|
Home Page
|
Forconi, protesta rinviata
I presidi annunciati ieri dal Movimento dei
Forconi durante l’assemblea di Catania non
saranno messi in atto da lunedì prossimo. Per
ragioni ‘organizzative’ slitta di quattro-cinque
giorni la protesta che prevedeva presidi ai
pontili delle raffinerie siciliane per impedire
al carburante di uscire dalla Sicilia. La
decisione è stata resa nota dal presidente del
Movimento dei Forconi, Mariano Ferro. Ieri era
già emersa una nuova frattura fra le varie
componenti di Forza d’urto proprio
sull’attuazione della protesta, in particolare
con gli autotrasportatori dell’Aias guidati da
Giuseppe Richichi che aveva detto “Sentiamo la
base”. Ferro, invece, ribadisce la sua posizione
intransigente: “Dobbiamo decidere come attuare i
presìdi. L’obiettivo era rimettere in moto la
protesta. Noi andiamo avanti”. A quanto pare il
movimento non avrebbe ancora richiesto le
autorizzazioni necessarie per organizzare le
manifestazioni, nello specifico secondo quanto
dichiarato dallo stesso Mariano Ferro ‘non è
semplice organizzare dei blocchi e le maggiori
difficoltà sarebbero a Gela’ dove si trova una
delle quattro raffinerie siciliane. Il leader
dei Forconi non nasconde di temere precettazioni
da parte delle prefetture.
Messina: muore dopo una visita coronarica al
Policlinico
Una sessantasettenne Angela Valenza, è morta
ieri sera nel Reparto di unità coronarica del
Policlinico dopo essere stata sottoposta nei a
coronografia nei giorni trascorsi. La figlia,
Caterina Buonamico, dopo aver saputo della morte
della madre , subito dopo aver lasciato
l’ospedale, si è recata alla stazione dei
carabinieri di Gazzi e ha sporto querela perché
secondo quando descritto da lei, ci sono stati
degli errori da parte dei medici che tenevano in
cura la donna .Come evidenziato dalla figlia, ai
carabinieri, lo scorso 31 gennaio era stata lei
ad accompagnare la madre al Pronto Soccorso del
Policlinico perché alle 17 aveva accusato un
forte dolore al petto e alla spalla sinistra.
Il Ponte sullo Stretto rimane un'utopia
Il Governo Monti azzera e definanzia il progetto
per la mega opera. Nel decreto Crescitalia
appena varato dal governo Monti è stato azzerato
e definanziato il progetto del Ponte sullo
Stretto. Si rendono così disponibili un miliardo
e seicento milioni di euro da destinare a
piccole opere sul territorio . Una somma in
verità mai utilizzata, in attesa che l’iter per
la realizzazione della mega opera decollasse
definitivamente. In compenso, sono state
sbloccate somme per l’edilizia abitativa e
scolastica, la difesa del suolo e la
manutenzione della rete ferroviaria. Notizia
accolta con grande soddisfazione da quanti in
questi anni, su entrambe le sponde dello
Stretto, si erano battuti contro la faraonica
struttura fortemente voluta dal Governo
Berlusconi. A dare la mazzata decisiva, il nuovo
esecutivo, che adesso dovrebbe chiudere la
società Ponte di Messina. Dura reazione del
presidente della Regione, Raffaele Lombardo.
“Pare che il Cipe abbia sottratto la copertura
finanziaria necessaria per la costruzione del
Ponte sullo Stretto che i siciliani vogliono
mentre la si mantiene per la piu' costosa Tav
che in Val di Susa non vogliono – afferma il
Governatore - Se cosi' fosse, potranno brindare,
tra Scilla e Cariddi, i Caronte che impongono un
"pizzo" di 250 euro agli autotrasportatori
disperati e gli aggiudicatari della gara che
senza muovere un dito incasseranno milioni di
euro di risarcimenti!".
Da falco del Pentagono a supermanager di
Finmeccanica
Finmeccanica, holding a capo del complesso
militare industriale nazionale, ha scelto l’ex
viceministro della Difesa degli Stati Uniti
d’America, William J. Lynn, come nuovo
presidente e amministratore delegato della
controllata DRS Technologies, società
produttrice di sistemi elettronici avanzati con
sede in New Jersey. Secondo il general manager
di Finmeccanica Giuseppe Orsi, la nomina di
Lynn è “fondamentale” per rafforzare il ruolo
del gruppo nel mercato USA della difesa e della
sicurezza e conseguire “un’organizzazione ed una
struttura di management più efficienti e
competitive”.
