La Voce del Longano

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Oltre le barriere del visibile

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Nel nostro tempo difficilmente si ha la possibilità di trovare opere pittoriche di particolare validità sotto l’aspetto meditativo…

 

Nella pittura la mescolanza tra natura e arte, tra sentimento e vita, rappresentano delle realtà sommerse fatte di commozioni e suggestioni. Un noto artista W. Kandinskij sosteneva: un dipinto può rinunciare al disegno ma mai alla composizione.

 

L’arte porta in alto i sentimenti e infiamma gli animi di superiori e nobili virtù che partono dalla visione e si diffondono nel nostro universo. Con vitalità i colori si scontrano e si mescolano creando una struggente tensione emotiva. Nel vortice della vita la tormentata superficie del dipinto rispecchia l’anima del pittore. Nino De Pasquale con pennellare che sono applicate a dense velature, si serve del colore per costruire l’immagine,  con potente forza espressiva, con drammatica intensità  caratterizzata da spessi contorni. Le forme, i lineamenti delle figure, ci sono offerti con una moltitudine di tonalità di colori che esprimono anche la rabbia e le ansie del nostro artista. I mutamenti cromatici sono impiegati per comunicarci delle emozioni forti che fanno del dipinto uno splendido esempio d'espressionismo pittorico. Le agitate pennellate dello sfondo sembrano evocare uno spirito afflitto. Il nostro pittore non ci rappresenta il mondo così come appare ai nostri occhi, ma preferisce esprimere nelle sue opere i propri sentimenti e la propria sensibilità. Una pittura in cui lo stravolgimento emotivo dei colori forti, sono utilizzati per raggiungere la massima efficacia visiva. La prospettiva volutamente è alterata, le costruzioni e le figure sono ridotte a forme abbozzate, mentre i vivaci colori esaltano la passione interiore. Il colore è applicato in piani di spessore diverso, in alcuni punti in modo  massiccio e in altri a tocchi tanto sottili che lasciano trasparire la tela bianca. L’espressività è il contenuto della sua opera. Uno stile del tutto personale tratteggiato da massicce linee di contorno. La crudezza del disegno aumenta la potenza dell’immagine che si carica d’energia nervosa ed esprime con nuda brutalità i sentimenti umani del nostro pittore. Una pittura che nell’esecuzione dell’opera, è influenzata dalla teoria dell’inconscio che da forma agli smarrimenti del nostro pittore, con una forza dinamica e vitale fatta con scene dai colori cupi e densi, con linee irregolari e vigorose.

 

Questo stile appassionato e prorompente, per la libertà dell’esecuzione, è un elemento caratteristico delle opere del nostro artista. Dense macchie di colori animano la superficie del quadro, in cui la figura prende forma con impressionante vivacità per lo stravolgimento delle forme e delle violenze cromatiche. Il suo stile turbolento, con disegni di forte tensione psicologica, con una pennellatura impulsiva, con furore creativo, sembra andare oltre la natura umana. Le composizioni del nostro artista, con notevole carattere drammatico, puntano l’obiettivo sulle immaginazioni mentali. Il nostro pittore con una pennellata espressiva, con colori tonali stende il colore a corpo. Il colore è usato nel tipico stile dell’ultimo Van Gogh: colori pieni e non sfumati, che costruiscono lo spazio con il colore. Nino De Pasquale con una personale ricerca pittorica e una maturità espressività secondo i canoni dell’espressionismo pittorico, manifesta di essere un artista passionale. Nel gioco delle luci, nella suddivisione degli spazi, nelle facciate cromatiche, si evidenzia, nel nostro artista, una sensibilità estetica con originale esecuzione compositivà lontana da meri principi scolastici. Le sue opere sono esposte in permanenza a Barcellona, nel suo laboratorio,  in Via San Filippo Neri 18. De Pasquale nella sua attività pittorica è di formazione autodidatta e conduce una vita modesta e silente, con un linguaggio pittorico incisivo e originale, con un furore emozionale che conosce i mali che logorano la nostra esistenza, esprime le sue pene verso l’umanità che nella nostra epoca va alla deriva. Le sue sono delle narrazioni pittoriche che attraversano il nostro attuale momento storico, con una pittura mirata alla dimensione inebriante delle luci interiori ricche di segno emozionali. Le sue opere nascono da un lungo percorso intimo e trasportano nello spazio limitato di una tela le proprie ansie, le proprie crisi. Una carica di drammatica angoscia che, deriva dalla certezza, nel nostro artista, di non poter realizzare le proprie aspirazioni. Nel flusso e riflusso della vita, oltre le barriere della realtà, vi è un continuo viaggio alla riscoperta del proprio essere. Il nostro artista, in molte sue opere, ci fa cogliere nelle sue tele un senso di profonda solitudine interiore. Un palcoscenico della vita che nel nostro Maestro, partendo dal reale confluisce nell’irreale. Con il suo mondo pittorico si allontana dalla cultura dell’apparire e dello spettacolo che in modo gratuito  è offerto  a noi cittadini, per farci dimenticare le pene e i decadimenti che avvolgono la nostra terra. Dove, da decenni, anche l’edilizia scolastica, continua a peggiorare in danno delle nuove generazioni di studenti. De Pasquale avverte l’enorme peso di queste miserie umane, di un mondo che per molti aspetti rimane coperto nella più profonda oscurità, proprio perché, ancora oggi, è anche povero di valori. Nella nostra terra, nella realtà che ci circonda, spesso, ha la supremazia l’ipocrisia e la cattiveria.  Ecco che quella simboleggiata e tracciata nel tempo da Nino De Pasquale, è una pittura carica d’autentica forza emotiva, con la volontà di volerci rappresentare i palpiti del proprio animo. Una vena di sofferenza esistenziale che si diffonde nelle sue tele, e come tale merita degna considerazione nella sua sintassi pittorica e poetica. Visioni pulsanti di vita e di sentimenti che nell’impianto del suo linguaggio artistico, ci fa intravedere una ben spiccata personalità stilistica e un’anima pittorica che sa penetrare in profondità nelle segretezze dell’animo umano…

 

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OLTRE IL BUIO LA LUCE

 

Nell’Etica dell’olandese Benedetto Spinoza: “La paura non può essere senza speranza”, “né la speranza senza paura”.  Al conseguimento di questo fine per distaccarsi dai beni materiali e porsi nella dimensione eterna del vero bene occorre necessariamente la conoscenza razionale per poterci liberare dai pregiudizi prodotti dall'immaginazione.

 

Nello spazio temporale della vita di Pina Scardino il tempo principalmente si evolve tra luci e oscurità che sono elaborati dalla mente in uno spazio terreno fatto di pensieri e di sentimenti che custodiscono in nostri ricordi e le nostre nostalgie e le perdite delle persone più care. Luminosità e tenebre che racchiudono nel cerchio poetico della nostra poetessa la nostra quotidianità, la nostra esistenza terrena. Ecco che in alcuni suoi versi nella poesia “Annegare nel silenzio”così si esprime: “La vita annegata nella luce dell’alba, nell’oscurità del tramonto, nelle tenebre della notte e intorno il silenzio”. Un silenzio fatto fondamentalmente di gioie e di dolori, di aspirazioni e di delusioni che il nostro mondo ci destina e nella poesia “Oggi ho visto morire il giorno” nei suoi versi la nostra poetessa così si esprime: “Lentamente intorno moriva il giorno; dentro moriva la speranza e arrivava una profonda tristezza”.  Le felicità e le tristezze della nostra esistenza incidono fortemente e in modo profondo nello scacchiere mentale dei nostri pensieri, durante la nostra giornata che spesso ci avvolge tra bagliori e ombre.

 

Pina Scardino in alcuni versi della poesia “Antico profumo” così si manifesta: “Antico profumo di cose semplici, vere, spontanee, di quando non c’erano in me tristi pensieri, né delusioni, ma solo gioia e spensieratezza, e luce, tanta luce”.  Nella nostra società contemporanea frequentemente ci porta al decadimento dei rapporti tra gli individui, oppure all’impossibilità frequentissima di potersi guardare negli occhi. La nostra epoca ci porta giornalmente alla non corrispondenza nel mondo con le persone che ci stanno vicino, vale a dire ai contrasti che sorgono tra vita interiore e quella esteriore. Il passato in Pina Scardino ritorna in modo predominante nella poesia “Respiro” con questi versi: “Respiro questa dolce aria carica di silenzio e di freddo…Respiro …respiro…il triste profumo della stagione autunnale”.  Il tutto è visto e percepito lungo una pericolosa e ripida discesa, dove sta rotolando il nostro futuro. Spesso la gente si crea dei comportamenti frustranti o distruttivi. Questi comportamenti sono il risultato del senso di vuoto interiore che si prova quando non si ha uno scopo nella vita e si cerca di colmarlo con comportamenti che producono soltanto un provvisorio e instabile cambiamento di stato d'animo. I valori sono gli ideali cui noi miriamo e sono quelli che guidano tutte le nostre scelte e quindi il nostro destino.

 

Se siamo consapevoli di quali sono le cose che più apprezziamo nella nostra esistenza, oppure quali sono le nostre aspirazioni più nobili, impegnandoci a vivere in base ad essi. Sicuramente possiamo raggiungere un livello maggiore e più elevato di realizzazione delle nostre aspirazioni.  Se invece non facciamo chiarezza su quello che più conta nel nostro modo di vivere o su quello per cui siamo disposti a lottare, veramente. Come possiamo aspettarci di prendere decisioni efficaci? Dobbiamo cercare di vivere secondo i nostri valori positivi, qualunque cosa accada, anche se non siamo ricompensati o aiutati! L'unico modo per essere felice è vivere secondo i nostri principi e agire coerentemente con quello che secondo noi dà senso favorevole alla nostra esistenza.  Ecco che Pina Scardino nella sua poesia “Un bel mattino” in alcuni versi così si manifesta: “Un bel mattino ci sveglieremo insieme senza più paura del domani, senza più paura di sorridere, senza più paura di amare”.  Vivere secondo le proprie qualità, dà un grande potere, una maggiore sicurezza e autostima, un senso di certezza, una profonda serenità di totale coerenza, che difficilmente è raggiungibile in altri modi. Tutto ciò è utile e necessario per consacrare la propria realtà a una nuova alba: fatta soprattutto di luci incontaminate e luminose che servono e sono utili per allontanarci dalle oscurità per farci assaporare di più le positività che la vita ci offre.

 

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Un grido nell’indifferenza

 

Nella nostra terra la dignità dell’uomo comune, spesso, rimane calpestata sotto il volere dei potenti e dei violenti. Un accumulo di fallimenti dove la casta politica per decenni, ha condannato questa terra alla stagnazione. Un sottobosco fitto e indecifrabile il nostro, fatto di tanti interessi personali e menzogne che hanno un’unica inevitabile conclusione: qui, da noi, l’onestà è spesso perdente.

 

Saverio Castanotto è al suo secondo avvio come scrittore, con il libro dal titolo “L’Isola nella bolla”, pubblicato da “Armando Siciliano Editore” di pp. 172. Quella raccontata dal nostro autore, con immagini aggressive e drammatiche, è una vicenda ricca d’inquietudine e di sfiducia. Castanotto ha una personalissima caratteristica di creazione e di stile, che deriva da una raggiunta e sofferta maturità di pensiero e nelle pagine del libro, è animata da martellanti accuse nei confronti dei potenti e prepotenti che dimorano nella nostra terra. Castanotto narratore nel romanzo riconosce: ” E la solidarietà oggi consiste nell’essere solidale con se stesso”…La droga spacciata, il bimbo venduto e il corpo venduto, e il sesso sfrenato e l’utero affittato e…”. Una consapevolezza sopportata da una realtà che lo porta a tracciare il libro, con riflessioni d’ironia pungenti, con pessimismo cupo e tagliente, con aperture di profonda malinconia. La storia del Popolo siciliano bisogna ammetterlo: è fatta da secolari ingiustizie. Il Popolo siciliano è stato sempre sottomesso: un tempo ai nobili, ai gabelloti, ai massari, ai campieri, ai briganti; oggi invece, i potenti di turno, hanno sottomesso il Popolo siciliano alla cultura del servilismo e della rassegnazione. Lo sviluppo economico e sociale ancora oggi, appare deludente: un fiume di soldi che arrivano nella nostra Sicilia spesso si polverizzano in studi, consulenze, progetti, opere che si fanno malamente e non si realizzano mai. Un potere politico e criminoso il nostro, indifferente al bene comune. Qui da noi domina l’ingiustizia e il privilegio, dove anche i giovani si sono presi il lusso di apparire: con grosse auto, con il Rolex d’oro al polso o con scommesse a corse di cavalli. In un altro passo del libro Castanotto narratore ammette: ” Li sento la sera quando stanno in piazza… Andiamo al pub a farci qualche drink o al bowling nella games room?”

 

Questo è il linguaggio delle nostre nuove generazioni! Noi viviamo nella società dello spettacolo e dell’immagine, dove ci siamo dentro tutti e ne subiamo la seduzione. Ecco che il libro di Castanotto si fa dunque ispirazione d’amore, ma è anche di denuncia verso lo spudorato opportunismo dei potenti della politica e del crimine. L’autore esamina, analizza, scandaglia, ma crede ancora nella speranza di una possibile rinascita. Lo stile del libro è complesso e drammatico con l’insistenza ossessiva e ripetitiva di concetti, parole e immagini proprio perché determinate dalle sensazioni e dai ricordi, fatti di fumo e polvere, di silenzi e sangue. Lo scrittore, ricorrendo alla forma espressiva canzonatoria e attraverso soprattutto il suo personaggio principale del libro, il maestro Luca Zito, trae l’ispirazione fondamentale del romanzo, calandolo su una travagliata e appassionata angoscia morale. Il valore di questa scrittura, è soprattutto l’esigenza del nostro autore, è di sentire il bisogno in questa sua seconda opera di interrogare se stesso e riflettere sulla nostra attuale realtà.

 

In questo romanzo vi è freschezza d’invenzione nel ritmo ossessivo e ripetitivo delle parole che s’intrecciano nelle pagine del romanzo, ed anche attraverso una lucida meditazione. Un conflitto interiore che tra terra e gelo coinvolge una bella Sicilia verdeggiante, ammantata dai miti del passato e risonanza nello stesso tempo di una cupa ed eterna sofferenza. Il nostro è un dolore fatto di luci ed ombre, di vitalismo e apatia, che sono le vere e reali contraddizioni della storia della nostra terra.  Con quest’opera, Castanotto, dimostra di essere tra gli autori più degni d’attenzione del nostro attuale panorama letterario Siciliano e le sue affermazioni sono quasi urlate nelle pagine del libro. Il romanzo è ambientato in una Sicilia stracarica di vinti ed emarginati dove si scopre la parte più intima e malinconica del nostro autore. L’isola nella bolla è un romanzo di confessione, dove la storia raccontata, serve solo da cornice per descrivere le vicende dei soliti esclusi di questa nostra società che ancora oggi, vive inchiodata alla legge del feudo e del sopruso e c’impone le sue leggi e le sue concezioni di vita. Nella nostra isola, non c’è mai pace per i miseri, non c’è mai punizione per i furfanti. Ancora oggi la Sicilia, con le sue storie vecchie ed arcaiche, ci offre le vecchie contraddizioni che non vanno di pari passo con i tempi d’oggi perchè ancora non è arrivata la vera civiltà. Tra eroismi e infamità, tra furori e silenzi, tra sfruttamento e liberazione, convivono le due facce della nostra storia: quella degli oppressi e quella degli oppressori. Qui da noi, ogni occasione di rinascita è stata lasciata cadere e ogni slancio popolare ha cozzato contro una muraglia d’indifferenza. Castanotto per bocca del personaggio principale, il maestro Zito, in una pagina del libro avverte: “ Il Potere che crea un sub-potere, sol per potere restare al Potere, e si serve del sub-potere per rendere più forte il suo Potere!”…Perché il potere si nutre d’ignoranza… ed in tale humus cresce la violenza, persino Abele diventa Caino … ed il potere abbisogna di Caini! La Mafia la vuole il Potere!  Confessiamocelo spesso ci si sente invasi dalla vergogna di essere nati e di vivere in questa nostra isola: vergogna per la gente che ha la pretesa di rappresentarci, di governarci, di parlare di noi e per noi; vergogna per non essere capaci di fermare in modo definitivo l’arroganza dei potenti. I poteri forti di questa nostra isola hanno consentito lo scempio e la distruzione di paesaggi tra i più belli del mondo. I potenti e i prepotenti di questa nostra terra, hanno addirittura condannato alla dispersione e al decadimento un patrimonio d’arte e di cultura senza eguali. Nel nostro territorio si avverte spesso la sensazione di girare a vuoto, di parlare nel deserto e si avverte che i mali sono tanti e vari. Il nostro narratore, in una pagina del libro, rileva: “Ma il male maggiore, quello che è letale per questa terra…ha un solo nome: rassegnazione. Noi siamo “rassegnati” da millenni! E se qualcuno sfugge da questa norma, quello è un visionario…, o solo un folle o un suicida”. Nella nostra Sicilia si naviga nel vuoto culturale, nel vuoto politico, nel gelo dei rapporti umani, nella desolazione di un paesaggio violentato e umiliato. Castanotto in un’altra pagina della sua opera afferma: “E sarà sempre terra di partenze, se qui non muta la “mentalità”, se non buttiamo i miti del passato nel cratere di Etna violento”. Nel libro si percepisce l’amarezza dell’autore nel vedere i nostri giovani migliori che hanno voglia di fuggire e abbandonare la nostra terra. Ma la speranza è quella che questi giovani, devono ritornare e che insieme devono trovare il coraggio di ribellarsi per dare un futuro migliore alla nostra Sicilia. Lo scrittore in un'altra pagina del suo testo confessa: ”Comunque io, testardo, aspetto il sole! E il sole mio…porta una falce in mano”. Se si vuole veramente respirare, finalmente, aria di luce, di libertà e dignità, nella nostra terra è fondamentale un cambiamento radicale e una pulizia generale. Per uscire dalla palude è necessario ristabilire il principio che l’uomo non va offeso e che la sua dignità non va calpestata. Per frantumare la “bolla” che avvolge ed affligge la gente di questa nostra terra di Sicilia, incombe l’obbligo etico di dare inizio a promuovere e perseguire il bene comune di tutti. Questo rinnovamento culturale e di pensiero… da noi… è possibile?

 

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Un viaggio alla ricerca di Dio

 

Nel nostro tempo, la conquista del successo, la brama del prestigio, la ricerca della ricchezza, assorbe totalmente la nostra vita sino ad escludere Dio dal proprio orizzonte. Questa strada conduce veramente alla felicità ?

 

Ho letto e meditato con la dovuta attenzione l’ultimo impegno letterario di Vincenzo Leotta dal titolo “Il roveto ardente” pubblicato dalla casa editrice Viennepierre di Milano. Il libro si compone di una raccolta di poesie divisa in due parti intimamente collegate, intitolate dell’attesa e del riposo in cui il poeta si rivolge all’Assoluto con tormentati interrogativi, sul senso stesso dell’esistenza con un repertorio stilistico e metrico in apparenza ordinario ma non generico che conferisce spessore culturale all’opera. Sicuramente tale opera per la profonda spiritualità che svela nei versi che sono prorompenti, è la più sofferta, per il suo percorso esistenziale, ma è destinata a lasciare una traccia duratura nell’ambiente letterario italiano. Nel passato Vincenzo Leotta aveva pubblicato tre raccolte di poesie: “Le parole da noi tradite” (1978); “L’utopia e il silenzio” (1985) e “Pittogrammi” (1993). L’autore, già docente di materie letterarie, latino e greco nei Licei classici, negli anni ha alternato la poesia con recensioni e saggi su poeti e scrittori del Novecento. Vincenzo Leotta è nato a Barcellona Pozzo di Gotto e già da parecchi anni risiede in Terme Vigliatore, ha sempre valutato la fede cristiana, quell’autentica, come il principio e il fine massimo di una luce. Un’esplorazione di un uomo nel proprio “intimo”, per giungere attraverso una sofferta purificazione alla conquista gioiosa del vero bene supremo, per trovare consolazione e conforto. Ci offre dei momenti ricchi d’invocazione, sofferta e vivida, bruciante, come richiama alla mente il titolo stesso del libro con un’interiorità che affiora in superficie nei suoi versi con uno stile nudo ma essenziale. Io nel tempo/ a nascere a morire, Tu inarrestabile, eterno”); mendicare un dialogo attraverso una continua, sofferta ricerca (”Di me tutto puoi dire/ tranne che non ti ho cercato”). Una poesia meditativa che si nutre di mistero tra amore e visioni, e si rivela come un lento e silenzioso cammino interiore, fatto di ricerca e d’attese, di slanci, di sguardi, di colloquio intimo verso il “fuoco, fatta di nostalgie e accorati dialoghi. Una raccolta poetica di carattere religioso, straziante, molto intimistica, dove l’autore, notoriamente sfuggente e riservato, ha voluto mettere a nudo il suo animo d’appassionato credente.

 

La nostra contemporaneità, ammettiamolo, è un’epoca di grandi orgogli, è un tempo di numerose presunzioni, è di grandi sfide anche nei confronti di Dio. Un mondo che sembra aver dimenticato e perso i valori fondamentali come l’amicizia, l’amore, la famiglia, la solidarietà, anzi riducendo a volte questi valori a meri interessi personali che sfociano in odio ed egoismo. L’esperienza insegna che argomentare con il cuore è la strada maestra per raggiungere i misteri più segreti della vita. Il sapere individuale non sempre prepara all’amore. Tuttavia da sempre l’amore è la strada obbligata per raggiungere la conoscenza. In questa nostra epoca dove tutto s’è fatto buio e gli spazi lasciati alla nostra libertà sono sempre più ridotti, dove primeggiano la cultura dell’aggressività e del possesso. La poesia religiosa e spirituale di Vincenzo Leotta diventa godimento degli occhi e dei sensi e da dignità alla vita e alla persona e c’invita a cercare oltre il nostro visibile e ci solleva dalle bassezze della terra e ci fa risalire verso il tempo che confluisce nell’eterno. La danza del sole e del mare/ e dei mandorli che già sono in fiore, /non per sé ciascuno, ma tutti insieme/come stormo di rondini/che rigano il cielo in questo tramonto/di quasi primavera./Anche il vento accorda la voce/a te, per una lode. Oggi siamo nel tempo delle false opinioni e delle vane filosofie fondate sulla permissività e sull’istintività per inseguire una felicità illusoria che sfocia spesso inevitabilmente nella confusione e nell’effimero e nell’angoscia e nel non senso del vivere. Nel punto terminale di questo viaggio Leotta non esprime più le passioni e la disperazione ma esprime il desiderio dell’Assoluto in cerca di un riscatto e di un incontro finale di salvezza che dà valore al vivere, con uno stile poetico sobrio ma incisivo. Temevo di averti perduto / e cercavo altrove ristoro. / Io non amo la croce che porto / da quando sono nato: / se Tu sei la gioia, perché… / Ho dubitato di Te / ma Tu hai mutato la croce / in dono di amore”. Non è stato un cammino semplice ed indolore. Sulla via della sofferenza si percepisce una luce interiore con versi densi e ricchi di significato tra passione e tormento. Il poeta Vincenzo Leotta merita stima e attenzione per la sua preziosa testimonianza ricca di contenuti, in un tempo, che nel suo percorso finale fluisce verso la sorgente della luce.

 

 

 

Nel pozzo dell’anima

 

Con la voglia di spezzare ogni regola per creare una nuova dimensione espressiva dove il linguaggio non soltanto si rinnova, ma si presenta in forma assolutamente originale e la realtà si manifesta veramente trasformata da una singolare visione poetica e linguistica.

 

Uno spirito sensibile quello di Isidoro Aiello che dalle dure prove della vita, ritrova nella poesia un quieto sollievo e un intenso impulso creativo. Ho letto e riletto con attenzione l’ultima raccolta di poesia del nostro poeta barcellonese dal titolo “Colombe vittoriose” edite da “Il Girasole Edizioni”. La poesia di Isidoro Aiello prende nell’oltre e affonda i suoi pensieri nella vita e nell’esistenza, con toni narrativi che spesso danno valore preminente al linguaggio. Una poetica che nei versi, schizza collocandosi oltre il dato descrittivo e sprigiona delle profonde sonorità ricche anche di significato. Quella raccontata dal nostro autore, è una poesia che nei contenuti si lascia avvolgere da una vena quasi surrealista ricca d’accordi linguistici che da valore evocativo alla parola, muovendosi spesso in uno spazio fuori del visibile. Oggi/ le fresche mani di Dio/ricadono lente sui fianchi./Chiare/le notti di Dio/s’avvicendano sul mare/e scendono i veli di beltà./S’affacciano le rose alle finestre/scivola la goccia sul vetro/lenta discende sulla foglia/notte che muore nel sole/araba che si tinge/dell’arcobaleno più lontano. In cui i confini estremi di forza, sono rintracciabili lungo l’espressione provocatoria delle immagini e dalle corrispondenze di alcune parole. Nei suoi testi poetici il ritmo delle parole si accorda a quello di un pensiero pulsante, con una vigoria che consentono di affermare che Isodoro Aiello è nel presente una delle voci poetiche più interessanti nel nostro territorio, con una propria originalità espressiva. Oggi riflesso nello specchio di ieri/ domani riflesso nello specchio di oggi/ di specchi di riflessi è fatto il nostro/ essere qui ora. Le sue liriche, sono il risultato di un processo di concentrazione e riduzione estrema del modo d'esprimersi alla ricerca della “parola vera” mirando all’essenziale.  Il verso dosato con cura particolarmente affinato, rivela una consuetudine alla narrazione riflessiva e breve, costruito distillando le parole, con sequenze d’immagini, con sensazioni e pensieri raccolti dal movimento del quotidiano. Isidoro Aiello rompe con le regole e con l’ordine scritto tradizionale, con uno stile che confluisce molto spesso nell’ermetismo e nel simbolismo, con un suo ritmo fermo da colloquio interiore dalla sottile musicalità, con una forma espressiva diversa in movimento e complessa. Una poesia che nel suo avanzare, nasce da un autentico bisogno di confessione o meglio da una scansione o meglio da una palpitazione interna, con un linguaggio limpido e deciso che ricerca in profondità. Spacca il minuto, l’anima, il capello/ Cerca la nuvola in soffitta, / fletti le ginocchia/ spegni la luce./La notte intanto si tramuta in sogno./Rivive repentino il giorno.

