La Voce del Longano

Economia Rurale

 

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Isidoro Aiello

 

Isidoro Aiello è nato e Messina il 5 luglio del 1963. Dopo gli studi classici compiuti al liceo Luigi Valli di Barcellona Pozzo di Gotto si è laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Messina. Oggi lavora nell’azienda agricola di famiglia. Ha pubblicato per le edizioni “Il Girasole” le sillogi “L’essenziale”(2004) e “Colombe vittoriose”(2007), e per le per le edizioni “Il Gabbiano” la silloge “Clessidre” (2009). Ha ricevuto una menzione d’onore al premio di poesia Bartolo Cattafi 2007/2008 per la raccolta ”Colombe vittoriose”.

 

LA COLTIVAZIONE DELLA VITE

 

La vite è fra le più importanti piante arboree che trovano spazio nelle coltivazioni del bacino del Mediterraneo e dell’Italia in particolare. L’ Italia con l’importante contributo della Sicilia vanta una posizione predominante nella produzione di uva da vino e da tavola. La sua coltivazione che in Sicilia presenta una esperienza plurisecolare è in costante evoluzione. Per quanto riguarda la storia della vite i reperti fossili di vitacee si fanno risalire alla fine del cretaceo(100 milioni di anni fa circa) e all’inizio del terziario. Per quanto riguarda l’Italia la Vitis Ampelophyllum fu ritrovata a Bolca , nel veronese. E’ comunque  nel Neolitico, circa 6000 anni prima di Cristo, quando l’uomo in Mesopotamia da raccoglitore diventa agricoltore, che la vite viene “addomesticata”. In questa epoca viene trasformata in vino. Pare che i primi a usarla per la produzione dei vini furono gli Egizi e gli Ebrei. Per quanto riguarda la coltivazione dell’uva da vino in Sicilia in riferimento a tempi vicini nei ricordi della mia infanzia c’è la tradizionale vendemmia di fine-estate inizio-autunno. Uomini e donne si dividono i diversi settori della vigna e noi siciliani diciamo ‘ognuno si tira u so filagno’( nel senso che ognuno bada ai fatti suoi, al proprio lavoro). I grappoli d’uva dalle ceste venivano versati in grandi vasche che permettevano la trasformazione in succo grazie all’aziona,a piedi nudi, di volenterosi pigiatori. Non mi risulta che alla pigiatura partecipassero anche le donne.

Gli uomini intonavano particolari cantilene soggetti anche all’ubriacatura causata dalla respirazione delle esalazioni del succo d’uva. Normalmente il vino siciliano presenta una gradazione alcolica molto elevata. Per quanto riguarda la morfologia della pianta, la radice è l’organo della pianta che svolge il ruolo di ancoraggio al suolo e di assorbimento dei nutrimenti e dell’acqua. Il fusto è l’organo epigeo che porta i germogli e i tralci. E’ rivestito di corteccia. I tralci sono formati da internodi . I germogli sono le ramificazioni giovani ancora allo stato erbaceo. Nei climi più freddi è molto rilevante che i tralci siano ben lignificati. Le gemme sono inserite sui nodi all’attaccatura delle foglie. Le foglie della vite sono molto elementari e formate da un lembo con cinque nervature primarie che originano altrettante sporgenze. Il colore delle foglie normalmente è verde mentre in autunno diventano gialle o rosse. I viticci sono organi filamentosi che servono alla pianta per aggrapparsi e sostenersi. La vite ha fiori riuniti in una infiorescenza o grappolo composto: possono essere maschili, femminili, ermafroditi.L’acino è una bacca che deriva dall’ovario fecondato. La buccia o epicarpo, ha una epidermide detta ‘cuticola’ . Sotto la buccia si trova uno strato di grosse cellule piene di succo. Nella polpa si trovano glucosio e fruttosio. La forma della bacca è variabile : sferica, sub sferica ,ellittica, ovoide. I semi detti vinaccioli sono costituiti da un corpo rigonfio e da una parte sottile.Per quanto riguarda la realizzazione di un vigneto  si trovano le seguenti tipologie : D.O.C.G. : denominazione d’origine controllata e garantita.D.O.C. :denominazione d’origine controllata. I. C.G.: indicazione geografica tipica. Ovviamente essendo la viticoltura una attività economica  è opportuno valutare le richieste del mercato e la possibilità di piazzare il prodotto. A questo punto mi permetterei  di ritornare ai ricordi d’infanzia. E’ scomparsa ormai la persona del ‘buttaru’: era la figura che seguiva di passo  la  trasformazione del mosto in vino apportando ( se essenziale!) le necessarie aggiunte o modifiche. Adesso la tecnologia come un Giano bifronte la fa da padrona.Storicamente il vino fa parte integrante della cultura siciliana agricola e gastronomica. Forse tu –caro lettore- non hai potuto osservare le gigantesche botti di legno sapientemente costruite dagli Avi, ma il detto antico ti accompagni sempre : ‘in vino veritas’.