A Lynn saranno attribuiti pure i compiti di
supervisione delle attività delle altre società
di Finmeccanica operanti in nord America (AgustaWestland,
OTO Melara, AleniaAermacchi e Selex). Incerto a
questo punto il futuro di DRS Technologies. Un
anno fa, il consiglio d’amministrazione di
Finmeccanica retto da Pier Francesco
Guarguaglini era intenzionato a vendere la
società e ridurre il deficit della holding
valutato intorno ai 4,6 miliardi di euro. Anche
il neoamministratore delegato Orsi ha fatto
accenno a un piano di ristrutturazione aziendale
con la dismissione di comparti “non strategici”
per più di un miliardo di euro. Ma con un
manager d’eccellenza come mister Lynn, l’azienda
statunitense sarebbe tutt’altro che secondaria
per i progetti di rilancio di Finmeccanica ed è
dunque improbabile una sua cessione a breve
termine.
Si è svolta dentro le mura del Pentagono buona
parte della vita e della carriera professionale
di William J. Lynn. Viceministro di Obama dal
febbraio 2009 all’ottobre 2011, egli ha avuto un
ruolo chiave nello sviluppo delle nuove
concezioni strategiche del Dipartimento della
difesa nel settore nucleare, aerospaziale e
della cybersicurity. Molto tempo prima
(dal 1982 al 1985) Lynn aveva ricoperto il ruolo
di direttore esecutivo per i progetti della
difesa dell’ultraconservatore Center for
Strategic and International Studies – CSIS e
di ricercatore sulle “forze strategiche nucleari
e il controllo delle armi” della National
Defense University. Successivamente Lynn
passò a fare da consigliere militare del
senatore democratico Edward Kennedy, per essere
poi nominato dal presidente Bill Clinton,
sottosegretario alla Difesa e responsabile dei
programmi di analisi e valutazione militari.
A partire dell’agosto 2002, William Lynn scelse
di dedicarsi direttamente al più redditizio
business delle armi, assumendo l’incarico di
vicepresidente della Raytheon Company, colosso
statunitense nella produzione di sistemi
missilistici e nucleari. Nove anni più tardi la
contestata nomina a viceministro della Difesa:
senatori repubblicani e alcune associazioni
politiche denunciarono la violazione della
“regola etica” promulgata da Obama secondo cui,
per i nuovi membri dell’amministrazione,
dovevano trascorrere almeno due anni di tempo
dalla conclusione delle attività di lobbying
all’assunzione di un incarico ministeriale
nell’ambito dello stesso settore. Lynn, invece,
si era dimesso da Raytheon solo alla vigilia di
giurare fedeltà alla Costituzione. Perché Obama
chiudesse un occhio fu sufficiente che il neo
viceministro alienasse il pacchetto di azioni
dell’industria militare di cui era entrato in
possesso. Per le dimissioni bisognerà attendere
la nomina di Leon Panetta a segretario del
Dipartimento della difesa.
William J. Lynn sostituirà alla guida di DRS
Technology l’anziano Mark Newman, figlio di
Leonard Newman, fondatore nel 1968 della società
di elettronica. Nel 2008 fu proprio Mark a
vendere DRS agli italiani, ricevendo in cambio
la cifra record di 5,2 miliardi di dollari e
riuscendo pure a mantenerne la presidenza e
l’amministrazione. L’acquisizione dell’azienda
comportò per Finmeccanica l’assunzione di 1,2
miliardi di dollari di indebitamento netto con
tre grandi istituti di credito italiani
(Mediobanca, Intesa Sanpaolo e UniCredit) e con
la statunitense Goldman Sachs International.
