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Cultura  e Società

 

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Santi Fugazzotto

 

In questa pagina troverete una raccolta di articoli di Opinioni e Commenti sulla Cultura e sulla Società del Longano. Tutto ciò è stato realizzato con l’intento di offrire ai visitatori del Sito Web anche un contributo di informazione sui protagonisti che operano nella nostra città, nel settore culturale e sugli avvenimenti sociali e politici che descrivono Barcellona Pozzo di Gotto nel nostro tempo.

 

 

Uno dei peggiori drammi della vita: morire di solitudine

 

In una modesta abitazione di Barcellona Pozzo di Gotto, a pochi metri dalla Chiesa di San Rocco a Nasari, viene trovato il cadavere già in decomposizione, di un’ottantenne Il Grande Santa, deceduta da oltre una settimana, senza che nessuno se ne accorgesse. È uno dei peggiori drammi della vita nel suo finire: quello di morire in solitudine e nell'abbandono totale. Con la triste vicenda della donna morta in solitudine otto giorni fa, il cui cadavere è stato ritrovato nella mattinata di mercoledì dai carabinieri e vigili del fuoco, assistiamo come già nel passato, alla scoperta di persone anziane morte in solitudine e nonostante questa cruda realtà, la politica di pensiero dei detentori del potere istituzionale e della gente che vive in questa città, non cambia. Perché nei molti, manca la necessaria sensibilità verso le esigenze degli anziani. Non è la prima volta che cadaveri di persone sole il cui decesso è dovuto a cause naturali, vengono scoperti nelle loro abitazioni senza il conforto e l’assistenza di nessuno. I servizi essenziali per tutelare gli anziani non funzionano come dovrebbero. In questa città sta degradando anche la solidarietà umana.  Oltre le strade dissestate, crollano gli animi e l’edificazione dei valori sociali comuni. In tutto questo si nota insensibilità da parte degli organi comunali desiderosi di predisporre feste e divertimenti che apportano alla cultura cittadina soltanto il fatuo e nulla di più.  Ancora una volta con la morte di questa nostra concittadina, nella nostra comunità, oltre al sindaco e gli amministratori non esistono in tutti noi quei valori di solidarietà. Perché prima di cercare la pagliuzza nell'occhio dell'altro facciamoci noi un esame di coscienza e riflettiamo quanto noi siamo disposti a dare ed offrire agli altri senza intaccare ciò che è già nostro! Purtroppo in questa nostra città, molto spesso, l'egoismo ed il troppo individualismo ci stanno allontanando l’uno dall’altro, attorno a noi si creano delle barriere che diventano sempre più insormontabili. A mio avviso urge nel presente, censire le persone anziane che vivono da soli e creare per loro a cura del nostro Comune un centro di riposo ideale dove gli anziani possano socializzare e siano assistiti amorevolmente con personale adeguato, affinché quello che si è verificato più volte e da recente a Barcellona Pozzo di Gotto non accada più.

 

 

 

L’incapacità di indignarsi!

 

Una nuova stagione della trasparenza che viene giustamente evocata è possibile? Nella nostra epoca, da un po’ di tempo, mi chiedo: perché, nonostante tutto, gli italiani, e soprattutto i siciliani, non sono capaci di indignarsi?

 

Dall'onestà discendono virtù, rettitudine e tutte quelle qualità che noi “cittadini” vorremmo appartenessero ai nostri ”politici”, ed anche a coloro che detengono le leve produttive del Paese. Il dramma politico di oggi: i nostri politici ne combinano di tutti e di più, eppure noi cittadini non ci indigniamo seriamente e in gran quantità! Organizzano festini erotici, usano voli di stato per faccende personali, sfruttano il dolore delle persone per maligni e miseri fini elettorali, si costruiscono le leggi su misura non curandosi del resto del paese, rubano e difendono i ladri, scendono a patti con la mafia e con la cricca come se fosse una cosa normale. Mentre la nostra è una vita che si ritrova nell’incontrollato, caotico, traffico cittadino, nei cumuli d’immondizie, nei disservizi, nell’indifferenza ostentata dai nostri amministratori davanti allo sfascio delle nostre città. Oggi si vive tra la violenza, tra l’assistenzialismo con il quale migliaia di persone vengono mantenute in uno stato di sottoccupazione che mortifica loro e sottrae risorse alla comunità. Un'Italia vuota e ambigua, costruita intorno a una rete affaristica che cerca e trova complicità politiche. E la stragrande maggioranza degli italiani non reagisce. E tutto ciò è dovuto alla svogliata remissività dei cittadini, a prendere coscienza della disumanità del quotidiano in cui sono immersi e di cui forse, sono anche artefici o almeno complici. La parola onestà oggi più che mai è una parola ormai superata, visto il desolante spettacolo offerto dai nostri personaggi pubblici preoccupati fino al ridicolo di curare la propria immagine esteriore e i propri privilegi, nullamente vogliosi di mostrare un comportamento etico e morale. Nessuno dei politici viene costretto alle dimissioni, a nessuno viene nemmeno imposto a spiegare o a chiedere scusa. Tendono soltanto a minimizzare, gli eventi negativi che la cronaca ogni giorno sbatte in prima pagina e tutto questo rappresenta uno schiaffo agli italiani onesti! E se c’è una cosa che le cronache odierne insegnano è che in Italia contano più le relazioni che il merito. In Italia i politici incassano e sprecano sempre di più, mentre i sacrifici per il risanamento dei conti pubblici li debbono fare sempre i cittadini.

 

Lo snodo della questione è politico, ma affidato a una classe politica che non solo ignora o sottovaluta la questione morale, ma perde di vista la bussola della politica vera e reale da perseguire per risolvere i problemi che ci affliggono. Nella nostra società quando si riduce la nozione stessa di bene comune, nel nostro corpo sociale decade lo spirito pubblico e si allentano i vincoli della legge e si spiana la strada alla corruzione”. Certo, in parte è colpa, di un giornalismo patologicamente asservito al potere, ma non può essere sola questa la vergogna! Ci sono diversi modi per reagire alle cronache degli ultimi giorni e al senso di frustrazione che producono nell'opinione pubblica indignazione e incredulità. La nostra civiltà con il suo bagaglio di miserie e di furberie ci travolge di fronte al marcio che è venuto e continua nel presente a venire in superficie e a colpirci con durezza con fenomeni di corruzione e di malcostume nel nostro scenario pubblico. E la gente non si indigna per tutto questo, non pensa neppure a scendere in piazza. Va tutto bene, purché vi sia il miraggio del denaro e del divertimento. E’ necessaria una svolta per smascherare le ipocrisie dei nostri censori politici. Se nella vita privata le occasioni di perdersi non mancano, nella vita politica sono ancora più forti e frequenti.  Gli uomini politici sono quasi ogni giorno in grado di favorire o bloccare, di ritardare o accelerare i provvedimenti dai quali dipendono carriere e fortune. Il loro potere discrezionale può spesso influire su decisioni che coinvolgono interessi immensi. All’interno di un qualunque "partito degli onesti", dopo la conquista del potere, si formerebbe una minoranza o addirittura una maggioranza di malandrini. Ma chi rappresenta il governo ha solo una strada davanti a sé: prendere molto sul serio il racconto di un'Italia opaca e ambigua, costruita intorno a una rete affaristica che cerca e trova complicità politiche.  

 

Per costruire un sistema politico efficiente, insomma, si deve partire dall’ipotesi che tutti gli uomini politicamente attivi siano imperfetti, così come sono imperfetti coloro che alla politica non si interessano. Noi possiamo e dobbiamo cambiare il volto della nostra città.  Ma, perché ciò avvenga, bisogna che ognuno si interroghi sulle proprie responsabilità e coscienze. L'opinione pubblica ha ormai perfettamente individuato l'emergenza prioritaria nel nostro Paese: la mancanza di onestà. La vera politica invece dovrebbe nel senso buono, essere la risultante di un incrocio tra l’onestà e la competenza. E’ opportuno istituire un sistema di controlli, di premi e di punizioni. Bisogna creare efficaci strumenti di controllo e inasprimento delle pene per garantire in futuro un meccanismo di scelta limpido da applicare agli appalti ed è questa l'unica risposta politica che si può avere in queste ore e che gli italiani si aspettano. Gli italiani vogliono una politica pulita che ci porti a un futuro migliore per i nostri figli. Oggi siamo in mezzo ad una politica sporca e lo siamo da un bel pezzo, perché la maggior parte dei politici pensa ai propri interessi e ai propri scopi, un sistema politico che ha raggiunto livelli di disonestà assolutamente ingiustificabili e che lo stesso Machiavelli avrebbe duramente condannato. E allora diremo che il primo obiettivo delle persone perbene, dovrebbe essere quello di introdurre, all’interno del sistema politico italiano, quel controllo delle opposizioni sui Governi, che finora manca. Vogliamo una politica meno sporca, meno intrecci e più onestà. Non dobbiamo remare all'indietro, ma darci uno scossone e remare per la direzione giusta per colpire con durezza i fenomeni di corruzione o magari solo di malcostume. Più ci sarà una politica chiara e affidabile e più migliorerà il nostro paese e il collettivo, perché oggi a essere in discussione e in pericolo, vi è la stessa coesione sociale, la tenuta della società civile, il patto costituzionale e la stessa Unità Nazionale.

 

 

 

Nelle scuole della provincia dilaga l’egoismo e lo spreco!

