Cronaca 03-09-2010
"Parto" in bagno: il Ministro Fazio invia ispettori
Ancora ispezioni e controlli. Oltre al blitz dei Nas, al
Policlinico arriveranno anche nuovi ispettori del
Ministero della Salute. A disporlo il Il ministro
Ferruccio Fazio, informato degli ultimi fatti avvenuti
all'interno dell'ospedale di viale Gazzi, in particolare
relativamente all'aborto avvenuto nel bagno del reparto
di Ostetricia e Ginecologia, storia balzata agli "onori"
delle cronache locali e nazionali ieri nel mezzo della
bufera che sta sconvolgendo il Policlinico universitario
della città dello Stretto. Disposto, dunque, di concerto
con l'assessore regionale Massimo Russo, l'invio degli
ispettori "al fine verificare l'appropriatezza delle
procedure effettuate e la corretta gestione
dell'emergenza".
L'inefficienza del Pronto Soccorso di Milazzo. Pazienti
in attesa per ore
"Il pronto soccorso è l'unità operativa dell'ospedale
dedicata ai casi di urgenza e con spazi adibiti alla
breve osservazione. Qui vengono prestate le prime cure
in tutti i casi di emergenza; si accede, quindi, in
modalità di "ricovero urgente"". Questa è però la
definizione da manuale perchè se si ha la "sfortuna" di
ricorrere al servizio di Pronto Soccorso dell'Ospedale
di Milazzo notiamo -ahinoi!- che il prospettato servizio
è di tutt'altro tipo. Là dove la corsa contro il tempo è
fondamentale perchè pochi minuti potrebbero mettere in
pericolo una vita, si deve attendere, invece, ore ed ore
per poter essere visitati e ricevere le prime cure. La
sala d'attesa, quindi, diventa luogo in cui i parenti e
gli amici dei pazienti -magari non troppo gravi ma
ugualmente sofferenti- si scambiano informazioni sui
sintomi del loro amico o congiunto che hanno
accompagnato, su cosa può aver causato il malessere e
quindi si abbozzano anche maldestre diagnosi ricordando
l'episodio in cui un dolore simile era stato superato
con questo o quel farmaco. Nello stesso momento in cui
si svolge il salotto da "medicina 33", i pazienti con
sospette fratture, dolori al petto, fitte addominali,
tagli sanguinanti o qualsiasi altro problema restano lì
seduti - se sono rimasti posti a sedere liberi - ad
aspettare senza che nessuno li accudisca o quanto meno
cerchi di capire cosa si possa fare nell'immediatezza
per alleviare la sofferenza prima di esser sottoposti ad
una visita più accurata. Abbandonati e rimproverati se
dopo i primi 45 minuti di attesa ad un "Pronto Soccorso"
si fa capolino nella sala adiacente la stanza del medico
per capire cosa stia facendo ritardare la chiamata, i
pazienti -diventati a buon diritto "impazienti"-
scoprono che il medico al Pronto Soccorso di Milazzo è
uno solo! Lo stesso che accoglie, visita, mette la
flebo, controlla chi la sta già facendo, dà i punti di
sutura ed, infine, compila il foglio di dimissioni. E'
ovvio, quindi, che una persona sola non può soddisfare
la richiesta di assistenza urgente che in qualsiasi ora
del giorno e della notte si presenta in un centro con
più di 32 mila abitanti come Milazzo, ricordando,
inoltre, che quel Pronto Soccorso serve anche un
altrettanto vasto bacino d'utenza proveniente dall'area
industriale. E' quindi facilmente immaginabile la
reazione -in alcuni casi anche violenta- da parte di
parenti e amici dei pazienti per le ore di snervante
attesa del loro congiunto, inserito in una lista che
scorre lenta, nonostante il desistere di molti che
decidono di rivolgersi altrove. Ma c'è di più. La
condizione appena descritta non è certamente una novità,
la stampa si è già occupata dell'argomento raccogliendo
le lamentele dei cittadini, narrando dell'aggressione
alla dottoressa di turno da parte di un uomo che aveva
portato il proprio bambino, e pubblicando le denunce
delle organizzazioni sindacali interne al presidio di
villaggio Grazia che rendevano nota la situazione di
assoluta emergenza, dovuta ad una carenza di organico,
accompagnata da una non ottimale organizzazione del
servizio. Eppure dalle "stanze dei bottoni" del mondo
sanitario regionale, provinciale e locale nessuno è
ancora intervenuto a difesa del cittadino, nessuno si
indigna, tutto è diventato col trascorrere dei mesi
tremendamente "normale". Non lo sarà più "forse" nel
momento in cui davanti al caso estremo di una morte
evitabile con un intervento medico immediato, la Procura
aprirà il suo fascicolo. Ma si deve arrivare a tanto per
vedersi riconosciuto un diritto?
Scuola. PdCI: "La Gelmini e il suo governo se ne devono
andare”
Bergonzi contesta l’atteggiamento del Ministro che deve
rimediare alle sua linea di licenziamenti di massa
contro i precari. Sembra che esista ormai un muro di
gomma tra il Ministro Gelmini e l’esercito degli
insegnanti precari che a gran voce dal nord al sud
invocano la propria identità lavorativa. "In tutta
Italia decine di migliaia di insegnanti precari che
stanno per essere licenziati si mobilitano e sono al
dramma dello sciopero della fame: da Roma, a Palermo, a
Milano". Chiedono un incontro col ministro Gelmini che
risponde, con insultante provocazione, dichiarandosi
d’accordo con Marchionne che licenzia gli operai". Con
queste parole Piergiorgio Bergonzi, responsabile
nazionale Scuola del PdCI, denuncia l’atteggiamento del
governo che anziché creare posti di lavoro licenzia
decine di migliaia di lavoratori. Professionisti questi
che da anni svolgono in modo qualificato il ruolo di
insegnate, dipendenti dello Stato e che adesso vivono
nella disperazione insieme alle loro famiglie, mentre
la scuola pubblica viene privata di risorse preziose per
il suo funzionamento "La Gelmini e il suo governo -
chiede Bergonzi - se ne devono finalmente andare. Il
responsabile nazionale Scuola del PdCI, chiede a gran
voce un incontro tra il ministro e gli insegnanti
precari, affinché la Gelmini possa dire loro come
intende rimediare alle tragiche scelte fino ad oggi
compiute restituendo alla scuola le immense risorse che
le ha sottratto e garantendo il lavoro ai precari.
Qualora il ministro persisterà sulla linea dei
licenziamenti di massa e della devastazione della scuola
pubblica (contro i precari anzitutto, contro tutto il
personale della scuola, contro 8 milioni di studenti che
hanno diritto ad un’istruzione qualificata, contro 15
milioni di genitori che con la scuola vogliono garantire
un futuro ai loro figli), dovrà far fronte, sostiene
Bergonzi , ad un movimento di opposizione e di lotta
sempre più vasto e determinato, convinto più che mai di
far valere i propri diritti.
Policlinico, l'assessore Russo convoca Pecoraro e
annuncia "novità"
Il "caso Messina" sul tavolo dell'assessore regionale
alla Salute Massimo Russo. Domani il braccio destro di
Lombardo terrà una conferenza stampa, con "novità", a
Palermo, dopo gli sconcertanti avvenimenti che nel giro
di una settimana hanno riguardato il Policlinico di
Messina. Dal litigio tra due medici in sala parto, che
ha già provocato i primi provvedimenti disciplinari,
alla denuncia di un presunto caso di malasanità che
avrebbe causato la morte di una donna di 60 anni, al
caso della donna che avrebbe partorito nel bagno della
sua stanza, senza assistenza medica. "Una serie di
episodi che hanno gettato grave discredito sull'immagine
del sistema sanitario siciliano - ha detto l'assessore
Russo - a cui ha fatto seguito il rapporto dei Nas che
nel corso della loro ispezione di ieri hanno rilevato
gravi carenze igieniche, sanitarie e strutturali".
L'assessore Russo ha anche convocato per il primo
pomeriggio di oggi, in assessorato, il dirigente
generale dell'azienda Policlinico di Messina, Giuseppe
Pecoraro. Intanto parla anche Antonio De Vivo. Dopo
giorni di (quasi) silenzio in cui a raccontare la sua
versione dei fatti è stato solo il collega, Vincenzo
Benedetto, con lui protagonista della presunta lite in
sala parto, adesso tocca a De Vivo. "Non sono ancora
stato chiamato dai magistrati, e non so quando verrò
interrogato, ma confido nella magistratura". "Anche oggi
– ha aggiunto De Vivo – sono venuto per accompagnare
alcune delle mie pazienti che devono partorire con il
cesareo al Policlinico, però non varco la soglia del
reparto". "Dopo tredici anni, da quando ho terminato la
specializzazione non posso entrare dove ho lavorato.
Sono molto dispiaciuto – ha concluso il ginecologo –
anche perché nessuno da parte delle Istituzioni del
Policlinico e dell’Università si é fatto sentire con me
solo tanti miei colleghi e pazienti mi hanno espresso la
loro solidarietà".
Cronaca 02-09-2010
Nas al Policlinico: trovati farmaci scaduti e carcasse
di pipistrelli…
La carcassa di un pipistello coperta di ragnatele in un
reparto, confezioni di farmaci scaduti da due anni in
Pediatria, la sala operatoria di chirurgia vascolare
chiusa per carenze igienico-sanitarie. Ecco il desolante
quadro delle condizioni del Policlinico di Messina, dove
ieri i Nas hanno compiuto un blitz, inviati dal ministro
della Salute Fazio. Farmaci scaduti anche da due anni,
sporcizia, calcinacci e polvere anche all'interno delle
sale operatorie. E ancora. Perdite di acqua dalle
tubature e una carcassa di pipistrello ricoperta di
ragnatele. È quanto hanno trovato oggi i carabinieri dei
Nas nel corso di un'ispezione al Policlinico, teatro
della rissa tra due medici avvenuta giovedì scorso in
sala parto, mentre una donna era in attesa di dare alla
luce il suo primo figlio. Dalle 10 di ieri mattina, su
incarico del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, i
militari del Nas di Catania, in collaborazione con i
colleghi di Palermo, Catanzaro e Ragusa e quelli del
Comando provinciale di Messina, hanno dato corso ad una
attività ispettiva presso l'ospedale 'G. Martinò di
Messina, evidenziando che la struttura "è interessata da
carenze igienico-sanitarie, strutturali e tecnico
impiantistiche tali da costituire pericolo per la salute
dei degenti e del personale operante in violazione alla
normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e di
degenza, nonchè presenza di farmaci accantonati nelle
corsie dei vari reparti e mancato rispetto dei percorsi
sporco/pulito". In particolare - riferiscono in una nota
i Nas - è emerso che una delle tre sale operatorie del
Reparto di chirurgia vascolare è risultata interessata
da carenze strutturali, di personale ed
igienico-sanitarie. In proposito, la direzione sanitaria
dell'ospedale ha provveduto alla chiusura in autotutela
della sala operatoria. Al Pronto soccorso pediatrico
sono state trovate 50 confezioni di farmaci (non
salvavita) scaduti da circa due anni; sono state
rilevate carenze igienico-sanitarie e strutturali
riconducibili a lavori di edilizia con presenza di
calcinacci e polvere. Nell'Unità terapia intensiva
coronarica è stato addirittura rinvenuta la carcassa di
un pipistrello ricoperta di ragnatele.
