Barcellona Pozzo di Gotto - La Voce del Longano: Cronaca

La Voce del Longano

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Cronaca 05-02-2012

 

Forconi, protesta rinviata

I presidi annunciati ieri dal Movimento dei Forconi durante l’assemblea di Catania non saranno messi in atto da lunedì prossimo. Per ragioni ‘organizzative’ slitta di quattro-cinque giorni  la protesta che prevedeva presidi ai pontili delle raffinerie siciliane per impedire al carburante di uscire dalla Sicilia. La decisione è stata resa nota dal presidente del Movimento dei Forconi, Mariano Ferro. Ieri era già emersa una nuova frattura fra le varie componenti di Forza d’urto proprio sull’attuazione della protesta, in particolare con gli autotrasportatori dell’Aias guidati da Giuseppe Richichi che aveva detto “Sentiamo la base”. Ferro, invece, ribadisce la sua posizione intransigente: “Dobbiamo decidere come attuare i presìdi. L’obiettivo era rimettere in moto la protesta. Noi andiamo avanti”. A quanto pare il movimento non avrebbe ancora richiesto le autorizzazioni necessarie per organizzare le manifestazioni, nello specifico secondo quanto dichiarato dallo stesso Mariano Ferro ‘non è semplice organizzare dei blocchi e le maggiori difficoltà sarebbero a Gela’ dove si trova una delle quattro raffinerie siciliane. Il leader dei Forconi non nasconde di temere precettazioni da parte delle prefetture.

 

Messina: muore dopo una visita coronarica al Policlinico

Una sessantasettenne Angela Valenza, è morta ieri sera nel Reparto di unità coronarica del Policlinico dopo essere stata sottoposta nei a coronografia nei giorni trascorsi. La figlia, Caterina Buonamico, dopo aver saputo della morte della madre , subito dopo aver lasciato l’ospedale, si è recata alla stazione dei carabinieri di Gazzi e ha sporto querela perché secondo quando descritto da lei, ci sono stati degli errori da parte dei medici che tenevano in cura la donna .Come evidenziato dalla figlia, ai carabinieri, lo scorso 31 gennaio era stata lei ad accompagnare la madre al Pronto Soccorso del Policlinico perché alle 17 aveva accusato un forte dolore al petto e alla spalla sinistra.

 

Il Ponte sullo Stretto rimane un'utopia

Il Governo Monti azzera e definanzia il progetto per la mega opera. Nel decreto Crescitalia appena varato dal governo Monti è stato azzerato e definanziato il progetto del Ponte sullo Stretto. Si rendono così disponibili un miliardo e seicento milioni di euro da destinare a piccole opere sul territorio . Una somma in verità mai utilizzata, in attesa che l’iter per la realizzazione della mega opera decollasse definitivamente. In compenso, sono state sbloccate somme per l’edilizia abitativa e scolastica, la difesa del suolo e la manutenzione della rete ferroviaria. Notizia accolta con grande soddisfazione da quanti in questi anni, su entrambe le sponde dello Stretto, si erano battuti contro la faraonica struttura fortemente voluta dal Governo Berlusconi. A dare la mazzata decisiva, il nuovo esecutivo, che adesso dovrebbe chiudere la società Ponte di Messina. Dura reazione del presidente della Regione, Raffaele Lombardo. “Pare che il Cipe abbia sottratto la copertura finanziaria necessaria per la costruzione del Ponte sullo Stretto che i siciliani vogliono mentre la si mantiene per la piu' costosa Tav che in Val di Susa non vogliono – afferma il Governatore - Se cosi' fosse, potranno brindare, tra Scilla e Cariddi, i Caronte che impongono un "pizzo" di 250 euro agli autotrasportatori disperati e gli aggiudicatari della gara che senza muovere un dito incasseranno milioni di euro di risarcimenti!".

 

Da falco del Pentagono a supermanager di Finmeccanica

Finmeccanica, holding a capo del complesso militare industriale nazionale, ha scelto l’ex viceministro della Difesa degli Stati Uniti d’America, William J. Lynn, come nuovo presidente e amministratore delegato della controllata DRS Technologies, società produttrice di sistemi elettronici avanzati con sede in New Jersey. Secondo il general manager di  Finmeccanica Giuseppe Orsi, la nomina di Lynn è “fondamentale” per rafforzare il ruolo del gruppo nel mercato USA della difesa e della sicurezza e conseguire “un’organizzazione ed una struttura di management più efficienti e competitive”.

A Lynn saranno attribuiti pure i compiti di supervisione delle attività delle altre società di Finmeccanica operanti in nord America (AgustaWestland, OTO Melara, AleniaAermacchi e Selex). Incerto a questo punto il futuro di DRS Technologies. Un anno fa, il consiglio d’amministrazione di Finmeccanica retto da Pier Francesco Guarguaglini era intenzionato a vendere la società e ridurre il deficit della holding valutato intorno ai 4,6 miliardi di euro. Anche il neoamministratore delegato Orsi ha fatto accenno a un piano di ristrutturazione aziendale con la dismissione di comparti “non strategici” per più di un  miliardo di euro. Ma con un manager d’eccellenza come mister Lynn, l’azienda statunitense sarebbe tutt’altro che secondaria per i progetti di rilancio di Finmeccanica ed è dunque improbabile una sua cessione a breve termine.

Si è svolta dentro le mura del Pentagono buona parte della vita e della carriera professionale di William J. Lynn. Viceministro di Obama dal febbraio 2009 all’ottobre 2011, egli ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo delle nuove concezioni strategiche del Dipartimento della difesa nel settore nucleare, aerospaziale e della cybersicurity. Molto tempo prima (dal 1982 al 1985) Lynn aveva ricoperto il ruolo di direttore esecutivo per i progetti della difesa dell’ultraconservatore Center for Strategic and International Studies – CSIS e di ricercatore sulle “forze strategiche nucleari e il controllo delle armi” della National Defense University. Successivamente Lynn passò a fare da consigliere militare del senatore democratico Edward Kennedy, per essere poi nominato dal presidente Bill Clinton, sottosegretario alla Difesa e responsabile dei programmi di analisi e valutazione militari.

A partire dell’agosto 2002, William Lynn scelse di dedicarsi direttamente al più redditizio business delle armi, assumendo l’incarico di vicepresidente della Raytheon Company, colosso statunitense nella produzione di sistemi missilistici e nucleari. Nove anni più tardi la contestata nomina a viceministro della Difesa: senatori repubblicani e alcune associazioni politiche denunciarono la violazione della “regola etica” promulgata da Obama secondo cui, per i nuovi membri dell’amministrazione, dovevano trascorrere almeno due anni di tempo dalla conclusione delle attività di lobbying all’assunzione di un incarico ministeriale nell’ambito dello stesso settore. Lynn, invece, si era dimesso da Raytheon solo alla vigilia di giurare fedeltà alla Costituzione. Perché Obama chiudesse un occhio fu sufficiente che il neo viceministro alienasse il pacchetto di azioni dell’industria militare di cui era entrato in possesso. Per le dimissioni bisognerà attendere la nomina di Leon Panetta a segretario del Dipartimento della difesa.

William J. Lynn sostituirà alla guida di DRS Technology l’anziano Mark Newman, figlio di Leonard Newman, fondatore nel 1968 della società di elettronica. Nel 2008 fu proprio Mark a vendere DRS agli italiani, ricevendo in cambio la cifra record di 5,2 miliardi di dollari e riuscendo pure a mantenerne la presidenza e l’amministrazione. L’acquisizione dell’azienda comportò per Finmeccanica l’assunzione di 1,2 miliardi di dollari di indebitamento netto con tre grandi istituti di credito italiani (Mediobanca, Intesa Sanpaolo e UniCredit) e con la statunitense Goldman Sachs International. Ogni singola azione venne rastrellata meticolosamente a 81 dollari, quando in Borsa era stata quotata un mese prima a 63. Alla spericolata operazione finanziaria, secondo IlSole24 Ore, partecipò come intermediario Lorenzo Cola detto “Lollo”, recentemente condannato a tre anni e quattro mesi per riciclaggio internazionale nell’ambito dell’inchiesta sull’affaire Telecom Sparkle-Fastweb.  A incaricare Cola fu l’allora amministratore delegato di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini. “Fu Cola a rappresentare Finmeccanica nei confronti di Jeffrey Smith, l’avvocato dello studio legale di Washington Arnold& Porter ed ex direttore generale della Cia che si occupò degli aspetti legali dell’acquisizione per contro del gruppo italiano”, ha scritto il giornalista Claudio Gatti. Il 19 marzo del 2009, Guarguaglini e Cola parteciparono congiuntamente al ricevimento ufficiale organizzato dall’ambasciatore italiano a Washington, Giovanni Castellaneta, oggi presidente di Sace S.p.A. e membro del consiglio d’amministrazione di Finmeccanica. Ospite d’onore del sontuoso party diplomatico, l’allora vicesegretario alla difesa William Lynn.    

Con oltre diecimila dipendenti e un fatturato annuo che sfiora i tre miliardi di dollari, DRS Technologies è uno dei maggiori fornitori delle forze armate USA di apparecchiature e programmi di comando, controllo e comunicazione, computer, sistemi d’intelligence e sorveglianza, centri di elaborazione dati “AEGIS” per unità navali, componenti varie per carri armati e cacciabombardieri. A fine 2008, DRS Technologies ha venduto sistemi elettronici e di visione “JV-5” per 531 milioni di dollari, destinati ad oltre quaranta tipi di veicoli ruotati e cingolati dell’US Army e dei Marines. Nell’estate del 2009, l’azienda si è invece aggiudicata contratti per il valore complessivo di 143,9 milioni di dollari per la produzione di “addestratori P5” per i caccia F-15 ed -16 dell’aeronautica e della marina militare statunitense, e di 270 rimorchi “M1000” (Heavy Equipment Transporter) per il trasporto su strada e terreni accidentati dei carri armati M1 “Abrams”.

Due importanti contratti sono stati firmati alla fine dello scorso anno, il primo con Lockheed Martin per la fornitura alla Marina militare USA di sistemi di combattimento e sonar per i sottomarini nucleari delle classi “Los Angeles”, “Seawolf” e “Virginia” (valore 400 milioni di dollari circa); il secondo direttamente con US Army per la fornitura di servizi di supporto per l’Improved Bradley Acquisition Subsystem (IBAS) e di rimessa a punto dei sistemi M1200 “Armored Knight” destinati alle unità di artiglieria campale (47,3 milioni di dollari). Anche il 2012 promette bene per DRS Technologies: il 16 gennaio la società ha ottenuto commesse per 63 milioni di dollari relative all’ammodernamento dei sistemi Improved Altitude Hold and Hover Stabilization (IAHHS) della flotta di elicotteri HH-60G “Pave Hawk” dell’US Air Force e alla fornitura di sistemi GEDMS (Gigabit Ethernet Multiples System) e dei servizi di supporto logistico ai velivoli E-6B “Tacamo” di US Navy.

Non altrettanto fortunata l’altra azienda di punta di Finmeccanica, Alenia North America, che potrebbe perdere la multimilionaria fornitura ad US Air Force di 38 aerei per il trasporto tattico C-27J. Il Dipartimento della difesa ha fatto sapere lo scorso 26 gennaio di essere intenzionato a sospenderne l’acquisto in conseguenza dei tagli previsti al bilancio, nonostante l’azienda italiana abbia già consegnato 13 velivoli e stia completando la costruzione di altre unità. L’holding di Giuseppe Orsi spera ancora di ribaltare la decisione del Pentagono e, qualche giorno fa, ha nominato amministratore delegato di Alenia North America, l’ex ad di Ansaldo STS USA, Alan Calegari. Prima di fare il manager industriale, mister Calegari ha prestato servizio come ufficiale aviatore nel Corpo dei marines. di Antonio Mazzeo

 

Anziani: la vergognosa situazione italiana

Liste d’attesa bibliche per il ricovero degli anziani non autosufficienti: dai 90 ai 180 giorni, fino ad arrivare agli 11 mesi nel Lazio. Sono questi gli sconcertanti numeri dell’indagine promossa dallo Spi Cgil e dalla Fp Cgil, che ha monitorato in totale 646 strutture per anziani distribuite su tutto il territorio. Un numero rappresentativo della situazione nazionale, che conta circa 5 mila strutture per un totale di 265 mila posti letto. Più brevi, secondo i dati, i tempi di attesa per entrare nelle residenze rivolte ad anziani autonomi: in media si aspetta dai 30 ai 45 giorni. Nelle strutture residenziali il 49% degli utenti appartiene ad una fascia di età compresa tra i 76 e i 95 anni di età e il 50% supera gli 86 anni. In quelle a ciclo diurno semiresidenziale, invece, la maggior parte degli utenti sono nella fascia compresa tra i 61 e gli 85 anni. Un dato particolarmente significativo è che l'80% degli anziani che vivono presso strutture residenziali ha delle fragilità. Il 63% è del tutto non autosufficiente, mentre il 17% lo è solo parzialmente. Nel 70% dei casi avviene il trasferimento dell’anziano da strutture residenziali per autosufficienti a quelle per non autosufficienti a causa del peggioramento delle condizioni di salute. Ma solo il 50% delle strutture segnala alla Asl di competenza tale esigenza. In generale i dati indicano che gli anziani in Italia superano i 12 milioni. Di questi circa 3 milioni hanno tra gli 80 e gli 89 anni, mentre 440mila sarebbero, invece, gli ultra 90enni. Si tratta di percentuali destinate a salire ulteriormente, tanto che nel 2051 si arriverà a superare la soglia del 34%. Ad oggi circa 2,7 milioni sono parzialmente o del tutto non autosufficienti e anche questo dato risulta in costante crescita. Cifre, dunque, decisamente superiori rispetto al numero di strutture dedicate all'assistenza presenti sul territorio. C'è poi da dire che non tutte le famiglie possono permettersi la retta mensile richiesta dalle case di cura o di riposo: nella maggioranza dei casi si tratta di costi difficilmente accessibili. Il costo medio di permanenza in una struttura residenziale va dai 1.100 fino ai 1.400 euro al mese per quello di tipo socio-sanitario. Per i Centri diurni, invece, il costo varia dai 250 fino agli 800 euro al mese previsti per quelli dedicati ai malati di Alzheimer. Ad oggi, inoltre, solo l’82% delle strutture residenziali si è dotata della Carta dei Servizi, necessaria per monitorare i livelli di qualità dei servizi offerti ai cittadini. Carte che, in molti casi, non vengono neppure consegnate agli utenti e alle loro famiglie al momento del ricovero. E proprio legata al ricovero degli anziani è una sconcertante notizia delle ultime ore, relativa al ritrovamento di una casa di riposo-lager nella città di Sanremo costata fino ad ora l'arresto di 7 persone (al centro dell'inchiesta ci sarebbe anche Rosalba Nasi, direttrice della casa di riposo e moglie del senatore Pdl Gabriele Boscetto). Maltrattavano ripetutamente gli anziani: insultati, denutriti e abbandonati a loro stessi in condizioni igieniche indecenti. il personale della guardia di finanza parla di "inaudite violenze". Episodi, cioè, di autentico sadismo: anziani legati al letto e abbandonati, picchiati e insultati, incapaci di difendersi. Gli abusi sono stati documentati di nascosto per tre mesi, con filmati e fotografie, dalla guardia di finanza. Nell'indagine della magistratura sanremese ci sarebbero anche due morti "sospette", avvenute nel 2005-2006. Il tutto nell'inerzia complice dei dirigenti della struttura.  I magistrati sostengono inoltre che l'indagine sulla casa-lager “Borea” di Sanremo, potrebbe non aver ancora scoperchiato tutte le sue vergogne. Sconcerta tanta brutalità. Al pari dell'indifferenza delle istituzioni verso i problemi di una categoria sociale così fragile e silenziosa nonostante la sua vastità. Fonte: La Vera Cronaca

 

 

Cronaca 04-02-2012

 

Martedì i pescatori protestano a Montecitorio

Sta per iniziare a Catania l’assemblea del Movimento dei Forconi in cui saranno decise le eventuali nuove azioni di protesta. La riunione che si tiene al Centro Fieristico Le Cimiere è stata preceduta da diverse comunicazioni lanciate dai leader Mariano Ferro e Giuseppe Scarlata soprattutto mediante facebook. “Se credevate che tutto fosse finito così, vi sbagliavate. I Forconi non hanno alcuna intenzione di mollare” e  oggi all’assemblea regionale annunceremo “che la rivoluzione è appena cominciata”, si legge in uno dei tanti messaggi nella bacheca della pagina Facebook del Movimento dei Forconi. Intanto il leader dei pescatori siciliani, Fabio Micalizzi ha annunciato che il 7 febbraio è in programma una manifestazione dei pescatori a Roma davanti al Parlamento. Forconi, altro stop alla benzina. Ferro: "Un partito? Possibile". I manifestanti pronti a bloccare le autobotti in uscita dalle raffinerie siciliane verso la penisola. La strategia d'azione dei prossimi giorni del movimento, che stando alle parole dei leader "non penalizzerà più i siciliani e l'economia isolana", è stata decisa ieri pomeriggio a Catania.  Gli agricoltori chiedono i danni: 70 milioni.