 

È necessario investire nella scuola in maniera corretta, perché se non si riescono a raggiungere certi risultati, un notevole gruppo di giovani in un futuro ormai alle porte, sarà socialmente emarginato e in numero sempre più considerevole sarà costretto a continuare a fuggire dalla Sicilia!

 

Mi chiedo: chi paga la pubblicità televisiva dei nostri dirigenti scolastici?

Si è parlato tanto nei mesi scorsi di abolire gli sprechi nelle scuole, infatti, a tal proposito è stata varata una riforma dal Ministro Mariastella Gelmini la quale ha soppresso soprattutto nella nostra provincia, centinaia e migliaia di posti di lavoro nella scuola, aumentando gli alunni per classe proprio per diminuire i costi di incidenza economica dei precari sui fondi scolastici. Però nella provincia di Messina, è già da parecchi mesi che nelle televisioni locali i dirigenti scolastici di moltissime scuole amplificano ed esaltano la propria immagine standosene seduti su maestose poltrone che attraverso appositi e prolungati filmati ci vengono proposti e riproposti nelle diverse ore della giornata. Certamente tutto questo, non serve a dare un apporto positivo alla formazione e all’occupazione dei nostri giovani. Sicuramente le televisioni private locali attraverso questi filmati promozionali con ogni probabilità incassano parecchi milioni di euro e silenziosamente elargiscono servizi ad ampio raggio per incrementare le proprie casse, ma non si pongono nessun scrupolo di pensare da comuni e onesti cittadini se tali servizi possano favorire o incidere in positivo nei pensieri dei nostri giovani e della nostra collettività. Una passerella di rappresentazioni e di filmati dove fanno soprattutto esclusivamente sfoggio i dirigenti scolastici. Ci sarebbe da chiedersi in tutta onestà: questa pubblicità televisiva che utilità potrà apportare alla formazione dei nostri giovani studenti e nella creazione di nuovi posti di lavoro nel nostro comprensorio? Chi ha la convenienza che tutto ciò continui essere utilizzato per un proprio tornaconto? Diciamocelo il consumarsi di tali vergognosi sperperi non produce alcun utile per salvaguardare la meritocrazia e il futuro dei nostri giovani, ma si ripercuotono, purtroppo, soltanto in negativo sulle tasche dei cittadini di un’intera provincia, quando dovranno pagare le tasse alle nostre istituzioni. Proprio qualche giorno fa i nostri giovani del Liceo E. Medi di Barcellona Pozzo di Gotto hanno manifestato per l’ennesima volta, ma questa volta davanti alla Provincia Regionale di Messina affinché, si ponga fine allo smembramento della scuola divisa oggi in 5 plessi diversi, in affitto e ubicata persino all’interno di alcuni garage con notevole dispendio di denaro per la pubblica amministrazione e a danno rilevante per la salute dei nostri giovani. Questa sofferenza degli alunni e dei docenti è vissuta giornalmente ormai da anni. In mancanza di una sede propria gli studenti e i docenti, sono costretti a recarsi per le lezioni in ben cinque sedi diverse e distanti tra loro. Corre l’obbligo sostenere ed affermare a piena voce che i sacrifici di spesa vanno sostenuti dal Ministero, dalle Regioni, dalla Provincia e dagli Enti Locali, adeguatamente per progetti necessari per migliorare e edificare le strutture scolastiche e per tutto ciò che attiene il materiale necessario a rendere l’insegnamento più adeguato e non per glorificare il narcisismo sfrenato ed egoistico dei nostri dirigenti scolastici! I fondi ministeriali, regionali e provinciali, vanno elargiti esclusivamente per migliorare l’offerta formativa delle nostre scuole e favorire l’occupazione dei tanti giovani docenti precari nel settore della scuola. Non dimentichiamoci che nell’anno in corso una innumerevole quantità di docenti precari della scuola, dopo tanti anni di sacrifici ha perso la propria opportunità di lavoro! Per quanto riguarda tutto questo sciupio di denaro pubblico, sfruttato dai nostri dirigenti scolastici della provincia, i sindacati e le associazioni purtroppo non hanno intrapreso nessuna iniziativa di protesta e sdegno per evidenziare e segnalare quanto in questi ultimi mesi si è consumato a danno dei cittadini, degli studenti e di tutta una categoria di lavoratori precari della scuola. Ministro Gelmini questo denaro preferibilmente poteva e doveva essere speso principalmente (vista la crisi occupazionale nel sud) per offrire maggiore opportunità lavorativa ai tanti docenti precari della scuola che attendono con ansia di ottenere qualche supplenza per alleviare anche le spese sostenute nella loro sfera familiare. Al Nord la maggior parte delle scuole viceversa punta nella sua offerta formativa maggiormente ad offrire ai giovani docenti, una quantità superiore d’opportunità di lavoro come supplenze perché le più rilevanti uscite di spese vengono designate alle supplenze oppure a migliorare le strutture scolastiche o per fornire alle scuole quegli strumenti di supporto necessari all’ammodernamento della didattica scolastica. La scuola è il luogo dove avviene una crescita sociale, quanto più sarà incisiva sul territorio, tanto più avremo una società diversa nel prossimo futuro. Ecco che urge nel presente un immediato e compartecipe intervento del Ministro Gelmini e dei sindacati del settore scuola a tutela di una intera categoria di docenti precari e di studenti che vivono in questo territorio. Ai Sindacati e al signor Ministro Mariastella Gelmini l’invito a fare le necessarie verifiche e i dovuti controlli, per porre fine a tutto questo sperperamento di denaro pubblico che viene perpetrato a danno dell’intera collettività che vive nel nostro territorio…

 

 

 

 

Emergenza Sanità: un legittimo sospetto…

 

Le azioni di protesta eclatanti e compatte da parte dei nostri Sindaci del comprensorio vanno fatte in ogni circostanza e non solo in determinati casi d’emergenza!...

 

I nostri onorabili Sindaci del comprensorio, soprattutto in tempi recenti, si sono impegnati molto ad ampliare la propria immagine soltanto a parole, ma per quanto riguardano i fatti concreti e reali hanno sempre difeso e coperto le incapacità e le negligenze perpetrate dalle nostre istituzioni regionali e provinciali. Una provincia la nostra che già da un decennio, ha abbandonato il nostro territorio alla sua rovina da mare a monte con le erosioni delle nostre spiagge e il dissesto idrogeologico del nostro territorio montano. Un territorio il nostro, abbandonato e trascurato per colpa di una classe politica che ha pensato spesso solo ad abbuffarsi a danno di un’intera comunità. Vedasi in quale condizione è ridotta la nostra provincia a causa delle tante emergenze che vanno dal dissesto idrogeologico, alla cattiva gestione dei rifiuti che ormai da lungo tempo si ripercuotono a danno di un’intera collettività. Sprechi e privilegi, diffusi ad ogni livello dalla nostra classe politica che continua a creare un danno incommensurabile ad un’intera regione. La difesa dei cittadini dai nostri Sindaci va fatta su tutto e non soltanto per l’emergenza sanità!...Perché questa unità di intenti da parte dei Sindaci si è avuta solo per l’emergenza sanità? Viene il legittimo sospetto che i nostri Sindaci più che pensare alla salute dei cittadini, vogliono proteggere la classe medica che in campagna elettorale si è dimostrata sempre disponibile a portare i voti (una volta a destra e una volta a sinistra) a tutela esclusiva dei propri interessi non certamente a difesa dei cittadini che ormai già da parecchio hanno perso fiducia nelle strutture sanitarie esistenti nel nostro territorio. Vedasi i tanti casi di malasanità che si sono verificati nella nostra provincia!... Diciamocelo in tutta sincerità: se veramente si vuole pensare alla tutela di tutti i cittadini, bisogna puntare ad ampio raggio senza esclusione di colpi per nessun colore politico. Con apposite riforme regionali urge eliminare: la burocrazia, gli sprechi, i privilegi, gli enti inutili, ed i finanziamenti che sino ad oggi sono stati elargiti a pioggia per corsi di formazioni, che spesso non hanno prodotto nulla di vantaggioso e favorevole per lo sviluppo economico, sociale ed occupazionale di un’intera collettività che vive nel nostro territorio.

 

 

 

 

A chi attribuire le colpe in Sicilia?

 

Per snellire il sistema amministrativo, è opportuno e necessario dare la possibilità al sistema economico siciliano di procedere in maniera più rapida, per dare risposte certe e più immediate ai cittadini, senza le lungaggini burocratiche di un sistema pubblico che sino ad oggi si è dimostrato improduttivo.

