La Voce del Longano

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Cronaca 03-09-2010

 

"Parto" in bagno: il Ministro Fazio invia ispettori

Ancora ispezioni e controlli. Oltre al blitz dei Nas, al Policlinico arriveranno anche nuovi ispettori del Ministero della Salute. A disporlo il Il ministro Ferruccio Fazio, informato degli ultimi fatti avvenuti all'interno dell'ospedale di viale Gazzi, in particolare relativamente all'aborto avvenuto nel bagno del reparto di Ostetricia e Ginecologia, storia balzata agli "onori" delle cronache locali e nazionali ieri nel mezzo della bufera che sta sconvolgendo il Policlinico universitario della città dello Stretto. Disposto, dunque, di concerto con l'assessore regionale Massimo Russo, l'invio degli ispettori "al fine verificare l'appropriatezza delle procedure effettuate e la corretta gestione dell'emergenza".

 

L'inefficienza del Pronto Soccorso di Milazzo. Pazienti in attesa per ore

"Il pronto soccorso è l'unità operativa dell'ospedale dedicata ai casi di urgenza e con spazi adibiti alla breve osservazione. Qui vengono prestate le prime cure in tutti i casi di emergenza; si accede, quindi, in modalità di "ricovero urgente"". Questa è però la definizione da manuale perchè se si ha la "sfortuna" di ricorrere al servizio di Pronto Soccorso dell'Ospedale di Milazzo notiamo -ahinoi!- che il prospettato servizio è di tutt'altro tipo. Là dove la corsa contro il tempo è fondamentale perchè pochi minuti potrebbero mettere in pericolo una vita, si deve attendere, invece, ore ed ore per poter essere visitati e ricevere le prime cure. La sala d'attesa, quindi, diventa luogo in cui i parenti e gli amici dei pazienti -magari non troppo gravi ma ugualmente sofferenti- si scambiano informazioni sui sintomi del loro amico o congiunto che hanno accompagnato, su cosa può aver causato il malessere e quindi si abbozzano anche maldestre diagnosi ricordando l'episodio in cui un dolore simile era stato superato con questo o quel farmaco. Nello stesso momento in cui si svolge il salotto da "medicina 33", i pazienti con sospette fratture, dolori al petto, fitte addominali, tagli sanguinanti o qualsiasi altro problema restano lì seduti - se sono rimasti posti a sedere liberi - ad aspettare senza che nessuno li accudisca o quanto meno cerchi di capire cosa si possa fare nell'immediatezza per alleviare la sofferenza prima di esser sottoposti ad una visita più accurata. Abbandonati e rimproverati se dopo i primi 45 minuti di attesa ad un "Pronto Soccorso" si fa capolino nella sala adiacente la stanza del medico per capire cosa stia facendo ritardare la chiamata, i pazienti -diventati a buon diritto "impazienti"- scoprono che il medico al Pronto Soccorso di Milazzo è uno solo! Lo stesso che accoglie, visita, mette la flebo, controlla chi la sta già facendo, dà i punti di sutura ed, infine, compila il foglio di dimissioni. E' ovvio, quindi, che una persona sola non può soddisfare la richiesta di assistenza urgente che in qualsiasi ora del giorno e della notte si presenta in un centro con più di 32 mila abitanti come Milazzo, ricordando, inoltre, che quel Pronto Soccorso serve anche un altrettanto vasto bacino d'utenza proveniente dall'area industriale. E' quindi facilmente immaginabile la reazione -in alcuni casi anche violenta- da parte di parenti e amici dei pazienti per le ore di snervante attesa del loro congiunto, inserito in una lista che scorre lenta, nonostante il desistere di molti che decidono di rivolgersi altrove. Ma c'è di più. La condizione appena descritta non è certamente una novità, la stampa si è già occupata dell'argomento raccogliendo le lamentele dei cittadini, narrando dell'aggressione alla dottoressa di turno da parte di un uomo che aveva portato il proprio bambino, e pubblicando le denunce delle organizzazioni sindacali interne al presidio di villaggio Grazia che rendevano nota la situazione di assoluta emergenza, dovuta ad una carenza di organico, accompagnata da una non ottimale organizzazione del servizio. Eppure dalle "stanze dei bottoni" del mondo sanitario regionale, provinciale e locale nessuno è ancora intervenuto a difesa del cittadino, nessuno si indigna, tutto è diventato col trascorrere dei mesi tremendamente "normale". Non lo sarà più "forse" nel momento in cui davanti al caso estremo di una morte evitabile con un intervento medico immediato, la Procura aprirà il suo fascicolo. Ma si deve arrivare a tanto per vedersi riconosciuto un diritto?

 

Scuola. PdCI: "La Gelmini e il suo governo se ne devono andare”      

Bergonzi contesta l’atteggiamento del Ministro che deve rimediare alle sua linea di licenziamenti di massa contro i precari. Sembra che esista ormai un muro di gomma tra il Ministro Gelmini e l’esercito degli insegnanti precari che a gran voce dal nord al sud invocano la propria identità lavorativa. "In tutta Italia decine di migliaia di insegnanti precari che stanno per essere licenziati si mobilitano e sono al dramma dello sciopero della fame: da Roma, a Palermo, a Milano". Chiedono un incontro col ministro Gelmini che risponde, con insultante provocazione, dichiarandosi d’accordo con Marchionne che licenzia gli operai". Con queste parole Piergiorgio Bergonzi, responsabile nazionale Scuola del PdCI, denuncia l’atteggiamento del governo che anziché creare posti di lavoro licenzia decine di migliaia di lavoratori. Professionisti questi che da anni svolgono in modo qualificato il ruolo di insegnate, dipendenti dello Stato e che adesso vivono  nella disperazione insieme alle loro famiglie, mentre la scuola pubblica viene privata di risorse preziose per il suo funzionamento "La Gelmini e il suo governo - chiede Bergonzi - se ne devono finalmente andare. Il responsabile nazionale Scuola del PdCI, chiede a gran voce un incontro tra il ministro e gli insegnanti precari, affinché la Gelmini possa  dire loro come intende rimediare alle tragiche scelte fino ad oggi compiute restituendo alla scuola le immense risorse che le ha sottratto e garantendo il lavoro ai precari. Qualora il ministro persisterà sulla linea dei licenziamenti di massa e della devastazione della scuola pubblica (contro i precari anzitutto, contro tutto il personale della scuola, contro 8 milioni di studenti che hanno diritto ad un’istruzione qualificata, contro 15 milioni di genitori che con la scuola vogliono garantire un futuro ai loro figli), dovrà far fronte, sostiene Bergonzi , ad un movimento di opposizione e di lotta sempre più vasto e determinato, convinto più che mai di far valere i propri diritti.

 

Policlinico, l'assessore Russo convoca Pecoraro e annuncia "novità"

Il "caso Messina" sul tavolo dell'assessore regionale alla Salute Massimo Russo. Domani il braccio destro di Lombardo terrà una conferenza stampa, con "novità", a Palermo, dopo gli sconcertanti avvenimenti che nel giro di una settimana hanno riguardato il Policlinico di Messina. Dal litigio tra due medici in sala parto, che ha già provocato i primi provvedimenti disciplinari, alla denuncia di un presunto caso di malasanità che avrebbe causato la morte di una donna di 60 anni, al caso della donna che avrebbe partorito nel bagno della sua stanza, senza assistenza medica. "Una serie di episodi che hanno gettato grave discredito sull'immagine del sistema sanitario siciliano - ha detto l'assessore Russo - a cui ha fatto seguito il rapporto dei Nas che nel corso della loro ispezione di ieri hanno rilevato gravi carenze igieniche, sanitarie e strutturali". L'assessore Russo ha anche convocato per il primo pomeriggio di oggi, in assessorato, il dirigente generale dell'azienda Policlinico di Messina, Giuseppe Pecoraro. Intanto parla anche Antonio De Vivo. Dopo giorni di (quasi) silenzio in cui a raccontare la sua versione dei fatti è stato solo il collega, Vincenzo Benedetto, con lui protagonista della presunta lite in sala parto, adesso tocca a De Vivo. "Non sono ancora stato chiamato dai magistrati, e non so quando verrò interrogato, ma confido nella magistratura". "Anche oggi – ha aggiunto De Vivo – sono venuto per accompagnare alcune delle mie pazienti che devono partorire con il cesareo al Policlinico, però non varco la soglia del reparto". "Dopo tredici anni, da quando ho terminato la specializzazione non posso entrare dove ho lavorato. Sono molto dispiaciuto – ha concluso il ginecologo – anche perché nessuno da parte delle Istituzioni del Policlinico e dell’Università si é fatto sentire con me solo tanti miei colleghi e pazienti mi hanno espresso la loro solidarietà".

 

Cronaca 02-09-2010

 

Nas al Policlinico: trovati farmaci scaduti e carcasse di pipistrelli…

La carcassa di un pipistello coperta di ragnatele in un reparto, confezioni di farmaci scaduti da due anni in Pediatria, la sala operatoria di chirurgia vascolare chiusa per carenze igienico-sanitarie. Ecco il desolante quadro delle condizioni del Policlinico di Messina, dove ieri i Nas hanno compiuto un blitz, inviati dal ministro della Salute Fazio. Farmaci scaduti anche da due anni, sporcizia, calcinacci e polvere anche all'interno delle sale operatorie. E ancora. Perdite di acqua dalle tubature e una carcassa di pipistrello ricoperta di ragnatele. È quanto hanno trovato oggi i carabinieri dei Nas nel corso di un'ispezione al Policlinico, teatro della rissa tra due medici avvenuta giovedì scorso in sala parto, mentre una donna era in attesa di dare alla luce il suo primo figlio.  Dalle 10 di ieri mattina, su incarico del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, i militari del Nas di Catania, in collaborazione con i colleghi di Palermo, Catanzaro e Ragusa e quelli del Comando provinciale di Messina, hanno dato corso ad una attività ispettiva presso l'ospedale 'G. Martinò di Messina, evidenziando che la struttura "è interessata da carenze igienico-sanitarie, strutturali e tecnico impiantistiche tali da costituire pericolo per la salute dei degenti e del personale operante in violazione alla normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e di degenza, nonchè presenza di farmaci accantonati nelle corsie dei vari reparti e mancato rispetto dei percorsi sporco/pulito". In particolare - riferiscono in una nota i Nas - è emerso che una delle tre sale operatorie del Reparto di chirurgia vascolare è risultata interessata da carenze strutturali, di personale ed igienico-sanitarie. In proposito, la direzione sanitaria dell'ospedale ha provveduto alla chiusura in autotutela della sala operatoria.  Al Pronto soccorso pediatrico sono state trovate 50 confezioni di farmaci (non salvavita) scaduti da circa due anni; sono state rilevate carenze igienico-sanitarie e strutturali riconducibili a lavori di edilizia con presenza di calcinacci e polvere. Nell'Unità terapia intensiva coronarica è stato addirittura rinvenuta la carcassa di un pipistrello ricoperta di ragnatele.