 

Messina: La Procura chiede il rinvio a giudizio del rettore

Abuso d’ufficio e falso sono le accuse contestate dal sostituto procuratore Camillo Falvo che ha chiesto il rinvio a giudizio del rettore dell’Universita’ di Messina, Francesco Tomasello, e di Giuseppe Cardile, direttore amministrativo dell’Ateneo. Due i filoni delle indagini avviate nel 2009 dalla Guardia di finanza. Il primo riguarda la proroga dei contratti a tempo di 9 precari, che secondo l’accusa non avrebbero avuto il requisito temporale previsto dalla legge di 36 mesi lavorativi, anche non continuativi, nell’ultimo quinquennio. Per questa vicenda e’ stato chiesto il rinvio a giudizio anche di Maria Ordile, capo area degli organi collegiali e servizi amministrativi e documentali dell’universita’, mentre e’ stata chiesta l’archiviazione di altre due posizioni. La seconda vicenda per la quale e’ stato chiesto il rinvio a giudizio solo per il rettore e per Cardile, riguarda il centro interdisciplinare di Chirurgia comparata, per il quale il Miur aveva stanziato 480.000 euro. Secondo l’accusa, il rettore e Cardile, con una relazione avrebbero indotto in errore il Senato accademico che avrebbe dirottato la somma a finalita’ diverse. Secondo gli investigatori tutto questo sarebbe avvenuto per arrecare danno al professore Giuseppe Cucinotta, responsabile per l’attivazione del centro, che nel 2006 aveva presentato una denuncia facendo scattare un’inchiesta sulla facolta’ di Veterinaria.

 

Da lunedì Forza d’Urto riprenderà i presidi fuori dalla raffinerie

Da lunedì Forza d’Urto riprenderà i presidi fuori dalla raffinerie siciliane e davanti ai pontili degli impianti per non permettere l'imbarco di carburante che viene esportato fuori dalla Sicilia. Dopo una settimana di tregua, i rappresentanti del Movimento dei Forconi riuniti in assemblea alle Ciminiere di Catania hanno deciso di riprendere la protesta. Nel mirino degli agricoltori non c’è solo la benzina. Verranno allestiti gazebo fuori dai municipi e dalle principali sedi della Serit, L’Equitalia siciliana. Mariano Ferro, leader dei Forconi, ha promesso che le azioni di protesta non  “penalizzeranno più i Siciliani e l'economia isolana”. Mentre i pescatori, che hanno partecipato all’assemblea, minacciano di bloccare i principali porti della Sicilia. “Il presidente Lombardo - ha detto Ferro - purtroppo è scivolato su una buccia di banana, perché ha dichiarato che ci stiamo divertendo davanti alle telecamere. Ma noi non abbiamo bisogno di divertirci, rappresentiamo una parte dei siciliani, quella parte che lavora e non guadagna. Ci siamo stancati di essere presi in giro e di essere catapultati da un tavolo all'altro. Vogliamo chiarezza”. Ma, ha puntualizzato “non torneremo a fare i blocchi stradali e a dare fastidio ai cittadini. Chiediamo l'applicazione del nostro Statuto che prevede già la defiscalizzazione della benzina”. Ferro è tornato sulle dichiarazioni del presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, in merito alle infiltrazioni mafiose nelle proteste.  “A Lo Bello non rispondo - ha detto - dico solo che bastava essere più chiaro e dire state attenti, in ogni caso non conosciamo quella persona che e' stata arrestata”. Nei giorni scorsi in alcune piazze della Sicilia sono stati allestiti i primi gazebo per informare i cittadini sulle future manifestazioni del Movimento e raccogliere firme a sostegno della completa attuazione dello Statuto regionale. “La nostra disperazione è autentica - ha detto Ferro - noi non ci siamo addormentati o venduti. Per questo rimettiamo in moto la macchina della protesta per avvisare chi non ci vuole ascoltare”. Ferro non ha escluso che il movimento possa costituire un partito. Al movimento forza d'urto si sono aggiunti anche i pescatori siciliani che hanno annunciato la loro partecipazione il prossimo sette febbraio davanti a Montecitorio con il resto dei pescatori di tutta Italia. "Bloccheremo i porti siciliani - ha annunciato il portavoce Fabio Micalizzi - faremo dei presidi a Catania, Palermo, Siracusa, Messina e Termini Imerese. Saremo al fianco dei forconi e del movimento forza d'urto”. Intanto la Confederazione italiana agricoltori della Sicilia (Cia) ha fatto i conti, dopo lo sciopero degli autotrasportatori. Il blocco, attuato prima in Sicilia e poi nel resto d'Italia, è costato all'agricoltura e alla zootecnia siciliana 70 mln. La comunicazione della Cia, con la richiesta di risarcimento a firma del presidente regionale Carmelo Gurrieri, è arrivata oggi sul tavolo del dirigente dell'assessorato alle politiche agroalimentari, Rosaria Barresi. La nota individua nell'ortofrutta il comparto che più ha sofferto del blocco con danni per 40 mln per gli ortaggi, 15 mln per le arance, 5 mln per i limoni, 3 mln per i carciofi. Il danno economico ha numerose matrici: la marcescenza del prodotto, ma anche la distruzione per la perdita della qualità commerciale. Poi, alla ripresa dei trasporti, si è registrata la riduzione dei prezzi all'origine (-30-40 per cento) per eccesso di offerta. "Ai danni immediatamente quantificabili - dice Gurrieri - si aggiunge la perdita dei contratti di fornitura con la distribuzione organizzata che ha continuato a rifornirsi all'estero, soprattutto in Spagna". Per quanto riguarda il comparto lattiero-caseario, la stima dei danni ammonterebbe a circa 5 mln, per il mancato conferimento alle industrie di trasformazione di oltre 600 mila litri di latte e per la mancata distribuzione dei prodotti caseari freschi (ricotta, provole, formaggi freschi).

 

Barcellona: Un accorato appello ai nostri Amministratori

Per sviluppare la crescita economica del Paese, i lavori a rilento ormai da troppo tempo, in Piazza Convento e in altre zone della nostra cittadina: sono altamente negativi e recano danno ai cittadini e ai commercianti che operano con difficoltà nella nostra città.  Le vie di accesso in tali zone contribuiscono in negativo e in modo incisivo non solo sulla circolazione delle autovetture, ma soprattutto sulla nostra economia locale. Tale caos nella circolazione non è più tollerabile! Si chiede ai nostri amministratori locali a intervenire prontamente per sanare tale irregolarità. Oggi i cittadini ed i commercianti si ritrovano a sopportare con considerevole difficoltà, non solo la crisi dovuta all’elevata pressione fiscale imposta dai nostri governanti nazionali, ma si ritrovano a sopportare anche le difficoltà, causate per esclusiva colpa delle nostre istituzioni locali. Le nostre istituzioni locali, devono vigilare adeguatamente sull’andamento di tali lavori che già da troppo tempo proseguono a rilento con conseguente ulteriore danno  posto soltanto a totale carico dei cittadini e dei commercianti che svolgono la loro attività in Piazza Convento e nelle altre zone della nostra città. Tali lavori vanno eseguiti prontamente e con somma urgenza soprattutto perché ricadono all’interno del territorio urbano e il loro prolungarsi nel tempo influisce ed influirà sempre più pesantemente non solo sull’incolumità dei nostri cittadini ma anche con un particolare svantaggio sull’economia delle nostre piccole imprese e aziende che operano nella nostra città.

 

Tracciabilità: un padre non può dare più di 1000 euro contanti al figlio

Se un padre consegna al figlio più di mille euro in contanti viola la norma anti-riciclaggio. Se un dipendente riceve una somma cash superiore ai mille euro come anticipo di una trasferta di lavoro, viola le norme anti-riciclaggio. Se lo stesso padre invece di consegnare lo stesso contante al figlio, lo consegna alla moglie, non viola le norme anti-riciclaggio. C’erano delle perplessità e dei dubbi sui limiti imposti dalla tracciabilità  sui pagamenti. Il Ministero dell’Economia ha fatto chiarezza rispondendo al Telefisco 2012. Come si vede i limiti contenuti nell’articolo 49 del decreto legislativo 231/2007, sono molto stretti e le eccezioni non sono ammesse. Il chiarimento riguarda anche l’applicazione delle sanzioni e la responsabilità:  le quali gravano sia su chi trasferisce il denaro sia su chi lo riceve. I dubbi, in realtà, avevano buone ragioni per essere posti. Nel trasferimento di soldi al figlio, si chiedeva, per esempio, come fare per sostenere le spese di un viaggio, o di una trasferta di studio, in favore di un minorenne che non abbia una posizione fiscale autonoma dal genitore. La legge valuta lecito il trasferimento tra coniugi solo perché in regime di comunione dei beni, altri trasferimenti sopra i mille euro cash violano le leggi. Anche la perplessità sugli anticipi che un datore di lavoro consegna al dipendente era fondata. Si tratta di un problema operativo quotidiano per gestire il pagamento del viaggio, dell’albergo, delle spese varie ed eventuali. La legge non fa differenza tra trasferimenti leciti o illeciti. Non si può: il dipendente potrà avere accesso, in alternativa, a dei fondi depositati presso un conto ad hoc. Fonte: Blitz

 

 

Cronaca 03-02-2012

  

Dalla Regione Sicilia a "Roma ladrona"

Deputati in galera incassano soldi per viaggi, rimborsi elettorali investiti in Tanzania o trafugati. Bengodi c'è ancora. Il deputato regionale Gaspare Vitrano, sottoposto ad una misura di custodia, attualmente agli arresti domiciliari, non può partecipare alle sedute del Parlamento regionale perché non gli è consentito di allontanarsi dalla sua abitazione a Misilmeri senza l’autorizzazione del magistrato. Impossibile, dunque, che usi l’autovettura e spenda soldi per viaggiare. Eppure riceve diecimila euro nette al mese dall’Assemblea regionale, una somma che contiene il rimborso delle spese di “mobilità”, così come altri bonus, come il rimborso delle spese telefoniche ed ogni altro benefit assegnato ad i suoi colleghi. Sono attualmente in carcere altri due deputati regionali, sottoposti a custodia cautelare, entrambi messinesi. Sono stati sostituiti in Parlamento da deputati supplenti e potranno tornare a sedere a Sala D’Ercole quando l’iter dell’indagine sarà concluso e torneranno liberi in attesa di processo. I due deputati in carcere percepiscono il 50 per cento dell’indennità e dei bonus previsti dalle norme in vigore, mentre i supplenti hanno diritto, com’è logico, all’intero ammontare dell’emolumento, circa dodicimila euro nette. Quando un parlamentare regionale in Sicilia finisce in manette a rimettersi è l’Assemblea regionale, che paga uno stipendio e mezzo. La presenza del deputato, sottoposto “ai domiciliari”, nelle sedute dell’Assemblea deve essere autorizzata dal pm, in linea puramente teorica il consenso o il dissenso su un provvedimento legislativo può dipendere dalla decisione del magistrato, la cui valutazione non è affatto legata all’attività parlamentare sebbene a motivi di carattere processuale, di sicurezza, opportunità eccetera. L’Assemblea, quindi, ha solo un dovere: pagare, anzi strapagare perché i guai giudiziari dei suoi membri finiscono con l’intaccare le casse del parlamento e attraverso questo, quelle dei contribuenti siciliani, che sborsano 35 euro a testa per mantenere in vita la “terza Camera” della Repubblica. Le norme sono fatte da coloro che ne debbono usufruire e non da un organismo “terzo”, sicché la loro elaborazione, stesura, definizione, esame ed approvazione risente dell’interesse, primario, dei dei destinatari. È il privilegio supremo che viene assegnato alle assemblee legislative in Italia, dove vige l’autodichia l’autonomia amministrativa. Ciò che avviene a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea siciliana, avviene a Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica. Intervistato da una cronista de La7, per il nuovo formato, “Gli intoccabili”, il Presidente dell’Ars, Francesco Cascio, ha ammesso che le regole vigenti, quelle sui rimborsi in particolare, sono fatte per incrementare la busta paga del deputato regionale. Ha detto un’ovvietà, ma il fatto che l’abbia riferita, deve essergli riconosciuta come un merito. Generalmente si difende l’indifendibile, come se dall’altra parte ci fossero solo i gonzi. I costi della politica, in Italia, raggiungono cifre stellari per la folla di apparati disseminati un poco ovunque, dagli enti locali alle istituzioni centrali, ma le risorse più importanti lievitano a causa della generosità con la quale si distribuiscono i rimborsi. Questa voce di bilancio spalma una montagna di quattrini a consiglieri, deputati regionali e nazionali, senatori, assessori, ministri, presidenti, ma soprattutto ai partiti e a (finti) giornali di partito. I rimborsi, infatti, sono sempre e ovunque forfettari, costituiscono uno strumento “sicuro” per fare cassa. Qualunque somma venga spesa per viaggiare, telefonare, stampare manifesti o altro, i soldi che arrivano in tasca sono quelli che la legge prevede, sicché capita che anche in carcere si riceva il bonus per la mobilità, o si stampi un giornale, usando espedienti per distribuirlo, per incassare i contributi. O si partecipi ad una campagna elettorale giusto per ottenere il rimborso elettorale calcolato sul numero di voti ed elettori e non sugli effettivi esborsi. Nelle assemblee legislative, i contributi ai gruppi parlamentari – cioè ai partiti – arrivano con generosità grazie a questo sistema di dazione molto vantaggiosa. Di recente il Gruppo parlamentare alla Camera, formato da Gianfranco Miccichè, ha potuto ottenere i finanziamenti previsti grazie all’adozione del nome di un partito che aveva ottenuto appena 900 voti alle ultime politiche. Miccichè non ha inventato l’espediente, l’ha semplicemente adottato. Allo stesso modo, Cascio, il Presidente dell’Ars, non assegna i soldi della mobilità ad un deputato sottoposto ai domicilia. È il sistema inquinato da una consuetudine ai privilegi ed allo spreco. Se il deputato dell’ex Margherita, Lusi, ha potuto sottrarre al suo ex partito ben tredici milioni di euro, distraendo le risorse che non gli appartenevano, e il segretario amministrativo della Lega Nord ha deciso di investire i rimborsi elettorali ottenuti da Roma “ladrona”, non è dovuto al destino cinico e baro, ma dalla canagliata originaria, l’assegnazione di finti rimborsi. Si tratta di finanziamento occulto a partiti e loro rappresentanti. La riduzione di sprechi e privilegi, tanto decantata, finora non si è vista. È rimasto tutto in piedi, hanno finora dato un colpo di spazzola in giro, l’hanno chiamato “sacrificio” e per poco non piangevano miseria. Qualche giorno fa i presidenti di Camera e Senato hanno annunciato, orgogliosissimi, di avere tagliato lo stipendio di deputati e senatori, che però non perderanno un solo euro in busta paga, al netto. È faccia tosta, certo, ma con una componente, essenziale, di idiozia comunicazionale. Fonte: SiciliaInformazioni

 

Acireale: La Coppa Sicilia di  Danza Sportiva Fids 

La Coppa Sicilia torna ad Acireale la città della Riviera dei Limoni, domenica 5 febbraio intera giornata dedicata alla Danza Sportiva della Fids Federazione Italiana Danza Sportiva, Comitato Regione Sicilia del Presidente Giovanni Costantino. Sul parquet dei Palasport “Consoli” di Acireale presso l’area sportiva Tupparello, si esibiranno per l’intera giornata di domenica  gli atleti ballerini della Sicilia. Nella seconda prova di Coppa Sicilia gara regionale di circuito con montepremi finale, si esibiranno i ballerini delle seguenti discipline: Liscio Unificato, Ballo da sala, Ballo Standard, Latino Americane, Danze Caraibiche, Caribbean Show Dance, Danze freestyle, Street Dance, Country Western, Danze Accademiche e Danze Orientali. Le gare inizieranno alle ore 9.30 e si concluderanno presumibilmente dopo le 19.30. Il Comitato Regionale della Fids di Sicilia Federazione sportiva riconosciuta dal CONI, può contare su grandi numeri: con nove Comitati Provinciali, oltre 12.000 tesserati e 250 Società Sportive operanti su tutto il territorio isolano, isole minori comprese. Federazione Italiana Danza Sportiva Fids Comitato Regione Sicilia.