 

 

 

LA COLTIVAZIONE DELL’OLIVO

 

L’olivo è una tipica pianta mediterranea che viene coltivata  nel nostro paese sin dai tempi più antichi. Al momento in circa 67 province italiane viene coltivata la maggior parte di piante d’olivo. La Sicilia, grazie al clima particolarmente favorevole,gioca un ruolo molto importante. Ovvio sottolineare che la  provincia del messinese rappresenta una buona parte dell’olivicoltura siciliana, anche per le pregiate varietà di cultivar presenti nel territorio. Secondo i botanici l’olivo è un albero appartenente alla famiglia delle oleacee. L’albero è caratterizzato da foglie opposte lanceolate, di color verde scuro nella parte superiore e argento nella parte inferiore .I fiori si presentano riuniti in grappoli di colore bianco. Il frutto è una drupa carnosa. Lo sviluppo delle piante dipende dall’ambiente e dalla varietà. E’ una pianta molto longeva che comincia a produrre nel dodicesimo anno di età. Le radici della pianta sono abbastanza superficiali ma molto espanse e ramificate. La zona del “colletto” divide la parte aerea dalle radici. Le foglie  sono costituite dal gambo o picciolo e da una parte detta lamina. Anche le piante respirano come gli uomini e gli animali e per svolgere tale funzione sono provviste di organi speciali . E’ perciò necessario che l’aria sia sempre a contatto con tutti gli organi della pianta.  Le piante assorbono nutrizione dai  sali disciolti nell’acqua. Infatti l’acqua è presente nei tessuti delle piante in modo notevole.  Gli elementi necessari alla vita degli olivi sono : potassio, azoto e fosforo. Nei terreni poveri di azoto le piante soffrono. Il fosforo è un altro elemento base  e il potassio entra nella composizione dei tessuti vegetali. La potatura ,le lavorazioni e le concimazioni nel periodo che precede la fioritura forniscono una  buona allegazione. Dalla fecondazione dell’ovulo nasce il frutto che dal punto di vista botanico è una drupa.  Fra i nemici dei piccoli frutti possiamo considerare:piogge eccessive,venti forti, cali di temperatura, la nebbia,debolezza delle piante, parassiti quali la Tignola. La cascola  va combattuta  con ogni mezzo: concimi azotati,trattamenti antiparassitari, potatura e sistemazione dei terreni. L’olivo preferisce un clima dolce,leggermente ventilato, poco umido. Molto dannosi per le piante sono i freddi prolungati e le potenti escursioni termiche. Il tipo di terreno  e  la varietà della pianta influiscono molto sulla salute e fecondità della pianta stessa. Il terreno dove vivono le piante nasce dalla frantumazione delle rocce. Il suolo rappresenta la parte superficiale mentre lo strato più profondo viene detto strato inerte. I terreni in genere si distinguono in : sabbiosi,argillosi,umiferi e calcarei. L’olivo coltivato comprende un grandissimo numero di varietà . Alcuni esperti per la classificazione si basano sulla forma del nocciolo, altri dall’aspetto della drupa. Una prima distinzione si fa fra razze da mensa e razze da olio.  La produzione delle razze da mensa da luogo all’industria delle olive da tavola.  Fra le razze coltivate per la produzione delle olive da mensa ricordiamo : Ascolana,S. Agostino, S. Caterina e Oliva di Spagna. Fra quelle destinate alla produzione di olio ricordiamo : Biancolillo,Cesaruola, Cipressino, Ogliarola Messinese,  Santagatese ,Nocellara, S. Benedetto , Nostrana ecc. ecc. L’olivo pretende molto per quanto riguarda il terreno. La terra deve essere di medio impasto ,profonda permeabile e senza ristagni d’acqua. A proposito del clima  sono scartare i terreni umidi e i climi tropicali. La preparazione del terreno va  effettuata prima dell’impianto. Le distanze a cui si devono piantare le piante dipendono da molti fattori quali la natura del terreno ,l’ambiente e la varietà prescelta. La concimazione è una pratica colturale di fondamentale importanza perché serve a mantenere ed  accrescere la fertilità del terreno, facilita lo sviluppo vegetativo e la produttività delle piante. Mentre con la potatura si aumenta e migliora la produzione della pianta. La raccolta delle olive deve attenersi alle caratteristiche che presentano le varietà coltivate. Per quanto riguarda l’olio di oliva esso presenta le seguenti caratteristiche: colore,che deriva dai pigmenti presenti nel frutto(clorofilla e caroteni);aroma,che dipende dai componenti volatili;gusto, anch’esso dipende dai componenti;fluidità legata al rapporto tra grassi saturi e insaturi. Fra le caratteristiche negative si annoverano l’eccessiva acidità e la rancidità. Per quanto riguarda gli splendidi oliveti delle nostre zone possiamo con certezza affermare che la variegata qualità delle specie che vanno in spremitura producono un olio dalle caratteristiche meravigliose. Tutto ciò anche a riguardo delle coltivazioni cosiddette biologiche ed in ragione del riconoscimento dei marchi d’origine e qualità. Un olio,quello messinese dalle fantastiche qualità organolettiche.                       