 

La protesta in Friuli della maestra siciliana

Dormirà in macchina e farà lo sciopero della fame fino a quando non otterrà un incarico da qualche scuola elementare: è la protesta di Maria Carmela Salvo, di 55 anni, originaria di Palermo, da cinque anni docente precaria in provincia di Pordenone. Stamani la donna ha parcheggiato la sua utilitaria nella piazza di Maniago (Pordenone), cittadina nella quale ha insegnato negli ultimi anni, e ha assicurato che non si muoverà fino a quando non avrà una cattedra. "La scuola è diventata una macelleria di precari - ha detto - e la riforma Gelmini la sta distruggendo. A 55 anni non sono ancora riuscita a diventare di ruolo e la contrazione delle cattedre ha impedito che ottenessi un incarico annuale. Non mi resta che lo sciopero della fame e dormire in auto. Starò quì almeno fino al 13 settembre, giorno di inizio delle lezioni, quando spero che qualche scuola mi chiami per supplenze brevi". Insieme alla donna, oltre a un gruppo di colleghi precari e rappresentanti sindacali, c'è il marito, anch'egli disoccupato. "La mia più grande vergogna - ha spiegato la maestra - è stata quando, due anni fa, mia figlia, anche lei precaria in call center, mi ha pagato il biglietto dell'aereo per tornare in Friuli a insegnare".

 

Malasanità. Perché si litiga negli ospedali?

Enzo Paolini, presidente dell'Aiop (Associazione Italiana Ospedalità privata), dopo l'iniziativa presa dalla Regione Siciliana per ridurre la proliferazione dei parti cesarei e dopo la lite tra due ginecologi avvenuta nell'ospedale di Messina durante un parto cesareo, ha proposto la revisione di tariffe, in particolare l’equiparazione della tariffa prevista per i parti cesarei a quella dei naturali, in modo da escludere speculazioni economiche nella scelta dei medici delle strutture private per il parto da proporre. "L'Aiop aveva già proposto al Ministero della Salute - spiega Paolini - la revisione di alcune tariffe e in particolare l'equiparazione della tariffa prevista per parti cesarei e quelli naturali. L'iniziativa è stata ben accolta dalla Regione Siciliana che dal 2010 ha recepito e applicato la nostra proposta".  Nell’Isola,  peraltro, si registra una delle percentuali più alte di parti cesarei. La nota di Paolini prende il toro per le corna, senza infingimenti e ipocrisie. Sembra una risposta sulle cause dei casi di Messina e Roma. I litigi, le dispute e i pericolosi bracci di ferro in corso d’opera, potrebbero essere provocati da questioni economiche.  Gli imprenditori delle cliniche private non si nascondono dietro il dito e regalano un quadro sufficientemente veritiero, anche se non generalizzabile, della situazione.  Giusti non fare di tutta l’erba un fascio, altrettanto utile riferire le cose come stanno. Negli ospedali italiani c’è chi guadagna di più e chi molto meno. Dipende dalla mansione esercitata, dal carico di responsabilità dalle funzioni, ma anche dai compiti e dall’attività che si esercitano. I parti cesarei sono la metafora più veritiera di questa condizione: sono diventati molto competitivi per due ordini di motivi: i tempi  ed i costi. Il cesareo  accorcia di parecchie ore il parto,  perché “taglia” il travaglio e consegna il bambino alla puerpera in pochi minuti.  L’intervento chirurgico ha costi più alti nella tabella tariffaria nazionale rispetto all’assistenza al parto ed alle doglie.  In definitiva si spende meno tempo e si guadagna molto di più. Le mamme e i familiari hanno finora appreso che l’intervento chirurgico presenterebbe vantaggi rispetto al parto naturale sia per la puerpera quanto per il nascituro: la prima porta a termine la gravidanza senza sottoporsi a lunghe ore di doglie e sofferenze,  il nascituro grazie al bisturi arriva al mondo  sereno. Per queste ragioni il cesareo non è più una scelta dettata dai “ritardi”,  dalle condizioni della puerpera o del nascituro,  ma suggerita da motivazioni economiche. Viene trascurato il rilievo che ha il rischio clinico dell’intervento chirurgico, naturalmente. Il contesto in cui si lavora in ginecologia, peraltro, è inquietante, perché gli interventi chirurgici aumentano le buste paghe, e molti ginecologi si dividono fra ospedali pubblici e cliniche private, dirottando i loro pazienti in queste ultime,  perché le prestazioni vengono retribuite a cachet e non rientrano, ovviamente, nello stipendio “pubblico”. Il dirottamento ha creato autentici ingorghi in corsia per la presenza di estranei nei reparti: medici esterni agli ospedali, che seguono i loro pazienti e ogni volta che possono, li indirizzano secondo convenienza.  La Cgil Sicilia ritiene che la commistione pubblico-privato, a causa del conflitto d’interesse che propone, sarebbe responsabile di episodi di malasanità. Non più, dunque, una questione legata alla ginecologia ma un problema generale per il quale  viene sollecitata dal sindacato una iniziativa legislativa. Una domanda mette i brividi: se la moda del “cesareo” fosse stata seguita anche per altri interventi? Quante volte un paziente subisce un intervento chirurgico invece che essere curato farmacologicamente o con altri mezzi? Il ricordo di una clinica milanese “indagata” a causa del bisturi selvaggio  è ancora vivo, anche se si sa poco o niente dell’inchiesta giudiziaria.  Tanti pazienti finirono sotto i feri senza che ce ne fosse bisogno, per fare cassetta.

 

Panorama accende i riflettori sulle "anomalie" del Policlinico

 E punta il dito contro i medici "abusivi"

Scende in campo anche "Panorama". Al "caso Policlinico" la nota rivista dedica un approfondimento, con intervista alla coordinatrice nazionale del Tribunale per i Diritti del Malato, che mira a scoperchiare il calderone dell'ospedale di viale Gazzi. L'articolo punta il dito contro "interessi, parentele, favoritismi, odi e invidie difficilissimi da sradicare", ma soprattutto contro chi, secondo Panorama, esercita la professione in maniera "abusiva". Ecco il testo dell'articolo di Claudia Da Conto: La sospensione del primario e di un medico, il licenziamento in tronco di un altro, la loro iscrizione, e di altri due sanitari, nel registro degli indagati della Procura di Messina per lesioni e omissione, non bastano a Matteo Molonia. Non può  bastare al marito di una donna che ha rischiato di morire in sala parto e che dovrà aspettare due anni per sapere se il suo piccolo Antonio sarà un bambino intelligente o no solo perché i due medici che dovevano aiutarlo a nascere - uno dei quali un borsista dell’Università (quello che seguiva privatamente la donna) che non aveva nemmeno l’abilitazione per operare - si sono messi a litigare e a fare a botte. Non gli basta e lo ha detto: “E’ una presa in giro all’italiana, da domani si spegnerà  l’informazione su questo caso e la vicenda sparirà del tutto”. Un pessimismo il suo che in parte condivide anche la Coordinatrice nazionale del Tribunale per i Diritti del Malato Francesca Moccia “sulla base di tante altre esperienze devo dire che è molto possibile che da domani si farà ben poco. L’unico barlume di ottimismo – spiega Moccia – è che in questo caso sono stati subito presi dei provvedimenti disciplinari. Tra l’altro, l’assessorato alla salute della Sicilia si sta dando molto da fare per regolarizzare i rapporti tra pubblico e privato negli ospedali. A differenza di altre regioni come la Calabria, dove non si fa proprio niente, in Sicilia pare che qualcosa si muova”. Sarà pure, ma intanto serviranno poco a questa famiglia anche le scuse del ministro della Salute Ferruccio Fazio e la promessa dell’assessore regionale Massimo Russo che di tutto sarà fatto “per verificare l’eventuale esistenza di altre anomalie e per accendere i riflettori in modo esauriente sui rapporti tra l’attività istituzionale e quella privata”. Fosse facile! Al Policlinico di Messina, ma è così in quasi tutti i policlinici universitari d’Italia, dietro quei rapporti si celano interessi, parentele, favoritismi, odi e invidie difficilissimi da sradicare. I concorsi sono praticamente tutti pilotati dai baroni che sponsorizzano i propri protetti. Protetti come Antonio De Vivo. E’ stato lui a portare la sua paziente, Laura Salpietro, a partorire al Policlinico. Come se un assegnista di ricerca possa tranquillamente svolgere attività assistenziale autonoma. No, non può! Non può perché si tratta di esercizio abusivo della professione. Allora chi glielo ha permesso? Ovviamente il primario di ostetricia e ginecologia Domenico Granese che adesso rischia grosso. Mai quanto il piccolo Antonio però. Senza contare che raramente le vittime di malasanità ricevono un risarcimento proporzionato al danno subito. “Spesso il risarcimento non arriva neppure – spiega ancora Francesca Moccia – i tempi della giustizia sono talmente lunghi e le procedure così farraginose, che molti ci rinunciano. Al massimo arrivano, dopo anni, a mettersi d’accordo per quattro soldi. E comunque, in casi molto gravi come questo, nessun risarcimento potrà mai bastare”.