 

Del dissesto finanziario e territoriale di un’intera Regione come la Sicilia a chi bisogna attribuire le colpe? Le colpe degli sprechi e della elevata burocrazia, non partono da lontano, ma si moltiplicano e si ramificano soprattutto nel nostro territorio ad iniziare dalla Regione per arrivare alle Province e ai nostri Comuni. I nostri politici regionali si sono inventate ben 27 ATO in Sicilia, le quali hanno avuto solo il “merito” di triplicare i costi della gestione dei rifiuti.  Ciascuna delle 27 ATO  Siciliane ha un Consiglio di Amministrazione costituito da numerose poltrone di nomina politica la cui retribuzione in termini di indennità di carica, possiamo definirla, ironicamente, inversamente proporzionale alle rispettive attribuzioni di funzioni e di compiti. Essa è spaventosamente alta in rapporto al risultato reso ai cittadini. Per dare un’idea dei costi politici di queste ATO basti pensare che il solo Consiglio di Amministrazione di ciascuna di esse, è di circa 600 mila euro annui, il che moltiplicato per ventisette fa ben 16 milioni e duecentomila euro l’anno. Altro che incidenza irrilevante! Gli “ATO rifiuti” hanno prodotto soltanto enormi disagi e danni alla collettività. Che cosa dire ancora delle Province Siciliane che espressamente, sono abolite dall’articolo 15 del nostro Statuto della Regione Siciliana? Ma di fatto, nella nostra realtà attuale in contrasto con lo stesso nostro Statuto Regionale, alle Province sono assegnate ancora oggi alcune essenziali competenze pubbliche, quali la gestione delle strade provinciali, e di alcune scuole. Ma queste funzioni potrebbero, anzi dovrebbero nel rispetto del nostro Statuto Autonomistico vigente, essere svolte dai comuni ed in parte dalla Regione. Tra l’altro, a causa degli elevati costi della gestione delle stesse Province, sono assorbite quasi tutte le risorse loro assegnate per finalità spesso referenziali e meramente organizzative. Con l’aggravante quindi che anche quei pochi compiti istituzionali loro assegnati, sono gestiti con scarsissima efficacia. D’altra parte le inefficienze Provinciali sono sotto gli occhi di tutti: strade provinciali Siciliane devastate, esorbitanti costi degli affitti per molti licei scientifici, giacché le Province si dimostrano “incapaci” di costruire idonei plessi scolastici di proprietà pubblica. Perché allora, non si abrogano le Province Siciliane, passando le competenze ed il personale tecnico-amministrativo ai Comuni, eliminando così le annesse inutili “corazzate politiche” Provinciali costituite dall’esercito di consiglieri ed amministratori strapagati. Forse perché, si ritiene trascurabile anche il risparmio di altri circa 150 milioni annui di sole economie derivanti dal mancato pagamento delle indennità e prebende varie ai politici provinciali.

 

In cosa consiste l’autonomia propagandata dall’MPA se poi di fatto il “movimento”, non difende nemmeno, e talvolta lo disprezza persino, quello che dovrebbe essere il vero baluardo dell’autonomia regionale ossia lo Statuto Speciale Regionale? E’ il caso di rammentare agli “autonomisti” che lo Statuto Regionale prevede espressamente, all’art. 15, l’abrogazione in Sicilia delle Province. E cosa dire del Maac, consorzio che si adopera da 28 anni per far costruire il mercato agroalimentare di Catania, continuerà a vivere? Il quale, fino ad oggi è costato 50 milioni di euro per quattro impiegati, mentre per ben cinque consiglieri d’amministrazione, 170 mila euro l’anno per l’incomodo. A Messina nel 1951, fu creato l’Eapm, l’ente porto che si sarebbe dovuto occupare di una zona franca. La zona franca non è mai nata. Ma la Regione però ha continuato ad elargire denari. Dove sono finiti? La Cape, cinque dipendenti e altrettanti amministratori, in tre anni ha concluso soltanto tre progetti. Adesso si attende che i 14 milioni di euro investiti producano qualcosa. Non è andata meglio nemmeno con la Sicilia patrimonio immobiliare, guidata da un presidente che guadagna 105.794 euro l’anno. Costituita nel 2006 per dismettere palazzi ed edifici della regione, non ha ancora venduto nemmeno un metro quadrato. Nell’elenco ci sono anche società che straripano di personale. La beni culturali in Sicilia con 1.099 dipendenti gestiscono molti siti archeologici siciliani, senza lesinare sugli organici come dimostrano i 23 custodi incaricati di sorvegliare Palazzo Mirto, a Palermo. E così via. In Sicilia urge modificare il sistema amministrativo, per eliminare le alte incidenze burocratiche della nostra pubblica amministrazione regionale e riordinare e potenziare il sistema delle autonomie locali. Anche perché, abbiamo bisogno di risparmiare sulla spesa pubblica per destinare risorse maggiori per lo sviluppo del nostro territorio. Un’eccessiva burocrazia costituisce un danno per le nostre attività economiche e produttive. Con pochi accorgimenti si otterrebbe un grande progresso verso il raggiungimento di un equilibrio finanziario regionale. Il tutto potrebbe realizzarsi senza alcuna minima sofferenza da parte della collettività, la quale, potrebbe addirittura godere oltre che delle economie, persino di significativi miglioramenti nell’efficienza dei servizi. Se questa via sarà perseguita, la nostra Sicilia, non dovrà aspettare molto per diventare una delle Regioni più ricche, più avanzate e rispettate del mondo. Ma ciò che mi preme rilevare in particolare è che molti obiettivi possono essere conseguiti in tempi rapidissimi e senza chiedere il permesso a nessuno, ma semplicemente utilizzando in maniera produttiva ed intelligente il nostro Statuto Speciale Regionale.  Statuto che una volta tanto dovrebbe essere utilizzato come formidabile strumento di emancipazione economica e politica della Sicilia, anziché come sino ad oggi è stato sfruttato soltanto come  elemento di appesantimento e di zavorra contro ogni mirabile iniziativa di progresso.

 

 

 

Occorre demolire la Casta!

Lo sviluppo in Italia procede a tre velocità. La “Casta” politica fa crescere sempre di più i propri privilegi a velocità costante, mentre nell’Italia del Nord e nel Centro, la velocità è media. Fanalino di coda, quasi su tutto, è il Meridione che va a ritroso e si muove a rilento.

 

La precarietà del lavoro non offre nessun futuro ai giovani.

Oggi, soprattutto nel meridione, la temporaneità del lavoro è collocabile tra le emergenze etiche e sociali, in grado di indebolire la stabilità della società e di comprometterne seriamente il suo futuro. L’insicurezza del lavoro non permette ai giovani di crearsi una famiglia, con la conseguenza che lo sviluppo autentico e completo della società è seriamente compromesso. La provvisorietà del lavoro frena nei giovani l'aspirazione che essi hanno per formarsi una famiglia. La denatalità è uno dei problemi dell'Italia (non si fanno figli perché si ha paura del futuro). In questa nostra epoca è sempre più difficile l’accesso al lavoro per le giovani generazioni: molti trovano occupazioni precarie e sottopagate. Sono anni che le riforme peggiorative del diritto del lavoro si ripercuotono su tutti gli aspetti della nostra esistenza, e non solo di quella di chi lavora: il peso si sente sulle pensioni, sul costo della vita, sulla possibilità di sostenere contemporaneamente l’affitto o il mutuo e le spese per gli studi dei propri figli, di curarsi adeguatamente e di ricevere una retribuzione se ci si ammala, e che fare poi se le malattie sono complesse, lunghe e costose? C’è precarietà del reddito, del lavoro, ma anche di qualsiasi progetto di futuro, come decidere di lasciare i genitori, intraprendere una vita adulta, metter su casa, avere dei figli! Anche chi ha un posto fisso, non sa più come arrivare a fine mese. E’ l’intero modello di società che si sta trasformando, proiettandoci in una specie di medioevo in cui non sono più garantiti né beni, né diritti, né un sapere comune. Oggi ognuno deve cavarsela come può, la cittadinanza rimane un concetto astratto, valido solo al momento del voto, mentre l’esercizio reale dei propri diritti è subordinato alle esigenze di chi offre lavoro, vende servizi, o anziché sviluppare la rete dei trasporti e pagare chi ci lavora, preferisce investire gli utili in bond e intascarne i profitti. Da anni le leggi subiscono trasformazioni in tutti i campi riducendo sempre più i diritti delle persone: i servizi, il sistema pensionistico, il diritto allo studio, alla salute, gli stessi diritti civili non sono più gli stessi di dieci o quindici anni fa. Ma le modifiche più rilevanti sono state fatte nel lavoro: diritto di sciopero limitato, precariato, salari al di sotto dell’inflazione “programmata” (vale a dire del costo reale della vita). Questo ha cambiato in peggio le condizioni di lavoro e di vita di milioni di uomini e di donne. La Legge 30 del 2003 (Legge Maroni o come molti volevano, Legge Biagi) doveva nelle intenzioni realizzare un sistema efficace e coerente di strumenti intesi a garantire trasparenza ed efficienza nel mercato del lavoro e a migliorare le capacità di inserimento professionale dei disoccupati e di quanti sono in cerca di una prima occupazione, con particolare riguardo alle donne e ai giovani. I risultati della legge sono stati ben altri: mai come in questi anni si è intensificato il numero di lavoratori precari, legati alle aziende da svariate e fantasiose tipologie contrattuali. Quelli che sulla carta si presentano come semplici "collaboratori", in realtà nascondono veri e propri lavori sottopagati e subordinati. Nei giovani ci sono le risorse migliori, ma il contesto è avverso. Non sono una generazione malata, ma è la cultura politica e sociale degli adulti che fa sì che i giovani siano sfiduciati. Il delicato momento vissuto dal Paese rende ancora più forte l'esigenza di punti di riferimento autorevoli che i nostri politici devono intraprendere affinché il diritto al lavoro stabile, sicuro e dignitoso potrebbe anzi, dovrebbe essere l’unica strada da perseguire. Per il futuro dei nostri giovani senza un lavoro stabile, sicuro e dignitoso diventa difficile e mera ipocrisia da parte delle nostre istituzioni politiche parlare di bene comune.

