate per la produzione delle olive da
mensa ricordiamo : Ascolana,S. Agostino, S.
Caterina e Oliva di Spagna. Fra quelle destinate
alla produzione di olio ricordiamo : Biancolillo,Cesaruola,
Cipressino, Ogliarola Messinese, Santagatese ,Nocellara,
S. Benedetto , Nostrana ecc. ecc. L’olivo
pretende molto per quanto riguarda il terreno.
La terra deve essere di medio impasto ,profonda
permeabile e senza ristagni d’acqua. A proposito
del clima sono scartare i terreni umidi e i
climi tropicali. La preparazione del terreno va
effettuata prima dell’impianto. Le distanze a
cui si devono piantare le piante dipendono da
molti fattori quali la natura del terreno
,l’ambiente e la varietà prescelta. La
concimazione è una pratica colturale di
fondamentale importanza perché serve a mantenere
ed accrescere la fertilità del terreno,
facilita lo sviluppo vegetativo e la
produttività delle piante. Mentre con la
potatura si aumenta e migliora la produzione
della pianta. La raccolta delle olive deve
attenersi alle caratteristiche che presentano le
varietà coltivate. Per quanto riguarda l’olio di
oliva esso presenta le seguenti caratteristiche:
colore,che deriva dai pigmenti presenti nel
frutto(clorofilla e caroteni);aroma,che dipende
dai componenti volatili;gusto, anch’esso dipende
dai componenti;fluidità legata al rapporto tra
grassi saturi e insaturi. Fra le caratteristiche
negative si annoverano l’eccessiva acidità e la
rancidità. Per quanto riguarda gli splendidi
oliveti delle nostre zone possiamo con certezza
affermare che la variegata qualità delle specie
che vanno in spremitura producono un olio dalle
caratteristiche meravigliose. Tutto ciò anche a
riguardo delle coltivazioni cosiddette
biologiche ed in ragione del riconoscimento dei
marchi d’origine e qualità. Un olio,quello
messinese dalle fantastiche qualità
organolettiche.
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LA COLTIVAZIONE DEGLI AGRUMI
La particolare configurazione
oro-geologica delle nostre zone favorisce
particolarmente la coltivazione degli agrumi. Con il
termine di agrumi si classificano gli alberi che
portano frutti, come gli Aranci,i Mandarini, i
Limoni,i Cedri, i Pompelmi, i Kumquat, i Melangoli,
la Limetta e il Bergamotto. L’Arancia è un ottimo
frutto da dessert, provvisto di vitamina C e
P,calcio e fosfati.
Cucinata con lo zucchero e con
l’arancio amaro da ottime marmellate. La buccia
seccata è utilizzata in pasticceria. La scorza
fornisce un olio essenziale richiesto da liquoristi,
profumieri e farmacisti. Dal fiore si estrae con
distillazione un’altra essenza :l’essenza di neroli
dolce. Dalle foglie si estrae l’essenza Petit-Grain.
Il Mandarino è un eccellente
frutto da dessert. E’ molto ricco di vitamine e
viene impiegato nell’industria liquoristica e in
profumeria .