La protesta in Friuli della maestra siciliana
Dormirà in macchina e farà lo sciopero della fame fino a
quando non otterrà un incarico da qualche scuola
elementare: è la protesta di Maria Carmela Salvo, di 55
anni, originaria di Palermo, da cinque anni docente
precaria in provincia di Pordenone. Stamani la donna ha
parcheggiato la sua utilitaria nella piazza di Maniago
(Pordenone), cittadina nella quale ha insegnato negli
ultimi anni, e ha assicurato che non si muoverà fino a
quando non avrà una cattedra. "La scuola è diventata una
macelleria di precari - ha detto - e la riforma Gelmini
la sta distruggendo. A 55 anni non sono ancora riuscita
a diventare di ruolo e la contrazione delle cattedre ha
impedito che ottenessi un incarico annuale. Non mi resta
che lo sciopero della fame e dormire in auto. Starò quì
almeno fino al 13 settembre, giorno di inizio delle
lezioni, quando spero che qualche scuola mi chiami per
supplenze brevi". Insieme alla donna, oltre a un gruppo
di colleghi precari e rappresentanti sindacali, c'è il
marito, anch'egli disoccupato. "La mia più grande
vergogna - ha spiegato la maestra - è stata quando, due
anni fa, mia figlia, anche lei precaria in call center,
mi ha pagato il biglietto dell'aereo per tornare in
Friuli a insegnare".
Malasanità. Perché si litiga negli ospedali?
Enzo Paolini, presidente dell'Aiop (Associazione
Italiana Ospedalità privata), dopo l'iniziativa presa
dalla Regione Siciliana per ridurre la proliferazione
dei parti cesarei e dopo la lite tra due ginecologi
avvenuta nell'ospedale di Messina durante un parto
cesareo, ha proposto la revisione di tariffe, in
particolare l’equiparazione della tariffa prevista per i
parti cesarei a quella dei naturali, in modo da
escludere speculazioni economiche nella scelta dei
medici delle strutture private per il parto da proporre.
"L'Aiop aveva già proposto al Ministero della Salute -
spiega Paolini - la revisione di alcune tariffe e in
particolare l'equiparazione della tariffa prevista per
parti cesarei e quelli naturali. L'iniziativa è stata
ben accolta dalla Regione Siciliana che dal 2010 ha
recepito e applicato la nostra proposta". Nell’Isola,
peraltro, si registra una delle percentuali più alte di
parti cesarei. La nota di Paolini prende il toro per le
corna, senza infingimenti e ipocrisie. Sembra una
risposta sulle cause dei casi di Messina e Roma. I
litigi, le dispute e i pericolosi bracci di ferro in
corso d’opera, potrebbero essere provocati da questioni
economiche. Gli imprenditori delle cliniche private non
si nascondono dietro il dito e regalano un quadro
sufficientemente veritiero, anche se non
generalizzabile, della situazione. Giusti non fare di
tutta l’erba un fascio, altrettanto utile riferire le
cose come stanno. Negli ospedali italiani c’è chi
guadagna di più e chi molto meno. Dipende dalla mansione
esercitata, dal carico di responsabilità dalle funzioni,
ma anche dai compiti e dall’attività che si esercitano.
I parti cesarei sono la metafora più veritiera di questa
condizione: sono diventati molto competitivi per due
ordini di motivi: i tempi ed i costi. Il cesareo
accorcia di parecchie ore il parto, perché “taglia” il
travaglio e consegna il bambino alla puerpera in pochi
minuti. L’intervento chirurgico ha costi più alti nella
tabella tariffaria nazionale rispetto all’assistenza al
parto ed alle doglie. In definitiva si spende meno
tempo e si guadagna molto di più. Le mamme e i familiari
hanno finora appreso che l’intervento chirurgico
presenterebbe vantaggi rispetto al parto naturale sia
per la puerpera quanto per il nascituro: la prima porta
a termine la gravidanza senza sottoporsi a lunghe ore di
doglie e sofferenze, il nascituro grazie al bisturi
arriva al mondo sereno. Per queste ragioni il cesareo
non è più una scelta dettata dai “ritardi”, dalle
condizioni della puerpera o del nascituro, ma suggerita
da motivazioni economiche. Viene trascurato il rilievo
che ha il rischio clinico dell’intervento chirurgico,
naturalmente. Il contesto in cui si lavora in
ginecologia, peraltro, è inquietante, perché gli
interventi chirurgici aumentano le buste paghe, e molti
ginecologi si dividono fra ospedali pubblici e cliniche
private, dirottando i loro pazienti in queste ultime,
perché le prestazioni vengono retribuite a cachet e non
rientrano, ovviamente, nello stipendio “pubblico”. Il
dirottamento ha creato autentici ingorghi in corsia per
la presenza di estranei nei reparti: medici esterni agli
ospedali, che seguono i loro pazienti e ogni volta che
possono, li indirizzano secondo convenienza. La Cgil
Sicilia ritiene che la commistione pubblico-privato, a
causa del conflitto d’interesse che propone, sarebbe
responsabile di episodi di malasanità. Non più, dunque,
una questione legata alla ginecologia ma un problema
generale per il quale viene sollecitata dal sindacato
una iniziativa legislativa. Una domanda mette i brividi:
se la moda del “cesareo” fosse stata seguita anche per
altri interventi? Quante volte un paziente subisce un
intervento chirurgico invece che essere curato
farmacologicamente o con altri mezzi? Il ricordo di una
clinica milanese “indagata” a causa del bisturi
selvaggio è ancora vivo, anche se si sa poco o niente
dell’inchiesta giudiziaria. Tanti pazienti finirono
sotto i feri senza che ce ne fosse bisogno, per fare
cassetta.
Panorama accende i riflettori sulle "anomalie" del
Policlinico
E punta il dito contro i medici "abusivi"
Scende in campo anche "Panorama". Al "caso Policlinico"
la nota rivista dedica un approfondimento, con
intervista alla coordinatrice nazionale del Tribunale
per i Diritti del Malato, che mira a scoperchiare il
calderone dell'ospedale di viale Gazzi. L'articolo punta
il dito contro "interessi, parentele, favoritismi, odi e
invidie difficilissimi da sradicare", ma soprattutto
contro chi, secondo Panorama, esercita la professione in
maniera "abusiva". Ecco il testo dell'articolo di
Claudia Da Conto: La sospensione del primario e di un
medico, il licenziamento in tronco di un altro, la loro
iscrizione, e di altri due sanitari, nel registro degli
indagati della Procura di Messina per lesioni e
omissione, non bastano a Matteo Molonia. Non può
bastare al marito di una donna che ha rischiato di
morire in sala parto e che dovrà aspettare due anni per
sapere se il suo piccolo Antonio sarà un bambino
intelligente o no solo perché i due medici che dovevano
aiutarlo a nascere - uno dei quali un borsista
dell’Università (quello che seguiva privatamente la
donna) che non aveva nemmeno l’abilitazione per operare
- si sono messi a litigare e a fare a botte. Non gli
basta e lo ha detto: “E’ una presa in giro all’italiana,
da domani si spegnerà l’informazione su questo caso e
la vicenda sparirà del tutto”. Un pessimismo il suo che
in parte condivide anche la Coordinatrice nazionale del
Tribunale per i Diritti del Malato Francesca Moccia
“sulla base di tante altre esperienze devo dire che è
molto possibile che da domani si farà ben poco. L’unico
barlume di ottimismo – spiega Moccia – è che in questo
caso sono stati subito presi dei provvedimenti
disciplinari. Tra l’altro, l’assessorato alla salute
della Sicilia si sta dando molto da fare per
regolarizzare i rapporti tra pubblico e privato negli
ospedali. A differenza di altre regioni come la
Calabria, dove non si fa proprio niente, in Sicilia pare
che qualcosa si muova”. Sarà pure, ma intanto serviranno
poco a questa famiglia anche le scuse del ministro della
Salute Ferruccio Fazio e la promessa dell’assessore
regionale Massimo Russo che di tutto sarà fatto “per
verificare l’eventuale esistenza di altre anomalie e per
accendere i riflettori in modo esauriente sui rapporti
tra l’attività istituzionale e quella privata”. Fosse
facile! Al Policlinico di Messina, ma è così in quasi
tutti i policlinici universitari d’Italia, dietro quei
rapporti si celano interessi, parentele, favoritismi,
odi e invidie difficilissimi da sradicare. I concorsi
sono praticamente tutti pilotati dai baroni che
sponsorizzano i propri protetti. Protetti come Antonio
De Vivo. E’ stato lui a portare la sua paziente, Laura
Salpietro, a partorire al Policlinico. Come se un
assegnista di ricerca possa tranquillamente svolgere
attività assistenziale autonoma. No, non può! Non può
perché si tratta di esercizio abusivo della professione.
Allora chi glielo ha permesso? Ovviamente il primario di
ostetricia e ginecologia Domenico Granese che adesso
rischia grosso. Mai quanto il piccolo Antonio però.
Senza contare che raramente le vittime di malasanità
ricevono un risarcimento proporzionato al danno subito.
“Spesso il risarcimento non arriva neppure – spiega
ancora Francesca Moccia – i tempi della giustizia sono
talmente lunghi e le procedure così farraginose, che
molti ci rinunciano. Al massimo arrivano, dopo anni, a
mettersi d’accordo per quattro soldi. E comunque, in
casi molto gravi come questo, nessun risarcimento potrà
mai bastare”.