 

Cronaca 01-09-2010

 

Sanità: feto partorito in bagno al policlinico di Messina 7 indagati

Sarebbero sette i medici e gli infermieri indagati nell'ambito di un altro caso che riguarda il reparto di Ostetricia del Policlinico di Messina, al centro delle cronache in questi giorni per la lite tra due medici in sala parto. Questa volta si tratta della vicenda, risalente al giugno scorso, di una 37enne che aveva programmato un aborto terapeutico per gravi malformazioni del feto. Ma nella notte tra l'11 e il 12 giugno avrebbe partorito nel bagno della sua stanza, davanti alla madre e senza assistenza medica. Qualche ora prima la donna aveva iniziato ad avere le contrazioni e solo dopo insistenti pressioni si era presentato un infermiere del reparto che, secondo il racconto della donna, le avrebbe detto che nessun dei medici di guardia sarebbe intervenuto in quanto obiettori di coscienza. E che quindi l'aborto sarebbe stato praticato il giorno dopo da un altro medico. Ma gli eventi sono poi precipitati e la donna ha partorito senza aiuto in bagno.

 

Donna muore al Policlinico di Messina: rubato il computer del reparto

Un computer è stato rubato nel Policlinico di Messina dal reparto di Chirurgia generale, lo stesso nel quale, nei giorni scorsi, è morta una donna di 60 anni, Giovanna Panarello, sul cui decesso la Procura della Repubblica di Messina ha aperto un'inchiesta conoscitiva. Il furto è stato denunciato ai carabinieri che indagano sull'accaduto e che stanno cercando di verificare se sia da collegare all'inchiesta in corso che è stata aperta come atto dovuto dopo la denuncia dei familiari della sessantenne. Allo stato non ci sono elementi per mettere in relazione i due episodi. Il Policlinico di Messina è lo stesso ospedale dove la notte tra il 27 e il 28 agosto scorsi due medici avrebbero dato vita a una rissa in sala parto mentre una puerpera era in attesa di partorire.

 

Lite in sala parto, sospeso il primario, licenziato ginecologo De Vivo

L'azienda ospedaliera ha sospeso il professor Granese ed il dott Benedetto. Licenziato Antonio De Vivo. La decisione era nell'aria, ma poco fa è stata ufficializzata. Due medici sospesi in via cautelativa e la risoluzione del contratto come assegnista per un terzo. Sono questi i provvedimenti disciplinari decisi dalla direzione generale del Policlinico e dall'assessore alla Sanità della Regione siciliana, Massimo Russo, per la lite nella sala parto del nosocomio Messinese. La sospensione è stata decisa nei confronti del direttore dell'unità operativa di Ostetricia e Ginecologia, professore Domenico Granese, per "omessa vigilanza". Il medico è sospeso dall'incarico ma non dalla professione, e continuerà a lavorare in ospedale. E' stato invece completamente sospeso dall'attività uno dei due medici che sarebbe stato protagonista della rissa: Vincenzo Benedetto. Nei confronti del ricercatore confermato, è stato avviato anche un procedimento disciplinare. Il terzo medico per cui sono stati adottati provvedimenti è Antonio De Vivo che secondo l'assessore Russo "era un assegnista che non poteva prestare assistenza pubblica ed era quindi un abusivo". Per lui, infatti, è stato adottato il provvedimento più drastico: risoluzione immediata del contratto di assegnista di ricerca.

 

Bufera Policlinico la denuncia dei sindacati e gli scarafaggi in cucina

Insetti a spasso sui carrelli della mensa, gli escrementi di gatto nelle cucine. Nel giorno del blitz del ministro Fazio l'Orsa torna a denunciare le carenze igieniche nel servizio di ristorazione del nosocomio universitario. Riflettori ancora puntanti sul Policlinico. Dopo la rissa tra medici in sala parto, il blitz del ministro della Salute Ferruccio Fazio, il commissariamento di Ginecologia e i nuovi casi di sospetta malasanità, ora le foto choc a corredo della denuncia dell'Orsa, il sindacato che raccoglie i lavoratori del servizio mensa del Policlinico. Il sindacato, impegnato da mesi in un duro braccio di ferro con la direzione del Policlinico per il rinnovo del servizio e la gestione da parte delle coop che si sono aggiudicate l'appalto, ha annunciato una nuova protesta. E sollevato il velo sullo stato di degrado del servizio cucine del nosocomio universitario. L'Orsa aveva già consegnato ai Nas, nel maggio scorso, un dettagliato e incredibile dossier fotografico, oggi arricchito dalle immagini di uno scarafaggio "a passeggio" sui carrelli della mensa. "Ci duole dover gravare sulla già denigrata immagine del Policlinico di Messina - scrive la sigla dei lavoratori- ma di fronte all’arroganza della SR-Ristorazione che insiste a perseguire la strada della messa in mobilità senza assegno di oltre il 50% dell’attuale forza lavoro, non possiamo abdicare al ruolo di tutela dei lavoratori". L'Orsa denuncia "la gestione, quanto meno approssimativa, del servizio essenziale e le chiare violazioni di punti salienti del capitolato d’appalto che, nonostante le nostre reiterate denuncie alla Direzione Sanitaria, restano impunite con tutto ciò che ne consegue per la qualità del servizio dovuto all’utenza e per i livelli occupazionali che la SR-Ristorazione si appresta a dimezzare. Allo stato dell’arte la SR-Ristorazione (gestrice dell’appalto) fornisce il vitto in contenitori plastici usa e getta, in aperta violazione del capitolato d’appalto che prevede posate metalliche e contenitori ceramici, il tutto per organizzare il servizio con meno personale in previsione degli annunciati licenziamenti". "Risulta bizzarra, conclude il sindacato - la posizione della SR-Ristorazione che in sede Prefettizia ha dichiarato di poter fornire il servizio con soli 35 dipendenti mentre, in occasione degli scioperi pretende 45 lavoratori per effettuare i servizi minimi essenziali"

 

Cronaca 31-08-2010

 

Lite in sala parto. La Procura emette cinque avvisi di garanzia          

L'indagine della Procura della Repubblica di Messina procede speditamente per accertare se la lite nella sala parto del Policlinico abbia ritardato l'intervento cesareo su Laura Salpietro, 30 anni, che subito dopo ha avuto un'emorragia e l'asportazione dell'utero, mentre il figlio Antonio ha subito due arresti cardiaci e potrebbe avere avuto danni cerebrali. La Procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati cinque persone, tra cui i due ginecologi protagonisti della lite nella sala parto del Policlinico, Antonio De Vivo, Vincenzo Benedetto, e il primario di ostetricia e ginecologia, il prof. Domenico Granese. I carabinieri hanno notificato altri due avvisi di garanzia, probabilmente ai due ginecologi che hanno materialmente effettuato l'intervento chirurgico ed asportato l'utero. Gli indagati devono rispondere a vario titolo di lesioni personali colpose e omissioni. Intanto Vincenzo Benedetto, uno dei due ginecologi coinvolto nella lite, sostiene una versione dei fatti diversa da quella raccontata dal collega De Vivo. Il ginecologo si difende e sostiene di non avere aggredito e picchiato nessuno: "I fatti non sono assolutamente andati come e' stato riportato dai media, sto provvedendo con i miei legali per rettificare una versione che non corrisponde a verità".

 

Il ministro Fazio al Policlinico: «Siamo oltre la malasanità

Il caso della lite in sala parto. Così il ministro della Sanità in visita alla puerpera e al neonato: «Il tessuto in cui è avvenuta la vicenda è migliorabile, ma non è coi soldi che si fa la buona sanità. Mi aspetto punizioni esemplari». L’assessore Russo: «Vicenda inammissibile, danno d’immagine al sistema sanitario siciliano». Ufficializzato il provvedimento di sospensione per il primario del Reparto. Il ministro Ferruccio Fazio, accompagnato dall’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo, dal direttore generale del Policlinico Giuseppe Pecoraro e dal rettore dell’Università di Messina Franco Tomasello, ha appena concluso la sua visita alla signora Laura Salpietro, le cui condizioni di salute migliorano dopo l’incredibile caso della lite in sala parto. Fazio si è fermato con i giornalisti uscendo dal reparto di Ginecologia e Ostetricia, prima di recarsi dal neonato (anche le sue condizioni sembrano migliorare). «La mia è una visita di solidarietà – ha detto Fazio - non sono qui per fare indagini. Ho voluto pronunciare parole di speranza e far sentire alla signora Laura che le istituzioni sono vicine a lei e alla sua famiglia. Se è successo quello che è successo è anche perché ci troviamo in un “humus”, un contesto particolare. Il tessuto in cui è avvenuta questa vicenda è assolutamente migliorabile, ma non è un problema di soldi perché non sono i soldi a fare la buona sanità. Sono indignato esattamente come l’opinione pubblica, mi aspetto punizioni esemplari, anche se non è il Ministero a doverle decidere. Qui si va oltre la malasanità, che scaturisce dal contesto in cui ci troviamo». Così l’assessore Russo: «Stiamo migliorando la sanità attraverso provvedimenti duri, atti a garantire sicurezza ai nostri pazienti e ai cittadini. E’ un percorso difficile pieno di resistenze culturali e professionali. Anch’io esprimo solidarietà e mi sento di porgere le scuse alla signora e alla sua famiglia. E’ una vicenda inammissibile che reca danno d’immagine all’interno del sistema sanitario siciliano e penalizza le professionalità serie, che sono tante, tantissime. Dobbiamo mettere mano al rapporto tra pubblico e privato. C’è un dato da affrontare: i parti cesarei qui sono troppi, in Italia sono il 38 per cento, mentre il 25 per cento è quella indicata dall’Oms». Nel corso della conferenza stampa è stato anche ufficializzato il provvedimento di sospensione nei conftronti del direttore del Reparto di Gineocoligia, Ostetricia e Neonatologia, prof.Domenico Granese