Il Limone è molto usato in
cucina per aromatizzare certe vivande , come il
pesce. E’ usato nelle industrie di liquori,di
pasticceria e di bibite. Ha proprietà
antiscorbutiche e perciò è fondamentale
per certe categorie di
consumatori come marinai, esploratori,truppe in
guerra. Attenua il reumatismo e combatte le malattie
del fegato. Ha proprietà
astringenti,diuretiche,rinfrescanti. Si può usare
nei gargarismi contro il mal di gola. Il pompelmo è
un frutto che rappresenta una fonte di vitamine
A,B,C. Viene molto usato a colazione. Il Melangolo è
un frutto adoperato in pasticceria. Dal Melangolo si
estraggono essenze pregiatissime. I fiori forniscono
il Neroli , ricercato prodotto. Il Cedro è un frutto
in uso in pasticceria come il Kumquat. La Limetta è
simile ai Limone. Il Bergamotto è fonte di una
essenza molto richiesta. Per quanto riguarda la
coltivazione degli agrumi bisogna subito considerare
che essi sono dei vegetali molto sensibili alle
basse temperature. Le medie termiche limitano la
loro coltivazione tra i paralleli 40mo Nord e 40mo
Sud. Le terre più adatte sono quelle non distanti
dal mare.( Diceva mio padre che l’agrumeto deve
sentire il respiro del mare). La temperatura media
adatta per gli agrumi è 22 gradi C per l’estate e 10
gradi C per l’inverno. La resistenza al freddo varia
a secondo della specie. Il vento è stato considerato
il nemico numero uno degli agrumi. I danni che
provoca negli impianti giovani sono immensi. La
specie più sensibile al vento sono i Mandarini. Gli
agrumi vengono comunque coltivati anche nelle
regioni più aride. Addirittura degli inverni troppo
piovosi possono provocare gravi danni alla raccolta
e danneggiare i frutti. Una atmosfera leggermente
umida regolarizza la temperatura. Ma un eccesso di
umidità favorisce la proliferazione di cocciniglie,
fumaggine ,marciumi. La grandine ,seppure rara, è
molto dannosa. Per quanto riguarda la qualità
dell’acqua bisogna dire che gli agrumi sono alberi
più sensibili alla qualità stessa dell’acqua. Per
quanto riguarda il terreno valga questa massima :la
“pianta è lo specchio del suolo”.L’impianto va messo
a dimora in un terreno nudo e in eccellenti
condizioni. L’allocazione dell’agrumeto può avere
una grande influenza sul suo rendimento economico.
Le pendenze troppo accentuate ostacolano i
trasporti e rendono più costosi i lavori. Per la
scelta della specie e varietà di agrumi si può dire
che essa dipende da due fattori. In primo luogo la
scelta deve cadere da quei tipi che in quel
determinato territorio producono più
abbondantemente. In secondo luogo la produzione deve
rispondere alle esigenze dei mercati di consumo. In
somma : quantità e qualità. L’importanza economica
delle diverse specie di Citrus è molto varia. Nel
passato la produzione di agrumi in Sicilia faceva la
parte del leone soprattutto per la pregiatissima
qualità dei prodotti. Adesso la concorrenza dei
paesi emergenti come Brasile,Tunisia, Marocco ma
anche Grecia ,Spagna Israele , è micidiale
soprattutto per una migliore organizzazione tecnica
del lavoro e per il minor costo del lavoro.
Non ci resta che il conforto
della consapevolezza che la qualità degli agrumi di
Sicilia è la migliore del mondo.
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TEMPI CHE FURONO
Una delle prime nozioni che si
impartiscono agli studenti di Economia riguarda il
rapporto tra uomo e natura. Da una parte si trova la
Natura che offre le proprie risorse, dall’altra
parte l’uomo che cerca di sfruttarle. E’ chiaro che
la tipicità del territorio offre risorse diverse e
particolareggiate sì da convogliare l’economia di un
determinato luogo in precise vocazioni e direzioni .
L’uomo –dunque-sfrutta il
territorio in cui svolge il proprio habitat e
conduce la propria esistenza. Le vocazioni del
territorio di Barcellona Pozzo di Gotto hanno subito
negli anni profonde trasformazioni. Esse erano
essenzialmente: agricoltura,allevamento,pesca e
artigianato. Tutti questi settori hanno vissuto e
vivono una profonda crisi. Sicchè ciò che adesso
caratterizza il nostro territorio fa essenzialmente
riferimento alla prestazione di servizi. Per quanto
riguarda l’agricoltura il primo campo che viene in
mente è quello riguardante la produzione di agrumi,
in particolare : limoni,arance dolci, arance amari,manderini.
Anticamente dagli agrumi venivano estratte odorose
essenze destinate al mercato dei profumi.L’estrazione
delle essenze veniva svolta dai cosidetti
“spiritari” che si servivano di un particolare
coltello chiamato “scavatore”e di grosse spugne
marine che racchiudevano le essenze per poi
rilasciarla nei contenitori. La Francia coi suoi
profumieri era il più importante destinatario delle
essenze. Purtroppo adesso le essenze sono
soppiantate da sostanze sintetiche. Anche i succhi
presentavano un fiorente mercato. Bisogna
considerare che adesso la percentuale di additivi
presente nei succhi di frutta è nettamente maggiore
del passato. Naturalmente la parte del leone la
facevano i frutti freschi. Non esisteva la
schiacciante concorrenza che subiscono adesso gli
agrumi siciliani da parte di paesi quali la
Spagna,la Tunisia, il Marocco, Israele, il Brasile ecc.