Cronaca 01-09-2010
Sanità: feto partorito in bagno al policlinico di
Messina 7 indagati
Sarebbero sette i medici e gli infermieri indagati
nell'ambito di un altro caso che riguarda il reparto di
Ostetricia del Policlinico di Messina, al centro delle
cronache in questi giorni per la lite tra due medici in
sala parto. Questa volta si tratta della vicenda,
risalente al giugno scorso, di una 37enne che aveva
programmato un aborto terapeutico per gravi
malformazioni del feto. Ma nella notte tra l'11 e il 12
giugno avrebbe partorito nel bagno della sua stanza,
davanti alla madre e senza assistenza medica. Qualche
ora prima la donna aveva iniziato ad avere le
contrazioni e solo dopo insistenti pressioni si era
presentato un infermiere del reparto che, secondo il
racconto della donna, le avrebbe detto che nessun dei
medici di guardia sarebbe intervenuto in quanto
obiettori di coscienza. E che quindi l'aborto sarebbe
stato praticato il giorno dopo da un altro medico. Ma
gli eventi sono poi precipitati e la donna ha partorito
senza aiuto in bagno.
Donna muore al Policlinico di Messina: rubato il
computer del reparto
Un computer è stato rubato nel Policlinico di Messina
dal reparto di Chirurgia generale, lo stesso nel quale,
nei giorni scorsi, è morta una donna di 60 anni,
Giovanna Panarello, sul cui decesso la Procura della
Repubblica di Messina ha aperto un'inchiesta
conoscitiva. Il furto è stato denunciato ai carabinieri
che indagano sull'accaduto e che stanno cercando di
verificare se sia da collegare all'inchiesta in corso
che è stata aperta come atto dovuto dopo la denuncia dei
familiari della sessantenne. Allo stato non ci sono
elementi per mettere in relazione i due episodi. Il
Policlinico di Messina è lo stesso ospedale dove la
notte tra il 27 e il 28 agosto scorsi due medici
avrebbero dato vita a una rissa in sala parto mentre una
puerpera era in attesa di partorire.
Lite in sala parto, sospeso il primario, licenziato
ginecologo De Vivo
L'azienda ospedaliera ha sospeso il professor Granese ed
il dott Benedetto. Licenziato Antonio De Vivo. La
decisione era nell'aria, ma poco fa è stata
ufficializzata. Due medici sospesi in via cautelativa e
la risoluzione del contratto come assegnista per un
terzo. Sono questi i provvedimenti disciplinari decisi
dalla direzione generale del Policlinico e
dall'assessore alla Sanità della Regione siciliana,
Massimo Russo, per la lite nella sala parto del
nosocomio Messinese. La sospensione è stata decisa nei
confronti del direttore dell'unità operativa di
Ostetricia e Ginecologia, professore Domenico Granese,
per "omessa vigilanza". Il medico è sospeso
dall'incarico ma non dalla professione, e continuerà a
lavorare in ospedale. E' stato invece completamente
sospeso dall'attività uno dei due medici che sarebbe
stato protagonista della rissa: Vincenzo Benedetto. Nei
confronti del ricercatore confermato, è stato avviato
anche un procedimento disciplinare. Il terzo medico per
cui sono stati adottati provvedimenti è Antonio De Vivo
che secondo l'assessore Russo "era un assegnista che non
poteva prestare assistenza pubblica ed era quindi un
abusivo". Per lui, infatti, è stato adottato il
provvedimento più drastico: risoluzione immediata del
contratto di assegnista di ricerca.
Bufera Policlinico la denuncia dei sindacati e gli
scarafaggi in cucina
Insetti a spasso sui carrelli della mensa, gli
escrementi di gatto nelle cucine. Nel giorno del blitz
del ministro Fazio l'Orsa torna a denunciare le carenze
igieniche nel servizio di ristorazione del nosocomio
universitario. Riflettori ancora puntanti sul
Policlinico. Dopo la rissa tra medici in sala parto, il
blitz del ministro della Salute Ferruccio Fazio, il
commissariamento di Ginecologia e i nuovi casi di
sospetta malasanità, ora le foto choc a corredo della
denuncia dell'Orsa, il sindacato che raccoglie i
lavoratori del servizio mensa del Policlinico. Il
sindacato, impegnato da mesi in un duro braccio di ferro
con la direzione del Policlinico per il rinnovo del
servizio e la gestione da parte delle coop che si sono
aggiudicate l'appalto, ha annunciato una nuova protesta.
E sollevato il velo sullo stato di degrado del servizio
cucine del nosocomio universitario. L'Orsa aveva già
consegnato ai Nas, nel maggio scorso, un dettagliato e
incredibile dossier fotografico, oggi arricchito dalle
immagini di uno scarafaggio "a passeggio" sui carrelli
della mensa. "Ci duole dover gravare sulla già denigrata
immagine del Policlinico di Messina - scrive la sigla
dei lavoratori- ma di fronte all’arroganza della
SR-Ristorazione che insiste a perseguire la strada della
messa in mobilità senza assegno di oltre il 50%
dell’attuale forza lavoro, non possiamo abdicare al
ruolo di tutela dei lavoratori". L'Orsa denuncia "la
gestione, quanto meno approssimativa, del servizio
essenziale e le chiare violazioni di punti salienti del
capitolato d’appalto che, nonostante le nostre reiterate
denuncie alla Direzione Sanitaria, restano impunite con
tutto ciò che ne consegue per la qualità del servizio
dovuto all’utenza e per i livelli occupazionali che la
SR-Ristorazione si appresta a dimezzare. Allo stato
dell’arte la SR-Ristorazione (gestrice dell’appalto)
fornisce il vitto in contenitori plastici usa e getta,
in aperta violazione del capitolato d’appalto che
prevede posate metalliche e contenitori ceramici, il
tutto per organizzare il servizio con meno personale in
previsione degli annunciati licenziamenti". "Risulta
bizzarra, conclude il sindacato - la posizione della
SR-Ristorazione che in sede Prefettizia ha dichiarato di
poter fornire il servizio con soli 35 dipendenti mentre,
in occasione degli scioperi pretende 45 lavoratori per
effettuare i servizi minimi essenziali"
Cronaca 31-08-2010
Lite in sala parto. La Procura emette cinque avvisi di
garanzia
L'indagine della Procura della Repubblica di Messina
procede speditamente per accertare se la lite nella sala
parto del Policlinico abbia ritardato l'intervento
cesareo su Laura Salpietro, 30 anni, che subito dopo ha
avuto un'emorragia e l'asportazione dell'utero, mentre
il figlio Antonio ha subito due arresti cardiaci e
potrebbe avere avuto danni cerebrali. La Procura di
Messina ha iscritto nel registro degli indagati cinque
persone, tra cui i due ginecologi protagonisti della
lite nella sala parto del Policlinico, Antonio De Vivo,
Vincenzo Benedetto, e il primario di ostetricia e
ginecologia, il prof. Domenico Granese. I carabinieri
hanno notificato altri due avvisi di garanzia,
probabilmente ai due ginecologi che hanno materialmente
effettuato l'intervento chirurgico ed asportato l'utero.
Gli indagati devono rispondere a vario titolo di lesioni
personali colpose e omissioni. Intanto Vincenzo
Benedetto, uno dei due ginecologi coinvolto nella lite,
sostiene una versione dei fatti diversa da quella
raccontata dal collega De Vivo. Il ginecologo si difende
e sostiene di non avere aggredito e picchiato nessuno:
"I fatti non sono assolutamente andati come e' stato
riportato dai media, sto provvedendo con i miei legali
per rettificare una versione che non corrisponde a
verità".
Il ministro Fazio al Policlinico: «Siamo oltre la
malasanità
Il caso della lite in sala parto. Così il ministro della
Sanità in visita alla puerpera e al neonato: «Il tessuto
in cui è avvenuta la vicenda è migliorabile, ma non è
coi soldi che si fa la buona sanità. Mi aspetto
punizioni esemplari». L’assessore Russo: «Vicenda
inammissibile, danno d’immagine al sistema sanitario
siciliano». Ufficializzato il provvedimento di
sospensione per il primario del Reparto. Il ministro
Ferruccio Fazio, accompagnato dall’assessore regionale
alla Sanità Massimo Russo, dal direttore generale del
Policlinico Giuseppe Pecoraro e dal rettore
dell’Università di Messina Franco Tomasello, ha appena
concluso la sua visita alla signora Laura Salpietro, le
cui condizioni di salute migliorano dopo l’incredibile
caso della lite in sala parto. Fazio si è fermato con i
giornalisti uscendo dal reparto di Ginecologia e
Ostetricia, prima di recarsi dal neonato (anche le sue
condizioni sembrano migliorare). «La mia è una visita di
solidarietà – ha detto Fazio - non sono qui per fare
indagini. Ho voluto pronunciare parole di speranza e far
sentire alla signora Laura che le istituzioni sono
vicine a lei e alla sua famiglia. Se è successo quello
che è successo è anche perché ci troviamo in un “humus”,
un contesto particolare. Il tessuto in cui è avvenuta
questa vicenda è assolutamente migliorabile, ma non è un
problema di soldi perché non sono i soldi a fare la
buona sanità. Sono indignato esattamente come l’opinione
pubblica, mi aspetto punizioni esemplari, anche se non è
il Ministero a doverle decidere. Qui si va oltre la
malasanità, che scaturisce dal contesto in cui ci
troviamo». Così l’assessore Russo: «Stiamo migliorando
la sanità attraverso provvedimenti duri, atti a
garantire sicurezza ai nostri pazienti e ai cittadini.
E’ un percorso difficile pieno di resistenze culturali e
professionali. Anch’io esprimo solidarietà e mi sento di
porgere le scuse alla signora e alla sua famiglia. E’
una vicenda inammissibile che reca danno d’immagine
all’interno del sistema sanitario siciliano e penalizza
le professionalità serie, che sono tante, tantissime.
Dobbiamo mettere mano al rapporto tra pubblico e
privato. C’è un dato da affrontare: i parti cesarei qui
sono troppi, in Italia sono il 38 per cento, mentre il
25 per cento è quella indicata dall’Oms». Nel corso
della conferenza stampa è stato anche ufficializzato il
provvedimento di sospensione nei conftronti del
direttore del Reparto di Gineocoligia, Ostetricia e
Neonatologia, prof.Domenico Granese
Un altro sospetto caso di malasanità al Policlinico
Giovanna Panarello è stata ricoverata il 24 agosto per
un banale mal di pancia. Tre giorni dopo è morta per una
perforazione all'addome. Secondo i familiari malgrado le
insistenze i medici non sono intervenuti in tempo.