 

Messina da lunedì 6 febbraio “La settimana teologica 2912”

 Si è tenuta questa mattina, nella cappella S. Maria all’Arcivescovado, la conferenza stampa di presentazione della Settimana Teologica 2012 dal tema “Crisi globale e profezia della fede”, che si svolgerà nella Basilica Cattedrale di Messina, dal 6 all’8 febbraio prossimi, con inizio alle ore 18. Oltre all’Arcivescovo S.E. Mons. Calogero La Piana, sono intervenuti alcuni dei membri della Commissione incaricata di preparare la Settimana Teologica di quest’anno: il Vicario Generale Mons. Carmelo Lupò, il Vicario Episcopale per l’area cultura-educazione don Giuseppe Lonia, la Prof.ssa Concetta Sirna Ordinario di Pedagogia Interculturale, il Prof. Dino Calderone Segretario della consulta delle Aggregazioni Laicali. Un’esperienza particolarmente significativa per la comunità diocesana che già lo scorso anno aveva apprezzato, dopo un’assenza di ventisei anni, il ripristino di questo evento come momento utile per riflettere e dibattere su temi fondamentali.  “Quest’anno - ha detto Mons. La Piana - vogliamo soffermarci su una dimensione di crisi globale che sta segnando, in questo nostro tempo, tutti gli ambiti esistenziali. I recenti sviluppi globali del deficit economico non devono farci dimenticare che è in atto anche una crisi di fede che affonda le proprie radici nella dimensione etica dell’uomo, nel suo individualismo che, fortemente presente nella cultura odierna, oscura l’aspetto relazionale e lo porta a chiudersi in se stesso”. Il Presule ha sottolineato l’essenzialità di una dimensione relazionale con Dio e con gli uomini, ricercando nuove norme che assicurino a tutti la possibilità di vivere dignitosamente, sviluppando le proprie capacità a beneficio dell’interesse comune. Come ha affermato recentemente Mons. Crociata, - ha ancora detto l’Arcivescovo - parlare di fede significa andare alle radici dell’umano credendo autenticamente in qualcosa. Fede, dunque, come profezia, ossia capacità di ripensare e riprogettare la propria vita. È intervenuta poi la Prof.ssa Sirna, parlando di questa tre giorni come il continuum di un discorso iniziato lo scorso anno: “In questo momento di smarrimento è importante per noi capire il significato della Fede per trarne un sostegno - ha affermato. Anche l’immagine scelta per la locandina, testimonia un inaridimento del mondo pur lasciando intravedere la possibilità di una rinascita; bisogna però comprendere cosa può dar forza all’impegno umano perché la vita vada avanti. Oggi, bisogna analizzare il processo di globalizzazione in tutta la sua complessità e in questo anche la chiesa locale ci aiuta, facendoci riflettere sulla possibilità di essere profeti per cambiare il mondo”. La Docente ha parlato di una “pedagogia della crisi”, ritenendo quest’ultima un’occasione per migliorarci, crescendo nella consapevolezza di sentirci corresponsabili della storia che viviamo. Quest’anno la Settimana teologica darà più spazio al dibattito, per consentire una riflessione comune. A tal proposito, saranno tre i relatori invitati, uno per giornata: il Vescovo di Rimini, Mons. Francesco Lambiasi, grande studioso nell’ambito scientifico e divulgativo ed ex Assistente Generale dell’Azione Cattolica, che aprirà i lavori con una solenne prolusione. Il prof. Luigino Bruni, economista, che il secondo giorno parlerà proprio dell’economia di comunione, un’esperienza concreta d’iniziative riguardanti diverse imprese che pongono al centro la persona e l’assolutizzazione del profitto. L’ultimo giorno, infine, sarà il Prof. Calogero Caltagirone ad intervenire sul tema “La profezia della fede come fonte di una nuova umanità solidale”. Sul sito diocesano www.diocesimessina.net è prevista una pagina aggiornata quotidianamente e la diretta streaming-video di tutto l’evento[F1] .

 

La Sicilia si svegli o arriverà il commissario

La Sicilia è in ginocchio, la politica latita. Ma stavolta sarà difficile uscire dal tunnel mantenendo le posizioni di partenza. Quando persino commentatori acuti e notoriamente attenti alle questioni siciliane, come Paolo Mieli ed Enrico Cisnetto, arrivano a ipotizzare il commissariamento dell'Isola vuol dire che siamo arrivati a un punto limite. La rivolta dei Forconi ha manifestato il malessere grave che cova nel nostro popolo, costretto a sopportare ulteriori sacrifici per via di una crisi ancora lontana dall'essere debellata. Ma la protesta ha reso palese, in forma altrettanto evidente, l'assenza di interlocutori politici capaci di raccogliere e dare risposte credibili al grido della gente in piazza. Basta leggere le cronache politiche dei giornali siciliani delle ultime settimane per rendersi conto di come il dibattito pubblico sia rimasto incentrato sulle alchimie della Giunta regionale e sul dissidio per le primarie alle Amministrative pur in presenza di una situazione economica e sociale esplosiva. Occorre lealmente prendere atto che s'è creato un fossato fra la società siciliana e la sua rappresentanza politica. E mentre si rafforzano nel Paese le voci che chiedono un ricambio dall'alto della classe dirigente (si veda l'intervista a Enrico Cisnetto oggi sul nostro giornale), vale la pena ricordare che la Sicilia troppo facilmente s'è affidata nella sua storia a liberatori stranieri, che alla prova dei fatti hanno tradito le promesse. Lo stesso Monti, come ci ricorda oggi su questo giornale Pietro Barcellona, non può essere visto e atteso come un novello Garibaldi. E allora sarebbe il caso che i siciliani, preso atto della fine del sistema assistenziale (legale e illegale) cominciassero a usare le loro energie e intelligenze per trovare risposte creative alla crisi. In fondo la lezione della protesta dei Fasci Siciliani di fine Ottocento è proprio questa. La rivolta portò lo stato d'assedio. Ma l'intelligenza dei leader cattolici e socialisti (Sturzo e De Felice, anzitutto) offrì a quel disagio nelle campagne una risposta immediata e creativa che si espresse nelle cooperative agricole, nelle casse rurali, nelle società di mutuo soccorso. Non è questione di sussidi, ma di intelligenza della realtà. Per questo il nostro primo contributo, come giornale, è aprire su questi temi un dibattito che, attraverso proposte concrete, aiuti a mettere realmente a fuoco il problema della Sicilia di oggi. Fonte: La Sicilia

 

 

Cronaca 02-02-2012

 

Monti:“Il posto fisso? Che monotonia”.Su Twitter e Fb: “Vergognatevi”

L’appello suona come una sveglia: “Giovani abituatevi a cambiare, all’idea di non avere più il posto fisso a vita: che monotonia’”. A pronunciarlo è il presidente del Consiglio Mario Monti che prima al Tg5 e poi a Matrix detta le linee guida del “futuro” per le giovani forze d’Italia. “E’ bello cambiare e accettare delle sfide”, ha detto. Se l’avesse detto Silvio Berlusconi probabilmente si sarebbe scatenato il putiferio, specialmente a sinistra e invece le reazioni stentano ad arrivare, se non dai social network, dove centinaia di giovani hanno dato sfogo alla loro frustrazione e amarezza per le parole di Monti. Sull’articolo 18 Monti non cambia idea: “Non è un tabu’. L’articolo 18 può essere pernicioso per lo sviluppo dell’Italia. Ha determinato ”un terribile apartheid nel mercato del lavoro tra chi è già dentro e chi, giovane, fa fatica ad entrare”. Su Facebook e Twitter gli utenti fanno esplodere il malcontento Paolo Tambellini @paolotambellini in 140 caratteri dice: “Chissà se il papa si annoia, Monti dovrebbe chiederglielo la prossima volta che lo incontra. #postofisso”. L’Ideota @IdeeXscrittori scrive Monti: “Il #postofisso tutta la vita? Che #monotonia”. Però le banche, quando si parla di concedere mutui, preferiscono le persone monotone. Davide Morante Parma @MoranteDavide dice ancora: “Saranno contenti di rompere la #monotonia??? La PERA @Livio_G è ironico: “L’ italia ERA una repubblica democratica fondata sulla #monotonia del #postofisso” Luca Sappino @lucasappino critica con amarezza: “a #Matrix nessuno dice che la vera #monotonia è la disoccupazione”. Claudio Riccio @claudioriccio scrive ancora: “Monti:”che #monotonia il posto fisso” Com’è divertente avere un lavoro e il giorno dopo no!!! Sai che noia se ci fosse il reddito in italia? Walter Gorini @Uolter41 afferma: “monotonia portami via” Luigi Busti @luigibusti parla direttamente a Monti: “Presidente, proviamo a chiedere un mutuo in banca dicendo che il posto fisso è #monotonia? Babbo Natale era tuo padre. #monti #postofisso”. Raffaele Attanasio @RafBigCat: “anche stamattina mi sono svegliato #precario #sfruttato #irriso e #rottodipalle…che #monotonia #matrix #monti”. Poi si legge ancora #buongiorno e buon #postofisso a tutti. #Monti tanto è senatore…. A vita! fortunata te che nn hai il #postofisso e nn vivi nella #monotonia !! Ringrazia #montisenatoreavitacolpostofisso. Su Facebook Giancarlo De Rogatis ”Il presidente Monti oggi ha detto: “I giovani si abituino all’idea di non avere più il posto fisso a vita. Che monotonia. E’ bello cambiare e accettare delle sfide”. Parla facile lui, con 72000 € mensili, privilegi illimitati e tutto spesato. Per me andrebbe anche bene non avere il posto fisso e accettare le sfide. Ma lo faccia lui per primo, seguito dal suo governo di mummie!!! Vediamo, dopo le barbare razzie che il “”"professore”"” e la sua cricca stanno facendo se troveranno dei posti di lavoro. Monti potrà sempre chiedere aiuto ai suoi amici massoni di Yale… sempre se nelle loro dottrine sia contemplato il perdono, visto che il professore li ha rinnegato pubblicamente dalla Gruber”. Black Darrell Lucy scrive sulla pagina Facebook di Monti: “ma perchè non cambi lavoro tu? Io sono giovane e tu non mi puoi dire una cosa del genere! ALTRO CHE ABITUARMI CHE NON C’è LAVORO FISSO! GUARDA CHE IO E I MIEI COETANEI FACCIAMO LA RIVOLUZIONE CIVILE! SIAMO PRONTI! CI AVETE STUFATO!”. Paolo Rossi mario prova a andare a lovorare in fabbrica.facile prendersela sempre con i piu deboli e non con i tuoi amici industriali e banchieri.tanto a te che te ne frega a 50000 euro al mese..vergogna!!!. Giacinta de Caprio scrive: “visto che per lei il cosiddetto posto fisso è una monotonia perchè non accetta di abbandonare il suo??? visto che per quanti anni ha, la sua esperienza lavorativa non se la riporta solo come ricordo dei posti fissi ma continua cmq a detenerne il baluardo… la monotonia dalla quale i giovani sfuggono è costruita da contratti precari e contratti di collaborazione…provi a scambiare il suo posto di lavoro con i giovani..provi a lavorare sapendo che perchè sei rimasta incinta ed il tuo contratto non diverrà mai indeterminato… provi a ritornare a casa vedendo suo padre che ha perso il posto “fisso” ed è disperato perchè non sa più come affrontare le spese di casa e della tua università e tu come giovane ben educato cerchi disperatamente un posto per affrontare almeno le tue spese, ma l’unica cosa che ti ritrovi è ficcarti in call center dove se sono legali prendi una busta paga momentanea altrimenti contratto a progetto, niente ferie, non puoi permetterti una malattia, etc… prima di aprirela bocca azioni il cervello… mi faccia il piacere….”. Fonte: Blitz

 

Rimborsi elettorali: Spendono 136 milioni, ne ricevono 500

Rimborsi elettorali è una parola grossa nel caso dei partiti italiani: altrimenti perché se complessivamente hanno speso 136 milioni nel 2008, hanno ricevuto indietro 503 milioni? La Corte dei Conti stessa non ci ha visto chiaro, ma finora si è limitata a stigmatizzare mettendo perlomeno in dubbio la correttezza semantica della parola rimborsi. E perché un partito defunto come la Margherita riceve ancora rimborsi, alla memoria? E i tremila immobili intestati agli ex Democratici di sinistra quanto rendono, perché sono custoditi in fondazioni esterne all’attuale partito Democratico? La scabrosa vicenda Lusi, il tesoriere che ha fatto sparire 13 milioni di euro della Margherita, denaro pubblico in fondo, torna a far discutere sulla legittimità dei rimborsi elettorali e sulla ripartizione dei contributi alla politica. In breve il “Buco nero è il sistema di finanziamento per i partiti”, come titola un articolo sul Corriere della Sera firmato Sergio Rizzo. Lusi ha già ammesso l’appropriazione indebita, ma come mai nessuno nel partito conosceva ammontare, destinazione, utilizzo dei fondi raccolti? La questione merita di essere riesaminata, anche considerando che il ricorso ai rimborsi elettorali fu lo stratagemma con cui fu aggirato nel 1993 l’esito del referendum popolare che abrogò il finanziamento pubblico ai partiti. Era l’onda lunga di Tangentopoli, i partiti da qualche parte i soldi li devono prendere: ma il rimborso non ha certo arrestato le pratiche tangentiste, gli affari loschi ecc… Soprattutto, dal 1996 il sistema è letteralmente impazzito. Le cifre ricordate da Rizzo sono da capogiro: dal 1999 al 2008 le retribuzioni dei dipendenti pubblici  sono cresciute del 42,5%, i rimborsi del 1.110%. Nel 1996 An e Forza Italia dichiararono spese complessive per 5,1 milioni di euro, nel 2008 il Popolo delle Libertà ha documentato spese per 68,5 milioni. Una lievitazione del 1.239%. Quanto ai rimborsi elettorali, spiega Rizzo, “decollavano del 1.008% da 18,6 milioni a 206,5 milioni”.  Nel passaggio dall’Ulivo all’Unione le cose non sono andate tanto diversamente: da 17 a 180,2 milioni, una crescita del 960%. Insomma presentarsi alle elezioni è un’attività redditizia, un investimento, tanto anche se perdi (importante è superare l’1%) il rimborso non te lo nega nessuno. Specie se si usano macchinazioni abbastanza grossolane che però non saranno certo i partiti, che le hanno inventate, a disinnescare. Per esempio nessuno, nell’ultima manovra lacrime e sangue solo per noi, ha pensato di eliminare una norma del 2006: i rimborsi sono calcolati per i cinque anni della legislatura, anche se questa, come nel caso 2006-2008, dura solo due anni. E non basta, perché il rimborso si somma alla legislatura successiva, che va dal 2008 in poi. Uno scippo con il motorino è più raffinato. Anche perché, nonostante il fiume di soldi, la corruzione ci costa ancora 60 miliardi l’anno. Gola Profonda non è un film pornografico.Fonte: Blitz

 

Tasse sospese per gli alluvionati di Saponara

Il decreto milleproroghe, approvato oggi alla Camera, ha recepito un emendamento  presentato dal vicepresidente vicario dei deputati di Fli, Carmelo Briguglio, per l’equiparazione degli alluvionati della provincia di Messina (Barcellona Pozzo di Gotto, Saponara e altri) ai cittadini colpiti da altre alluvioni ai fini del differimento degli adempimenti in materia tributaria. L’on. Briguglio ha espresso soddisfazione per il varo di una norma giusta che cerca di andare incontro alle popolazioni messinesi colpite dall’alluvione del 22 novembre 2011, ed elimina una sperequazione rispetto ad altre aree del territorio nazionale. “Insomma non ci sono più alluvionati di serie A e di serie B”, ha commentato Briguglio.