 

Larte poetica nei versi di Isidoro Aiello recupera la forza magica del linguaggio, inserendosi nelle giuste unità di luogo e di tempo dentro il quale la poesia deve essere collocata. Nel suo percorso risalendo in superficie trascina il lettore e gli svela, stati d’animo, pensieri, meditazioni profonde, con parole taglienti ed essenziali, con l’utilizzo di figure stilistiche come la similitudine. La poesia acquista nei suoi versi una capacità di liberare le parole dai significati comuni e di utilizzarli in modo velato e allegorico, divenendo così lo strumento per indagare il mistero nascosto dietro le apparenze del reale come una splendente folgorazione. Quelle cuspidi/arroventate/col martello sbattute a sangue/ puoi renderle taglienti/ lame di vibrafono/risultato di sistro/cortigiane di Iside/pettegole concubine nella notte. Possiamo definire la poetica di Isidoro Aiello come la poesia dal frammento rapido e illuminante ricca di una molteplicità di significati simbolici. Una vera e propria riscoperta dell’importanza del linguaggio che attraverso una fusione tra spirito e sensazioni, si afferma una visione del mondo orientata a cogliere la realtà interiore profonda ed emozionante che è evocata. Il poeta attraverso il suo intuito tenta di svelare il mistero che circonda la realtà con una parola che è poetica, musicale, guizzante, dirompente. La poesia diventa l’espressione del mondo interiore che usa immagini e oggetti, che accostano realtà differenti attraverso la metafora dei sensi, che esprimono profondità logica e linguistica, e una raggiunta maturità portatrice di uno stile meditato e sicuro, in cui dominio tecnico e densità di pensiero si congiungono a rivelare una maturità di scrittura. La risacca/ingoia ostriche e paguri/ tinge di giallo il tramonto/mormora sotto i tuoi seni/ tu tremi/ folgore lucente/ presa tra le corde/ e la tua vita. Il poeta abbracciando orizzonti sempre più complessi acquista la capacità di vedere oltre il visibile, per andare alla riscoperta dell’anima profonda delle cose, cogliendone le segrete analogie. Vi è questo forte senso della sacralità della lingua dove la parola è spogliata dal superfluo e non prende vie traverse per arrivare al segno, non si trucca, né si maschera, bensì s’immerge sporcandosi e liberandosi. Il trascorrere del tempo interiore, nel flusso della vita, costituisce la materia di questa raccolta poetica, alla fine prevale una luce che si accende improvvisa. Quello raffigurato da Isidoro Aiello è un tempo poetico che non cancella l’esperienza del dolore e ci fa crescere interiormente. Nei suoi versi in questa raccolta distillano e fluiscono roccia e gocce che nel finale vanno proprio ad immergersi con la magia della parola…

 

 

 

Voci scolpite nel cuore

 

La poesia in Elvira Alberti è un canto appassionato che non nega il reale, ma lo nobilita e lo riscatta con la sua raccolta poetica…

“Tempo che soffre e fa soffrire, tempo che in un turbine chiaro porta fiori misti a crudeli apparizioni, e ognuna mentre ti chiedi che cos’è sparisce rapida nella polvere e nel vento. E’ tempo di levarsi su, di vivere puramente. Ecco vola negli specchi un sorriso, sui vetri aperti un brivido”.

 

Prendendo avvio da alcuni versi di Mario Luzi e approdando alla poesia di Elvira Alberti, si ha la sensazione di ritrovare ciò che non possediamo più nel nostro vissuto. Nella nostra epoca legata al dio profitto, all’utile personale della mera cultura dell’apparire utilizzata al solo fine di ottenere un personale tornaconto, si avverte il bisogno cocente di purificare e riscattare i propri sentimenti. Per tali esigenze intime la poesia della nostra autrice si nutre di silenzio interiore: in cui è sospeso il miracolo di cose perdute ma recuperabili con il pensiero. La poesia diventa un incessante confronto con i grandi temi dell’esistenza e dà voce a figure rimaste in ombra nella coscienza: con smarrimenti e impennate, tra disperazione e speranza, con percorsi a ritroso nel tempo. Nella poetica della nostra poetessa si nota una realtà ricolma di sensazioni, di assaporamenti, d’annullamenti, di vertigini, di struggimenti, di pura emozione fisica. “Il mio mondo è qui, / tra i dolci ricordi di vita…/ e le parole, / musica interiore, / restano celate dentro, / aggrappate all’amore, / unica àncora di salvezza/ nel silenzio dei giorni/”. E’ uno sprofondare nelle memorie con un sentimentalismo mescolato all’acqua e al fuoco di un amore assoluto e universale. In uno spazio naturale avvolgente e cosmico ricco di voci che, ci chiedono di non essere dimenticate, emergono dal nulla. Un silenzio di vuoti che, si cala nei tempi passati, nel recupero di sensazioni, di personaggi, di simboli familiari, sepolti nel profondo e riattivati da segni pieni di potere evocativo con ricordi e incanti ricchi di suggestioni lontane. Un pensiero colmo di tanta saggezza è quello di Elvira Alberti, ma coperto da una patina di tristezza e di pessimismo. Uno spirito sensibile che con semplicità e immediatezza, con la dolcezza di un sogno che traspare dai suoi versi, dà voce a sentimenti e a pulsioni vere, nel segno della vita e dell’amore. “ Sono rimaste le tue parole, // tra i silenzi dell’anima./Sono rimasti i tuoi fiori, // tra le pagine dei giorni. / Sono rimasti i ricordi // sull’ultima soglia del tempo/”. Il tempo terreno è il luogo in cui la speranza e il dolore s’incontrano e restano a testimoniare un destino. La poesia è simile all’azzurro respiro che alimenta ogni cosa. La poesia è un segno di vita che sorge improvvisamente dal nulla, da un ricordo improvviso, che lacera il buio e si nutre del silenzio interiore, di cose perdute ma ritrovate nel sogno, in un quieto rifugio di un tesoro perduto da rievocare.
 

Una voce poetica quella di Elvira Alberti, che ricerca la propria memorizzazione nella gioia di catturare l’istante, per non smarrirsi nella realtà oscura del nostro quotidiano. “ Ora, lascia che parli il silenzio, / il silenzio che non ha più parole, /ma gemiti di nostalgia/”. La poesia è un atto di sopportazione alla morte e al nulla, è memoria, è voce, che non si arrende, che lega al tempo. In tutta la produzione poetica della nostra poetessa, la confessione esistenziale e il tempo occupano un ruolo fondamentale. La nostra autrice è un’anima autenticamente liberale e tollerante, capace d’amore e compassione, anche perché mette in luce l’appartenenza del fare poetico alla dimensione religiosa. “ Ora che le nubi/ offuscano l’ultimo sole/ e nella sera/ si perdono i confini delle cose…/sarà la Preghiera/ a tenermi compagnia…/Saranno i ricordi/ a risvegliare realtà sepolte…/ Sarà la memoria/ a riattivare / le corde dell’anima./ E il Silenzio/ arriva al cuore/ e lo trafigge/”. Con forma pura di pensiero e di ragione, come penetrazione dell’eternità nel tempo, Elvira Alberti fa esperienza dell’assoluto senza necessariamente evadere dalla realtà concreta. Nei suoi componimenti attinge al pozzo della sua anima il seme del coraggio, il bisogno di resistere, la forza di credere ancora nonostante tutto nella vita. Nella sua poesia è racchiusa una vita con i suoi dolori e le sue gioie, con momenti d’esaltazione assaporati con un confronto e scontro interiore. “ Attesa, attesa di cosa?/Di volare, forse, senza catene, / per i cieli infiniti…/ trasformarsi in creatura d’ali…/ carpire l’attimo, / prima che l’ora/ sfugga come sabbia tra le dita/”. Un animo che nel suo divenire, è dimensione di mancanze e di presenze, con ricchezza d’immagini, che scaturiscono da un fluire memoriale che umanamente registra perdite e silenzi. Quella di Elvira Alberti è una voce interiore dalle profonde motivazioni affettive: fa emergere dalle sue poesie il sentimento struggente della perdita della persona amata. Un dolore che traspare leggero dal verso, è catturato e custodito con forza serena. Un passato che nella poesia della nostra poetessa, è continua fonte d’ispirazione e di nostalgia. “ Come foglie, tanti sono andati via, / scomparsi nella polvere, / senza lasciare ombre…/ Foglie di cui solo il brusio/ trasmette il ricordo. Alla fine prevale la speranza, con una luce che si accende improvvisa nel fondo dell’anima, con lo sguardo che va oltre le illusioni e oltre il nulla, con una maturità espressiva alta e ricca d’energie proprie. Nella sua ultima produzione poetica, con l’influsso della coscienza, con il suo monologo interiore, liricamente la nostra Elvira Alberti si eleva e si distacca dall’oscurità tenebrosa della nostra epoca con una variazione di suoni melodiosi…

 

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Abbattere le ipocrisie


La poesia è simile ad un respiro che oscilla sull’abisso del mondo. E’ un segno di vita che nel nostro esistere sorge inaspettatamente dal nulla, come un ricordo. In cui il poeta, s’immerge nell’oscurità del proprio essere per raccontare e rivelare la bellezza che guarda al mondo e alla sacralità della propria terra.

 

Questo è quello che si riesce a comprendere in prima battuta, dalla lettura dell’ultimo libro di poesie di Edoardo Bavastrelli dal titolo “Microcosmi”. Il nostro poeta è un’anima autenticamente solitaria che vive nella sua isola con un nobile animo poetante. Che perennemente, si agita in equilibrio, fra sorriso e precipizio, fra ostentazioni e incuria, tra oblio e disorientamento. E questi sentimenti contrastanti affliggono l’essenza e l’esistenza di Bavastrelli. Incessantemente il suo Io poetico, è immerso in sogni e desideri che spesso rimarranno irraggiungibili e si consumeranno nel suo animo, tra guerre e fiamme, tra ansie e tormenti. Una continua espiazione spirituale di Bavastrelli che nel suo poetare, si ricerca e si ritrova, sprofonda e si rialza. Tra impulsi ed emozioni che nel loro lento fluire e rifluire lirico, spaziano e navigano come ombre nelle penombre del pensiero, nel profondo nulla. Quel profondo nulla posto oltre il muro. Oltre i confini del nostro visibile ed è rivelato drammaticamente nei versi: “Nubi di sogni/ oscuri ed opprimenti, / vanno su e giù per segni/ avviluppati da cupe ombre; / vanno per vicoli dispersi, / riflesse fra cielo e mare. / Si irradiano./ Si confondono./ Poi, riappare il nulla del nulla/”. La sua è una poesia mobile che cambia giorno dopo giorno seguendo gli umori del cuore, ma è anche una poesia intimista e rievocativa. In cui il lirismo poetico del nostro autore, è vissuto e rivissuto con una passione intensa che zampilla in limpide sorgenti di parole.
 

Attraverso uno stile singolare, chiaro e comunicativo. Dove la voce poetante, modula sfumature ed emana una luce che consente al nostro poeta di intonare un canto tenue ma nello stesso tempo intenso in versi: “Nel centro della mano/catturo lacrime di sabbia, /granelli mondi variopinti/Grappoli di secoli/”. In cui l’immaginario penetra nel profondo, con i cicli della natura e i ritmi dell’attività umana, e s’immerge nel torrente degli influssi stagionali e cosmici della vita, dell’universo e del tempo nella sua eternità. In ognuno di noi si riflette l’armonia del tutto. Ogni nuovo giorno si apre all’eterno. Ogni fatica, dolore, amore, speranza, si svela all’interno di un linguaggio segreto che trascende la realtà. Dove la figura errante e solinga di Bavastrelli. Nei luoghi stagnanti e infruttuosi della nostra contemporaneità, riesce a veleggiare con fatica. Immergendosi poeticamente nel mare tempestoso della sofferenza collettiva con i versi: “ Qui non si vende fumo/ nel silenzio di un vicolo/ nei giochi dei bambini/ nel ritorno di un emigrante/!”. Il confronto con il presente è crudele, inaccettabile. Ha ragione il nostro poeta. Oggi si lotta, per la conquista di posizioni di benessere. Oggi la società è vincolata alle nuove dipendenze, alla schiavitù che aggredisce i giovani. Il nostro autore avverte l’irreversibile cammino discendente nei valori spirituali della nostra civiltà. La nostra epoca cammina lontana da quelle che pur sono e restano le nostre radici storiche. In queste circostanze di cruda e amara realtà. Il nostro poeta si denuda, simbolicamente, di tutto ciò che si porta nell’animo. Esce dalla sua caverna fatta di solitudine, e si rivela con la sua parola brillante e rinvigorita per l’energia che sprigiona. Il suo dolore interiore non è vuoto. E’ pieno di sentimenti, di emozioni, di prove e tentativi, per ristabilire un contatto con la gente. E’ un fascio di stimoli, di reazioni, di rapporti. Che nella sua poesia, lasciano spazio anche ai ricordi. Ai luoghi della sua infanzia. Intime riflessioni di un passato onnipresente. Che riaffiora e riemerge nei suoi pensieri. E gli porta consolazione e conforto nei versi: “La lucertola è sul vecchio muro di pietra/tra l’erba che riaffiora/dai ricordi/ la terra, la mia terra/ mi tiene compagnia/”. La parola serve a costruire quella sfera spirituale che non è solo strumento di comunicazione o espressione, ma superamento della caducità della vita stessa. La parola nel suo verso, è anche accettazione tacita e refrigerio. Dell’irriducibile lotta che nella nostra vita, esiste fra natura e spirito, fra ragione e istinto, fra realtà e sogno. Per riflettere intorno alla tragica realtà del presente, il nostro autore è sempre vigile delle vicende del nostro tempo. Con intuizione Bavastrelli fruga con la sua scrittura nella mobile materia delle parole. In quella vastità incantevole di pensiero che non conosce tempo, e riesce a dare un significato alla propria esistenza. Dove la poesia ristabilisce il senso di una vita e della sua complessità, ed è legittimata a ritenersi come un luogo metaforico ed allegorico di piccole isole e di microcosmi. Dove ogni essere del mondo, è come un libro. E’ un’immagine dipinta nella quale ci si può specchiare. Dove ogni essere, è un fedele segno significante della vita, della morte, della nostra condizione del vivere. Il destino segna in ognuno di noi una strada da percorrere. E la strada tracciata da Bavastrelli con le poesie ci lancia un messaggio. Ci spinge a riflettere e c’invoglia a superare metaforicamente e spiritualmente la barriera della nostra realtà corporea e visibile, per andare a ricercare le verità della vita…

 

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Notti lunari

Barcellona – Per non dimenticare le proprie origini e tenere vivo il sentimento di attaccamento che lo lega alla sua terra e alle sue tradizioni popolari i ricordi si tramutano in poesia in Vito Natoli.

Un poeta del secolo scorso meditando sulla notte e sulla luna ebbe a dire: " Scesa la sera, quando quella luna d'argento proiettava i suoi pallidi sguardi verso il deserto, quando le stelle brillavano nel cielo azzurro, allora, nel silenzio, in quella notte calda e profumata, io sognavo...".

 

Vito Natoli recentemente ha pubblicato con la casa editrice la Calabria, un poemetto in dialetto gioisano dal titolo “ Luna ‘i poeta”, che mi è stato donato dallo stesso autore e che ho letto con attenzione. Il libro di Natoli è un poemetto dedicato alla luna. In cui, riesce a manifestare un’apprezzabile sequenza ritmica e lancia un messaggio limpido e appassionato d'invocazione alla luna. Messaggio poetico che in versi liberi ma cadenzati, si snoda in parole come: " Passò lu ventu/ a circari na luci/ passò la negghia/ a circari la paci". Ecco che in questi versi la poesia di Natoli, si avverte come un canto melodioso e antico di preghiera e d'abbandono nostalgico ai ricordi. Dove il poeta, lascia intuire al lettore nel suo poemetto che sente il bisogno di volersi ricongiungere idealmente e sentimentalmente alla propria terra. E Natoli lo fa poeticamente per mezzo della luna. Quella luna che simbolicamente, è definita come la madre di tutte le madri.
E la luna che Natoli vede, va oltre i confini della notte, appartiene a tutti i poeti, e riesce a rendere luminosa la sua memoria con piccoli frammenti d'abbandoni ai ricordi. Dove il poeta, si rivolge alla luna che lo fa naufragare nei profondi silenzi della notte attraverso un'immersione poetica. E all'interno di questo mare il nostro autore si crea uno spazio interiore inteso come soffio vitale, che gli consente di pennellare immagini scintillanti. Natoli poeticamente sa scavare benissimo nel pozzo della sua infanzia. Riesce a far venire in superficie, a piena visibilità, i paesaggi che appartengono al suo lontano passato. Laddove la sua memoria ci riporta alle rievocazioni dell'età della sua fanciullezza con i versi: " Quannu lu bagnu/ di filici e jnestra era chinu/ di mirenghi e gialli ciuri/ 'u celu parìa fattu/ e i stiddi erunu 'i villutu”. La sua è una poesia fondamentalmente autobiografica. In cui il suo scenario immaginifico, è affidato alle testimonianze che ci forniscono le sue malinconie. Le liriche di Natoli si caratterizzano a prima vista per il loro linguaggio semplice e spontaneo, ma sono sofferte e spoglie d'ogni retorica di tipo aulica. E le esperienze vissute, nel passato dal nostro poeta, si ricongiungono al presente nei versi: " A cartulina/ mi leggi la manu/la mandu a cu/ cunta mattunelli/ e strica mura/ a chiddi chi lassai/ 'nta dda terra dura/ chi hannu siti/ sulu 'i travagghiari". Il segno innegabile che si avverte nella sua poesia, è quella percezione profonda e d'amore che Natoli sente per tutte quelle cose che lo legano alla sua giovinezza. Un fiume d'immagini le sue che emotivamente, s'ispirano ad un’unica sorgente di vita: è l’amore che lo lega alla sua terra e alle sue tradizioni popolari. Ecco che nella notte di tutte le notti il poeta, rivolge alla luna un'ultima implorazione: " Murtazza portitillu chistu mali/ affunnilu unni mori 'u mari/ unni 'llesti l'acqua e 'llesti 'u jornu". Natoli con la luna nel cuore nelle “notti lunari” lancia un’ultima supplica alla luna, di lasciare affondare il “male” dove finisce il mare, dove finisce l’acqua, dove finisce il giorno. Affinché nell’uomo, all’alba del nuovo giorno, all’orizzonte, rinasca la speranza di riuscire ad ottenere un futuro migliore.

 

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Nel segno della verità

 

Un’opera prima di poesie di prossima pubblicazione dal titolo “Fotogrammi”, dove nel mondo indimenticabile della memoria sopravvivono luoghi, persone, avvenimenti...


Questo è il tempo della selva oscura. Perfino l’aria azzurra è diventata impura. Questa è la notte tenebrosa degli sciacalli. Si vive in una oscurità ricolma di tanta amarezza. In cui gli uomini per il “ conquibus” rinunciano anche ai propri ideali!

Nei versi della raccolta poetica d’Ignazio Miraglia il cammino è tracciato e fiorisce in un’atmosfera diversa, che spalanca le porte ad una stagione nuova che avanza. Un grido accorato di speranza del poeta che nel suo riferimento spirituale, lumeggia senza infingimenti e merita una particolare menzione. Miraglia fonda la sua sintesi vitale con la mitezza radiosa del suo volto e con gesti pieni di comunicativa. Leggendo i suoi versi la materia prima del suo poetare è di bruciante attualità. In un vissuto che è di sconforto, la lotta si fa aspra e serrata. Nelle sue liriche la parola cede il passo al respiro dei ricordi, ma rimane dentro il rigoroso canone di un realismo poetico. La sua poesia è un continuo confronto con i grandi temi dell’esistenza: il dolore e la gioia, la violenza e la morte, la storia e la memoria, l’esistenza e la comunità. Nel suo Cammino poetico fruga nelle correnti di pensiero e di potere e nelle contraddizioni del nostro quotidiano. In questo panorama lirico, vi ritroviamo versi di una schietta sincerità che ci svelano piccole e talvolta velenose verità. “Voi! Uomini mortali che governate/tornate in voi, nel bene, isolando il male che vi governa./Analizzate il vostro interno, mentre gli essere deboli/ sono sfruttati, scarniti come l’osso che si getta al cane/”.
 

Una poesia ispirata al verso libero che attraverso un pellegrinaggio interiore, ci narra del nostro mondo con tutte le sue contraddizioni e i suoi problemi, c’invita anche a seguire gli impulsi del cuore. Miraglia alla poesia riesce a restituirgli la sua essenza: lo spirito etico e responsabile nella consapevolezza che il dolore ed il male si aprono alla possibilità di una nuova luce, riportando il linguaggio alla sua profonda ed autentica spiritualità. Una lirica che scaturisce dalle passioni che descrivono gli affetti, ma rimane anche legata all’impegno etico ed ideologico come depositari d’autentici valori morali e civili.“Noi saremo vicino ai martiri di ieri, /a quei martiri che con il loro sangue/hanno indicato a tutti noi essere mortali/ dov’è la verità./ A coloro che sono perseguitati in tutto il mondo, /vadano le nostre preghiere e la nostra memoria/”. In questa cornice ricolma dai tepori di una brezza mite, emergono i segni chiaroscuro della speranza ma anche quelli dello smarrimento: Con risonanze di profonda verità vi ritroviamo un faccia a faccia con la tremenda realtà che ci appartiene da vicino, con lo sguardo sul mondo e sulla gente che vive in un presente senza futuro. Ecco che i componimenti poetici, scaturiscono sotto il segno della testimonianza, dell’impegno sociale, dall’ascolto, dal dialogo, con gli uomini e le donne dei nostri giorni. Bisogna porre d’occhio con attenzione al chiacchiericcio della piazza e dei quartieri. Con il suo impegno culturale, il nostro poeta cerca di ricostruire un rapporto solidale con il mondo credendo fermamente nei valori della solidarietà, accentra la sua attenzione sulla centralità dell’uomo con un rapporto autentico. Nei suoi componimenti poetici si ha la sensazione di ritrovare ciò che inevitabilmente perdiamo nella nostra quotidianità, percorsi di riflessioni in cui affiorano nei contenuti il primato della spiritualità ricca di riferimenti valoriali.“Nei vicoli della memoria scorre il film della vita/ s’ inceppa un fotogramma e rivedo le sue immagini/ sorridi con dolcezza e rivivi nel mio cuore/”. Sotto il segno del tempo e scolpite nel cuore e forgiate da antiche consuetudini e vissute spontaneamente da molte generazioni i ricordi sono le radici del nostro futuro. “ Sapori e profumi/ dispersi nel ricordo di vicoli bui/. Fotogrammi che, hanno lasciato ricordi cartacei e film di vita, archiviati nel nulla/”.
 

Una parabola umana e spirituale che nel nostro poeta lasciano una traccia profonda di una vita vissuta nel segno della poesia. Nei luoghi prescelti ancora una volta la terra e il cielo s’incontrano, per manifestare al mondo la speranza pacificante e rigeneratrice. Bisogna ridare un sentimento alla nostra storia terrena alzando lo sguardo oltre l’orizzonte. Ecco che nei versi, vi ritroviamo gli interrogativi nei quali i lettori e il poeta devono confrontarsi. Una visione dell’uomo e del mondo dove i contorni si sfumano, si dissolvono, nel vuoto del nostro esistere, e si avverte il respiro che ognuno di noi si porta dentro il proprio essere. “ Oh! Che notte triste e tetra, sarà per noi?/ In questa immensa solitudine/ che avvolge il corpo e l’anima nostra/”. Nelle poesie di Miraglia sono messe a dura prova le esperienze personali ed umane sui temi fondamentali, dell’amicizia, della solidarietà, con la vocazione personale di poetare, con la partecipazione alle vicende della nostra società. “ L’immensa fila dei carri pieni di uomini/ inesorabilmente camminano lamentandosi/ sul viscido ghiaccio/ con impetuosa minaccia di morte/ nell’area plumbea e indifferente/ del mattino di sangue Afgano/”. Oggi nella nostra società siamo soffocati da atmosfere rarefatte che svuotano le menti. Si seguono le onde della moda e dell’ultima novità, si passa facilmente dall’ateismo ad un vago misticismo religioso. Ogni giorno fioriscono nuove sette sataniche e nel nostro il modernismo ci ha portato ad esaltare l’effimero. Nella nostra epoca il problema fondamentale è l’incapacità di noi adulti di imprimere nelle nuove generazioni una cultura corretta, predomina la pigrizia, l’irrazionalità, l’egoismo, che impedisce ai giovani di incidere nel proprio essere una moralità sociale giusta. Ecco che chiunque non accetti di arrendersi alle prepotenze e ai raggiri del potere delle nuove tirannie, che si presentano sotto mentite spoglie, in difesa della propria onorabilità, contro ogni rischio d’oblio, contro le manipolate verità, contro gli opportunisti di turno e i mentitori culturali e politici, per discernere il vero dal falso e l’inganno dalla verità, contro coloro che “ sputano” dove mangiucchiano.“ Verità./ La scopri fra i miseri/ fra loro a caso/ nell’immenso cemento che li circonda/”. Bisogna remare contro ogni visione materialistica dell’uomo e della società, se vogliamo difendere la vita e la nostra dignità. Bisogna ritrovare i valori perduti. Ecco che Ignazio Miraglia con uno stile semplice ed incontaminato, confida e affida alla nostra intelligenza i suoi versi lanciandoci un messaggio finale: "Chi genera cultura e opera nella politica, ha il dovere morale di seguire i propri ideali con coraggio e onesta intellettuale"

 

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Sulla soglia della speranza

 

Nito Foti  con i suoi versi riesce a diffondere nei silenzi stellari del nostro universo una luce splendente, con una forza profetica che sa scuotere il cuore e la mente…

Sulla zattera d’ogni esistenza e dentro il fiume della vita, spesso, ci domandiamo: “Che cosa c’è oltre la frontiera della vita”?