 

Un altro sospetto caso di malasanità al Policlinico

Giovanna Panarello è stata ricoverata il 24 agosto per un banale mal di pancia. Tre giorni dopo è morta per una perforazione all'addome. Secondo i familiari malgrado le insistenze i medici non sono intervenuti in tempo. Domani l'autopsia. Nei giorni della rissa in corsia un altro caso di sospetta malasanità si è verificato al Policlinico di Messina. Una sessantenne è morta in Rianimazione per una perforazione addominale, dopo tre giorni di ricovero. I familiari hanno denunciato l'accaduto, lamentando il mancato intervento dei medici, malgrado le loro insistenze. La Procura ha aperto un'inchiesta e domani il sostituto procuratore Federica Rende affiderà l'incarico di eseguire l'autopsia sul corpo della sessantenne Giovanna Panarello. Se ne occuperà il medico legale Barbaro. In corso di notifica gli avvisi di garazia ai sanitari che si sono occupati della signora. Il figlio, assistito dall'avvocato Salvatore Papa, ha spiegato che la made si è presentata al Pronto soccorso del nosocomio universitario il 24 agosto scorso lamentando forti dolori allo stomaco. Da lì era stata trasferita in Chirurgia generale dove, malgrado le insistenze della famiglia di fronte ai peggiormanti della donna, i medici rassicuravano sulle condizioni della paziente, senza interverire. Nella notte tra il 26 ed il 27 agosto ad assisterla c'era il figlio, che ha notato un peggioramento critico delle condizioni della madre. Al mattino Giovanna Panarello è stata sottoposta a Tac che ha evidenziato una perforazione addominale. Anestesista e chirurgo si sono detti contrari all'intervento: la donna non sarebbe sopravvissuta all'operazione. Giovanna Panarello è stata trasferita in Rianimazione e nel corso della giornata è stata portata in sala operatoria, ma le sue condizioni erano troppo compromesse per l'intervento ed è tornata in Rianimazione. I medici hanno detto ai familiari che era necessario stabilizzarla per provare ad operarla. Ma la Panarello è morta nel pomeriggio.

 

Cooperativa Futura: proclamato lo sciopero della fame

Manifestazione di protesta dei lavoratori della ex cooperativa Futura davanti al Municipio di Messina. "Nei giorni scorsi i lavoratori riunitisi in assemblea - dichiarano Clara Crocè segretario generale della FP CGIL e Angela Passari responsabile del settore - hanno deciso di proclamare lo sciopero della fame ad oltranza . La vicenda dei lavoratori della cooperativa Futura non è più tollerabile - continuano - non è degna di un paese civile. Il Sindaco ha lasciato per mesi, delle famiglie senza stipendio. La responsabilità di tale situazione è tutta da ascrivere all’Amministrazione comunale che contrariamente a quanto sostenuto dalla FP CGIL, ha saldato alla cooperativa Futura fino ad aprile 2010,la cooperativa non ha ancora saldato i lavoratori". Dopo il fallimento di tutti gli accordi stipulati presso l’UPL – continua Clara Crocè – la FP CGIL ha richiesto di bloccare le mensilità dei mesi di maggio, giugno e luglio e di procedere al pagamento diretto dei lavoratori , ancora nulla è stato fatto . Nei giorni scorsi, più di cento lavoratori hanno inviato al Sindaco un nuovo atto stragiudiziale e avviate dai nostri legali le procedure per l’emissione dei decreti ingiuntivi anche nei confronti dell’Amministrazione Comunale responsabile in solido. Il pagamento dei mutui,delle bollette o come riempire il carrello della spesa al supermercato non fanno paio con i tempi della burocrazia - conclude - lo sciopero della fame dei lavoratori continuerà fino a quando l’Amministrazione Comunale non provvederà a pagare direttamente i lavoratori".

 

Cronaca 30-08-2010

 

Il 74% dei reati contro la Pubblica Amministrazione al Sud

Per il centro studi di Mestre Il Molise detiene la maglia nera, seguito dalla Sicilia. La regione più virtuosa è il Veneto. Quasi i tre quarti dei reati all’interno della Pubblica Amministrazione, precisamente il 74%, avvengono nelle regioni meridionali. A mettere in luce questo triste scenario è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha elaborato alcuni dati presentati dalla Corte dei Conti in materia di responsabilità amministrativa, ossia reati di amministratori o dipendenti pubblici nel loro rapporto d’ufficio. I dati evidenziano come i reati contro la Pubblica Amministrazione siano quelli che maggiormente riempiono gli uffici della Corte dei Conti. Soltanto nel 2009, nel nostro Paese, sono state avviate 1.652 cause, ossia 2,75 ogni 100 mila abitanti, mentre lo stock di giudizi ancora in corso ha raggiunto la cifra di 3.680 alla fine dell’anno scorso, corrispondenti a 6,13 ogni 100 mila abitanti. La maggioranza dei procedimenti avviati riguardano, come evidenzia il rapporto della Cgia, tangenti, frodi comunitarie, illiceità nel conferimento di consulenze o nella retribuzione di incarichi a personale esterno, irregolarità gestionali nella realizzazione di opere pubbliche, illiceità nella gestione di servizi pubblici e in quella del comparto sanitario. Come detto, di questi procedimenti in corso, il 74%, ossia 2.721, riguarda il Sud. La regione che detiene il primato negativo è il Molise con 31,48 cause aperte ogni 100 mila abitanti, mentre il Veneto è la Regione più virtuosa con 0,88 giudizi rimasti aperti al 31 dicembre del 2009. La Sicilia detiene un non confortante secondo posto, con 23,2 cause rimanenti ogni 100 mila abitanti. A seguire la Basilicata (16,09), la Calabria (13,29), la Campania (13,28) e la Sardegna (9, 22). Leggendo la classifica al contrario, invece, la seconda regione più virtuosa è l'Emilia Romagna (0,97 ogni 100.000 abitanti), seguita da Lombardia (1,06), Piemonte (1,20), Liguria (1, 80) e Friuli Venezia Giulia (2,36). La classifica rimane sostanzialmente invariata anche quando si tratta di analizzare le cause 'sorte' nel 2009. “Specie sul fronte delle consulenze – commentano dall'Ufficio Studi della Cgia di Mestre – ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza. Non si tratta di fatti episodici o di incapacità di gestione, bensì di una vera e propria patologia: c’è il rischio di compromettere nel tempo la tenuta dei bilanci delle amministrazioni”. Ora nessuno vuole mettere in discussione l’allarmistica situazione delineata da questi dati, ma di certo non farebbe male che la stessa indagine venga compiuta anche da altri enti un po’ più a Sud della Penisola, visto che dalla suddetta analisi sembra emergere un quadro che dipinge il Mezzogiorno terra di malaffare contrapposto a un Settentrione terra della legalità. Non vi è dubbio che al Sud i reati da questo punto di vista siano certamente in numero maggiore, ma ci piacerebbe non accontentarci solo di un’analisi effettuata in quel di Mestre, Venezia.

 

Policlinico, la lite in sala parto diventa "caso" nazionale.

Un caso nazionale quello della lite scoppiata tra due medici in sala parto giovedì scorso. E mentre la donna ed il bambino sono ancora gravi per le complicazioni sorte durante lo sfortunato intervento, l'episodio diventa caso nazionale. «Non deve più accadere, abbiamo già attivato gli ispettori». Questo il primo commento del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, intervisto dal Tg2 sulla vicenda della lite avvenuta in sala parto a Messina che avrebbe ritardato l’intervento e su cui è stata aperta un’inchiesta. «Questo - ha detto Fazio - è chiaramente non solo un episodio di malasanità, ma un episodio assolutamente indecoroso: non deve più succedere. Certe cose - ha aggiunto - succedono purtroppo, prevalentemente, anche se non unicamente, in regioni in cui c’è, diciamo, un lassismo della sanità. Abbiamo attivato gli ispettori, d’intesa con l’assessore Russo, che ha anche lui attivato un’inchiesta amministrativa». Riguardo ai due medici al centro della vicenda, «il problema - ha osservato Fazio - non sono queste due persone. Sono, evidentemente, anche queste due persone. Ma il problema reale è mettere in essere dei meccanismi per cui questo non succeda più e quindi dare un sistema alle Regioni che ancora non ce l’hanno e che sono, combinazione, quelle in deficit economico. La sanità cattiva, lo abbiamo detto tante volte - ha concluso - è quella che costa di più». Il giudizio di Fazio non è però piaciuto al sindaco di Messina, Peppino Buzzanca: «Il pur deprecabile gesto dei due medici che, all’interno delle sala operatoria non può autorizzare il ministro della Salute ad affermare che certe cose possono accadere solo in determinate Regioni». «Che la sanità in Sicilia non funzioni - ha aggiunto Buzzanca - è fin troppo evidente, ma spalmare la colpa su tutti significa non volere individuare i veri responsabili. Bisogna correggere gli errori che partono dalla cattiva organizzazione dell’assessorato alla Sanità siciliana che pensa solo a fare proclami piuttosto che porre in essere concreti interventi di rilancio della sanità in Sicilia». «Sono dispiaciuto - ha concluso - perché, per colpa di qualcuno, si finisce col gettare ombre sulla qualificata opera dei tanti medici messinesi che, con spirito di servizio, abnegazione e passione, ogni giorno, nel contesto difficile nel quale operano, riescono a garantire la salute dei cittadini messinesi».

 

L'Italia spende poco per la famiglia

Per la famiglia e la maternità l'Italia spende solo l'1,2% del prodotto interno lordo, mentre nell'Unione europea si spende decisamente di più (2,1% nella Ue a 15 e 2,0% nella Ue a 27). Nella classifica dell'Europa a 15 l'Italia risulta, assieme alla Spagna e il Portogallo, ultima per la spesa in rapporto al Pil. Per quanto riguarda invece la quota di spesa nell'ambito di tutte le prestazioni di protezione sociale, l'Italia tra i 27 Paesi europei precede solo la Polonia: nel nostro Paese la quota per la famiglia e la maternità, nell'ambito della spesa per welfare, pesa il 4,7% (in Polonia il 4,5%). Ma la media complessiva dei Paesi europei è dell'8%. È quanto risulta dall'ultima "Relazione Generale sulla situazione economica del Paese" del ministero dell'Economia.