 

Rinvio a giudizio per Siciliano, Tomasello e il prof. Tigano

Tre rinvii a giudizio e tre proscioglimenti nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione di alcuni fascicoli dell’ex procuratore aggiunto di Messina, Siciliano. Il gup di Reggio Calabria, Francesco Petrone a conclusione dell’udienza preliminare per il cosiddetto “Caso Siciliano” ha infatti ha rinviato a giudizio il giudice Pino Siciliano, il Rettore dell’Università di Messina Franco Tomasello e il docente universitario e legale del Comune di Messina, Aldo Tigano . Quest’ultimo è stato prosciolto dall’ipotesi di reato di falso e dovrà rispondere di concorso in rivelazione di segreto d’ufficio. Sono stati invece prosciolti da ogni addebito, il medico Adolfo De Meo, Francesco Siciliano, avvocato e ricercatore all'Università e figlio dell’ex procuratore aggiunto ed il collega di studio Fabrizio Maimone Ansaldo Patti. Hanno fatto ricorso al rito del giudizio abbreviato invece l'ex coordinatore provinciale dell’Udc, Michele Caudo, ed il liquidatore di Impregilo, Domenico Occhipinti, L’inchiesta, avviata dal procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, ha riguardato diverse ipotesi di reato, tra cui le tentate concussioni, contestate allo stesso Siciliano per la ristrutturazione dell’Hotel Castellamare di Taormina, per la vicenda Impregilo-Comune di Taormina, per la destinazione urbanistica dell’area in cui si trovava lo stabilimento dei Molini Gazzi e per le zone a protezione speciale, al Comune di Messina. Tra le altre contestazioni, a carico di Siciliano, la rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento in quanto attraverso il comune amico Michele Caudo, avrebbe segnalato all’allora dirigente dell’Urbanistica comunale, l’architetto Manlio Minutoli, che era in corso un’indagine sul suo conto e che era sottoposto a intercettazione telefonica. E infine la vicenda dell’ex direttore generale del Policlinico Caratozzolo al centro di un contenzioso con l’Università e con il rettore Tomasello, per la quale furono indagati lo stesso Tomasello, Siciliano e il prof. Tigano, per rivelazione di segreti d’ufficio.

 

Milazzo: La salute dei cittadini e la tutela del territorio prima di tutto

Il presidente del Circolo Agorà di Futuro e Libertà per l’Italia di Milazzo Vincenzo Russo si fa portavoce di una grave situazione di immobilità sulle problematiche ambientali che ormai da troppo tempo persiste sul nostro territorio. La politica ha il dovere di intervenire immediatamente per trovare delle soluzioni concrete sul problema ambientale che investe la città di Milazzo e il comprensorio della Valle del Mela, in un’area dichiarata ad elevato rischio di crisi ambientale. Nei giorni scorsi l'aria di Milazzo è stata nuovamente ammorbata di odori molesti riconducibili alle industrie presenti sul nostro territorio che hanno creato inevitabilmente problemi sanitari e forte preoccupazione fra la popolazione. Lo spiacevole episodio fa seguito alla grave situazione verificatasi il 22 Novembre scorso quando oltre alla presenza di odori nauseabondi, vi fu lo sversamento  in mare di prodotti petroliferi, di cui ancora non si conoscono cause ed eventuali colpevoli.  Apprezziamo e condividiamo le tante battaglie portate avanti da un gruppo di cittadini e da qualche associazione ambientalista ma purtroppo i cittadini si sentono abbandonati dalla classe politica e dirigenziale che non ha prodotto fino ad adesso fatti concreti contro questo dannoso problema. Milazzo e la Valle del Mela attendono da tempo un sistema di monitoraggio atmosferico e l'applicazione dei piani di risanamento ambientali. Le industrie ci sono ma non sono i padroni del nostro territorio e pertanto devono assolutamente rispettare le regole imposte dalle normative vigenti in materia. Approfitto della mia nota per ribadire che mi farò personalmente carico attraverso i riferimenti politici provinciali, regionali e nazionali affinchè si attivino per intervenire concretamente sul territorio e dare risposte chiare ai cittadini di Milazzo e della valle del Mela. Non possiamo più  accettare questa situazione e  tollerare questa indifferenza, nel rispetto delle tante persone che in silenzio soffrono e muoiono. La gente ha tutto il diritto di vivere in un ambiente sano e credere in un futuro migliore per se stessi e per i propri figli. E’ opportuno iniziare a parlare e progettare nuovi modelli di sviluppo alternativi a quello industriale, evitando pertanto la costruzione di altri impianti e opere ad elevato impatto ambientale e sanitario. Soltanto voltando pagina potremo pensare ad un rilancio turistico del comprensorio.

 

Messina: All’Arcivescovato la “Settimana Teologica 2012”

Giovedì 2 febbraio 2012, alle ore 10, presso la Cappella S. Maria all’Arcivescovado (Palazzo Arcivescovile – ingresso via I Settembre, 117), si terrà una Conferenza Stampa nella quale l’Arcivescovo, S. E. Mons. Calogero La Piana presenterà la “Settimana Teologica 2012” dal tema “Crisi globale e profezia della fede”, che si terrà da lunedì 6 a mercoledì 8 febbraio, nella Basilica Cattedrale di Messina. Interverranno alla Conferenza Stampa l’Arcivescovo S.E. Mons. Calogero La Piana, il Vicario Generale, Mons. Carmelo Lupò e alcuni membri della Commissione preparatoria dell’evento. La Settimana Teologica 2012 sarà aperta, lunedì 6 febbraio, dalla Solenne Prolusione di S. E. Mons. Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini.

 

I tagli non bastano, la nostra crisi è strutturale

La stagnazione è un problema di chi non cresce perchè le proprie condizioni strutturali glielo impediscono, scrive Michele Boldrin economista alla Washington University in Saint Louis. Tali condizioni strutturali sono il frutto di decenni di scelte erronee e richiedono, nel migliore dei casi, molti anni di sforzo paziente per essere alterate. Per questo, manovre recessive o meno, il futuro non è roseo: perchè non bastano né semplici tagli alla spesa né, tantomeno, aumenti delle imposte per rendere produttivo chi non lo è. Occorre ben altro, ma non sembriamo volerlo intendere. L’augurio di fine d’anno di gran lunga più frequente è stato quello per un 2012 che inizi a risolvere i problemi economici che hanno tormentato il 2011. Lungi da me l’argomentare contro l’ottimismo della volontà, ma i fatti e la logica invitano ad un sobrio pessimismo: questa crisi, che ha già troppi anni per contarli, è destinata a durare ancora parecchio. In alcuni paesi, Italia in testa, ci vorrà la maggior parte del decennio iniziato l’anno scorso per uscirne davvero. Questo ammesso, ma non concesso, che si adottino le politiche e si introducano i cambiamenti che risulteranno necessari e che, va riconosciuto, non sono certo ovvi. La ragione di questo mio pessimismo – francamente, di lunga data – è che le ragioni della crisi non sono finanziarie ma materiali e che quanto vale per l’Italia vale per svariati paesi occidentali, inclusi gli Usa, in misura forse minore ma comunque sostanziale. Per marcare i termini della mia analisi in modo netto è utile forse esagerarli. Per esagerarli, niente di meglio che semplificare brutalmente un’analisi rispettabile – quella di Olivier Blanchard, capo economista del Fmi – e usarla come uomo di paglia. Che è quello che procedo a fare dopo essermi scusato per l’intenzionale eccesso di semplificazione. Blanchard sostiene tre cose: (i) la crisi che viviamo è di natura finanziaria, (ii) essa si deve in gran parte a mancanza di fiducia, ossia agli animal spirits degli operatori i quali autorealizzano il loro pessimismo, (iii) le politiche fiscali e monetarie possono risolvere il problema ma, per farlo, devono essere “decisive” perché – coerentemente con le teorie degli equilibri multipli basati su sunspots – per far saltare l’economia da un equilibrio “cattivo” ad uno “buono” occorre alterare radicalmente le aspettative degli operatori facendo loro recuperare “fiducia” nel futuro. I lettori scuseranno l’eccesso di virgolettato, ma è obbligatorio. Com’è doveroso riconoscere che condivido ampiamente due parti della diagnosi di Blanchard, anche se non ho ben capito come lui riesca a farle quadrare con il resto di ciò che argomenta. Sono le seguenti: (a) politiche economiche incomplete e farraginose aggravano la situazione perché non riescono a convincere gli operatori economici che si intendono adottare davvero cambiamenti di lungo raggio; (b) ci vorrà parecchio tempo per rimettere in rotta la nave perché, come Blanchard sottolinea citando Angela Merkel, dobbiamo fare a marathon rather than a sprint. Qui gli ultrasemplificati punti di vista divergono ed io mi dedico ad illustrare il mio. Senza dubbio la crisi mondiale si è manifestata a livello finanziario: eccesso di indebitamento, pubblico o privato fa poca differenza. Mentre negli altri paesi il debito si è venuto formando durante gli ultimi dieci anni circa, quello italiano era precedente come precedenti erano le cause del medesimo: la macchina della crescita economica diffusa aveva progressivamente rallentato sino a fermarsi. Alcuni settori, alcune industrie, alcune componenti della forza lavoro (tipicamente quelle maggiormente qualificate ed educate) continua(va)no a crescere e generare aumenti di produttività ma il resto, un resto sempre più grande, non sembra più in grado di farlo. In un mondo dove i prezzi reali di svariati beni e servizi aumentano (perché qualcuno innova, spiazzando antichi prodotti, ed altri crescono facendo crescere i prezzi di tutto quanto è offerto inelasticamente) questo rallentamento implica che le condizioni di vita di ampi strati della popolazione stagnano o peggiorano. Da qui nasce sia una domanda di maggiore redistribuzione – la quale, per parziale che possa essere, avvenendo attraverso il canale fiscale ed all’interno di ogni dato paese si trasforma in crescita dei costi e riduzione di competitività per i settori su cui si esercita il prelievo – sia una domanda di politiche fiscali e monetarie espansive. Le abbiamo avute ed hanno generato crescita del debito pubblico e/o privato. Non è ovvio (e nemmeno rilevante) che tali politiche siano state causate da una volontà redistributiva (come argomenta da tempo Raghu Rajan) o siano invece il frutto una macchina politica a cui conviene reagire con una “espansione” della domanda interna ad ogni rallentamento della crescita. Conta solo che sono avvenute ed hanno portato ad un aumento del debito che richiedeva una diffusa e sostenuta crescita del reddito per venir ripagato. Come abbiamo visto – dagli Usa alla Grecia passando per l’Italia che ristagna dal 2001 o dalla Spagna che, pur crescendo tra 1995 e 2006, lo faceva troppo poco rispetto al debito privato che accumulava – la crescita sperata non è mai arrivata ed il debito è diventato non più sostenibile. Patatrac. Il rallentamento della crescita era avvenuto in Italia già a partire dalla seconda metà degli anni ’90 ed un decennio, circa, più tardi si è manifestato altrove. La nostra situazione – proprio perché abbiamo smesso di crescere dieci anni prima degli altri ed abbiamo fatto peggio di quasi tutti anche durante gli ultimi tre – è ovviamente più grave della spagnola o della francese, per non parlare della tedesca o dell’americana. Ma vi sono elementi comuni. L’arresto della crescita è dovuto, essenzialmente, ad un fatto brutale: una grossa fetta della nostra forza lavoro non è più in grado di aumentare la propria produttività e di portare sul mercato beni e servizi che possano essere venduti a prezzi competitivi. Già sento più di qualcuno osservare «aveva ragione Tremonti, è la Cina che ci rovina». Errore madornale: Cina e Brasile, ma anche Svezia e Finlandia, crescono indipendentemente da noi e commerciare con questi paesi ci ha evitato di fare ancor peggio di quanto avremmo fatto altrimenti. Il protezionismo non avrebbe aumentato la produttività italiana ma solo impedito di acquistare a prezzi minori quei beni che abbiamo importato e di vendere quanto siamo riusciti ad esportare. La stagnazione è un problema di chi non cresce perchè le proprie condizioni strutturali glielo impediscono. Tali condizioni strutturali sono il frutto di decenni di scelte erronee e richiedono, nel migliore dei casi, molti anni di sforzo paziente per essere alterate. Per questo, manovre recessive o meno, il futuro non è roseo: perchè non bastano né semplici tagli alla spesa né, tantomeno, aumenti delle imposte per rendere produttivo chi non lo è. Occorre ben altro, ma non sembriamo volerlo intendere. Auguri, dunque: ne abbiamo bisogno. *Department of Economics - Washington University in Saint Louis. Fonte: Linkiesta

 

 

Cronaca 01-02-2012

 

Monti bacchetta la Regione Sicilia: “Spendete i fondi europei”

 “Come fate a chiedere aiuti allo Stato, se non siete stati capaci di spendere più del 4% dei fondi europei?”. Con queste parole, il presidente del consiglio Mario Monti e il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri avrebbero “bacchettato” il governo regionale nel corso dell’incontro tenuto a Roma cinque giorni fa per discutere sulla protesta dei Forconi. L’indiscrezione è stata rivelata stamattina dal presidente dell’Ars Francesco Cascio, nel corso del suo intervento al coordinamento regionale del partito. “Non una, ma almeno tre volte, – racconta Cascio – Monti e la Cancellieri hanno ripetuto la stessa frase. Aggiungendo: ma cosa ve ne fate di questi fondi che vi dà l’Europa?”. Quella bassissima percentuale del 4%, poi, comprenderebbe già il fondo Jeremie (130 milioni di euro con cui le piccole e medie imprese possono abbattere fino al 50% gli interessi bancari) e il programma Jessica (stipulato per promuovere gli investimenti sostenibili, la crescita e l’occupazione nelle aree urbane). “Per tre ore, abbiamo parlato di Ponte sullo Stretto e di tante altre cose. Ma a dire il vero, già alle 19, quindi prima ancora che cominciasse l’incontro – rivela Cascio – circolava quel comunicato stampa poi diffuso dalla presidenza del Consiglio. Un testo ritoccato, alla fine della discussione, solo su un paio di punti”. Tra cui questo: il presidente Monti “ha altresì raccomandato una più rapida attuazione dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali”. Tradotto: “Perché intanto non spendete i soldi che vi dà l’Europa?”.

 

Milazzo : Gli anziani e le fasce più deboli vanno tutelate

L’Associazione Scarabeo E20 attraverso le parole del presidente Vincenzo Russo torna sull’argomento relativo ai costi della politica mamertina. In uno scenario difficile e incerto come quello attuale dove la politica, attraverso leggi, norme e nuove tasse continua a chiedere ai cittadini enormi sacrifici, trovo inammissibile e ingiusto che la politica non faccia lo stesso dando per prima il buon esempio. Nonostante il gettone dei consiglieri mamertini sia uno dei più cari della Sicilia, ancora oggi registriamo un nulla di fatto. Siamo fermamente convinti che  la politica cittadina ha perso l’ennesima occasione dimostrando di essere sempre più vittima di logiche partitiche o interessi personali. Condividiamo e siamo vicini al pensiero di tutti quei cittadini e giovani in primis che vivono sempre di più con distacco la politica e in generale questo “modo” di fare politica.  Eliminando gli sprechi e riducendo i costi della politica si possono tutelare i diritti delle fasce più deboli come gli anziani e i disabili perchè ci sono tante persone non autosufficienti, tantissimi anziani che vivono da soli, numerose famiglie in condizioni di povertà e di forte disagio sociale. Eliminando gli sprechi e riducendo i costi della politica si può investire nei centri sociali presenti in città per migliorare la qualità della vita di tutte quelle persone anziane e normali cittadini che sole e nel silenzio affrontano quotidianamente con grande dignità enormi disagi. Assistere gli anziani e i diversamente abili, aiutare le persone bisognose e i più deboli migliorandone la qualità della vita, rappresenta un obbligo morale e istituzionale per chi ci rappresenta.

 

Milazzo: l’ “A.D.A.S.C.” lancia ancora una volta l’ allarme

Ci sentiamo giorno dopo giorno sempre più abbandonati al nostro triste destino, siamo stanchi di convivere quotidianamente con odori molesti, di restare chiusi nelle nostre case, di non poter più vivere, respirare.  Ecco il grido di allarme che lancia l’ “A.D.A.S.C.” – Associazione per la Difesa dell’Ambiente e della Salute dei Cittadini. Nei giorni scorsi la città di Milazzo è stata investita  da un elevato tasso d’inquinamento. Tutto questo crea inevitabilmente problemi ai cittadini, come irritazioni agli occhi, problemi respiratori e tanto altro ancora per l’elevata tossicità, cancerogenicità delle migliaia di sostanze che respiriamo. Abbiamo immediatamente contattato l’Ufficio Speciale e l’Arpa di Messina per attivare tutte le procedure, stiamo attendendo i risultati. Non possiamo vivere all’interno di una camera a gas, e abbiamo il diritto di sapere la verità, di  conoscere chi sono i nostri “killer” e pretendiamo di essere tutelati. Nelle prossime ore presenteremo  l’ulteriore esposto all’Autorità Giudiziaria e continueremo ad informare il Presidente della Repubblica, la Commissione Europea Ambiente, la Presidenza del Consiglio dei Ministri vista la silente attività istituzionale di vari enti ed istituzioni.