Domani l'autopsia. Nei giorni della rissa in corsia un
altro caso di sospetta malasanità si è verificato al
Policlinico di Messina. Una sessantenne è morta in
Rianimazione per una perforazione addominale, dopo tre
giorni di ricovero. I familiari hanno denunciato
l'accaduto, lamentando il mancato intervento dei medici,
malgrado le loro insistenze. La Procura ha aperto
un'inchiesta e domani il sostituto procuratore Federica
Rende affiderà l'incarico di eseguire l'autopsia sul
corpo della sessantenne Giovanna Panarello. Se ne
occuperà il medico legale Barbaro. In corso di notifica
gli avvisi di garazia ai sanitari che si sono occupati
della signora. Il figlio, assistito dall'avvocato
Salvatore Papa, ha spiegato che la made si è presentata
al Pronto soccorso del nosocomio universitario il 24
agosto scorso lamentando forti dolori allo stomaco. Da
lì era stata trasferita in Chirurgia generale dove,
malgrado le insistenze della famiglia di fronte ai
peggiormanti della donna, i medici rassicuravano sulle
condizioni della paziente, senza interverire. Nella
notte tra il 26 ed il 27 agosto ad assisterla c'era il
figlio, che ha notato un peggioramento critico delle
condizioni della madre. Al mattino Giovanna Panarello è
stata sottoposta a Tac che ha evidenziato una
perforazione addominale. Anestesista e chirurgo si sono
detti contrari all'intervento: la donna non sarebbe
sopravvissuta all'operazione. Giovanna Panarello è stata
trasferita in Rianimazione e nel corso della giornata è
stata portata in sala operatoria, ma le sue condizioni
erano troppo compromesse per l'intervento ed è tornata
in Rianimazione. I medici hanno detto ai familiari che
era necessario stabilizzarla per provare ad operarla. Ma
la Panarello è morta nel pomeriggio.
Cooperativa Futura: proclamato lo sciopero della fame
Manifestazione di protesta dei lavoratori della ex
cooperativa Futura davanti al Municipio di Messina. "Nei
giorni scorsi i lavoratori riunitisi in assemblea -
dichiarano Clara Crocè segretario generale della FP CGIL
e Angela Passari responsabile del settore - hanno deciso
di proclamare lo sciopero della fame ad oltranza . La
vicenda dei lavoratori della cooperativa Futura non è
più tollerabile - continuano - non è degna di un paese
civile. Il Sindaco ha lasciato per mesi, delle famiglie
senza stipendio. La responsabilità di tale situazione è
tutta da ascrivere all’Amministrazione comunale che
contrariamente a quanto sostenuto dalla FP CGIL, ha
saldato alla cooperativa Futura fino ad aprile 2010,la
cooperativa non ha ancora saldato i lavoratori". Dopo il
fallimento di tutti gli accordi stipulati presso l’UPL –
continua Clara Crocè – la FP CGIL ha richiesto di
bloccare le mensilità dei mesi di maggio, giugno e
luglio e di procedere al pagamento diretto dei
lavoratori , ancora nulla è stato fatto . Nei giorni
scorsi, più di cento lavoratori hanno inviato al Sindaco
un nuovo atto stragiudiziale e avviate dai nostri legali
le procedure per l’emissione dei decreti ingiuntivi
anche nei confronti dell’Amministrazione Comunale
responsabile in solido. Il pagamento dei mutui,delle
bollette o come riempire il carrello della spesa al
supermercato non fanno paio con i tempi della burocrazia
- conclude - lo sciopero della fame dei lavoratori
continuerà fino a quando l’Amministrazione Comunale non
provvederà a pagare direttamente i lavoratori".
Cronaca 30-08-2010
Il 74% dei reati contro la Pubblica Amministrazione al
Sud
Per il centro studi di Mestre Il Molise detiene la
maglia nera, seguito dalla Sicilia. La regione più
virtuosa è il Veneto. Quasi i tre quarti dei reati
all’interno della Pubblica Amministrazione, precisamente
il 74%, avvengono nelle regioni meridionali. A mettere
in luce questo triste scenario è l’Ufficio studi della
Cgia di Mestre, che ha elaborato alcuni dati presentati
dalla Corte dei Conti in materia di responsabilità
amministrativa, ossia reati di amministratori o
dipendenti pubblici nel loro rapporto d’ufficio. I dati
evidenziano come i reati contro la Pubblica
Amministrazione siano quelli che maggiormente riempiono
gli uffici della Corte dei Conti. Soltanto nel 2009, nel
nostro Paese, sono state avviate 1.652 cause, ossia 2,75
ogni 100 mila abitanti, mentre lo stock di giudizi
ancora in corso ha raggiunto la cifra di 3.680 alla fine
dell’anno scorso, corrispondenti a 6,13 ogni 100 mila
abitanti. La maggioranza dei procedimenti avviati
riguardano, come evidenzia il rapporto della Cgia,
tangenti, frodi comunitarie, illiceità nel conferimento
di consulenze o nella retribuzione di incarichi a
personale esterno, irregolarità gestionali nella
realizzazione di opere pubbliche, illiceità nella
gestione di servizi pubblici e in quella del comparto
sanitario. Come detto, di questi procedimenti in corso,
il 74%, ossia 2.721, riguarda il Sud. La regione che
detiene il primato negativo è il Molise con 31,48 cause
aperte ogni 100 mila abitanti, mentre il Veneto è la
Regione più virtuosa con 0,88 giudizi rimasti aperti al
31 dicembre del 2009. La Sicilia detiene un non
confortante secondo posto, con 23,2 cause rimanenti ogni
100 mila abitanti. A seguire la Basilicata (16,09), la
Calabria (13,29), la Campania (13,28) e la Sardegna (9,
22). Leggendo la classifica al contrario, invece, la
seconda regione più virtuosa è l'Emilia Romagna (0,97
ogni 100.000 abitanti), seguita da Lombardia (1,06),
Piemonte (1,20), Liguria (1, 80) e Friuli Venezia Giulia
(2,36). La classifica rimane sostanzialmente invariata
anche quando si tratta di analizzare le cause 'sorte'
nel 2009. “Specie sul fronte delle consulenze –
commentano dall'Ufficio Studi della Cgia di Mestre – ci
troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza. Non
si tratta di fatti episodici o di incapacità di
gestione, bensì di una vera e propria patologia: c’è il
rischio di compromettere nel tempo la tenuta dei bilanci
delle amministrazioni”. Ora nessuno vuole mettere in
discussione l’allarmistica situazione delineata da
questi dati, ma di certo non farebbe male che la stessa
indagine venga compiuta anche da altri enti un po’ più a
Sud della Penisola, visto che dalla suddetta analisi
sembra emergere un quadro che dipinge il Mezzogiorno
terra di malaffare contrapposto a un Settentrione terra
della legalità. Non vi è dubbio che al Sud i reati da
questo punto di vista siano certamente in numero
maggiore, ma ci piacerebbe non accontentarci solo di
un’analisi effettuata in quel di Mestre, Venezia.
Policlinico, la lite in sala parto diventa "caso"
nazionale.
Un caso nazionale quello della lite scoppiata tra due
medici in sala parto giovedì scorso. E mentre la donna
ed il bambino sono ancora gravi per le complicazioni
sorte durante lo sfortunato intervento, l'episodio
diventa caso nazionale.
«Non deve
più accadere, abbiamo già attivato gli ispettori».
Questo il primo commento del ministro della Salute,
Ferruccio
Fazio, intervisto dal Tg2 sulla vicenda
della lite avvenuta in sala parto a Messina che avrebbe
ritardato l’intervento e su cui è stata aperta
un’inchiesta. «Questo - ha detto Fazio - è
chiaramente non solo un episodio di malasanità, ma un
episodio assolutamente indecoroso: non deve più
succedere. Certe cose - ha aggiunto - succedono
purtroppo, prevalentemente, anche se non unicamente, in
regioni in cui c’è, diciamo, un lassismo della sanità.
Abbiamo attivato gli ispettori, d’intesa con l’assessore
Russo, che ha anche lui attivato un’inchiesta
amministrativa». Riguardo ai due medici al centro
della vicenda, «il problema - ha osservato
Fazio - non sono queste due persone. Sono,
evidentemente, anche queste due persone. Ma il problema
reale è mettere in essere dei meccanismi per cui questo
non succeda più e quindi dare un sistema alle Regioni
che ancora non ce l’hanno e che sono, combinazione,
quelle in deficit economico. La sanità cattiva, lo
abbiamo detto tante volte - ha concluso - è
quella che costa di più». Il giudizio di Fazio non
è però piaciuto al sindaco di Messina, Peppino
Buzzanca: «Il pur deprecabile gesto
dei due medici che, all’interno delle sala operatoria
non può autorizzare il ministro della Salute ad
affermare che certe cose possono accadere solo in
determinate Regioni». «Che la sanità in Sicilia
non funzioni - ha aggiunto Buzzanca - è fin
troppo evidente, ma spalmare la colpa su tutti significa
non volere individuare i veri responsabili. Bisogna
correggere gli errori che partono dalla cattiva
organizzazione dell’assessorato alla Sanità siciliana
che pensa solo a fare proclami piuttosto che porre in
essere concreti interventi di rilancio della sanità in
Sicilia». «Sono dispiaciuto - ha concluso
- perché, per colpa di qualcuno, si finisce col
gettare ombre sulla qualificata opera dei tanti medici
messinesi che, con spirito di servizio, abnegazione e
passione, ogni giorno, nel contesto difficile nel quale
operano, riescono a garantire la salute dei cittadini
messinesi».
L'Italia spende poco per la famiglia
Per la famiglia e la maternità l'Italia spende solo
l'1,2% del prodotto interno lordo, mentre nell'Unione
europea si spende decisamente di più (2,1% nella Ue a 15
e 2,0% nella Ue a 27). Nella classifica dell'Europa a 15
l'Italia risulta, assieme alla Spagna e il Portogallo,
ultima per la spesa in rapporto al Pil. Per quanto
riguarda invece la quota di spesa nell'ambito di tutte
le prestazioni di protezione sociale, l'Italia tra i 27
Paesi europei precede solo la Polonia: nel nostro Paese
la quota per la famiglia e la maternità, nell'ambito
della spesa per welfare, pesa il 4,7% (in Polonia il
4,5%). Ma la media complessiva dei Paesi europei è
dell'8%. È quanto risulta dall'ultima "Relazione
Generale sulla situazione economica del Paese" del
ministero dell'Economia.
