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Santi Fugazzotto
In questa pagina troverete una raccolta di articoli di Opinioni
e Commenti sulla Cultura e sulla Società del Longano. Tutto ciò
è stato realizzato con l’intento di offrire ai visitatori del
Sito Web anche un contributo di informazione sui protagonisti
che operano nella nostra
città, nel settore culturale e sugli avvenimenti sociali e
politici che descrivono Barcellona Pozzo di Gotto nel nostro
tempo.
Uno dei peggiori drammi della vita: morire di solitudine
In
una modesta abitazione di Barcellona Pozzo di Gotto, a pochi
metri dalla Chiesa di San Rocco a Nasari, viene trovato il
cadavere già in decomposizione, di un’ottantenne Il Grande
Santa, deceduta da oltre una settimana, senza che nessuno se
ne accorgesse. È uno dei peggiori drammi della vita nel suo
finire: quello di morire in solitudine e nell'abbandono
totale. Con la triste vicenda della donna morta in
solitudine otto giorni fa, il cui cadavere è stato ritrovato
nella mattinata di mercoledì dai carabinieri e vigili del
fuoco, assistiamo come già nel passato, alla scoperta di
persone anziane morte in solitudine e nonostante questa
cruda realtà, la politica di pensiero dei detentori del
potere istituzionale e della gente che vive in questa città,
non cambia. Perché nei molti, manca la necessaria
sensibilità verso le esigenze degli anziani. Non è la prima
volta che cadaveri di persone sole il cui decesso è dovuto a
cause naturali, vengono scoperti nelle loro abitazioni senza
il conforto e l’assistenza di nessuno. I servizi essenziali
per tutelare gli anziani non funzionano come dovrebbero. In
questa città sta degradando anche la solidarietà umana.
Oltre le strade dissestate, crollano gli animi e
l’edificazione dei valori sociali comuni. In tutto questo si
nota insensibilità da parte degli organi comunali desiderosi
di predisporre feste e divertimenti che apportano alla
cultura cittadina soltanto il fatuo e nulla di più. Ancora
una volta con la morte di questa nostra concittadina, nella
nostra comunità, oltre al sindaco e gli amministratori non
esistono in tutti noi quei valori di solidarietà. Perché
prima di cercare la pagliuzza nell'occhio dell'altro
facciamoci noi un esame di coscienza e riflettiamo quanto
noi siamo disposti a dare ed offrire agli altri senza
intaccare ciò che è già nostro! Purtroppo in questa nostra
città, molto spesso, l'egoismo ed il troppo individualismo
ci stanno allontanando l’uno dall’altro, attorno a noi si
creano delle barriere che diventano sempre più
insormontabili. A mio avviso urge nel presente, censire le
persone anziane che vivono da soli e creare per loro a cura
del nostro Comune un centro di riposo ideale dove gli
anziani possano socializzare e siano assistiti amorevolmente
con personale adeguato, affinché quello che si è verificato
più volte e da recente a Barcellona Pozzo di Gotto non
accada più.
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L’incapacità di
indignarsi!
Una nuova
stagione della trasparenza che viene giustamente evocata è
possibile? Nella nostra epoca, da un po’ di tempo, mi
chiedo: perché, nonostante tutto, gli italiani, e
soprattutto i siciliani, non sono capaci di indignarsi?
Dall'onestà discendono virtù, rettitudine e tutte quelle
qualità che noi “cittadini” vorremmo appartenessero ai
nostri ”politici”, ed anche a coloro che detengono le leve
produttive del Paese. Il dramma politico di oggi: i nostri politici ne combinano di
tutti e di più, eppure noi cittadini non ci indigniamo
seriamente e in gran quantità!
Organizzano festini erotici, usano voli di stato per
faccende personali, sfruttano il dolore delle persone per
maligni e miseri fini elettorali, si costruiscono le leggi
su misura non curandosi del resto del paese, rubano e
difendono i ladri, scendono a patti con la mafia e con la
cricca come se fosse una cosa normale. Mentre la nostra è
una vita che si ritrova nell’incontrollato, caotico,
traffico cittadino, nei cumuli d’immondizie, nei disservizi,
nell’indifferenza ostentata dai nostri amministratori
davanti allo sfascio delle nostre città. Oggi si vive tra la
violenza, tra l’assistenzialismo con il quale migliaia di
persone vengono mantenute in uno stato di sottoccupazione
che mortifica loro e sottrae risorse alla comunità.
Un'Italia vuota e ambigua, costruita intorno a una rete
affaristica che cerca e trova complicità politiche. E la
stragrande maggioranza degli italiani non reagisce. E tutto
ciò è dovuto alla svogliata remissività dei cittadini, a
prendere coscienza della disumanità del quotidiano in cui
sono immersi e di cui forse, sono anche artefici o almeno
complici. La parola onestà oggi più che mai è una parola
ormai superata, visto il desolante spettacolo offerto dai
nostri personaggi pubblici preoccupati fino al ridicolo di
curare la propria immagine esteriore e i propri privilegi, nullamente vogliosi di mostrare un comportamento etico e
morale. Nessuno dei politici viene costretto alle
dimissioni, a nessuno viene nemmeno imposto a spiegare o a
chiedere scusa. Tendono soltanto a minimizzare, gli eventi
negativi che la cronaca ogni giorno sbatte in prima pagina e
tutto questo rappresenta uno schiaffo agli italiani onesti!
E se c’è una
cosa che le cronache odierne insegnano è che in Italia
contano più le relazioni che il merito. In Italia i politici
incassano e sprecano sempre di più, mentre i sacrifici per
il risanamento dei conti pubblici li debbono fare sempre i
cittadini.
Lo snodo della
questione è politico, ma affidato a una classe politica che
non solo ignora o sottovaluta la questione morale, ma perde
di vista la bussola della politica vera e reale da
perseguire per risolvere i problemi che ci affliggono. Nella
nostra società quando si riduce la nozione stessa di bene
comune, nel nostro corpo sociale decade lo spirito pubblico
e si allentano i vincoli della legge e si spiana la strada
alla corruzione”.
Certo, in parte è colpa, di un giornalismo patologicamente
asservito al potere, ma non può essere sola questa la
vergogna! Ci sono diversi modi per reagire alle cronache
degli ultimi giorni e al senso di frustrazione che producono
nell'opinione pubblica indignazione e incredulità. La nostra
civiltà con il suo bagaglio di miserie e di furberie ci
travolge di fronte al marcio che è venuto e continua nel
presente a venire in superficie e a colpirci con durezza con
fenomeni di corruzione e di malcostume nel nostro scenario
pubblico. E la gente non si indigna per tutto questo, non
pensa neppure a scendere in piazza. Va tutto bene, purché vi
sia il miraggio del denaro e del divertimento. E’ necessaria
una svolta per smascherare le ipocrisie dei nostri censori
politici. Se nella vita privata le occasioni di perdersi non
mancano, nella vita politica sono ancora più forti e
frequenti. Gli uomini politici sono quasi ogni giorno in
grado di favorire o bloccare, di ritardare o accelerare i
provvedimenti dai quali dipendono carriere e fortune. Il
loro potere discrezionale può spesso influire su decisioni
che coinvolgono interessi immensi. All’interno di un
qualunque "partito degli onesti", dopo la conquista del
potere, si formerebbe una minoranza o addirittura una
maggioranza di malandrini. Ma chi rappresenta il governo ha
solo una strada davanti a sé: prendere molto sul serio il
racconto di un'Italia opaca e ambigua, costruita intorno a
una rete affaristica che cerca e trova complicità politiche.
Per
costruire un sistema politico efficiente, insomma, si deve
partire dall’ipotesi che tutti gli uomini politicamente
attivi siano imperfetti, così come sono imperfetti coloro
che alla politica non si interessano. Noi possiamo e
dobbiamo cambiare il volto della nostra città. Ma, perché
ciò avvenga, bisogna che ognuno si interroghi sulle proprie
responsabilità e coscienze. L'opinione pubblica ha ormai
perfettamente individuato l'emergenza prioritaria nel nostro
Paese: la mancanza di onestà. La vera politica invece
dovrebbe nel senso buono, essere la risultante di un
incrocio tra l’onestà e la competenza. E’ opportuno
istituire un sistema di controlli, di premi e di punizioni.
Bisogna creare efficaci strumenti di controllo e
inasprimento delle pene per garantire in futuro un
meccanismo di scelta limpido da applicare agli appalti ed è
questa l'unica risposta politica che si può avere in queste
ore e che gli italiani si aspettano. Gli italiani vogliono
una politica pulita che ci porti a un futuro migliore per i
nostri figli. Oggi siamo in mezzo ad una politica sporca e
lo siamo da un bel pezzo, perché la maggior parte dei
politici pensa ai propri interessi e ai propri scopi, un
sistema politico che ha raggiunto livelli di disonestà
assolutamente ingiustificabili e che lo stesso Machiavelli
avrebbe duramente condannato. E allora diremo che il primo
obiettivo delle persone perbene, dovrebbe essere quello di
introdurre, all’interno del sistema politico italiano, quel
controllo delle opposizioni sui Governi, che finora manca.
Vogliamo una politica meno sporca, meno intrecci e più
onestà. Non dobbiamo remare all'indietro, ma darci uno
scossone e remare per la direzione giusta per colpire con
durezza i fenomeni di corruzione o magari solo di
malcostume. Più ci sarà una politica chiara e affidabile e
più migliorerà il nostro paese e il collettivo,
perché oggi a
essere in discussione e in pericolo, vi è la stessa
coesione sociale, la tenuta della società civile, il patto
costituzionale e la stessa Unità Nazionale.
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Nelle scuole della provincia dilaga l’egoismo e lo spreco!