 

Nell’avventura terrena l’amore e la morte sono due grandi argomenti che sostengono l’impalcatura della vita, ma che dentro di noi fanno emergere tensioni e conflitti interiori tra paure e angosce.“Amore e morte/, nel contrasto di questa assenza/ dove tutti navighiamo / per sentirci vicini nel dolore/ solo quando brucia ancora la ferita/; e domani tutto diverrà polvere nel vento, magari tutti pronti a chiudere gli occhi/ e aprire lo sguardo aldilà della luna/, gridare perdono o chiedere pietà/ quando sentiremo le nostre radici staccarsi sotto i nostri piedi/, sperando di appoggiare il capo su un guanciale di paradiso/mentre scenderà l’ora del grande Giudizio/”. Un’interiorità che nel nostro poeta, emerge con sofferenza ed estasi. Mediante una continua e abbondante attività poetica che, riesce a conquistare parole di stima e menzioni speciali, nel nostro territorio regionale e anche in ambito nazionale. La passione poetica di Nino Foti: ogni giorno è un lampo nel buio; ogni giorno è un frammento d’esistenza da riempire e da consegnare al futuro della nostra storia umana! “Ma prima che l’ultima freccia insanguini il petto/, vorrei seguire la scia del tempo che va/, andare oltre il buio… e fermarmi/. Le sue creazioni poetiche sono di natura religiosa ed esistenziale e vanno: lette, gustate e analizzate con cura. Per mezzo delle parole da lui scelte ci accorgiamo che esse lungo il suo cammino poetico si fanno: via, verità e vita. “Aspettando una carezza di vento/ per spezzare le spine del tempo/. Con la voce muta/ a strappare i sogni passati nella memoria/ ed entrare in una porta di luce/ al di là di tutto/”. Versi che ci fanno respirare aria pura nel braciere fiammeggiante di una ricerca illuminata di verità. Nelle sue composizioni poetiche vi ritroviamo lo stile della spiritualità cristiana. Uno stile che non è spensierato e superficiale, ma è sapienza tenuta viva dalla sua fede, è letizia che nasce da profonde motivazioni soprannaturali, è ricchezza di spiritualità. Nei luminosi sentieri poetici di Nino Foti la poesia si pone al servizio dell’umanità. Una poetica la sua che, vuole costruire intorno a se una cultura dell’amore: tra fede e vita, tra ragione e vita. La poesia diventa un raggio di verità illuminante per ritrovare la nostra identità cristiana libera da ogni forma d’egoismo e cattiveria. La poesia s’incammina verso: l’infinito, l’eterno, l’assoluto. Nino Foti vuole che il mondo sia edificato attraverso i valori favorevoli della generosità e della condivisione. Il nostro vivere quotidiano è segnato da quanto sentiamo e vediamo accadere nel mondo. La nostra è un’epoca dove si vive nella più assoluta instabilità e insicurezza di verità certe e di mancanza d’identità; mancano i punti di riferimento. Nel nostro vivere, nell’inesorabile scorrere del tempo, la mancanza d'amore e di senso, getta la vita nell’angoscia più devastante di una sofferta pena che tutti ci accomuna.“ Palpiti di note d’assoluto stupore dove l’anima respira, /mentre il mondo si dilania in un coma senza ragione/ di voci infrante sui muri del tempo rossi di sangue/”. Sembra che tutto vada in rovina morale e non c’è più amore né serenità per i tanti. “Sguardi di paura invadono il cielo, / scatenano tempeste/ stravolgendo i battiti del cuore, / intorno tutto crolla dentro il quadrato di questa vita figlia della vita/ siamo noi le foglie morte/ violentate dalla ragione che regna padrona, / noi che non abbiamo mai alzato mai gli occhi al di là delle nuvole che impassibili ci guardano”.
 

Nella nostra contemporaneità, nei rapporti personali all’interno delle famiglie, spesso, manca il sentimento, manca la comprensione, manca il rispetto; è si rimane in continua lotta contro l’egoismo.  Di contro a questa realtà negativa che ci appartiene da vicino, la lirica di Nino Foti, nei suoi versi, nel nostro tempo, risuona come un monito. Nei suoi versi è l’anima che si esprime nel suo  stile, con considerevoli riflessioni, con appassionate meditazioni, che vanno oltre il tempo e lo spazio terreno. “Tante cose hanno visto i nostri occhi, / molto amore hanno cancellato le nostre mani/ sporchi di odio e ignoranza/cresciute all’ombra dei piaceri/ aperte ad orge e spinelli// Lungo le strade e città intrise di sangue e violenza, / di fame e di sete/ con la morte che scende sul viso/ come fuoco a bruciare stracci di anime stanche/”. La sua è poesia densa e ricca di significati simbolici e profetici, che vuole contribuire ad umanizzare la famiglia e il mondo sociale e politico che circonda la nostra realtà. “C’è sempre un’ombra nera/ giudice di altri uomini/ che raccoglie zizzanie, / che negano la libertà/ e calpestano la verità/”. Un mondo il nostro dove la giustizia e la pace sono i temi fondamentali: “Non c’è pace senza giustizia, non c’è amore dove esiste l’egoismo”!  Il nostro è un mondo che sembra voler fare a meno di Dio, e rimane legato alla cultura dell’immagine, del possedere. Ma dentro di noi il bisogno di credere è una profonda necessità che fa parte della nostra natura umana. In questa moltitudine d’indifferenti dobbiamo abbandonare la cultura del male e passare alla cultura del bene, che sia veramente sensibile e solidale con il prossimo. Tutto questo dipende da ciascuno di noi: poiché noi siamo il mondo e il mondo è quello che noi siamo. L’egoismo va combattuto per seguire il bene comune: che è un bene supremo della vita. Il sottosviluppo del territorio, nega la dignità dei cittadini, nega la vita nel suo aspetto sociale e personale. Per una reciproca e civile e fraterna vita in comune, sui sentieri dell’amore, nei giovani bisogna stimolare la voglia di giustizia e d’unione con il prossimo. Per costruire un mondo unito nel rispetto della persona e di una cultura più sincera che parli al cuore. “Resta un rigo scavato nel nulla, / esile filo di speranza mai finite/ chiuse in tante parole, / un sogno dove avvinghiarsi/ per non abbandonarsi all’ombra di un cipresso/. Questo è il cammino ideale al quale tutti devono aspirare per raggiungere un futuro migliore. Nino Foti, entrando nella storia della nostra città con la sua Poesia, ci fa ritrovare il vero senso della fede e dei sentimenti genuini. Con i suoi componimenti poetici che nell’animo di noi lettori s’illuminano, e ci fanno intravedere nel nostro poeta un valore artistico e spirituale emozionante, e ci conducono sul vero mistero della vita...

 

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Voglia di verità

 

Carmelo Chiofalo nel riflettere sul mondo che ci appartiene, con la sua poesia ci porta alla sorgente della vita e nel cuore della nostra esistenza.


La poesia è vera e profonda, se il ritmo e le parole si armonizzano ad un pensiero vivo e fiorente da una luminosa coscienza.

Ho letto con attenzione il libro di poesie di Carmelo Chiofalo, che a Barcellona svolge la sua attività lavorativa di Vigile Urbano. Dal volume edito dall’Associazione Culturale “ Ars Vivendi” dal titolo “Voglia di Vivere”, sin dalle prime rime il nostro poeta utilizza un linguaggio essenziale e genuino. Dove il reale, osservando l’ambiente sociale che ci appartiene, si rileva con scampoli di quotidianità, con uno stile dal tono melanconico, crepuscolare e colmo di nostalgia, ove predomina la confessione esistenziale. Un’opera prima, preparata da un lungo colloquio interiore e da una profonda meditazione, ove in certe poesie, affiora la rabbia di esistere che nei contenuti tracciati è testimonianza di verità. Nel componimento poetico si denota che il nostro autore è un uomo di natura modesta e sincero, per il suo innato rifiuto alla falsità e alla menzogna, con una limpidezza d’animo che ne caratterizza il tratto umano. Sulla verità delle cose e contro ogni forma d’ipocrisia ammette: “ Egoismo e presunzione/ induriscono i cuori./ Diversa interpretazione alla legge ognuno dà/ e si avvia, senza riflettere, / verso la convenienza che otterrà/”. Nell’opera emerge l’essere umano che si manifesta, con una tensione interiore verso una verità alta. La sua è una poesia che ha il peso dell’esperienza, ma anche quella particolare leggerezza che è propria dell’immaginario e del sognato. Poesia liricamente matura perché, possiede in se un ricco mondo interiore e una profonda spiritualità. Il nostro poeta, nei temi trattati, evidenzia il suo naturale e assoluto bisogno di interiorizzare e auscultare la propria anima, dimostrando di possedere nell’animo una fierezza per sue umili origini. La sua è una voce umanamente autentica e ricca di metafore e d’immagini, ma è anche una poesia del quotidiano con l’aspirazione alla libertà. Sulla libertà di agire e pensare Chiofalo riconosce: “ Se segui un padrone/ uccidi la libertà/ se difendi la tua idea tanti ti dichiarano guerra/ l’uomo che subisce/ o chi impone la prepotenza / non conosce la libertà/”. La sua è una prova poetica d’intelligenza dolorosamente inquieta e sfiduciata ma non rinunciataria, con una maturità e una sensibilità di pensiero. Dalle sue rime s’intravede una schietta sincerità che svela piccole realtà e talvolta velenose di verità. Ma vi è anche un autentico bisogno di confessione degna di essere affidata al futuro, per avere sollevato nella sua poetica delle possibili speranze di giustizia sociale. Con l’impulso del poetare si sforza di trovare motivi di conforto e di speranza; e con un limpido e luminoso lirismo si eleva dal nostro vissuto moralmente disonorevole.
 

Il nostro è un mondo che sprigiona inquietudini e violenze. La nostra è una società implacabile, dove il vuoto e lo squallore si annidano nel nostro quotidiano. Chiofalo con la sua opera poetica si proietta di là dal tempo presente, di un tempo che scorre inesorabile. In un divenire che sfugge, ma diventa la dimensione dominante nelle poesie del nostro autore barcellonese. L’amicizia, l’amore, la memoria, il trascorrere inesorabile del tempo, costituiscono la materia prima dei suoi componimenti poetici. Ma vi è anche nel suo animo un’esigenza di esternare e comunicare il suo amore per il prossimo. Il suo è uno spirito sensibile che con semplicità di cuore, pulsa sul vero e sul reale con profonda di sincerità. Le considerazioni di Carmelo Chiofalo sul nostro quotidiano, sono delle verità che affiorano nelle pagine della raccolta poetica con temi dolenti e consapevoli dei tanti mali che affliggono la nostra epoca. La sua è una lucida analisi della realtà. Nella consapevolezza del suo decadimento, ma si rileva anche un sentimento di speranza in una possibilità di salvezza e di riscatto. Il suo linguaggio è limpido e corposo che sa scavare in profondità in questa nostra terra spoglia d’incanti e di primavere credibili, con verità piccole e quotidiane, di un mondo alla deriva, di un deserto che incombe senza scampo. Ecco che la poesia in Chiofalo, ha il potere salvifico, per contrastare le brutalità e le ingiustizie, per riconquistare i valori perduti. La poesia di Carmelo Chiofalo nella sua essenza, diventa verità e luce. Diventa una poetica del risveglio che, ci fa passare dal buio alla luce e dalla morte alla vita, con un bagno di purificazione interiore, con immagini alitanti verso un mondo migliore. Si nota il flusso lieve e insieme frenetico delle nostre giornate, che si coglie dall’altro che affonda nella nostra vita e dona senso e valore al nostro esistere. Per Chiofalo occorre guardare al soprannaturale, per non restare prigionieri del nulla, per valorizzare i valori essenziali della vita. L’esperienza poetica di Chiofalo è un bellissimo racconto di spoliazione, d’abbandono, d’ascesi, di distacco, dalla nostra contemporaneità effimera e mentitrice. Aspirazioni intime, lo portano a pensare che solo la natura possa purificarci dai mali della vita. E sulla forza rigeneratrice della natura nel nostro essere afferma: “ Quando posso fuggo dalla confusione, / solo la natura mi dà libertà; // sulle ali di una farfalla ardita/ la mia mente vola, per fermare il sole che va giù /”. Un’esperienza interiore dolente ma anche gioiosa e liberatrice. Che riconosce alla poesia la sua naturale funzione, a forte impegno civile, non contaminata dalle ideologie, con il suo appello di civiltà e di solidarietà. Un percorso esistenziale che sul binario principale dei principi fondamentali riguardanti l’agire umano, porta Chiofalo ad elevare il suo animo verso una redenzione purificatrice per mezzo del racconto poetico...
 

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Un Cantore della vita


A dispetto dell’orario e del caldo, quel pomeriggio del 3 settembre, si è avuta la presenza di un numeroso pubblico per rendere onore e gloria al poeta Girolamo De Pasquale. Bisogna riconoscere il buon gusto degli organizzatori per la scelta dei locali. Lì nell’incantevole scenario marino di qui luoghi che si affacciavano sul Tirreno i versi del poeta, s’innalzavano verso le vette celestiali dell’infinito universo. La nostra terra di Sicilia è ricca di profumi e di colori che, in quella spiaggia di Tonnarella nel ristorante “ La Lampara”, si mescolavano tutt’uno con le trepidanti emozioni che i bravi dicitori riuscivano a provocare nel pubblico. Tra i presenti nella veranda del ristorante vi era un'elevata presenza di giovani, che rendeva merito a Girolamo De Pasquale. Fra gli spettatori, vi era anche una forte rappresentanza di professionisti e di gente comune proveniente non solo da Tonnarella, ma anche da altre città della provincia. Va rilevata, anche, la presenza degli amici intimi del poeta ” del Club del venerdì” e del suo Presidente Ignazio Paolo Rinaldo Miraglia. Lui ha fortemente voluto offrire la sua partecipazione come presentatore e dicitore. Di certo il 3 settembre sarà una data che Girolamo De Pasquale non dimenticherà. Il poeta vive attraverso: le emozioni, i ricordi e i sentimenti. E i sentimenti che palpitano in Girolamo De Pasquale, non si dimenticano facilmente. Nella sua mente tali sentimenti si alimentano, sempre in crescendo, come un fuoco che arde all’infinito e si nutre di tutte quelle sensazioni che fanno brillare l’anima e la fanno volare. E in questa nostra società delle corruttele e delle facili seduzioni. La poesia di Girolamo De Pasquale con la sua semplicità di linguaggio e con grandezza d’osservatore acuto delle vicende umane, riesce a penetrare benissimo dentro la profondità dell’essere. Fra i tanti versi del poeta uno in particolare voglio ricordare: “ Il bilancio di un uomo si tira alla fine di una vita che quando incomincia, è già finita”. Lo stesso Ignazio Miraglia che ha curato la prefazione afferma: “ Il sentimento di Girolamo De Pasquale nella sua poesia si clona come messaggero di virtù svanite nel nulla, in un tempo lontano che ritorna realtà nei sogni del sognatore poeta”. Nella poesia, tratteggiata da Girolamo De Pasquale, come messaggio. Le passioni contrastanti della vita sono vissute: tra gioie e dolori, tra delusioni e speranze. Dove il poeta, riesce abilmente, in simbiosi con il suo essere, a diventare “un cantore della vita”.

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Far luce sul passato

 

Nel nostro tempo, tra ambiguità e compromessi, tra desiderio di ricchezza e frenesia di potere, tra frivolezza e indifferenza, tra astuzia e ingiustizia, si vive in una società degradata dove predomina la perfidia.

 

Siamo immersi in una società che si fonda su una concezione della vita opposta a quella evangelica e che ci fa respirare un’aria inquinata dall’individualismo, dal nichilismo intellettuale, dall’abbandono etico dei tanti uomini che operano nelle nostre istituzioni sia a livello locale e nazionale. Nella nostra epoca nel mondo culturale d’oggi, ammettiamolo, predomina nel mondo della cultura: l’odio, l’invidia, la superbia. In questo contesto intellettuale sfavorevole, sprofonda la nostra comunità. In tanta negatività raramente, nei nostri luoghi, emergono eventi di positività culturale. Nel caso particolare con la pubblicazione del suo libro nel nostro ricercatore Filippo Imbesi, si evidenzia in positivo un costante filo di luce con la storia. Ecco che, nei locali dell’Auditorium della vecchia stazione di Barcellona Pozzo di Gotto, sabato 13 dicembre 2008, è stato presentato il libro di Filippo Imbesi: “Terre, Casali e Feudi nel comprensorio barcellonese”. Nella sala erano presenti personaggi pubblici locali che sono intervenuti alla presenza di un numeroso pubblico. I relatori dell’incontro per l’occasione sono stati due eccellenti cultori di storia: Padre Alessio MandaniKiotis Archimandrita di rito ortodosso della provincia di Messina e il prof. Daniele Macris della Comunità ellenica dello Stretto. I moderatori del simposio culturale nella circostanza sono stati Antonino Quattrocchi e Andrea Italiano. Le foto della copertina del libro sono state realizzate da Antonio Cilona, invece quelle all’interno sono state eseguite dal prof. Nino Recupero.  Il libro è stato pubblicato dalla casa editrice Uni Service di Trento e si compone di 349 pp.

 

Quella compiuta da Filippo Imbesi è una ricerca storica che va ben più distante nel tempo da quella che, sino ad oggi, è stata riportata nei libri dai nostri storici locali.  La storia illustrata nel libro iniziando dal privilegio di Adelasia approda alla fine del Feudalesimo. Le fonti rivelano che fin dall’arrivo della dominazione normanna e per tutti i secoli seguenti, le caratteristiche del territorio barcellonese assunsero un’importanza fondamentale nell’ampio scenario che ruotava, prima intorno all’antica Mylae (Milazzo), e dopo attorno alla cittadella di Castroreale, con la conseguente nascita di numerosi casali, di cui alcuni abitati fin da epoche più remote. Questo libro ci fornisce cinque importantissime perle storiche che iniziano con la trascrizione del diploma di rifondazione del Monastero di Gala. Nella prima ricerca il nostro storico Filippo Imbesi proietta una nuova luminosità sulle fasi iniziali della conquista normanna della Sicilia bizantina, in epoca di dominazione musulmana. La seconda ricerca riguarda gli atti di due visite Regie, compiute nel 1542 e nel 1742 a Gala da Francesco Vento e Giovanni Angelo De Ciocchis, ricche di pregevoli informazioni. Le altre due, si riferiscono una al privilegio con cui il Gran Conte Ruggero II concede nel 1127 il casale di Nasari ad Ansaldo vicecomite di Arri, oggetto di una precisa ed attenta lettura storica, e l’altra il casale di Gurafi, posseduto durante la dominazione sveva e angioina da due feudatari “agli antipodi” morali e sociali. Completa l’opera una panoramica storica di notevole suggestione, riguardante la nascita e l’evoluzione dei feudi barcellonesi centri di attrazione nei secoli di importanti famiglie nobili siciliane. I capitoli del libro forniscono un mosaico dell’intero territorio locale, veri e propri semi, come li definisce l’autore, di una storia antica ancora in parte da scoprire.

 

Le ricerche storiche di Filippo Imbesi dopo un’attenta lettura del libro, si può ben ritenere che sono supportate da una capacità intuitiva brillante e da una smisurata passione per la storia locale. Nonostante il vergognoso disinteresse in cui, si ritrovano i monumenti più importanti di Barcellona Pozzo di Gotto. Ridotti in rovine e ruderi per colpa di una povertà culturale che, spadroneggia in buona parte nell’attuale nostra classe istituzionale. Perché, colpevolmente trascura di valorizzare e riscoprire il nostro passato storico. I ricercatori storici d’oggi, per pura passione e a proprie spese, sono costretti ad intraprendere attente e accurate ricerche impegnate a ricostruire importanti frammenti della nostra storia, che ormai sembra essere, purtroppo, condannata ad un lento e definitivo abbandono. L’impegno donatoci da Filippo Imbesi nel compimento del libro, ai suoi concittadini, è lodevole. Filippo Imbesi, con meticolose ricerche radicate su un’attenta e rigida lettura e traduzione dei documenti, ci ricostruisce e ci fa conoscere l’esistenza di una storia barcellonese ben lontana dal nostro tempo. Le nostre remote radici storiche non sono di certo minori o secondari rispetto a quelle degli altri comuni siciliani. Ecco che una accorata esortazione, va fatta alle istituzioni locali. Affinchè si dimostrino più solleciti: nel promuovere, favorire, finanziare, i necessari lavori in difesa del mantenimento di quanto resta e rischia di sparire per sempre del nostro passato. La nostra comunità potrebbe essere privata così da quei segni visibili di civiltà che rappresentano le nostre origini.    Occorre un nuovo modo di pensare e sentire, con un rinnovamento da perseguire di giorno in giorno, attraverso un impegno incessante d’amore e passione verso le nostre radici storiche. L’architetto Filippo Imbesi è da oltre un decennio che si occupa di queste ricerche, riguardanti il territorio di Barcellona Pozzo di Gotto e collabora con numerose riviste e periodici cartacei e online ed inoltre ha partecipato come relatore a vari convegni di storia locale. Onore e merito al nostro autore che da solo, con le proprie forze, stimolato dalla sua passione verso la ricerca storica, ha voluto rendere alla città in cui vive questa sua terza pubblicazione. Proponendoci delle ricerche che per la loro particolarità, valorizzano dal punto di vista storico un territorio sino ad oggi poco conosciuto e lancia ai suoi lettori e alle istituzioni locali un appello a tutela e difesa delle proprie radici…

 

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Nei luoghi della memoria

 

Ho letto con attenzione il libro di Matteo Collura “L’isola senza ponte” che in gran parte condivido e apprezzo sotto il profilo dei contenuti. L’agrigentino scrittore e giornalista del Corriere della Sera Collura nelle pagine più dense e ricche di significato del libro, entrando nel cuore della storia alla ricerca delle proprie radici e della cultura siciliana, ci mostra la sua capacità di narratore, con uno stile semplice ma incisivo. Il libro di Matteo Collura non è un’opera popolare e neanche consolatoria, ma è un viaggio dentro la voluminosa letteratura isolana che va da Pirandello a Sciascia, da Verga a Gesualdo Bufalino a Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Collura ammette: “Ho scritto questo libro anche per mostrare un’altra Sicilia che non sia quella simpatica e folcloristica dei gialli di Camilleri. Non ho nulla contro la letteratura di intrattenimento, ma in Sicilia c’è altro da indagare”. Collura ha ragione nel ritenere, che in Sicilia c’è altro da scoprire. Costruire il ponte sullo stretto, da solo, non può bastare a risolvere i problemi che soffocano e opprimono da secoli un intero popolo. Il ponte potrebbe essere soltanto una comodità, un “optional”, che potrebbe incidere, favorevolmente, soltanto sul risparmio di tempo e denaro nei viaggi della speranza verso le regioni del settentrione.  La distanza mentale resterebbe sempre lontana da quella cultura diversa che appartiene alle altre regioni, soprattutto, a quelle del nord – Italia. Il nuovo saggio di Matteo Collura (edito dalla Longanesi, pp. 217, euro 14,60), entrando nel vivo della storia che ci appartiene, ridisegna in modo originale la mappa emotiva dei luoghi resi famosi da Sciascia, Pirandello e Tomasi di Lampedusa. Collura con le sue riflessioni, nel suo saggio, ci fa rivivere le pagine più belle del “Gattopardo” e tante altre storie e personaggi di Sicilia, dall’enigmatico sorriso del ritratto di Ignoto di Antonello da Messina, alle vicende dei siciliani impegnati nel Nord del Paese durante la lotta di Liberazione. Ci fa rivedere nel libro soprattutto la Sicilia a partire dal paesaggio, come luogo geografico di rara bellezza, raffinato e selvaggio; per poi andare ad argomentare nelle pagine del libro su gli uomini e le donne siciliane, delle loro passioni e dei loro drammi, delle loro gioie e delle loro disperazioni e speranze. Una collezione di racconti e saggi sulla Sicilia che attraverso un lungo itinerario, portano il lettore all’interno della cultura elevata che l’isola possiede per merito dei suoi scrittori. Nell’opera di Collura, spesso, il filo conduttore, è la storia e il paesaggio siciliano. La Sicilia è rivisitata dal nostro autore con il pensiero rivolto alla nostra letteratura e ad un passato inteso come memoria storica.  Matteo Collura con il cuore e il pensiero dentro la sua terra tende a tracciare l’identità dell’isola con una profonda riflessione sull’insularità e sui tratti caratteriali dei siciliani. Un’insularità quella dei siciliani diversa da quella dei sardi. Le nostre radici sono di provenienza differente da quelle dei sardi, la nostra diversità è più mentale che geografica, che ci può portare alla solitudine di un Bufalino, che si isola e si chiude dall’interno la porta della propria solitudine.  Collura sulle qualità che uno scrittore deve possedere così si esprime: ” Non condivido, in questa parte del libro, il sarcasmo, il giudizio su Gesualdo Bufalino “lo scrittore meno siciliano di tutti”. Quando uno scrittore, riesce a trasferire diagnosticando tutto il malessere sociale di un popolo bisognerebbe riconoscergli una nobiltà non contaminata da nessuna appartenenza geografica, politica o di clan. Secondo me questo è il coraggio della scrittura che diventa denuncia sociale”. Non è un tradimento. Un uomo che ha provato la disperazione della solitudine ed è prossimo alla morte, non ha più paura del giudizio degli uomini. Quell’uomo ha il diritto-dovere di gridare al mondo intero la verità”.

 

Ammettiamolo. La Sicilia per incapacità dei nostri politici è destinata al decadimento anche per colpa di uno Stato che invece di aiutare sovraccarica la gente di tasse. Oggi particolarmente, nella nostra epoca, dalla desolazione delle cose si è passato anche allo scadimento delle coscienze. Collura afferma: “ Un sud abbagliato dall’inganno… dove uomini frettolosi hanno sbancato, picconato, edificato ovunque e comunque”. Una terra di demoni, fatta di fragilità e pochezza, di sogni spezzati e incubi quotidiani. La nostra è una terra dove sapienza e crimine convivono. Nel libro vi è rappresentata la morte, lo sconforto della gente, di un’isola, ma si percepisce anche una luce, una speranza. Collura nel libro parlando della Sicilia asserisce: ” Un’isola che nessun ponte potrà mai unire al resto dell’Italia, per la semplice ragione che è impossibile collegare un continente ad un altro…L’unico ponte possibile – del resto, sempre esistito – è quello della letteratura”. Tuttavia, in tale sconforto in cui vive il popolo di questa terra, il legame che tiene stretti i siciliani alla loro terra, è un legame che non si spezza. Nell’animo umano di ciascun siciliano ci sono delle ragioni del cuore che l’intelligenza non conosce. Un luogo il nostro dove gli opposti si attraggono e si respingono in continuazione, nel compromesso e nella menzogna, spesso nelle nostre terre si vive anche schiavi del personale orgoglio e del nostro egoismo. Un’isola che, in una pagina del libro, per colpa e incapacità dei siciliani, lo stesso Collura definisce: “E’ il luogo che compiutamente esprime il fallimento socio economico di una regione. Una Sicilia asfissiata da fiumi industriali e imbrattata di cemento. Come Siracusa, Priolo e Milazzo in faccia alle Eolie”. Cattedrali industriali costruite soltanto per illudere la gente. Sotto la cenere di questa delusione ha ragione Collura, nel dire: “ Che sotto la cenere convivono (nell’animo della gente) il disinteresse per lo Stato, “lontano e bugiardo” e un‘eversione diffusa, alla quale (a piene mani ) attingono i criminali mafiosi”. La Sicilia dal punto di vista politico, sociale ed economico si allontana da ogni possibile continente, è un’isola a sé stante. Abbastanza vicina alla terraferma eppure così distante, lontana: la Sicilia è un luogo assoluto. Oggi nella nostra isola manca un sistema codificato di valori e il quotidiano non è governato dalla volontà, ma dall’inganno e da un vuoto spirituale. Nella nostra terra si vive in una capricciosa e incessante ricerca del proprio utile e manca quasi del tutto, il senso del bene comune. Oggi nel nostro vivere e agire quotidiano, si vive vicini ad una moltitudine di indifferenti. Nella nostra isola si cammina verso la ricerca disperata dell’utile personale diciamocelo: quando non esiste un beneficio ed un vantaggio anche nel giornalismo è difficile trovare la partecipazione attiva e continua degli altri.  Con questa concezione di pensiero individualista, di cui è ricolmo il nostro essere, nessun ponte potrà mai collegarci, pienamente, in breve tempo, al continente.