"Scandaloso" al Policlinico. Medici fanno "a botte" in
sala parto
Migliorano le condizioni di salute di Laura
Salpietro,
30, anni e del figlio Antonio, nato nel Policlinico di
Messina durante un diverbio finito alle mani tra due
medici in sala parto, che avrebbero litigato su chi
doveva fare il taglio cesareo.
La donna,
alla quale è stato asportato l'utero per via di una
emorragia subito dopo avere partorito, è uscita dalla
prognosi riservata. "Sta meglio - dice il
professor Domenico
Granese, direttore dell'unità operativa
di ostetricia e ginecologia del Policlinico - e nei
prossimi giorni sarà dimessa". Migliora anche il
piccolo Antonio, venuto alla luce con due arresti
cardiaci e un presunto danno cerebrale. I medici di
terapia intensiva, dove è ricoverato il neonato,
spiegano che il bambino respira meglio e che il coma
farmacologico, cui è stato sottoposto, potrebbe essere
tolto in giornata. Sui presunti danni cerebrali i
sanitari effettueranno specifici esami. Il marito della
paziente ha presentato una denuncia ai Carabinieri, la
Procura ha già aperto un'inchiesta. Secondo la denuncia,
la donna doveva partorire in modo naturale, ma durante
la lite tra i due medici, secondo quanto sostenuto dal
marito, avrebbe avuto delle complicazioni; i sanitari a
quel punto avrebbero deciso di operare con taglio
cesareo, ma il bambino durante l'intervento ha subito
due arresti cardiaci. Dopo il parto la paziente ha avuto
una emorragia ed è stata nuovamente operata: i medici le
hanno asportato l'utero. La donna è entrata in sala
parto giovedì scorso. In base alla ricostruzione fatta
ai carabinieri dal marito, i due medici-ginecologi
avrebbero cominciato a litigare per gelosie
professionali proprio mentre la paziente era sul lettino
per il parto. Dopo uno scambio di frasi ingiuriose uno
dei due avrebbe preso il collega per il collo,
sbattendolo al muro. Il ginecologo avrebbe reagito dando
un pugno a una vetrata, andata in frantumi, e riportando
ferite alla mano. Mentre i due litigavano, la donna
avrebbe avuto le complicazioni. Il bimbo è ricoverato
nel reparto di terapia intensiva; entrambi sono in
prognosi riservata, anche se le condizioni della donna
sarebbero in miglioramento. Il sostituto procuratore di
Messina, Francesca Rende, sta ascoltando il personale
del Policlinico per ricostruire quanto accaduto nella
sala parto del reparto di ginecologia e ostetricia.
«Siamo molto rammaricati, ho sospeso i due medici
dall'attività ambulatoriale». Lo dice il prof. Domenico
Granese, direttore dell'unità operativa
di ostetricia e ginecologia del Policlinico di Messina,
che però esclude un nesso tra quanto accaduto e le
condizioni della paziente e del neonato. «Ho inviato -
prosegue Granese - una lettera alla direzione sanitaria
per comunicare la sospensione dei medici che torneranno
al lavoro solo quando la direzione lo riterrà
opportuno». Per Granese «quello che hanno fatto è grave,
ma ci tengo a precisare che la donna è stata male non
per la lite o per un eventuale ritardo negli interventi
da parte dei medici». «Tutto si è svolto regolarmente -
assicura il direttore del reparto di ginecologia -
L'intervento dei sanitari visto le complicazioni della
donna è stato tempestivo. Non c'è alcun rapporto tra la
lite e le complicazioni della donna che sono sorte a
prescindere da quello che è accaduto». Il sostituto
procuratore di Messina, Francesca
Rende, sta ascoltando il personale del
Policlinico per ricostruire quanto accaduto nella sala
parto del reparto di ginecologia e ostetricia. «Sebbene
ancora non ci siano riscontri oggettivi al racconto
fornito dall’uomo - fanno sapere i militari dell’Arma
incaricati delle indagini - stiamo cercando di capire se
effettivamente la lite tra i due sanitari sia
direttamente connessa con le complicazioni e i danni
subiti dalla moglie e dal bambino». «È necessario fare
chiarezza al più presto. Disporrò subito una verifica
per far luce sui fatti. Chiederò una relazione per
capire cosa è accaduto in quella sala parto del
Policlinico di Messina. Certo, se le cose sono andate
davvero come sono riportate dai media i fatti sono
estremamente gravi», afferma l'assessore regionale alla
Sanità della Sicilia, Massimo
Russo.
Cronaca 29-08-2010
L'usura una piaga in costante espansione
“La mia vita rovinata dagli usurai”. Mette in vendita un
rene per pagare le bollette. L'usura è una piaga in
costante espansione che può condurre verso una fine
difficile da evitare. Bennardo Raimondi, artigiano
palermitano, ha vissuto sulla sua pelle le conseguenze
connesse all'ottenimento di un prestito “da parte di
gente poco raccomandabile” ed al totale isolamento,
“causato - ammette - anche da quelle associazioni che
avrebbero il compito di porgerti una mano di conforto”.
“Era il 1998-dice-avevo l'esigenza di ottenere denaro
per completare alcuni lavori all'interno dell'abitazione
che avevo acquistato, ottenni in tutto 40 milioni delle
vecchie lire, alla fine ne dovetti restituire
praticamente il triplo”. Questo, l'inizio di
un'esperienza che ha tormentato per anni Bennardo
Raimondi e la sua famiglia. Minacce, danneggiamenti,
telefonate anonime, un'attività che pian piano iniziava
a non rendere. “Allo scopo di assecondare le richieste
dei miei estorsori dovetti vendere la casa-continua- era
il 2003, le banche mi avevano voltato le spalle, avevo
dovuto sopportare la morte di uno dei miei figli, un
altro figlio venne colpito da una grave malattia agli
occhi, che attualmente non è stata sconfitta
necessitando di cure che non posso assolutamente
permettermi”. La definitiva decisione venne assunta nel
2007, “iniziai a collaborare con la polizia
tributaria-spiega-di modo da evitare conseguenze
ulteriori, tutti i miei aguzzini vennero arrestati,
addirittura fui informato dagli investigatori che alcuni
di questi erano collegati al gruppo mafioso di Bernardo
Provenzano”. Sono attualmente in corso alcuni
procedimenti penali, nei quali l'artigiano,
rappresentato dall'avvocato Alfredo Galasso, ha deciso
di costituirsi parte civile. “Aldilà della questione
giudiziaria-aggiunge-io sono stato messo ai margini da
tutti, i miei familiari, le associazioni antiracket ed
antiusura, la chiesa, nessuno mi ha aiutato, addirittura
Addiopizzo ha deciso di depennarmi dalla propria lista,
solo la Caritas, nel momento di maggiore difficoltà
economica, mi ha garantito alcuni pagamenti per bollette
in scadenza, per il resto niente di niente”. Al momento,
Bennardo Raimondi, dopo aver pubblicato un primo
annuncio con il quale decise di mettere in vendita un
rene, e nell'attesa di pubblicarne un secondo, vive in
un piccolo appartamento di via Mimosa a Palermo, nello
stesso stabile, grazie alla collaborazione del
proprietario, riesce a mandare avanti una limitatissima
attività artigianale. “Le difficoltà-si sfoga-sono
troppe, la stessa Confartigianato mi ha garantito la
sola iscrizione alla Camera di Commercio, ma non mi ha
mai sostenuto nella mia scelta di denunciare, chi
denuncia perde tutto e tutti, io oggi sono un artigiano
invisibile”. Prima che il cappio degli usurai iniziasse
a stringergli il collo, Bennardo Raimondi produceva,
aveva otto dipendenti, gli affari, insomma, procedevano,
“adesso-ammette- sono costretto ad elemosinare, mi
invitano in scuole ed università, vogliono che spieghi
il significato della mia scelta, ma mi chiedo se tutto
quello che ho fatto abbia un senso, se ne avessi la
possibilità abbandonerei di corsa la Sicilia, fatta di
politici che promettono e non mantengono, di
associazioni oramai contaminate dalla politica, e di
scarsa solidarietà”.
Messina, code di un'ora e mezza per attraversare lo
Stretto
Un'ora e mezza di coda per gli automobilisti agli
imbarcaderi della compagnia privata Caronte Tourist, a
Messina, diretti a Villa Sal Giovanni. Mezz'ora in meno
l'attesa sulle banchine dei traghetti Rfi. Traffico si
registra nella città dello Stretto lungo viale Libertà e
Viale Boccetta, gli assi che conducono agli imbarcaderi.
Ma per il controesodo si prevede traffico in crescita a
partire dal primo pomeriggio. Traffico intenso dalle
prime ore di questa mattina su strade e autostrade per
l'ultimo sabato di rientri dalle localita' turistiche.
Controesodo tranquillo sull'autostrada A3 Salerno-Reggio
Calabria. Lo rileva l'Anas. Gli unici rallentamenti si
registrano all'ingresso delle grandi aree di cantiere,
in Calabria e in Basilicata. Traffico intenso sulle
autostrade del Friuli. Sulla A23, Tarvisio-Udine, 10 km
di code in direzione Venezia; sulla A4, Trieste-Venezia,
6 in direzione Venezia.Anas e polizia stradale
suggeriranno percorsi alternativi, anche questi ultimi
presidiati dalle squadre di pronto intervento e di
gestione della viabilita'. ''Anche in questo ultimo
sabato di controesodo - ha affermato il presidente dell'Anas
Pietro Ciucci - si registrano notevoli volumi di
traffico ma senza particolari disagi. Analizzando le
prime ore della giornata possiamo parlare di un rientro
ordinato, ben programmato da parte degli automobilisti e
con disagi controllati. I consigli a chi si mette in
viaggio non sono mai abbastanza e ci tengo ad invitare
gli utenti ad informarsi dal sito Anas per tutte le
notizie utili sulle condizioni di viabilita' e per
viaggiare con serenita'. A questo si aggiunge, come
sempre, l'attenzione e l'assistenza da parte del
personale Anas in stretta sinergia con la Polizia
Stradale e tutte le altre Forze dell'Ordine competenti
per territorio sull'intera arteria autostradale'.