 

Ucsi Sicilia rappresentata al Consiglio Nazionale

Sicilia rappresentata a livello nazionale per il prossimo quadriennio. Questo l’esito del XVIII Congresso dell’UCSI (Unione cattolica della stampa italiana) conclusosi a Caserta. Durante l’ elezione tenutasi domenica 29 gennaio sono stati eletti consiglieri nazionali Crisostomo Lo Presti di Messina e Marilisa Della Monica di Agrigento; al collegio dei Garanti, Rossella Jannello e infine al collegio dei revisori dei conti come sostituto Luciano Bugliari di Caltagirone. Oltre alle nuove cariche i 65 delegati provenienti dalle varie regioni italiane hanno partecipato alla discussione e approvazione del nuovo statuto e affrontato il tema su “La credibilità dell’informazione in Italia: verso un giornalismo di servizio pubblico”. Andrea Melodia è stato riconfermato presidente dell'Ucsi dai delegati al XVIII congresso dell'unione. Rieletti anche il vice presidente Pino Nardi, il segretario nazionale, Franco Maresca e il tesoriere Mariella Cossu. Nella giunta esecutiva troviamo un altro siciliano il catanese Gaetano Rizzo insieme a rappresentanti di altre regioni come Pino Nano, Guido Mocellin, Luigi Ferraiuolo e Donatella Trotta. Per il collegio dei garanti è stata eletta la catanese Rossella Iannello insieme a Francesco Birocchi (presidente) e Mauro Banchini. Otto i delegati partiti dalla Sicilia per l’importante appuntamento elettivo dell’Unione cattolica della stampa italiana con Crisostomo Lo Presti e Domenico Interdonato di Messina, Luciano Bugliari di Caltagirone, Nuccia Morselli di Caltanissetta, Renato Pinnisi di Enna, Orazio Vecchio e Antonio Foti di Catania e Marilisa Della Monica di Agrigento. Capo delegazione il presidente dell’UCSI Sicilia, Peppino Vecchio. Al termine del Congresso i delegati hanno votato all’unanimità il documento finale dell’UCSI che conferma e sottolinea il ruolo dell’associazione nell’ambito dell’informazione italiana. Renato Pinnisi +39 3393400232 renatopinnisi@yahoo.it Responsabile Comunicazione Ucsi Sicilia

 

Disoccupazione record i Italia

Il tasso di disoccupazione a dicembre e’ all’8,9%, in rialzo di 0,1 punti percentuali su novembre e di 0,8 punti su dicembre 2010. E’ il tasso piu’ alto da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili). Lo rileva l’Istat su stime provvisorie. Se si guarda alle serie storiche trimestrali e’ il piu’ alto dal terzo trimestre 2001.  Il numero dei disoccupati a dicembre e’ di 2,243 milioni, in aumento dello 0,9% su novembre. Lo rileva l’Istat su stime provvisorie. Su base annua il rialzo e’ del 10,9%. E’ il valore maggiore da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensile) e se si fa riferimento alle serie trimestrali si torna a livelli di 10 anni fa (I trimestre 2001). Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a dicembre e’ al 31%, in calo di 0,2 punti percentuali su novembre, ma in aumento di 3 punti su dicembre 2010. Lo rileva l’Istat in base a stime provvisorie. Per il quarto mese consecutivo il tasso e’ sopra il 30%. Il tasso di disoccupazione maschile a dicembre 2011 raggiunge quota 8,4%. Lo rileva l’Istat in base a dati destagionalizzati e stime provvisorie. Si tratta di un tasso record, il piu’ alto da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili) e se si torna ancora indietro, alle serie storiche trimestrali, diventa il valore massimo dal primo trimestre del 1999. Secondo le stime diffuse oggi dall’Istat, quindi, il tasso di disoccupazione gia’ a novembre e’ stato pari all’8,8%.   In particolare, la disoccupazione maschile a dicembre cresce del 5,1% rispetto al mese precedente e del 15,1% su base annua; il numero di donne disoccupate diminuisce rispetto a novembre del 3,9%, mentre aumenta del 6,2% in termini tendenziali. Inoltre, fa sapere sempre l’Istat, il tasso di disoccupazione maschile cresce di 0,4 punti percentuali nell’ultimo mese, portandosi all’8,4%; quello femminile segna una flessione di 0,4 punti e si attesta al 9,6%. Quindi, rispetto all’anno precedente il tasso di disoccupazione maschile sale di 1,1 punti percentuali e quello femminile di 0,4 punti. Il numero dei disoccupati a dicembre e’ salito di 20 mila unita’ rispetto a novembre e di 221 mila su base annua. Lo rileva l’Istat in base a stime provvisorie. Sul fronte occupazione, a dicembre 2011 gli occupati sono 22,903 milioni, un livello sostanzialmente invariato rispetto a novembre (in presenza di un calo della componente maschile e di una crescita di quella femminile). Nel confronto con l’anno precedente l’occupazione diminuisce dello 0,1% (-23 mila unita’). Inoltre, il tasso di occupazione e’ pari al 56,9%, stabile nel confronto congiunturale e in diminuzione in termini tendenziali di 0,1 punti percentuali. Nel dettaglio, il tasso di occupazione maschile, pari al 67,1%, diminuisce di 0,3 punti percentuali rispetto a novembre e di 0,4 punti su base annua, toccando il valore minimo dal gennaio del 2004, ovvero dall’inizio delle serie storiche mensili, e dal primo trimestre del 1999 se si torna indietro alle serie trimestrali. Quello femminile (46,8%) registra, invece, un aumento di 0,3 punti percentuali sia in termini congiunturali sia rispetto a dodici mesi prima. Sempre a dicembre gli inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuiscono dello 0,2% (-34 mila unita’ rispetto al mese precedente). Ecco che il tasso di inattivita’ si posiziona al 37,5%, con una flessione di 0,1 punti percentuali a livello congiunturale e di 0,5 punti su base annua.

 

Cronaca 31-01-2012

 

Pace del Mela. La rabbia del Comitato Pacesi per la vita

Contro i ritardi dell'Amministrazione nell'indizione del referendum.  Ancora polemiche nel Comune di Pace del Mela sulla proposta di svolgimento del Referendum sull’Elettrodotto Sorgente-Rizziconi. Il Comitato Cittadini Pacesi per la Vita contesta l’atteggiamento dell’Amministrazione, accusata di non darsi da fare per l’indizione del referendum . “Se, a distanza di quattro mesi, gli uffici e l’Amministrazione di Pace del Mela non sono stati capaci di esitare una delibera di indizione, lo dicano chiaro – afferma il comitato . Questa perdita di tempo serve solo a Terna che avrà più tempo per sistemare le proprie carte e farci trovare i cantieri sulle case. E mentre l’Amministrazione gioca, a Pace del Mela, nella zona di Passo Vela, dove troneggia l’elettrodotto che Terna. Noi vogliamo il referendum. Lo chiediamo da oltre un anno, ma il sindaco seguita a palleggiare e a scaricare tutto agli uffici; Il Comitato Cittadini Pacesi per la Vita non ci sta; non intende farsi prendere in giro da un Sindaco che si inventa le sentenze favorevoli del Tar del Lazio; non intende farsi prendere in giro da una Amministrazione che da tanti mesi fa finta di lavorare ad una delibera di indizione di referendum, che in realtà non vuole fare, ridicolizzando la volontà degli 820 cittadini che hanno firmato la richiesta, ed ignorando il Consiglio Comunale, organo sovrano, che ha deliberato il referendum. Il Comitato invita tutti i Cittadini Pacesi alla mobilitazione per la salvaguardia della nostra salute e del nostro paese; invita tutti a manifestare contro l’arroganza e l’incapacità di una amministrazione che per oscuri motivi si rifiuta di sostenere i Cittadini Pacesi in questa battaglia per la vita”.

 

Brutte notizie per gli automobilisti siciliani

Il 7 febbraio i benzinai aderenti a Faib e Fenica, hanno confermato 10 giorni di sciopero. La serrata sarà di tre giorni ogni due settimane sia sulla rete ordinaria che su quella autostradale . La decisione è stata presa per denunciare la mancata liberalizzazione della distribuzione carburanti e chiedere con urgenza al Parlamento di varare una vera riforma per liberare il settore dal controllo assoluto dei monopolisti petroliferi e consentire prezzi dei carburanti più bassi su tutta la rete distributiva. La situazione quindi torna ad essere grave per gli automobilisti e per l' economia dell' intera regione che si trovera' di fronte ad un ennesimo blocco causato dagli scioperi dei benzinai. Una realta' gravissima per l' intera comunita' siciliana che di questo passo, con le mancate promesse del Governatore Lombardo e del Presidente Monti, si trovera' ad una paralisi dell' intera economia dell' isola.

 

Standard & Poor's declassa ancora la Sicilia

Standard and Poor’s ha annunciato il taglio a BB+ del rating di 14 amministrazioni locali italiane, come conseguenza del downgrade allo stesso livello operato sul debito italiano. Le Regioni coinvolte sono: Sicilia, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Marche, Umbria. Declassamento per la provincia di Roma, e i comuni di Firenze, Genova, Milano, Roma, Bologna e Torino. La decisione riflette il metodo generale usato dall’agenzia di non assegnare agli enti locali un rating maggiore di quello dello Stato. Anche le previsioni negative (outlook) rispecchiano quello del rating sovrano. Un rating maggiore puo’ essere assegnato solo nel caso in cui l’ente locale abbia una minore dipendenza dai trasferimenti statali, una economia piu’ vitale o un’alta flessibilita’ finanziaria.

 

Complimenti a Standard and Poor's e ai politici cialtroni

La notizia del declassamento dell'Italia da parte di Standard and Poor's non ha sorpreso affatto chi conosce, segue e denuncia da tempo la politica criminosa della finanza internazionale e in particolare delle società di ratings. Un tale declassamento c'era da aspettarselo; anzi era un atto assolutamente dovuto in un momento in cui l'Italia riacquista credibilità internazionale dopo l'indiscusso successo della visita di Mario Monti in Germania, i pareri lusinghieri della stampa internazionale generica e specialistica e, soprattutto, di fronte al collocamento dei titoli di.Stato e alla timida ma effettiva riduzione dello spread. "Vuoi vedere che adesso l'Italia va meglio e perdiamo una fonte primaria di guadagno speculativo, come abbiamo fatto in questi mesi?" si saranno detti tra loro. La prima ad esporsi è stata la sorella minore Fich ma con nessun risultato; e quindi era corretto impiegare l'ammiraglia. Non dimentichiamolo. Le società di ratings sono sostanzialmente delle società speculative con enormi responsabilità nella gravissima crisi finanziaria mondiale che sta affamando il mondo intero, con reali e profondi conflitti di interesse e che guadagna e fa guadagnare proprio sulla crisi dei singoli Stati e Società: più un Paese va male, più crescono i tassi di interesse e più i creditori - grandi speculatori finanziari - ci guadagnano. E in questa politica degli interessi sul debito, l'Italia è la migliore gallina dalle uova d'oro perchè ha tutti i fondamentali sostanzialmente a posto eppure è costretta a pagare al dio-mercato-Burunbugiu il 7% delle sue ricchezze, a causa di un debito mostruso pari al 120% del suo Prodotto Interno Lordo (PIL). Cioè deve drenare almento il 6% delle ricchezze di tutti noi essendo capace di produrre un PIL non superiore allì1% e se va bene! Si tratta di un drenaggio immenso. Rendetevene conto voi stessi facendo questo piccolissimo calcolo. Il debito italiano viaggia tra 1.800/1900 miliardi di Euro. Per ogni miliardo di debito al 7% ne paghiamo 70 milioni di interessi; per 10 miliardi, 700 milioni; per 100 miliardi, 7 miliardi... Se nel 2012 dovessimo rinnovare 200 miliardi in scadenza, soltanto su questa somma ne dovremmo pagare 14 miliardi! Il valore di una manovra lacrime e sangue! Mi sapete indicare un altro business che rende un tale interesse a parità di rischio? Nessun altro. Non è quindi esagerato affermare che ci troviamo di fronte a degli speculatori selvaggi, a degli usurai legalizzati di prima grandezza che dobbiamo assolutamente eliminare dal nostro orizzonte se non vogliamo autodistruggerci non potendo assolutamente produrre una ricchezza pari al 7% del nostro debito in tempi relativamente brevi e non potendo privare i nostri figli del 7% della ricchezza del loro Paese, gravati come sono, ciascuno di loro con un debito di €32.000, una potenziale pensione da fame e scarsissime opportunità di lavoro! E' quindi un dovere di ciascuno di noi opporci con tutte le forze a questo tipo di finanza internazionale, mettere ordine in casa nostra eliminando gli sprechi, combattere la corruzione e l'economia illegale; ridurre drasticamente l'evasione fiscale e opporci ai politici cilatroni e conniventi, di tutti i colori con tutte lenostre forze se non vogliamo condannare i nostri figli a povertà sicura per arricchire questi criminali, perchè di politica criminale si tratta anche per gli effetti che tale politica ha sulle imprese e sulla economia reale. Pensate alle piccole e medie imprese che dovessero chiedere un prestito bancario ad un interesse del 7 al 10%. Cosa dovrebbero guadagnare per ripagare il debito e continuare a sopravvivere? E quando verrebbe a costare un appartamento se dovessiomo pagare dei mutui a due cifre? Come vedete, la speculazione finanziaria ha distrutto l'economia reale e in ultima istanza la democrazia e le Società di ratings sono le loro migliori ambasciatrici. Cosa fare allora? <oltre a quanto appena detto, ignorare totalmente questi declassamenti da parte delle società di ratings; metterle al bando dall'UE; rinegoziare il nostro debito rifiutandoci di pagare tali tassi ingiustificati; rivedere le regole della BCE in modo che essa possa prestare direttamente i soldi agli Stati con fondamentali solidi e non tramite le banche, facendo pagare anche agli Stati il tasso dell'1% attualmente praticato appunto alle banche ordinarie; adottare la stessa politica che adotta la Federal Reserve in casi simili. La Chiesa cattolica, le Chiese luterane, il mondo islamico che gode di una felice finanza dal volto umano in termini di politica del debito, e ogni altra Istituzione etica, devono dichiarare congiuntamente, apertamente e senza mezzi termini la non ammissibilità di un tale comportamento creditizio e invitare tutte le Istituzioni e Associazioni di tutti i colori a ribellarsi anche politicamente in tutte le sedi nazionali ed internazionali. L'Unione Europea e in particolare il Parlamento Europeo da parte sua, dovrebbe accelerare il decreto in corso di stesura e che limita i poteri delle società di ratings su cui ha riferito il Vice Presidente Gianni Pittella nel novembre scorso con particolare e ammirevole convinzione. La stampa deve impegnarsi a rivelare le malefatte della finanza internazionale e informare sulle gravissime consegeuenze. Sarebbe inoltre opportuno aprire una sessione delle Nazioni Unite per discutere del tema del debito e delle sue implicazioni internazionali soprattutto nei Paesi in via di sviluppo per far emergere delle autentiche atrocità, come il caso di Burkina Faso da me ricordato in questo giornale e nel mio recente libro: "2011: occaso dell'occidente e le primavere mediterranee." Last but not least, bisogna immediatamente iniziare un processo civile e/o penale a livello nazionale ed internazionale per appurare le responsabilità delle società di ratings sul crollo del mercato del 2007-2008 e la correttezza degli strumenti finanziari creati dal 1990 ad oggi e verificarne eventuali illeciti arricchimenti o truffe. Naturalmente la stessa cosa dovrebbe fare il Presidente Obama trattandosi di società americane. Purtroppo non ha la forza per imporsi essendo queste società ormai più potenti degli stessi Stati Uniti! Nel concludere, vorrei ricordare tre dichiarazioni importanti. La prima di Giovanni Pittella, Vice Prediente del Parlamento Europeo: "L'obiettivo finale deve essere quello di non basare più le regole di Basilea sui ratings... La riduzione della dipendenza cieca dalle agenzie, deve essere uno dei pilastri della riforma. Le società di ratings non possono essere la Bibbia... La responsabilità civile pe le agenzie è un grande passo avanti per scongiurare gravi errori". La seconda è di Michael Cembalest, chief strategist della potente J.P.Morgan Chase, contenuta in una lettera riservata ai clienti VIP: "I margini di profitto sono ai massimi storici da molti decenni e questo grazie alla compressione dei salari" Una sorta di Robin Hood alla rovescia. La terza è del premio Nobel americano per l'economia, Paul Krugman: "Ciò che voi dovete sapere è che stanno cercando sostanzialmente di nascondere la cruda realtà: noi viviamo in una società in cui il denaro è sempre concentrato nelle mani di poche persone e in cui tale concentrazione di reddito e di benessere minaccia di svuotare la democrazia dei suoi contenuti reali e di diventare una pura espessione verbale". Sempre Paul Krugman: "I Master of the Universe di Wall Street capiscono quanto sia moralmente indifendibile la loro posizione... E' gente che è diventata ricca trafficando in complessi schemi finanziari che non solo non hanno portato alcun beneficio economico agli americani, ma hanno contribuito a gettarci in una crisi i cui contraccolpi continuano a devastare la vita di decine di milioni di loro concittadini. Non hanno ancora pagato nulla. Secondo loro non ci deve essere nessuna analisi approfondita. Chiunque mette in evidenza ciò che è ovvio... deve essere demonizzato e cacciato via...Chi sono dunque gli antiamericani? Non i manifestanti che cercano semplicemente di far sentire la loro voce. No, i veri estremisti aniamericani sono gli oligarchi americani che vogliono soffocare qualsiasi critica sulle fonti della loro ricchezza". La Grecia è stata distrutta; decine di milioni di persone sono ridotte al lastrico e in condizioni disumane. Vorrebbero fare lo stesso con noi Italiani che, in un certo senso rappresentiamo l'ago della bilancia mondiale. Non lo permettiamo a nessun costo. Solchiamo e scavalchiamo, se necessario, mari e... monti. Dovranno passare sul nostro corpo prima di passare su quello dei nostri figli! Uniamoci cementati da una profonda coscienza critica, etica e di indipendenza intellettuale. Rifacciamo a tutti i costi la legge elettorale, annulliamo la porcata del porcellum, scegliamo tra noi i migliori competenti e responsabili e andiamo avanti uniti senza tenetennamenti. Riprendiamoci il nostro potere e rifondiamo la democrazia reale!  Fonte: SiciliaInformazioni