ecc. Degli agrumi si sfruttava tutto
:fiore,succo,essenza,legno,scorza. Per quanto
riguarda la scorza fiorentissimo era il mercato dei
canditi,impiegati prevalentemente in pasticceria . A
questo proposito bisogna notare che nel barcellonese
qualche industria dei canditi resiste accanto a
qualche grossa ditta che lavora gli agrumi. Andando
ancora indietro nel tempo (solo pochi anziani lo
ricorderanno) una delle risorse dei limoni era
rappresentata dalla produzione di acido citrico,che
già nel dopoguerra venne prodotto artificialmente
dai Tedeschi. Anche i fiori (prevalentemente quelli
d’arancia) venivano impiegati nella produzione dei
profumi. Anche in questo settore resiste qualche
piccola ditta. L’agrumicultura siciliana nel corso
degli ultimi anni ha subito un crollo verticale dei
ricavi. Basti pensare che il primo-fiore (assieme al
verdello e al limone propriamente detto) negli anni
settanta raggiungeva il prezzo di milleottocento
lire, mentre adesso rasenta appena i venticinque
centesimi di euro. I mezzi di trasporto utilizzati
per il commercio hanno subito una profonda
trasformazione. Si va dai vecchi carretti trainati
da muli alle navi e dai vagoni ferroviari (che
utilizzavano anche il ghiaccio) ai moderni
articolati. Se gli agrumi facevano la parte del
leone,un importate ruolo era giocato dagli ortaggi
di tutti i
tipi(pomidoro,lattughe,carciofi,cetrioli,finocchi,fave,piselli.cavolfiore,zucchine
ecc.ecc. Anche la frutta rappresentava una
importante risorsa ma accanto alla frutta più
comune(pere,mele, susine, ciliegie,fragole ecc.ecc.)
vorrei citare la coltivazione del gelso per il baco
da seta di cui la nostra zona era ricchissima e di
cui rimane adesso l’ultimo stadio da parte di una
ditta: la tessitura. Attorno all’agricoltura
gravitavano anche i settori dell’artigianato e
dell’allevamento del bestiame. L’artigianato faceva
spesso riferimento alla costruzioni di cesti e di
contenitori lignei e ( ad opera delle nostre
contadine) alla creazione di pizzi e merletti
pregiatissimi. L’allevamento era fiorente perché gli
animali (bovini,ovini,caprini,suini) venivano
alimentati in modo naturale. Adesso si sente
addirittura dire che agli innocenti animali vengono
somministrate dosi massicce di antibiotici per
aumentarne il peso. Un breve cenno voglio fare a ciò
che riguarda la pesca in acque salate. La grande
varietà ittica delle nostre
zone(Merluzzi,orate.cavagnole,ope,fagiani,pettini,tonni,sogliole,saraghi,pescespada,totani,calamari
ecc.ecc.) permetteva una florida pesca .Ma bisogna
considerare che i mezzi di pesca erano naturali e
si rispettava l’equilibrio biologico delle acque. “
Tempi che furono-commenteranno i più anziani- e che
difficilmente torneranno”.
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RICORDI DEL PASSATO
Ho avuto la fortuna di
vivere la mia infanzia in campagna. La prima cosa
che ricordo è la grande
estensione
di agrumeti e frutteti che venivano coltivati nelle
nostre zone. Il commercio di agrumi
e
ortaggi era molto fiorente.
Venivano coltivati anche nella piana di
Milazzo gli odorosi gelsomini.
A Barcellona Pozzo di
Gotto svolgeva a pieno ritmo la sua
attività la “fabbrica del
ghiaccio” che
serviva
a mantenere fresca la merce durante il trasporto nei
vagoni ferroviari. All’uscita di scuola
noi
bambini facevamo a gara ad avere un pezzetto di
ghiaccio gratis a mo di gelato. Per quanto
riguarda
i giardini ricordo la grande quantità di uccelli che
nidificavano: Cardellini, Pettirossi,
Fringuelli,
Merli, Gazze, Verzellini, Capinere,
Cinciallegre, Ballerine e molte altre specie. Si può
immaginare
la vera e propria orchestra sinfonica che formavano
tutti questi volatili. I torrenti
scorrevano
copiosi e le donne usavano lavare i panni nel loro
greto. La terra era molto fertile
e
bastava
prenderne una manciata per trovarvi numerosi vermi.