 

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Un acuto illustratore del nostro tempo

 

L’arte si mostra grazie ad una nuova libertà espressiva. Il rifiuto di guardare la realtà attraverso una semplice rappresentazione fotografica e di catalogarla secondo i principi classici. Questa maniera di operare nell’arte, non è una fuga o un distacco dal mondo della realtà ma è un modo diverso di fissare la realtà sul quadro.

 

Marcello Crinò è nato a Cerisano (CS) il 22 gennaio 1957, Nel 1975 ha conseguito il diploma di maturità d’arte applicata presso l’istituto Statale d’Arte di Milazzo e nel 1983 si è laureato in Architettura a Reggio Calabria.  Svolge attività professionale a Barcellona Pozzo di Gotto. Come pittore ha organizzato diverse mostre personali di pittura, ed ha partecipato a numerose collettive. Crinò è un artista che possiede una molteplicità di passioni, dove in ognuno delle quali egli porta la sua minuziosa capacità di testimonianza di acuto illustratore del nostro tempo, dove il bello è espresso negli intendimenti che si porta dentro. Un’integrazione tra arte e vita che coinvolgono l’arte con il contingente, con il presente, per essere nel vivo della realtà, in un flusso di energia continua, in un flusso incessante di pensiero, di inesausta carica mentale, dove la componente concettuale si unisce ad una dimensione esistenziale. Tenendo conto principalmente che l’arte concettuale per sua stessa denominazione può realizzarsi in qualunque forma l’artista ritiene di adottare, a condizione che sia collegato alla comunicazione di un concetto o di un’idea interiore. All’interno della sua vasta attività artistica produce opere che a buona ragionevolezza, tra visionarietà e simbolismo, tendono a ricomporsi sul cartone e sulla carta. Crinò comprende l’importanza che hanno i mezzi di comunicazione e la carta stampata nella nostra vita di tutti i giorni. Ecco che partendo da tali motivazioni nelle sue composizioni vuole cogliere e mettere in evidenza le figure tratte dai giornali e dalla vita quotidiana: titoli, immagini, personaggi, fatti, che sono fissati con la colla sul cartone o sulla carta. Spaziando in un cielo libero da ogni regola formale dell’arte classica. L’occhio artistico di Crinò rivolge lo sguardo sul mondo e sui problemi che sovrastano la nostra epoca; una tematica artistica dove la nostra storia e la fantasia creatrice dell’artista primeggiano. In cui la realizzazione tecnica e portata verso un simbolismo carico di legami al tempo presente, con emozioni e visioni che Crinò riesce benissimo a trasferire nelle sue opere.

 

Quella di Marcello Crinò è una costante sperimentazione artistica ricca di contenuti etici, ma anche religiosi; che mirano alla rinascita di un nuovo pensiero culturale ed artistico, che spingono l’osservatore delle sue opere alla riflessione. L’artista Crinò meditando sulla vita, nelle sue opere ci comunica la sua sensibilità, la sua interiorità. Un uomo di profonda umanità e umiltà il nostro autore che osservando il mondo, cerca nei suoi assemblaggi e mescolanze di trasmettere ai noi osservatori dei messaggi. Viene da pensare che il suo impegno artistico si manifesta anche come un progetto etico religioso. Le sue opere ci trasmettono dei pensieri che vanno decifrati. Un cammino creativo quello percorso da Marcello Crinò con il desiderio di voler scuotere le coscienze attraverso il rafforzamento delle parole scritte; dando particolare importanza nelle sue creazioni con particolari tratti anche dalla letteratura e dalla Sacra Scrittura. Marcello Crinò con la sua arte di chiara matrice intellettuale si accosta molto allo stile concettuale; dove il disegno e il colore nelle sue opere sono stati abbandonati per dare invece risalto all’idea e al messaggio visivo da trasmettere all’osservatore dell’opera. Un’arte dove tutta l’originalità spesso fuoriesce dall’impronta che il tempo sa imprimere nelle nostre sensazioni: tra intimità e spiritualità, tra pensieri ed espressioni, che hanno per oggetto la verità sul nostro tempo. Nel suo percorso espressivo, nelle sue incollature usa una tecnica particolare, una tecnica stilistica che spesso nei suoi lavori si concretizza in “planning” cioè progettando in corso d’opera e in continua progressione in “work progress”. Un artista di grande spessore culturale che trova nell’arte certamente un mezzo per esprimere le sue idee, ma soprattutto per comunicare con i suoi simili per aiutarli a “vedere” anche i mali del nostro mondo. Un’arte consacrata al concettuale e ricca: di simboli, di visioni, carichi di rimandi e di legami che portano artisticamente Crinò ad una cultura “altra”. Marcello Crinò si pone l’obiettivo di annullare nella nostra cultura di oggi, ciò che è legato alla sfera materiale (che oggi eccede), per esaltare e sprigionare dal suo intimo una spiritualità genuina, una forza primogenita insita nell’uomo e nel nostro universo. Un flusso creativo quello di Marcello Crinò che dal buio lo fa risalire verso la luce e ci offre sicuramente una profonda e nuova etica, che vuole contribuire con le sue creazioni artistiche a riscattare l’attuale condizione miserevole dell’uomo per riportarlo ad una dimensione superiore.

 

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Tra Cielo e Terra

 

Baudelaire sosteneva: “ L’arte non deve avere nessun fine che se stessa e nessuna opera sarà mai tanto nobile, quando sarà scritta unicamente per la sola gioia di creare”.

 

Nel suo itinerario artistico in conflitto incessante fra l’aspirazione all’ideale e le esigenze della materia ma rimanendo fedele a sé stesso, con la volontà di attribuire alle cose un significato alto, sublime, intimo. Tra astrattismo, simbolismo, futurismo: il sentire spesso nelle sue opere trionfa sul vedere. Queste sono le motivazioni interiori e i confini che sorreggono il nostro artista nel suo percorso pittorico senza oscillazioni. Luigi Torre dopo aver conseguito la Maturità d’Arte Applicativa presso l’Istituto Statale d’Arte “Dante Alighieri” a Messina, si è laureato in Architettura a Palermo. Oggi esercita la professione di Architetto a Barcellona e insegna nell’Istituto Statale d’Arte di Milazzo. Nel tempo ha partecipato a diverse mostre collettive ed estemporanee a Catania, Acitrezza, Basicò, Milazzo e Barcellona. A Condrò e nella nostra città (Via Scinà e Via Longo) ha realizzato diversi “Murales”. Si è sempre distinto per la sua competenza e inclinazione nella ritrattistica. All’estasi passeggera della creazione istintiva spesso in Luigi Torre prende posto nell’uomo artista la riflessione sulla vita: con le sue lotte, con le sue crisi, con le sue incertezze. Nelle sue composizioni una varietà di stili dove frequentemente, predomina il senso etico del colore e del contorno. Torre possiede una vocazione e un vigore pittorico che getta una luce forte e soprannaturale sull’oscurità naturale delle cose, per lasciare la creatività emergere in tutto il suo naturale splendore. Ogni singola opera nasce da uno sguardo sentimentale sulla realtà, carico di nostalgia e pieno di incanto di fronte alla luminosa bellezza del creato. Proprio questo patrimonio di pensiero costituisce il punto di partenza indispensabile per comprendere le sorgenti intime e complesse della sua creatività artistica.

 

Una maniera del sentire laddove il tempo che scorre, imprime nei suoi pensieri delle sensazioni che è possibile trovare nella sua interiorità. Una profondità e una spiritualità che tra colore e aspirazione Torre rincorre nel suo mondo pittorico: con colori forti, con zone striate, ma con forme molto semplificate. Luigi Torre prova irritazione per la nostra società che, nella sua quotidianità, vive con la mente e con il cuore lontano da Dio. La nostra è una civiltà che spesso è incapace di provare sentimenti puri e profondi, ma è soggiogata da una cultura lontana dai veri valori religiosi. Motivazioni di carattere culturali e di fede cristiana che spingono il nostro artista nelle sue composizioni creative a descrivere paesaggi solitari e figure religiose, dove si può ancora rimanere semplici e incontaminati nei sentimenti. L’uomo e l’artista si rivolge alla natura e alla fede per trovare consolazione, serenità, stabilità, una ragione di vita, una felicità perduta, una felicità sognata. Contrario ad ogni volo integrale attraverso la sola fantasia. Torre vuol dipingere ciò che vede: un angolo a lui familiare visto in un determinato momento di luce. Dove l’arte rinasce grazie ad una nuova libertà di pensiero. Nella quale il rifiuto di dominare la realtà non è una fuga o un distacco dal mondo, ma un guardare la realtà con i sentimenti del credo cristiano. La scoperta che l’infinito dell’uomo non è legato alla grandezza delle sue idee o dei suoi progetti, ma dipende da un inafferrabile “fervore divino” che vive in ogni singolo essere. E questa inafferrabile forza soprannaturale è rafforzata dalla sofferenza che la vita talvolta ci riserva, ma che nel tempo diventa il fondamento di una nuova verità e di una nuova serenità. Con questo vissuto spirituale che porta dentro la mente e nel cuore, ogni opera diventa portatrice di un particolare messaggio. Una condotta appassionata del sentire artistico che vuole raccogliere ad una ragione più alta, dove ogni fioritura pittorica è naturale e sincera. Nel vortice della vita, tra cielo terra, in Luigi Torre, il bello è espresso soprattutto nel sentimento che si porta dentro…

 

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In difesa della natura

 

Nella nostra epoca siamo travolti da un’ansia dannosa che ci avvelena e ci toglie il respiro; attraverso una corsa quotidiana agitata e inutile contro il tempo, mentre l’orologio del tempo pittorico batte le ore con ritmo più sereno.

 

 La cultura non è privilegio dei popoli civilizzati, ma era già presente nelle composizioni espressive delle comunità tribali che vissero sulla terra moltissimi anni prima della nascita di Cristo. Un’arte quella primitiva che nel disegnare la materia era ricca di significati profetici e magici propiziatori. Questa antichissima arte, rientra nella passione di Salvatore Lombardo che già da molti anni si dedica a questo genere di opere eseguite con decorazioni ed incisioni su tela, sulla stoffa, sul legno, con dipinti e graffiti rupestri. Dove il richiamo alle civiltà passate non è un rifugiarsi nel passato ma punto di partenza per migliorare il presente. Contro questa frenetica corsa contro il tempo e in difesa della natura il microcosmo pittorico di Salvatore Lombardo si distacca dal reale, attraverso il suo percorso artistico, per ridare valore alla natura. Ecco che il tempo espressivo del nostro artista ci mette di fronte a noi stessi e c’invita a riflettere e a pensare sulla vita e sulle nostre antichissime civiltà. Un cammino artistico quello esplorato dal nostro artista che si manifesta, soprattutto, in una delle sue ultime opere: “La Bandiera dell’umanità”. Lombardo andando a ritroso attraverso la ruota del tempo, tramite il recupero di simboli e miti che si riferiscono alle grandi ed antiche civiltà. Con una promozione significativa che si esprime nei valori universali di fratellanza e nel rispetto della natura. Con scintille di luce rigenerante ricca di significati simbolici.

 

Nell’arte narrata dal nostro artista nelle sue opere si nasconde un universo rilevante, che ci rimanda a significati appassionati, che appartengono alla sfera emozionale del nostro artista. Un’arte che è fonte di vita e strumento di purificazione, che racchiude nella sua etica espressiva sentimenti opposti ed emozioni, che si nascondono nei meandri di un simbolismo che si svela in molte sue opere. Un universo creativo e fantastico che si mostra ai nostri occhi e ci fa amare ancora di più il mondo degli animali e tutte le cose che fanno parte della natura. Un mondo espressivo ricco di patos e senso di mistero, dove attraverso la magia dell’arte e la purezza purificatoria della pittura emergono prepotentemente in superficie. Una particolarissima visione animata della realtà che aspira a raggiungere nuove vette. Una concezione artistica che riveste un ruolo fondamentale in Lombardo: perché vuole proporsi con gli strumenti privilegiati di un panorama espressivo che non solo cercano di rivelarci i volti nascosti delle cose ma serve a creare una propria realtà. Un fraseggio espressivo armonico che convive con i significati profondi delle immagini e ne rappresentano l’anima e l’umus più potentemente poetico, per dar forma al suo dettato spirituale. In tal modo la pittura costringe l’occhio dell’osservatore a “saper vedere”, a raccogliere stimoli, a rivedere il senso della vita con una diversa e più matura consapevolezza della realtà. Una realtà che è ben più complicata di quello che sembra, con le sue luci, le sue ombre, con i suoi dubbi, le sue incertezze, con i suoi entusiasmi, le sue speranze. L’arte può offrirci un’occasione preziosa per capire la complessità della vita, che nella sua apparente mediocrità quotidiana sa essere ricca di mistero ed emozionalità.

 

Un’artista che si esprime attraverso modelli tradotti dalla coscienza per mezzo dell’esperienza e ricondotti al richiamo dell’immagine colore, per svelare essenze profonde del contemporaneo umano sentire. Lombardo rinunciando alla ricerca del dettaglio, facendo prevalere la chiara volontà o meglio la necessità di cogliere il destino supremo delle cose. Le sue opere si allontanano dalla mercificazione: pervadente, prepotente, strisciante, dei vari potentati commerciali cui anche l’arte spesso oggi si piega. Questa nostra è sempre di più l’epoca del disagio e della frenesia esistenziale. Nell’attuale società che tutto consuma (uomini e cose), è assai facile perdersi.  Siamo numeri e ingranaggi, in balia del tempo. Siamo solo risorse da sfruttare nei luoghi di lavoro, nei circuiti commerciali. Ecco le nevrosi personali e sociali divengono nuove possibilità da esplorare, motivo d’indagine nei terreni fertili e rigeneranti dell’inconscio che produce visioni, che lasciano intuire l’esistenza di mondi “altri” ove dissolvere le nostre inquietudini. Un’arte quella di Salvatore Lombardo dove il filo conduttore è finalizzato a tradurre e svelare: stati d’animo, pensieri, meditazioni forti. Una spiritualità che si potrebbe dire “taumaturgica” che risale in superficie in modo quasi razionale per coinvolgere, che fornisce respiro “cosmico” al dipinto e ne rafforza il contenuto in termini di metaforica espressività. Lombardo tenta con le sue opere di dare delle risposte ai grandi interrogativi sul senso stesso dell’esistenza umana. Nella sua arte vi è impegno di progetto di chi si è dato regole e discipline e non si abbandona alla fatalità. Lombardo ripercorrendo un terreno incontaminato, con la sua arte vuole essere partecipe a contribuire a edificare un mondo migliore…

 

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Oltre i confini del tempo

 

Barcellona –Iris Isgrò è un’anima intimamente profonda e vivace e di forte sentimento sociale, che viaggia nel mare burrascoso del nostro mondo…

 

Le aspirazioni che permettono all’uomo di porsi sopra le cose effimere della vita, è il possedere in se una giusta maturità culturale e di pensiero. Chi desidera soltanto il potere, trasforma ogni cosa in male, ma chi ama il bene, trasforma ogni cosa in bene.

 

Iris Isgrò da appassionato cultore delle tradizioni storiche della nostra terra, sa navigare nel mare faticoso dell’esistenza terrena, tra realtà e ricordi, con tono nostalgico ed evocativo. Nel compimento delle sue opere pittoriche, per non smarrirsi nell’oblio della società che ci appartiene, si porta di là dal tempo e dallo spazio, con il desiderio incessante di non smettere mai di cercare il senso del suo vivere. Per l’affermazione dell’essenza più genuina della comunità il nostro artista, ritiene che sia più giusto promuovere nella cultura movimenti di maturazione umana, a difesa della dignità sociale. Da pungente osservatore della natura umana il nostro artista, è incline a prediligere gli aspetti più veri dell’uomo. Invece, osservando l'ambiente sociale in cui viviamo, si percepisce pienamente che in molte istituzioni sembri venire meno proprio la funzione etica. Nella nostra società, prevale un sistema di dominio costituito da menzogne e nel nostro meridione si vive nella più profonda arretratezza. Queste circostanze reali e ambientali sono da nutrimento e respiro per Iris Isgrò, che artisticamente si porta in un luogo di genuina serenità e di crescita spirituale, con i suoi legami memoriali, e ci restituisce, per immagini pittoriche, l’autenticità della nostra storia. Su questo percorso pittorico sofferto e a ritroso nel tempo, l’unica consolazione è l’incontro interiore con la fede cristiana. Una fede che in Iris Isgrò in questi ultimi anni, si è posta alla sorgente del suo essere e del suo operare, purificandogli la mente ed i sentimenti da ogni contaminazione terrena. In questo clima di mitezza spirituale la sua arte pittorica, si sviluppa e germoglia in una sensibilità armoniosa e gioiosa, per mezzo del linguaggio dei colori. La pittura senza alcuna retorica accademica, in Iris Isgrò si manifesta con un profondo senso di partecipazione alle vicende umane. Con macchie di colori forti e scuri mostra, a noi osservatori, di possedere nel suo intimo, un sentimento forte e denso di nostalgia. Un’arte che nei contenuti e nelle finalità ispiratrici si occupa dell’uomo e dei suoi problemi esistenziali. Sulla realtà che lo circonda il nostro artista esercita il suo spirito di valutazione, senza lasciarsi deviare da idee asservite ad illusioni o menzogne, dimostrandoci di possedere una passione pittorica libera da ogni impalcatura teorica o da sottigliezze concettuali.

 

Con l’emotività espressiva del suo colore puro e intenso e non sfumato, Iris Isgrò riesce ad esprimere con la sua pittura il valore eterno dei sentimenti umani. I suoi colori sono limitati ma essenziali e fondamentali per costruire le sue composizioni, con figure proiettate in uno spazio scenico d’impronta carravaggesca, con una pennellata dura e incisiva. Le sue visioni sceniche rivelano il significato morale del fatto narrato e ci svelano il suo carattere profondamente religioso. Un valore aggiunto che a noi osservatori, è offerto dall’impianto emotivo del messaggio che lascia ai nostri occhi. Con la sua attività artistica, in questi ultimi anni, Iris Isgrò si è mosso in questo clima culturale di pensiero contro ogni ipocrisia dilagante nella nostra società. La sua narrazione pittorica, obbedendo al gusto per il pittoresco e il caricaturale, raccoglie i suoi soggetti dalla vita quotidiana, dai ceti più umili, dagli oppressi. Un ruolo sociale e culturale che Iris Isgrò, si è posto nei pensieri per consentire che la sua pittura affondasse le radici anche nelle nostre tradizioni popolari. Per ritrovare quei valori comportamentali e di pensiero fondamentali che, nel mondo d’oggi, purtroppo, si sono smarriti inesorabilmente. Su queste basi fondamentali e di principio, si fonda l’interna forza propulsiva che caratterizza l’opera del nostro artista. Quella manifestata da Iris Isgrò nel tempo è un’attività artistica che, nel suo sviluppo cronologico e temporale, a noi osservatori, giunge ricolma da una singolare mescolanza di riflessioni e meditazioni esistenziali. Fermamente, con un’aspirazione indomita, il nostro artista, crede che lo scopo dell’arte non sia quello di presentare una pittura astratta o piacevole soltanto sotto il profilo estetico. L’arte pittorica ci fa vedere il cammino necessario per purificare i nostri sentimenti, tramite un amore universale con il prossimo contro ogni egoismo. Soltanto per mezzo del miglioramento spirituale e culturale può crescere la comunità. Non sono le profonde parole retoriche che fanno buono e giusto l’uomo, ma è la sua vita e le sue opere che lo rendono meritevole della stima del prossimo. Nella mente e nel cuore, con una semplicità che non è forma ma sostanza, non è linguaggio superficiale ma manifestazione che nasce dalla genuina saggezza dei sentimenti. Iris Isgrò, con la sua esperienza di vita da raccogliere e da rendere sempre più fertile e ben conservata, nei nostri pensieri, ci lascia in dono la sua fioritura pittorica, con un messaggio ricco di significato a valore alto…

 

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Sussurri dal cuore

 

Barcellona – Ottavio Miano nel suo romanzo lancia un messaggio: “Che l’amore possa riempire sempre i vostri cuori e colmare la vostra anima”.

 

La conoscenza legata da sola al mito del progresso, non può offrirci certezze. Tentare di osservare nell’animo umano per trovare delle risposte al nostro esistere terreno: è il merito principale di questo libro.

 

Dalla lettura di quest'opera prima di Miano si comprende: ” Che la fonte dell’amore dimora nei cuori limpidi e luminosi come le stelle e chiari come l’aurora”. Il nostro autore, in una pagina del romanzo, afferma: ” La vita ha dato a tutti noi il dono di viverla sempre con amore. Ma spesso le nostre menti la trasformano, oscurano il cuore, creando una sorta di malinconia dentro di noi, in una malinconia che inevitabilmente trasferiamo su tutto ciò che è intorno a noi".   Nel romanzo del giovane Ottavio Miano pubblicato dalla “Nuova Ipsa Editore” di Palermo di pagine 107, nei contenuti simbolici che  esprimono i personaggi principali, si avverte sin dalle prime pagine che la storia raccontata  non ha la supremazia nel romanzo. A prevalere nel racconto, è la voce della nostra coscienza rivelata dalle voci e dai sussurri che provengono dal cuore. Il giovanissimo autore barcellonese, nel romanzo di natura spirituale ed esistenziale, ammette: “Il nostro cuore è una fonte limpida di verità e amore”. Ecco che nei contenuti espressi, la narrazione è una goccia di consolazione che dà sollievo e tranquillità al nostro spirito. Confessiamocelo! La nostra è un’epoca critica, monotona e grigia. Dove spesso, si vive immersi in un mare di cattiverie e d’ingratitudine, con gravi situazioni di povertà, di ghettizzazione e di scoraggiamento. La nostra è  una società tormentata anche dai drammatici scenari di guerra esistenti in atto in varie parti del mondo. Dove anche la furia degli elementi naturali, hanno flagellato e devastato intere popolazioni del sud est asiatico.  Tali avvenimenti ci dovrebbero  far pensare parecchio! Viceversa la nostra società continua a produrre, spesso, spettacolo effimero e vuoto. Ecco che nel libro il nostro giovane autore barcellonese, in questa nostra situazione sociale buia e insensibile e priva di valori,  è una sorgente di spiritualità interiore, è una ricchezza piena d’esperienze contemplative, è una viva sorgente di vita. Ammettiamolo! Nella nostra vita solo l’amore dà valore alle nostre azioni. L’amore per mezzo della purezza del cuore, dell’anima e del corpo, in tutta la sua interezza, può riempire la nostra vita di tanta luce. Diciamocelo! Le pagine di questo libro sono colme di visioni e di sogni che,  con penetranti sofferenze interiori, durante la lettura, grideranno alla nostra coscienza e alla nostra intelligenza. La storia illustrata è un sole che illumina, è una luce rosata, che nel soffio della vita, è nutrimento, è respiro, che ci porta negli spazi invisibili, del nostro intelletto incontaminato. Nel romanzo Ottavio Miano, scopre il proprio animo. Facendoci conoscere la sua interiore spiritualità. Ci dimostra di possedere un grande equilibrio morale sostenendo: “ La vita non si ama con le parole restando lontani dal cuore, ma con il cuore restando lontani dalle parole”.

 

La sua è un’esperienza letteraria che oggi nella nostra epoca costituisce, un punto importante di stimolo e di riflessione, per tutti noi, a cui dobbiamo soffermarci con animo aperto e sincero. Il nostro autore, con questa sua prima opera letteraria, ha manifestato a noi lettori di possedere nel suo intimo spirituale, una solida e profonda fede nei principi soprannaturali e morali, un consequenziale distacco dall’utile personale. La sua è una testimonianza letteraria che brilla in purezza d’immagini, e ci dà luce nel profondo dell’animo, per purezza di cuore, proprio in questa nostra epoca priva di principi di coerenza. Nel romanzo in una cornice d'integrità morale, dalle voci dei personaggi, l’uomo e la natura si muovono attraverso un contatto poetico di colloquio intimo. Ecco che il suo testo, nei contenuti dottrinali cui s’ispira, dimostra che il giovanissimo autore barcellonese, possiede nella sua intimità una consistente sensibilità culturale e un decisivo peso di qualità e di pregevolezza di pensiero. Nel libro si coglie da vicino il palpito intimo, la dolcezza, la genuinità dei sentimenti. Si sente rinascere la natura verde e ammaliante delle nostre contrade che accendono i desideri di sogni. S’intravede un intimo che sboccia come un bocciolo e si sfoglia nella serenità di un tempo che scorre lentamente con armonia e limpidezza. Si nota una gioventù  immersa in uno scenario  di colori che dall’azzurro al verde delle nostre città, (Milazzo – Barcellona –Tindari – Castroreale) è  come un flusso di miele. Si percepisce nelle immagini illustrate nel racconto la dolcezza morbida e rosea di una gioventù che nella sua pienezza, dimostra di possedere un carattere sensibile agli autentici valori morali dell’uomo. Si vede una gioventù favorevole a preferire gli aspetti più veri dell’uomo e intimamente legati alla cultura delle più nobili tradizioni. Dove l’amore, ha il colore dell’azzurro dei nostri orizzonti. Nel racconto scorre una linfa vitale che nelle parole dà consolazione e serenità al nostro essere interiore.  Miano, in un passo del libro, ammonisce: “Il cuore non ha padroni. Nel cuore nasce l’amore e muore l’amore. Nel cuore si trova ogni risposta. Nel cuore vive il nostro essere ancora bambini. Nel cuore vive la pace e la soluzione per poter cambiare il mondo”. Quanto desiderato nei suoi pensieri, è motivo di merito per il giovane scrittore barcellonese. Con la speranza che da questa sua prima esperienza letteraria, possa continuare a seguire la giusta via. Per i contenuti d’umanità evidenziati Ottavio Miano ci mostra di possedere nei suoi sentimenti un legame profondo con i veri e autentici valori della vita e si pone in una zona di valori alti con questo suo primo testo…

 

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Nei Colori della natura

 

Barcellona – Quella prodotta da Giuseppe Milone è una pittura dove il reale emerge vivo e genuino…

 

Il magico mondo dell’arte pittorica è riflesso nello spazio di una tela, con immagini spumeggianti e distensive che emergono con pura forza poetica e illustrano le nostre terre ricche di tesori naturali da scoprire e da osservare.