È necessario investire nella scuola in maniera corretta,
perché se non si riescono a raggiungere certi risultati, un
notevole gruppo di giovani in un futuro ormai alle porte,
sarà socialmente emarginato e in numero sempre più
considerevole sarà costretto a continuare a fuggire dalla
Sicilia!
Mi chiedo: chi paga la pubblicità
televisiva dei nostri dirigenti scolastici?
Si è parlato tanto nei mesi scorsi di
abolire gli sprechi nelle scuole, infatti, a tal proposito è
stata varata una riforma dal Ministro Mariastella Gelmini la
quale ha soppresso soprattutto nella nostra provincia,
centinaia e migliaia di posti di lavoro nella scuola,
aumentando gli alunni per classe proprio per diminuire i
costi di incidenza economica dei precari sui fondi
scolastici. Però nella provincia di Messina, è già da
parecchi mesi che nelle televisioni locali i dirigenti
scolastici di moltissime scuole amplificano ed esaltano la
propria immagine standosene seduti su maestose poltrone che
attraverso appositi e prolungati filmati ci vengono proposti
e riproposti nelle diverse ore della giornata. Certamente
tutto questo, non serve a dare un apporto positivo alla
formazione e all’occupazione dei nostri giovani. Sicuramente
le televisioni private locali attraverso questi filmati
promozionali con ogni probabilità incassano parecchi milioni
di euro e silenziosamente elargiscono servizi ad ampio
raggio per incrementare le proprie casse, ma non si pongono
nessun scrupolo di pensare da comuni e onesti cittadini se
tali servizi possano favorire o incidere in positivo nei
pensieri dei nostri giovani e della nostra collettività. Una
passerella di rappresentazioni e di filmati dove fanno
soprattutto esclusivamente sfoggio i dirigenti scolastici.
Ci sarebbe da chiedersi in tutta onestà: questa pubblicità
televisiva che utilità potrà apportare alla formazione dei
nostri giovani studenti e nella creazione di nuovi posti di
lavoro nel nostro comprensorio? Chi ha la convenienza che
tutto ciò continui essere utilizzato per un proprio
tornaconto? Diciamocelo il consumarsi di tali vergognosi
sperperi non produce alcun utile per salvaguardare la
meritocrazia e il futuro dei nostri giovani, ma si
ripercuotono, purtroppo, soltanto in negativo sulle tasche
dei cittadini di un’intera provincia, quando dovranno pagare
le tasse alle nostre istituzioni. Proprio qualche giorno fa
i nostri giovani
del Liceo E. Medi di Barcellona Pozzo
di Gotto hanno manifestato per l’ennesima volta, ma questa
volta davanti alla Provincia Regionale di Messina affinché,
si ponga fine allo smembramento della scuola divisa oggi in
5 plessi diversi, in affitto e ubicata persino all’interno
di alcuni garage con notevole dispendio di denaro per la
pubblica amministrazione e a danno rilevante per la salute
dei nostri giovani. Questa sofferenza degli alunni e dei
docenti è vissuta giornalmente ormai da anni. In mancanza di
una sede propria gli studenti e i docenti, sono costretti a
recarsi per le lezioni in ben cinque sedi diverse e distanti
tra loro. Corre
l’obbligo sostenere ed affermare a piena voce che i
sacrifici di spesa vanno sostenuti dal Ministero, dalle
Regioni, dalla Provincia e dagli Enti Locali, adeguatamente
per progetti necessari per migliorare e edificare le
strutture scolastiche e per tutto ciò che attiene il
materiale necessario a rendere l’insegnamento più adeguato e
non per glorificare il narcisismo sfrenato ed egoistico dei
nostri dirigenti scolastici! I fondi ministeriali, regionali
e provinciali, vanno elargiti esclusivamente per migliorare
l’offerta formativa delle nostre scuole e favorire
l’occupazione dei tanti giovani docenti precari nel settore
della scuola. Non dimentichiamoci che nell’anno in corso una
innumerevole quantità di docenti precari della scuola, dopo
tanti anni di sacrifici ha perso la propria opportunità di
lavoro! Per quanto riguarda tutto questo sciupio di denaro
pubblico, sfruttato dai nostri dirigenti scolastici della
provincia, i sindacati e le associazioni purtroppo non hanno
intrapreso nessuna iniziativa di protesta e sdegno per
evidenziare e segnalare quanto in questi ultimi mesi si è
consumato a danno dei cittadini, degli studenti e di tutta
una categoria di lavoratori precari della scuola.
Ministro Gelmini questo denaro preferibilmente poteva e
doveva essere speso principalmente (vista la crisi
occupazionale nel sud) per offrire maggiore opportunità
lavorativa ai tanti docenti precari della scuola che
attendono con ansia di ottenere qualche supplenza per
alleviare anche le spese sostenute nella loro sfera
familiare. Al Nord la maggior parte delle scuole
viceversa punta nella sua offerta formativa maggiormente ad
offrire ai giovani docenti, una quantità superiore
d’opportunità di lavoro come supplenze perché le più
rilevanti uscite di spese vengono designate alle supplenze
oppure a migliorare le strutture scolastiche o per fornire
alle scuole quegli strumenti di supporto necessari
all’ammodernamento della didattica scolastica. La scuola è
il luogo dove avviene una crescita sociale, quanto più sarà
incisiva sul territorio, tanto più avremo una società
diversa nel prossimo futuro. Ecco che urge nel presente un
immediato e compartecipe intervento del Ministro Gelmini e
dei sindacati del settore scuola a tutela di una intera
categoria di docenti precari e di studenti che vivono in
questo territorio. Ai Sindacati e al signor Ministro
Mariastella Gelmini l’invito a fare le necessarie verifiche
e i dovuti controlli, per porre fine a tutto questo
sperperamento di denaro pubblico che viene perpetrato a
danno dell’intera collettività che vive nel nostro
territorio…
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Emergenza Sanità: un
legittimo sospetto…
Le azioni di protesta
eclatanti e compatte da parte dei nostri Sindaci del
comprensorio vanno fatte in ogni circostanza e non solo in
determinati casi d’emergenza!...
I nostri onorabili Sindaci del comprensorio, soprattutto in
tempi recenti, si sono impegnati molto ad ampliare la
propria immagine soltanto a parole, ma per quanto riguardano
i fatti concreti e reali hanno sempre difeso e coperto le
incapacità e le negligenze perpetrate dalle nostre
istituzioni regionali e provinciali. Una provincia la nostra
che già da un decennio, ha abbandonato il nostro territorio
alla sua rovina da mare a monte con le erosioni delle nostre
spiagge e il dissesto idrogeologico del nostro territorio
montano. Un territorio il nostro, abbandonato e trascurato
per colpa di una classe politica che ha pensato spesso solo
ad abbuffarsi a danno di un’intera comunità. Vedasi in quale
condizione è ridotta la nostra provincia a causa delle tante
emergenze che vanno dal dissesto idrogeologico, alla cattiva
gestione dei rifiuti che ormai da lungo tempo si
ripercuotono a danno di un’intera collettività. Sprechi e
privilegi, diffusi ad ogni livello dalla nostra classe
politica che continua a creare un danno incommensurabile ad
un’intera regione. La difesa dei cittadini dai nostri
Sindaci va fatta su tutto e non soltanto per l’emergenza
sanità!...Perché questa unità di intenti da parte dei
Sindaci si è avuta solo per l’emergenza sanità? Viene il
legittimo sospetto che i nostri Sindaci più che pensare alla
salute dei cittadini, vogliono proteggere la classe medica
che in campagna elettorale si è dimostrata sempre
disponibile a portare i voti (una volta a destra e una volta
a sinistra) a tutela esclusiva dei propri interessi non
certamente a difesa dei cittadini che ormai già da parecchio
hanno perso fiducia nelle strutture sanitarie esistenti nel
nostro territorio. Vedasi i tanti casi di malasanità che si
sono verificati nella nostra provincia!... Diciamocelo in
tutta sincerità: se veramente si vuole pensare alla tutela
di tutti i cittadini, bisogna puntare ad ampio raggio senza
esclusione di colpi per nessun colore politico. Con apposite
riforme regionali urge eliminare: la burocrazia, gli
sprechi, i privilegi, gli enti inutili, ed i finanziamenti
che sino ad oggi sono stati elargiti a pioggia per corsi di
formazioni, che spesso non hanno prodotto nulla di
vantaggioso e favorevole per lo sviluppo economico, sociale
ed occupazionale di un’intera collettività che vive nel
nostro territorio.
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A chi
attribuire le colpe in Sicilia?
Per snellire il sistema amministrativo, è opportuno e
necessario dare la possibilità al sistema economico
siciliano di procedere in maniera più rapida, per dare
risposte certe e più immediate ai cittadini, senza le
lungaggini burocratiche di un sistema pubblico che sino ad
oggi si è dimostrato improduttivo.