 

 

Cronaca 30-01-2012

 

L’autostrada Messina–Palermo cade a pezzi

Sembrano non avere fine i guai lungo l’autostrada Messina –Palermo. A due mesi dal sequestro disposto dalla procura di Patti per il rischio di crolli nelle gallerie “Tindari” e “Capo d’Orlando”, la scorsa notte un preoccupante distacco di calcinacci dalla volta si è verificato nella galleria Caronia, direzione Palermo – Messina. Un cedimento che ha portato alla chiusura dell’intero tratto compreso tra gli svincoli di Santo Stefano di Camastra e Sant’Agata Militello. Rispetto a quello finito al centro dell’inchiesta pattese, il tratto si trova sotto la competenza di Mistretta ed è quello inaugurato dall’allora presidente del consiglio, Silvio Berlusconi nel dicembre del 2004. L’inibizione al transito veicolare si è resa necessaria per consentire ai tecnici del servizio manutenzione del consorzio autostrade di verificare cause e portata del crollo che, a quanto pare, si sarebbe verificato in corrispondenza di uno dei giunti di congiunzione tra due delle cèntine che compongono la galleria. In pratica sull’asfalto è piombata un’intera striscia di calcestruzzo, proprio in corrispondenza del punto di giuntura, da un lato all’altro della volta. Sul posto si sono recati anche l'assessore regionale  per le Infrastrutture e la mobilità, Pier Carmelo Russo, e il commissario del Cas, Anna Rosa Corsello mentre per tutta la notte il tratto è stato vigilato da una pattuglia della stradale e dagli stessi uomini del consorzio, mentre alle prime luci dell’alba sono iniziate le verifiche tecniche e strutturali sulle condizioni di sicurezza della galleria.  Il distacco di materiale, che fortunatamente non ha provocato danni, visto che nessuno in quel momento transitava in galleria, potrebbe anche essere stato causato da spostamenti di natura idrogeologica,  seppur lievi,  della montagna sovrastante la galleria. E ad aggravare il senso di precarietà,  si è verificato nella galleria di Tindari (nella carreggiata attualmente aperta a doppio senso di circolazione) un crollo di calcinacci di minore entita', ma di identica tipologia, rispetto a quello che si e' verificato nella notte nella galleria di Caronia". La conferma è arrivata dallo stesso assessore Russo che ha deciso di passare alle vie di fatto. "Poiche' e', a dir poco, inconsueto che nella stessa giornata lo stesso identico incidente si verifichi in due gallerie tra loro distanti della stessa autostrada – ha affermato Russo - ho dato mandato alla dottoressa Corsello, commissario straordinario del Cas, di presentare immediatamente denuncia alla Procura della Repubblica competente per territorio".

 

Anno giudiziario: Giustizia al collasso

L'inaugurazione dell'anno giudiziario ha fatto registrare la protesta degli avvocati e degli operatori del settore edile. Non usa mezzi termini il primo presidente della Corte d'appello, Nicolò Fazio, per commentato la situazione nel distretto giudiziario di Messina in occasione della cerimonia d'apertura dell'anno giudiziario. A contribuire a questa situazione, una montagna di cause pendenti ed i problemi di organico e di risorse.  Fazio, nonostante tutto, riscontra un dato sicuramente positivo in merito ai passati scontri tra politica e magistratura "Finalmente - sottolinea - sembra attenuarsi il contrasto fra politica e magistratura, che ha dominato la scena istituzionale del recente passato". Resta però il problema della pendenza dei processi civili e penali che, per Fazio è "una zavorra spaventosa con cui misurarsi". Sul funzionamento della giustizia nel distretto messinese, secondo Fazio la situazione non è cambiata di molto rispetto al passato: "L'esiguità degli organici magistratuali, le numerose e durature vacanze, specie negli uffici di primo grado, hanno condizionato pesantemente l'andamento della giurisdizione penale e civile nel distretto". Per il presidente Fazio il quadro delle riforme legislative non offre elementi di significativa novità. "Per cui non resta che ingegnarsi, affidandosi a processi di cosiddetta autoriforma, che pure si sono avviati in questo distretto. Mi riferisco allebuone prassi dei protocolli di udienza, delle corsie preferenziali per la decisione delle cause piu' datate, della tendenziale omologia delle pronunce, favorita dallacomunicazione ai magistrati di primo grado dell'esito dei processi nei gradi di giudizio ulteriori, dei prototipi di definizione delle controversie seriali, della convenzionestipulata con l'Ordine degli avvocati per il praticantato forense dei giovani laureati, da affiancare ai giudici, in una sorta di prefigurazione dell'ufficio per il processo". L'inaugurazione dell'anno giudiziario fa registrare anche la protesta degli avvocati messinesi che hanno assistito in piedi, senza toga, alla cerimonia. Assenti, invece i giovani avvocati che hanno disertato “Per ribadire ancora una volta il grido d’allarme che i Giovani Avvocati da anni denunciano per la tenuta democratica del nostro Paese e del sistema Giustizia. Se è certamente vero che una giustizia lenta è malagiustizia -ha dichiarato il presidente Dario Greco-, è altrettanto vero che una giustizia frettolosa, una giustizia dai costi d’accesso irragionevoli, una giustizia sommaria è denegata giustizia". Fuori dal palazzo di giustizia con bandiere e striscioni, anche i lavoratori del settore edile. “Una scelta quella di manifestare durante l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario – hanno sottolineato il segretario generale della Cisl di Messina, Tonino Genovese e il segretario regionale della Filca, Santino Barbera – perché, essendo presenti tutti i soggetti politici e istituzionali della prendano consapevolezza e coscienza del momento di grave crisi che il settore sta attraversando e che ciascuno, per la propria parte, assuma le indispensabili iniziative per dare soluzione alle gravi problematiche del settore”.

 

Padova: 38° Premio della Bontà di Sant’Antonio di Padova

L'Arciconfraternita di Sant'Antonio di Padova in memoria di “Andrea Alfano d’Andrea” Bandisce un concorso dal tema: QUANDO SOGNO FA RIMA CON IMPEGNO. IL MIO FUTURO DI CREDENTE E CITTADINO IN UNA SOCIETÀ DA TRASFORMARE IN MEGLIO. Le altre informazioni relative alle passate  edizioni del premio potranno essere visionate direttamente nel nostro  sito web associativo www.arciconfraternitasantantonio.org. Bando: pubblicato integralmente e scaricabile dal sito associativo www.arciconfraternitasantantonio.org. Destinatari: allievi delle scuole primarie e secondarie di I e II   grado di lingua italiana, ovunque residenti in Italia e nel Mondo. Modalità di partecipazione: invio di un elaborato personale come da Bando. Scadenza: 25 marzo 2012. Premiati: I primi tre di ogni ordine di scuola con un week-end a  Padova con famiglia per la cerimonia di premiazione, le medaglie del  Santo Padre e del Presidente della Repubblica Italia ed altro. Premi per le scuole: borse di studio fino a 500 per le scuole dei  primi e secondi classificati di ogni ordine. Cerimonia di Premiazione: domenica 20 maggio 2012, Padova, Pontificia  Basilica di sant’Antonio di Padova. Per informazioni: Arciconfraternita di S. Antonio di Padova c/o Scoletta del Santo in P.zza del Santo, 11 ? 35123 Padova Tel. 049 / 8755235; Fax 049 / 2050013; E-mail: segreteria@arciconfraternitasantantonio.org. Dott. Leonardo Di Ascenzo Priore dell'Arciconfraternita di Sant'Antonio di Padova c/o Scoletta del Santo P.zza del Santo, 11 - 35123 Padova – ITALY Tel. 049 / 8755235; Fax 049 / 2050013.


Agenzie di rating, chi controlla chi dà i voti al mondo?

Le agenzie di rating sono al centro delle polemiche. Con i loro giudizi spesso discutibili influenzano i mercati, specie in un momento di instabilità come questo. Ma chi c’è dietro a Moody’s, Standard&Poor’s e Fitch? Chi sono i loro proprietari? Quanto sono grandi? E poi cos’è la cinese Dagong. Perché fu la prima a togliere la tripla A agli Stati Uniti? Chi la controlla?  Le agenzie di rating sono nel mirino dei governi. Con le loro scelte molto spesso discutibili sono capaci di far crollare la fiducia degli investitori in società e nazioni. Ne sono un esempio i downgrade, a ripetizione, di Grecia, Irlanda e Portogallo, che hanno peggiorato la stabilità delle piazze finanziarie europee. Eppure, le agenzie di rating non fanno altro che tastare il polso della solidità di un’entità economica. Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch sono le tre società più celebri, tutte e tre statunitensi. E nonostante la loro cittadinanza, non hanno avuto particolari remore a mettere sotto osservazione (nel caso di Moody’s e Fitch) e downgradare (nel caso di S&P) il debito Usa. A esse si è aggiunta da pochi anni la cinese Dagong, la prima agenzia, mesi fa, a declassare Washington (ma la Sec, la Securities and Exchange Commission americana, rifiutò il giudizio «per l’impossibilità di supervisionare le operazioni dell’agenzia che ha sede a Pechino»). Enron, Parmalat, mutui subprime, Lehman Brothers. Sono questi, almeno in Italia, i casi più celebri degli errori di valutazione delle società di rating. Del resto, gli uomini sono fallibili ed essendo le agenzie composte da uomini, è facile capire l’errore. Tuttavia, non sono pochi gli esempi in cui la valutazione di una società diventa più discrezionale del solito. Questo il caso di Berkshire Hathaway, il colosso finanziario di Warren Buffett appena declassato da Standard & Poor’s. Colpa, secondo i maligni, non tanto dell’esposizione al debito americano, quanto del downgrade compiuto da Moody’s (partecipata al 12,5% da Buffett) nei confronti di S&P. In questo mare magnun dei rating, della tripla A e del default, c’è anche spazio per la mina vagante di turno. Si tratta, come detto, della cinese Dagong, la più celebre agenzia di rating fuori dagli Stati Uniti. Dagong è famosa per i suoi giudizi tranchant e, molto spesso, anticipatori del mercato. Non è un caso che, per l’agenzia di Pechino, la perdita del rating AAA da parte degli Usa era già avvenuto diverso tempo fa. Lungimiranza o masochismo da parte della Cina? Secondo i più, compreso il premio Nobel Paul Krugman, si tratta della prima opzione. Fonte: Linkiesta

 

 

Cronaca 29-01-2012

 

La reazione di Saponara: “Pronti a protestare a Palermo e Roma”

A distanza di due mesi dalla drammatica alluvione che ha duramente colpito la comunità di Saponara, provocando la morte del piccolo Luca, di Giuseppe e Luigi Valla, distrutto case, imprese, negozi, messo in ginocchio l’economia locale e provocato l’allontanamento dalle case di tantissime famiglie (gli sfollati, a tutt’oggi, ospitati in alberghi, da parenti e amici o che hanno trovato un’abitazione in affitto sono circa settecento), la regione Siciliana non è stata ancora in grado di preparare i documenti necessari per l’emanazione, da parte del governo nazionale, dell’ordinanza di protezione civile. Quest’ultimo è strumento indispensabile per avviare e realizzare tutte le opere necessarie per mettere in sicurezza il territorio, gli edifici pubblici, le scuole e le abitazioni, per riavviare le attività commerciali e produttive, per dare finalmente una speranza concreta di ritorno alla normalità e alla serenità delle nostra gente. «Dopo aver affrontato e risolto la drammatica emergenza in cui la violenza indomabile e imprevedibile della natura ha trascinato la nostra comunità – spiega il sindaco, Nicola Venuto -, grazie al prezioso aiuto di tutti i cittadini di laboriosi, coraggiosi e generosi, dei volontari e dei militari (carabinieri, polizia, vigili del fuoco, guardie forestali, polizia municipale), delle associazioni e della protezione civile, tempestivamente ci siamo attivati in tutti i modi per indurre la Regione a trovare prima possibile le risorse economiche e le soluzioni per affrontare dignitosamente, come normale cittadini italiani, come è stato fatto nelle altre regioni colpite da disastri naturali in passato e di recente (vedi Liguria, Toscana, Abruzzo, ecc.)». Ad oggi però manca ancora la relazione tecnica con la quale la Regione chiede alla protezione civile e al ministero dell’economia e delle finanze le risorse economiche che servono per realizzare gli interventi urgenti (circa 200 milioni di euro), e l’ordinanza di protezione civile che dia sicurezza ambientale, sociale ed economica ai cittadini, ai commercianti, agli artigiani e a tutte le altre categorie di lavoratori di Saponara e degli altri comuni colpiti dall’alluvione del 22 novembre dell’anno scorso. «Nei prossimi giorni, se la Regione non darà una risposta immediata alla nostra gente, se non affronterà e risolverà rapidamente tutte le procedure indispensabili per trovare le risorse necessarie per la ricostruzione, se non sarà emanata l’ordinanza di protezione civile, siamo pronti e preparati ad attuare manifestazioni di protesta popolare a Palermo e a Roma», ha concluso Venuto.