 

L’artista e l’uomo comune si avvicinano alla natura per trovare conforto, una ragione di vita, una purezza perduta, una felicità sognata. Per tali esigenze di carattere spirituale il nostro pittore, si accosta alla natura con passione ed entusiasmo, con sensibilità e coerenza. Nei fatti concreti, manifesta di essere un acuto osservatore di vedute e di paesaggi che appartengono alle nostre terre siciliane. Nel suo racconto artistico, con la purezza delle immagini, ci rileva il suo profondo legame alle meraviglie naturali che rendono più bello il nostro mondo. Una fusione di visioni e di pensieri dove la fantasia del pittore, celebra la freschezza e la bellezza del nostro mondo mediterraneo, e si sbizzarrisce in uno scenario montano e collinare immerso nei colori di una calda luminosità. Un uso spontaneo del colore che con rapide pennellate e con ricca gamma tonale, riesce a catturare sulla tela l’attimo fugace proprio nel suo divenire. Con effetti di luce che in noi osservatori, sanno produrre particolari sensazioni nell’animo. Nel tempo e con costanza Milone ha voluto ricostruire attraverso la pittura, il suo passato, con sfondi d’antichi borghi e casolari collocati sulla tela dentro il cuore verde delle nostre colline. I suoi dipinti ci raffigurano un ambiente naturale e incontaminato, con villaggi senza tempo, che ravviva il rapporto tra l’uomo e il suo ambiente. Una natura che, nei suoi dipinti, riemerge da un angolo intimo della memoria dell’artista, ed è ben legata alle radici di un passato che oggi tende a scomparire dalla nostra vista. Un’atmosfera velata d’antichi ricordi della fanciullezza dove il rosso diluito, si effonde nell’azzurro. L’infanzia  è un’età non propensa ai rancori. Il tempo d’oggi, invece, è pieno di furfanti e di maligni. Di persone nemiche del prossimo che, nella foresta ingarbugliata e spinosa del nostro mondo sociale contemporaneo, agiscono in negativo.

 

Nelle rappresentazioni pittoriche di Milone la visione dei luoghi è interiorizzata dalla nostalgia che si sovrappone e si diffonde sul quadro con un linguaggio paesaggistico intensamente espressivo. Nell’aria si avverte un profumo denso di colori sommersi dalle nostre giornate di sole. Una natura che nel suo divenire, mantiene la sua originaria vitalità di un tempo, con un gioioso realismo pittorico. Si osserva un passato che è sempre presente, nella pittura di Milone, a testimonianza di un’eredità fatta di memorie e di sensazioni che appartengono a più generazioni di barcellonesi. L’uomo e la natura si stringono in unico contatto emozionale di colloquio silente e intimo con l’azzurro ed il verde dei nostri declivi. Su per i viottoli delle nostre colline, l’uomo s’incammina solitario, tra le case fatte di pietra arenosa, tra gli orti e le finestre fiorite di gerani. Un creato festoso per la varietà e la vivezza dei colori che, danno diletto ai nostri sensi, come un tenero e morbido profumo di fiori e frutta fresca. Una natura che rinnova e fortifica il nostro spirito negli spazi di luce del tramonto, nelle sfumature delle nuvole che, si espandono nel cielo, tra il viola e il grigio. Con lontananze e ricordi che, sono illustrati sul dipinto, con un decisivo peso di qualità e pregevolezza, con immagini che brillano nell’infinità del tempo. Milone è contrario ad ogni volo di fantasia. Dipinge ciò che vede ed ama con sincerità e concretezza le varie sfumature del verde e l’umida campagna, i grandi alberi, i cieli limpidi. La sua non è una natura pittorica astratta, ma s’identifica in un luogo preciso, in un angolo a lui familiare, visto in un particolare momento di luce, esplorato attraverso vari bozzetti prima di giungere all’opera ultima. La sua arte pittorica, come memoria visiva, è un canto alla natura, con le sue eleganti qualità cromatiche, con colori variopinti. Il colore è percepito come materia viva che dà corpo alle cose, ed è capace di suscitare negli osservatori un’istantanea emozione visiva con i suoi colori caldi, con sfumature intense e con tonalità luminose. Milone utilizza il pennello con  grande sfoggio d’inquadrature d’ambienti esterni e di deliziosi paesaggi. Si serve del colore con esperienza e con scene a campo lungo, per la spaziosità dei suoi cieli riprodotti sulla tela con mobili riflessi e trasparenze. Una pittura, quella di Giuseppe Milone, fondata su colori ad olio brillanti e fluidi, da cui sembra sprigionare un caldo sentimento vitale, una pittura fatta per la gioia dei nostri occhi. Cattura la natura attraverso una morbida luce dorata che affiora da un verde angolo di campagna, con alberi e cespugli dai toni verdi e bruni. La composizione e la prospettiva sono ottenute con la variazione di tono dei colori fondamentali, più o meno densi di luce, con colori e tinte diverse, messe vicino a piccoli tocchi, miscelati e legati nel quadro mediante l’accostamento dei colori complementari. La pittura raccontata dal nostro Maestro nei suoi dipinti, nell’intensità della luce, nello stile, trova ispirazione alle scuole pittoriche di un certo romanticismo espresso nel passato da grandi pittori come: Washington Allston, Thomas Cole, John Constable e Giorgione. Giuseppe Milone per mezzo della sua maturità pittorica conquistata nel tempo, con fatica, con passione, con amorevolezza, a noi osservatori, oggi, offre in dono la sua espressività artistica alta e piena di luci e di colori rigogliosi e fiammeggianti…

 

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Sulla soglia della speranza

 

Barcellona – Nino Pino (poeta – umanista – scienziato) uno spirito essenzialmente libertario che con autentica sapienza del cuore, ha  saputo lucidamente preconizzare il dramma dell’uomo moderno.

 

Nella realtà è la speranza a segnare il passo. Ogni giorno è un frammento d’esistenza da riempire e consegnare al futuro della storia umana, in ogni modo all’eternità. Il presente acquista valore dalla meta da raggiungere: senza futuro la vita diventa un pantano.

 

Nino Pino nasce a Barcellona Pozzo di Gotto il 17 settembre 1909 ed è morto il 26 luglio 1987 nella sua abitazione di Via Operai. Fu per parecchi anni professore di Zootecnia presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Messina e negli ultimi anni della sua vita visse isolato e usava vestire come un uomo d'altri tempi e teneva il suo sigaro spento tre le labbra. Una figura leggendaria e un condottiero coraggioso, che nella sua vita avversò sempre l’evolversi della nuova società consumistica. Fu un convinto assertore che la nuova società avrebbe prodotto degli effetti disumanizzanti attraverso la logica del profitto. Ecco che in Pino insigne uomo di cultura e nostro concittadino nella sua lirica, faceva emergere tenacemente l’amore per una società di liberi pensatori e rispettosa dell’ambiente. “E vennero/ planando/ a brevi colpi d’ala/ a stormi/ le calandre/ flautando a mezz’aria  il loro cantico alla vita/. E vennero/ puntuali/ i cacciatori/ a dilacerare l’aria con messaggi di morte/. E venne il dissesto ecologico/ soluzione totale/”. Nino Pino contro le “le false barriere”  create dall’uomo nemico dell’uomo e contro ogni libertà egoistica ed egocentrica, si oppose alla cultura mercato. Le sue opere e la sua vita furono dedicate a tempo pieno all’impegno civile di sensibilizzare le coscienze, per provocare rilevanti cambiamenti nella società. Il nostro illustre concittadino con il suo sguardo meditativo  sapeva vedere la vita nella sua profondità, cogliendone le dimensioni di bellezza e amore verso libertà di pensiero. La sua vita piena e pura ha saputo illuminare la nostra storia con riflessioni e pensieri che ci portano in un sentiero di verità universale e necessario per varcare la soglia della speranza! Nelle sue azioni  si orientò sempre verso il bene comune,  con religiosa umanità, alla ricerca di un mondo in cui l’uomo “è fratello del fratello, ansioso solo d’amore”, con attenzione alla dignità dell’uomo e all’affermazione dei diritti umani. “ Porgiamoci la mano e andiamo avanti / chiunque tu sia chiunque io sia/ sul sentiero che ci porta in alto e ci accomuna”. Nino Pino fu anche un poeta che nei suoi temi lirici preferiva i crepuscoli con la sua poesia intimista e di forte sentimento sociale. Nelle sue liriche sapeva descrivere le stagioni dell’anima, per spaziare verso l’infinito. Donandosi ad un dialogo favorevole che nobilitava  e valorizzava la sacralità dell’uomo. “Lasciami solo! Io voglio ascoltare il sussurro dei fili d’erba, il silenzio del mare sotto folate rade di vento. Attento, attento, ascolta nell’erba folta il lieve tormento…” Per mezzo della poesia sapeva esprimere l’ansia della sua ricerca di ancorare la propria esistenza ad una verità. L’uomo che cerca la verità: è dunque anche chi vive di fede e crede nei valori veri e autentici che possono perfezionare l’animo umano verso il bene. Questi valori veri suscitano interrogativi e stimolano domande l’uomo li trova non rinchiudendosi in se stesso, ma aprendosi ad accoglierli anche nelle dimensioni che vanno di là dalla verità reale di ciò che ci appare. Ecco che nella sua poesia con autentica originalità e con ricchezza  di grazia, attingendo alla società e alla natura che gli appartiene da vicino. Nino Pino ci svela e fa emergere dai suoi versi, in tutta la sua profonda drammaticità, un popolo oppresso e tormentato da un'economia che lo costringeva a restare perennemente costretto ad una sottomissione quasi schiavizzante.

 

Il suo sapere e le sue opere, in questo nostro lembo di terra tormentato riecheggiano per ridare dignità alla persona,  aspirano a rendere la vita dell’uomo sempre più umana. Bisogna avere rispetto all’inviolabilità della vita e dell’integrità personale che ha il suo vertice nell’insegnamento: “ Ama il tuo prossimo come te stesso”. Tale precetto trova il suo aspetto più profondo nell’esigenza di rispetto e  amore nei confronti d’ogni persona e della sua vita. Bisogna contrastare la cultura del male che domina attraverso la violenza che si consuma nei confronti di milioni di persone, specialmente bambini, costretti a vivere ancora oggi, nella miseria, alla sottonutrizione, alla fame. Oppure la violenza che nello scandaloso commercio delle armi favorisce la spirale dei tanti conflitti armati, alla seminagione di morte che si operano attraverso incontrollato dissesto degli equilibri ecologici, o la criminale diffusione della droga. L’avvenire dell’umanità passa attraverso la famiglia e la scuola. Con genuina saggezza etica è opportuno che le istituzioni che contano, con retto sentire che consiste nella comprensione del senso ultimo della vita e dei suoi valori fondamentali. Nelle loro azioni, siano “ finalizzati” a valorizzare la persona umana nella sua intera verità, nella sua libertà e dignità, riedificando una società più umana. Nino Pino come soggetto attivo è uomo di vera e immensa umanità e cultura. Per il riconoscimento di un’identità sociale  che superi la profonda ingiustizia  del possesso e del dominio, minacciato dagli egoismi dei singoli. Nelle sue opere, mette in luce e pone al centro delle sue attenzioni i tratti fondamentali dei valori che convergono al bene comune dell’umanità. La brama esclusiva di possesso e la sete del potere, sono dei meccanismi perversi  che, nella personalità umana, devono essere sostituiti con nuovi e più giusti valori conformi al bene comune dell’umanità.  Ma questo richiede la solidarietà come virtù essenziale e preminente da non intendere come sentimento di vaga compassione e di superficiale intenerimento per i mali di tante persone. La vera ed autentica solidarietà consiste nella determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune. Ecco che i versi e gli scritti di Nino Pino, segnano la storia della nostra città vanno letti, gustati e meditati. E ci accorgeremo di respirare aria pura, di una vissuta nella pienezza della fedeltà all’uomo e alla natura, con la consapevolezza che Dio vive e pulsa in noi e nella natura. Nino Pino con la fede della speranza che ci accomuna, ci lancia un monito quello di edificare una civiltà dell’amore.  “Stanotte è balzato alla vita il sogno creduto chimera: il sogno per cui tanti forti indomiti sono morti e tanti ancora morranno, il sogno per cui tanti morti sono vivi e per sempre vivranno nei cuori. Fratelli! Dal fondo dei cuori, sia sempre più viva la fede”. Ecco che nel buio e nel deserto della nostra epoca e nelle sfide sempre nuove che la storia ci presenta, la forza e la fedeltà di Nino Pino verso la natura e l’uomo, rimanendo sulla soglia della speranza: è un’eredità che merita di essere riletta e valorizzata.

 

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Un punto di riferimento

 

Nino Pino (poeta – umanista – scienziato) uno spirito essenzialmente libertario che ha saputo lucidamente anticipare il dramma dell’uomo moderno.


Ogni giorno è un frammento d’esistenza da riempire e consegnare al futuro della storia umana e all’eternità nel suo divenire. Il presente acquista valore con riferimento alla meta che si vuole raggiungere. E senza futuro la vita diventa una palude. Ecco che nella realtà è la speranza a segnare il passo.


Nino Pino è un punto di riferimento importante, nella nostra storia cittadina, che nella sua vita ha saputo offrirci un'imperitura testimonianza: per purezza d'immagine, per immediatezza di linguaggio, per i contenuti ideali d'umanità. Un uomo autentico e modesto che, con profonda generosità,  con spirito indomabile, sapeva penetrare nell’intimo della gente. Il nostro illustre concittadino nasce a Barcellona Pozzo di Gotto il 17 settembre 1909, e muore il 26 luglio 1987 nella sua abitazione di Via Operai. Fu per parecchi anni professore di Zootecnia alla Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Messina. Una figura leggendaria, un condottiero coraggioso che, nella sua vita, con un’illuminata cultura della libertà, avversò sempre l’evolversi della nuova società consumistica. Con una smisurata passione per la letteratura e per la scienza, fu un convinto assertore che la nuova società avrebbe prodotto degli effetti disumanizzanti attraverso la logica del profitto. “E vennero/ planando/ a brevi colpi d’ala/ a stormi/ le calandre/ flautando a mezz’aria il loro cantico alla vita/. E vennero/ puntuali/ i cacciatori/ a dilacerare l’aria con messaggi di morte/. E venne il dissesto ecologico/ soluzione totale/”. Contro “le false barriere” create dall’uomo nemico dell’uomo e contro ogni libertà egoistica ed egocentrica, si oppose alla cultura mercato. Le sue opere e la sua vita furono dedicate a tempo pieno all’impegno civile di sensibilizzare le coscienze, per provocare rilevanti cambiamenti nella nostra comunità. Il nostro illustre concittadino, con il suo sguardo meditativo, sapeva vedere la vita nella sua profondità, cogliendone le dimensioni di bellezza e amore verso la libertà di pensiero. Con la sua vita piena e pura Pino ha saputo illuminare la nostra storia con riflessioni e pensieri che ci portano in un sentiero di verità universale. Il nostro concittadino, nelle sue azioni si orientò sempre verso il bene comune, con religiosa umanità, alla ricerca di un mondo in cui l’uomo “è fratello del fratello, ansioso solo d’amore”, con attenzione alla dignità dell’uomo e all’affermazione dei diritti umani. “ Porgiamoci la mano e andiamo avanti / chiunque tu sia chiunque io sia/ sul sentiero che ci porta in alto e ci accomuna”. Nino Pino con la sua poesia intimista e di forte sentimento sociale nelle sue liriche, sapeva descrivere le stagioni dell’anima per spaziare verso l’infinito. “Lasciami solo! Io voglio ascoltare il sussurro dei fili d’erba, il silenzio del mare sotto folate rade di vento. Attento, attento, ascolta nell’erba folta il lieve tormento…” Per mezzo della poesia sapeva esprimere l’ansia della sua ricerca di ancorare la propria esistenza ad una verità. E l’uomo che cerca la verità, è dunque anche chi vive di fede e crede nei valori veri e autentici che possono perfezionare l’animo umano verso il bene. Questi valori veri suscitano interrogativi e stimolano domande e risposte che l’uomo trova, non rinchiudendosi in se stesso ma, aprendosi li va a raccogliere anche nelle dimensioni che vanno al di là della realtà visibile.
 

Ecco che nella sua poesia con autentica originalità e con ricchezza di grazia, attingendo alla società e alla natura che gli appartiene da vicino, ci svela e fa emergere dai suoi versi, in tutta la sua profonda drammaticità, un popolo oppresso e tormentato, da un'economia che lo costringeva a restare perennemente sottomesso, quasi schiavo. Il suo sapere e le sue opere, in questo nostro lembo di terra tormentato riecheggiano per ridare dignità alla persona, aspirano a rendere la vita dell’uomo sempre più umana. Bisogna avere rispetto all’inviolabilità della vita e all’integrità personale che ha il suo vertice nell’insegnamento d’origine cristiana: “ Ama il tuo prossimo come te stesso”. Tale precetto trova il suo aspetto più forte nell’esigenza di solidarietà e amore nei confronti d’ogni persona. Bisogna contrastare la cultura del male che domina attraverso la violenza che si consuma nei confronti di milioni di persone, specialmente bambini, costretti a vivere ancora oggi, nella miseria e nella fame. La violenza nello scandaloso commercio delle armi favorisce la spirale dei tanti conflitti armati. La seminagione di morte della nostra natura, è esercitata attraverso l’incontrollato dissesto degli equilibri ecologici. La criminale diffusione della droga semina morte nella nostra gioventù. L’avvenire dell’umanità passa attraverso la famiglia e la scuola! Con genuina saggezza etica è opportuno che nelle loro azioni le istituzioni che contano, siano “ finalizzate” a valorizzare la persona, riedificando una società più umana, che superi le barriere dell’ingiustizia minacciata dagli egoismi dei singoli. L’opera e la vita di Nino Pino, mettono in luce e pongono al centro delle sue attenzioni i tratti fondamentali dei valori che convergono al bene comune dell’umanità. La brama esclusiva di possesso e la sete del potere, sono dei meccanismi perversi che, nella personalità umana, devono essere sostituiti con nuovi e più giusti valori conformi al bene comune dell’umanità. Ma questo richiede la solidarietà come virtù essenziale e preminente da non intendere come sentimento di vaga compassione e di superficiale intenerimento per i mali di tante persone. La vera ed autentica solidarietà consiste nella determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune. I versi e gli scritti di Nino Pino segnano la storia della nostra città e vanno letti, gustati, meditati, e ci accorgeremo di respirare un’aria pura. Quella di Nino Pino è una vita vissuta nella pienezza della fedeltà all’uomo, con la consapevolezza che Dio vive in noi e nella natura. Con la fede della speranza che ci accomuna Nino Pino, ci lancia un monito quello di edificare una civiltà dell’amore. “Stanotte è balzato alla vita il sogno creduto chimera: il sogno per cui tanti forti indomiti sono morti e tanti ancora morranno, il sogno per cui tanti morti sono vivi e per sempre vivranno nei cuori. Fratelli! Dal fondo dei cuori sia sempre più viva la fede”. Nel buio e nel deserto della nostra epoca, nelle sfide sempre nuove che, la storia ci presenta, nella nostra modernità. La forza e la fedeltà di Nino Pino di credere nella natura e nell’uomo: è un’eredità che merita di essere riletta, meditata, e valorizzata, per tentare di costruire insieme la nostra storia, con la forza dell'amore che ci accomuna.
 

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Oltre il muro della storia


Qualche giorno fa ho letto un libro di Melo Freni “ La Valle della Luna” edito dalla casa editrice “Medialibri”. Tale opportunità di lettura mi è stata offerta da un amico Francesco Salamone che ringrazio dalle pagine di questo giornale. Per avermi dato la possibilità di conoscere lo scrittore Freni da un’angolatura artistica che io non conoscevo. Fin dalle prime pagine il nostro autore dimostra di possedere nella sua forma espressiva uno spirito sensibile, in cui la parola schizzata che affiora va oltre il dato descrittivo e sprigiona profonde risonanze di gradevolezza. Indubbiamente la storia narrata in parte è frutto dell’immaginario, ma è anche una scrittura fatta di commosso impegno etico e sociale. Dove lo scrittore con i colori mentali del bianco e del nero che predominano il romanzo, si proietta nell’infinito e si pone di là dal tempo storico raccontato. Con fatti e vicende premonitori di un futuro senza futuro. Attinge ad una difficile e soffocante verità storica:  ”Mia madre dice che qui la legge non ce n’è e che i briganti, che vengono dai grossi paesi, sono protetti dai gentiluomini. E allora gentiluomini non sono! Non lo so”.  Freni tra le righe della storia rievocata, avverte il bisogno di innalzarsi dall’infimo terrestre. La forza motivazionale che lo ispira non è tanto l’amore tra Giovanni e Rosina, ma il desiderio di voler gettare una nuova luce nella nostra tormentata e oppressa terra di Sicilia. Nel libro lo fa raccontando amori e rancori che, stilisticamente, s’intrecciano: tra verità e invenzione. In una pagina del libro affiora l’immagine di una Sicilia reale e concreta, dove uno dei personaggi afferma: “L’anima della Sicilia è combattuta. C’è chi aspira ad essere liberato, chi si trasforma per mantenere i privilegi. E si fa leva sulla buona fede. E come la polvere questa buona fede, copre e corrode. Paradosso mortale”. In queste affermazioni vi è una lucida analisi della realtà del nostro passato che si attualizza nel presente. Il nostro autore vuole uscire dalle ombre della storia, per risalire dalla voragine del tempo che divora le nostre forze e le nostre coscienze. Ecco che nella narrativa di Freni, vi è una fusione di una molteplicità di tracce di pensiero, di figurazioni, di affetti, di naturalezze, di ricerche dell’universale in tutto ciò che vi è di particolare. Ogni frammento della realtà descritta, racchiude in sé, i colori, i sospiri, le bellezze, della nostra terra. “Giovanni si curvò, afferrò un pugno di sabbia e palpandola fra le dita si accorse che era calda e fina, come una cipria, una polvere depositata dalla luna”. Immagini colte dall’occhio e fissate indefinitamente nella mente e sono arricchite con elementi descrittivi popolareggianti e tradizionali. Raccontando Freni ci rileva e ci fa rivivere nel passato. Evocandoci tradizioni e memorie, ci suggerisce di preservare nella mente e nel cuore la nostra identità culturale. Di un passato che appartiene alle nostre radici storiche, e che attraverso un linguaggio semplice, ma nello stesso tempo interiormente profondo, ci tocca il cuore. Dove lo scrittore nelle sue riflessioni e nel suo divenire esistenziale, avverte la necessità che l’uomo nel suo esistere deve andare di là dalle cose. La sua è una riflessione maturata e cosciente che il male può essere sconfitto soltanto con un sentimento di solidarietà collettiva. Questa è la via che và perseguita da ognuno di noi. Uniche armi utilizzate dai personaggi di Melo Freni sono la fede, la memoria, il coraggio. Sulla morte di Giovanni personaggio principale del racconto Freni con la figurazione dei sentimenti che pervadono l’animo di Rosina chiude il libro. “Non aveva occhi per piangere. Era fredda, come il chiarore che inondava la valle della luna, quasi che nulla fosse accaduto, che naturale fosse lo smemorato oceano di silenzio in cui tutto era precipitato”. Chiarore e morte inondano “La Valle della Luna”. Ma nella descrizione dei paesaggi delle nostre montagne, sotto le righe, dalle pagine del romanzo, l’autore ci fa intravede anche un messaggio di speranza. Una possibilità di salvezza legata all’ottimismo della volontà. Per abbattere il pessimismo della ragione attraverso un riscatto culturale. Allora ascoltiamo l’invito di un altro nostro illustre concittadino Nino Pino che in alcuni versi nel passato ci consigliava: “ Porgiamoci la mano e andiamo/ chiunque tu sia chiunque tu sia/ sul sentiero che porta in alto e ci accomuna!” …

 

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  Verso La Luce

 

  Per liberarsi da ogni impurità dello spirito e portare il reale nella sfera dell'assoluto bisogna riconquistare l'identità perduta.

  

Nel passato un illustre scrittore ragionando sulla poesia ebbe a dire: " Se c'è su questa terra e fra tutti i nulla qualcosa da adorare, se esiste qualcosa di puro, di sublime, qualcosa che ci consente di soddisfare questo nostro smisurato desiderio dell'infinito questa è la poesia".

 

La poesia consente all'uomo poeta, di inabissarsi dentro di sé. E questa dimensione dell'andare dentro di sé, offre a chi fa poesia l'opportunità di sprofondare nella propria memoria, attraverso un processo d’interiorizzazione dei ricordi. E i ricordi affliggono l'oblio e il dubbio quotidiano dell'uomo poeta. Dove il nulla e la finitezza temporale della vita terrena spingono lo stesso poeta a riflettere sul mistero dell'esistenza. Per capire: " Ciò che fummo e che cosa siamo divenuti e dove eravamo o dove siamo stati gettati e dove andiamo". Ebbene in queste giornate estive mi sono ritrovato a leggere un libro di poesie, dal titolo "Melodie e incanti", che mi è stato donato da Giuseppe Giunta. Nel libro sin dalle prime composizioni si nota che il poeta barcellonese vuole e si diletta a trasferire in versi le proprie riflessioni esistenziali, attraverso un viaggio all'interno della sua anima che sembra posseduta ed inghiottita dal pensiero della nascita, della morte e dall'ignoto. Nei suoi versi liberi tratteggia una poesia che sembra prendere consistenza dalla sacralità che emerge dalle parole scelte. Ove per mezzo dell'ermetismo poetico la poesia di Giunta, si dibatte tra l'esistenza e il nulla, tra realtà e mistero dell'universo.

E con sinuosa grazia raggiunge un respiro poetico di apprezzabile livello, per i toni e timbri prescelti, evidenziando, a piena luce, una notevole saggezza spirituale.

 

In diverse poesie del libro si nota da parte dell'autore una nostalgia per l'oscurità, per il buio, per il silenzio, che abitano nella sua spiritualità: " Io vestito di nebbia/ sono giunto trascinando il peso della nostalgia alla tua presenza/ e con me i ricordi e ancora i ricordi, in una cesta di arance amare.../. Il pathos poetico dell'autore vibra ovunque nei suoi versi e ci viene disvelato come una rivelazione profetica. Nelle sue pagine si legge: " Quale amore più grande se non quelle del silenzio/ ove il frastuono si affievolisce/ e le parole soffiate in gola non servono". Nella poesia di Giunta vi si trova il dialogo con le ombre che permettono al poeta di oltrepassare i confini dello spazio e del tempo, e di vincere il destino di morte spirituale, e di colloquiare con chi non c'è più. Tutto ciò attribuisce alla sua poetica un significato magico ed esoterico, per i temi trattati, che lo collocano nell'oscura zona di confine che oltrepassa col pensiero l'inconoscibile e l'inesprimibile. In cui la parola nella sua essenza pura e assoluta assume un valore di un'improvvisa folgorazione, capace di illuminare e rendere visibile le sue aspirazioni spirituali. In queste circostanze di pensiero la sua poesia, è una preghiera antica e laica. Che consente al poeta Giunta di scendere verso la nebbia, per poi risalire sulla terra in piena luce, per mezzo di un processo d'immersione rituale e purificante nelle acque primogenite della nostra originaria esistenza. E questo tuffo all'interno della sua spiritualità permette al poeta Giunta di raggiungere un fluire poetico frenetico ed implacabile, che gli consente di conquistare la piena consapevolezza di una raggiunta identità e maturità poetica. Dove per mezzo dei ricordi e attraverso il simbolismo delle parole, tenta di recuperare il proprio passato e poeticamente s'innalza alle vette supreme: "Come l'effervescenza di luce/ in un angolo di acqua oscura/ illumina la salsedine/ e annacqua languide scogliere/ così la pelle colante/ si appiccica al vetro chiaro/ di una finestra illuminata sull'ignoto". Oggi, con questa sua ultima opera, si può ben affermare che nella poesia di Giunta. L'uomo granello di sabbia gettato nell'infinito da una mano sconosciuta, vuole rimuovere le oscurità esistenti. Per risalire dalle tenebre e innalzarsi alle più alte vette del mistero, per ritornare a ricongiungersi alle sue origini, attraverso un volo spirituale s'innalza e s'incammina poeticamente...