 

"Scandaloso" al Policlinico. Medici fanno "a botte" in sala parto

Migliorano le condizioni di salute di Laura Salpietro, 30, anni e del figlio Antonio, nato nel Policlinico di Messina durante un diverbio finito alle mani tra due medici in sala parto, che avrebbero litigato su chi doveva fare il taglio cesareo. La donna, alla quale è stato asportato l'utero per via di una emorragia subito dopo avere partorito, è uscita dalla prognosi riservata. "Sta meglio - dice il professor Domenico Granese, direttore dell'unità operativa di ostetricia e ginecologia del Policlinico - e nei prossimi giorni sarà dimessa". Migliora anche il piccolo Antonio, venuto alla luce con due arresti cardiaci e un presunto danno cerebrale. I medici di terapia intensiva, dove è ricoverato il neonato, spiegano che il bambino respira meglio e che il coma farmacologico, cui è stato sottoposto, potrebbe essere tolto in giornata. Sui presunti danni cerebrali i sanitari effettueranno specifici esami. Il marito della paziente ha presentato una denuncia ai Carabinieri, la Procura ha già aperto un'inchiesta. Secondo la denuncia, la donna doveva partorire in modo naturale, ma durante la lite tra i due medici, secondo quanto sostenuto dal marito, avrebbe avuto delle complicazioni; i sanitari a quel punto avrebbero deciso di operare con taglio cesareo, ma il bambino durante l'intervento ha subito due arresti cardiaci. Dopo il parto la paziente ha avuto una emorragia ed è stata nuovamente operata: i medici le hanno asportato l'utero. La donna è entrata in sala parto giovedì scorso. In base alla ricostruzione fatta ai carabinieri dal marito, i due medici-ginecologi avrebbero cominciato a litigare per gelosie professionali proprio mentre la paziente era sul lettino per il parto. Dopo uno scambio di frasi ingiuriose uno dei due avrebbe preso il collega per il collo, sbattendolo al muro. Il ginecologo avrebbe reagito dando un pugno a una vetrata, andata in frantumi, e riportando ferite alla mano. Mentre i due litigavano, la donna avrebbe avuto le complicazioni. Il bimbo è ricoverato nel reparto di terapia intensiva; entrambi sono in prognosi riservata, anche se le condizioni della donna sarebbero in miglioramento. Il sostituto procuratore di Messina, Francesca Rende, sta ascoltando il personale del Policlinico per ricostruire quanto accaduto nella sala parto del reparto di ginecologia e ostetricia. «Siamo molto rammaricati, ho sospeso i due medici dall'attività ambulatoriale». Lo dice il prof. Domenico Granese, direttore dell'unità operativa di ostetricia e ginecologia del Policlinico di Messina, che però esclude un nesso tra quanto accaduto e le condizioni della paziente e del neonato. «Ho inviato - prosegue Granese - una lettera alla direzione sanitaria per comunicare la sospensione dei medici che torneranno al lavoro solo quando la direzione lo riterrà opportuno». Per Granese «quello che hanno fatto è grave, ma ci tengo a precisare che la donna è stata male non per la lite o per un eventuale ritardo negli interventi da parte dei medici». «Tutto si è svolto regolarmente - assicura il direttore del reparto di ginecologia - L'intervento dei sanitari visto le complicazioni della donna è stato tempestivo. Non c'è alcun rapporto tra la lite e le complicazioni della donna che sono sorte a prescindere da quello che è accaduto». Il sostituto procuratore di Messina, Francesca Rende, sta ascoltando il personale del Policlinico per ricostruire quanto accaduto nella sala parto del reparto di ginecologia e ostetricia. «Sebbene ancora non ci siano riscontri oggettivi al racconto fornito dall’uomo - fanno sapere i militari dell’Arma incaricati delle indagini - stiamo cercando di capire se effettivamente la lite tra i due sanitari sia direttamente connessa con le complicazioni e i danni subiti dalla moglie e dal bambino». «È necessario fare chiarezza al più presto. Disporrò subito una verifica per far luce sui fatti. Chiederò una relazione per capire cosa è accaduto in quella sala parto del Policlinico di Messina. Certo, se le cose sono andate davvero come sono riportate dai media i fatti sono estremamente gravi», afferma l'assessore regionale alla Sanità della Sicilia, Massimo Russo.

 

Cronaca 29-08-2010

 

L'usura una piaga in costante espansione

“La mia vita rovinata dagli usurai”. Mette in vendita un rene per pagare le bollette. L'usura è una piaga in costante espansione che può condurre verso una fine difficile da evitare. Bennardo Raimondi, artigiano palermitano, ha vissuto sulla sua pelle le conseguenze connesse all'ottenimento di un prestito “da parte di gente poco raccomandabile” ed al totale isolamento, “causato - ammette - anche da quelle associazioni che avrebbero il compito di porgerti una mano di conforto”. “Era il 1998-dice-avevo l'esigenza di ottenere denaro per completare alcuni lavori all'interno dell'abitazione che avevo acquistato, ottenni in tutto 40 milioni delle vecchie lire, alla fine ne dovetti restituire praticamente il triplo”.  Questo, l'inizio di un'esperienza che ha tormentato per anni Bennardo Raimondi e la sua famiglia. Minacce, danneggiamenti, telefonate anonime, un'attività che pian piano iniziava a non rendere. “Allo scopo di assecondare le richieste dei miei estorsori dovetti vendere la casa-continua- era il 2003, le banche mi avevano voltato le spalle, avevo dovuto sopportare la morte di uno dei miei figli, un altro figlio venne colpito da una grave malattia agli occhi, che attualmente non è stata sconfitta necessitando di cure che non posso assolutamente permettermi”. La definitiva decisione venne assunta nel 2007, “iniziai a collaborare con la polizia tributaria-spiega-di modo da evitare conseguenze ulteriori, tutti i miei aguzzini vennero arrestati, addirittura fui informato dagli investigatori che alcuni di questi erano collegati al gruppo mafioso di Bernardo Provenzano”. Sono attualmente in corso alcuni procedimenti penali, nei quali l'artigiano, rappresentato dall'avvocato Alfredo Galasso, ha deciso di costituirsi parte civile. “Aldilà della questione giudiziaria-aggiunge-io sono stato messo ai margini da tutti, i miei familiari, le associazioni antiracket ed antiusura, la chiesa, nessuno mi ha aiutato, addirittura Addiopizzo ha deciso di depennarmi dalla propria lista, solo la Caritas, nel momento di maggiore difficoltà economica, mi ha garantito alcuni pagamenti per bollette in scadenza, per il resto niente di niente”. Al momento, Bennardo Raimondi, dopo aver pubblicato un primo annuncio con il quale decise di mettere in vendita un rene, e nell'attesa di pubblicarne un secondo, vive in un piccolo appartamento di via Mimosa a Palermo, nello stesso stabile, grazie alla collaborazione del proprietario, riesce a mandare avanti una limitatissima attività artigianale. “Le difficoltà-si sfoga-sono troppe, la stessa Confartigianato mi ha garantito la sola iscrizione alla Camera di Commercio, ma non mi ha mai sostenuto nella mia scelta di denunciare, chi denuncia perde tutto e tutti, io oggi sono un artigiano invisibile”. Prima che il cappio degli usurai iniziasse a stringergli il collo, Bennardo Raimondi produceva, aveva otto dipendenti, gli affari, insomma, procedevano, “adesso-ammette- sono costretto ad elemosinare, mi invitano in scuole ed università, vogliono che spieghi il significato della mia scelta, ma mi chiedo se tutto quello che ho fatto abbia un senso, se ne avessi la possibilità abbandonerei di corsa la Sicilia, fatta di politici che promettono e non mantengono, di associazioni oramai contaminate dalla politica, e di scarsa solidarietà”.

 

Messina, code di un'ora e mezza per attraversare lo Stretto

Un'ora e mezza di coda per gli automobilisti agli imbarcaderi della compagnia privata Caronte Tourist, a Messina, diretti a Villa Sal Giovanni. Mezz'ora in meno l'attesa sulle banchine dei traghetti Rfi. Traffico si registra nella città dello Stretto lungo viale Libertà e Viale Boccetta, gli assi che conducono agli imbarcaderi. Ma per il controesodo si prevede traffico in crescita a partire dal primo pomeriggio. Traffico intenso dalle prime ore di questa mattina su strade e autostrade per l'ultimo sabato di rientri dalle localita' turistiche. Controesodo tranquillo sull'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria. Lo rileva l'Anas. Gli unici rallentamenti si registrano all'ingresso delle grandi aree di cantiere, in Calabria e in Basilicata. Traffico intenso sulle autostrade del Friuli. Sulla A23, Tarvisio-Udine, 10 km di code in direzione Venezia; sulla A4, Trieste-Venezia, 6 in direzione Venezia.Anas e polizia stradale suggeriranno percorsi alternativi, anche questi ultimi presidiati dalle squadre di pronto intervento e di gestione della viabilita'. ''Anche in questo ultimo sabato di controesodo - ha affermato il presidente dell'Anas Pietro Ciucci - si registrano notevoli volumi di traffico ma senza particolari disagi. Analizzando le prime ore della giornata possiamo parlare di un rientro ordinato, ben programmato da parte degli automobilisti e con disagi controllati. I consigli a chi si mette in viaggio non sono mai abbastanza e ci tengo ad invitare gli utenti ad informarsi dal sito Anas per tutte le notizie utili sulle condizioni di viabilita' e per viaggiare con serenita'. A questo si aggiunge, come sempre, l'attenzione e l'assistenza da parte del personale Anas in stretta sinergia con la Polizia Stradale e tutte le altre Forze dell'Ordine competenti per territorio sull'intera arteria autostradale'.