 

 

 

LA COLTIVAZIONE DEGLI AGRUMI

 

La particolare configurazione oro-geologica delle nostre zone favorisce particolarmente la coltivazione degli agrumi. Con il termine di agrumi si classificano gli alberi  che portano frutti, come gli Aranci,i Mandarini, i Limoni,i Cedri, i Pompelmi, i Kumquat, i Melangoli, la Limetta e il Bergamotto. L’Arancia  è un ottimo frutto da dessert, provvisto di vitamina C e P,calcio e fosfati.

Cucinata con lo zucchero e con l’arancio amaro da ottime marmellate. La buccia seccata è utilizzata in pasticceria. La scorza fornisce un olio essenziale richiesto da liquoristi, profumieri e farmacisti. Dal fiore si estrae con distillazione un’altra essenza :l’essenza di neroli dolce. Dalle foglie si estrae l’essenza Petit-Grain.

Il Mandarino è un eccellente frutto da dessert. E’ molto ricco di vitamine e viene impiegato nell’industria liquoristica e in profumeria .

Il Limone è molto usato in cucina per aromatizzare certe vivande , come il pesce. E’ usato nelle industrie di liquori,di pasticceria e di bibite. Ha proprietà antiscorbutiche  e perciò è fondamentale

per certe categorie di consumatori come marinai, esploratori,truppe in guerra. Attenua il reumatismo e combatte le malattie del fegato. Ha proprietà astringenti,diuretiche,rinfrescanti. Si può usare nei gargarismi  contro il mal di gola. Il pompelmo è un frutto che rappresenta una fonte di vitamine A,B,C. Viene molto usato a colazione. Il Melangolo è un frutto adoperato in pasticceria. Dal Melangolo si estraggono essenze pregiatissime. I fiori forniscono il Neroli , ricercato prodotto. Il Cedro è un frutto in uso in pasticceria come il Kumquat. La Limetta  è simile ai Limone. Il Bergamotto è fonte di una essenza molto richiesta. Per quanto riguarda la coltivazione degli agrumi bisogna subito considerare che essi sono dei vegetali molto sensibili alle basse temperature. Le medie termiche limitano la loro coltivazione  tra i paralleli 40mo Nord e 40mo Sud. Le terre più adatte sono quelle non distanti dal mare.( Diceva mio padre che l’agrumeto deve sentire il respiro del mare). La temperatura media adatta per gli agrumi è 22 gradi C per l’estate e 10 gradi C per l’inverno. La resistenza al freddo varia a secondo della specie. Il vento è stato considerato il nemico numero uno degli agrumi. I danni che provoca  negli impianti giovani sono immensi. La specie più sensibile al vento sono i Mandarini. Gli agrumi vengono comunque coltivati anche nelle regioni più aride. Addirittura degli inverni troppo piovosi possono provocare gravi danni alla raccolta e danneggiare i frutti. Una atmosfera leggermente umida regolarizza la temperatura. Ma un eccesso di umidità favorisce la proliferazione di cocciniglie, fumaggine ,marciumi. La grandine ,seppure  rara, è molto dannosa. Per quanto riguarda la qualità dell’acqua bisogna dire che gli agrumi sono alberi più sensibili alla qualità stessa dell’acqua. Per quanto riguarda il terreno valga questa massima :la “pianta è lo specchio del suolo”.L’impianto va messo a dimora in un terreno nudo e in eccellenti condizioni. L’allocazione dell’agrumeto può avere una grande influenza sul suo rendimento economico. Le pendenze troppo accentuate ostacolano i trasporti  e rendono più costosi i lavori. Per la scelta della specie e varietà di agrumi si può dire che essa dipende da due fattori. In primo luogo la scelta deve cadere da quei tipi che in quel determinato territorio producono più abbondantemente. In secondo luogo la produzione deve rispondere alle esigenze dei mercati di consumo. In somma : quantità e qualità. L’importanza economica delle diverse specie di Citrus è molto varia. Nel passato la produzione di agrumi in Sicilia faceva la parte del leone soprattutto per la pregiatissima qualità dei prodotti. Adesso la concorrenza dei paesi emergenti come Brasile,Tunisia, Marocco ma anche Grecia ,Spagna Israele , è micidiale soprattutto per una migliore organizzazione tecnica del lavoro e per il minor costo del lavoro.

Non ci resta che il conforto della consapevolezza che la qualità degli agrumi di Sicilia è la migliore del mondo.

 

 

 

 

TEMPI CHE FURONO

 

Una delle prime nozioni che si impartiscono agli studenti di Economia riguarda il rapporto tra uomo e natura. Da una parte si trova la Natura che offre le proprie risorse, dall’altra parte l’uomo che  cerca di sfruttarle. E’ chiaro che la tipicità del territorio offre risorse diverse e particolareggiate sì da convogliare l’economia di un determinato luogo in precise vocazioni e direzioni .

 