Del
dissesto finanziario e territoriale di un’intera Regione
come la Sicilia a chi bisogna attribuire le colpe? Le colpe
degli sprechi e della elevata burocrazia, non partono da
lontano, ma si moltiplicano e si ramificano soprattutto nel
nostro territorio ad iniziare dalla Regione per arrivare
alle Province e ai nostri Comuni. I nostri politici
regionali si sono inventate ben 27 ATO in Sicilia, le quali
hanno avuto solo il “merito” di triplicare i costi della
gestione dei rifiuti. Ciascuna delle 27 ATO Siciliane ha
un Consiglio di Amministrazione costituito da numerose
poltrone di nomina politica la cui retribuzione in termini
di indennità di carica, possiamo definirla, ironicamente,
inversamente proporzionale alle rispettive attribuzioni di
funzioni e di compiti. Essa è spaventosamente alta in
rapporto al risultato reso ai cittadini. Per dare un’idea
dei costi politici di queste ATO basti pensare che il solo
Consiglio di Amministrazione di ciascuna di esse, è di circa
600 mila euro annui, il che moltiplicato per ventisette fa
ben 16 milioni e duecentomila euro l’anno. Altro che
incidenza irrilevante! Gli “ATO rifiuti” hanno prodotto
soltanto enormi disagi e danni alla collettività. Che cosa
dire ancora delle Province Siciliane che espressamente, sono
abolite dall’articolo 15 del nostro Statuto della Regione
Siciliana? Ma di fatto, nella nostra realtà attuale in
contrasto con lo stesso nostro Statuto Regionale, alle
Province sono assegnate ancora oggi alcune essenziali
competenze pubbliche, quali la gestione delle strade
provinciali, e di alcune scuole. Ma queste funzioni
potrebbero, anzi dovrebbero nel rispetto del nostro Statuto
Autonomistico vigente, essere svolte dai comuni ed in parte
dalla Regione. Tra l’altro, a causa degli elevati costi
della gestione delle stesse Province, sono assorbite quasi
tutte le risorse loro assegnate per finalità spesso
referenziali e meramente organizzative. Con l’aggravante
quindi che anche quei pochi compiti istituzionali loro
assegnati, sono gestiti con scarsissima efficacia. D’altra
parte le inefficienze Provinciali sono sotto gli occhi di
tutti: strade provinciali Siciliane devastate, esorbitanti
costi degli affitti per molti licei scientifici, giacché le
Province si dimostrano “incapaci” di costruire idonei plessi
scolastici di proprietà pubblica. Perché allora, non si
abrogano le Province Siciliane, passando le competenze ed il
personale tecnico-amministrativo ai Comuni, eliminando così
le annesse inutili “corazzate politiche” Provinciali
costituite dall’esercito di consiglieri ed amministratori
strapagati. Forse perché, si ritiene trascurabile anche il
risparmio di altri circa 150 milioni annui di sole economie
derivanti dal mancato pagamento delle indennità e prebende
varie ai politici provinciali.
In
cosa consiste l’autonomia propagandata dall’MPA se poi di
fatto il “movimento”, non difende nemmeno, e talvolta lo
disprezza persino, quello che dovrebbe essere il vero
baluardo dell’autonomia regionale ossia lo Statuto Speciale
Regionale? E’ il caso di rammentare agli “autonomisti” che
lo Statuto Regionale prevede espressamente, all’art. 15,
l’abrogazione in Sicilia delle Province.
E cosa dire del Maac, consorzio
che si adopera da 28 anni per far costruire il mercato
agroalimentare di Catania, continuerà a vivere? Il quale,
fino ad oggi è costato 50 milioni di euro per quattro
impiegati, mentre per ben cinque consiglieri
d’amministrazione, 170 mila euro l’anno per l’incomodo. A
Messina nel 1951, fu creato l’Eapm, l’ente porto che si
sarebbe dovuto occupare di una zona franca. La zona franca
non è mai nata. Ma la Regione però ha continuato ad elargire
denari. Dove sono finiti? La Cape, cinque dipendenti e
altrettanti amministratori, in tre anni ha concluso soltanto
tre progetti. Adesso si attende che i 14 milioni di euro
investiti producano qualcosa. Non è andata meglio nemmeno
con la Sicilia patrimonio immobiliare, guidata da un
presidente che guadagna 105.794 euro l’anno. Costituita nel
2006 per dismettere palazzi ed edifici della regione, non ha
ancora venduto nemmeno un metro quadrato. Nell’elenco ci
sono anche società che straripano di personale. La beni
culturali in Sicilia con 1.099 dipendenti gestiscono molti
siti archeologici siciliani, senza lesinare sugli organici
come dimostrano i 23 custodi incaricati di sorvegliare
Palazzo Mirto, a Palermo. E così via. In Sicilia urge
modificare il sistema amministrativo, per eliminare le alte
incidenze burocratiche della nostra pubblica amministrazione
regionale e riordinare e potenziare il sistema delle
autonomie locali. Anche perché, abbiamo bisogno di
risparmiare sulla spesa pubblica per destinare risorse
maggiori per lo sviluppo del nostro territorio. Un’eccessiva
burocrazia costituisce un danno per le nostre attività
economiche e produttive. Con pochi accorgimenti si
otterrebbe un grande progresso verso il raggiungimento di un
equilibrio finanziario regionale. Il tutto potrebbe
realizzarsi senza alcuna minima sofferenza da parte della
collettività, la quale, potrebbe addirittura godere oltre
che delle economie, persino di significativi miglioramenti
nell’efficienza dei servizi. Se questa via sarà perseguita,
la nostra Sicilia, non dovrà aspettare molto per diventare
una delle Regioni più ricche, più avanzate e rispettate del
mondo. Ma ciò che mi preme rilevare in particolare è che
molti obiettivi possono essere conseguiti in tempi
rapidissimi e senza chiedere il permesso a nessuno, ma
semplicemente utilizzando in maniera produttiva ed
intelligente il nostro Statuto Speciale Regionale. Statuto
che una volta tanto dovrebbe essere utilizzato come
formidabile strumento di emancipazione economica e politica
della Sicilia, anziché come sino ad oggi è stato sfruttato
soltanto come elemento di appesantimento e di zavorra
contro ogni mirabile iniziativa di progresso.
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Occorre demolire la Casta!
Lo sviluppo in Italia procede a tre velocità. La “Casta”
politica fa crescere sempre di più i propri privilegi a
velocità costante, mentre nell’Italia del Nord e nel Centro,
la velocità è media.
Fanalino di coda, quasi su tutto, è il Meridione che va a
ritroso e si muove a rilento.
La precarietà del lavoro non offre
nessun futuro ai giovani.
Oggi, soprattutto nel meridione, la temporaneità del lavoro
è collocabile tra le emergenze etiche e sociali, in grado di
indebolire la stabilità della società e di comprometterne
seriamente il suo futuro. L’insicurezza del lavoro non
permette ai giovani di crearsi una famiglia, con la
conseguenza che lo sviluppo autentico e completo della
società è seriamente compromesso. La provvisorietà del
lavoro frena nei giovani l'aspirazione che essi hanno per
formarsi una famiglia. La denatalità è uno dei problemi
dell'Italia (non si fanno figli perché si ha paura del
futuro). In questa nostra epoca è sempre più
difficile l’accesso al lavoro per le giovani generazioni:
molti trovano occupazioni precarie e sottopagate. Sono anni
che le riforme peggiorative del diritto del lavoro si
ripercuotono su tutti gli aspetti della nostra esistenza, e
non solo di quella di chi lavora: il peso si sente sulle
pensioni, sul costo della vita, sulla possibilità
di sostenere contemporaneamente l’affitto o il mutuo e le
spese per gli studi dei propri figli, di curarsi
adeguatamente e di ricevere una retribuzione se ci si
ammala, e che fare poi se le malattie sono complesse, lunghe
e costose? C’è precarietà
del reddito, del lavoro, ma anche di qualsiasi progetto di
futuro, come decidere di lasciare i genitori, intraprendere
una vita adulta, metter su casa, avere dei figli! Anche chi
ha un posto fisso, non sa più
come arrivare a fine mese.
E’ l’intero modello di società
che si sta trasformando, proiettandoci in una specie di
medioevo in cui non sono più
garantiti né
beni, né
diritti, né
un sapere comune. Oggi ognuno deve cavarsela come può, la cittadinanza
rimane un concetto astratto, valido solo al momento del
voto, mentre l’esercizio reale dei propri diritti
è
subordinato alle esigenze di chi offre lavoro, vende
servizi, o anziché
sviluppare la rete dei trasporti e pagare chi ci lavora,
preferisce investire gli utili in bond e intascarne i
profitti. Da anni le leggi subiscono trasformazioni in tutti
i campi riducendo sempre più
i diritti delle persone: i servizi, il sistema
pensionistico, il diritto allo studio, alla salute, gli
stessi diritti civili non sono più
gli stessi di dieci o quindici anni fa. Ma le modifiche più
rilevanti sono state fatte nel lavoro: diritto di sciopero
limitato, precariato, salari al di sotto dell’inflazione
“programmata” (vale a dire del costo reale della vita).
Questo ha cambiato in peggio le condizioni di lavoro e di
vita di milioni di uomini e di donne. La Legge 30 del 2003
(Legge Maroni o come molti volevano, Legge Biagi) doveva
nelle intenzioni realizzare un sistema efficace e coerente
di strumenti intesi a garantire trasparenza ed efficienza
nel mercato del lavoro e a migliorare le capacità di
inserimento professionale dei disoccupati e di quanti sono
in cerca di una prima occupazione, con particolare riguardo
alle donne e ai giovani. I risultati della legge sono stati
ben altri: mai come in questi anni si è intensificato il
numero di lavoratori precari, legati alle aziende da
svariate e fantasiose tipologie contrattuali. Quelli che
sulla carta si presentano come semplici "collaboratori", in
realtà nascondono veri e propri lavori sottopagati e
subordinati. Nei giovani ci sono le risorse migliori, ma il
contesto è avverso. Non sono una generazione malata, ma è la
cultura politica e sociale degli adulti che fa sì che i
giovani siano sfiduciati. Il delicato momento vissuto dal
Paese rende ancora più forte l'esigenza di punti di
riferimento autorevoli che i nostri politici devono
intraprendere affinché il diritto al lavoro stabile, sicuro
e dignitoso potrebbe anzi, dovrebbe essere l’unica strada da
perseguire. Per il futuro dei nostri giovani senza un lavoro
stabile, sicuro e dignitoso diventa difficile e mera
ipocrisia da parte delle nostre istituzioni politiche
parlare di bene comune.