Ogni singola azione venne rastrellata
meticolosamente a 81 dollari, quando in Borsa
era stata quotata un mese prima a 63. Alla
spericolata operazione finanziaria, secondo
IlSole24 Ore, partecipò come intermediario
Lorenzo Cola detto “Lollo”, recentemente
condannato a tre anni e quattro mesi per
riciclaggio internazionale nell’ambito
dell’inchiesta sull’affaire Telecom
Sparkle-Fastweb. A incaricare Cola fu l’allora
amministratore delegato di Finmeccanica Pier
Francesco Guarguaglini. “Fu Cola a rappresentare
Finmeccanica nei confronti di Jeffrey Smith,
l’avvocato dello studio legale di Washington
Arnold& Porter ed ex direttore generale
della Cia che si occupò degli aspetti legali
dell’acquisizione per contro del gruppo
italiano”, ha scritto il giornalista Claudio
Gatti. Il 19 marzo del 2009, Guarguaglini e Cola
parteciparono congiuntamente al ricevimento
ufficiale organizzato dall’ambasciatore italiano
a Washington, Giovanni Castellaneta, oggi
presidente di Sace S.p.A. e membro del consiglio
d’amministrazione di Finmeccanica. Ospite
d’onore del sontuoso party diplomatico, l’allora
vicesegretario alla difesa William Lynn.
Con oltre diecimila dipendenti e un fatturato
annuo che sfiora i tre miliardi di dollari, DRS
Technologies è uno dei maggiori fornitori delle
forze armate USA di apparecchiature e programmi
di comando, controllo e comunicazione, computer,
sistemi d’intelligence e sorveglianza, centri di
elaborazione dati “AEGIS” per unità navali,
componenti varie per carri armati e
cacciabombardieri. A fine 2008, DRS Technologies
ha venduto sistemi elettronici e di visione
“JV-5” per 531 milioni di dollari, destinati ad
oltre quaranta tipi di veicoli ruotati e
cingolati dell’US Army e dei Marines.
Nell’estate del 2009, l’azienda si è invece
aggiudicata contratti per il valore complessivo
di 143,9 milioni di dollari per la produzione di
“addestratori P5” per i caccia F-15 ed -16
dell’aeronautica e della marina militare
statunitense, e di 270 rimorchi “M1000” (Heavy
Equipment Transporter) per il trasporto su
strada e terreni accidentati dei carri armati M1
“Abrams”.
Due importanti contratti sono stati firmati alla
fine dello scorso anno, il primo con Lockheed
Martin per la fornitura alla Marina militare USA
di sistemi di combattimento e sonar per i
sottomarini nucleari delle classi “Los Angeles”,
“Seawolf” e “Virginia” (valore 400 milioni di
dollari circa); il secondo direttamente con US
Army per la fornitura di servizi di supporto per
l’Improved Bradley Acquisition Subsystem
(IBAS) e di rimessa a punto dei sistemi M1200
“Armored Knight” destinati alle unità di
artiglieria campale (47,3 milioni di dollari).
Anche il 2012 promette bene per DRS
Technologies: il 16 gennaio la società ha
ottenuto commesse per 63 milioni di dollari
relative all’ammodernamento dei sistemi
Improved Altitude Hold and Hover Stabilization
(IAHHS) della flotta di elicotteri HH-60G “Pave
Hawk” dell’US Air Force e alla fornitura di
sistemi GEDMS (Gigabit Ethernet Multiples
System) e dei servizi di supporto logistico
ai velivoli E-6B “Tacamo” di US Navy.
Non altrettanto fortunata l’altra azienda di
punta di Finmeccanica, Alenia North America, che
potrebbe perdere la multimilionaria fornitura ad
US Air Force di 38 aerei per il trasporto
tattico C-27J. Il Dipartimento della difesa ha
fatto sapere lo scorso 26 gennaio di essere
intenzionato a sospenderne l’acquisto in
conseguenza dei tagli previsti al bilancio,
nonostante l’azienda italiana abbia già
consegnato 13 velivoli e stia completando la
costruzione di altre unità. L’holding di
Giuseppe Orsi spera ancora di ribaltare la
decisione del Pentagono e, qualche giorno fa, ha
nominato amministratore delegato di Alenia North
America, l’ex ad di Ansaldo STS USA, Alan
Calegari. Prima di fare il manager industriale,
mister Calegari ha prestato servizio come
ufficiale aviatore nel Corpo dei marines. di
Antonio Mazzeo
Anziani: la vergognosa situazione italiana
Liste d’attesa bibliche per il ricovero degli
anziani non autosufficienti: dai 90 ai 180
giorni, fino ad arrivare agli 11 mesi nel Lazio.