 

La elevata pressione fiscale frena lo sviluppo e l’occupazione

Su ciascun italiano grava un peso tributario annuo (fatto di sole tasse, imposte e tributi) pari a quasi 7.800 euro (precisamente 7.777 euro). In Germania la quota pro capite, ha raggiunto i 7.052 euro. Tra i principali paesi dell’area Euro solo la Francia sta peggio di noi. Ma si tratta di una situazione relativa, perchè i francesi versano una media di 8.053 euro di tasse allo Stato, ma sono ‘ricompensati’ con una spesa sociale pro capite pari a 10.494 euro. Sempre in termini di spesa sociale i tedeschi ricevono, invece, 8.972 euro pro capite l’anno, mentre a noi italiani tra spese per la sanità, l’istruzione e la protezione sociale si raggiungono appena i 7.749 euro: vale a dire circa 2.745 euro in meno della Francia e 1.223 euro in meno della Germania. Se la nostra attenzione, invece, si sofferma sul saldo, vale a dire sulla differenza pro capite tra quanto riceviamo in termini di spesa e quanto versiamo in termini di tasse, quella francese è positivo e pari a 2.441 euro. Anche il differenziale tedesco registra una valore positivo pari a 1.920 euro. Solo noi italiani segniamo un saldo negativo (ovvero, sono maggiori le tasse che versiamo di quanto ci viene restituito in termini di spesa) pari a 28 euro pro capite. Questo, a conti fatti, è il quadro della situazione, quando mettiamo a confronto quanto hanno pagato di tasse nel 2007 i cittadini di Italia, Francia e Germania e quanto gli viene ritornato in termini di spesa sociale. La situazione è fortemente sconfortante perchè dimostra ancora una volta come pur alla presenza di un peso tributario tanto elevato, in Italia non sono destinate risorse adeguate per la casa, per aiutare le famiglie indigenti, i giovani, i disabili e che vivono ai margini della società. E’ evidente a tutti che le tasse così elevate nel nostro Paese sono la conseguenza di una spesa pubblica eccessiva. Non c’ è giustizia ed equità nel continuare a pagare più degli altri avendo in cambio servizi più scadenti in qualità e quantità. Bisogna tagliare le intollerabili inefficienze della Pubblica amministrazione per ridurre le imposte e razionalizzare la spesa pubblica così come avviene in tutti gli altri Paesi europei.

 

La Casta politica promette e non mantiene!

E’ vero che la politica ha un costo e i cittadini devono pagarlo, ma non c’è scritto da nessuna parte che dobbiamo subire dai nostri politici una rapina. Non gli basta a costoro guadagnare mediamente 255 mila euro lordi l’anno! E a noi sembra ormai ora di mandarli a casa visto che a rappresentarci in Parlamento ci sono 1000 persone. Ovvero quasi lo stesso numero dei Parlamentari cinesi che però rappresentano 1 miliardo e 400 milioni di cittadini. La Politica, oggi, è la maggiore industria del nostro paese per fatturato e per addetti. Un record tutto italiano che produce potere e benessere per chi la pratica ma da poco o nulla ai cittadini. Visto che siamo noi a pagare e visto che è da noi che dovrebbero dipendere, perchè non proviamo a mandarli a casa? In soli tre anni i costi di Montecitorio sono aumentati del 9,2% con un aggravio sulle casse pubbliche di 92 milioni di euro. Cosa deve accadere, perché gli italiani capiscano? Nel 2008, stando alle previsioni del bilancio triennale, queste spese che già hanno sfondato (prima volta) la quota di un miliardo di euro, cresceranno ancora fino a 1.032.670.000. per impennarsi ulteriormente nel 2009, fino alla cifra sbalorditiva di 1.073.755.000. In soli tre anni i costi di Montecitorio, dopo tutto il diluvio di belle parole spese per arginare l'irritazione popolare, saranno aumentati del 9,2%. Con un aggravio sulle pubbliche casse di 92 milioni di euro in più rispetto al 2006. Dall’altra parte l’allegra banda dei furbi e dei profittatori. Un ceto elettorale il nostro che spesso opera, a svantaggio di tutti i cittadini. Da noi, in Italia, i costi della politica salgono sempre di più. Ecco che oggi, senza se e senza ma, per risollevare veramente le sorti del nostro futuro e della nostra nazione per i danni causati dai nostri politici, vi è una sola strada da perseguire…

 

 

 

 

Le anomalie della sanità siciliana

 

La Sicilia è l’isola delle contraddizioni: con otto miliardi di euro, è ai primi posti in Italia, per la spesa sanitaria, ma è anche la prima Regione per i viaggi della speranza, ed è nelle ultime file nelle classifiche per qualità dell’offerta sanitaria e sulle condizioni di salute dei cittadini.

 

Fra le tante stranezze della sanità siciliana, una di queste, si continua a consumare ancora oggi nel nostro Ospedale “Cutroni Zodda” di Barcellona, dove erano e sono a rischio di soppressione alcuni reparti. Precisamente proprio in questi giorni, si è dato corso ad un procedimento amministrativo finalizzato al trasferimento presso il presidio ospedaliero di Milazzo, così pure l'attività di Traumatologia dell'ospedale di Barcellona, mentre soltanto a Barcellona sarà assicurata soltanto un'attività ambulatoriale. Tale decisione si evidenzia ed è stata preannuncia già in una comunicazione spedita ai sindacati dal Direttore Generale Salvatore Giuffrida. Andando avanti su questo percorso, a Barcellona non avremo più un ospedale ma un solo e semplice polo ambulatoriale. Una strada intrapresa dal nostro Assessorato alla Sanità che sicuramente nella sua rimodulazione, porterà al progressivo depotenziamento e declassamento dell'ospedale di Barcellona. Queste scelte causeranno una situazione d’assistenza sanitaria sicuramente insufficiente, considerato anche il numeroso bacino di utenti di tutto il comprensorio di Barcellona. In una città con un vasto bacino d’utenti come Barcellona, sarebbe stato più opportuno invece potenziare e regolarizzare i reparti esistenti. A questo punto bisogna chiedersi: cosa faranno i nostri politici locali, regionali e nazionali per tutelare i diritti che vengono sempre più calpestati a danno di un’intera collettività? Quale futuro attenderà al Cutroni Zodda?

 

Oggi più che mai il cittadino comune anziano o disabile si sente solo ed indifeso, mentre questo Governo annuncia riduzioni alle spese, da assegnare allo Stato Sociale, e l’Assessore alla Sanità annuncia chiusure d’Ospedali e riduzioni dei posti letto per sanare un bilancio Sanitario disastroso, facendo pagare ai Cittadini e ai Lavoratori gli sprechi commessi nel tempo dalle nostre istituzioni sanitarie pubbliche. Il nuovo Piano Sanitario prevede il taglio di 2700 posti letto. Si parte da 64 strutture ospedaliere e si prevede la riduzione delle ASL a 9, su livello provinciale, con 20 ospedali a cui si aggiungono i 5 delle Aziende Ospedaliere; 15 ospedali saranno chiusi, di cui 8 riconvertiti in residenze per anziani (pubbliche?) ed i restanti 24 saranno indeboliti. In queste nuove scelte fatte dalla nostra Sanità Regionale, si va perdendo il principio della solidarietà, dell’assistenza, e si rischia di compromettere, sempre di più, la fiducia dei Cittadini nella Sanità Pubblica e quindi li induce a riprendere il viaggio della speranza verso il nord, con costi per tutta la comunità non sostenibili. Non condividiamo e non accettiamo il nuovo Piano Sanitario presentato dall’assessore alla Sanità, che per rientrare da un deficit indecoroso taglia posti letto (2.700) e chiude ospedali ( 15 di cui 8 da riconvertire), facendo pagare ai Lavoratori e ai Cittadini il prezzo più alto.  L’organizzazione sanitaria della Sicilia, nel tempo, ha trasformato le cosiddette “aziende ospedaliere” in macchine mangiasoldi di spese pubbliche dove, prima che curare ed assistere gli ammalati, si è pensato soltanto: a forniture ben pagate per materiali spesso scadenti o difettosi, oppure si è pensato ad arricchire professionisti per incarichi legali che si potevano evitare ed anche ad edificare strutture sanitarie faraoniche o alle carriere dei nostri Direttori Sanitari o a quelli dei Direttori Generali. A leggere il bilancio della Regione, la Sanità in Sicilia, pubblica e privata, sembrerebbe che è e forse rimane, per certi versi, un grande business con soldi spesso spesi male.