Quando la poltrona viene prima di tutto
Secondo la Fp Cgil «le polemiche di questi giorni sono
la dimostrazione che i nostri politici si preoccupano
esclusivamente della spartizione dei posti di potere».
L’unico pensiero? La spartizione delle poltrone. Secondo
la Cgil non ci sono dubbi: «Le polemiche di questi
giorni in merito allo Iacp – afferma Clara Croce,
segretario Fp - ampiamente riportate dalla stampa, sono
la dimostrazione che ai politici messinesi si
preoccupano esclusivamente della spartizione dei posti
di potere . Siamo alle solite, nessun pudore , nessuna
assunzione di responsabilità da parte dei nostri
politici nel tempo a causa dei loro giochini di potere,
sono state sprecate quantità di denaro pubblico.
Progetti aggiornati più volte a causa del mancato
finanziamento con un’evidente duplicazione dei costi a
tutt’oggi, solo pochi progetti risultano appaltati, e
nessun cantiere risulta avviato». «Eppure – prosegue
Crocè - l’avvio dei dieci cantieri (già finanziati fin
dal mese di ottobre del 2009), costituirebbero un buon
volano per l’asfittica economia della nostra città.
Mancato risanamento delle zone baraccate densamente
popolate , fognature a cielo aperto,coperture in eternit
ed amianto. Questi sono alcuni esempi degli “atti di
banditismo” che sono costretti a sopportare i cittadini
e i lavoratori, dei quali il Sindaco, farebbe bene ad
occuparsene. Sulla dirigenza dell'Iacp, è necessario
precisare che la stessa persevera nell'immobilismo,
infatti non provvede a dare nemmeno attuazione neanche a
quegli istituti contrattuali definiti con le
organizzazioni sindacali e ratificati dal commissario
precedente; una per tutti la delibera di approvazione
del piano triennale del fabbisogno del personale, la
definizione del nuovo organigramma dell'ente e la nuova
dotazione organica datata 31 maggio 2010». «A tutt'oggi
– conclude il segretario della Fp Cgil - solo
trasferimenti estemporanei di personale, peraltro in
contrasto con la delibera citata. La mancata
organizzazione dei servizi e degli uffici, - conclude
Crocè- da ascrivere unicamente ai dirigenti essendo un
atto gestionale, non permette il raggiungimento di
quegli standard di efficienza ed efficacia propri di una
pubblica amministrazione».
Arrestato piromane sorpreso in azione
Un quarantaquattrenne di Santa Teresa è stato bloccato
dagli uomini della Forestale in sella ad uno scooter,
subito dopo aver appiccato un incendio, a Savoca. In
fumo sei ettari di macchia mediterranea. Nel cofanetto
del due ruote l'uomo aveva due accendini. S.C., 44 anni,
di Santa Teresa Riva, è andato ai domiciliari con
l'accusa di incendio boschivo non colposo. L'uomo è
stato bloccato ieri dagli uomini della Forestale mentre
si allontanava, a bordo di uno scooter, dal luogo dove
aveva appena appiccato un rogo, in località Fontanelle a
Savoca. Il quarantaquattenne viaggiava a bordo del due
ruote lungo la strada provinciale, a pochissima distanza
dal punto dove era divampato l'incendio. Nel cofanetto
dello scooter c'erano due accendini. S.C. è stato
fermato e il sostituto procuratore di turno, Federica
Rende, ne ha disposto gli arresti domiciliari.
Sequestrati il due ruote e gli accendini. Agli uomini
della Forestale, invece, sono servite oltre cinque ore
per domare le fiamme che minacciavano Savoca e che hanno
mandato in fumo sei ettari di macchia mediterannea.
Cronaca 28-08-2010
Scuola precari in piazza con le bare. "Ma lo Stato se ne
frega di noi"
I precari della scuola destinati a restare senza lavoro
sono scesi in strada a Palermo con tante bare di
cartone. Stamattina vertice in prefettura con il
sottosegretario all’Istruzione Pizza che però non ha
convinto i lavoratori. L’assistente tecnico Di Grusa,
cardiopatico e fortemente debilitato, ha intanto sospeso
lo sciopero della fame. I suoi due colleghi continuano
il digiuno. Hanno costruito tante bare di cartone, circondate da corone di fiori.
Poi si sono distesi per terra, nella centralissima
piazza Politeama mentre gruppi di turisti li
fotografavano. Così i precari della scuola hanno
manifestato questo pomeriggio nel centro di Palermo
contro i tagli al personale previsti dal governo
nazionale. Sulle bare c’era anche la scritta “fossa
comune”. La giornata era iniziata con un vertice in
prefettura al quale ha preso parte il sottosegretario
all’Istruzione Giuseppe Piazza. Una riunione che però
non ha portato ad alcuna soluzione. Il governo nazionale
ha infatti rinviato la questione a settembre e non si
sbilancia sulle cifre né sulle strategie. «Ho fatto un
invito alla riflessione e alla calma — ha detto Pizza —
rispetto a questa protesta estrema. C’è un impegno del
ministro Gelmini a trovare risorse aggiuntive, oltre ai
fondi Pon e Por della Regione, da destinare al
riassorbimento delle sacche di precari». Secondo i dati
ufficiali del ministero in questi ultimi anni ci sono
stati 25 mila alunni in meno nelle classi, pari a una
perdita di 1.400 posti di lavoro, tra docenti e
personale tecnico amministrativo. I numeri dei
lavoratori. Ma i precari della scuola tirano fuori altre
cifre e si concentrano sulla stangata che li attende per
l’anno scolastico alle porte. In tutta Italia resteranno
senza lavoro in 15 mila, quattromila dei quali in
Sicilia. Ed è anche per questo che la protesta è partita
proprio da Palermo. Le reazioni. Al sit-in in piazza
Politeama si sono uniti esponenti del Partito
democratico, di Italia dei valori, del movimento di Rita
Borsellino “Un’altra storia” e dell’Udc. Secondo il
senatore Fabio Giambrone (Idv), presente anche
all’incontro in prefettura, «il governo nazionale non
intende ritirare i tagli: propongono interventi tampone,
impiegando risorse europee. La protesta andrà avanti ad
oltranza». Tra le strategie per affrontare il problema,
il sottosegretario Pizza ha ventilato l’ipotesi del turn
over. Ma secondo Rita Borsellino non è così che si
risolverà il problema: «Il ministro all'Istruzione
ritiri piuttosto i tagli al personale, invece inviare un
suo sottosegretario a proporre inutili soluzioni tampone
per un problema che lo stesso governo ha creato». In
sciopero della fame. Fortemente debilitato e dopo i
malori di domenica e di ieri, Pietro Di Grusa ha deciso
di interrompere lo sciopero della fame, iniziato il 17
agosto assieme ad altri due precari della scuola. Di
Grusa, che è anche cardiopatico, sorretto dai colleghi è
giunto in piazza Politeama per la manifestazione. "Ho
deciso di riprendere a mangiare - ha affermato - perché
lo Stato se ne frega di me. Quindi per il bene di mia
figlia voglio riprendere a mangiare. Da oggi ho deciso
di non buttare la mia vita per gente che è indifferente
ai miei problemi. Riprenderò le forze per continuare la
battaglia per i miei diritti». Sono invece intenzionati
a continuare nel loro digiuno gli altri due precari
Giacomo Russo e Salvo Altadonna. I due, delusi
dall'incontro con il sottosegretario Pizza, attaccano:
«Non c'è stato alcun passo indietro sui tagli previsti
dalla riforma, per questo continueremo con lo sciopero
della fame». Sit-in nella Capitale. La protesta adesso
si sposta a Roma. "Da domani - dice Caterina Altamore -
cominceremo uno sciopero della fame davanti al ministero
della Pubblica istruzione. Abbiamo fatto una scelta
difficile, che ci metterà a rischio, ma non abbiamo
altri mezzi per far sentire la nostra voce e andremo
fino in fondo con coraggio e dignità. Chiederemo al
ministro Gelmini di fare marcia indietro sul decreto che
distrugge la scuola pubblica, con il taglio dei docenti
e del personale amministrativo".
Scontro Gelmini-Vigili del fuoco sul numero massimo di
studenti per aula
Sale la temperatura in vista dell’inizio del nuovo anno
scolastico. Nei giorni scorsi abbiamo parlato dei
malumori generati dai corposi tagli – imposti dal
ministro Tremonti – sul tempo pieno nelle prime
elementari. Ad essi si aggiunge il problema del
sovraffollamento delle classi. Ad alimentare la polemica
c’è lo “scontro” in atto tra l’Ufficio prevenzione
incendi dei Vigili del fuoco e il Miur, in relazione al
numero massimo di studenti per aula. Un decreto del
ministero dell’Interno, emanato nel 1992, sotto questo
aspetto, parla in modo chiaro: “Il massimo affollamento
ipotizzabile – si legge nel testo – è fissato in 26
unità”. Un limite, questo, difeso a spada tratta dai
Vigili del fuoco, ma che fa a pugni con le disposizioni
contenute in un altro decreto di emanazione più recente,
che porta il nome del ministro Gelmini. Secondo la nuova
normativa, infatti, le classi di nuova formazione
dovranno essere costituite da almeno 27 allievi. Si pone
dunque una questione, tutt’altro che irrilevante, sul
piano della sicurezza pubblica. A complicare la
situazione, inoltre, ci sono i dati, non certo
confortanti, relativi allo stato di salute dell’edilizia
scolastica italiana. Un rapporto recentemente stilato da
Legambiente, infatti, bolla inequivocabilmente come
“vecchi” gli istituti italiani, visto che 60 su 100
hanno visto la luce prima del 1974. Dallo studio emerge,
inoltre, che più del 30 per cento degli edifici
necessiterebbe di interventi di manutenzione urgenti.
Numeri, questi, che sono alla base delle preoccupazioni
avanzate da famiglie e addetti ai lavori. In attesa che
la campanella ricominci a suonare, insomma, i nodi da
sciogliere restano ancora tanti…
"Trattamento Boffo" in arrivo per Don Sciortino?