Sono questi gli sconcertanti numeri
dell’indagine promossa dallo Spi Cgil e dalla Fp
Cgil, che ha monitorato in totale 646 strutture
per anziani distribuite su tutto il territorio.
Un numero rappresentativo della situazione
nazionale, che conta circa 5 mila strutture per
un totale di 265 mila posti letto. Più brevi,
secondo i dati, i tempi di attesa per entrare
nelle residenze rivolte ad anziani autonomi: in
media si aspetta dai 30 ai 45 giorni. Nelle
strutture residenziali il 49% degli utenti
appartiene ad una fascia di età compresa tra i
76 e i 95 anni di età e il 50% supera gli 86
anni. In quelle a ciclo diurno semiresidenziale,
invece, la maggior parte degli utenti sono nella
fascia compresa tra i 61 e gli 85 anni. Un dato
particolarmente significativo è che l'80% degli
anziani che vivono presso strutture residenziali
ha delle fragilità. Il 63% è del tutto non
autosufficiente, mentre il 17% lo è solo
parzialmente. Nel 70% dei casi avviene il
trasferimento dell’anziano da strutture
residenziali per autosufficienti a quelle per
non autosufficienti a causa del peggioramento
delle condizioni di salute. Ma solo il 50% delle
strutture segnala alla Asl di competenza tale
esigenza. In generale i dati indicano che gli
anziani in Italia superano i 12 milioni. Di
questi circa 3 milioni hanno tra gli 80 e gli 89
anni, mentre 440mila sarebbero, invece, gli
ultra 90enni. Si tratta di percentuali destinate
a salire ulteriormente, tanto che nel 2051 si
arriverà a superare la soglia del 34%. Ad oggi
circa 2,7 milioni sono parzialmente o del tutto
non autosufficienti e anche questo dato risulta
in costante crescita. Cifre, dunque, decisamente
superiori rispetto al numero di strutture
dedicate all'assistenza presenti sul territorio.
C'è poi da dire che non tutte le famiglie
possono permettersi la retta mensile richiesta
dalle case di cura o di riposo: nella
maggioranza dei casi si tratta di costi
difficilmente accessibili. Il costo medio di
permanenza in una struttura residenziale va dai
1.100 fino ai 1.400 euro al mese per quello di
tipo socio-sanitario. Per i Centri diurni,
invece, il costo varia dai 250 fino agli 800
euro al mese previsti per quelli dedicati ai
malati di Alzheimer. Ad oggi, inoltre, solo
l’82% delle strutture residenziali si è dotata
della Carta dei Servizi, necessaria per
monitorare i livelli di qualità dei servizi
offerti ai cittadini. Carte che, in molti casi,
non vengono neppure consegnate agli utenti e
alle loro famiglie al momento del ricovero. E
proprio legata al ricovero degli anziani è una
sconcertante notizia delle ultime ore, relativa
al ritrovamento di una casa di riposo-lager
nella città di Sanremo costata fino ad ora
l'arresto di 7 persone (al centro dell'inchiesta
ci sarebbe anche Rosalba Nasi, direttrice della
casa di riposo e moglie del senatore Pdl
Gabriele Boscetto). Maltrattavano ripetutamente
gli anziani: insultati, denutriti e abbandonati
a loro stessi in condizioni igieniche indecenti.
il personale della guardia di finanza parla di
"inaudite violenze". Episodi, cioè, di autentico
sadismo: anziani legati al letto e abbandonati,
picchiati e insultati, incapaci di difendersi.