 

In Sicilia pur esistendo strutture sanitarie d’eccellenza, non si riesce ad assicurare la normale routine, e in modo vergognoso, si fanno morire ragazzi spostandoli da un ospedale all’altro, scaricando dopo le proprie colpe ad altri. Mancano Infermieri, e i tanti di quelli in servizio sono sottoposti a contratti di precariato che durano ormai da decenni. Una situazione reale e drammatica quella degli infermieri per il loro futuro, L’Assessorato alla Sanità non gli offre nessuna sicurezza occupazionale, e questi sono costretti a turni pesanti e salti di riposo e di ferie. S’investe poco sul personale o per migliorare la qualità assistenziale! Sulla sanità siciliana bisogna, finalmente, parlare chiaro ed agire di conseguenza, ognuno per la responsabilità che gli compete, poiché se il governo ha fatto il bello e il cattivo tempo, in tutto questo come in altri campi, ciò è anche per la responsabilità di un’opposizione sterile, episodica, evanescente, e sicuramente non all’altezza della gravità del compito affidatole dall’elettorato. Ma si dirà in Sicilia abbiamo strutture d’eccellenza, è lecito chiedersi: a che serve l’eccellenza quando da noi non si riesce ad assicurare la normale routine? D’altra parte, l’eccellenza non è incompatibile con un moderno sistema sanitario che per essere efficiente e razionale dovrà essere liberato dalle grinfie dei partiti, ma anche dai baroni della sanità. Va riorganizzato e potenziato il 118 regionale, soprattutto tenendo conto che questa Regione ha un movimento continuo di turisti che dal mese di maggio a settembre toccano sommità altissime e questo servizio deve essere in grado di avere mezzi e strumentazioni adeguati, personale sanitario adeguato ed una idonea rete organizzativa tra ospedali e territorio. Per cambiare veramente e seriamente rotta e governare saggiamente ed adeguatamente ai tempi di oggi la Sanità in Sicilia fa bene ad abolire le troppe comode poltrone che sono spesso costose e inutili. L’Assessorato alla Sanità deve investire principalmente: sulla sicurezza delle strutture e sulla medicina territoriale e sul personale medico ed infermieristico, per abbattere le liste d’attesa, per potenziare la sanità pubblica e riqualificare gli ospedali, anche perché oggi, a ciascun Siciliano l’assistenza sanitaria, confessiamocelo, costa mediamente 1514 euro l’anno.

 

 

 

 

Una terra martoriata

 

La Sicilia: una terra flagellata non per volere divino ma per colpa dell’egoismo e della scelleratezza umana che nella nostra terra, impera incontrastata su tutto. I fatti e le verità sono manipolati per nascondere l’inferno! I mali del nostro territorio, ci svuotano dentro come il perpetuarsi ancora, della servitù e del feudo, dell’incertezza del diritto e dell’impunità costante. Un potere il nostro, che è indifferente al bene comune.

 

La nostra è una regione considerata di serie “B”: offesa e umiliata non solo per tacito consenso di Berlusconi, di Bossi o di Tremonti, oppure per colpa degli Italiani delle altre Regioni, ma la colpa esclusiva delle responsabilità è da attribuire soltanto ai nostri uomini politici, locali e regionali. Un accumulo di fallimenti e d’inganni. Dove la classe politica, ha fatto e fa il bello e il cattivo tempo tirando le fila del potere e condannando questa terra nell’arretratezza. Qui da noi, la politica dei sussidi, ha rafforzato la cultura del servilismo e della rassegnazione. Il dissesto idrogeologico di un’intera isola che, ultimamente ha procurato la morte di 31 persone e ha rovinato l’esistenza di tante famiglie che gridano: che sia fatta giustizia. Nella nostra terra l‘erosione, la desertificazione, non nasce da oggi, ma da decenni di violenza e di abbandono nella manutenzione, nella cura e nella non vigilanza adeguata del nostro territorio montano e marino. Da noi, i fondi e i finanziamenti, sono arrivati a pioggia, ma sono sempre stati sperperati in maniera negativa. Una gran quantità di denaro pubblico è arrivato nel tempo nelle casse della nostra regione che invece di produrre opere nuove e necessarie spesso si sono tradotte in studi, consulenze, progetti e qualche volta le opere non sono state neanche realizzate. Di fronte ai nostri occhi si presenta un disastro urbano: di cementificazione selvaggia e triste così pure la visione di montagne, spiagge, torrenti e saie. Da noi i lavori pubblici spesso sono stati realizzati utilizzando materiale scadente e durante l’esecuzione dei lavori o nella consegna delle opere, spesso non è stato eseguito il dovuto controllo dell’opera da parte delle autorità preposte a tale compito. Si osservino: le strade, le fognature e i ponti in quali condizioni si trovano, quando vi è una pioggia che supera il limite della normalità. Le discariche abusive e gli incendi si moltiplicano spesso per mancanza di controlli adeguati e pene certe e pesanti che possano servire da deterrente, contro di chi esercita tali atti delinquenziali per trarne una personale utilità economica. Un territorio il nostro dove tutto lo sporco e i veleni, finiscono nel mare e in montagna in dispregio della natura e della nostra salute.

 

Una Regione assente la nostra che ancora oggi, ci fa mancare e non ci assicura neanche i servizi primari come i trasporti, gli ospedali, la sicurezza del territorio e le scuole sicure ecc. ecc. Nella nostra terra di Sicilia invece, i tagli sono fatti sempre soltanto sui servizi da rendere ai cittadini e non per diminuire i tanti privilegi e sprechi dei nostri burocrati siciliani che si abbuffano a piene mani il loro portafoglio. Nel nostro pensiero di comuni cittadini predomina da parecchio tempo nell’animo, la rassegnazione e la tolleranza a tutto. La nostra terra è offesa e umiliata, perché la nostra classe istituzionale ha mandato in rovina per decenni un tesoro di ricchezze naturali ed artistiche che potevano fare la differenza con le altre regioni d’Italia e del mondo. Un patrimonio naturale quello della nostra isola che sicuramente, avrebbe reso ricca la gente. Invece oggi, si naviga in un territorio che giornalmente deve fare i conti con una realtà drammatica dove i poteri che contano tra arroganza e indecenza si spartisce spesso gli utili, il profitto dei beni pubblici, con una perenne corsa verso il denaro e dove si odono rullare soltanto i tamburi e le trombe della retorica per continuare ad illudere la gente che ci vive. Qui da noi i giornali, le televisioni locali, spesso, sono come i jukebox basta gettonarli per comprare il loro silenzio o per manipolare i fatti e le vicende della nostra realtà, quella vera che brucia in ogni siciliano onesto e che ama la propria terra. Qui da noi i poteri opposti sia di destra sia di sinistra spesso, si stringono la mano per sigillare un patto per raggirare e manipolare lo Stato e i cittadini. E’ difficile respirare aria pulita e luce di verità, perchè vige un costante sentimento di precarietà dove prevale l’ingiustizia e il privilegio. E’ esercitata una violenza che non conosce limiti e rispetto verso la dignità del prossimo, infatti, vi sono: ospedali fatiscenti, attività commerciali che chiudono, campagne sempre più deserte, ma diventa sempre più fonte quotidiana di consumi e di miseria sociale. La Sicilia forte della sua autonomia regionale, poteva fiorire e rinascere nel benessere, con una politica accorta e giudiziosa rivolta al bene comune, invece si è fatto ben poco e si è preferito tenere la gente sottomessa al volere dei potenti e dei prepotenti di turno che si abbuffano a dispetto di tutti. La Regione, le Province, i Comuni, tendono a fare soltanto cassa e non risolvono, di fatto, i problemi che affliggono i cittadini già da decenni. Qui da noi si vive sommersi e soffocati dai vecchi e dalle nuove questioni che si aggiungono e si aggravano, a dispetto di un’intera regione, ecco perchè ancora oggi, in molti, viene voglia di fuggire...

 

 

 

 

 

Una città che langue: Barcellona!…

 

Da noi nel nostro territorio spesso si cerca di raggirare i cittadini al solo fine di avere un ritorno politico, per mantenersi ben salde le proprie poltrone dorate, ma non per risolvere i veri e gravi problemi che avvolgono crudelmente la gente che vive nella nostra terra del Longano.

 

Peggiora su tutti i fronti Barcellona Pozzo di Gotto, per colpa anche di una popolazione che non comprende ( o forse non vuole rendersi conto) di tutto ciò che accade nel nostro territorio. Da noi mancano e non si costruiscono soprattutto quelle opere pubbliche che creano sviluppo, ricchezza, occupazione. Si alternano i diversi colori politici nell’amministrazione, ma quello che si realizza è ben poca cosa rispetto ai servizi doverosi che le istituzioni locali e provinciali devono garantire ai propri cittadini. Spesso nel completamento e nel compimento delle azioni pubbliche emergono: spreco, saccheggi e privilegi, in favore di pochi e di poco conto nei confronti dell’intera collettività. Il consenso politico, si concretizza principalmente con il contributo dei giornali e delle televisioni locali, a favore dei potenti politici di turno! Le poche opere realizzate sino ad oggi sono state eseguite e consegnate con difetti occulti e palesi che danno la certezza sin d’ora di ritenere che tali opere avranno poco durata nel tempo. Un’amministrazione, che intende tutelare gli interessi dei propri cittadini e che ama la propria città, prima della consegna di tali opere, deve vigilare e controllare, ma questo di certo non è stato fatto, perché ai nostri politici quando realizzano un’opera, non interessa la durata e la qualità di tale opera. A costoro interessa soltanto di completare l’opera per poterla mettere in mostra e sbandierarla alla cittadinanza, con il supporto dei mezzi d’informazione esistenti nel nostro territorio. Bisognerebbe chiedersi: le nuove opere eseguite e consegnate al godimento dei cittadini che durata avranno nel tempo? Purtroppo sino ad oggi le poche opere realizzate si presentano da sole, alla nostra intelligenza al nostro uso.