La elevata pressione fiscale frena lo
sviluppo e l’occupazione
Su
ciascun italiano grava un peso tributario annuo (fatto di
sole tasse, imposte e tributi) pari a quasi 7.800 euro
(precisamente 7.777 euro). In Germania la quota pro capite,
ha raggiunto i 7.052 euro. Tra i principali paesi dell’area
Euro solo la Francia sta peggio di noi. Ma si tratta di una
situazione relativa, perchè i francesi versano una media di
8.053 euro di tasse allo Stato, ma sono ‘ricompensati’ con
una spesa sociale pro capite pari a 10.494 euro. Sempre in
termini di spesa sociale i tedeschi ricevono, invece, 8.972
euro pro capite l’anno, mentre a noi italiani tra spese per
la sanità, l’istruzione e la protezione sociale si
raggiungono appena i 7.749 euro: vale a dire circa 2.745
euro in meno della Francia e 1.223 euro in meno della
Germania. Se la nostra attenzione, invece, si sofferma sul
saldo, vale a dire sulla differenza pro capite tra quanto
riceviamo in termini di spesa e quanto versiamo in termini
di tasse, quella francese è positivo e pari a 2.441 euro.
Anche il differenziale tedesco registra una valore positivo
pari a 1.920 euro. Solo noi italiani segniamo un saldo
negativo (ovvero, sono maggiori le tasse che versiamo di
quanto ci viene restituito in termini di spesa) pari a 28
euro pro capite. Questo, a conti fatti, è il quadro della
situazione, quando mettiamo a confronto quanto hanno pagato
di tasse nel 2007 i cittadini di Italia, Francia e Germania
e quanto gli viene ritornato in termini di spesa sociale. La
situazione è fortemente sconfortante perchè dimostra ancora
una volta come pur alla presenza di un peso tributario tanto
elevato, in Italia non sono destinate risorse adeguate per
la casa, per aiutare le famiglie indigenti, i giovani, i
disabili e che vivono ai margini della società. E’ evidente
a tutti che le tasse così elevate nel nostro Paese sono la
conseguenza di una spesa pubblica eccessiva. Non c’ è
giustizia ed equità nel continuare a pagare più degli altri
avendo in cambio servizi più scadenti in qualità e quantità.
Bisogna tagliare le intollerabili inefficienze della
Pubblica amministrazione per ridurre le imposte e
razionalizzare la spesa pubblica così come avviene in tutti
gli altri Paesi europei.
La Casta politica promette e non
mantiene!
E’
vero
che la politica ha un costo e i cittadini devono pagarlo, ma
non c’è scritto da nessuna parte che dobbiamo subire dai
nostri politici una rapina. Non gli basta a costoro
guadagnare mediamente 255 mila euro lordi l’anno! E a noi
sembra ormai ora di mandarli a casa visto che a
rappresentarci in Parlamento ci sono 1000 persone. Ovvero
quasi lo stesso numero dei Parlamentari cinesi che però
rappresentano 1 miliardo e 400 milioni di cittadini. La
Politica, oggi, è la maggiore industria del nostro paese per
fatturato e per addetti. Un record tutto italiano che
produce potere e benessere per chi la pratica ma da poco o
nulla ai cittadini. Visto che siamo noi a pagare e visto che
è da noi che dovrebbero dipendere, perchè non proviamo a
mandarli a casa? In soli tre anni i costi di Montecitorio
sono aumentati del 9,2% con un aggravio sulle casse
pubbliche di 92 milioni di euro. Cosa deve accadere, perché
gli italiani capiscano? Nel 2008, stando alle previsioni del
bilancio triennale, queste spese che già hanno sfondato
(prima volta) la quota di un miliardo di euro, cresceranno
ancora fino a 1.032.670.000. per impennarsi ulteriormente
nel 2009, fino alla cifra sbalorditiva di 1.073.755.000. In
soli tre anni i costi di Montecitorio, dopo tutto il diluvio
di belle parole spese per arginare l'irritazione popolare,
saranno aumentati del 9,2%. Con un aggravio sulle pubbliche
casse di 92 milioni di euro in più rispetto al 2006.
Dall’altra parte l’allegra banda dei furbi e dei
profittatori. Un ceto elettorale il nostro che spesso opera,
a svantaggio di tutti i cittadini. Da noi, in Italia, i
costi della politica salgono sempre di più. Ecco che oggi,
senza se e senza ma, per risollevare veramente le sorti del
nostro futuro e della nostra nazione per i danni causati dai
nostri politici, vi è una sola strada da perseguire…
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Le anomalie della
sanità siciliana
La
Sicilia è l’isola delle contraddizioni: con otto miliardi di
euro, è ai primi posti in Italia, per la spesa sanitaria, ma è
anche la prima Regione per i viaggi della speranza, ed è nelle
ultime file nelle classifiche per qualità dell’offerta sanitaria
e sulle condizioni di salute dei cittadini.
Fra
le tante stranezze della sanità siciliana, una di queste, si
continua a consumare ancora oggi nel nostro Ospedale “Cutroni
Zodda” di Barcellona, dove erano e sono a rischio di
soppressione alcuni reparti. Precisamente proprio in questi
giorni, si è dato corso ad un procedimento amministrativo
finalizzato al trasferimento presso il presidio ospedaliero di
Milazzo, così pure l'attività di Traumatologia dell'ospedale di
Barcellona, mentre soltanto a Barcellona sarà assicurata
soltanto un'attività ambulatoriale. Tale decisione si evidenzia
ed è stata preannuncia già in una comunicazione spedita ai
sindacati dal Direttore Generale Salvatore Giuffrida. Andando
avanti su questo percorso, a Barcellona non avremo più un ospedale
ma un solo e semplice polo ambulatoriale. Una strada intrapresa
dal nostro Assessorato alla Sanità che sicuramente nella sua
rimodulazione, porterà al progressivo depotenziamento e
declassamento dell'ospedale di Barcellona. Queste scelte
causeranno una situazione d’assistenza sanitaria sicuramente
insufficiente, considerato anche il numeroso bacino di utenti di
tutto il comprensorio di Barcellona. In una città con un vasto
bacino d’utenti come Barcellona, sarebbe stato più opportuno
invece potenziare e regolarizzare i reparti esistenti. A questo
punto bisogna chiedersi: cosa faranno i nostri politici locali,
regionali e nazionali per tutelare i diritti che vengono sempre
più calpestati a danno di un’intera collettività? Quale futuro
attenderà al Cutroni Zodda?
Oggi
più che mai il cittadino comune anziano o disabile si sente solo
ed indifeso, mentre questo Governo annuncia riduzioni alle
spese, da assegnare allo Stato Sociale, e l’Assessore alla
Sanità annuncia chiusure d’Ospedali e riduzioni dei posti letto
per sanare un bilancio Sanitario disastroso, facendo pagare ai
Cittadini e ai Lavoratori gli sprechi commessi nel tempo dalle
nostre istituzioni sanitarie pubbliche. Il nuovo Piano Sanitario
prevede il taglio di 2700 posti letto. Si parte da 64 strutture
ospedaliere e si prevede la riduzione delle ASL a 9, su livello
provinciale, con 20 ospedali a cui si aggiungono i 5 delle
Aziende Ospedaliere; 15 ospedali saranno chiusi, di cui 8
riconvertiti in residenze per anziani (pubbliche?) ed i restanti
24 saranno indeboliti. In queste nuove scelte fatte dalla nostra
Sanità Regionale, si va perdendo il principio della solidarietà,
dell’assistenza, e si rischia di compromettere, sempre di più,
la fiducia dei Cittadini nella Sanità Pubblica e quindi li
induce a riprendere il viaggio della speranza verso il nord, con
costi per tutta la comunità non sostenibili. Non condividiamo e
non accettiamo il nuovo Piano Sanitario presentato
dall’assessore alla Sanità, che per rientrare da un deficit
indecoroso taglia posti letto (2.700) e chiude ospedali ( 15 di
cui 8 da riconvertire), facendo pagare ai Lavoratori e ai
Cittadini il prezzo più alto. L’organizzazione sanitaria della
Sicilia, nel tempo, ha trasformato le cosiddette “aziende
ospedaliere” in macchine mangiasoldi di spese pubbliche dove,
prima che curare ed assistere gli ammalati, si è pensato
soltanto: a forniture ben pagate per materiali spesso scadenti o
difettosi, oppure si è pensato ad arricchire professionisti per
incarichi legali che si potevano evitare ed anche ad edificare
strutture sanitarie faraoniche o alle carriere dei nostri
Direttori Sanitari o a quelli dei Direttori Generali. A leggere
il bilancio della Regione, la Sanità in Sicilia, pubblica e
privata, sembrerebbe che è e forse rimane, per certi versi, un
grande business con soldi spesso spesi male.
In
Sicilia pur esistendo strutture sanitarie d’eccellenza, non si
riesce ad assicurare la normale routine, e in modo vergognoso,
si fanno morire ragazzi spostandoli da un ospedale all’altro,
scaricando dopo le proprie colpe ad altri. Mancano Infermieri, e
i tanti di quelli in servizio sono sottoposti a contratti di
precariato che durano ormai da decenni. Una situazione reale e
drammatica quella degli infermieri per il loro futuro,
L’Assessorato alla Sanità non gli offre nessuna sicurezza
occupazionale, e questi sono costretti a turni pesanti e salti
di riposo e di ferie. S’investe poco sul personale o per
migliorare la qualità assistenziale! Sulla sanità siciliana
bisogna, finalmente, parlare chiaro ed agire di conseguenza,
ognuno per la responsabilità che gli compete, poiché se il
governo ha fatto il bello e il cattivo tempo, in tutto questo
come in altri campi, ciò è anche per la responsabilità di
un’opposizione sterile, episodica, evanescente, e sicuramente
non all’altezza della gravità del compito affidatole
dall’elettorato. Ma si dirà in Sicilia abbiamo strutture
d’eccellenza, è lecito chiedersi: a che serve l’eccellenza
quando da noi non si riesce ad assicurare la normale routine?