Gli abusi sono stati documentati di nascosto per
tre mesi, con filmati e fotografie, dalla
guardia di finanza. Nell'indagine della
magistratura sanremese ci sarebbero anche due
morti "sospette", avvenute nel 2005-2006. Il
tutto nell'inerzia complice dei dirigenti della
struttura. I magistrati sostengono inoltre che
l'indagine sulla casa-lager “Borea” di Sanremo,
potrebbe non aver ancora scoperchiato tutte le
sue vergogne. Sconcerta tanta brutalità. Al pari
dell'indifferenza delle istituzioni verso i
problemi di una categoria sociale così fragile e
silenziosa nonostante la sua vastità. Fonte:
La Vera Cronaca
|
|
Martedì i pescatori protestano a
Montecitorio
Sta per iniziare a Catania l’assemblea del Movimento
dei Forconi in cui saranno decise le eventuali nuove
azioni di protesta. La riunione che si tiene al
Centro Fieristico Le Cimiere è stata preceduta da
diverse comunicazioni lanciate dai leader Mariano
Ferro e Giuseppe Scarlata soprattutto mediante
facebook. “Se credevate che tutto fosse finito così,
vi sbagliavate. I Forconi non hanno alcuna
intenzione di mollare” e oggi all’assemblea
regionale annunceremo “che la rivoluzione è appena
cominciata”, si legge in uno dei tanti messaggi
nella bacheca della pagina Facebook del Movimento
dei Forconi. Intanto il leader dei pescatori
siciliani, Fabio Micalizzi ha annunciato che il 7
febbraio è in programma una manifestazione dei
pescatori a Roma davanti al Parlamento. Forconi,
altro stop alla benzina. Ferro: "Un partito?
Possibile". I manifestanti pronti a bloccare le
autobotti in uscita dalle raffinerie siciliane verso
la penisola. La strategia d'azione dei prossimi
giorni del movimento, che stando alle parole dei
leader "non penalizzerà più i siciliani e l'economia
isolana", è stata decisa ieri pomeriggio a Catania.
Gli agricoltori chiedono i danni: 70 milioni.
Messina: La Procura chiede il rinvio a giudizio del
rettore
Abuso d’ufficio e falso sono le accuse contestate
dal sostituto procuratore Camillo Falvo che ha
chiesto il rinvio a giudizio del rettore dell’Universita’
di Messina, Francesco Tomasello, e di Giuseppe
Cardile, direttore amministrativo dell’Ateneo. Due i
filoni delle indagini avviate nel 2009 dalla Guardia
di finanza. Il primo riguarda la proroga dei
contratti a tempo di 9 precari, che secondo l’accusa
non avrebbero avuto il requisito temporale previsto
dalla legge di 36 mesi lavorativi, anche non
continuativi, nell’ultimo quinquennio. Per questa
vicenda e’ stato chiesto il rinvio a giudizio anche
di Maria Ordile, capo area degli organi collegiali e
servizi amministrativi e documentali dell’universita’,
mentre e’ stata chiesta l’archiviazione di altre due
posizioni. La seconda vicenda per la quale e’ stato
chiesto il rinvio a giudizio solo per il rettore e
per Cardile, riguarda il centro interdisciplinare di
Chirurgia comparata, per il quale il Miur aveva
stanziato 480.000 euro. Secondo l’accusa, il rettore
e Cardile, con una relazione avrebbero indotto in
errore il Senato accademico che avrebbe dirottato la
somma a finalita’ diverse. Secondo gli investigatori
tutto questo sarebbe avvenuto per arrecare danno al
professore Giuseppe Cucinotta, responsabile per
l’attivazione del centro, che nel 2006 aveva
presentato una denuncia facendo scattare
un’inchiesta sulla facolta’ di Veterinaria.
Da lunedì Forza d’Urto riprenderà i presidi fuori
dalla raffinerie
Da lunedì Forza d’Urto riprenderà i presidi fuori
dalla raffinerie siciliane e davanti ai pontili
degli impianti per non permettere l'imbarco di
carburante che viene esportato fuori dalla Sicilia.
Dopo una settimana di tregua, i rappresentanti del
Movimento dei Forconi riuniti in assemblea alle
Ciminiere di Catania hanno deciso di riprendere la
protesta. Nel mirino degli agricoltori non c’è solo
la benzina. Verranno allestiti gazebo fuori dai
municipi e dalle principali sedi della Serit, L’Equitalia
siciliana. Mariano Ferro, leader dei Forconi, ha
promesso che le azioni di protesta non
“penalizzeranno più i Siciliani e l'economia
isolana”. Mentre i pescatori, che hanno partecipato
all’assemblea, minacciano di bloccare i principali
porti della Sicilia. “Il presidente Lombardo - ha
detto Ferro - purtroppo è scivolato su una buccia di
banana, perché ha dichiarato che ci stiamo
divertendo davanti alle telecamere. Ma noi non
abbiamo bisogno di divertirci, rappresentiamo una
parte dei siciliani, quella parte che lavora e non
guadagna. Ci siamo stancati di essere presi in giro
e di essere catapultati da un tavolo all'altro.