 

Quando la poltrona viene prima di tutto

Secondo la Fp Cgil «le polemiche di questi giorni sono la dimostrazione che i nostri politici si preoccupano esclusivamente della spartizione dei posti di potere». L’unico pensiero? La spartizione delle poltrone. Secondo la Cgil non ci sono dubbi: «Le polemiche di questi giorni in merito allo Iacp – afferma Clara Croce, segretario Fp - ampiamente riportate dalla stampa, sono la dimostrazione che ai politici messinesi si preoccupano esclusivamente della spartizione dei posti di potere . Siamo alle solite, nessun pudore , nessuna assunzione di responsabilità da parte dei nostri politici nel tempo a causa dei loro giochini di potere, sono state sprecate quantità di denaro pubblico. Progetti aggiornati più volte a causa del mancato finanziamento con un’evidente duplicazione dei costi a tutt’oggi, solo pochi progetti risultano appaltati, e nessun cantiere risulta avviato». «Eppure – prosegue Crocè - l’avvio dei dieci cantieri (già finanziati fin dal mese di ottobre del 2009), costituirebbero un buon volano per l’asfittica economia della nostra città. Mancato risanamento delle zone baraccate densamente popolate , fognature a cielo aperto,coperture in eternit ed amianto. Questi sono alcuni esempi degli “atti di banditismo” che sono costretti a sopportare i cittadini e i lavoratori, dei quali il Sindaco, farebbe bene ad occuparsene. Sulla dirigenza dell'Iacp, è necessario precisare che la stessa persevera nell'immobilismo, infatti non provvede a dare nemmeno attuazione neanche a quegli istituti contrattuali definiti con le organizzazioni sindacali e ratificati dal commissario precedente; una per tutti la delibera di approvazione del piano triennale del fabbisogno del personale, la definizione del nuovo organigramma dell'ente e la nuova dotazione organica datata 31 maggio 2010». «A tutt'oggi – conclude il segretario della Fp Cgil - solo trasferimenti estemporanei di personale, peraltro in contrasto con la delibera citata. La mancata organizzazione dei servizi e degli uffici, - conclude Crocè- da ascrivere unicamente ai dirigenti essendo un atto gestionale, non permette il raggiungimento di quegli standard di efficienza ed efficacia propri di una pubblica amministrazione».

 

Arrestato piromane sorpreso in azione

Un quarantaquattrenne di Santa Teresa è stato bloccato dagli uomini della Forestale in sella ad uno scooter, subito dopo aver appiccato un incendio, a Savoca. In fumo sei ettari di macchia mediterranea. Nel cofanetto del due ruote l'uomo aveva due accendini. S.C., 44 anni, di Santa Teresa Riva, è andato ai domiciliari con l'accusa di incendio boschivo non colposo. L'uomo è stato bloccato ieri dagli uomini della Forestale mentre si allontanava, a bordo di uno scooter, dal luogo dove aveva appena appiccato un rogo, in località Fontanelle a Savoca. Il quarantaquattenne viaggiava a bordo del due ruote lungo la strada provinciale, a pochissima distanza dal punto dove era divampato l'incendio. Nel cofanetto dello scooter c'erano due accendini. S.C. è stato fermato e il sostituto procuratore di turno, Federica Rende, ne ha disposto gli arresti domiciliari. Sequestrati il due ruote e gli accendini.  Agli uomini della Forestale, invece, sono servite oltre cinque ore per domare le fiamme che minacciavano Savoca e che hanno mandato in fumo sei ettari di macchia mediterannea.

 

Cronaca 28-08-2010

 

Scuola precari in piazza con le bare. "Ma lo Stato se ne frega di noi"

I precari della scuola destinati a restare senza lavoro sono scesi in strada a Palermo con tante bare di cartone. Stamattina vertice in prefettura con il sottosegretario all’Istruzione Pizza che però non ha convinto i lavoratori. L’assistente tecnico Di Grusa, cardiopatico e fortemente debilitato, ha intanto sospeso lo sciopero della fame. I suoi due colleghi continuano il digiuno. Hanno costruito tante bare di cartone, circondate da corone di fiori. Poi si sono distesi per terra, nella centralissima piazza Politeama mentre gruppi di turisti li fotografavano. Così i precari della scuola hanno manifestato questo pomeriggio  nel centro di Palermo contro i tagli al personale previsti dal governo nazionale. Sulle bare c’era anche la scritta “fossa comune”. La giornata era iniziata con un vertice in prefettura al quale ha preso parte il sottosegretario all’Istruzione Giuseppe Piazza. Una riunione che però non ha portato ad alcuna soluzione. Il governo nazionale ha infatti rinviato la questione a settembre e non si sbilancia sulle cifre né sulle strategie. «Ho fatto un invito alla riflessione e alla calma — ha detto Pizza — rispetto a questa protesta estrema. C’è un impegno del ministro Gelmini a trovare risorse aggiuntive, oltre ai fondi Pon e Por della Regione, da destinare al riassorbimento delle sacche di precari». Secondo i dati ufficiali del ministero in questi ultimi anni ci sono stati 25 mila alunni in meno nelle classi, pari a una perdita di 1.400 posti di lavoro, tra docenti e personale tecnico amministrativo. I numeri dei lavoratori. Ma i precari della scuola tirano fuori altre cifre e si concentrano sulla stangata che li attende per l’anno scolastico alle porte. In tutta Italia resteranno senza lavoro in 15 mila, quattromila dei quali in Sicilia. Ed è anche per questo che la protesta è partita proprio da Palermo. Le reazioni. Al sit-in in piazza Politeama si sono uniti esponenti del Partito democratico, di Italia dei valori, del movimento di Rita Borsellino “Un’altra storia” e dell’Udc. Secondo il senatore Fabio Giambrone (Idv), presente anche all’incontro in prefettura, «il governo nazionale non intende ritirare i tagli: propongono interventi tampone, impiegando risorse europee. La protesta andrà avanti ad oltranza». Tra le strategie per affrontare il problema, il sottosegretario Pizza ha ventilato l’ipotesi del turn over. Ma secondo Rita Borsellino non è così che si risolverà il problema: «Il ministro all'Istruzione ritiri piuttosto i tagli al personale, invece inviare un suo sottosegretario a proporre inutili soluzioni tampone per un problema che lo stesso governo ha creato». In sciopero della fame. Fortemente debilitato e dopo i malori di domenica e di ieri, Pietro Di Grusa ha deciso di interrompere lo sciopero della fame, iniziato il 17 agosto assieme ad altri due precari della scuola. Di Grusa, che è anche cardiopatico, sorretto dai colleghi è giunto in piazza Politeama per la manifestazione. "Ho deciso di riprendere a mangiare - ha affermato - perché  lo Stato se ne frega di me. Quindi per il bene di mia figlia voglio riprendere a mangiare. Da oggi ho deciso di non buttare la mia vita per gente che è indifferente ai miei problemi. Riprenderò le forze per continuare la battaglia per i miei diritti». Sono invece intenzionati a continuare nel loro digiuno gli altri due precari Giacomo Russo e Salvo Altadonna. I due, delusi dall'incontro con il sottosegretario Pizza, attaccano: «Non c'è stato alcun passo indietro sui tagli previsti dalla riforma, per questo continueremo con lo sciopero della fame». Sit-in nella Capitale. La protesta adesso si sposta a Roma. "Da domani - dice Caterina Altamore - cominceremo uno sciopero della fame davanti al ministero della Pubblica istruzione. Abbiamo fatto una scelta difficile, che ci metterà a rischio, ma non abbiamo altri mezzi per far sentire la nostra voce e andremo fino in fondo con coraggio e dignità. Chiederemo al ministro Gelmini di fare marcia indietro sul decreto che distrugge la scuola pubblica, con il taglio dei docenti e del personale amministrativo".

 

Scontro Gelmini-Vigili del fuoco sul numero massimo di studenti per aula

Sale la temperatura in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico. Nei giorni scorsi abbiamo parlato dei malumori generati dai corposi tagli – imposti dal ministro Tremonti – sul tempo pieno nelle prime elementari. Ad essi si aggiunge il problema del sovraffollamento delle classi. Ad alimentare la polemica c’è lo “scontro” in atto tra l’Ufficio prevenzione incendi dei Vigili del fuoco e il Miur, in relazione al numero massimo di studenti per aula. Un decreto del ministero dell’Interno, emanato nel 1992, sotto questo aspetto, parla in modo chiaro: “Il massimo affollamento ipotizzabile – si legge nel testo – è fissato in 26 unità”. Un limite, questo, difeso a spada tratta dai Vigili del fuoco, ma che fa a pugni con le disposizioni contenute in un altro decreto di emanazione più recente, che porta il nome del ministro Gelmini. Secondo la nuova normativa, infatti, le classi di nuova formazione dovranno essere costituite da almeno 27 allievi. Si pone dunque una questione, tutt’altro che irrilevante, sul piano della sicurezza pubblica. A complicare la situazione, inoltre, ci sono i dati, non certo confortanti, relativi allo stato di salute dell’edilizia scolastica italiana. Un rapporto recentemente stilato da Legambiente, infatti, bolla inequivocabilmente come “vecchi” gli istituti italiani, visto che 60 su 100 hanno visto la luce prima del 1974. Dallo studio emerge, inoltre, che più del 30 per cento degli edifici necessiterebbe di interventi di manutenzione urgenti. Numeri, questi, che sono alla base delle preoccupazioni avanzate da famiglie e addetti ai lavori. In attesa che la campanella ricominci a suonare, insomma, i nodi da sciogliere restano ancora tanti…

 

"Trattamento Boffo" in arrivo per Don Sciortino?