 

E il governo liberalizza le scorie radioattive

Un piccolo comma nel decreto sulle liberalizzazioni riapre la questione delle scorie nucleari, stabilendo che il governo può installare dove vuole i depositi senza il parere ora discriminante delle istituzioni locali. Effetto nimby a parte, il problema è che così si rischia di andare verso la creazione di tanti depositi (in gran parte rendendo stabili quelli ora provvisori). Intanto i deputati del Pd della zona più sensibile, il vercellese (a Saluggia c’è l’85% delle scorie italiane) pur restando fedeli a Monti promettono battaglia, bollando la decisione come «inaccettabile». Con la mappa dei depositi di scorie radioattive in Italia. Sedata dopo il referendum, la bagarre sul nucleare sta per riaprirsi per un articolo contenuto nel decreto del governo Monti sulle liberalizzazioni. Nascosto tra articoli che hanno avuto finora più eco, c’è infatti spazio anche per l’atomo. Anzi, per i suoi scarti, le scorie. L’articolo 25 (accelerazione delle attività di disattivazione e smantellamento dei siti nucleari) vorrebbe dare impulso al decommissioning e rendere più facile l’autorizzazione di nuovi depositi nucleari, in deroga – se necessario – a procedure ordinarie. «Se fosse approvato autorizzerebbe i nuovi depositi nucleari nei siti a rischio», denuncia Gian Piero Godio, instancabile antinuclearista piemontese di Legambiente, che se non avesse setacciato ogni angolo del decreto non avrebbe scovato una norma sfuggita ai più. Tra i siti meno idonei la palma d’oro spetta a Saluggia, in provincia di Vercelli, che delle scorie è la capitale (è qui stoccato l’85% dei rifiuti radioattivi del nostro Paese, tra cui oltre 300 metri cubi liquidi a più alta radioattività): depositi temporanei nella golena della Dora Baltea e a monte dell’acquedotto del Monferrato. «L’articolo 25 toglierebbe ai Comuni la possibilità di decidere se un impianto nucleare può essere realizzato o meno», sottolinea Godio. Due parlamentari del Pd, Luigi Bobba e Roberto Della Seta (eletti nel vercellese) – che sostengono Monti come tutto il partito di Bersani – annunciano, però, battaglia: «Se passasse così com’è, Saluggia diventerebbe la discarica delle scorie nucleari italiane, senza bisogno di ottenere le autorizzazioni ambientali, urbanistiche e di sicurezza previste dalla legge per tutte le nuove infrastrutture. Per questo, proporremo al Senato e alla Camera modifiche radicali all’articolo e ci auguriamo che il governo non insista su una via totalmente inaccettabile». Si tratta di una norma, che in termini diversi, era comparsa anche nel decreto Salva Italia, ma fu espunta dalle successive correzioni. Non è la prima volta che per mano governativa verrebbero rafforzati i poteri di Sogin (Società gestione impianti nucleari), successe già nel 2003 quando il governo Berlusconi decretò lo stato di emergenza sui siti nucleari, a causa – si disse – del pericolo di attentati terroristici. In sella, a quel tempo, c’era il generale Carlo Jean, che in qualità di commissario Sogin autorizzò a Saluggia (Vercelli) il contestato mega deposito D2 – di cui sono iniziati da poco i lavori – in virtù dei poteri speciali e in deroga alla normativa urbanistica. È la prima parte del comma 4 quello che impensierisce maggiormente gli ambientalisti e che secondo loro «esautorerebbe i comuni e i sindaci»: una volta ottenuto l’ok del ministero dello Sviluppo economico, Sogin potrebbe operare senza ulteriori “ostacoli” burocratici. L’autorizzazione diventerebbe, infatti, variante, e sostituirebbe ogni provvedimento amministrativo. Fatte salve le specifiche procedure previste per la realizzazione del Deposito nazionale e del Parco tecnologico richiamate al comma 3, l’autorizzazione alla realizzazione dei progetti di disattivazione rilasciata ai sensi dell’articolo 55 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n.230 nonché le autorizzazioni di cui all’articolo 6 della legge 31 dicembre 1962 n. 1860, e all’articolo 148, comma 1-bis, del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, rilasciate a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto, valgono anche quale dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza, costituiscono varianti agli strumenti urbanistici e sostituiscono ogni provvedimento amministrativo, autorizzazione, concessione, licenza, nulla osta, atto di assenso e atto amministrativo, comunque denominati, previsti dalle norme vigenti costituendo titolo alla esecuzione delle opere. «Così – sostiene Godio - si dà mano libera a Sogin di installare dove vuole i depositi senza il parere discriminante delle istituzioni locali. Tanti depositi renderanno meno esigente la costruzione di un vero deposito nazionale più sicuro, che per legge doveva essere pronto entro la fine del 2008. Sogin ha ultimamente chiesto l’autorizzazione per la costruzione di depositi, a sua detta temporanei, in ogni sito italiano, situati spesso in località illogiche». Solo in Piemonte sono previsti due depositi nucleari a Saluggia, altri due a Trino Vercellese e un deposito nucleare a Bosco Marengo (in fase di realizzazione). «I siti – conclude Godio – rischiano di diventare depositi di sé stessi, in barba al decommissioning che dovrebbe eliminare nei luoghi ogni vincolo derivante dalla presenza di radioattività». Fonte: Linkiesta

 

Esenzione ticket sanitario, caos e lunghe file negli uffici Asp     

Il consigliere della terza Circoscrizine Claudio Cardile, chiede il potenziamento temporaneo degli uffici preposti alle esenzioni. Il nuovo decreto regionale relativo all’esenzione ticket per reddito sta creando, nelle prime fasi, non pochi problemi ai cittadini/pazienti. Nella fattispecie si fa riferimento a quella classe di pazienti che in base alle nuove norme perde adesso il diritto ad avere l’esenzione per reddito certificata in precedenza tramite ISEE. In particolare, il problema si rileva per i pazienti di età compresa tra 6 e 65 anni appartenenti ad un nucleo familiare fiscale con reddito complessivo non superiore a 36151,98 Euro, nuovo codice E01. Molti di questi cittadini infatti, e più frequentemente quelli al di sopra dei 50 anni, affetti da patologie comuni quali l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito tipo 2 o la dislipidemia, fanno quotidianamente uso di farmaci e devono ricorrere a controlli periodici per il follow-up della loro patologia (esami diagnostici, rinnovo presidi sanitari). La classe di pazienti in riferimento, non vedendosi più riconosciuta l’esenzione per reddito, necessita ora di avere riconosciuta al più presto l’esenzione per patologia. Tale esenzione può essere riconosciuta presso gli uffici del distretto Messina Sud di Pistunina e Messina Nord – ex-Ospedale Margherita. Qui ovviamente è facile immaginare il caos e le lunghe file di coloro che chiedono il riconocimento di un loro diritto. E la situazione è destinata a peggiorare nei prossimi mesi.Inoltre, presso l’ufficio “Esenzioni per patologia” di Pistunina vengono espletate anche le pratiche di “Esenzioni per invalidità”, e ciò, inevitabilmente, aumenta ulteriormente l’affluenza di utenza. Pertanto, il consigliere della terza Circoscrizione Claudio Cardile, ha scritto al Commissario Asp ed al Direttore di Distretto Messina Sud, di potenziare, anche se solo in questa fase di “emergenza”, l'ufficio “Esenzioni per patologia ed invalidità” di Pistunina, per evitare situazioni di caos e lunghe file, come si sta verificando in questi giorni.

 

Avvocati: liberalizzazione colpisce soggetti deboli, giovani e donne

Gli avvocato partecipano alla cerimonia in piedi, lasciando vuote le sedie a loro destinate. La sigla dei giovani professionisti ribadisce l'allarme sulle liberalizzazioni. Le riforme e la crisi acuiscono il fronte delle proteste, all'inaugurazioni dell'anno giudiziario, dove le polemiche sulle riforme non sono mai mancate. Quest'anno l'attacco degli avvocati è pesante. Il presidente dell'Ordine, Francesco Celona, ha ribadito l'allarme sullo stato del distretto e sull'effetto delle liberalizzazioni. Contro l'abolizione dei minimi si schierano anche i giovani avvocati, raccolti nell'Associazione Italiana Giovani Avvocati. Stamane tutti gli avvocati hanno partecipato alla cerimonia ma in piedi e senza toga, appoggiata sulle sedie rimaste vuote. Di seguito, il documento del presidente dell'Aiga, Dario Greco: "La principale preoccupazione di chi amministra la macchina giudiziaria deve essere il sacro rispetto dei valori costituzionali del diritto di difesa e del giusto processo in contraddittorio tra le parti, perciò spiace constatare che il primo presidente della Cassazione sappia valutare la produttività dei magistrati soltanto sulla quantità delle decisioni e non sulla qualità delle stesse, ritenendo gli avvocati responsabili dell’enorme contenzioso italiano, senza spendere una parola per le ingenti carenze di organico in magistratura, causate anche dai magistrati fuori ruolo perché destinati agli uffici ministeriali. C'è preoccupazione per  il gravissimo stato di crisi in cui versa l’Avvocatura Italiana. Le recenti statistiche diramate dalla Cassa di Previdenza dimostrano un continuo calo del reddito pro-capite degli avvocati, in persistente discesa dal 2007, con una perdita di ricchezza dell’avvocato medio italiano del 12% (comprensivo dell’inflazione) nel triennio 2008-2010. Crisi che colpisce maggiormente i soggetti deboli della nostra categoria: i giovani e le donne." Il presidente dell'Aiga aggiunge che la categoria ha deciso di protestare "perché non si sta liberalizzando l’economia, ma si stanno ampliando soltanto le rendite di posizioni della grande impresa, delle banche e delle assicurazioni, mentre il numero dei notai aumenta solo sulla carta di 500 unità. Se davvero si vuole dare slancio all’economia si liberalizzi il mercato immobiliare consentendo anche agli avvocati di stipulare gli atti di compravendita: questa è la vera riforma di cui in cittadini hanno bisogno".

 

Samantha, 17 anni e senzatetto: verso il Nobel grazie alle cozze

NEW YORK – Samantha Garvey, senzatetto di soli 17 anni, ha già la strada spianata verso il premio Nobel. Grazie alle cozze. La storia di questa 17enne particolarmente dotata arriva da Long Island, dove Samantha vive insieme ai genitori e frequenta l’ultimo anno di liceo alla Brentwood High School. Samantha vuole fare, da grande, la biologa marina e la sua passione le ha già dato i primi frutti. D’accordo con la sua prof di scienze, Rebecca Grella, ha fatto uno studio sull’interazione delle cozze con il loro ambiente. Scoprendo che questi molluschi (che fanno la fortuna dell’economia della sua zona) reagivano al moltiplicarsi dei granchi sviluppando un guscio più forte per difendersi. Studio che non solo è piaciuto alla sua scuola, ma anche alla prestigiosa Society for Science an the Public che dal ’42 gestisce un premio per i liceali americani più dotati. Sette tra i premiati di questa società hanno proseguito gli studi e vinto un Nobel. In palio, infatti, c’è una borsa di studio da 100mila dollari. Samantha è arrivata in semifinale: la bella notizia le è stata comunicata ai primi di gennaio. Il problema però è stato trovarla. A fine dicembre la sua famiglia è stata sfrattata: sua madre, un’infermiera, aveva perso il lavoro e il padre (taxista) non poteva mantenere la famiglia e le spese della casa. La mobilitazione è stata istantanea: la famiglia ha avuto un alloggio popolare e finalmente Samantha può stare tranquilla. Il suo terrore infatti era non poter ricevere la posta e quindi la comunicazione da parte dell’Istituto. Ora invece può sperare in un Nobel. Nel frattempo ha già fatto domanda per le università di Yale e Brown. Fonte: Blitz

 

 

Cronaca 28-01-2012

 

Nuovo “sanitometro”: esenti a 70 anni, ticket commisurati al reddito

Chi più ha paghi i servizi sanitari, l’esenzione scatti a 70 anni e non a 65 come ora (la maggiore aspettativa di vita non conta solo per le pensioni), 36 mila euro sono troppi per curarsi gratis. La Conferenza delle Regioni, facendo proprie le linee guida del governo, disegna il nuovo volto della sanità pubblica: tetto alle spese, circoscrizione dell’area di esenzione, tasse di scopo per finanziarla, ticket crescenti al crescere della tariffa. La sintonia, riguardo l’attenzione ai bilanci e alla progressività economica nell’erogazione dei servizi, tra governo e regioni, braccio esecutivo e finanziario della sanità, è quasi totale. Quasi perché nel documento si dice no al ticket sui ricoveri ospedalieri, misura rilanciata anche dal ministro Balduzzi ma giudicata troppo impopolare rispetto al gettito stimato. Anche in considerazione dei tagli che la manovra ha inferto: 8 miliardi dalle ultime finanziarie che diventano 17 secondo le regioni se calcolati sul fabbisogno sanitario da qui a fine 2014. Anche il superticket su visite e analisi non piace alle Regioni. Pieno accordo invece sulle tasse di scopo per finanziare le aziende sanitarie locali: tasse maggiorate su alcolici e sigarette, insieme alla novità dell’imposta sul junk-food (cibo spazzatura) che crea obesi e nuovi malati. Sui farmaci si va verso l’estensione del ticket sulle singole confezioni già applicato in diverse regioni, con un limite di spesa per ciascuna ricetta. I ticket non saranno più uguali per tutti: si terrà conto di fasce di reddito, composizione familiare, presenza di anziani e persone non autosufficienti a carico. A questo proposito, l’Isee, l’indicatore della situazione economica del contribuente, verrà agganciato a nuovi strumenti di valutazione dei bisogni sanitari, una specie di “sanitometro”. L’attuale livello di esenzione per patologia, ora al 15%, è troppo elevato. Così come è troppo estesa l’area totale di esenzione totale che abbraccia il 47% della popolazione. Troppo. Si introdurranno tetti di reddito più bassi e il principio prevalente sarà “innalzare la percentuale di prestazioni soggette a compartecipazione” (stato/paziente) garantendo, si legge nel documento, “maggiore equità attraverso la differenziazione dei livelli di contribuzione”. In vista di una maggiore razionalizzazione del settore sanitario nel suo rapporto con il cittadino fruitore, dal governo (liberalizzazioni) arriva l’imposizione ai medici di fornire ai mutuati le eventuali alternative ai farmaci prescritti. Si vuole fornire la possibilità di accedere con più frequenza ai farmaci generici, la cui quota di penetrazione in Usa, Germania, Regno Unito, raggiunge dal 65 all’80% del mercato, mentre in Italia è ferma al 14%. I farmacisti (e soprattutto le case farmaceutiche) contestano l’equivalenza fra farmaci (“può avere un’oscillazione del 20%”), i medici la loro autonomia “prescrittiva. Assogenerici fornisce un dato che non sfugge a Regioni e Governo: “Nel 2011 lo Stato ha perso un potenziale risparmio di 600/800 milioni”. Fonte: Blitz

 

Carceri – Messina : Detenuto aggredisce due agenti poi tenta suicidio

Un detenuto ristretto alla Casa Circondariale di Messina, C.C., ha aggredito e ferito, senza apparenti ragioni, un agente ed un ispettore della polizia penitenziaria. Successivamente nel corso della nottata ha tentato il suicidio ed è stato necessario ricoverarlo d’urgenza al Policlinico di Messina”. A comunicarlo Eugenio Sarno, Segretario Generale della UIL penitenziari, che aggiunge particolari cruenti sull’accaduto. “ Solo dopo l’aggressione di ieri pomeriggio il detenuto è stato allocato in cella singola, dove ha consumato il tentato suicidio che è stato posto in essere attraverso  una  lacerazione all’addome , procurata con una lametta, talmente profonda che ha interessato anche lo stomaco. Il detenuto, prontamente soccorso dal personale di polizia penitenziaria, è stato inviato d’urgenza al policlinico di Messina dove è stato sottoposto ad intervento chirurgico”. Quest’ultimo atto di violenza riporta all’attualità le denunce della UIL Penitenziari sulle condizioni del carcere messinese.  “ E’ del tutto evidente che le condizioni degradate e degradanti del Gazzi di Messina alimentano una deriva di violenza. Dopo la visita che ho effettuato in quella struttura nello scorso febbraio – ricorda il Segretario della UIL Penitenziari – non ho mancato di denunciarne con dovizia di particolari  le condizioni di fatiscenza ed insalubrità. Ovviamente anche il sovrappopolamento della struttura concorre ad aggravare il quadro generale. Oggi si registra la presenza di 409 detenuti a fronte di una disponibilità di circa 180 posti (considerata la chiusura di un padiglione per lavori di ristrutturazione). Ciò origina quella promiscuità , già denunciata, tra detenuti comuni e pazienti negli ambienti di ospedalizzazione del Centro Clinico. E’ del tutto evidente che Messina paga lo scotto di ataviche disattenzioni da parte dell’Amministrazione Penitenziaria. Anche sul fronte del personale non vanno certo meglio. Rispetto all’organico decretato mancano circa 50 unità, che in un quadro di emergenza, come quello attuale, concorrono ad ampliare le difficoltà operative “. La UIL Penitenziari sulla scorta della previsione di chiusura degli OPG nel 2013 rilancia la proposta di riconvertire la struttura di Barcellona Pozzo di Gotto.  “ Oramai è evidente, inevitabile, che gli OPG saranno soppressi. Ci pare opportuno, quindi, cominciare una seria riflessione sulla possibilità di riconvertire la struttura di Barcellona Pozzo di Gotto. Quella è una struttura che ben si presta ad essere riconvertita in carcere. Dispone di spazi e locali idonei. In tal modo il territorio messinese potrebbe disporre di un secondo istituto,  di cui ha assolutamente bisogno, come dimostra il perenne sovraffollamento del Gazzi. Facciamo appello – conclude Eugenio SARNO - all’Amministrazione Penitenziaria Centrale ed a quella regionale perché si avvii una approfondita valutazione nel merito della proposta”

 

Alluvione nel Messinese Credito agevolato alle Pmi

Anche le piccole, medie e micro imprese del commercio e del settore turistico alberghiero dei territori della provincia di Messina colpiti dalle alluvioni del novembre scorso potranno accedere alle agevolazioni di credito previste attraverso il Fondo del commercio gestito da Banca Nuova. E’ quanto dispone il decreto dell‘assessore regionale alle Attivita’ produttive, Marco Venturi che, secondo quanto prevede la legge 23/2011, consente e disciplina l’accesso alle agevolazioni in favore delle imprese. “Lo scopo – spiega l’assessore Venturi – e’ quello di contribuire alla normalizzazione dell’equilibrio economico finanziario delle imprese della provincia di Messina che, a causa degli eventi calamitosi del novembre scorso, hanno subito ingenti danni e un blocco della produzione, oltre ai disagi causati dal mancato afflusso turistico. Il provvedimento ricalca quello gia’ adottato per Lampedusa e Linosa, per motivi diversi ma sempre di carattere emergenziale”.