Don Sciortino, il direttore di Famiglia cristiana, deve
accendere i ceri alla Madonna: finora gli è toccato di
subire l’accusa di pornografo. Il suo settimanale è
stato “trasfigurato” dal Giornale di Berlusconi in
“fanghiglia cristiana”, e i suoi articoli sono stati
gratificati con aggettivi variopinti, che vanno dal
disgustoso allo sgradevole, per non citare gli insulti
più pesanti, affidati alla militanza cattolica interna
al Pdl. Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio
Gasparri, che ama il manganello parlante, è stato il più
lesto ed il più diretto con la bonomia di sempre.
Interrogato da Luca Talese del Fatto quotidiano, ha
buttato giù alla rinfusa i suoi pensieri più casti sul
conto del sacerdote. “Lo stile di vita invernale ed
estivo di don Sciortino”, sostiene Gasparri, “e’ tale
che difficilmente può impartire lezioni di morale a
chicchessia”. Inutile ricordare che Famiglia Cristiana
ha espresso critiche politiche. “Pensavo e so di don
Sciortino e dei suoi singolari comportamenti”, ammicca
Gasparri rincarando la dose. Ma che cosa gli addebita?
Prima di tutto il fatto che non indossa abiti talari
quasi mai. Tutto qui? O Gasparri si riferisce “alle
serate in cui il direttore di Famiglia Cristiana faceva
bisboccia e ad altri episodi di cui sono a conoscenza… È
stato visto al bar, in buona compagnia, sempre allegro.
Eppoi non ha mai tenuto messa a Marettimo… Don Sciortino
si diverte e si rifiuta di dire messa, è stato ripreso
anche dalle autorità ecclesiali, basta cercare
nell’archivio. Se vive in questo modo non può pretendere
di fare la morale a noi, non ha l’autorità per fare una
battaglia politica contro di noi”. Avete capito
l’antifona, no? Chi vuole fare una battaglia politica
deve passare una sorta di esame-finestra, deve ottenere
una specie di lasciapassare, attraversare la porta
stretta che lascia fuori quelli che disturbano il
manovratore. Altrimenti c’è il “trattamento Sciortino”,
come ha ribattezzato Gasparri il trattamento Boffo.
Qualcuno dovrebbe consigliare a Don Sciortino di non
sentirsi indenne e di tutelare se stesso e il suo
periodico con bagni di fede, preghiere e – non ci
starebbe affatto male – un voto (niente di elettorale,
ci riferiamo alla promessa). Trattandosi di un sant’uomo,
disposto a non vedere nel mondo la cattiveria, don
Sciortino cammina sulle strade del mondo con passo
gioioso e con l’animo sgombro. Perchè mai dovrebbe
capitargli qualcosa di brutto? Non e’ già tanto, essere
additati come peccatori, pornografi, e di scrivere testi
disgustosi? No, non è già tanto. Dovrebbe voltarsi
indietro e guardare a quel che è successo a Dino Boffo,
per rimanere in famiglia, con il direttore dell’Avvenire
gettato in pasto all’opinione pubblica come un
molestatore di donne gelose. Ha ottenuto le scuse dal
direttore del giornale berlusconiano, ma e’ stato
costretto (dai suoi “confratelli”) a dimettersi per
chissà per quale ragione di stato, quindi la punizione
per le sue imprudenti critiche al presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi, l’ha ricevuta ed è stata
dolorosa. Uscendo dall’alveo cattolico, don Sciortino
potrà trovare materiale assai significativo nella
collezione del Giornale e di Libero, e – perchè no? – su
Panorama. Chi tocca i fili, muore, insomma. E quanti
restano in vita, si fanno la croce con la mano manca
ancora per lo spavento e la straordinarietà del miracolo
ottenuto. Famiglia Cristiana è il periodico dei Paolini,
che assomigliano ai gesuiti senza esserlo, e sono
benefattori senza darlo a parere. Il settimanale è in
sintonia con le organizzazioni cattoliche che stanno,
come si dice oggi, sul territorio, i volontari, i
missionari, gli uomini di Chiesa che sanno come stanno
le cose, si dannano l’anima (absit iniuria verbis…) per
portare un poco di conforto a coloro che hanno bisogno.
I Paolini hanno il polso della situazione e sopportano
meno degli altri le storture di questo mondo,
reagiscono, s’arabbiano e scrivono ciò che hanno da
scrivere senza fare calcoli: a chi serve, chi se ne
avvantaggia, chi ci resta male, quali danni potrebbe
subire il Vaticano e così via. Famiglia Cristiana è
diventato nel tempo una voce autorevole nella stampa
nazionale sia per il numero di lettori che è riuscito a
guadagnare, quanto per il modo spartano, deciso e
indipendente con cui affronta gli argomenti
dell’attualità. Talvolta non piace a sinistra, spesso
non piace a destra. Ormai ha imparato, a proprie spese,
che criticare il governo e, soprattutto, il presidente
del Consiglio, obbliga ad un viatico di penitenza, del
quale i Paolini – non solo loro – non sentono certo la
necessità. Ma hanno imboccato questa strada, sono
tenaci, tosti, passionali e forti delle loro conoscenze,
difficilmente si faranno irretire da toni minacciosi e
insulti. Obbediscono a ordini che vengono da lontano,
non s’adattano con facilità ai suggerimenti non
richiesti, ed intendono subire unicamente le sventure
dei bisognosi. I cattolici del Pdl – da Lupi
all’onnipresente Gelmini, Rotondi e gli altri – non
hanno avuto misericordia né indulgenza e invece di
riflettere sui rimproveri, hanno gettato “fanghiglia
cristiana” – per usare l’epiteto del giornale
berlusconiano – contro di loro. Don Sciortino non si
volta dall’altra parte, non porge l’altra guancia,
continua per la sua strada. È convinto che bisogna
perdonare perché non sanno quello che fanno?
Impossibile: quelli sanno ciò che fanno e dicono,
eccome. Il perdono di don Sciortino potrebbe avere tante
motivazioni meno quella che Gesù sulla Croce trovò
dall’alto della sua incommensurabile bontà.
"Vuoi essere ricoverato? Serve la raccomandazione"
La denuncia di un malato sulla sedia a rotelle.
"L'episodio raccontato è un fatto gravissimo, non di
malasanità, ma di malaumanità. Ci sarà un'inchiesta
interna e se emergeranno responsabilità trasferiremo gli
atti alla magistratura". Lo ha affermato il direttore
generale dell'Asp di Catania, Giuseppe Calaciura,
commentando la ricostruzione di un malato di osteogenesi
imperfetta di Caltanissetta a una televisione locale
durante la quale ha denunciato un ortopedico del
presidio ospedaliero di Caltagirone di un presunto caso
di omissione di soccorso. "Se i fatti denunciati, che
stiamo verificando con tempestività e severità,
dovessero rispondere al vero - ha aggiunto Calaciura -
prenderemo opportuni provvedimenti per azioni e
comportamenti di negligenza che, seppur isolati,
rischiano di compromettere l'efficienza e l'efficacia
del nostro sistema sanitario". Secondo la sua
ricostruzione, il malato, su sedia a rotelle, si è
recato al pronto soccorso dell'ospedale Gravina dopo un
incidente che gli ha procurato una frattura composta
metafisi ad entrambe le tibie e al malleolo peronale
destro, e diverse lesioni. "A seguito di quanto rilevato
- spiega l'utente in una lettera inviata al direttore
generale dell'Asp - mi viene precisato di ripresentarmi
il successivo lunedì (l'incidente è avvenuto sabato, ndr)
per verificare le modalità di intervento terapeutico.
Nel comunicare l'impossibilità di ricoverarmi il medico
ha sostenuto, a voce alta, che la responsabilità è da
addebitarsi alle norme regionali poste in essere in nome
del risparmio sanitario, il quale non prevede ricovero
per situazioni come la mia. Aggiungendo che il ricovero
sarebbe potuto avvenire soltanto dietro telefonata di
raccomandazione". Dalla Asp di Catania spiegano che il
caso è già al vaglio dell'assessore regionale alla
Salute Massimo Russo e che sarà verificato sia sotto il
profilo deontologico che sotto quello prettamente
sanitario.
Vertenza scuola Presidente della Provincia e Sindaco
latitanti
Per Pippo Rao vi è una "totale insensibilità nei
confronti della protesta degli insegnanti e dei
familiari". "Sapere - aggiunge - che vi siano oltre 1500
tagli in organico dovrebbe vedere il Sindaco della città
capoluogo e il Presidente della Provincia, alla testa
dei movimenti sindacali e dei tanti comitati di
insegnanti e familiari". "Paradossale che le Istituzioni
messinesi, Comune e Provincia soprattutto, stiano in
silenzio rispetto quello che sta accadendo nella scuola
e per le ricadute che ci saranno sul nostro territorio
non solo di tipo occupazionale, ma anche per la qualità
e la quantità di prestazioni che interessano il settore
scuola con le famiglie e gli alunni, oltre al personale
docente ed a.t.a, che pagheranno un prezzo altissimo
alla riforma Gelmini-Tremonti". Il Gruppo Consiliare del
PD alla Provincia in Consiglio Provinciale con il
Consigliere Pippo Rao, ha duramente attaccato il Sindaco
Buzzanca ed il Presidente Ricevuto, per la totale
insensibilità nei confronti della protesta degli
insegnanti e dei familiari. "Pensare - continua - che
tra l’anno precedente e questo che si va ad avviare, vi
siano oltre 1500 tagli in organico, con il settore del
sostegno che viene sempre più colpito e ridimensionato,
dovrebbe vedere il Sindaco della città capoluogo ed il
Presidente della Provincia, alla testa dei movimenti
sindacali e dei tanti comitati di insegnanti e
familiari, che dall’approvazione della tanto odiosa
legge di riforma del sistema scolastico e dai
provvedimenti finanziari ad essa collegati, si battono
non solo per la salvaguardia del posto di lavoro, ma
anche per impedire che il nostro sistema scolastico
venga sempre più distrutto a spese dei ceti più deboli".