D’altra parte, l’eccellenza non è incompatibile con un moderno
sistema sanitario che per essere efficiente e razionale dovrà
essere liberato dalle grinfie dei partiti, ma anche dai baroni
della sanità. Va riorganizzato e potenziato il 118 regionale,
soprattutto tenendo conto che questa Regione ha un movimento
continuo di turisti che dal mese di maggio a settembre toccano
sommità altissime e questo servizio deve essere in grado di
avere mezzi e strumentazioni adeguati, personale sanitario
adeguato ed una idonea rete organizzativa tra ospedali e
territorio. Per cambiare veramente e seriamente rotta e
governare saggiamente ed adeguatamente ai tempi di oggi la
Sanità in Sicilia fa bene ad abolire
le troppe comode
poltrone che sono spesso costose e inutili.
L’Assessorato alla Sanità
deve
investire principalmente: sulla sicurezza delle strutture e
sulla medicina territoriale e sul personale medico ed
infermieristico, per abbattere le liste d’attesa, per potenziare
la sanità pubblica e riqualificare gli ospedali, anche perché
oggi, a ciascun Siciliano l’assistenza sanitaria,
confessiamocelo, costa mediamente 1514 euro l’anno.
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Una terra
martoriata
La Sicilia: una
terra flagellata non per volere divino ma per colpa dell’egoismo
e della scelleratezza umana che nella nostra terra, impera
incontrastata su tutto. I fatti e le verità sono manipolati per
nascondere l’inferno! I mali del nostro territorio, ci svuotano
dentro come il perpetuarsi ancora, della servitù e del feudo,
dell’incertezza del diritto e dell’impunità costante. Un potere
il nostro, che è indifferente al bene comune.
La
nostra è una regione considerata di serie “B”: offesa e umiliata
non solo per tacito consenso di Berlusconi, di Bossi o di
Tremonti, oppure per colpa degli Italiani delle altre Regioni,
ma la colpa esclusiva delle responsabilità è da attribuire
soltanto ai nostri uomini politici, locali e regionali. Un
accumulo di fallimenti e d’inganni. Dove la classe politica, ha
fatto e fa il bello e il cattivo tempo tirando le fila del
potere e condannando questa terra nell’arretratezza. Qui da noi,
la politica dei sussidi, ha rafforzato la cultura del servilismo
e della rassegnazione. Il dissesto idrogeologico di un’intera
isola che, ultimamente ha procurato la morte di 31 persone e ha
rovinato l’esistenza di tante famiglie che gridano: che sia
fatta giustizia. Nella nostra terra l‘erosione, la
desertificazione, non nasce da oggi, ma da decenni di violenza e
di abbandono nella manutenzione, nella cura e nella non
vigilanza adeguata del nostro territorio montano e marino. Da
noi, i fondi e i finanziamenti, sono arrivati a pioggia, ma sono
sempre stati sperperati in maniera negativa. Una gran quantità
di denaro pubblico è arrivato nel tempo nelle casse della nostra
regione che invece di produrre opere nuove e necessarie spesso
si sono tradotte in studi, consulenze, progetti e qualche volta
le opere non sono state neanche realizzate. Di fronte ai nostri
occhi si presenta un disastro urbano: di cementificazione
selvaggia e triste così pure la visione di montagne, spiagge,
torrenti e saie. Da noi i lavori pubblici spesso sono stati
realizzati utilizzando materiale scadente e durante l’esecuzione
dei lavori o nella consegna delle opere, spesso non è stato
eseguito il dovuto controllo dell’opera da parte delle autorità
preposte a tale compito. Si osservino: le strade, le fognature e
i ponti in quali condizioni si trovano, quando vi è una pioggia
che supera il limite della normalità. Le discariche abusive e
gli incendi si moltiplicano spesso per mancanza di controlli
adeguati e pene certe e pesanti che possano servire da
deterrente, contro di chi esercita tali atti delinquenziali per
trarne una personale utilità economica. Un territorio il nostro
dove tutto lo sporco e i veleni, finiscono nel mare e in
montagna in dispregio della natura e della nostra salute.
Una
Regione assente la nostra che ancora oggi, ci fa mancare e non
ci assicura neanche i servizi primari come i trasporti, gli
ospedali, la sicurezza del territorio e le scuole sicure ecc.
ecc. Nella nostra terra di Sicilia invece, i tagli sono fatti
sempre soltanto sui servizi da rendere ai cittadini e non per
diminuire i tanti privilegi e sprechi dei nostri burocrati
siciliani che si abbuffano a piene mani il loro portafoglio. Nel
nostro pensiero di comuni cittadini predomina da parecchio tempo
nell’animo, la rassegnazione e la tolleranza a tutto. La nostra
terra è offesa e umiliata, perché la nostra classe istituzionale
ha mandato in rovina per decenni un tesoro di ricchezze naturali
ed artistiche che potevano fare la differenza con le altre
regioni d’Italia e del mondo. Un patrimonio naturale quello
della nostra isola che sicuramente, avrebbe reso ricca la gente.
Invece oggi, si naviga in un territorio che giornalmente deve
fare i conti con una realtà drammatica dove i poteri che contano
tra arroganza e indecenza si spartisce spesso gli utili, il
profitto dei beni pubblici, con una perenne corsa verso il
denaro e dove si odono rullare soltanto i tamburi e le trombe
della retorica per continuare ad illudere la gente che ci vive.
Qui da noi i giornali, le televisioni locali, spesso, sono come
i jukebox basta gettonarli per comprare il loro silenzio o per
manipolare i fatti e le vicende della nostra realtà, quella vera
che brucia in ogni siciliano onesto e che ama la propria terra.
Qui da noi i poteri opposti sia di destra sia di sinistra
spesso, si stringono la mano per sigillare un patto per
raggirare e manipolare lo Stato e i cittadini. E’ difficile
respirare aria pulita e luce di verità, perchè vige un costante
sentimento di precarietà dove prevale l’ingiustizia e il
privilegio. E’ esercitata una violenza che non conosce limiti e
rispetto verso la dignità del prossimo, infatti, vi sono:
ospedali fatiscenti, attività commerciali che chiudono, campagne
sempre più deserte, ma diventa sempre più fonte quotidiana di
consumi e di miseria sociale. La Sicilia forte della sua
autonomia regionale, poteva fiorire e rinascere nel benessere,
con una politica accorta e giudiziosa rivolta al bene comune,
invece si è fatto ben poco e si è preferito tenere la gente
sottomessa al volere dei potenti e dei prepotenti di turno che
si abbuffano a dispetto di tutti. La Regione, le Province, i
Comuni, tendono a fare soltanto cassa e non risolvono, di fatto,
i problemi che affliggono i cittadini già da decenni. Qui da noi
si vive sommersi e soffocati dai vecchi e dalle nuove questioni
che si aggiungono e si aggravano, a dispetto di un’intera
regione, ecco perchè ancora oggi, in molti, viene voglia di
fuggire...
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Una città che
langue: Barcellona!…
Da noi nel nostro
territorio spesso si cerca di raggirare i cittadini al solo fine
di avere un ritorno politico, per mantenersi ben salde le
proprie poltrone dorate, ma non per risolvere i veri e gravi
problemi che avvolgono crudelmente la gente che vive nella
nostra terra del Longano.
Peggiora
su tutti i fronti Barcellona Pozzo di Gotto, per colpa anche di
una popolazione che non comprende ( o forse non vuole rendersi
conto) di tutto ciò che accade nel nostro territorio. Da noi
mancano e non si costruiscono soprattutto quelle opere pubbliche
che creano sviluppo, ricchezza, occupazione. Si alternano i
diversi colori politici nell’amministrazione, ma quello che si
realizza è ben poca cosa rispetto ai servizi doverosi che le
istituzioni locali e provinciali devono garantire ai propri
cittadini. Spesso nel completamento e nel compimento delle
azioni pubbliche emergono: spreco, saccheggi e privilegi, in
favore di pochi e di poco conto nei confronti dell’intera
collettività. Il consenso politico, si concretizza
principalmente con il contributo dei giornali e delle
televisioni locali, a favore dei potenti politici di turno! Le
poche opere realizzate sino ad oggi sono state eseguite e
consegnate con difetti occulti e palesi che danno la certezza
sin d’ora di ritenere che tali opere avranno poco durata nel
tempo. Un’amministrazione, che intende tutelare gli interessi
dei propri cittadini e che ama la propria città, prima della
consegna di tali opere, deve vigilare e controllare, ma questo
di certo non è stato fatto, perché ai nostri politici quando
realizzano un’opera, non interessa la durata e la qualità di
tale opera. A costoro interessa soltanto di completare l’opera
per poterla mettere in mostra e sbandierarla alla cittadinanza,
con il supporto dei mezzi d’informazione esistenti nel nostro
territorio. Bisognerebbe chiedersi: le nuove opere eseguite e
consegnate al godimento dei cittadini che durata avranno nel
tempo? Purtroppo sino ad oggi le poche opere realizzate si
presentano da sole, alla nostra intelligenza al nostro uso.