 

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Un raggio di sole

 

La figura cammina con il tempo come la mano del pittore dipinge nel tempo. Un tempo storico in cui l’artista, si sente imprigionato come in una gabbia dalla quale vorrebbe evadere ogni qualvolta si trova da solo di fronte alla tela bianca. E prova un senso d’inquietudine, ma avverte anche nel proprio animo un’attrazione irrazionale.

 

La pittura è un grande atto d’amore. Ma è anche un inno al creato, alla bellezza della natura. A quella natura che per mezzo della forza irradiante dell’immagine pittorica, si lascia vedere e ammirare. Pittoricamente parlando, l’immagine parte dal profondo dell’anima come un canto che ci fa scoprire la vita. E la vita è fatta di preoccupazioni, di dolori, di tormenti, che ci cadono addosso nel nostro vissuto quotidiano. Ecco che oggi proprio con l’attenzione e la riflessione rivolta all’arte pittorica di Carmelo Biondo, si può ben affermare che il nostro artista nei colori, negli odori, nei profumi, la pittura la sempre ben conservata nel cuore e nella mente. Tra tensioni spirituali, travagli interiori, stati d’animo particolari, nella sua fase cronologica di maturazione pittorica la pittura nello stile espressivo di Biondo si distacca dagli elementi iniziali che gli sono stati forniti dal padre. E si affina nel tempo nella pura tecnica. In questo fondale senza tempo, la passione, l’impegno, gli hanno consentito di ottenere con i colori nuove sonorità creative. Con efficace carica emotiva, i suoi colori, la sua luce pittorica, ci fanno assaporare gli aromi e la saporosità di questa nostra terra di Sicilia. La sua è una pittura in movimento, in continua evoluzione, caratterizzata da un incessante e costante studio prospettico e coloristico. Nelle sue tele, nei suoi pannelli, nei suoi bozzetti, la memoria occupa un ruolo preminente. Perché il ricordo è memoria, è nostalgia, è amore.

 

Il racconto nel suo ciclo espressivo, è denso di tante esperienze che sono catturate sulla tela con contorni deboli e sfumati quasi da sogno. La scena dipinta sul quadro per Biondo, non è una finestra comunicante con il mondo. Ma è soprattutto un obiettivo che si pone in collegamento con le immagini mentali. Ove le forme svaporate e deformate proprio dalla forza emotiva, possiedono, nella loro interiorità, frammenti di ricordi dell’adolescenza. Segnate da un lento ma inesorabile trascorrere del tempo, giungono a farsi materia parlante e sussurrante e nel colore e nella forma. Un’atmosfera singolare e meravigliosa che con coerenza spaziale e figurativa, Biondo riesce ad imprigionare e liberare nei suoi dipinti con autorevole originalità con scene paesaggistiche delle nostre coste, del nostro mare, dei nostri promontori come quello del Tindari. Con le spiagge di Marinello con la sabbia, le conchiglie, la risacca delle onde che immortala sulla tela proprio nell’attimo in cui il giorno, si approssima al tramonto e il cielo si tinge di colore arancio denso. Inquadrature che l’artista, lascia cadere sul quadro dopo che la sua pittura ne ha inondato lo spazio. Pezzi di natura che, si sovrappongono, si fondono, con il colore intenso degli smalti e degli acrilici, e acquistano una nuova armonia nei suoi dipinti. L’arte pittorica nella sua fase cronologica di composizione ed esecuzione è un po’ come il mare, intensa e imprevedibile, è fatta di bagliori improvvisi. Biondo prova una forte attrazione per le forme digradate e per le indefinibili tonalità del mare. Proprio per queste esigenze d’interiorità spirituale ed emozionale, la sua è una pittura che si pone a limite: fra l’informale e il figurato e in alcune opere si manifesta con qualche tocco di puro impressionismo alla Van Gogh. Il suo disegno alcune volte ricorda l’impronta di una montagna, altre volte la linea lontana dell’orizzonte. La Pittura del nostro artista è essenziale ma in continua evoluzione, dove il segno diventa pittorico e i colori si rendono più scuri e intensi. Illuminate da una luce improvvisa, oppure percorse da una grossa e morbida macchia nera che avvolge il tutto nel mistero. Fino a giungere alla freschezza di una pittura venata da malinconie. Dove i paesaggi, trovano la propria forza espressiva nella semplicità e nella luminosità dei colori. Sono spaccati di marina, ottenute con pochi segni e colori mutevoli che vanno dal blu intenso al nero, dal bianco al rosso, capaci di rendere con pienezza, il chiaroscuro, e il movimento delle onde spumeggianti che si accavallano e si distendono sulla spiaggia. Con un delicato equilibrio di ritmi e luci. Biondo nel suo ciclo artistico va oltre la realtà. Entra nell'essenza della forma e del colore, attraverso le sensazioni che si agitano all’interno della sua anima. Con le sue opere pittoriche, il nostro artista sopraggiunge ad una nuova visione del mondo. Con un brillante estro creativo raggiunge un orizzonte senza confini. Dove il silenzio, è profondo e solenne. Dove la pittura a noi osservatori, ci offre le emozioni più tenere, quasi profumate dall’acqua del nostro mare. Che di sera con una fila interminabile di riflessi luminosi sull’acqua del nostro Tirreno, risplendono lungo il litorale di Marinello e si disperdono oltre il golfo del Tindari.

 

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Nel segno della pittura

 

Capo D’Orlando – Nella sala convegni della villa di Lucio Piccolo il 7 ottobre a Capo D’Orlando, due generazioni a confronto, lungo un percorso pittorico che dal classicismo ci porta all’impressionismo…
 

Nel nostro tempo il punto massimo dell’esistenza, nella nostra modernità, sembra consistere, per molti, nel mostrarsi giovanili e attraenti. Nella nostra società moderna domina il culto dell’apparire e dell’effimero, soprattutto, nelle nuove generazioni si perde il senso profondo dei valori. Per superare gli egoismi e le indifferenze del mondo d’oggi, bisognerebbe costruire una società unita nel rispetto della persona e della sua cultura, per una vita più bella e più autentica, la pittura è una risorsa da valorizzare. Perché una Comunità, deve essere fatta di valori spirituali e culturali e non da sole aspirazioni materiali. Ecco che per valorizzare l’arte, il sette ottobre, a Capo D’Orlando, nella sala convegni della Villa di Lucio Piccolo immersa in un giardino lussureggiante ricolmo di fiori e di piante secolari d’alto fusto si è realizzata la mostra. La manifestazione pittorica è stata presentata dall’esimio professor Carmelo Romeo dell’Università di Messina che, per l’occasione, quella sera, ha avuto parole di stima per Francesco e Carmelo Biondo. Le opere esposte hanno suscitato molto entusiasmo fra i numerosi e qualificati visitatori intervenuti per l’evento. Ecco che nella stesura del presente articolo entrando nel merito della valutazione delle opere realizzate da Carmelo Biondo, si può affermare che lo stile pittorico rappresentato dal nostro maestro è in prevalenza d’impronta classica, con elaborazioni sceniche sulla tela ricche nei dettagli, che sono squisitamente cinquecenteschi per stile e contenuto. Una pittura ad olio in cui il nostro pittore, esalta la figura umana e la proietta sul quadro con particolare suggestione visiva. Opere di stampo rinascimentale dove in alcune composizioni il segno rende visibile le passioni, ma nello stile vi trionfa in parecchie tele anche il Barocco. Rappresentazioni pittoriche in cui si esalta la figura dei personaggi illustrati che, sono immersi in un’apoteosi di richiami biblici, per esprimere nel dipinto la presenza del soprannaturale. Uno stile classico che nel tocco della pennellata e del disegno, avvicina Francesco Biondo agli antichi maestri del passato. Francesco Biondo è di formazione autodidatta che sa esprimere ottimamente la sua potenzialità artistica anche nel gioco delle luci con una ricca tavolozza di colori. Nelle rappresentazioni sceniche dei suoi dipinti, s’intravede un mondo antico che si rende evidente nei temi trattati, che ci riportano alla visione scenica di una realtà dove si percepiscono con l’immagine i sapori e i profumi di un tempo a noi lontano.
 

Nella pittura di Carmelo Biondo, diversamente, si manifesta una spiccata capacità creativa utilizzando tecniche diverse, con il lodevole intento di dare alla realtà una sua personale visione, con velature cromatiche sottili, dove il colore è distribuito armonicamente. Un percorso esistenziale ed artistico quello di Carmelo Biondo che, nelle sue composizioni pittoriche, nei disegni, nei colori, nelle forme, ci rievoca i tormenti e i problemi del nostro mondo. Per mezzo di uno stile che va dal figurativo all’informale, dal concettuale all’ideale, dal razionale all’irrazionale, in uno spazio a temporale dove il tutto è sospeso e va oltre la nostra realtà visibile. Percorrendo un tempo dove l’anima si svela nel segno e nel colore, si esprime nello stile, e si apre ai confini dell’oltre che vive dentro il nostro essere. La pittura nello stile pittorico di Carmelo Biondo nei contenuti, con una vocazione in chiave impressionistica nelle tecniche utilizzate, si adegua alla nostra modernità, con il suo colore che non è imitativo ma interpretativo. Carmelo Biondo nelle sue rappresentazioni pittoriche mira a raggiungere a nuovi risultati nella spazialità e nella stesura del colore, in alcune opere si nota anche una carica di drammaticità e angoscia irrazionalmente ispirata da ciò che pulsa dentro l’animo del nostro artista. Il nostro pittore con le sue luminosità e sfumature seguendo un lungo percorso interiore, in cui la spiritualità occupa una posizione preminente in opposizione al materialismo della nostra società attuale. Un pensiero creativo quello di Carmelo Biondo che artisticamente, lo porta verso la ricerca di un nuovo alfabeta visivo, con macchie di colori e leggere variazioni tonali, con atmosfere immateriali. Su questo percorso da seguire e da conquistare Carmelo Biondo, con le sue ispirazioni e percezioni, artisticamente, s’incammina in spazi che vanno ben oltre i confini della nostra realtà visibile.

 

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Un flusso vulcanico

 

In un mondo stracolmo di violenza, e ancor peggio, dall’indifferenza, l’arte ha anche una sua funzione educativa e nei suoi contenuti ci propone ideali di libertà e autonomia, per sottrarci dalle forze sfavorevoli che predominano nella nostra attualità.

 

Nino Gentile nasce a Barcellona Pozzo di Gotto nel 1944 e inizia la sua passione per la pittura. Sin da ragazzo, collabora con esperti decoratori della nostra città per poi prendere insegnamenti di disegno e pittura da maestri del luogo. Ha partecipato a molte collettive e ama definirsi: “Pittore Libertario” si è ispirato ai grandi Maestri dell’impressionismo, del cubismo sino al neorealismo, surrealismo e alla pop art ed infine al suo sperimentale magmatismo. L’arte nella sua elaborazione ed esecuzione artistica si sottopone alle sollecitazioni del rinnovamento, individuale e sociale. Un laborioso percorso interiore che si evidenzia nelle sue opere, con un “motus operandi” del nostro artista che, sicuramente, si propone un suo fine dì ordine etico e spirituale legato al terreno e non al Divino. Il suo è un viaggio indietro nel tempo che, attraverso il pensiero, partendo dall’immagine, lo farà accostare ad un caos primogenito di una visione. Le suggestioni evocate dal flusso della sua pittura, fluiscono spinti da una vigorosa azione mentale. Nino Gentile è un artista che sa bene che dietro ogni traccia di colore si nasconde il soffio misterioso della creazione. Possiede una coscienza vigile, un fervore creativo, un impulso libertario, che sulla tela si trasforma in apparizioni, inganni visivi, o impercettibili abbandoni, che forse lasciano intuire interiori tempeste emotive del nostro artista. Il rapporto che ha con l’opera è intimo, libero e primitivo, dove la realtà è alterata in visioni personali, ed ogni elemento è semplificato e modificato. Inoltre da vita a mondi e scene che in qualche sua opera, hanno le sembianze sceniche delle favole e dei sogni. L’esecuzione è dunque spesso semplice e i colori sono usati generalmente puri, con un ricco accostamento di colori. Tutte le tecniche e gli studi, quali quelli di prospettiva e proporzione, passano in secondo piano rispetto alla visione d’insieme dell’opera e al nuovo mondo che scaturisce da un’azione creativa senza regole e si basa soprattutto sull’esperienza e la sperimentazione personale, forse è un tentativo di ribellione ad ogni legame a cui spesso porta l’accademismo.

 

Nell’arte pittorica di Nino Gentile, è la pulsione libera e libertaria che si esprime nell’artista nell’atto del creare. In ogni sua sperimentazione pittorica e in alcune opere, ha la capacità di farci visualizzare sulle sue tele, l’insorgere di un caos bollente simile ad una colata vulcanica. Fra movimento e staticità, fra luci e ombre, il pittore Nino Gentile possiede nelle sue potenzialità, l’espressività pittorica di singolari bagliori guizzanti e vitalmente espressivi. Una sorta di azione in movimento della sua pittura che nel tempo, sa rigenerarsi, tramutarsi ed evolversi. Attraverso un respiro sentimentale che egli, sa imprimere alle sue opere. La sua è una pittura lirica ed emozionante che non riproduce apparenze cromatiche, ma piuttosto le armoniose diversità di esperienze visive, le quali non propongono reali soluzioni di pensieri trascendentali, bensì sensazioni riferibilí solo ad una realtà ideale, codici interpretativi di una maniera espressiva, definita Magmatismo. Un grido interiore dove le superfici pittoriche, scorrono attraverso lo spazio in pagine decodificabilí come testimonianze soggettive o come tracce di memoria. Sembra procedere guidato da intuizioni che producono bagliori luminosi e dissolvenze che, sulla tela, si dispongono in successioni di mescolanze cromatiche, alle quali si accompagnano zone oscure, dove lo sguardo si rifugia nell’attesa di un possibile messaggio. In lui si evidenziano la dosatura delle tonalità, la distribuzione dei volumi, sovrapposizioni di spessori, avvallamenti sulla superficie della tela, una tecnica esecutiva del tutto particolare, di un impasto materico e cromatico, di una sorte di inflorescenza che appartiene ad una natura incontrollabile. La mescolanza di colori del magmatismo apre infatti, porte impreviste verso luoghi dove la forma informe assume dignità. La sua capacità creativa é quella di una sperimentazione volutamente variabile, dove l’unica e giusta prospettiva, sta nella definizione della ricchezza dei risultati visivi. Certamente egli ha ereditato dall’action painting della scuola americana un certo umore malinconico, ma ne ha respinto con saggezza le minacciose malinconie di stile americano, rivolgendosi all’intelligenza e alla sensibilità di una narrazione pittorica precisa, si propone come artista di una materia comunicativa per farsi comprendere.

 

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Urge spezzare le catene feudali

 

.Matteo Collura giornalista culturale del Corriere della Sera in un’intervista confessa: “La scrittura è un’arte difficilissima che ci rende gustosa la vita e ci fa cittadini più consapevoli.

  

Un grande del giornalismo Indro Montanelli sosteneva: “Il cittadino onesto nel nostro paese non solo è ridotto all’impotenza, ma è considerato un elemento di disturbo. Per agire da cittadini onesti il coraggio non basta, ci vuole l’eroismo.”.

 

Nella sala convegni della Corda Fratres di Barcellona, con la partecipazione di un numeroso pubblico, Matteo Collura, ha presentato l’ultima sua opera letteraria. Nel romanzo di Collura dal titolo: ” Qualcuno ha ucciso il generale” pubblicato dalla Longanesi pp156 euro13, la storia risorgimentale della Sicilia fa da protagonista, con una  serie di vicende descritte, con uno stile che si rende cronaca accusatoria e indiziaria, tra realtà e fantasia. Collura scrivendo appunti, registrando testimonianze, fotografando paesaggi, racconta della Sicilia come crocevia della storia, narra la biografia del generale Corrao con uno stile personalissimo. Negli argomenti trattati e nei sentimenti evidenziati nei personaggi, le preoccupazioni si attualizzano ai problemi che ancora oggi perdurano nella nostra terra. Il nostro autore nel libro afferma: “La Sicilia è una terra irredimibile”.  Riconosciamolo. Nella Sicilia con tutte le sue contraddizioni convivono spiritualità e violenza, ricchezza e miseria. È necessario ridurre a brandelli i rami secchi. Per liberare dalle catene feudali la nostra vita e la nostra dignità,  ci vuole molto eroismo. Nel romanzo Matteo Collura racconta una vicenda coinvolgente e misteriosa di un capopopolo, uno dei grandi eroi del nostro risorgimento, che fu amato e stimato dal popolo Siciliano. Nel libro si narra la vita del generale Corrao e si traccia la figura di questo garibaldino indisciplinato e sognatore, che combatté a fianco di Garibaldi con coraggio e dignità. Nel rispetto della tradizione letteraria dei grandi scrittori stilisticamente e con preziosa espressività Collura rivede luoghi, persone, coglie atmosfere, lungo un itinerario che attraversa la realtà per giungere alla leggenda. Il nostro conterraneo Matteo Collura nato ad Agrigento e trasferitosi a Milano nel romanzo, con i suoi ricordi limpidi e struggenti, si lascia guidare dalla nostalgia e dall’amore che lo lega alla sua terra. Ma l’animo del nostro scrittore è ricolmo anche dal desiderio di volere riscattare la Sicilia. Indagando sui fatti e sui personaggi eroici del nostro risorgimento rivede i luoghi con una narrazione, limpida, mutevole, dinamica.

Una storia quella rievocata da Collura, basata su una cronaca accusatoria e indiziaria, che elabora in modo visionario documenti reali, proiettano il lettore su un confine fantastico, con epiche battaglie, dove  i protagonisti sono: Garibaldi, Crispi, Bixio, Rosino Pilo. Il tutto è rivisto attraverso lo sfondo di uno scenario ricco di feste popolari, di congiure, di sospetti, di trame segrete. L’aspirazione più forte che questa biografia romanzata riesce a mostrare nelle pagine del libro, finisce con l’essere una raffigurazione di una valorosa Sicilia garibaldina. In cui, si distingue in modo particolare la figura di un eroe che la Storia non si è degnata di riconoscere la sua legittima grandezza, ma per Collura il nostro generale Giovanni Corrao rimane un punto di riferimento. Corrao era un luminoso eroe del Risorgimento che con la sua possente figura amava il rischio e l’avventura. Un garibaldino che quando l’esercito governativo gli propose di arruolarsi con il grado di colonnello, accettò. Ma la divisa regolare non la gradiva. Il nostro indisciplinato comandante non tardò a spogliarsene, con rinuncia a tutti i vantaggi connessi. Matteo Collura nel libro si pone anche degli interrogativi: “Chi era  veramente Giovanni Corrao? Corrao era un condottiero un eroe risorgimentale, un indomabile garibaldino che dimostrò il suo eroismo in cruente battaglie”. Proseguendo nella narrazione Collura si chiede: “Chi gli ha tolto la vita con due colpi di fucile in un agguato? Un delitto di mafia su commissione dello Stato? Perché Giovanni Corrao, era diventato scomodo?” Il nostro autore risponde agli interrogativi offrendo al lettore delle sue considerazioni: “ Corrao era considerato un capopopolo. Capace di mobilitare la popolazione. Fu ucciso a solo 41 anni e all’epoca dell’evento scellerato gli fu tributato un funerale solenne, e poi l’imbalsamazione nel convento dei Cappuccini murato in una nicchia. I nostri potentati feudali hanno fatto cadere nell’oblio anche la memoria storica dei suoi uomini migliori:  discreditandoli, e impedendo il radicamento nella coscienza popolare. Le nostre istituzioni regionali, la nostra cultura, la nostra scuola, perfino all’interno delle famiglie, hanno fatto ben poco per estirpare il male. A richiamare alla memoria dei posteri oggi esiste il monumento di Villa Garibaldi a Palermo e la riabilitazione nelle appassionate pagine di questo romanzo di Matteo Collura. Il nostro romanziere contro i mercanti e i predoni del potere. Sotto le righe del libro Collura con fierezza e con forza ci suggerisce di non dare il cervello in affitto a chicchessia, di ragionare con la propria testa, e di abituarci a leggere i segni del tempo, di scegliere in base ad un imperativo etico che deve trascendere ogni altra azione. La scrittura con il suo impegno appassionato può ancora rivelare soprusi e menzogne. Bisogna remare: contro i potenti e i prepotenti, contro i crudeli e gli ingiusti, contro quelli che sono schierati sempre a difesa della menzogna. I nostri governanti, con furbizia e inganno, spesso, manipolano la verità in difesa del loro esibizionismo e voglia di protagonismo. Sul concetto etico dello scrittore Leonardo Sciascia sosteneva: ” Lo scrittore deve stare sempre all’opposizione. La missione dello scrittore è di stare sempre contro il potere. Voglio dire che deve criticare, molestare, insultare, attaccare, denunciare il potere. Lo scrittore deve essere come una sentinella contro il potere”. Ecco che per uscire dal ghetto, la letteratura può e deve contribuire a leggere e modificare la realtà, proprio in difesa della liberta e  della giustizia…

 

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Il trionfo della pittura

 

La pittura di Francesco Biondo è di forte suggestione visiva: fatta per la gioia dei nostri occhi, con mobili riflessi e trasparenze; in cui il colore sembra emanare un caldo sentimento vitale.

 

Nel Novecento l’arte figurativa ha perso la capacità di produrre immagine e di narrare. L’immagine è stata sostituita dal concetto. Ma la rappresentazione mentale separata dalla realtà coinvolgente della vita, è astratta e vuota. E la caduta dell’immagine è portatrice nella nostra contemporaneità soltanto di nichilismo. Dove la vita dello spirito, è ormai ridotta a pura clandestinità.

 

L’arte pittorica nel nostro pittore nel suo itinerario non nasce da una scuola accademica, ma proviene da una capacità insita nell’uomo stesso per dono naturale. Abilità che senza cedimenti, si evolve attraverso la personale sensibilità ed esperienza che il pittore porta avanti con sacrificio e dedizione. Nel tempo con frenetico entusiasmo si raffina nelle sue qualità cromatiche e, con la fusione dei colori e della luce, riesce a sfiorare le addolcite forme. Nella nostra città tra gli artisti che questa strada hanno perseguito, come autodidatta, un posto d’onore spetta a Francesco Biondo. Il nostro Maestro da oltre mezzo secolo nei ritagli di tempo libero dalla sua attività di decoratore, si dedica con amore e passione alla pittura. Con soffitti riccamente decorati da intagli e pitture che durante il corso della sua attività lavorativa, sono stati realizzati su commissione in numerose chiese e palazzi della nostra provincia. Biondo come un buon artigiano di vecchia bottega pittorica, con la mente rivolta all’arte antica del barocco e al colore della pittura veneta. Con naturale talento artistico durante il cammino della sua vita, ha osservato i capolavori dei grandi Maestri rinascimentali da Leonardo a Michelangelo. E forse pure il nostro artista durante il percorso della sua esistenza ha guardato attentamente con grande interesse il realismo pittorico del Caravaggio, del Guercino, di Rubens e di Velàzquez e anche la personale capacità ritrattistica caratteriale di Van Dyck. Ecco che la pittura per influsso visivo delle opere di questi grandi Maestri, diviene così per Biondo un canto alla vita per mezzo dell’irradiante immagine dipinta sulla tela. La tavolozza di Biondo nei suoi dipinti si mostra briosa ed effervescente, con una pennellata che si traccia sulla tela energica, sicura e spontanea. Nelle sue rappresentazioni sceniche il nostro Maestro preferisce le composizioni dinamiche, con corpi fiorenti e ricche di panneggi di tipo fiammingo, con riflessi e trasparenze, che nei colori ci riportano all’audacia cromatica di Rubens. Con forza plastica Francesco Biondo sa entrare nell’essenza della forma; non influenzato da pregiudizi formali ma soltanto dalla passione verso la pittura. Il segreto di Biondo che nobilita le immagini dipinte, sta nella luce che si posa quieta sulle figure e su le cose, ottenuta con piccoli tocchi spesso realizzati negli accostamenti raffinati dei suoi colori.

 

Biondo nelle sue composizioni dimostra di possedere una ricca immaginazione e inventiva. Con abbondanza espressiva nelle sue decorazioni avvolgenti evidenzia un’arte realistica. Dove i fatti narrati, sono investiti da una luce diretta che fa emergere persone e cose da un fondo scenico, spesso, oscurato. E’ una luce materiale, ma nello stesso tempo è un raggio luminoso che nasce dalla mano del pittore attraverso i colori, capace di suscitare una forte emozione visiva, dalle tonalità brune, dorate e rosseggianti. Il nostro artista usa il pennello come una cinepresa: per ricchezza di particolari, per sapienza di contrasti e pause, per verità e fantasia di scenari. Nei suoi quadri emerge la figura umana, la natura, avvolta da una soffice luce, dai toni morbidi e vivi, dalle tonalità diverse, che vanno dal giallo al rosso, come in un sogno. Dove la composizione e la prospettiva sono ottenute, spesso, attraverso la modulazione di colori più o meno saturi di luce. Un lavoro di pennellate con pittura ad olio che sulla tela, si dispiega a grumi, a strisciate, di colore frantumato e ardente. Con questa tecnica pittorica Biondo penetra nel cuore della natura e le infonde calore, immediatezza, felicità. Abbellendo il dipinto di una luce calda e dorata con uno slancio emotivo irrefrenabile; le sue opere non sono dei freddi prodotti accademici. Il segno e il racconto fedele del figurato, rappresentano gli elementi costanti in cui matura e si sviluppa nel tempo l’arte figurativa e compositiva di Biondo. La bellezza narrata nei dipinti del nostro Maestro è umana e dolce, profondamente naturale e vera. La sua arte è densa di tante esperienze ed emozioni, che nel campo pittorico e decorativo ci trasmettono un messaggio che non deve essere disperso. L’arte espressa da Biondo deve essere ben custodita nella memoria delle nostre istituzioni locali e da tutta la cittadinanza, e va apprezzata, degnamente, nel suo giusto e legittimo valore.