Don Sciortino, il direttore di Famiglia cristiana, deve accendere i ceri alla Madonna: finora gli è  toccato di subire l’accusa di pornografo. Il suo settimanale è stato “trasfigurato” dal Giornale di Berlusconi in “fanghiglia cristiana”, e i suoi articoli sono stati gratificati con aggettivi variopinti, che vanno dal disgustoso allo sgradevole, per non citare gli insulti più pesanti, affidati alla militanza cattolica interna al Pdl. Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, che ama il manganello parlante, è stato il più lesto ed il più diretto con la bonomia di sempre. Interrogato da Luca Talese del Fatto quotidiano, ha buttato giù alla rinfusa i suoi pensieri più casti sul conto del sacerdote. “Lo stile di vita invernale ed estivo di don Sciortino”, sostiene Gasparri, “e’ tale che difficilmente può impartire lezioni di morale a chicchessia”. Inutile ricordare che Famiglia Cristiana ha espresso critiche politiche. “Pensavo e so di don Sciortino e dei suoi singolari comportamenti”, ammicca Gasparri rincarando la dose. Ma che cosa gli addebita? Prima di tutto il fatto che non indossa abiti talari quasi mai. Tutto qui? O Gasparri si riferisce “alle serate in cui il direttore di Famiglia Cristiana faceva bisboccia e ad altri episodi di cui sono a conoscenza… È stato visto al bar, in buona compagnia, sempre allegro. Eppoi non ha mai tenuto messa a Marettimo… Don Sciortino si diverte e si rifiuta di dire messa, è stato ripreso anche dalle autorità ecclesiali, basta cercare nell’archivio. Se vive in questo modo non può pretendere di fare la morale a noi, non ha l’autorità per fare una battaglia politica contro di noi”. Avete capito l’antifona, no? Chi vuole fare una battaglia politica deve passare una sorta di esame-finestra, deve ottenere una specie di lasciapassare, attraversare la porta stretta che lascia fuori quelli che disturbano il manovratore. Altrimenti c’è il “trattamento Sciortino”, come ha ribattezzato Gasparri il trattamento Boffo. Qualcuno dovrebbe consigliare a Don Sciortino di non sentirsi indenne e di tutelare se stesso e il suo periodico con bagni di fede, preghiere e – non ci starebbe affatto male – un voto (niente di elettorale, ci riferiamo alla promessa). Trattandosi di un sant’uomo, disposto a non vedere nel mondo la cattiveria, don Sciortino cammina sulle strade del mondo con passo gioioso e con l’animo sgombro. Perchè mai dovrebbe capitargli qualcosa di brutto? Non e’ già tanto, essere additati come peccatori, pornografi, e di scrivere testi disgustosi? No, non è già tanto. Dovrebbe voltarsi indietro e guardare a quel che è successo a Dino Boffo, per rimanere in famiglia, con il direttore dell’Avvenire gettato in pasto all’opinione pubblica come un molestatore di donne gelose. Ha ottenuto le scuse dal direttore del giornale berlusconiano, ma e’ stato costretto (dai suoi “confratelli”) a dimettersi per chissà per quale ragione di stato, quindi la punizione per le sue imprudenti critiche al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, l’ha ricevuta ed è stata dolorosa. Uscendo dall’alveo cattolico, don Sciortino potrà trovare materiale assai significativo nella collezione del Giornale e di Libero, e – perchè no? – su Panorama. Chi tocca i fili, muore, insomma. E quanti restano in vita, si fanno la croce con la mano manca ancora per lo spavento e la straordinarietà del miracolo ottenuto. Famiglia Cristiana è il periodico dei Paolini, che assomigliano ai gesuiti senza esserlo, e sono benefattori senza darlo a parere. Il settimanale è in sintonia con le organizzazioni cattoliche che stanno, come si dice oggi, sul territorio, i volontari, i missionari, gli uomini di Chiesa che sanno come stanno le cose, si dannano l’anima (absit iniuria verbis…) per portare un poco di conforto a coloro che hanno bisogno. I Paolini hanno il polso della situazione e sopportano meno degli altri le storture di questo mondo, reagiscono, s’arabbiano e scrivono ciò che hanno da scrivere senza fare calcoli: a chi serve, chi se ne avvantaggia, chi ci resta male, quali danni potrebbe subire il Vaticano e così via. Famiglia Cristiana è diventato nel tempo una voce autorevole nella stampa nazionale sia per il numero di lettori che è riuscito a guadagnare, quanto per il modo spartano, deciso e indipendente con cui affronta gli argomenti dell’attualità. Talvolta non piace a sinistra, spesso non piace a destra. Ormai ha imparato, a proprie spese, che criticare il governo e, soprattutto, il presidente del Consiglio, obbliga ad un viatico di penitenza, del quale i Paolini – non solo loro – non sentono certo la necessità. Ma hanno imboccato questa strada, sono tenaci, tosti, passionali e forti delle loro conoscenze, difficilmente si faranno irretire da toni minacciosi e insulti. Obbediscono a ordini che vengono da lontano, non s’adattano con facilità ai suggerimenti non richiesti, ed intendono subire unicamente le sventure dei bisognosi. I cattolici del Pdl – da Lupi all’onnipresente Gelmini, Rotondi e gli altri – non hanno avuto misericordia né indulgenza e invece di riflettere sui rimproveri, hanno gettato “fanghiglia cristiana” – per usare l’epiteto del giornale berlusconiano – contro di loro. Don Sciortino non si volta dall’altra parte, non porge l’altra guancia, continua per la sua strada. È  convinto che bisogna perdonare perché non sanno quello che fanno? Impossibile: quelli sanno ciò che fanno e dicono, eccome. Il perdono di don Sciortino potrebbe avere tante motivazioni meno quella che Gesù sulla Croce trovò dall’alto della sua incommensurabile bontà.

 

"Vuoi essere ricoverato? Serve la raccomandazione"

La denuncia di un malato sulla sedia a rotelle. "L'episodio raccontato è un fatto gravissimo, non di malasanità, ma di malaumanità. Ci sarà un'inchiesta interna e se emergeranno responsabilità trasferiremo gli atti alla magistratura". Lo ha affermato il direttore generale dell'Asp di Catania, Giuseppe Calaciura, commentando la ricostruzione di un malato di osteogenesi imperfetta di Caltanissetta a una televisione locale durante la quale ha denunciato un ortopedico del presidio ospedaliero di Caltagirone di un presunto caso di omissione di soccorso. "Se i fatti denunciati, che stiamo verificando con tempestività e severità, dovessero rispondere al vero - ha aggiunto Calaciura - prenderemo opportuni provvedimenti per azioni e comportamenti di negligenza che, seppur isolati, rischiano di compromettere l'efficienza e l'efficacia del nostro sistema sanitario". Secondo la sua ricostruzione, il malato, su sedia a rotelle, si è recato al pronto soccorso dell'ospedale Gravina dopo un incidente che gli ha procurato una frattura composta metafisi ad entrambe le tibie e al malleolo peronale destro, e diverse lesioni. "A seguito di quanto rilevato - spiega l'utente in una lettera inviata al direttore generale dell'Asp - mi viene precisato di ripresentarmi il successivo lunedì (l'incidente è avvenuto sabato, ndr) per verificare le modalità di intervento terapeutico. Nel comunicare l'impossibilità di ricoverarmi il medico ha sostenuto, a voce alta, che la responsabilità è da addebitarsi alle norme regionali poste in essere in nome del risparmio sanitario, il quale non prevede ricovero per situazioni come la mia. Aggiungendo che il ricovero sarebbe potuto avvenire soltanto dietro telefonata di raccomandazione". Dalla Asp di Catania spiegano che il caso è già al vaglio dell'assessore regionale alla Salute Massimo Russo e che sarà verificato sia sotto il profilo deontologico che sotto quello prettamente sanitario.

 

Vertenza scuola Presidente della Provincia e Sindaco latitanti

Per Pippo Rao vi è una "totale insensibilità nei confronti della protesta degli insegnanti e dei familiari". "Sapere - aggiunge - che vi siano oltre 1500 tagli in organico dovrebbe vedere il Sindaco della città capoluogo e il Presidente della Provincia, alla testa dei movimenti sindacali e dei tanti comitati di insegnanti e familiari". "Paradossale che le Istituzioni messinesi, Comune e Provincia soprattutto, stiano in silenzio rispetto quello che sta accadendo nella scuola e per le ricadute che ci saranno sul nostro territorio non solo di tipo occupazionale, ma anche per la qualità e la quantità di prestazioni che interessano il settore scuola con le famiglie e gli alunni, oltre al personale docente ed a.t.a, che pagheranno un prezzo altissimo alla riforma Gelmini-Tremonti". Il Gruppo Consiliare del PD alla Provincia in Consiglio Provinciale con il Consigliere Pippo Rao, ha duramente attaccato il Sindaco Buzzanca ed il Presidente Ricevuto, per la totale insensibilità nei confronti della protesta degli insegnanti e dei familiari. "Pensare - continua - che tra l’anno precedente e questo che si va ad avviare, vi siano oltre 1500 tagli in organico, con il settore del sostegno che viene sempre più colpito e ridimensionato, dovrebbe vedere il Sindaco della città capoluogo ed il Presidente della Provincia, alla testa dei movimenti sindacali e dei tanti comitati di insegnanti e familiari, che dall’approvazione della tanto odiosa legge di riforma del sistema scolastico e dai provvedimenti finanziari ad essa collegati, si battono non solo per la salvaguardia del posto di lavoro, ma anche per impedire che il nostro sistema scolastico venga sempre più distrutto a spese dei ceti più deboli". "E’ assurdo - ha sottolineato - che per vertenze di ben altro tipo le istituzioni messinesi si sono mobilitate in grande stile, e con grande dispendio di energie e sforzi, e per la vertenza scuola siano totalmente assenti. Come se il fatto che, migliaia di cittadini messinesi perdano il proprio posto di lavoro,tanti bambini disabili non avranno l’adeguato supporto scolastico, tantissime famiglie verranno colpite dalle ricadute dei tagli, possa essere un problema di secondo piano! Se poi inoltre dovesse risultare vero che ieri gli insegnanti in protesta ed il sindacato, siano dovuti ricorrere al Prefetto per sensibilizzare il Sindaco ed il Presidente della Provincia sulla vertenza, il fatto sarebbe vergognoso perchè sarebbe la prima volta che un Prefetto diventi portavoce delle istanza di un territorio nei confronti dei propri amministratori. Fino ad oggi era avvenuto sempre il contrario"