Nel
nostro territorio quest’estate l’unico centro balneare più
notorio “Centro Vacanze Cantoni” dalla nostra amministrazione
locale è stato lasciato nel più totale abbandono con spiagge
sporche, cassonetti della spazzatura stracolmi e con il divieto
nelle vicinanze di balneazione per colpa di un depuratore che
spesso non depura! Basta farsi un giro lungo le vie cittadine,
per notare: strade piene di buche ed avvallamenti, manutenzione
e potatura delle piante spesso non eseguite, spazzatura che
spesso è rimasta sulle nostre vie, cassonetti della spazzatura
mai disinfestati, traffico veicolare cittadino spesso in tilt. A
Barcellona Pozzo di Gotto, ammettiamolo, mancano i vigili urbani
a dirigere il traffico già da parecchio tempo e tutto ciò, crea
disagio e pericolo alla gente che vive in città. E se per puro
caso se ne vede qualcuno, lo notiamo spesso o in Piazza San
Sebastiano oppure in Piazza Duomo. Ma Barcellona Pozzo di Gotto
non è fatta soltanto da queste Piazze esistono altre zone al
centro ed in periferia con traffico veicolare ad alta
concentrazione dove i vigili urbani non sono quasi mai presenti.
E che dire di sera? Vergogna delle vergogne spesso a vigilare
su tutto in questa città a rischio come la nostra, vediamo in
servizio soltanto due vigili urbani. Queste vergogne,
diciamocelo e confessiamocelo, sono commesse a danno di tutti. Questa
realtà non ha lasciato e non lascia una buona immagine alla
gente che viene a visitarla! Da noi spesso nei salotti, in
città, nel nostro Comune, nella nostra Provincia si è fatto e si
fa solo demagogia al solo fine di avere un ritorno politico, per
mantenersi ben salde le poltrone del potere, ma non per
risolvere i veri problemi che affliggono inesorabilmente la
gente che ci vive e si fanno anche accordi sottobanco e
trasversali con l’appoggio dell’opposizione. Accordi e patti che
sono raggiunti e stipulati, non per risolvere e risollevare la
città dal degrado morale e sociale, ma al solo fine di mantenere
immutabile una “Pax” interna che consente ai pochi di
proliferare indisturbati nella ricchezza e nel benessere a danno
di un’intera collettività. Un’ipocrisia ed un egoismo
incontrastato che, domina già da anni a danno di tutti. Una
città dove la maggior parte della gente per il quieto vivere,
preferisce sottostare accontentandosi delle sole briciole che,
di tanto in tanto, gli ingordi potentati locali elargiscono
soprattutto a chi ha saputo umiliarsi e genuflettersi
giornalmente ai detentori del potere locale. Sono convinto
sempre di più che per sopravvivere in questa terra gli ideali e
i valori giusti non servono a nulla, da noi i diritti non
contano, bisogna inchinarsi a qualcuno se si vuole ottenere
qualcosa, ma per fare questo bisogna vendere la propria dignità.
Per
un futuro migliore per le nuove generazioni è d’obbligo che la
gente di questa terra inverta rotta nel proprio modo di pensare
e che i politici modifichino il loro modo di concepire e di fare
politica. Questo cambiamento è l’unica strada percorribile per
evitare che la dignità d’ogni cittadino continui ad essere
oltraggiata e calpestata per come avviene giornalmente oggi.
Nella nostra contemporaneità, diciamocelo in tutta sincerità
esiste una classe politica che spesso è: mediocre, priva d’ogni
etica, collusa e corrotta, dove spesso nella politica non esiste
la coerenza tra il dire, il fare e il pensare. Confessiamocelo
stiamo vivendo in una società globale in cui la crisi
dell’economia ci dimostra come sia prevalsa la logica del
profitto e nella quale l’abuso e l’arroganza e il crimine e la
violenza sono divenuti anch’essi globali. Non basta proclamare i
diritti umani; occorre garantirli, difenderli, renderli
effettivi. Bisogna rimuovere gli ostacoli d’ordine economico e
sociale che, limitando, di fatto, la libertà, impediscono il
pieno sviluppo della persona umana e, quindi, la piena
partecipazione di tutti alla vita economica, sociale e politica.
Sono convinto che partendo dalle famiglie e dalla scuola,
l’educazione debba fondarsi proprio sul rispetto della dignità
umana, sul riconoscere e rispettare l’onorabilità dell’altro,
specialmente i più deboli o gli emarginati; in una parola, gli
“ultimi”, i “diversi”. Ecco che oggi l’unica strada da seguire
per la nostra salvezza, è quella di riscattare la nostra dignità
e rispettare l’onorabilità dell’altro. Questa comunanza
d’intenti e di sentimenti se non sarà valorizzata e potenziata
dalla nostra gente e dalle nostre istituzioni: nella nostra
terra non cambierà mai nulla e inevitabilmente sprofonderà in un
baratro sempre più profondo, dove i giovani continueranno a
fuggire in gran quantità dalla nostra città che non gli
prospetta nessun futuro dignitoso.
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Aboliamo le
Province!
Per rimettere in
sesto l’economia pubblica locale e risanare il territorio serve
un atto di coraggio. Una prova di buona volontà sarebbe quella
di abolire gli enti pubblici inutili e costosi, perché le
Province servono soprattutto ad avvelenare i pozzi della finanza
pubblica, lasciandosi alle spalle spesso un bilancio disastrato.
Lo
scenario provinciale è devastante e stravolto, infatti, la prova
lampante ed inequivocabile si è riscontrata l’undici dicembre
scorso. Molte strade, ancora oggi, sono interrotte ed
inaccessibili con lavori che non sono né ultimati neanche
iniziati vedasi: il Capo di Milazzo, il lungomare tra Maceo e
Spinesante (strada provinciale interrotta da circa “dieci lunghi
anni”); per non parlare delle strade provinciali di Gala, San
Paolo, Castroreale, ed altri centri collinari della Provincia.
Per
vedere tutto ciò basta farsi una passeggiata sui luoghi, per
rendersi conto che tutta la fascia marina e collinare tirrenica,
è degradata con situazioni di pericolo e di disagio per la gente
che vive in questi paesi abbandonati nella propria sventura.
Milazzo, Barcellona, Terme Vigliatore, Falcone, ed altri comuni,
subiscono un danno rilevante ancora oggi, non solo, sotto
l’aspetto dell’immagine ma anche e soprattutto sotto il profilo
economico. In tale circostanza ambientale il turismo e
l’agricoltura che è una fonte preminente di sostegno economico
nel nostro territorio, oggi non è supportata degnamente e
adeguatamente da chi ci governa a livello provinciale. Da noi si
fa soltanto la politica delle parole attraverso i giornali e le
televisioni che, molto spesso, per un proprio tornaconto, si
rendono compiacenti e genuflessi al potere politico dominante. I
fatti concreti e reali rimangono indelebili soltanto sotto gli
occhi del cittadino comune. Con le Province si è di fronte ad un
sistema che sembra costruito apposta per moltiplicare le
esigenze dei nostri burocrati a voler fare soltanto cassa, la
prova è che la spesa pubblica provinciale negli ultimi anni ha
continuato a crescere per essere sciupata indisturbatamente.
Appare indispensabile un'opera di controllo radicale del bosco e
del sottobosco della spesa pubblica: che va ridisegnato con la
potatura di tutti i rami più o meno secchi. Si è ormai arrivati
ad avere un centinaio di province, il che significa un centinaio
di Giunte, di Consigli Provinciali, di Prefetture, di Questure e
così via, che spende più soldi per funzioni che potrebbero
essere tranquillamente assorbite nelle competenze degli enti
comunali.
Certo
abolire questi organismi, non significa tagliare immediatamente
gli oneri riguardanti tutto il personale che potrebbe essere in
parte assorbito a carico di comuni o regioni, ma di sicuro
significa prosciugare in prospettiva una fonte d’uscite
altrimenti destinata, inevitabilmente, a caricare pesi sempre
maggiori che saranno posti sul bilancio della pubblica
amministrazione. E’ arrivato il momento di farsi sentire dai
Presidenti delle Province Regionali Siciliane perché secondo il
D.lgs. 267/2000 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli
enti locali) al Consiglio Provinciale competono l’indirizzo, il
controllo politico ed amministrativo, la programmazione e
l’approvazione degli atti d’impegno economico finanziario”.
Responsabilità non da poco che per non rimanere sulla carta,
dovrebbe concretizzarsi tramite atti pubblici, certificazioni,
documenti. Tra questi, assume certamente una valenza strategica
di controllo e di verifica “la relazione semestrale” che ogni
Presidente di Provincia deve obbligatoriamente presentare al
Consiglio per una valutazione della propria gestione. Lo
stabilisce tassativamente l’art. 210 del Testo Coordinato delle
Leggi Regionali relative all’ordinamento degli enti locali, dal
titolo “Attribuzioni del Presidente” (già contenuto nella legge
regionale n. 9/1986 art. 34 e nella 26/1993 art. 24). Il
Presidente ogni 6 mesi presenta una relazione scritta al
Consiglio Provinciale sullo stato d’attuazione degli atti
programmatici e sull’attività svolta. Il Consiglio Provinciale
entro dieci giorni dalla presentazione della relazione, esprime
in seduta pubblica le proprie valutazioni. Contrariamente
soprattutto da noi, invece, i Presidenti d’alcune Province
importanti, si rifiutano di adempiere a tale obbligo previsto
dalla legge sopra citata per garantire al cittadino che, ogni
azione intrapresa all’interno dei “palazzi” sia esclusivamente
nell’ottica di un interesse collettivo. Ci si rende facilmente
conto di quanto qualsiasi ruolo istituzionale sia andato a
perdere il proprio significato originario, fuoriuscendo dai
sacri binari dettati dal nostro sistema democratico. In quale
forma di governo, infatti, chi detiene il potere non deve
rendere conto a nessuno delle proprie scelte, nemmeno ai
rappresentanti dei cittadini? I politologi chiamano questa
circostanza “mancanza di responsabilità”, e la considerano una
delle cinque caratteristiche dei regimi autoritari. Mantenere in
vita un Consiglio Provinciale che senso ha, se questo non è
messo a conoscenza dalle scelte della Giunta e non può così
tutelare gli interessi della comunità che rappresenta? Così
operando le nostre Province non fanno altro che quello di
mantenere un esagerato stipendio a quei 30, 40 o 50 consiglieri
che, senza protestare, accettano di veder ridicolizzato il
proprio ruolo a quello di semplici spettatori della cosa
pubblica. Tutti noi di conseguenza che del mondo dei “palazzi”
non facciamo parte, da questi nostri burocrati provinciali,
ammettiamolo, siamo soltanto considerati solo sudditi?