 

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Tra sogno e realtà

 

La produzione pittorica espressa da Biagio Catania, si diffonde nell’animo degli osservatori con penetrante emozionalità. L’arte pittorica è vera e grande quando l’artista nelle sue opere racconta in modo possente e con spontaneità il proprio sentire individuale, il proprio mondo fantastico.

 

E tuffandosi nelle sue creazioni guarda in profondità all’interno delle passioni umane, e ci delizia lo spirito con autentiche e toccanti componimenti pittorici. Il problema fondamentale nella nostra epoca è di trovare nella vita terrena una giusta relazione di comportamento, tra il proprio essere individuale e la società in cui si vive. Oggi si avverte l’esigenza e la voglia a volersi immergere nella società, ma nello stesso tempo si aspira a proteggere la propria libertà personale. Nel presente si percepisce il bisogno di partecipare agli eventi della vita con gli altri, ma nello stesso tempo si scopre la necessità cocente di voler evadere dalla realtà, che si manifesta a piena luminosità effimera e vuota. Oggi più che mai si avverte il bisogno di andare ad esplorare terre lontane con superfici decontaminate. Rispetto al clima nefasto che si respira nell’aria che avvolge il nostro territorio, in ogni attimo della vita sociale, che ci appartiene da vicino. Un grande uomo di pensiero Charles Baudelaire nel passato argomentando sulla cultura e sosteneva: “ L’arte per essere potente e solenne, esige una continua purificazione che si ottiene in virtù del sacrificio”.In forza di queste motivazioni di carattere ideologico nel nostro pittore Biagio Catania nel suo vivere, permane già da qualche tempo una bramosia di perdersi, di annullarsi, nel ventre nobile e splendido della natura. Nel suo intimo vi è anche un ardente desiderio di vita, d’intimità, di spiritualità, che si manifesta in tutta la sua purezza.Tuttavia nel nostro artista si notano in superficie pure, le lotte, le crisi, le incertezze, le fasi di una graduale sofferenza interiore. Aspirazioni e conflitti profondi che lo portano a trovare nella pittura una ragione di vita, una spiritualità perduta, una felicità sognata.  Questo stato di velato turbamento interiore, di sensibilità esternata, di variabilità d’umore, caratterizza in modo preminente l’arte ed il pensiero del nostro Maestro.

 

Sin dall’adolescenza con passione e dedizione il nostro artista, nei ritagli di tempo libero si è dedicato alla pittura. Nel tempo con esercitazioni, con schizzi, con bozzetti preparatori della futura opera, e con uno studio approfondito nelle diverse tecniche espressive, Biagio nel tempo ha raffinato l’occhio e la mano. Con eleganza formale, con rapporti spaziali ben definiti, nella profondità della scena e delle luci. Nelle sue opere dimostra di possedere uno stile netto e preciso. Nel tempo ha saputo perfezionare sempre di più il suo disegnato riuscendo a renderlo elegante e meticoloso, anche nei particolari minuti. Nel tratteggiare con destrezza con il pennello, le ombre, le sfumature, le luci, i colori, che si osservano sulle tele dei suoi dipinti più ricchi di pregio come: Dove i temi rappresentati e descritti, lasciano l’immaginazione brillare in tutto il suo splendore. Le composizioni pittoriche narrate e illustrate si sono evolute non soltanto stilisticamente. Nei contenuti simbolici esprimono un sentimento che certamente: è generato dalle ondulazioni che partono direttamente dal cuore. In parecchi suoi lavori Biagio riesce a dare al colore e alla luce anche un senso etico e umorale. Alla rabbia verso il tempo che ci appartiene contrappone nei suoi dipinti un linguaggio espressivo raffinato e sereno. In cui il colore vibrante e la composizione dinamica si materializzano sul quadro con una pennellata leggera ma incisiva. Ecco che la natura nelle sue creazioni artistiche diventa misteriosa e ineffabile. Ove le composizioni in alcune sue scene dipinte ci comunicano una notevole drammaticità. Un tormento idealizzato da uno scenario di nebbie e bagliori vivaci. Dove i colori che emergono maggiormente sono il rosso e l’azzurro che ci rievocano tutta la fedele e inappagata sete d’infinito tipico della cultura pittorica romantica. In Biagio Catania, diciamocelo, l’arte si è evoluta non soltanto sotto il peso della ragione, ma anche e soprattutto sotto il pesante fardello che si porta nel cuore e che pulsa, costantemente nel suo esistere. La vita nel suo evolversi temporale dei giorni, non è stata sempre benevola per il nostro Maestro barcellonese. Il nostro artista stabilmente nei momenti liberi dagli impegni personali e professionali, si rifugia nella pittura come ancora di salvezza e di riscatto e liberazione. Al punto tale che per lui estraniarsi dal reale che lo circonda, gli consente di compiere un metafisico volo, tra tormenti e delizia, per poi trasferire sulla tela il proprio mondo spirituale. Questi spazi temporali dedicati alla pittura rappresentano per il nostro artista dei momenti celestiali. In cui l’anima con il furore della fantasia sembra annullarsi, perdersi nella contemplazione ed esecuzione del dipinto. Il nostro Maestro per mezzo della sua personale finezza, si è raffinato, nel tempo, frequentando idealmente le botteghe dei suoi illustri Maestri: John Constable e Turner Joseph Mallord William. Riuscendo così, con tecnica e abilità, a dare forma corporea con il colore e il disegnato, alle immagini e alle visioni che si porta nel cuore e nella mente, con i suoi sublimi voli pittorici…

 

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Nei sentieri della memoria

 

Nino Famà professore di letteratura ibero – americana in una scuola universitaria canadese, nel libro “La stanza segreta”, con raffinatissima sensibilità ricca di passione creativa, si ristora alla fonte primaria dei pensieri solenni…

 

I conflitti affettivi sono filtrati attraverso una realtà vissuta tra visioni e baleni d’animo. Qua e là qualcosa d’antico, di bucolico, di pastorale, ma ancora utile oggi che da tutti si sente il bisogno di tornare alla terra e alle cose vere e genuine.

 

Lo scrittore non scrive partendo da una teoria letteraria, ma prende spunto, nella sua narrazione, da una tensione emozionale che ha una sua forza vitale proprio sul piano esistenziale e sentimentale. Non è più la storia il principio fondante ma il tempo, con i suoi ritagli, con la sua indefinibilità, con i suoi viaggi mentali. Famà, sin dal prologo, con gli occhi velati dai ricordi, leopardianamente ci ammonisce: “La felicità è qualcosa di astratto, qualcosa cui tutti aspiriamo ma che spesso ci lascia delusi, è meglio averla come meta che come realtà”. Nel chiostro dei giardini dell’Oasi a Barcellona, la Pro Loco con la partecipazione del Parco Museo “Jalari”, nel mese di luglio, hanno convenientemente annunciato alla comunità barcellonese la pubblicazione del libro di Nino Famà. Del romanzo stampato dalla casa editrice di Salvatore Sciascia, sono stati letti alcuni brani con sentita partecipazione da Carmelo Maimone. La serata letteraria è stata deliziata anche per gli intermezzi musicali eseguiti, dal bravo e simpatico cantastorie Fortunato Sindoni e dal giovane emergente Maestro Giovanni Mirabile. I brani letti sono stati prescelti adeguatamente dal romanzo, per dare un giusto e doveroso tocco di pregevolezza e di sacralità ai pensieri esistenziali espressi dal nostro romanziere. La manifestazione di presentazione del libro ha preso il suo avvio, partendo da una particolareggiata introduzione fatta sull’opera dal Presidente della Pro Loco. Gino Trapani nell’illustrazione del testo si è soffermato ad esaminare il romanzo sotto l’aspetto strutturale. Mentre Carmelo Aliberti ha fatto una critica accurata e approfondita, per far conoscere le interiori risonanze che hanno sospinto e colmato i pensieri del nostro autore nella stesura del testo. Per i temi attualissimi descritti nelle azioni, nelle parole espresse, dai personaggi, si scopre la nostra epoca con tutti suoi mali che sa produrre nel nostro animo. Nella prima parte del racconto, nel nostro novelliere, predomina una forza narrativa tratteggiata con un linguaggio breve ma incisivo. Negli argomenti toccati lo scrittore ci confida (per mezzo del personaggio principale “Nicky Nicoterra”), le esperienze, le passioni e le emozioni maturate in terra canadese.

 

Il racconto è sapientemente avvolto con uno stile personale e seducente: ricco di visioni che appartengono all’adolescenza del nostro romanziere vissuta da figlio di emigrati in terra nordamericana. Diversamente, nella seconda parte dell’opera, per i temi illustrati, la scrittura diventa più descrittiva e ampollosa ma con brani d’intensa liricità. Ove i sentimenti e le percezioni, nel faticoso sentiero della vita, trovano ristoro alla sorgente primordiale e genuina della bellezza di quella terra (Toloma vale a dire Maloto) che ha dato origine e identità alle radici del nostro autore. Nel racconto una musica delicata di parole addolcisce le ansie e i tumulti del nostro vivere quotidiano con una visione di sentimentale abbandono: con sfondi antichi, lunari, caliginosi.  Dal racconto denso di nostalgia struggente fattogli dal Nonno Coco, nel libro ritroviamo gli intensi ritorni dei ricordi e l’antico amore per la propria terra. Ci si sente prendere dall’ansia dei voli che superano la barriera del mondo visibile, per sconfinare nell’azzurro universo del sogno. Famà riesce con passione ad immergersi nella visione della natura e delle memorie di una terra a lui lontana. E su quella terra dei suoi avi Famà così si esprime: “Ascoltò lo scroscio dell’acqua, il fruscio del vento, il canto degli uccelli ed il ruggito degli animali selvatici. Annusò poi i fiori, fiutò il sapore della terra e auscultò il silenzio della notte”. Mondi, culture e due anime diverse nella cronologia tracciata nel racconto. Si passa velocemente dal moderno al primordiale arcaico che, nelle scene descritte, s’interseca e s’intreccia sfrenatamente e nevroticamente, con schiettezza e genuinità, con qualità e pregevolezza. Il perché di tali suggestioni mentali, senz’altro va ricercato nelle vicende e negli argomenti illustrati nel libro che sono di carattere intimistico e diaristico. Si percepisce il grido delle ferite che lacerano il cuore. Famà si porta idealmente verso l’acqua risanatrice, all’essenza primogenita, sintesi d’altri tempi, incantevole esistenza di un’epoca antica, ricca di nobili tradizioni. Dove la fantasia dell’Io narrante alcune volte, non riesce a liberarsi completamente dalle passioni e dai sentimenti che si agitano martellanti nella mente. Famà nel libro ammette: “ La vita è come un viaggio in treno, un continuo scorrere e lasciare indietro, una continua perdita di cose che ci sono state care e che rimangono nella nostra memoria come chimere sospese nel tempo”. Un tempo umano calcolatore e ingannevole il nostro. Nella nostra società i valori sono stati alienati. Ci si sente con le radici spezzate tra identità e pessimismo. Oggi i tanti, non aspirano a dare ascolto ai battiti che provengono dal cuore. Il nostro narratore avverte: “La gentilezza, la cortesia, la raffinatezza, spesso è solo una finzione di là dalla quale si nasconde il cieco impulso animale”. Per Famà ripercorrere le proprie origini e sentirle vive: è come avvicinarsi ad una fonte ristoratrice. Dove il recupero delle forze primogenite, è utile per abbattere i fenomeni distruttivi della vita moderna come il consumismo e l’alienazione dei valori. L’ambiente sociale ritorni con quest’energia interiore che viene proprio dalle intelligenze pure e non artefatte: del buon senso, della semplicità dei costumi, del naturale impulso delle nostre emozioni. Nel libro le due anime quella canadese e quella siciliana, vanno incontro all’area magica di tempi diversi. Famà chiude il suo racconto con un ardente desiderio: “Vorrei poter credere che quel mondo tanto agognato da mio nonno sia il luogo dove le mie emozioni viaggiano ogni giorno e trovano riposo, dove le mie ansie vanno a dissetarsi”…

 

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Nel Regno della Luce

 

L’elemento distintivo e di maggiore preminenza nell’arte pittorica di Lio Sottile è la composizione.

 

Non necessariamente una composizione armonica e proporzionata, è migliore di una che ha le caratteristiche opposte. Più spesso, anzi, quando queste elaborazioni ci comunicano sensazioni diverse, preferibile sarà quella che meglio potrà contribuire ad elevare il messaggio finale che l’artista vuole offrirci con la sua opera.

 

L’arte pittorica è cambiata in modo evidente, come lascito ereditario accumulato dalle generazioni precedenti. Nel nostro tempo la composizione come rapporto fra soggetto e modo di porsi di fronte al soggetto, è il terreno fondamentale su cui si evolve oggi questa trasformazione. La scena dipinta sulla tela non è più intesa come una finestra aperta sul mondo, bensì è una finestra che si apre sulle nostre immagini mentali. Ecco che la pittura, diventa così un’operazione di rappresentazione d’immagine prodotta dal nostro pensiero. L’essere che abita dentro di noi, elabora le cose viste attraverso le nostre sensazioni ed emozioni. Mediante un vero e proprio sistema di decodifica che l’artista, sviluppa per svelare sul quadro le sue più intime commozioni. In cui le linee del figurato: tracciano il confine esistente fra le zone dello spazio. E per mezzo del colore esternano sulla tela le proprie passioni. Su queste linee di ricerca e di progettazione espressiva, il sentire prevale sul vedere. Tra tensioni, passioni e visioni, si concreta nel tempo l’attività artistica del pittore di cui si argomenterà questo mese. Ed il pittore di cui si parlerà questo mese è Lio Sottile. Che nel modo di raffigurare l’arte pittorica sul quadro, nel suo itinerario espressivo, nel tempo, ha sempre manifestato nella sua pennellata un innato fervore creativo con vivace arditezza. Nelle sue progettazioni pittoriche, su queste regole, con intensità nuova e singolare, il nostro pittore fonda il concepimento della propria arte espressiva. Nei fondali di scena il nostro artista evidenzia questi suoi criteri dottrinali, nel modo di rappresentare la profondità e la prospettiva. Apertamente manifesta la sua naturale volontà, di voler raffigurare la superficie della tela con la rappresentazione dei corpi in movimento. Sottile nelle sue opere pittoriche fa uso di una raffinata gamma di gialli e di rossi, e anche di una quantità rilevante di azzurrati usati nelle diverse tonalità. Ecco che in modo prevalente, si può ammettere che il Sottile nei suoi dipinti utilizzi i colori in funzione dinamica ed emotiva. Nel pensiero del nostro pittore l’arte pittorica è l’espressione di ciò che l’artista si porta all’interno della sua anima, con notevole energia interiore. Lio Sottile, è persona tenace e, dimostra fermezza nel voler portare a compimento i propri obiettivi. Nel suo ciclo artistico Sottile, partendo dal rinascimento di Michelangelo e di Raffaello, delle sue prime esercitazioni, è passato poi al Cubismo di Picasso.

 

Oggi, stabilmente, accetta e condivide in pieno i canoni dell’espressionismo pittorico del nostro tempo. Sottile esprime e manifesta questa sua visione dell'arte con una notevole carica di sensualità, che si lascia spesso trasportare da oniriche invenzioni e immagini mitologiche, con racconti mitici e leggende della nostra mediterraneità. Arte espressiva e vigorosa a trecentosessantagradi, quella espressa da Sottile. In cui l’interiorità profonda del soggetto, domina sulla rappresentazione dell’aspetto visibile delle cose. Dove le immagini nel loro carattere narrativo, esprimono un sentimento. Nella nostra modernità i maestri dell’arte pittorica di Leo Sottile diventano così in modo evidente: Vasilij Kandinskij e Franz Marc, Max Beckmann, Edvar Munch, Egon Schiele ed in parte anche Van Gogh. Maestri di pittura a noi vicini nel tempo che con la loro opera, hanno saputo esprimere quell’espressionismo attento alle voci del nostro mondo interiore. Ed il cui tema principale di questi Maestri nelle loro composizioni, era il colore. Il colore inteso come mezzo, per esprimere i moti dell’anima. Ecco che le figure di donne e i cavalli realizzati da Sottile, sono avvolte da morbidi e luminosi ornamenti. Con una sapiente disposizione cromatica, tendente all’armonia come valore spirituale. Sottile per le scelte pittoriche intraprese con notevole forza espressiva, può essere considerato un artista della nostra modernità. Perché nel suo modo di fare arte pittorica, è in sintonia con il nostro tempo. Rifacendosi nello stile proprio a quel gruppo pittorico che nel secolo scorso, fu chiamato “Der Blaue Reiter”, per l’utilizzo di colori luminosi. E nelle loro composizioni questo gruppo amava più d’ogni altro disegnare i cavalli. Nei loro quadri il colore che preferivano utilizzare, era il blu. Quello stesso blu che Sottile, preferisce usare nei suoi dipinti. Un’ampia visione delle opere in scultura e di pittura di Lio Sottile può essere vista ed ammirata anche, andandolo a trovare nel suo sito Web: “www.liosottile.it”. Nel sito Web il nostro pittore, permanentemente, espone le sue opere, alla visione dei tanti visitatori che lo andranno a trovare…

 

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Sul filo della memoria

 

Nella nostra epoca dell’ansia il comporre: è un atto di difesa dal nulla, dal vuoto, dalla morte, che ci sovrasta nella nostra quotidianità. Nella nostra società del possedere e dell’apparire il raccontare: è memoria, è parola che ci lega al tempo, è conquista dell’eternità nello spazio e nella storia. Ecco che il naufragare in questo mare di pulsazioni emozionali e passionali, offrono allo scrittore la possibilità di fare esperienza dell’assoluto senza necessariamente evadere dalla realtà concreta. 

 

E la passione del comporre e del raccontare per l’amico Antonio Catalfamo, è il nettare della vita. L’autore di“Un filo di Sangue” edito dalla Sicilia Punto L. Si presenta in questo libro con alcuni racconti ispirati ad un suo viaggio fantastico, che lo riporta indietro nel tempo in un suo spazio vitale, avvolgente e singolare. In cui il nostro Catalfamo, descrive e abbozza, con minuzia di particolari: personaggi, immagini, atmosfere, collegati al filo della sua memoria. Il nostro autore punta all’essenziale, senza cedimenti, per tramite di un processo di concentrazione e riduzione estreme del linguaggio. Con una forma espressiva: nuova, dinamica e flessibile. Dove il tempo nella produzione letteraria di Catalfamo, cancella il passato e si fa presente. Le narrazioni diventano ricche di storia radicata nei conflitti sociali dell’ambiente in cui è cresciuto il nostro autore, e costituiscono il “love motive” primogenito della sua scrittura. Nei suoi racconti si può benissimo affermare che, il flusso dell’esistenza, il pathos delle emozioni, il ritmo della vita, palpita perennemente. La storia rimane sempre in sottofondo ma in continua fusione con la scrittura. Mentre le immagini che balzano davanti ai nostri occhi, si soffermano su problemi di carattere sociale ed esistenziale. Dove le vicende personali che forniscono la materia prima alle sue ispirazioni, fanno parte di strutture in bilico tra l’immaginazione e la realtà. Le due dimensioni si contrappongono e interagiscono, spesso, nelle sue storie, con equilibrio di forma e tono. Dove la densa e spettacolare intelaiatura delle parole, è musica che risuona nelle sue pagine. Per mezzo di un rapporto straordinario d’amore che intimamente, legano Catalfamo alla sua terra. I personaggi rievocati nel suo libro sono tanti: il fabbro anarchico Ezio, il contadino depositario d'antica saggezza compare Nunziato, il veterinario che difende gli oppressi Pallottola (Nino Pino Balotta). E su Pallottola il Catalfamo racconta: ” Un giorno ruppe le gamme ad un mafioso che infastidiva i contadini della zona. Poi se lo carico sulle spalle e lo portò all’ospedale. Alla gente che lo incontrava per strada diceva: ” Vedete come gira il mondo? Una volta gli asini portavano gli uomini, ora gli uomini devono portare gli asini”.  

 

La narrazione per il nostro autore si sviluppa in un incessante confronto interiore con i grandi temi dell’esistenza: il dolore e la gioia, la violenza e la morte, l’esaltazione e furore… Lo scontro interiore, nella sua narrazione, consente a Catalfamo, di dare voce a figure che sono rimaste in ombra nella loro vita terrena. Nenna Iaddìttu la moglie di Turi Carràci è una di queste figure che il Catalfamo in un racconto rievoca: “Nenna Iaddìttu non si lamento mai. Non si lamento neanche il giorno della morte. La trovarono nel suo letto odoroso di bosco, con gli occhi chiusi e il suo viso sereno come se stesse dormendo.” Catalfamo nelle sue storie cerca di dare visibilità alle parti più nascoste della sua visione spirituale. Si sforza di dare voce anche all’interiorità di personaggi che appartengono alla Barcellona di un tempo. Il suo è un universo dove l’anima ed il corpo narrante, danzano insieme nel traballante balletto che è la vita. E la vita costituisce il viatico dello scrittore. L’Io narrante in Catalfamo, produce una lettura ricca di suggestioni e di rimandi che gli consentono di spostarsi con alternanza: dal mitico, all’arcaico, all’immaginario. Nel modo in cui, lo sono i percorsi mentali a ritroso nella memoria. Tramite un viaggio affascinante ed emozionale. Laddove l’immagine pennellata con la scrittura, a tratti è brillante e luminosa. Nelle ultime pagine dei suoi racconti, emerge anche la terra di Pavese e i valori resistenziali di Ravelli che si oppongono all’azione distruttiva del nuovo capitalismo. Catalfamo chiude il suo ultimo racconto del libro. Nel momento in cui trovandosi al ristorante dell’Angelo il preferito di Pavese descrivendo il paesaggio di quei luoghi, scrive: ” E’ stato bello, in albergo, ascoltare all’alba il richiamo del gufo e il suono delle campane della chiesetta, che chiamano a messa. Piccole case di cui la società tecnologica ci ha privati.” Un testo di sicuro valore dove, convive, sullo sfondo motivazionale, una meditazione sentimentale ma anche politica: tra storia e memoria, tra esistenza e comunità, tra disperazione e speranza. Nel quale la produzione del nostro autore, si colloca in una dimensione che oscilla tra impegno e delusione. Uno stile di scrittura dove il nostro Catalfamo, lascia intravedere, tra le righe dei suoi racconti, una complicata militanza esistenziale e politica. In cui i lettori che oggi si oppongono all’azione distruttiva del nuovo capitalismo, nella nostra attuale società del profitto e dell’ipocrisia, si potranno riconoscere con le aspirazioni del nostro autore che, idealmente, con questi racconti, ha voluto ricongiungersi con il passato…

 

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I colori della vita

 

Le opere pittoriche non chiedono soltanto di essere osservate per la loro bellezza, ma anche di essere conosciute in profondità per la storia che raccontano. Nella cultura pittorica senza cedimenti, senza conflitto o tormenti particolari, senza perdere il buonsenso, non si dovrebbero avere nell’arte certe idee complicate, non si dovrebbero tentare cose strane, difficili, tumultuose, o probabilmente insensate.

 

Bisognerebbe preferibilmente dipingere i propri quadri come un bravo artigiano, con ordine, con umiltà, con amore e passione, seguendo e raffinando la propria visione prismatica, sensibile e razionale.  Il mondo pittorico in qualsiasi modo lo si desidera inquadrare nel segno, nel colore, nelle luci, nelle ombre, non sfugge all’influenza con le morbidezze sublimi e celestiali esistenti nel nostro universo. Tutte queste forze della natura, si fondono, ci appartengono, e vanno ricercate nel nostro intimo, nella realtà che ci circonda, come proprietà culturali irrinunciabili ed essenziali per l’arte pittorica. Con questi intendimenti nel pensiero la cultura figurativa espressa da Antonio Miraglia, nella sua interiorità spirituale, non contiene una concezione del mondo particolare o complessa. Semplicemente il nostro pittore rappresenta e raffigura la vera arte, nella sua essenza pura, fatta di emozioni, fatta di stati d’animo particolari, che gli consentono di imprigionare e liberare sulla tela fedelmente quello che lui pensa e desidera realizzare. Non un sistema ma una tecnica. In cui, l’artista, con l’occhio vigile e rivolto costantemente alla natura e alla vita del nostro tempo, vuole catturare nei suoi dipinti i fuggevoli misteri che si nascondono oltre il nostro visibile. Nel modo in cui con la sua arte, il pittore vuole eseguire e rappresentare fedelmente sul quadro ciò che riesce a cogliere con la propria sensibilità. Dove la qualità artistica delle cose da rappresentare, dipendono anche e soprattutto: dalla bontà dell’esecuzione, dall’esatto senso prospettico, dalla precisa visione, dalla corretta inquadratura. Con la sensibilità e la tecnica si regola il giusto rapporto che deve esistere tra il visto, il sentito, il percepito. Il pensato e l’immaginato devono concordare con la natura, con i piccoli fatti della nostra quotidianità, con la vita stessa. Ecco che nelle arti figurative la base di tutto: è il disegno. E le capacità disegnativi nel nostro pittore sono innate e nel tempo si sono pure raffinate, per indiscutibile superiorità, per vigore di rappresentazione grafica, per capacità di composizione e ampiezza di ritmo. Il leggero tratto lineare emerge dai suoi fondi pittorici in giusta sintonia, tra il segno e il volume, tra le luci e le ombre. Si osservi il ritratto di “Ilenia”, ricco di gusto decorativo, sciolto e vario nella sua composizione, vivace nel colorito, e prezioso nel segno. Miraglia è pittore a tempo pieno, vivo, pulsante. Attivamente operoso e produttivo di immagini figurali, dal bel viso raffaellesco; che possiedono una dolcezza vivente negli occhi. Nel percorso pittorico del nostro artista, il segno nelle sue regole espressive diventa pittorico. I colori si fanno più scuri e intensi. La sua è una pittura sciolta e luminosa dove: nulla è posto al caso, ogni elemento ha un ruolo particolare per rendere il soggetto nella sua piena naturale espressività.