Vogliamo chiarezza”. Ma, ha puntualizzato “non
torneremo a fare i blocchi stradali e a dare
fastidio ai cittadini. Chiediamo l'applicazione del
nostro Statuto che prevede già la defiscalizzazione
della benzina”. Ferro è tornato sulle dichiarazioni
del presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo
Bello, in merito alle infiltrazioni mafiose nelle
proteste. “A Lo Bello non rispondo - ha detto -
dico solo che bastava essere più chiaro e dire state
attenti, in ogni caso non conosciamo quella persona
che e' stata arrestata”. Nei giorni scorsi in alcune
piazze della Sicilia sono stati allestiti i primi
gazebo per informare i cittadini sulle future
manifestazioni del Movimento e raccogliere firme a
sostegno della completa attuazione dello Statuto
regionale. “La nostra disperazione è autentica - ha
detto Ferro - noi non ci siamo addormentati o
venduti. Per questo rimettiamo in moto la macchina
della protesta per avvisare chi non ci vuole
ascoltare”. Ferro non ha escluso che il movimento
possa costituire un partito. Al movimento forza
d'urto si sono aggiunti anche i pescatori siciliani
che hanno annunciato la loro partecipazione il
prossimo sette febbraio davanti a Montecitorio con
il resto dei pescatori di tutta Italia. "Bloccheremo
i porti siciliani - ha annunciato il portavoce Fabio
Micalizzi - faremo dei presidi a Catania, Palermo,
Siracusa, Messina e Termini Imerese. Saremo al
fianco dei forconi e del movimento forza d'urto”.
Intanto la Confederazione italiana agricoltori della
Sicilia (Cia) ha fatto i conti, dopo lo sciopero
degli autotrasportatori. Il blocco, attuato prima in
Sicilia e poi nel resto d'Italia, è costato
all'agricoltura e alla zootecnia siciliana 70 mln.
La comunicazione della Cia, con la richiesta di
risarcimento a firma del presidente regionale
Carmelo Gurrieri, è arrivata oggi sul tavolo del
dirigente dell'assessorato alle politiche
agroalimentari, Rosaria Barresi. La nota individua
nell'ortofrutta il comparto che più ha sofferto del
blocco con danni per 40 mln per gli ortaggi, 15 mln
per le arance, 5 mln per i limoni, 3 mln per i
carciofi. Il danno economico ha numerose matrici: la
marcescenza del prodotto, ma anche la distruzione
per la perdita della qualità commerciale. Poi, alla
ripresa dei trasporti, si è registrata la riduzione
dei prezzi all'origine (-30-40 per cento) per
eccesso di offerta. "Ai danni immediatamente
quantificabili - dice Gurrieri - si aggiunge la
perdita dei contratti di fornitura con la
distribuzione organizzata che ha continuato a
rifornirsi all'estero, soprattutto in Spagna". Per
quanto riguarda il comparto lattiero-caseario, la
stima dei danni ammonterebbe a circa 5 mln, per il
mancato conferimento alle industrie di
trasformazione di oltre 600 mila litri di latte e
per la mancata distribuzione dei prodotti caseari
freschi (ricotta, provole, formaggi freschi).
Barcellona: Un accorato appello ai nostri
Amministratori
Per sviluppare la crescita economica del Paese, i
lavori a rilento ormai da troppo tempo, in Piazza
Convento e in altre zone della nostra cittadina:
sono altamente negativi e recano danno ai cittadini
e ai commercianti che operano con difficoltà nella
nostra città. Le vie di accesso in tali zone
contribuiscono in negativo e in modo incisivo non
solo sulla circolazione delle autovetture, ma
soprattutto sulla nostra economia locale. Tale caos
nella circolazione non è più tollerabile! Si chiede
ai nostri amministratori locali a intervenire
prontamente per sanare tale irregolarità. Oggi i
cittadini ed i commercianti si ritrovano a
sopportare con considerevole difficoltà, non solo la
crisi dovuta all’elevata pressione fiscale imposta
dai nostri governanti nazionali, ma si ritrovano a
sopportare anche le difficoltà, causate per
esclusiva colpa delle nostre istituzioni locali. Le
nostre istituzioni locali, devono vigilare
adeguatamente sull’andamento di tali lavori che già
da troppo tempo proseguono a rilento con conseguente
ulteriore danno posto soltanto a totale carico dei
cittadini e dei commercianti che svolgono la loro
attività in Piazza Convento e nelle altre zone della
nostra città. Tali lavori vanno eseguiti prontamente
e con somma urgenza soprattutto perché ricadono
all’interno del territorio urbano e il loro
prolungarsi nel tempo influisce ed influirà sempre
più pesantemente non solo sull’incolumità dei nostri
cittadini ma anche con un particolare svantaggio
sull’economia delle nostre piccole imprese e aziende
che operano nella nostra città.