 

Camera di Commercio, la Cgil interviene sul reintegro di Musmeci

La Cgil contro il reintegro di Vincenzo Musmeci come segretario generale dell'Ente. "Tutti avevano invocato discontinuità. Non può sfuggire che a breve dovranno essere rinnovati i vertici dell'Ente e che proprio il segretario generale è il responsabile del procedimento". Mentre all'Ars subentrano i due deputati supplenti di Roberto Corona e Fabio Mancuso, indagati nello scandalo Ascom finance che ha sconvolto il Pdl cittadino e "movimentato la situzione" anche alla Camera di Commercio di Messina, dopo il coinvolgimento del segretario genarale Vincenzo Musmeci, arrivano le prime reazioni a seguito dell' "alt" alla sua richiesta di pensione anticipata.  La Cgil, con il segretario generale Lillo Oceano e Clara Crocè, responsabile della Funzione Pubblica, infatti sollecita una riconsiderazione del provvedimento di reintregro di Musmeci. Nella stessa nota poi, il sindacato chiede alla Camera di Commercio – evidenziando come questa sollecitazione sia pervenuta anche da ben altri ambienti cittadini e provinciali- una forte discontinuità col passato recente, nell’interesse dell’Ente ma anche della città.  “Apprendiamo, senza più alcuna sorpresa - si legge nella nota - come nella vicenda della Camera di Commercio siamo di fronte all’'ennesimo improvvido provvedimento sulla vicenda professionale del dottor Musmeci nell’’importante Istituzione territoriale. Con una ben poco commendevole giravolta, ancorché su un aspetto apparentemente legittimo, viene riaperta un’’era che da più parti si era chiesto di chiudere definitivamente e sembrava fosse definitivamente tramontata - in conseguenza delle vicende giudiziarie sull’’Ascom finance nel quale Musmeci è coinvolto insieme al dott. Corona - con la precipitosa andata in pensione dell’’oggi non più ex segretario generale dell’Ente". "Ma sul dottor Musumeci - precisa la Cgil - i provvedimenti della Camera di Commercio appaiono sempre di grande considerazione e di notevole garanzia". La Cgil critica la fulminea velocità con cui Musmeci ha presentato richiesta di pensionamento il 22 dicembre e già il 27 dicembre è arrivata la delibera della Giunta camerale. "A distanza di meno di un mese - continua la nota - e su richiesta dell’'interessato, la Giunta Camerale ha deliberato, in autotutela, il reintegro nelle funzioni di dirigente e di Segretario Generale del dott. Musmeci con una serie di argomentazioni,– precisate con quella che appare una nota stampa, – relative alle legittime aspettative pensionistiche del dirigente". "E’ appena il caso di ricordare - conclude la Cgil - che il dott. Musmeci è stato assunto – per mobilità alla Camera di Commercio solo poche settimane dopo essersi dimesso da Presidente dello stesso Ente. Anche la nomina a Segretario Generale è avvenuta in tempi record, a seguito della valutazione di titoli ed esami da parte di una Commissione composta dagli stessi membri della Giunta che fino a poco tempo prima presiedeva". Pur ritenendo legittima l’’aspirazione del dott Musmeci al reintegro al lavoro il sindacato ritiene indispensabile che il vertice formale della Camera di Commercio valuti più attentamente l’’opportunità del reintegro dello stesso nelle funzioni di Segretario Generale fino alla definizione della vicenda giudiziaria. "Non può sfuggire ad alcuno - chiude la Cgil - che il Segretario Generale della Camera di Commercio è il responsabile del procedimento per il rinnovo dei vertici della Camera di Commercio. Vertici che dovranno essere rinnovati entro pochi mesi".

 

Siamo sempre più poveri ma intanto i ricchi aumentano

In Italia aumenta sia la quota di famiglie che arrivano a fine mese con grande difficoltà, che quella di chi invece ci arriva con grande facilità. Nel mezzo c'è una classe media che continua a sprofondare e aumentano notevolmente gli anni che una famiglia impiega per comprarsi una casa. Tutto questo mentre il reddito cresce solo per chi ha dai 55 anni in sù. Radiografia di un paese sempre più ingiusto nella nostra infografica tratta da I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2010 di Banca d’Italia.  I principali risultati sul 2010 secondo Banca d’Italia. Nel 2010 il reddito familiare medio annuo, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali, è risultato pari a 32.714 euro, 2.726 euro al mese. Il reddito equivalente, una misura  che tiene conto della dimensione e della composizione del nucleo familiare, si è attestato sui 18.914 mila euro per individuo, un valore inferiore, in termini reali, dello 0,6 per cento a quello osservato con l’indagine sul 2008. La disuguaglianza del reddito equivalente, misurata in base all’indice di Gini, è pari a 0,33, invariata rispetto alla scorsa indagine. Il reddito da lavoro dipendente ricevuto in media da ciascun percettore è risultato pari a 16.559 euro, pressoché lo stesso livello in termini reali rispetto al 2008 (-0,3 per cento). Quello da lavoro indipendente è risultato di 20.202 euro, con una diminuzione del 2,3 per cento. Il  reddito da trasferimenti è stato di 10.672 euro, in calo del 3,4 per cento. Nel 2010 gli individui nati all’estero e residenti in Italia rappresentavano il 7,7 per cento della popolazione, 0,7 punti percentuali in più rispetto al 2008. Quelli privi di cittadinanza italiana  (circa due terzi del totale) si concentrano al Centro-Nord, con un’elevata quota di giovani e di partecipanti al mercato del lavoro (il 50,8 per cento è in condizione professionale, contro il 36,8 degli italiani). La quota di individui poveri, convenzionalmente identificati da un reddito equivalente inferiore alla metà della mediana, è risultata pari al 14,4 per cento, in aumento di un punto percentuale rispetto al 2008. Tale quota supera il 40 per cento tra i cittadini stranieri. Nel 2010 il 29,8 per cento delle famiglie reputava le proprie entrate insufficienti a coprire le spese, il 10,5 per cento le reputava più che sufficienti, mentre il restante 59,7 per cento segnalava una situazione intermedia. Rispetto alle precedenti rilevazioni emerge una tendenza all’aumento dei giudizi di difficoltà. La ricchezza familiare netta, data dalla somma delle attività reali (immobili, aziende e oggetti di valore) e delle attività finanziarie (depositi, titoli di Stato, azioni, ecc.) al netto delle passività finanziarie (mutui e altri debiti), presenta un valore mediano di 163.875 euro. Il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede il 45,9 per cento della ricchezza netta familiare totale (44,3 per cento nel 2008). La concentrazione della ricchezza, misurata in base all’indice di Gini, è risultata pari a 0,62, in lieve aumento rispetto alla precedente rilevazione del 2008 (0,61). La percentuale di famiglie indebitate è pari al 27,7 per cento. L’indebitamento, come in passato, risulta più diffuso tra le famiglie a reddito medio-alto, con capofamiglia di età inferiore ai 55 anni, lavoratore indipendente o con elevato titolo di studio. Le passività sono costituite in larga parte da mutui per l’acquisto e per la ristrutturazione di immobili. Il debito residuo per le famiglie che usufruiscono di almeno un finanziamento corrisponde in media a poco più di un’annualità di reddito; il valore sale a quasi due annualità considerando le sole famiglie con mutui per l’acquisto di immobili. L’incidenza mediana della rata annuale complessiva per il rimborso dei prestiti sul reddito familiare è del 12,4 per cento. La vulnerabilità finanziaria, convenzionalmente identificata da una rata per il rimborso dei prestiti superiore al 30 per cento del reddito, riguarda l’11,1 per cento dei nuclei indebitati e si concentra presso le famiglie con entrate modeste. Il fenomeno appare stabile rispetto al passato. Fonte: Linkiesta

 

 

Cronaca 27-01-2012

 

Rubata una collana da tremila euro alla Camera

A Montecitorio succede che una collana sparisce e nessuno sa dove sia finita. Vale 3 mila euro, è della leghista Paola Goisis che sa benissimo di non averla persa per caso: è stata rubata. In Parlamento ci sono gli onorevoli ladri? Troppa la gente che etra ed esce dall’Aula e non è certo che sia un deputato il Lupin degli ultimi giorni. Sicuramente qualcuno ha colpito con molta attenzione: la Goisis era andata a votare in Aula, così andando di corsa, si è dimenticata in una borsa su un divanetto la collana. Il giorno dopo ha ritrovato la borsetta, ma senza il gioiello prezioso all’interno. “Ho fatto regolare denuncia alla polizia interna di Montecitorio e all’ufficio di sicurezza della Camera. Non potrò però usufruire della polizza assicurativa perché può coprire un furto se è avvenuto in Aula, non in Transatlantico”. Di furti alla Camera ne erano già successi, anche se fanno sempre notizia, specialmente adesso che i rimborsi valgono solo se il furto è avvenuto all’interno dell’Aula e non nelle sale limitrofe. A Paolo Bonaiuti per esempio sparì un cappotto in Transatlantico: “Fu una cosa incredibile  Appoggiai il cappotto su un divanetto a fianco dell’ingresso in Aula. Parlai con Pier Ferdinando Casini, uscii per scambiare due chiacchiere con alcuni amici e collaboratori e andai a bere un bicchier d’acqua. In tutto sarò stato impegnato quindici minuti. Beh, il cappotto non c’era più…”. Chi sarà stato? Bonaiuti non crede sia stato un collega:  ”No, lì siamo tanti. I parlamentari sono una minoranza. Ho sempre creduto che ci fosse stato uno scambio. Tirai un sospiro di sollievo, però, quando mi toccai la tasca destra della giacca: lì avevo messo, come mia abitudine, le chiavi di casa…”. All’ex ministro Gianfranco Rotondi rubarono l’impermeabile, con le chiavi di casa dentro. Fonte: Blitz

 

Gravi irregolarità ed illegalità nella gestione dei rifiuti

Gravi irregolarità ed illegalità nella gestione dei rifiuti solidi urbani dal 2007 al 2009’. E’ quanto afferma la sezione di Controllo della Corte dei conti per la Regione Siciliana che ha approvato la relazione dell’indagine sulla gestione dei rifiuti in Sicilia ordinando, fra l’altro, la trasmissione degli atti alla Procura regionale della Corte dei Conti. Nell’indagine i giudici contabili, apprezzano ‘l’iniziativa del Governo regionale volta ad un deciso superamento delle riscontrate illegalità tramite una riforma del settore, maturata nell’aprile 2010, con la messa in liquidazione delle 27 società d’ambito e la ricostruzione del sistema di gestione dei rifiuti sulla base di 10 nuove società d’ambito, con obiettivo destinato a far premio di tutte le illegalità passate e da annientare’. I giudici contabili evidenziano che ci sarebbero responsabilità, per le passate gestioni, ‘riservate alla magistratura penale’. Secondo la sezione di Controllo della Corte dei conti, le gravi criticità riscontrate sono riferibili ‘ad un tessute di diffuse irregolarità e connivenza di interessi’. I giudici contabili sottolineano come si sia assistito ad una ‘ sostanziale deresponsabilizzazione dei Comuni’ che in molti casi, ‘hanno omesso di corrispondere agli Ato quanto loro dovuto’, ma anche all’omissioni da parte degli Comuni ‘di controlli di competenza previsti dalla normativa vigente e funzionali a correggere le diffuse irregolarità gestionali ricorrenti’.

 

Presentato a Monti un dossier con 19 punti

Lombardo: "Tavolo sulle accise, ora stop ai disagi". Il premier Monti e i ministri hanno mostrato “una competenza tecnica e una disponibilità senza precedenti: ora raccomando grande responsabilità agli autotrasportatori”. Lo ha detto il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con il premier Mario Monti. L’esecutivo, ha spiegato Lombardo, “ha definito tutti gli argomenti che abbiamo trattato”, e “ha preso l’impegno di presentare le imprese siciliane per piccoli e medi lavori di ricostruzione in Libia”. Sulla protesta del movimento Forza d’urto invece “ha dato garanzie che sara’ prevista una flessibilizzazione nel pagamento delle cartelle esattoriali e norme precise per la tracciabilita’ e la sicurezza alimentare, che vuol dire tutelare i nostri prodotti in agricoltura, prodotti che talvolta subiscono la concorrenza sleale di altre parti del mondo”.  Inoltre “ha dato garanzie di vigilanza e controllo sui costi minimi del trasporto e per maggiori finanziamenti per l’ecobonus”. “Con il governo nazionale – ha aggiunto Lombardo – ci siamo impegnati per una collaborazione quotidiana sulle tematiche dello sviluppo e delle risorse che chiediamo debbano essere rese disponibili anche con ulteriori tagli della spesa pubblica”. Durante l’incontro che è durato oltre due ore e mezza il governatore ha portato all’attenzione del governo diciannove punti. Su ognuno di essi sara’ aperto un singolo tavolo. “La prossima settimana – ha reso noto Lombardo - il Governo costituira’ un tavolo tecnico sulla questione del bilancio, della compartecipazione della Regione alla spesa sanitaria, balzata al 49%,  e del federalismo fiscale. In quella occasione – ha aggiunto il Governatore – si discutera’ anche delle accise e del costo della benzina che in Sicilia talvolta e’ piu’ alto di 15-20 centesimi rispetto al resto d’Italia, e sul quale abbiamo fatto ricorso all’antitrust per rimuovere questo indiscriminato aumento”. Per il presidente della Regione  ”è opportuno che cessino forme di protesta che creano danni ad altre categorie. Comprendiamo le ragioni della protesta che sono state tradotte in altrettanti punti e ascoltate da Monti e dal Governo per oltre due ore e mezza. Ragioni e motivazioni che abbiamo fatto nostre e per questo raccomandiamo che il lavoro che ci aspetta ora venga accompagnato da responsabilità. Anche perchè atteggiamenti diversi finiscono soltanto con l’essere pagati dai siciliani”, ha proseguito Lombardo. Tra le richieste avanzate da Lombardo al governo anche quella di “difendere i prodotti agricoli siciliani”, in particolar modo dalla concorrenza estera. Una richiesta che non sarebbe stata accolta dall’Esecutivo perché, come avrebbe spiegato lo stesso premier Monti, “su una misura del genere l’Europa protesterebbe”. Lombardo ha inoltre reso noto che “presto le ferrovie ripristineranno un treno a lunga percorrenza dalla Sicilia per Milano e Torino”. Rimanendo in tema di infrastrutture, nel corso dell’incontro si è parlato anche del Ponte sullo Stretto, la cui realizzazione non sarebbe stato archiviata dal Governo ma solo sospesa.  Il Governo “ci ha detto – ha spiegato Lombardo – che nell’ ultima riunione del Cipe non c’e’ stato alcun definanziamento dei fondi per il ponte sullo Stretto di Messina e che si attende l’ok della Valutazione di impatto ambientale per reperire le risorse”. Il governatore  ha poi incontrato la delegazione di una ventina di sindaci siciliani in attesa a piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi. Ai primi cittadini, Lombardo ha illustrato l’esito della riunione con Monti, invitandoli a ‘avere senso di responsabilita” in merito alla ‘protesta dei forconi’.

 

Messina: Seconda Giornata dei Media Diocesani

Domenica 29 gennaio si svolgerà in Diocesi la Seconda Giornata dei Media Diocesani, avendo modo di condividere qualche ora insieme a tutti coloro che nelle varie comunità sono impegnati nel campo dei media. L’incontro si terrà a partire dalle ore 9, nella Cappella S. Maria all’Arcivescovado (Palazzo Arcivescovile – ingresso via I Settembre, Messina), avrà come relatore principale, Francesco Zanotti, direttore del “Corriere Cesenate” (Diocesi di Cesena - Sarsina), presidente della FISC, Federazione italiana settimanali cattolici, e avrà per tema "I Media diocesani: dentro le Comunità parrocchiali, per un servizio ecclesiale al territorio". La tavola rotonda, che darà modo di alimentare il dibattito tra i partecipanti, sarà animata da Fortunato Marino, vice-direttore di TREMEDIA, Maurizio Licordari, direttore di TCF, Laura Simoncini, Gazzetta del Sud e consigliere prov. UCSI. Sono invitati a partecipare, in modo particolare, tutti coloro che, nelle comunità, sono impegnati nel variegato mondo delle comunicazioni sociali (giornalino parrocchiale, sito web, animatori della cultura e della comunicazione, ecc.).

 

Messina: IMPORTANTE COMUNICAZIONE DELL’ARCIVESCOVO 

Si comunica ai Sigg. Direttori responsabili e Giornalisti che Venerdì 27 gennaio 2012, alle ore 12, presso il Palazzo Arcivescovile di Messina (via Garibaldi, 67 – secondo piano), l’Arcivescovo S.E. Mons. Calogero La Piana darà un’importante comunicazione a tutta la Comunità civile e religiosa dell’Arcidiocesi.

 

 

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Ultimo Aggiornamento 05/02/2012

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