 

Nel nostro territorio quest’estate l’unico centro balneare più notorio “Centro Vacanze Cantoni” dalla nostra amministrazione locale è stato lasciato nel più totale abbandono con spiagge sporche, cassonetti della spazzatura stracolmi e con il divieto nelle vicinanze di balneazione per colpa di un depuratore che spesso non depura! Basta farsi un giro lungo le vie cittadine, per notare: strade piene di buche ed avvallamenti, manutenzione e potatura delle piante spesso non eseguite, spazzatura che spesso è rimasta sulle nostre vie, cassonetti della spazzatura mai disinfestati, traffico veicolare cittadino spesso in tilt. A Barcellona Pozzo di Gotto, ammettiamolo, mancano i vigili urbani a dirigere il traffico già da parecchio tempo e tutto ciò, crea disagio e pericolo alla gente che vive in città. E se per puro caso se ne vede qualcuno, lo notiamo spesso o in Piazza San Sebastiano oppure in Piazza Duomo. Ma Barcellona Pozzo di Gotto non è fatta soltanto da queste Piazze esistono altre zone al centro ed in periferia con traffico veicolare ad alta concentrazione dove i vigili urbani non sono quasi mai presenti.  E che dire di sera? Vergogna delle vergogne spesso a vigilare su tutto in questa città a rischio come la nostra, vediamo in servizio soltanto due vigili urbani. Queste vergogne, diciamocelo e confessiamocelo, sono commesse a danno di tutti. Questa realtà non ha lasciato e non lascia una buona immagine alla gente che viene a visitarla! Da noi spesso nei salotti, in città, nel nostro Comune, nella nostra Provincia si è fatto e si fa solo demagogia al solo fine di avere un ritorno politico, per mantenersi ben salde le poltrone del potere, ma non per risolvere i veri problemi che affliggono inesorabilmente la gente che ci vive e si fanno anche accordi sottobanco e trasversali con l’appoggio dell’opposizione. Accordi e patti che sono raggiunti e stipulati, non per risolvere e risollevare la città dal degrado morale e sociale, ma al solo fine di mantenere immutabile una “Pax” interna che consente ai pochi di proliferare indisturbati nella ricchezza e nel benessere a danno di un’intera collettività. Un’ipocrisia ed un egoismo incontrastato che, domina già da anni a danno di tutti. Una città dove la maggior parte della gente per il quieto vivere, preferisce sottostare accontentandosi delle sole briciole che, di tanto in tanto, gli ingordi potentati locali elargiscono soprattutto a chi ha saputo umiliarsi e genuflettersi giornalmente ai detentori del potere locale. Sono convinto sempre di più che per sopravvivere in questa terra gli ideali e i valori giusti non servono a nulla, da noi i diritti non contano, bisogna inchinarsi a qualcuno se si vuole ottenere qualcosa, ma per fare questo bisogna vendere la propria dignità.

 

Per un futuro migliore per le nuove generazioni è d’obbligo che la gente di questa terra inverta rotta nel proprio modo di pensare e che i politici modifichino il loro modo di concepire e di fare politica. Questo cambiamento è l’unica strada percorribile per evitare che la dignità d’ogni cittadino continui ad essere oltraggiata e calpestata per come avviene giornalmente oggi. Nella nostra contemporaneità, diciamocelo in tutta sincerità esiste una classe politica che spesso è: mediocre, priva d’ogni etica, collusa e corrotta, dove spesso nella politica non esiste la coerenza tra il dire, il fare e il pensare. Confessiamocelo stiamo vivendo in una società globale in cui la crisi dell’economia ci dimostra come sia prevalsa la logica del profitto e nella quale l’abuso e l’arroganza e il crimine e la violenza sono divenuti anch’essi globali. Non basta proclamare i diritti umani; occorre garantirli, difenderli, renderli effettivi. Bisogna rimuovere gli ostacoli d’ordine economico e sociale che, limitando, di fatto, la libertà, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e, quindi, la piena partecipazione di tutti alla vita economica, sociale e politica. Sono convinto che partendo dalle famiglie e dalla scuola, l’educazione debba fondarsi proprio sul rispetto della dignità umana, sul riconoscere e rispettare l’onorabilità dell’altro, specialmente i più deboli o gli emarginati;  in una parola, gli “ultimi”, i “diversi”. Ecco che oggi l’unica strada da seguire per la nostra salvezza, è quella di riscattare la nostra dignità e rispettare l’onorabilità dell’altro. Questa comunanza d’intenti e di sentimenti se non sarà valorizzata e potenziata dalla nostra gente e dalle nostre istituzioni: nella nostra terra non cambierà mai nulla e inevitabilmente sprofonderà in un baratro sempre più profondo, dove i giovani continueranno a fuggire in gran quantità dalla nostra città che non gli prospetta nessun futuro dignitoso.

 

 

 

 

 

 

 Aboliamo le Province!

 

 

Per rimettere in sesto l’economia pubblica locale e risanare il territorio serve un atto di coraggio. Una prova di buona volontà sarebbe quella di abolire gli enti pubblici inutili e costosi, perché le Province servono soprattutto ad avvelenare i pozzi della finanza pubblica, lasciandosi alle spalle spesso un bilancio disastrato.

 

Lo scenario provinciale è devastante e stravolto, infatti, la prova lampante ed inequivocabile si è riscontrata l’undici dicembre scorso. Molte strade, ancora oggi, sono interrotte ed inaccessibili con lavori che non sono né ultimati neanche iniziati vedasi: il Capo di Milazzo, il lungomare tra Maceo e Spinesante (strada provinciale interrotta da circa “dieci lunghi anni”); per non parlare delle strade provinciali di Gala, San Paolo, Castroreale, ed altri centri collinari della Provincia.

Per vedere tutto ciò basta farsi una passeggiata sui luoghi, per rendersi conto che tutta la fascia marina e collinare tirrenica, è degradata con situazioni di pericolo e di disagio per la gente che vive in questi paesi abbandonati nella propria sventura. Milazzo, Barcellona, Terme Vigliatore, Falcone, ed altri comuni, subiscono un danno rilevante ancora oggi, non solo, sotto l’aspetto dell’immagine ma anche e soprattutto sotto il profilo economico. In tale circostanza ambientale il turismo e l’agricoltura che è una fonte preminente di sostegno economico nel nostro territorio, oggi non è supportata degnamente e adeguatamente da chi ci governa a livello provinciale. Da noi si fa soltanto la politica delle parole attraverso i giornali e le televisioni che, molto spesso, per un proprio tornaconto, si rendono compiacenti e genuflessi al potere politico dominante. I fatti concreti e reali rimangono indelebili soltanto sotto gli occhi del cittadino comune. Con le Province si è di fronte ad un sistema che sembra costruito apposta per moltiplicare le esigenze dei nostri burocrati a voler fare soltanto cassa, la prova è che la spesa pubblica provinciale negli ultimi anni ha continuato a crescere per essere sciupata indisturbatamente. Appare indispensabile un'opera di controllo radicale del bosco e del sottobosco della spesa pubblica: che va ridisegnato con la potatura di tutti i rami più o meno secchi. Si è ormai arrivati ad avere un centinaio di province, il che significa un centinaio di Giunte, di Consigli Provinciali, di Prefetture, di Questure e così via, che spende più soldi per funzioni che potrebbero essere tranquillamente assorbite nelle competenze degli enti comunali.

Certo abolire questi organismi, non significa tagliare immediatamente gli oneri riguardanti tutto il personale che potrebbe essere in parte assorbito a carico di comuni o regioni, ma di sicuro significa prosciugare in prospettiva una fonte d’uscite altrimenti destinata, inevitabilmente, a caricare pesi sempre maggiori che saranno posti sul bilancio della pubblica amministrazione. E’ arrivato il momento di farsi sentire dai Presidenti delle Province Regionali Siciliane perché secondo il D.lgs. 267/2000 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) al Consiglio Provinciale competono l’indirizzo, il controllo politico ed amministrativo, la programmazione e l’approvazione degli atti d’impegno economico finanziario”. Responsabilità non da poco che per non rimanere sulla carta, dovrebbe concretizzarsi tramite atti pubblici, certificazioni, documenti. Tra questi, assume certamente una valenza strategica di controllo e di verifica “la relazione semestrale” che ogni Presidente di Provincia deve obbligatoriamente presentare al Consiglio per una valutazione della propria gestione. Lo stabilisce tassativamente l’art. 210 del Testo Coordinato delle Leggi Regionali relative all’ordinamento degli enti locali, dal titolo “Attribuzioni del Presidente” (già contenuto nella legge regionale n. 9/1986 art. 34 e nella 26/1993 art. 24). Il Presidente ogni 6 mesi presenta una relazione scritta al Consiglio Provinciale sullo stato d’attuazione degli atti programmatici e sull’attività svolta. Il Consiglio Provinciale entro dieci giorni dalla presentazione della relazione, esprime in seduta pubblica le proprie valutazioni. Contrariamente soprattutto da noi, invece, i Presidenti d’alcune Province importanti, si rifiutano di adempiere a tale obbligo previsto dalla legge sopra citata per garantire al cittadino che, ogni azione intrapresa all’interno dei “palazzi” sia esclusivamente nell’ottica di un interesse collettivo. Ci si rende facilmente conto di quanto qualsiasi ruolo istituzionale sia andato a perdere il proprio significato originario, fuoriuscendo dai sacri binari dettati dal nostro sistema democratico. In quale forma di governo, infatti, chi detiene il potere non deve rendere conto a nessuno delle proprie scelte, nemmeno ai rappresentanti dei cittadini? I politologi chiamano questa circostanza “mancanza di responsabilità”, e la considerano una delle cinque caratteristiche dei regimi autoritari. Mantenere in vita un Consiglio Provinciale che senso ha, se questo non è messo a conoscenza dalle scelte della Giunta e non può così tutelare gli interessi della comunità che rappresenta? Così operando le nostre Province non fanno altro che quello di mantenere un esagerato stipendio a quei 30, 40 o 50 consiglieri che, senza protestare, accettano di veder ridicolizzato il proprio ruolo a quello di semplici spettatori della cosa pubblica. Tutti noi di conseguenza che del mondo dei “palazzi” non facciamo parte, da questi nostri burocrati provinciali, ammettiamolo, siamo soltanto considerati solo sudditi?