 

Cronaca 27-08-2010

 

Scuola: i precari chiedono al Governo di fermare i licenziamenti

Dopo l’assemblea di Lunedì 23 Agosto tenuta presso la Camera del Lavoro, la Flc Cgil, i precari Ata (Ausiliari, Tecnici e Amministrativi), insieme ai docenti che per il 2010/11 rischiano di non lavorare, si sono presentati ieri dal Prefetto di Messina per manifestare contro le decisioni del Governo. I Precari di FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola e CIP chiedono a tutti i lavoratori, le Organizzazioni, le associazioni, i comitati di genitori di unirsi nella protesta per dire "no"con forza alle scelte del governo. La qualità della scuola pubblica è fortemente minacciata dalla mancanza di personale, la sicurezza degli alunni è messa a rischio in edifici in cui le carenze strutturali si uniscono al sovraffollamento di aule non adeguate ad accogliere 28-30 studenti per classe, il diritto all’integrazioni degli alunni diversamente abili è messo in discussione anche in caso di gravità dall’ulteriore riduzione di 86 posti su sostegno, anche la vigilanza fuori dalle aule non potrà essere assicurata per la presenza di un solo collaboratore scolastico per edificio, anche se in molti casi gli edifici hanno più piani o più corridoi da controllare. I docenti hanno perso in due anni 1056 posti: 641 nel 2009/10 e 415 nel 2010/11, mentre il personale ATA ha subito una riduzione di 201 posti  nel 2009/10 e 239 nel 2010/11: una riduzione di 440 posti. In due anni 1560 posti di lavoro in meno nella nostra provincia. La legge 133/08, voluta dai Ministri Tremonti e Gelmini e considerata come un risultato positivo del Governo dal Presidente Berlusconi, con una operazione di cassa, ha tolto ai nostri studenti la possibilità di frequentare una scuola di approfondimenti e di qualità, oltre che sicura e senza rischi, ma soprattutto ha avviato un processo di distruzione di una intera generazione di lavoratori: si è proceduto al licenziamento in tronco di una buona parte del precariato storico. E’ un'autentica emergenza occupazionale, in un territorio che ha subito duramente gli effetti della crisi internazionale. I lavoratori, che da almeno dieci anni hanno speso la loro professionalità nella scuola, non vogliono e non possono accettare di essere licenziati in tronco e rappresentano al Prefetto di Messina il disagio di questa città e della loro categoria perché si faccia carico della loro richiesta di blocco di questa mattanza. I precari della Scuola di Messina chiedono al Governo di intervenire, modificando immediatamente i provvedimenti, garantendo per l’anno scolastico 2010/2011 l’istituzione di nuovi posti nella scuola primaria e per il personale ATA per rispondere alle richieste di tempo pieno ed alle esigenze dei laboratori della scuola secondaria; ulteriori risorse di personale finalizzate alla riduzione del numero degli alunni per classe, a partire dalle situazioni più delicate sul versante della sicurezza degli ambienti scolastici e l’attivazione dei posti di sostegno per i casi di gravità. Queste le parole di Grazia Maria Pistorino della Flc Cgil: “Il momento è davvero difficile. I precari di Messina, nei prossimi giorni, con determinazione intendono manifestare al Governo l’impossibilità per questo territorio di sostenere 1560 licenziati. Abbiamo bisogno di lavoro, di lavoro onesto, speso nella formazione dei giovani siciliani: soprattutto così si consente sviluppo e si combatte la Mafia”.

 

Messina, neonato muore dopo il ricovero: aperta un'inchiesta

Al piccolo, di 7 mesi, era stata diagnosticata un'infezione intestinale. Secondo i genitori, la sonda utilizzata per l'esame avrebbe provocato una lacerazione che è risultata fatale. La procura di Messina ha aperto un'inchiesta sulla morte di un bambino di sette mesi deceduto al Policlinico della città dello Stretto. Sono stati i familiari del bimbo a presentare una denuncia. Secondo la ricostruzione dei genitori, il bimbo lo scorso 19 agosto, su consiglio del pediatra, era stato ricoverato all'ospedale Piemonte, dove i sanitari gli avrebbero diagnosticato un'infezione virale e un'otite e somministrato antibiotici. Ma il 23 agosto, le sue condizioni sono peggiorate. Un successivo esame endoscopico avrebbe rivelato un'infezione intestinale. Da qui l'immediato trasferimento al Policlinico, dove è stato sottoposto a un esame radiologico che ha confermato la diagnosi dei medici del Piemonte.  Secondo i genitori, la sonda utilizzata al Piemonte per l'esame intestinale avrebbe provocato una lacerazione. Il bambino è stato intubato e trasportato in sala operatoria per l'intervento, ma non c'é stato niente da fare.  Il sostituto procuratore, Francesca Ciranna, domani ha fissato il conferimento dell'incarico per effettuare l'autopsia sul corpo del piccolo.  

 

Stangata dopo le vacanze

Secondo Federconsumatori e Adusbef in autunno ci sarà un aumento di spese circa 1200 euro.Purtroppo, al rientro dalle vacanze, nuovi aumenti attendono le famiglie italiane. E' quanto emerge da un'analisi dell'Osservatorio Nazionale Federconsumatori, secondo il quale la crescita di prezzi e tariffe per il 2010, aggiornata alla luce degli ultimi andamenti, comporterà per le famiglie italiane un aggravio di ben 1.118 euro rispetto allo scorso anno. Aumenti che, a giudizio di Federconsumatori e Adusbef, si inquadrano nel più ampio capitolo di spesa delle famiglie che nella ripresa autunnale dovranno fare i conti con i costi scolastici ed i costi relativi al mantenimento della casa, a partire dalla voce riscaldamento. "Tutto ciò comporterà inevitabilmente un nuovo abbattimento del potere di acquisto delle famiglie, già duramente provato dalla grave crisi che il Paese sta attraversando da molto tempo, e dalle manovre economiche inique e sbagliate", affermano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti presidenti delle due associazioni. Guardando ai dati relativi alla contrazione del potere di acquisto delle famiglie "emerge chiaramente la drammaticità della situazione: dal 2007 al 2010 la caduta è stata di ben il 9,6%", rilevano ancora Trefiletti e Lannutti indicando come "indispensabile agire con determinazione avviando un processo di detassazione per le famiglie a reddito fisso ed operando un vero e proprio blocco di prezzi e tariffe". La voce in cui si registra l'aumento più consistente è quella dell'assicurazione dell'automobile (159 euro a famiglia in più rispetto allo scorso anno). Oltre i 100 euro di rincaro spettano anche al riscaldamento della casa (+140 euro), ai carburanti (+120 euro), alle tariffe del gas (+107 euro), sempre nel "capitolo casa" l'aumento delle tariffe acqua (+19 euro), tariffe rifiuti (+38 euro), mutui (+65 euro), derivati del petrolio (detersivi, plastiche e prodotti per la casa in genere, +82 euro). Si salva invece l'elettricità (-15 euro). La voce trasporti spicca con gli aumenti delle tariffe aeree e aeroportuali (+65 euro), di quelle autostradali (+60 euro), dei ricorsi per multe e contenziosi (+55 euro), dei treni (+65 euro), del trasporto pubblico locale (+32 euro). Per i servizi bancari si spendono 30 euro in più e, infine, c'é anche l'aumento delle addizionali locali da 60 euro. Non si scampa, infine, dal rincaro tipico dell'autunno, quello relativo alla scuola e ai libri (+36 euro).


Di seguito, la tabella degli aumenti secondo le previsioni dell'Osservatorio:

ASSICURAZIONE AUTO ..... 159 euro
TARIFFE AEREE E AEROPORTUALI ..... 65 euro
TARIFFE AUTOSTRADALI ..... 60 euro
RICORSO MULTE E CONTENZIOSI ..... 55 euro
TARIFFE GAS ..... 107 euro
TARIFFE ACQUA ..... 19 euro
TARIFFE RIFIUTI ..... 38 euro
SERVIZI BANCARI ..... 30 euro
MUTUI ..... 65 euro
CARBURANTI ..... 120 euro
TARIFFE ELETTRICHE ..... meno 15 euro
TRENI ..... 65 euro
AUMENTO ADDIZIONALI LOCALI ..... 60 euro
TRASPORTO PUBBLICO LOCALE ..... 32 euro
DERIVATI DEL PETROLIO ..... 82 euro
RISCALDAMENTO ..... 140 euro
SCUOLA E LIBRI ..... 36 euro

Totale ....................................... 1.118 euro

 

L'Etna si risveglia

Nuova ripresa dell'attività esplosiva sull'Etna: da ieri dai crateri sommitali del vulcano, e in particolare dalla Bocca nuova, si registrano violenti boati e emissione di alte colonne di cenere nera. Gli episodi, quattro in tutto fino a questo momento e che si alternano dopo un paio d'ore di 'calma', sono di notevole energia, e durano circa un quarto d'ora. L'ultimo è stato registrato alle 04.00. I fenomeni sono accompagnati da lieve attività sismica e da un breve incremento dell'ampiezza del tremore dei condotti magmatici interni del vulcano attivo più alto d'Europa, che torna subito dopo a valori normali. Secondo gli esperti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania gli episodi al momento "rientrano nella normale attività dell'Etna" e "non ci sogno segnali di una imminente eruzione". "Non ci sono problemi, ne c'è alcuna emergenza in atto per l'emissione di cenere lavica dall'Etna". Lo affermano fonti della Sac, la società di gestione dell'aeroporto di Catania, confermando che "lo scalo sta funzionando a pieno regime" e che "l'attività del vulcano non interferisce con i voli in arrivo e in partenza".

 

 

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Ultimo Aggiornamento 03/09/2010

Barcellona Pozzo di Gotto

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