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Un grido nell’indifferenza
Nella nostra terra la dignità dell’uomo comune,
spesso, rimane calpestata sotto il volere dei potenti e dei
violenti. Un accumulo di fallimenti dove la casta politica per
decenni, ha condannato questa terra alla stagnazione. Un
sottobosco fitto e indecifrabile il nostro, fatto di tanti
interessi personali e menzogne che hanno un’unica inevitabile
conclusione: qui, da noi, l’onestà è spesso perdente.
Saverio
Castanotto è al suo secondo avvio come scrittore, con il libro
dal titolo “L’Isola nella bolla”, pubblicato da “Armando
Siciliano Editore” di pp. 172. Quella raccontata dal nostro
autore, con immagini aggressive e drammatiche, è una vicenda
ricca d’inquietudine e di sfiducia. Castanotto ha una
personalissima caratteristica di creazione e di stile, che
deriva da una raggiunta e sofferta maturità di pensiero e nelle
pagine del libro, è animata da martellanti accuse nei confronti
dei potenti e prepotenti che dimorano nella nostra terra.
Castanotto narratore nel romanzo riconosce: ” E la
solidarietà oggi consiste nell’essere solidale con se stesso”…La
droga spacciata, il bimbo venduto e il corpo venduto, e il sesso
sfrenato e l’utero affittato e…”. Una consapevolezza
sopportata da una realtà che lo porta a tracciare il libro, con
riflessioni d’ironia pungenti, con pessimismo cupo e tagliente,
con aperture di profonda malinconia. La storia del Popolo
siciliano bisogna ammetterlo: è fatta da secolari ingiustizie.
Il Popolo siciliano è stato sempre sottomesso: un tempo ai
nobili, ai gabelloti, ai massari, ai campieri, ai briganti; oggi
invece, i potenti di turno, hanno sottomesso il Popolo siciliano
alla cultura del servilismo e della rassegnazione. Lo sviluppo
economico e sociale ancora oggi, appare deludente: un fiume di
soldi che arrivano nella nostra Sicilia spesso si polverizzano
in studi, consulenze, progetti, opere che si fanno malamente e
non si realizzano mai. Un potere politico e criminoso il nostro,
indifferente al bene comune. Qui da noi domina l’ingiustizia e
il privilegio, dove anche i giovani si sono presi il lusso di
apparire: con grosse auto, con il Rolex d’oro al polso o con
scommesse a corse di cavalli. In un altro passo del libro
Castanotto narratore ammette: ” Li sento la sera quando
stanno in piazza… Andiamo al pub a farci qualche drink o al
bowling nella games room?”
Questo è
il linguaggio delle nostre nuove generazioni! Noi viviamo nella
società dello spettacolo e dell’immagine, dove ci siamo dentro
tutti e ne subiamo la seduzione. Ecco che il libro di Castanotto
si fa dunque ispirazione d’amore, ma è anche di denuncia verso
lo spudorato opportunismo dei potenti della politica e del
crimine. L’autore esamina, analizza, scandaglia, ma crede ancora
nella speranza di una possibile rinascita. Lo stile del libro è
complesso e drammatico con l’insistenza ossessiva e ripetitiva
di concetti, parole e immagini proprio perché determinate dalle
sensazioni e dai ricordi, fatti di fumo e polvere, di silenzi e
sangue. Lo scrittore, ricorrendo alla forma espressiva
canzonatoria e attraverso soprattutto il suo personaggio
principale del libro, il maestro Luca Zito, trae l’ispirazione
fondamentale del romanzo, calandolo su una travagliata e
appassionata angoscia morale. Il valore di questa scrittura, è
soprattutto l’esigenza del nostro autore, è di sentire il
bisogno in questa sua seconda opera di interrogare se stesso e
riflettere sulla nostra attuale realtà.
In
questo romanzo vi è freschezza d’invenzione nel ritmo ossessivo
e ripetitivo delle parole che s’intrecciano nelle pagine del
romanzo, ed anche attraverso una lucida meditazione. Un
conflitto interiore che tra terra e gelo coinvolge una bella
Sicilia verdeggiante, ammantata dai miti del passato e risonanza
nello stesso tempo di una cupa ed eterna sofferenza. Il nostro è
un dolore fatto di luci ed ombre, di vitalismo e apatia, che
sono le vere e reali contraddizioni della storia della nostra
terra. Con quest’opera, Castanotto, dimostra di essere tra gli
autori più degni d’attenzione del nostro attuale panorama
letterario Siciliano e le sue affermazioni sono quasi urlate
nelle pagine del libro. Il romanzo è ambientato in una Sicilia
stracarica di vinti ed emarginati dove si scopre la parte più
intima e malinconica del nostro autore. L’isola nella bolla è un
romanzo di confessione, dove la storia raccontata, serve solo da
cornice per descrivere le vicende dei soliti esclusi di questa
nostra società che ancora oggi, vive inchiodata alla legge
del feudo e del sopruso e c’impone le sue leggi e le sue
concezioni di vita. Nella nostra isola, non c’è mai pace per i
miseri, non c’è mai punizione per i furfanti. Ancora oggi la
Sicilia, con le sue storie vecchie ed arcaiche, ci offre le
vecchie contraddizioni che non vanno di pari passo con i tempi
d’oggi perchè ancora non è arrivata la vera civiltà. Tra eroismi
e infamità, tra furori e silenzi, tra sfruttamento e
liberazione, convivono le due facce della nostra storia: quella
degli oppressi e quella degli oppressori. Qui da noi, ogni
occasione di rinascita è stata lasciata cadere e ogni slancio
popolare ha cozzato contro una muraglia d’indifferenza.
Castanotto per bocca del personaggio principale, il maestro
Zito, in una pagina del libro avverte: “ Il Potere che crea
un sub-potere, sol per potere restare al Potere, e si serve del
sub-potere per rendere più forte il suo Potere!”…Perché
il potere si nutre d’ignoranza… ed in tale humus cresce la
violenza, persino Abele diventa Caino … ed il potere abbisogna
di Caini! La Mafia la vuole il Potere!
Confessiamocelo spesso ci si sente invasi dalla vergogna di
essere nati e di vivere in questa nostra isola: vergogna per la
gente che ha la pretesa di rappresentarci, di governarci, di
parlare di noi e per noi; vergogna per non essere capaci di
fermare in modo definitivo l’arroganza dei potenti. I poteri
forti di questa nostra isola hanno consentito lo scempio e la
distruzione di paesaggi tra i più belli del mondo. I potenti e i
prepotenti di questa nostra terra, hanno addirittura condannato
alla dispersione e al decadimento un patrimonio d’arte e di
cultura senza eguali. Nel nostro territorio si avverte spesso la
sensazione di girare a vuoto, di parlare nel deserto e si
avverte che i mali sono tanti e vari. Il nostro narratore, in
una pagina del libro, rileva: “Ma il male maggiore, quello
che è letale per questa terra…ha un solo nome: rassegnazione.
Noi siamo “rassegnati” da millenni! E se qualcuno sfugge da
questa norma, quello è un visionario…, o solo un folle o un
suicida”. Nella nostra Sicilia si naviga nel vuoto
culturale, nel vuoto politico, nel gelo dei rapporti umani,
nella desolazione di un paesaggio violentato e umiliato.
Castanotto in un’altra pagina della sua opera afferma: “E
sarà sempre terra di partenze, se qui non muta la “mentalità”,
se non buttiamo i miti del passato nel cratere di Etna violento”.
Nel libro si percepisce l’amarezza dell’autore nel vedere i
nostri giovani migliori che hanno voglia di fuggire e
abbandonare la nostra terra. Ma la
speranza è quella che questi giovani, devono ritornare e che
insieme devono trovare il coraggio di ribellarsi per dare un
futuro migliore alla nostra Sicilia. Lo scrittore in un'altra
pagina del suo testo confessa: ”Comunque io, testardo,
aspetto il sole! E il sole mio…porta una falce in mano”. Se
si vuole veramente respirare, finalmente, aria di luce, di
libertà e dignità, nella nostra terra è fondamentale un
cambiamento radicale e una pulizia generale. Per uscire dalla
palude è necessario ristabilire il principio che l’uomo non va
offeso e che la sua dignità non va calpestata. Per frantumare la
“bolla” che avvolge ed affligge la gente di questa nostra terra
di Sicilia, incombe l’obbligo etico di dare inizio a promuovere
e perseguire il bene comune di tutti. Questo rinnovamento
culturale e di pensiero… da noi… è possibile?
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Un flusso vulcanico
In un mondo stracolmo di violenza, e ancor peggio,
dall'indifferenza, l’arte ha anche una sua funzione educativa e
nei suoi contenuti ci propone ideali di libertà e autonomia, per
sottrarci dalle forze sfavorevoli che predominano nella nostra
attualità.