L’uomo –dunque-sfrutta il territorio in cui svolge il proprio habitat e conduce la propria esistenza. Le vocazioni del territorio di Barcellona Pozzo di Gotto hanno subito negli anni profonde trasformazioni. Esse erano essenzialmente: agricoltura,allevamento,pesca e artigianato. Tutti questi settori hanno vissuto e vivono una profonda crisi. Sicchè  ciò che adesso caratterizza il nostro territorio fa essenzialmente riferimento alla prestazione di servizi. Per quanto riguarda l’agricoltura il primo campo che viene in mente è quello riguardante la produzione di agrumi, in particolare : limoni,arance dolci, arance amari,manderini. Anticamente dagli agrumi venivano estratte odorose essenze destinate al mercato dei profumi.L’estrazione delle essenze veniva svolta dai cosidetti “spiritari” che si servivano di un particolare coltello chiamato “scavatore”e di grosse spugne marine che racchiudevano le essenze per poi rilasciarla nei contenitori. La Francia coi suoi profumieri era il più importante destinatario delle essenze. Purtroppo adesso le essenze sono soppiantate da sostanze sintetiche. Anche i succhi presentavano un fiorente mercato. Bisogna considerare  che adesso la percentuale  di additivi presente nei succhi di frutta è nettamente maggiore del passato. Naturalmente la parte del leone la facevano i frutti freschi. Non esisteva la schiacciante concorrenza che subiscono adesso gli agrumi siciliani da parte di paesi quali la Spagna,la Tunisia, il Marocco, Israele, il Brasile ecc. ecc. Degli agrumi si sfruttava tutto :fiore,succo,essenza,legno,scorza. Per quanto riguarda la scorza fiorentissimo era il mercato dei canditi,impiegati prevalentemente in pasticceria . A questo proposito bisogna notare che nel barcellonese qualche industria dei canditi resiste accanto a qualche grossa ditta che lavora gli agrumi. Andando ancora indietro nel tempo (solo pochi anziani lo ricorderanno) una delle risorse dei limoni era rappresentata dalla produzione di acido citrico,che già nel dopoguerra venne prodotto artificialmente dai Tedeschi. Anche i fiori (prevalentemente quelli d’arancia) venivano impiegati nella produzione dei profumi. Anche in questo settore resiste qualche piccola ditta. L’agrumicultura siciliana nel corso degli ultimi anni ha subito un crollo verticale dei ricavi. Basti pensare che il primo-fiore (assieme al verdello e al limone propriamente detto) negli anni settanta raggiungeva il prezzo di milleottocento lire, mentre adesso rasenta appena i venticinque centesimi di  euro. I mezzi di trasporto utilizzati per il commercio hanno subito una profonda trasformazione. Si va dai vecchi carretti trainati da muli alle navi e dai vagoni ferroviari (che utilizzavano anche il ghiaccio) ai moderni articolati.  Se gli agrumi facevano la parte del leone,un importate ruolo era giocato dagli ortaggi di tutti i tipi(pomidoro,lattughe,carciofi,cetrioli,finocchi,fave,piselli.cavolfiore,zucchine ecc.ecc. Anche la frutta rappresentava una importante risorsa ma accanto alla frutta più comune(pere,mele, susine, ciliegie,fragole ecc.ecc.) vorrei citare la coltivazione del gelso per il baco da seta di cui la nostra zona era ricchissima e di cui rimane adesso l’ultimo stadio da parte di una ditta: la tessitura. Attorno all’agricoltura gravitavano anche i settori dell’artigianato e dell’allevamento del bestiame. L’artigianato faceva spesso riferimento alla costruzioni di cesti e di contenitori lignei e ( ad opera delle nostre contadine) alla creazione di pizzi e merletti pregiatissimi. L’allevamento era fiorente perché gli animali (bovini,ovini,caprini,suini) venivano alimentati in modo naturale. Adesso si sente addirittura dire che agli innocenti animali vengono somministrate dosi massicce di  antibiotici per aumentarne il peso. Un breve cenno voglio fare a ciò che riguarda la pesca in acque salate. La grande  varietà ittica delle nostre zone(Merluzzi,orate.cavagnole,ope,fagiani,pettini,tonni,sogliole,saraghi,pescespada,totani,calamari ecc.ecc.) permetteva una florida pesca .Ma bisogna considerare che i mezzi di pesca  erano naturali e si rispettava l’equilibrio biologico delle acque. “ Tempi che furono-commenteranno i più anziani- e che difficilmente torneranno”.

 

 

 

 

RICORDI DEL PASSATO

 