Tracciabilità: un padre non può dare più di 1000
euro contanti al figlio
Se un padre consegna al figlio più di mille euro in
contanti viola la
norma anti-riciclaggio. Se un dipendente riceve una
somma cash superiore ai mille euro come anticipo di
una trasferta di lavoro, viola le norme
anti-riciclaggio. Se lo stesso padre invece di
consegnare lo stesso contante al figlio, lo consegna
alla moglie, non viola le norme anti-riciclaggio.
C’erano delle perplessità e dei dubbi sui limiti
imposti dalla tracciabilità sui pagamenti. Il
Ministero dell’Economia ha fatto chiarezza
rispondendo al
Telefisco 2012. Come si vede i limiti
contenuti nell’articolo 49 del decreto legislativo
231/2007, sono molto stretti e le eccezioni non sono
ammesse. Il chiarimento riguarda anche
l’applicazione delle sanzioni e la responsabilità:
le quali gravano sia su chi trasferisce il denaro
sia su chi lo riceve. I dubbi, in realtà, avevano
buone ragioni per essere posti. Nel trasferimento di
soldi al figlio, si chiedeva, per esempio, come fare
per sostenere le spese di un viaggio, o di una
trasferta di studio, in favore di un minorenne che
non abbia una posizione fiscale autonoma dal
genitore. La legge valuta lecito il trasferimento
tra coniugi solo perché in regime di comunione dei
beni, altri trasferimenti sopra i mille euro cash
violano le leggi. Anche la perplessità sugli
anticipi che un datore di lavoro consegna al
dipendente era fondata. Si tratta di un problema
operativo quotidiano per gestire il pagamento del
viaggio, dell’albergo, delle spese varie ed
eventuali. La legge non fa differenza tra
trasferimenti leciti o illeciti. Non si può: il
dipendente potrà avere accesso, in alternativa, a
dei fondi depositati presso un conto ad hoc. Fonte:
Blitz
|
|
Dalla Regione Sicilia a "Roma ladrona"
Deputati in galera incassano soldi per viaggi,
rimborsi elettorali investiti in Tanzania o
trafugati. Bengodi c'è ancora. Il deputato regionale
Gaspare Vitrano, sottoposto ad una misura di
custodia, attualmente agli arresti domiciliari, non
può partecipare alle sedute del Parlamento regionale
perché non gli è consentito di allontanarsi dalla
sua abitazione a Misilmeri senza l’autorizzazione
del magistrato. Impossibile, dunque, che usi
l’autovettura e spenda soldi per viaggiare. Eppure
riceve diecimila euro nette al mese dall’Assemblea
regionale, una somma che contiene il rimborso delle
spese di “mobilità”, così come altri bonus, come il
rimborso delle spese telefoniche ed ogni altro
benefit assegnato ad i suoi colleghi. Sono
attualmente in carcere altri due deputati regionali,
sottoposti a custodia cautelare, entrambi messinesi.