Nino Gentile nasce
a Barcellona Pozzo di Gotto nel 1944 e inizia la sua passione
per la pittura. Sin da ragazzo, collabora con esperti decoratori
della nostra città per poi prendere insegnamenti di disegno e
pittura da maestri del luogo. Ha partecipato a molte collettive
e ama definirsi: "Pittore Libertario" si è ispirato ai grandi
Maestri dell'impressionismo, del cubismo sino al neorealismo,
surrealismo e alla pop art ed infine al suo sperimentale
magmatismo.
L'arte nella sua elaborazione ed esecuzione
artistica si sottopone alle sollecitazioni del rinnovamento,
individuale e sociale. Un laborioso percorso interiore che si
evidenzia nelle sue opere, con un “motus operandi” del nostro
artista che, sicuramente, si propone un suo fine dì ordine etico
e spirituale legato al terreno e non al Divino.
Il suo è
un viaggio indietro nel tempo che, attraverso il pensiero,
partendo dall'immagine, lo farà accostare ad un caos primogenito
di una visione. Le suggestioni evocate dal flusso della sua
pittura, fluiscono spinti da una vigorosa azione mentale. Nino
Gentile è un artista che sa bene che dietro ogni traccia di
colore si nasconde il soffio misterioso della creazione.
Possiede una coscienza vigile, un fervore creativo, un impulso
libertario, che sulla tela si trasforma in apparizioni, inganni
visivi, o impercettibili abbandoni, che forse lasciano intuire
interiori tempeste emotive del nostro artista.
Il rapporto che ha
con l'opera è intimo, libero e primitivo, dove la realtà è
alterata in visioni personali, ed ogni elemento è semplificato e
modificato. Inoltre da vita a mondi e scene che in qualche sua
opera, hanno le sembianze sceniche delle favole e dei sogni.
L'esecuzione
è dunque spesso semplice e i colori sono usati generalmente
puri, con un ricco accostamento di colori. Tutte le tecniche e
gli studi, quali quelli di prospettiva e proporzione, passano in
secondo piano rispetto alla visione d'insieme dell'opera e al
nuovo mondo che scaturisce da un'azione creativa senza regole e
si basa soprattutto sull'esperienza e la sperimentazione
personale, forse è un tentativo di ribellione ad ogni legame a
cui spesso porta l'accademismo.
Nell'arte pittorica
di Nino Gentile, è la pulsione libera e libertaria che si
esprime nell'artista nell'atto del creare.
In ogni
sua sperimentazione pittorica e in alcune opere, ha la capacità
di farci visualizzare sulle sue tele, l'insorgere di un caos
bollente simile ad una colata vulcanica. Fra movimento e
staticità, fra luci e ombre, il pittore Nino Gentile possiede
nelle sue potenzialità, l’espressività pittorica di singolari
bagliori guizzanti e vitalmente espressivi.
Una sorta di azione in movimento della sua pittura che nel
tempo, sa rigenerarsi, tramutarsi ed evolversi. Attraverso un
respiro sentimentale che egli, sa imprimere alle sue opere.
La sua è una pittura lirica ed emozionante che non riproduce
apparenze cromatiche, ma piuttosto le armoniose diversità di
esperienze visive, le quali non propongono reali soluzioni di
pensieri trascendentali, bensì sensazioni riferibilí solo ad una
realtà ideale, codici interpretativi di una maniera espressiva,
definita Magmatismo.
Un grido
interiore dove le superfici pittoriche, scorrono attraverso lo
spazio in pagine decodificabilí come testimonianze soggettive o
come tracce di memoria. Sembra procedere guidato da intuizioni
che producono bagliori luminosi e dissolvenze che, sulla tela,
si dispongono in successioni di mescolanze cromatiche, alle
quali si accompagnano zone oscure, dove lo sguardo si rifugia
nell’attesa di un possibile messaggio. In lui si evidenziano la
dosatura delle tonalità, la distribuzione dei volumi,
sovrapposizioni di spessori, avvallamenti sulla superficie della
tela, una tecnica esecutiva del tutto particolare, di un impasto
materico e cromatico, di una sorte di inflorescenza che
appartiene ad una natura incontrollabile. La mescolanza di
colori del magmatismo apre infatti, porte impreviste verso
luoghi dove la forma informe assume dignità. La sua capacità
creativa é quella di una sperimentazione volutamente variabile,
dove l'unica e giusta prospettiva, sta nella definizione della
ricchezza dei risultati visivi. Certamente egli ha ereditato
dall'action painting della scuola americana un certo umore
malinconico, ma ne ha respinto con saggezza le minacciose
malinconie di stile americano, rivolgendosi all'intelligenza e
alla sensibilità di una narrazione pittorica precisa, si propone
come artista di una materia comunicativa per farsi comprendere.
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Ai cantori della rinascita
Una città che langue Barcellona! Da mare a monte, niente di
nuovo s’intravede nel territorio del Longano. I problemi si
accavallano, si moltiplicano, si prolungano nel tempo infinito,
a dispetto dei cittadini e di qualcuno che credeva nel
rinnovamento della città.
Tanti bei discorsi sbandierati nelle
pubbliche piazze della città, che poi, si sono ridotti in cenere
e in fumo nella realtà del nostro tempo. Una realtà la nostra,
che inesorabilmente, si evolve verso una triste verità che
indissolubilmente è legata al nostro presente. Mare e monte
nella più completa desolazione, non è necessario scattare foto
perché tale squallore è nel cuore e nella mente di ognuno di
noi. Strada interrotta già da troppi anni come il lungomare che
da Spinesante porta a Terme Vigliatore e non si sa, quando sarà
riaperta. Lavori sul lungomare iniziati e poi sospesi; e ancora
oggi non sappiamo se saranno portati a termine. Lavori sul
Lungomare che soprattutto nel centro di Calderà dove si sta
edificando l’arena, il progettista ha dato prevalenza al cemento
e non al verde; e a lavori ultimati, dalla strada, la visione
del mare e delle barche scompariranno dal nostro orizzonte. Gli
esercenti che operano da Calderà a Spinesante e sino a Maceo
Marina di Terme Vigliatore, hanno sopportato e continuato a
subire un danno rilevante nelle loro attività commerciali.
Ammettiamolo! Queste le circostanze che da sole contribuiscono
sin d’ora a darci una visione dello scenario che s’intravede nel
nostro territorio marino. Buche e avvallamenti, con lavori
iniziati e tutt'oggi non portati a termine, sono presenti anche
nelle nostre frazioni collinari. Strade rifatte al centro e in
periferia, dove le condizioni dopo qualche mese del loro
completamento sono sotto gli occhi di tutti: con buche piccole e
grandi e scolo delle acque che al primo acquazzone, evidenziano
la loro limitatezza. Strade rifatte al centro e in periferia che
dopo qualche mese del loro compimento, sono state nuovamente
smantellate per dare corso ad altri successivi lavori che invece
potevono e dovevano essere fatti prima. Strade rifatte al centro
ed in periferia ma la segnaletica e l’illuminazione mancano
ovunque soprattutto nelle strade di maggior transito di
autovetture come in via del Mare dove, se non si pone un freno
alla velocità ci potrebbe scappare ancora una volta il morto.
Guardate, riflettete e considerate gli avvenimenti e le vicende
della nostra città. Scoprirete che nel nostro paese non solo è
difficile vivere, ma anche morire.
Una città dove ancora oggi, non si ha
rispetto nemmeno per i morti. Da anni diverse iniziative sono
state fatte anche a livello di dibattiti in consiglio comunale
sulla endemica mancanza di loculi, ma nulla si è fatto per
trovare soluzioni o di identificare anche nelle periferie altri
luoghi utili e necessari per la risoluzione di tale annoso
problema. Tutto si è arenato nei cassetti o negli armadi delle
nostre istituzioni locali che così facendo non hanno risolto il
problema dell’insufficienza dei loculi; ma non so se
involontariamente oppure volontariamente tale comportamento è
commesso al solo scopo di potenziare le casse comunali e tutto
il business che fiorisce e ruota intorno a tale problematica. La
città continua a scendere di prestigio in tutti i settori. Amare
la città con il cuore significa operare per il bene di tutti
inteso nell’interesse della gente e dei luoghi in cui si vive. I
lavori sino ad oggi eseguiti nelle opere pubbliche, nella loro
esecuzione e ultimazione dimostrano nei fatti che i governanti
istituzionali che operano nel Palazzo Longano non amano
veramente la propria città. Nella nostra realtà, spesso, i
lavori iniziati e completati sono eseguiti con superficialità e
in malo modo. Sulla nostra città, se continuiamo nell’elenco
delle mancanze e inefficienze dei servizi non resi o resi in
cattiva maniera, il discorso si allungherebbe di troppo. Ma
smettiamola di continuare a prenderci in giro. Forse è meglio
non credere ai cantori della rinascita o ai sostenitori del
verbo e della parola. Sulla materia dei servizi mi sono voluto
soffermare principalmente su quelle manchevolezze che certamente
incidono maggiormente sulla sicurezza e sui valori primari che
un’amministrazione avveduta e responsabile dovrebbero garantire
a favore di tutti i cittadini che vivono nella nostra città. Mi
auguro, anche se mi sembra alquanto difficile che possa
avvenire, che la classe politica nel prossimo futuro, possa
voltare veramente pagina, per una vera e sincera svolta epocale,
per il bene di tutti e soprattutto per una vera crescita sociale
ed economica della nostra città e dei suoi cittadini. Ma insisto
nell’affermare e ritenere in piena consapevolezza, che la
risposta che ci dovremmo dare a noi stessi, nel presente, è una
sola: Barcellona doveva essere la città dei servizi (per come
affermavano i nostri politici locali in campagna elettorale)
invece, quali servizi ci hanno reso per la rinascita della città
sino ad oggi?...
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