Ho avuto la fortuna di vivere la mia infanzia in campagna. La prima cosa che ricordo è la grande estensione di agrumeti e frutteti che venivano coltivati nelle nostre zone. Il commercio di agrumi e ortaggi era molto fiorente. Venivano coltivati anche nella piana di Milazzo gli odorosi gelsomini. A Barcellona Pozzo di Gotto svolgeva a pieno ritmo la sua attività la “fabbrica del ghiaccio” che serviva a mantenere fresca la merce durante il trasporto nei vagoni ferroviari. All’uscita di scuola noi bambini facevamo a gara ad avere un pezzetto di ghiaccio gratis a mo di gelato. Per quanto riguarda i giardini ricordo la grande quantità di uccelli che nidificavano: Cardellini, Pettirossi, Fringuelli, Merli, Gazze, Verzellini, Capinere, Cinciallegre, Ballerine e molte altre specie. Si può immaginare la vera  e propria orchestra sinfonica che formavano tutti questi volatili. I torrenti scorrevano copiosi e le donne usavano lavare i panni nel loro greto. La terra era molto fertile e bastava prenderne una manciata per trovarvi numerosi vermi. Adesso quasi tutti quegli uccelli sono estinti e rimangono poche specie come i passeri. Rimaneva ancora in uso qualche carretto per il più vario trasporto. A Barcellona era famoso quello di “Mastro Scintilla” vecchio e abbronzato carrettiere. Nel periodo in cui vivevo in campagna il mio più caro compagno di gioco era un pastorello. Divideva con me la passione per la caccia ai Cardellini. A volte ci prendevamo a pietrate. E spesso (non mi vergogno a dirlo) lo aiutavo a nettare le stalle. La vicinanza di questi allevamenti mi garantiva ogni mattino latte appena munto con abbondante presenza di panna. I lavori che si svolgevano in campagna erano quasi tutti rudimentali :zappatura,irrigazione mediante i famosi ”currenti”, concimazione con il letame stallatico. I torrentelli che sfociavano in mare erano ricchi di granchi la cui caccia era un passatempo molto diffuso. A mare per fare  i bagni restando a galla usavamo le camere d’aria dei pneumatici . Una massaia aiutava mia madre a crescerci (me e mia sorella). Ogni mattina mi svegliava, mi lavava la faccia e mi accompagnava a scuola. Per gioco costruivamo con le balestre degli ombrelli archi e frecce destinati ad essere usati per infilzare gechi e lucertole. L’allevamento dei granivori precedeva a ritmo serrato e molteplici erano le gabbie dove imprigionavamo gli incolpevoli pennuti. La riproduzione degli uccelletti era un rito. Con i rinomati “cuscinetti