 

 

 

 

Un grido nell’indifferenza

 

Nella nostra terra la dignità dell’uomo comune, spesso, rimane calpestata sotto il volere dei potenti e dei violenti. Un accumulo di fallimenti dove la casta politica per decenni, ha condannato questa terra alla stagnazione. Un sottobosco fitto e indecifrabile il nostro, fatto di tanti interessi personali e menzogne che hanno un’unica inevitabile conclusione: qui, da noi, l’onestà è spesso perdente.

 

Saverio Castanotto è al suo secondo avvio come scrittore, con il libro dal titolo “L’Isola nella bolla”, pubblicato da “Armando Siciliano Editore” di pp. 172. Quella raccontata dal nostro autore, con immagini aggressive e drammatiche, è una vicenda ricca d’inquietudine e di sfiducia. Castanotto ha una personalissima caratteristica di creazione e di stile, che deriva da una raggiunta e sofferta maturità di pensiero e nelle pagine del libro, è animata da martellanti accuse nei confronti dei potenti e prepotenti che dimorano nella nostra terra. Castanotto narratore nel romanzo riconosce: ” E la solidarietà oggi consiste nell’essere solidale con se stesso”…La droga spacciata, il bimbo venduto e il corpo venduto, e il sesso sfrenato e l’utero affittato e…”. Una consapevolezza sopportata da una realtà che lo porta a tracciare il libro, con riflessioni d’ironia pungenti, con pessimismo cupo e tagliente, con aperture di profonda malinconia. La storia del Popolo siciliano bisogna ammetterlo: è fatta da secolari ingiustizie. Il Popolo siciliano è stato sempre sottomesso: un tempo ai nobili, ai gabelloti, ai massari, ai campieri, ai briganti; oggi invece, i potenti di turno, hanno sottomesso il Popolo siciliano alla cultura del servilismo e della rassegnazione. Lo sviluppo economico e sociale ancora oggi, appare deludente: un fiume di soldi che arrivano nella nostra Sicilia spesso si polverizzano in studi, consulenze, progetti, opere che si fanno malamente e non si realizzano mai. Un potere politico e criminoso il nostro, indifferente al bene comune. Qui da noi domina l’ingiustizia e il privilegio, dove anche i giovani si sono presi il lusso di apparire: con grosse auto, con il Rolex d’oro al polso o con scommesse a corse di cavalli. In un altro passo del libro Castanotto narratore ammette: ” Li sento la sera quando stanno in piazza… Andiamo al pub a farci qualche drink o al bowling nella games room?”

Questo è il linguaggio delle nostre nuove generazioni! Noi viviamo nella società dello spettacolo e dell’immagine, dove ci siamo dentro tutti e ne subiamo la seduzione. Ecco che il libro di Castanotto si fa dunque ispirazione d’amore, ma è anche di denuncia verso lo spudorato opportunismo dei potenti della politica e del crimine. L’autore esamina, analizza, scandaglia, ma crede ancora nella speranza di una possibile rinascita. Lo stile del libro è complesso e drammatico con l’insistenza ossessiva e ripetitiva di concetti, parole e immagini proprio perché determinate dalle sensazioni e dai ricordi, fatti di fumo e polvere, di silenzi e sangue. Lo scrittore, ricorrendo alla forma espressiva canzonatoria e attraverso soprattutto il suo personaggio principale del libro, il maestro Luca Zito, trae l’ispirazione fondamentale del romanzo, calandolo su una travagliata e appassionata angoscia morale. Il valore di questa scrittura, è soprattutto l’esigenza del nostro autore, è di sentire il bisogno in questa sua seconda opera di interrogare se stesso e riflettere sulla nostra attuale realtà.

 

In questo romanzo vi è freschezza d’invenzione nel ritmo ossessivo e ripetitivo delle parole che s’intrecciano nelle pagine del romanzo, ed anche attraverso una lucida meditazione. Un conflitto interiore che tra terra e gelo coinvolge una bella Sicilia verdeggiante, ammantata dai miti del passato e risonanza nello stesso tempo di una cupa ed eterna sofferenza. Il nostro è un dolore fatto di luci ed ombre, di vitalismo e apatia, che sono le vere e reali contraddizioni della storia della nostra terra.  Con quest’opera, Castanotto, dimostra di essere tra gli autori più degni d’attenzione del nostro attuale panorama letterario Siciliano e le sue affermazioni sono quasi urlate nelle pagine del libro. Il romanzo è ambientato in una Sicilia stracarica di vinti ed emarginati dove si scopre la parte più intima e malinconica del nostro autore. L’isola nella bolla è un romanzo di confessione, dove la storia raccontata, serve solo da cornice per descrivere le vicende dei soliti esclusi di questa nostra società che ancora oggi, vive inchiodata alla legge del feudo e del sopruso e c’impone le sue leggi e le sue concezioni di vita. Nella nostra isola, non c’è mai pace per i miseri, non c’è mai punizione per i furfanti. Ancora oggi la Sicilia, con le sue storie vecchie ed arcaiche, ci offre le vecchie contraddizioni che non vanno di pari passo con i tempi d’oggi perchè ancora non è arrivata la vera civiltà. Tra eroismi e infamità, tra furori e silenzi, tra sfruttamento e liberazione, convivono le due facce della nostra storia: quella degli oppressi e quella degli oppressori. Qui da noi, ogni occasione di rinascita è stata lasciata cadere e ogni slancio popolare ha cozzato contro una muraglia d’indifferenza. Castanotto per bocca del personaggio principale, il maestro Zito, in una pagina del libro avverte: “ Il Potere che crea un sub-potere, sol per potere restare al Potere, e si serve del sub-potere per rendere più forte il suo Potere!”…Perché il potere si nutre d’ignoranza… ed in tale humus cresce la violenza, persino Abele diventa Caino … ed il potere abbisogna di Caini! La Mafia la vuole il Potere!  Confessiamocelo spesso ci si sente invasi dalla vergogna di essere nati e di vivere in questa nostra isola: vergogna per la gente che ha la pretesa di rappresentarci, di governarci, di parlare di noi e per noi; vergogna per non essere capaci di fermare in modo definitivo l’arroganza dei potenti. I poteri forti di questa nostra isola hanno consentito lo scempio e la distruzione di paesaggi tra i più belli del mondo. I potenti e i prepotenti di questa nostra terra, hanno addirittura condannato alla dispersione e al decadimento un patrimonio d’arte e di cultura senza eguali. Nel nostro territorio si avverte spesso la sensazione di girare a vuoto, di parlare nel deserto e si avverte che i mali sono tanti e vari. Il nostro narratore, in una pagina del libro, rileva: “Ma il male maggiore, quello che è letale per questa terra…ha un solo nome: rassegnazione. Noi siamo “rassegnati” da millenni! E se qualcuno sfugge da questa norma, quello è un visionario…, o solo un folle o un suicida”. Nella nostra Sicilia si naviga nel vuoto culturale, nel vuoto politico, nel gelo dei rapporti umani, nella desolazione di un paesaggio violentato e umiliato. Castanotto in un’altra pagina della sua opera afferma: “E sarà sempre terra di partenze, se qui non muta la “mentalità”, se non buttiamo i miti del passato nel cratere di Etna violento”. Nel libro si percepisce l’amarezza dell’autore nel vedere i nostri giovani migliori che hanno voglia di fuggire e abbandonare la nostra terra. Ma la speranza è quella che questi giovani, devono ritornare e che insieme devono trovare il coraggio di ribellarsi per dare un futuro migliore alla nostra Sicilia. Lo scrittore in un'altra pagina del suo testo confessa: ”Comunque io, testardo, aspetto il sole! E il sole mio…porta una falce in mano”. Se si vuole veramente respirare, finalmente, aria di luce, di libertà e dignità, nella nostra terra è fondamentale un cambiamento radicale e una pulizia generale. Per uscire dalla palude è necessario ristabilire il principio che l’uomo non va offeso e che la sua dignità non va calpestata. Per frantumare la “bolla” che avvolge ed affligge la gente di questa nostra terra di Sicilia, incombe l’obbligo etico di dare inizio a promuovere e perseguire il bene comune di tutti. Questo rinnovamento culturale e di pensiero… da noi… è possibile?

 

 

 

 

Un flusso vulcanico

 

In un mondo stracolmo di violenza, e ancor peggio, dall'indifferenza, l’arte ha anche una sua funzione educativa e nei suoi contenuti ci propone ideali di libertà e autonomia, per sottrarci dalle forze sfavorevoli che predominano nella nostra attualità.