"E’ assurdo - ha sottolineato - che per vertenze di ben
altro tipo le istituzioni messinesi si sono mobilitate
in grande stile, e con grande dispendio di energie e
sforzi, e per la vertenza scuola siano totalmente
assenti. Come se il fatto che, migliaia di cittadini
messinesi perdano il proprio posto di lavoro,tanti
bambini disabili non avranno l’adeguato supporto
scolastico, tantissime famiglie verranno colpite dalle
ricadute dei tagli, possa essere un problema di secondo
piano! Se poi inoltre dovesse risultare vero che ieri
gli insegnanti in protesta ed il sindacato, siano dovuti
ricorrere al Prefetto per sensibilizzare il Sindaco ed
il Presidente della Provincia sulla vertenza, il fatto
sarebbe vergognoso perchè sarebbe la prima volta che un
Prefetto diventi portavoce delle istanza di un
territorio nei confronti dei propri amministratori. Fino
ad oggi era avvenuto sempre il contrario"
Cronaca 27-08-2010
Scuola: i precari chiedono al Governo di fermare i
licenziamenti
Dopo l’assemblea di Lunedì 23 Agosto tenuta presso la
Camera del Lavoro, la Flc Cgil, i precari Ata
(Ausiliari, Tecnici e Amministrativi), insieme ai
docenti che per il 2010/11 rischiano di non lavorare, si
sono presentati ieri dal Prefetto di Messina per
manifestare contro le decisioni del Governo. I Precari
di FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola e CIP chiedono a
tutti i lavoratori, le Organizzazioni, le associazioni,
i comitati di genitori di unirsi nella protesta per dire
"no"con forza alle scelte del governo. La qualità della
scuola pubblica è fortemente minacciata dalla mancanza
di personale, la sicurezza degli alunni è messa a
rischio in edifici in cui le carenze strutturali si
uniscono al sovraffollamento di aule non adeguate ad
accogliere 28-30 studenti per classe, il diritto
all’integrazioni degli alunni diversamente abili è messo
in discussione anche in caso di gravità dall’ulteriore
riduzione di 86 posti su sostegno, anche la vigilanza
fuori dalle aule non potrà essere assicurata per la
presenza di un solo collaboratore scolastico per
edificio, anche se in molti casi gli edifici hanno più
piani o più corridoi da controllare. I docenti hanno
perso in due anni 1056 posti: 641 nel 2009/10 e 415 nel
2010/11, mentre il personale ATA ha subito una riduzione
di 201 posti nel 2009/10 e 239 nel 2010/11: una
riduzione di 440 posti. In due anni 1560 posti di lavoro
in meno nella nostra provincia. La legge 133/08, voluta
dai Ministri Tremonti e Gelmini e considerata come un
risultato positivo del Governo dal Presidente Berlusconi,
con una operazione di cassa, ha tolto ai nostri studenti
la possibilità di frequentare una scuola di
approfondimenti e di qualità, oltre che sicura e senza
rischi, ma soprattutto ha avviato un processo di
distruzione di una intera generazione di lavoratori: si
è proceduto al licenziamento in tronco di una buona
parte del precariato storico. E’ un'autentica emergenza
occupazionale, in un territorio che ha subito duramente
gli effetti della crisi internazionale. I lavoratori,
che da almeno dieci anni hanno speso la loro
professionalità nella scuola, non vogliono e non possono
accettare di essere licenziati in tronco e rappresentano
al Prefetto di Messina il disagio di questa città e
della loro categoria perché si faccia carico della loro
richiesta di blocco di questa mattanza. I precari della
Scuola di Messina chiedono al Governo di intervenire,
modificando immediatamente i provvedimenti, garantendo
per l’anno scolastico 2010/2011 l’istituzione di nuovi
posti nella scuola primaria e per il personale ATA per
rispondere alle richieste di tempo pieno ed alle
esigenze dei laboratori della scuola
secondaria; ulteriori risorse di personale finalizzate
alla riduzione del numero degli alunni per classe, a
partire dalle situazioni più delicate sul versante della
sicurezza degli ambienti scolastici e l’attivazione dei
posti di sostegno per i casi di gravità. Queste le
parole di Grazia Maria Pistorino della Flc Cgil: “Il
momento è davvero difficile. I precari di Messina, nei
prossimi giorni, con determinazione intendono
manifestare al Governo l’impossibilità per questo
territorio di sostenere 1560 licenziati. Abbiamo bisogno
di lavoro, di lavoro onesto, speso nella formazione dei
giovani siciliani: soprattutto così si consente sviluppo
e si combatte la Mafia”.
Messina, neonato muore dopo il ricovero: aperta
un'inchiesta
Al piccolo, di 7 mesi, era stata diagnosticata
un'infezione intestinale. Secondo i genitori, la sonda
utilizzata per l'esame avrebbe provocato una lacerazione
che è risultata fatale. La procura di Messina ha aperto
un'inchiesta sulla morte di un bambino di sette mesi
deceduto al Policlinico della città dello Stretto. Sono
stati i familiari del bimbo a presentare una
denuncia. Secondo la ricostruzione dei genitori, il
bimbo lo scorso 19 agosto, su consiglio del pediatra,
era stato ricoverato all'ospedale Piemonte, dove i
sanitari gli avrebbero diagnosticato un'infezione virale
e un'otite e somministrato antibiotici. Ma il 23 agosto,
le sue condizioni sono peggiorate. Un successivo esame
endoscopico avrebbe rivelato un'infezione intestinale.
Da qui l'immediato trasferimento al Policlinico, dove è
stato sottoposto a un esame radiologico che ha
confermato la diagnosi dei medici del Piemonte. Secondo
i genitori, la sonda utilizzata al Piemonte per l'esame
intestinale avrebbe provocato una lacerazione. Il
bambino è stato intubato e trasportato in sala
operatoria per l'intervento, ma non c'é stato niente da
fare. Il sostituto procuratore, Francesca Ciranna,
domani ha fissato il conferimento dell'incarico per
effettuare l'autopsia sul corpo del piccolo.
Stangata dopo le vacanze
Secondo Federconsumatori e Adusbef in autunno ci sarà un
aumento di spese circa 1200 euro.Purtroppo, al rientro dalle vacanze, nuovi aumenti
attendono le famiglie italiane. E' quanto emerge da
un'analisi dell'Osservatorio
Nazionale Federconsumatori, secondo il quale
la crescita di prezzi e tariffe per il 2010, aggiornata
alla luce degli ultimi andamenti, comporterà per le
famiglie italiane un aggravio di ben 1.118 euro rispetto
allo scorso anno. Aumenti che, a giudizio di
Federconsumatori e
Adusbef, si inquadrano nel più ampio capitolo
di spesa delle famiglie che nella ripresa autunnale
dovranno fare i conti con i costi scolastici ed i costi
relativi al mantenimento della casa, a partire dalla
voce riscaldamento. "Tutto ciò comporterà
inevitabilmente un nuovo abbattimento del potere di
acquisto delle famiglie, già duramente provato dalla
grave crisi che il Paese sta attraversando da molto
tempo, e dalle manovre economiche inique e sbagliate",
affermano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti presidenti
delle due associazioni. Guardando ai dati relativi alla
contrazione del potere di acquisto delle famiglie
"emerge chiaramente la drammaticità della situazione:
dal 2007 al 2010 la caduta è stata di ben il 9,6%",
rilevano ancora Trefiletti e Lannutti indicando come
"indispensabile agire con determinazione avviando un
processo di detassazione per le famiglie a reddito fisso
ed operando un vero e proprio blocco di prezzi e
tariffe". La voce in cui si registra l'aumento più
consistente è quella dell'assicurazione dell'automobile
(159 euro a famiglia in più rispetto allo scorso anno).
Oltre i 100 euro di rincaro spettano anche al
riscaldamento della casa (+140 euro), ai carburanti
(+120 euro), alle tariffe del gas (+107 euro), sempre
nel "capitolo casa" l'aumento delle tariffe acqua (+19
euro), tariffe rifiuti (+38 euro), mutui (+65 euro),
derivati del petrolio (detersivi, plastiche e prodotti
per la casa in genere, +82 euro). Si salva invece
l'elettricità (-15 euro). La voce trasporti spicca con
gli aumenti delle tariffe aeree e aeroportuali (+65
euro), di quelle autostradali (+60 euro), dei ricorsi
per multe e contenziosi (+55 euro), dei treni (+65
euro), del trasporto pubblico locale (+32 euro). Per i
servizi bancari si spendono 30 euro in più e, infine,
c'é anche l'aumento delle addizionali locali da 60 euro.
Non si scampa, infine, dal rincaro tipico dell'autunno,
quello relativo alla scuola e ai libri (+36 euro).
Di seguito, la tabella degli aumenti secondo le
previsioni dell'Osservatorio:
ASSICURAZIONE AUTO ..... 159 euro
TARIFFE AEREE E AEROPORTUALI ..... 65 euro
TARIFFE AUTOSTRADALI ..... 60 euro
RICORSO MULTE E CONTENZIOSI ..... 55 euro
TARIFFE GAS ..... 107 euro
TARIFFE ACQUA ..... 19 euro
TARIFFE RIFIUTI ..... 38 euro
SERVIZI BANCARI ..... 30 euro
MUTUI ..... 65 euro
CARBURANTI ..... 120 euro
TARIFFE ELETTRICHE ..... meno 15 euro
TRENI ..... 65 euro
AUMENTO ADDIZIONALI LOCALI ..... 60 euro
TRASPORTO PUBBLICO LOCALE ..... 32 euro
DERIVATI DEL PETROLIO ..... 82 euro
RISCALDAMENTO ..... 140 euro
SCUOLA E LIBRI ..... 36 euro
Totale ....................................... 1.118
euro
L'Etna si risveglia
Nuova ripresa dell'attività esplosiva sull'Etna: da ieri
dai crateri sommitali del vulcano, e in particolare
dalla Bocca nuova, si registrano violenti boati e
emissione di alte colonne di cenere nera. Gli episodi,
quattro in tutto fino a questo momento e che si
alternano dopo un paio d'ore di 'calma', sono di
notevole energia, e durano circa un quarto d'ora.
L'ultimo è stato registrato alle 04.00. I fenomeni sono
accompagnati da lieve attività sismica e da un breve
incremento dell'ampiezza del tremore dei condotti
magmatici interni del vulcano attivo più alto d'Europa,
che torna subito dopo a valori normali. Secondo gli
esperti dell'Istituto nazionale di geofisica e
vulcanologia di Catania gli episodi al momento
"rientrano nella normale attività dell'Etna" e "non ci
sogno segnali di una imminente eruzione". "Non ci sono
problemi, ne c'è alcuna emergenza in atto per
l'emissione di cenere lavica dall'Etna". Lo affermano
fonti della Sac, la società di gestione dell'aeroporto
di Catania, confermando che "lo scalo sta funzionando a
pieno regime" e che "l'attività del vulcano non
interferisce con i voli in arrivo e in partenza".