meccanici”costruivamo rudimentali automobili per rotolare nelle poche strade asfaltate. Un altro rito era quello della ricerca delle calamite. Andavamo alla ricerca di  elettrodomestici abbandonati da cui staccare le calamite ,oggetti dalle misteriose qualità. Le nostre contadine raccoglievano i loro capelli caduti perché periodicamente passavano dei compratori che li riservavano alla fabbrica di parrucche. Anche il ferro vecchio e il rame avevano valore. Una passione comune a noi bambini era quella di scalare gli alberi e di costruirvi sopra delle casette di legno. Fra bambini ci organizzavamo in bande con al seguito sanguinose lotte a “pietrate”. Un rito era quello di raccogliere i” melicucchi” piccoli frutti da usare come proiettili nelle cerbottane. Quando i gelsi maturavano eravamo soliti raccoglierli con dei larghi lenzuoli. Una avventura entusiasmante era l’esplorazione delle cripte dei Cappuccini. Ricordo con commozione come i bambini più poveri si rivolgevano a noi più fortunati chiedendoci “un civu” di pane(un pezzetto di pane) quando noi facevamo merenda. A volte si andava a esplorare in gruppo le zone collinari:in particolare Maloto e Gala :si partiva  con colazione a sacco e si stava fuori intere giornate. Di certo il tipo di vita era molto diverso. Non c’era tutto lo smog di oggi,il traffico di automobili era limitato,si camminava per lo più a piedi o in bicicletta. Il profumo della natura era intenso,l’aria tersa,i rumori limitati. Un mondo tutto diverso dove a stento comparivano nella scena familiare le prime televisioni in bianco e nero. Un mondo nel quale aver pescato un merluzzetto con la “lenza” era  un evento. Un mondo che adesso si sogna con nostalgia. I rapporti umani erano più sinceri. I sentimenti più spontanei. Le amicizie più sentite. Quando un compagnetto ti chiedeva un “civudi pane eri pronto a spezzarlo.Un mondo dove la cova delle uova di una coppia di Cardellini si attendeva con trepidazione. Un mondo senza computer , senza telefoni cellulari,senza zainetti firmati. Un mondo che sene è andato, che non tornerà più e che veramente era misura d’uomo. Così non ci sono più Cardellini, non c’è più ghiaccio né vermi nella terra. Un mondo da rivalutare per la maggiore schiettezza dei sentimenti dove “un civu di pane” sei disposto  a cederlo con amore.

 

 

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Ultimo Aggiornamento 02/08/2010

Barcellona Pozzo di Gotto

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