Adesso quasi tutti quegli uccelli sono
estinti
e rimangono poche specie come i passeri. Rimaneva
ancora in uso qualche carretto per il
più
vario
trasporto. A Barcellona era famoso quello di “Mastro
Scintilla” vecchio e abbronzato carrettiere. Nel
periodo in cui vivevo in
campagna il mio più caro compagno di gioco
era un pastorello. Divideva con me la passione per
la caccia ai Cardellini. A volte ci prendevamo a
pietrate. E spesso (non mi vergogno a dirlo) lo
aiutavo a nettare le stalle. La vicinanza di questi
allevamenti
mi garantiva ogni mattino latte appena munto con
abbondante presenza di panna. I lavori che si
svolgevano in campagna erano quasi tutti rudimentali
:zappatura,irrigazione mediante
i
famosi ”currenti”,
concimazione con il letame stallatico. I torrentelli
che sfociavano in mare erano
ricchi
di granchi la cui caccia era un passatempo molto
diffuso. A mare per fare
i bagni restando a
galla
usavamo le camere d’aria dei pneumatici . Una
massaia aiutava mia madre a crescerci (me
e mia sorella). Ogni mattina mi svegliava, mi lavava
la faccia e mi accompagnava a scuola. Per gioco
costruivamo
con le balestre degli ombrelli archi e frecce
destinati ad essere usati per infilzare
gechi
e
lucertole. L’allevamento dei granivori precedeva a
ritmo serrato e molteplici
erano le gabbie dove
imprigionavamo
gli incolpevoli pennuti. La riproduzione degli
uccelletti era un rito. Con i rinomati
“cuscinetti meccanici”costruivamo
rudimentali automobili per rotolare nelle poche
strade asfaltate. Un altro rito era quello della
ricerca delle calamite. Andavamo alla ricerca di
elettrodomestici abbandonati da cui staccare
le calamite ,oggetti dalle misteriose qualità. Le
nostre contadine raccoglievano i loro capelli caduti
perché periodicamente passavano dei compratori che
li riservavano alla fabbrica di parrucche. Anche il
ferro vecchio e il rame avevano valore. Una passione
comune a noi bambini era
quella di scalare gli alberi e di costruirvi sopra
delle casette di
legno.
Fra bambini ci organizzavamo in bande
con al seguito sanguinose
lotte a “pietrate”. Un rito era
quello di raccogliere i”
melicucchi” piccoli frutti da usare come
proiettili nelle cerbottane. Quando i gelsi
maturavano eravamo soliti
raccoglierli con dei larghi lenzuoli.
Una avventura
entusiasmante era l’esplorazione delle cripte dei
Cappuccini. Ricordo con commozione come i bambini
più poveri si rivolgevano a noi più fortunati
chiedendoci “un civu” di
pane(un pezzetto di pane)
quando noi facevamo merenda. A volte si andava a
esplorare in gruppo le zone collinari:in
particolare Maloto e
Gala :si partiva con colazione a sacco e si stava
fuori intere giornate. Di certo
il
tipo di vita era molto diverso. Non c’era tutto lo
smog di oggi,il traffico
di automobili era limitato,si camminava per lo più a
piedi o in bicicletta. Il profumo della natura era
intenso,l’aria tersa,i
rumori limitati. Un mondo tutto diverso dove a
stento comparivano nella scena familiare le prime
televisioni in bianco e nero. Un mondo nel quale
aver pescato un merluzzetto con la “lenza” era
un evento. Un mondo che adesso si sogna con
nostalgia. I rapporti umani erano più sinceri. I
sentimenti più spontanei. Le amicizie più sentite.
Quando un compagnetto ti
chiedeva un “civu”di
pane
eri pronto a spezzarlo.Un
mondo dove la cova delle uova di una coppia
di Cardellini si
attendeva con trepidazione. Un mondo senza computer
, senza telefoni cellulari,senza zainetti
firmati. Un mondo che sene è
andato, che non tornerà più e che veramente era
misura d’uomo.
Così non ci
sono più Cardellini, non
c’è più ghiaccio né vermi nella terra. Un mondo da
rivalutare
per
la maggiore schiettezza dei sentimenti dove “un
civu di pane” sei
disposto a cederlo con amore.
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