 

Da buon ritrattista e cesellatore squisito, di sicura vena. Abbozza e tratteggia i suoi ritratti avvolgendoli in una atmosfera quasi sospesa, immobile, eterna. In uno spazio dove il tempo vive liberamente, ed è scandito solo fuori della cornice. Miraglia con i suoi influssi espressivi, in alcune opere come in “visione onirica” o in “autoritratto con amici”, ci riporta e ci ricorda con le sue composizioni pittoriche il neorealismo espresso da Renato Guttuso e il metafisico raffigurato da Giorgio De Chirico. Vivifica i fondi e le sue prospettive con la trasparenza di lucidi colori, dal blu intenso, dal rosso vivido, dal giallo tenue, e con una sensitività luministica insolita, singolare e radiante. Il blu è il colore che il nostro artista ama di più. Quel blu che nella nostra vita rappresenta il passaggio dal giorno alla notte e che ci porta verso il buio, in una dimensione indefinita e atemporale, dove il nostro vivere racchiude nel suo intimo il mistero. Il nostro artista traccia disegni e utilizza i colori ad olio e gli acrilici, con una tecnica personalissima che rende più penetrante la finezza grafica del tratto. Dove il sussultante chiaroscuro nei suoi fondali pittorici, creano atmosfere ambientali di profonda e solenne lirismo pittorico. Nello scenografico comporre con faticata meditazione, con purezza e metodo, con il suo disegno e i colori che lui preferisce, ritrae la vita del nostro tempo. Miraglia è un artista acuto, limpido, esperto disegnatore, a puro contorno, che si manifesta anche nei suoi deliziosi paesaggi fatti da vecchie case coloniche. Una realtà pittorica quella paesaggistica che l’artista, sa cogliere nello specchio della sua mente e della sua anima che si fa risonanza raffigurativa della vita stessa. Riesce a farci vedere il nostro mondo, con un colpo di pennello; trasformando la polvere dei nostri ricordi in una luminosa invenzione del presente.Un presente dove, spesso, il desiderio di conquistare tutto e in fretta e senza alcun sacrificio, non consente ai tanti artisti che si accostano all’arte pittorica, di vedere, comprendere e cogliere con la dovuta e giusta capacità sensoriale nella loro naturale essenza…

 

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La vita

 

Il maestro Francesco Monforte si chiede. Ma… cos’è la vita? La vita è come un magnifico libro: “Lo sciocco lo sfoglia distrattamente, mentre il saggio lo legge con molta attenzione, ben sapendo che questo stupendo libro che è la vita si può leggerlo una sola volta”.

 

Portato più da una curiosità iniziale, ho letto l’ultimo libro di Monforte pubblicato dalla “ Magi” editori dal titolo “ La Vita”. E come si nota sin dalle prime pagine del libro la vita del maestro Monforte, è stata sempre tormentata da dolori corporei e da forti ed intense esperienze esistenziali. Ma questi avvenimenti dolorosi nell’esistenza del nostro autore, sono stati sempre ispirati da una calma misurata e da una profonda saggezza. E nell’immenso mare della tragedia umana, la voce lirica di Monforte appare come l’eco di un tempo mitico e remoto. All’impegno militante verso la fede e agli affetti famigliari. Sin da giovane in lui è sopraggiunto il desiderio di una solidarietà cosmica, nel voler conoscere se stesso e gli altri. Un itinerario di purificazione e di riscatto per mezzo della scrittura che in Monforte, è utilizzata come strumento di personalissima rivelazione. Nel nostro pensatore la vocazione letteraria nasce in stretta simbiosi con la necessità di cogliere negli oggetti della quotidianità, le valenze simboliche del nostro esistere. Nella sua scrittura in chiave autobiografica e intimistica, ripercorre l’indeterminabile e l’indefinibile salita che dalle oscurità lo porterà verso la luce. Nei luoghi del pensiero in cui, ogni frammento della realtà racchiude in se l’eterno. E Monforte con le sue riflessioni, desidera sottrarsi dall’ambiguo fascino del peccato e del diverso. Sente il bisogno sollevarsi dall’infimo terrestre, con un percorso di pura espiazione e di redenzione. Le sue meditazioni rappresentano la fusione di una molteplicità di pensieri, che ricercano l’universale in tutto ciò che è particolare. E in quest’incessante ricerca della verità durante l’arco temporale della sua vita porterà Francesco Monforte in una pagina del suo libro, attraverso il flusso delle parole, a scrivere: ” La vita per viverla proprio bene bisogna saperla interpretare. E’ innegabile che questa benedetta vita, anche se cosparsa di pungentissime spine rimane pur sempre una cosa meravigliosa ”. Il nostro uomo di pensiero per sostenere le proprie argomentazioni si rifà anche ad una citazione Adlai E. Stevenson il quale sosteneva: “Non sono gli anni della nostra vita che contano; ma la vita dei nostri anni”. Monforte centellinando aforismi, citazioni, aneddoti. Con un timbro originale e limpidissimo nella parola, dentro i confini certi ed esistenti nella nostra vita, vuole proiettare nel cosmo una nuova luce. Alla scrittura nel suo libro restituisce l’essenza e lo spirito etico e responsabile. Nella consapevolezza che il dolore e il male esistente nella nostra vita terrena, si apra alla possibilità di separare la luce dalle tenebre. Con un timbro originale, con tocchi di puro contrappunto, con una delicatezza estrema e semplice nel linguaggio, ci parla con le modulazioni timbriche del cuore e ci rievoca tradizioni, memorie e sentimenti.

 

Nel libro Monforte rivelandosi ci rileva e ci fa vivere, nel senso più autentico e travolgente. Per mezzo della fede immerge la sua parola nel mare del pensiero puro, restituisce al linguaggio la sua più profonda e autentica spiritualità che tocca il cuore, e apre il cammino verso la via del ritorno. Su questo crinale centro e confine, Monforte ammonisce: “ Ci aspetta l’inverno della vecchiaia, della solitudine, ci aspetta la naturale conclusione della vita”. E continuando a ragionare sulla vita il nostro saggista chiude un passaggio del suo libro con una celebre frase del filosofo americano William James che afferma: “L’uso migliore della vita è di spenderla per qualcosa che duri più della vita stessa”. Orbene in questa nostra epoca in gran parte ignominiosa, disumanizzante, ipocrita. Dove l’ansia del riscatto, è ancora lontana. Dove spesso il culto della fede, è sostituito dalla cultura dell’apparire, del possedere, del profitto. Dove spesso per soffiare nei polmoni del potere, ci vuole tanta rabbia e coraggio! In questa nostra società stravolta e sommersa nel grido unanime di una sofferenza collettiva e ricolma da tanta ingiustizia, viceversa, l’impegno culturale profuso dal nostro pensatore con questo suo testo oltrepassa ogni barriera di spazio e di tempo. La sua opera ci offre una confessione che aspira a cogliere ciò che il mondo tiene nel suo intimo. Perché gli elementi che muovono e trasformano l’esistenza umana, spesso, sono sospinti dal caso, dall’amore, dalla necessità o dalla speranza. Nessuna di queste aspirazioni, manca nella personale esistenza di Monforte e tutte contribuiscono a fare di lui una delle figure più espressive nel pensiero culturale della nostra cittadina. Con un pensiero poliedrico e leonardesco che, legano il suo nome a sessant’anni di vita culturale vissuta nella nostra cittadina, animato sempre da un inesauribile vitalismo ed energia. Monforte trattenendo nel cuore della vita il tempo e l’eternità con la positività delle sue considerazioni, prodotti da punti guizzanti di luce, si eleva, s’innalza e celebra una dolce ma faticosa melodia…

 

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Con  l’emozione nel cuore

 

Nella pittura di Sara Munafò l’arte è l’espressione di uno stato d’animo, di un’esigenza intima che attraverso un varco si porta alla luce. L’arte rinasce grazie ad una nuova libertà nella quale il rifiuto di dominare la realtà e di catalogarla: non è una fuga o un allontanamento dal mondo ma è un modo diverso di guardare il creato che fa della realtà stessa un mistero.

 

La forma si mostra fluttuante sulla tela piena da profonde emozioni come testimonianza di un evento, di un incanto dell’anima, che  porta con sé l’autenticità del sentimento, alla primordiale incontaminazione della forma. La nostra artista vive con la stessa intensità il proprio tempo e ne trae con la sua pittura gli aspetti più dolorosi e brucianti. Nello stesso tempo nutre il desiderio di voler salvare la propria libertà individuale e lo fa con una pittura fresca e riposante. L’artista si rivolge alla natura con una sinfonia emotiva del colore con i suoi paesaggi per trovare consolazione, pace e stabilità, una ragione di vita, una felicità desiderata. Nel suo stile pittorico tra realismo ed espressionismo si nota l’emozione del sentimento, in una realtà mutevole, mobile, vibrante, dove il sentire trionfa sul vedere. I sentimenti, le emozioni, le pulsazioni psicofisiche dell’essere si inabissano nei fondali dell’IO e diventano i filtri dell’anima. Si avverte anche l’avversione dell’artista per una società corrotta e governata dal Dio denaro, una civiltà incapace di avere sentimenti sinceri e profondi. In un mondo che ha conosciuto la pretesa di ridurre l’uomo ad una formula. In un mondo che rifiuta la verità, dove tutto è permesso, e l’uomo, è ridotto a nulla. La nostra modernità è dominata da una cultura vecchia e piena di falsi miti e pregiudizi. Ecco che la pittura non deve solo illustrare, ma anche cercare più la suggestione che la descrizione. L’arte deve evocare e suggerire stati d’animo raffinati, sensazioni segrete e ineffabili. L’artista deve lasciare trasparire dalle sue opere l’anima, per far intuire il mistero. Sara Munafò lascia filtrare dalle sue composizioni una spontanea espressività, liberando il colore da ogni intenzione imitativa. Il suo obiettivo è quello di afferrare ciò che risiede nel cuore delle cose, infondendo nella natura dei suoi paesaggi il proprio spirito. Nelle sue opere dà preminenza al proprio all’Io con i suoi istinti, impulsi, aneliti di liberazione, che guardano dentro gli abissi dell’animo. Nelle sue nature morte e nei suoi paesaggi vi ritroviamo una sensibilità melodiosa nella letizia delle scene che ci sono proposte con un’esplosione cromatica, una seduzione visiva espressa con un tonalismo caldo di vividi colori che esaltano il pathos delle scene.

 

Sara Munafò riesce a suscitare emozioni attraverso l’uso di un cromatismo caldo e gocciolante di luce, con una pennellata utilizzata sulla tela a forme morbide volutamente seducenti. Nei suoi dipinti si nota spesso una natura rigogliosa che si offre all’uomo con la potenza espressiva del colore, con una pittura applicata in alcune opere a piccoli strati di spessore diverso. La nostra artista pur essendo una pittrice autodidatta, con umiltà e semplicità, nel suo stile si accosta alla pittura espressiva di Nolde Emil e di Pechstein Max Hermann. Una natura animata  da illustrazioni pittoriche, ricolme di un poetico lirismo, dove la vitalità del colore è espressa con un profondo coinvolgimento emotivo. Le sue composizioni pittoriche ad olio e ad inchiostro di china ci comunicano una notevole drammaticità attraverso la profondità della scena rappresentata con rapporti spaziali ben definiti. Sara Munafo usa il colore in modo libero facendo risaltare nelle sue opere gli effetti psicologici con suoi accostamenti cromatici. Un colore che non imita, né gli aggetti, né la luce del reale, ma si pone come un dato autonomo del suo sentire. Un uso compositivo della luce dove l’arte pittorica si manifesta come espressione del rapporto storico e quindi mutevole che l’artista ha con la società a cui appartiene. Una pittura che in modo adeguato riesce ad esprimere il valore eterno dei sentimenti. Di quella parte d’umanità in cui la vita è dramma e lotta, è segno delle tante ferite che affliggono la nostra terra. I colori sono pochi ma essenziali, usati in funzione dinamica. Con opere realizzate che non sono soltanto il segno della realtà esterna sull’animo dell’artista ma l’espressione di ciò che il quotidiano rapporto con gli altri  produce nell’intimo di chi opera nell’arte. L’arte prima di tutto, deve esprimere fortemente e con spontaneità il proprio sentire individuale, il proprio mondo fantastico. Sara Munafò che già da parecchi anni risiede a Milano avverte l’esigenza di ritenere che ognuno di noi può dare qualcosa agli altri. Ecco che nel rispetto di questo principio che si porta nel cuore realizza  le sue opere immergendosi nel proprio mondo per liberare il canto profondo della propria anima…

 

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Pulsazioni creative

 

La nostra terra è feconda di Paesaggi meravigliosi che, nel loro pulsare quotidiano, in ognuno di noi, fanno sciogliere l’anima in delizie; facendoci scintillare e gioire, tra sogni e inganni, tra esaltazioni e voglie, tra amori e delusioni…

 

Questi turbamenti si avvertono nelle giornate primaverili e guardando l’orizzonte infiammato dal sole; si vedono le onde azzurre, il cielo limpido, la sabbia d’argento. Nelle giornate della stagione dei fiori, si sente il profumo del mare tiepido del nostro Tirreno. Eppure nel nostro vivere i sentimenti si dibattono, in un torrente contrastante di forze: tra il vero e il falso, tra il buono e il cattivo, tra il brutto e il bello, scorre la vita. In mezzo alla natura di questa nostra Sicilia, scorre la vita: tra le margherite dei prati, tra le siepi fiorite, lungo le vigne dei grappoli dorati, sotto il fogliame verde, nei viali ombrosi. In questo scenario che raffigura la nostra mediterraneità eppure, il pensiero di tutti non è colmo soltanto di purezze e di giardini fioriti e di delizie prodotti dal cuore. Nell’infinito cielo del nostro universo l’uomo vorrebbe trovare il bello e il buono. Ma nella nostra terra per colpa dell’umana stirpe, spesso, si manifesta il dubbio, vi si trova l’infelicità, si sopporta il dolore. Tuttavia ciascuno di noi all’interno della propria anima, possiede uno specchio attraverso il quale vede il mondo. E per vedere e comprendere il mondo e ciò che sta dentro di noi, ognuno si pone dinanzi a se degli obiettivi da raggiungere. Nel modo in cui il punto d'arrivo da conquistare per la scienza è il vero, quello della morale è il buono, quello della politica è il potere, ma quello dell’arte è il bello. Del bello non si può dare una definizione in assoluto. Ma se il bello, è realizzato dall’arte. Il bello può essere: osservato, ammirato e apprezzato. E prendendo in considerazione proprio al bello che per mezzo dell’arte pittorica, è generato. Nel mese di dicembre, si è tenuta una mostra di pittura, nei locali dell’Oasi di Barcellona. L’artista in passerella questa volta è stata Concetta Pipitò che vive nella nostra città già da parecchi anni, ma è nata a Montalbano Elicona. La Pipitò ha realizzato una mostra di pittura che mi ha colpito parecchio in senso favorevole. Perché l’artista nelle sue composizioni, è riuscita ad abbinare con grazia i due aspetti più importanti dell’arte pittorica. Nelle sue opere l’impulso immaginativo pulsa in armonia con l’abilità tecnica. Nelle regole di composizioni usate dalla nostra pittrice, la vera abilità nelle sue fasi cronologiche è la pura tecnica: del progettare, elaborare e realizzare. E l’arte del disegnare nella Pipitò è legata anche alla successione temporale dell’attimo. L’artista è devota al colpo d’occhio, alla sensualità coloristica, alla ricerca del bello. Ed anche a quell’idea creativa che nella sua arte del comporre, è sublimata da un’intensa sensibilità estetica.

 

Nelle sue tele il colore ha la preminenza sul segno, il tratto sul contorno, il comporre sul segno. Ogni linea, ogni pennellata, ogni tono, nasce dalle pulsazioni che provengono dalla sua immaginazione. I colori brillanti sono utilizzati dalla Pipitò nelle sue tavolozze in modo singolare. Nei suoi disegni si evidenziano, i tratti sul segno, le luci dei colori sulle ombre. Il tutto emerge dai suoi fondi viola, con imprevedibile e modernissima forza d’accenti. Nelle opere pittoriche della Pipitò il modo di sentire e di esprimersi, trova il suo musicale equilibrio. E questa musicalità del comporre, nella nostra artista, possiede il valore di una pittura che nelle sue fasi compositive, ha sostanzialmente raggiunto i propri modi d’essere e le proprie dimensioni del concepire. Modi e dimensioni del concepire la realtà che nella nostra pittrice, raggiungono un'armonia inedita, nei rapporti: tra ritmi e segni, fra tratti e chiari colori, tra figure e cose, tra terra e cielo. Quella della Pipitò è una pittura che giunge a grazie artistiche e raffinatezze squisite. Nelle sue elaborazioni compositive, riecheggiano le atmosfere calde della nostra Sicilia, con calma solenne, nel silenzio alto; dove i paesaggi s'idealizzano nel mito. Pittoricamente parlando le opere della nostra pittrice sono di valore: per ricchezza di mezzi tecnici e di espressioni coloristiche valide. La creatività della Pipitò è filtrata dalla sua sincerità del sentire e dalla sua vivacità del comporre. La nostra artista riesce a schizzare nelle sue tele i colori lucidi e luminosi che vanno: dal giallo al rosso, dall’azzurro al viola, che ritroviamo in tutte le sue tavolozze. La Potenza e la tensione espressiva consentono alla Pipitò di ritrarre, con serietà e tecnica, la vita del suo tempo e le cose di sempre e i deliziosi paesaggi della nostra terra. Quella della nostra artista è una pittura che pulsa nella sua esecuzione in garbato equilibrio, tra ideale e realtà. Dove l’albero, l’acqua, le case, il fiume, il cielo, la terra, la neve, colloca in posa e realizza. La Pipitò col suo pennello esercita sulla natura una scelta bella ma calcolata, riconducendo il tutto ad unità e ritmo, applicando alle vedute i punti fermi dell’estetica predominante nella nostra contemporaneità. Con un brillante estro di “pulsazioni creative” sa raffigurare nei suoi dipinti i colori del cuore. Ecco perché le sue opere, riescono ad arrivare alla nostra visione con originalità. E nell’animo di chi li osserva si agitano, con forte emozione, come favole che vivono fuori del tempo.

 

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Volando sulle ali della fantasia

 

La pittrice Fabiana Lualdi in un’atmosfera magica e soprannaturale, produce e dà vita lungo la superficie del dipinto alle sue composizioni pittoriche…

 

L’artista non si propone di dipingere un mondo esistente, ma di illustrare un universo immaginario pieno di suggestioni fantastiche che sanno produrre determinati commozioni nell’animo di coloro di che osservano l’opera. Ciò che ci svela la sua arte: è l’autenticità del sentimento che suscita l’opera nella sua rappresentazione. In un’atmosfera avvincente ed emozionante, con libere pennellate, con un’intensità nuova e singolare, la Fabiana Lualdi si butta anima e corpo nel fluire della materia cosmica. Un furore creativo che va oltre la natura umana e sboccia nel flusso e riflusso della vita, con delle sensazioni che solo l’arte pittorica è in grado di risvegliare. Senza alcun riferimento alla realtà culturale visibile e negativa che ci circonda, La Lualdi, con passione, con sofferta esperienza di vita, proseguendo il pensiero pittorico di Salvatore Dalì, libera l’arte da ogni forma di osservazione razionale. Realizzando le sue opere con l’emozione nell’animo, con visioni di pura fantasia che si materializzano nei suoi occhi e nella sua mente, per poi scivolare lungo la superficie della tela. Uno stile compositivo e un ritmo il suo che, s’incammina artisticamente, con le sue immaginazioni verso un fantastico paesaggio mentale carico di soprannaturale mistero. La sua è una pittura che esplora e porta in superficie i contenuti dell’inconscio attraverso immagini da sogno, con una fusione mutevole di macchie cromatiche che tra luci ed ombre e di forme in movimento, sanno realizzare sulla tela una realtà armoniosa, dinamica e viva. Nelle sue opere, ricerca l’effetto dell’insieme con il miracoloso accordo tra occhio e sentimento, tra il vedere ed il sentire, l’arte diventa nella sua esecuzione l’espressione di uno stato d’animo. Di un’esigenza interiore sofferta con i mezzi espressivi del colore, delle linee, del volume, dello spazio, si apre un varco e irrompe alla luce, nelle notti silenziose e solitarie. Con intensissime macchie di colore e linee in movimento, la Landi, tra surrealismo e astrattismo, raccogliendo le immagini del sogno, sa immergersi nel proprio mondo fatto d’impulsi interiori e fa penetrare la propria arte pittorica nel grembo della materia. Pervasa da un grande slancio mistico, nelle sue opere, i colori prendono accordi raffinatissimi, i ritmi acquistano una meritevole eleganza stilistica, che sanno richiamare all’osservatore del dipinto melodie pure.

 

Lunica libertà possibile all’uomo è l’immaginazione e la Landi, per liberare il canto profondo della sua anima, lo fa con un surrealismo lirico e musicale, che ci manifesta con maggiore visibilità nelle sue innumerevoli apparizioni, nelle sue mostre personali e nelle sue collettive. Con le sue vibrazioni dell’animo, con colori scuri e cupi sa creare un’atmosfera di malinconia che pervade i suoi paesaggi. Le sue opere esprimono con forza espressiva una grande sensibilità alla bellezza del nostro universo con ombre multicolori che contribuiscono a dare efficacia al gioco delle luci. Con figure rigorosamente geometriche e con forme sovrapposte a cerchi che creano un’illusione di profondità, evidenziata da dense ombreggiature rese sulla tela con i colori puri e primari. In cui l’arte sembra oscillare tre il corporeo e il rarefatto. Con forme di una complicata immaterialità fatta di campi di forza, di cariche d’abbondantissima energia, che sanno creare nell’osservatore un sottile godimento ottico per mezzo della potenza espressiva del sogno e delle allucinazioni. Un linguaggio pittorico dove il colore è più vicino alla percezione sensoriale. Il colore infiamma e dà ebbrezza. Il colore è il desiderio di farsi incantare e di perdersi nei godimenti dell’occhio, dove nello stile si percepisce una sua personale ricerca pittorica. Con scelte tonali che sembrano narrare una sensibilità non comune ed una capacità interpretativa magicamente valida. Nelle sue composizioni non vi è soltanto lo stendere delle varie tonalità degli azzurri, ma il vedere mondi fantastici diversi dalla realtà. La pittura diventa un mondo che trasmette a noi destinatari un luminoso e puro messaggio come l’acqua, e caldo come il fuoco che passa sui nostri pensieri e arricchisce e migliora la nostra vita. L’obiettivo di chi scrive è quello di promuovere l’arte dando visibilità a chi sa lasciare il campo libero all’immaginazione. La Lualdi è una pittrice che nelle sue opere tutelando la propria autonomia creativa, con un’innegabile capacità di rappresentazione, riesce a dare vita ad un linguaggio espressivo originale e incisivo…

 

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Nei sentieri dell’anima

 

La pittura di Vittorio Betto scorre sulla tela con una sua naturale bellezza ricca di colori dove l’anima si esprime nello stile. Conoscevo Vittorio Betto come mio professore di lettere; ma confesso non sapevo che tra le sue passioni ci fosse quella della pittura. Detto questo ed entrando nel merito la sua arte pittorica si colloca sulla linea di una moderna sensibilità coloristica, nei suoi dipinti palpitano atmosfere e colori che fanno denotare nell’opera una solida formazione artistica, una tecnica che ci rievoca a volte i caldi temi pittorici della grande stagione coloristica dei Macchiaioli e anche la pittura impressionista e post-impressionista. Un cammino di pittura emozionale che agisce a livello inconscio e carica le opere con ricchi significati simbolici, dietro ogni tela si nasconde un universo che ci rimanda a significati profondi e duraturi che appartengono alla sfera emotiva dell’artista, un universo immaginativo che diventa visibile nella tela attraverso la potenza che sa esprime il colore e la luce. Le illustrazioni di pietre antiche, di case e muri cadenti, sono il potente ricordo visivo di un passato che si mostra ai nostri occhi in maniera prepotente, sono pietre che suscitano tanta nostalgia. Una pittura colta e interessante che racchiude nel suo ”oltre” sentimenti opposti, emozioni nascoste, che si annidano nei misteri di un simbolismo che prima si nasconde e poi si rivela dopo un’attenta rilettura visiva dell’opera. Il cromatismo pittorico in questa particolarissima poetica riveste un ruolo fondamentale. Le sfumature dei colori sono gli strumenti preferiti di una visione che non solo cerca di manifestare i volti nascosti delle cose, ma serve anche a creare una propria realtà. Nel nostro artista c’è la consapevolezza che tutto scorre, ogni istante è assorbito dal continuo fluire del tempo. Lo stesso artista ammette: “In un mondo dominato da ritmi di vita sempre più frenetici, abbiamo bisogno di qualcosa che ci ricordi che cos’è in fondo la vita, di qualcosa che ci ricordi l’unicità di ogni persona: abbiamo bisogno di qualsiasi cosa che ci restituisca il nostro tempo: tempo per riflettere, tempo per la bellezza, tempo per i sentimenti, tempo per le cose che contano davvero! Io ho cercato e trovato il tempo di mettere sulle mie tele la natura, la realtà, come l’ho vista io; chiunque di voi si troverà, anche per caso, a guardarle, voglio sappia che esse posseggono oltre che colori e tempera o ad olio anche qualcos’altro: L’ANIMA “

 

Le sue tele nei contenuti sono lo strumento privilegiato che ci consentono di sfogliare gli umori spirituali del nostro artista, con le vibrazioni e le emozioni che provengono direttamente dal suo animo. Le impressioni e le sensazioni che l’artista riceve dalla  percezione immediata del mondo sono le più autentiche, le più vere, le più adatte, a rendere il senso del tempo che scorre. Nelle quali le cose immerse nella realtà non sono mai identiche, ma in continua mutazione come la luce del giorno. Tuttavia dietro alle nuvole impresse nei suoi celi azzurri: c’è sempre il sole, il sole della speranza, il sole della vita. Le sue opere pittoriche sulla tela tra spiritualità e materia, si rivelano alla visione di noi osservatori, come un libro dei ricordi. Un libro dei ricordi dove si riesce a raccogliere e recuperare gli spazi della memoria. Un lirismo pittorico in prevalenza naturalistico con la sua bellezza profonda e incantevole, in cui si afferma una visione del mondo orientata a cogliere anche la realtà interiore del nostro artista. Col desiderio di voler ritrovare i valori essenziali dell’umanità, facendoli rivivere con delicate emozioni ed eterne ricerche interiori, da donare a noi osservatori. Ci fa vedere nelle sue opere il senso della vita, con una diversa e più matura consapevolezza della realtà che è ben più complessa di quella che sembra. La realtà del nostro artista con le sue luci e le sue ombre, con i suoi dubbi e le sue incertezze, con i suoi entusiasmi e le sue speranze si dirige verso una ricerca di un equilibrio esistenziale da ritrovare nella nostra corsa quotidiana. Ecco che l’orologio del tempo pittorico del nostro artista batte le ore con ritmo più sereno. Vittorio Betto artisticamente si allontana dal nostro tempo vorticoso e alienato in cui tutti noi viviamo travolti sempre di più da un’ansia che giornalmente ci toglie il respiro. Il tempo rasserenante, è quello che ricerca e ritrova il nostro pittore nelle sue opere. Un tempo dove i sentimenti più caldi e più veri dell’essere umano che l’arte di Vittorio Betto sa donarci, sono i sentimenti dell’anima. Lungo un percorso artistico che viaggia proprio su questo cammino, per donarci i significati e i valori più profondi della vita e della nostra esistenza…

 

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