 

 

 

Nino Gentile nasce a Barcellona Pozzo di Gotto nel 1944 e inizia la sua passione per la pittura. Sin da ragazzo, collabora con esperti decoratori della nostra città per poi prendere insegnamenti di disegno e pittura da maestri del luogo. Ha partecipato a molte collettive e ama definirsi: "Pittore Libertario" si è ispirato ai grandi Maestri dell'impressionismo, del cubismo sino al neorealismo, surrealismo e alla pop art ed infine al suo sperimentale magmatismo. L'arte nella sua elaborazione ed esecuzione artistica si sottopone alle sollecitazioni del rinnovamento, individuale e sociale. Un laborioso percorso interiore che si evidenzia nelle sue opere, con un “motus operandi” del nostro artista che, sicuramente, si propone un suo fine dì ordine etico e spirituale legato al terreno e non al Divino.

 

Il suo è un viaggio indietro nel tempo che, attraverso il pensiero, partendo dall'immagine, lo farà accostare ad un caos primogenito di una visione. Le suggestioni evocate dal flusso della sua pittura, fluiscono spinti da una vigorosa azione mentale. Nino Gentile è un artista che sa bene che dietro ogni traccia di colore si nasconde il soffio misterioso della creazione. Possiede una coscienza vigile, un fervore creativo, un impulso libertario, che sulla tela si trasforma in apparizioni, inganni visivi, o impercettibili abbandoni, che forse lasciano intuire interiori tempeste emotive del nostro artista. Il rapporto che ha con l'opera è intimo, libero e primitivo, dove la realtà è alterata in visioni personali, ed ogni elemento è semplificato e modificato. Inoltre da vita a mondi e scene che in qualche sua opera, hanno le sembianze sceniche delle favole e dei sogni. L'esecuzione è dunque spesso semplice e i colori sono usati generalmente puri, con un ricco accostamento di colori. Tutte le tecniche e gli studi, quali quelli di prospettiva e proporzione, passano in secondo piano rispetto alla visione d'insieme dell'opera e al nuovo mondo che scaturisce da un'azione creativa senza regole e si basa soprattutto sull'esperienza e la sperimentazione personale, forse è un tentativo di ribellione ad ogni legame a cui spesso porta l'accademismo.

 

Nell'arte pittorica di Nino Gentile, è la pulsione libera e libertaria che si esprime nell'artista nell'atto del creare. In ogni sua sperimentazione pittorica e in alcune opere, ha la capacità di farci visualizzare sulle sue tele, l'insorgere di un caos bollente simile ad una colata vulcanica. Fra movimento e staticità, fra luci e ombre, il pittore Nino Gentile possiede nelle sue potenzialità, l’espressività pittorica di singolari bagliori guizzanti e vitalmente espressivi. Una sorta di azione in movimento della sua pittura che nel tempo, sa rigenerarsi, tramutarsi ed evolversi. Attraverso un respiro sentimentale che egli, sa imprimere alle sue opere. La sua è una pittura lirica ed emozionante che non riproduce apparenze cromatiche, ma piuttosto le armoniose diversità di esperienze visive, le quali non propongono reali soluzioni di pensieri trascendentali, bensì sensazioni riferibilí solo ad una realtà ideale, codici interpretativi di una maniera espressiva, definita Magmatismo.

 

Un grido interiore dove le superfici pittoriche, scorrono attraverso lo spazio in pagine decodificabilí come testimonianze soggettive o come tracce di memoria. Sembra procedere guidato da intuizioni che producono bagliori luminosi e dissolvenze che, sulla tela, si dispongono in successioni di mescolanze cromatiche, alle quali si accompagnano zone oscure, dove lo sguardo si rifugia nell’attesa di un possibile messaggio. In lui si evidenziano la dosatura delle tonalità, la distribuzione dei volumi, sovrapposizioni di spessori, avvallamenti sulla superficie della tela, una tecnica esecutiva del tutto particolare, di un impasto materico e cromatico, di una sorte di inflorescenza che appartiene ad una natura incontrollabile. La mescolanza di colori del magmatismo apre infatti, porte impreviste verso luoghi dove la forma informe assume dignità. La sua capacità creativa é quella di una sperimentazione volutamente variabile, dove l'unica e giusta prospettiva, sta nella definizione della ricchezza dei risultati visivi. Certamente egli ha ereditato dall'action painting della scuola americana un certo umore malinconico, ma ne ha respinto con saggezza le minacciose malinconie di stile americano, rivolgendosi all'intelligenza e alla sensibilità di una narrazione pittorica precisa, si propone come artista di una materia comunicativa per farsi comprendere.

 

 

 

 

Ai cantori della rinascita

 

Una città che langue Barcellona! Da mare a monte, niente di nuovo s’intravede nel territorio del Longano. I problemi si accavallano, si moltiplicano, si prolungano nel tempo infinito, a dispetto dei cittadini e di qualcuno che credeva nel rinnovamento della città.

 

Tanti bei discorsi sbandierati nelle pubbliche piazze della città, che poi, si sono ridotti in cenere e in fumo nella realtà del nostro tempo. Una realtà la nostra, che inesorabilmente, si evolve verso una triste verità che indissolubilmente è legata al nostro presente. Mare e monte nella più completa desolazione, non è necessario scattare foto perché tale squallore è nel cuore e nella mente di ognuno di noi. Strada interrotta già da troppi anni come il lungomare che da Spinesante porta a Terme Vigliatore e non si sa, quando sarà riaperta. Lavori sul lungomare iniziati e poi sospesi; e ancora oggi non sappiamo se saranno portati a termine. Lavori sul Lungomare che soprattutto nel centro di Calderà dove si sta edificando l’arena, il progettista ha dato prevalenza al cemento e non al verde; e a lavori ultimati, dalla strada, la visione del mare e delle barche scompariranno dal nostro orizzonte. Gli esercenti che operano da Calderà a Spinesante e sino a Maceo Marina di Terme Vigliatore, hanno sopportato e continuato a subire un danno rilevante nelle loro attività commerciali. Ammettiamolo! Queste le circostanze che da sole contribuiscono sin d’ora a darci una visione dello scenario che s’intravede nel nostro territorio marino. Buche e avvallamenti, con lavori iniziati e tutt'oggi non portati a termine, sono presenti anche nelle nostre frazioni collinari. Strade rifatte al centro e in periferia, dove le condizioni dopo qualche mese del loro completamento sono sotto gli occhi di tutti: con buche piccole e grandi e scolo delle acque che al primo acquazzone, evidenziano la loro limitatezza. Strade rifatte al centro e in periferia che dopo qualche mese del loro compimento, sono state nuovamente smantellate per dare corso ad altri successivi lavori che invece potevono e dovevano essere fatti prima. Strade rifatte al centro ed in periferia ma la segnaletica e l’illuminazione mancano ovunque soprattutto nelle strade di maggior transito di autovetture come in via del Mare dove, se non si pone un freno alla velocità ci potrebbe scappare ancora una volta il morto. Guardate, riflettete e considerate gli avvenimenti e le vicende della nostra città. Scoprirete che nel nostro paese non solo è difficile vivere, ma anche morire.

 

Una città dove ancora oggi, non si ha rispetto nemmeno per i morti. Da anni diverse iniziative sono state fatte anche a livello di dibattiti in consiglio comunale sulla endemica mancanza di loculi, ma nulla si è fatto per trovare soluzioni o di identificare anche nelle periferie altri luoghi utili e necessari per la risoluzione di tale annoso problema. Tutto si è arenato nei cassetti o negli armadi delle nostre istituzioni locali che così facendo non hanno risolto il problema dell’insufficienza dei loculi; ma non so se involontariamente oppure volontariamente tale comportamento è commesso al solo scopo di potenziare le casse comunali e tutto il business che fiorisce e ruota intorno a tale problematica. La città continua a scendere di prestigio in tutti i settori. Amare la città con il cuore significa operare per il bene di tutti inteso nell’interesse della gente e dei luoghi in cui si vive. I lavori sino ad oggi eseguiti nelle opere pubbliche, nella loro esecuzione e ultimazione dimostrano nei fatti che i governanti istituzionali che operano nel Palazzo Longano non amano veramente la propria città. Nella nostra realtà, spesso, i lavori iniziati e completati sono eseguiti con superficialità e in malo modo. Sulla nostra città, se continuiamo nell’elenco delle mancanze e inefficienze dei servizi non resi o resi in cattiva maniera, il discorso si allungherebbe di troppo. Ma smettiamola di continuare a prenderci in giro. Forse è meglio non credere ai cantori della rinascita o ai sostenitori del verbo e della parola. Sulla materia dei servizi mi sono voluto soffermare principalmente su quelle manchevolezze che certamente incidono maggiormente sulla sicurezza e sui valori primari che un’amministrazione avveduta e responsabile dovrebbero garantire a favore di tutti i cittadini che vivono nella nostra città. Mi auguro, anche se mi sembra alquanto difficile che possa avvenire, che la classe politica nel prossimo futuro, possa voltare veramente pagina, per una vera e sincera svolta epocale, per il bene di tutti e soprattutto per una vera crescita sociale ed economica della nostra città e dei suoi cittadini. Ma insisto nell’affermare e ritenere in piena consapevolezza, che la risposta che ci dovremmo dare a noi stessi, nel presente, è una sola: Barcellona doveva essere la città dei servizi (per come affermavano i nostri politici locali in campagna elettorale) invece, quali servizi ci hanno reso per la rinascita della città sino ad oggi?...

 

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Ultimo Aggiornamento 20/08/2010

Barcellona Pozzo di Gotto

Cultura  e Società