Sono stati sostituiti in Parlamento da deputati
supplenti e potranno tornare a sedere a Sala
D’Ercole quando l’iter dell’indagine sarà concluso e
torneranno liberi in attesa di processo. I due
deputati in carcere percepiscono il 50 per cento
dell’indennità e dei bonus previsti dalle norme in
vigore, mentre i supplenti hanno diritto, com’è
logico, all’intero ammontare dell’emolumento, circa
dodicimila euro nette. Quando un parlamentare
regionale in Sicilia finisce in manette a rimettersi
è l’Assemblea regionale, che paga uno stipendio e
mezzo. La presenza del deputato, sottoposto “ai
domiciliari”, nelle sedute dell’Assemblea deve
essere autorizzata dal pm, in linea puramente
teorica il consenso o il dissenso su un
provvedimento legislativo può dipendere dalla
decisione del magistrato, la cui valutazione non è
affatto legata all’attività parlamentare sebbene a
motivi di carattere processuale, di sicurezza,
opportunità eccetera. L’Assemblea, quindi, ha solo
un dovere: pagare, anzi strapagare perché i guai
giudiziari dei suoi membri finiscono con l’intaccare
le casse del parlamento e attraverso questo, quelle
dei contribuenti siciliani, che sborsano 35 euro a
testa per mantenere in vita la “terza Camera” della
Repubblica. Le norme sono fatte da coloro che ne
debbono usufruire e non da un organismo “terzo”,
sicché la loro elaborazione, stesura, definizione,
esame ed approvazione risente dell’interesse,
primario, dei dei destinatari. È il privilegio
supremo che viene assegnato alle assemblee
legislative in Italia, dove vige l’autodichia
l’autonomia amministrativa. Ciò che avviene a
Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea siciliana,
avviene a Palazzo Madama, sede del Senato della
Repubblica. Intervistato da una cronista de La7, per
il nuovo formato, “Gli intoccabili”, il Presidente
dell’Ars, Francesco Cascio, ha ammesso che le regole
vigenti, quelle sui rimborsi in particolare, sono
fatte per incrementare la busta paga del deputato
regionale. Ha detto un’ovvietà, ma il fatto che
l’abbia riferita, deve essergli riconosciuta come un
merito. Generalmente si difende l’indifendibile,
come se dall’altra parte ci fossero solo i gonzi. I
costi della politica, in Italia, raggiungono cifre
stellari per la folla di apparati disseminati un
poco ovunque, dagli enti locali alle istituzioni
centrali, ma le risorse più importanti lievitano a
causa della generosità con la quale si
distribuiscono i rimborsi. Questa voce di bilancio
spalma una montagna di quattrini a consiglieri,
deputati regionali e nazionali, senatori, assessori,
ministri, presidenti, ma soprattutto ai partiti e a
(finti) giornali di partito. I rimborsi, infatti,
sono sempre e ovunque forfettari, costituiscono uno
strumento “sicuro” per fare cassa. Qualunque somma
venga spesa per viaggiare, telefonare, stampare
manifesti o altro, i soldi che arrivano in tasca
sono quelli che la legge prevede, sicché capita che
anche in carcere si riceva il bonus per la mobilità,
o si stampi un giornale, usando espedienti per
distribuirlo, per incassare i contributi. O si
partecipi ad una campagna elettorale giusto per
ottenere il rimborso elettorale calcolato sul numero
di voti ed elettori e non sugli effettivi esborsi.
Nelle assemblee legislative, i contributi ai gruppi
parlamentari – cioè ai partiti – arrivano con
generosità grazie a questo sistema di dazione molto
vantaggiosa. Di recente il Gruppo parlamentare alla
Camera, formato da Gianfranco Miccichè, ha potuto
ottenere i finanziamenti previsti grazie
all’adozione del nome di un partito che aveva
ottenuto appena 900 voti alle ultime politiche.
Miccichè non ha inventato l’espediente, l’ha
semplicemente adottato. Allo stesso modo, Cascio, il
Presidente dell’Ars, non assegna i soldi della
mobilità ad un deputato sottoposto ai domicilia. È
il sistema inquinato da una consuetudine ai
privilegi ed allo spreco. Se il deputato dell’ex
Margherita, Lusi, ha potuto sottrarre al suo ex
partito ben tredici milioni di euro, distraendo le
risorse che non gli appartenevano, e il segretario
amministrativo della Lega Nord ha deciso di
investire i rimborsi elettorali ottenuti da Roma “ladrona”,
non è dovuto al destino cinico e baro, ma dalla
canagliata originaria, l’assegnazione di finti
rimborsi. Si tratta di finanziamento occulto a
partiti e loro rappresentanti. La riduzione di
sprechi e privilegi, tanto decantata, finora non si
è vista. È rimasto tutto in piedi, hanno finora dato
un colpo di spazzola in giro, l’hanno chiamato
“sacrificio” e per poco non piangevano miseria.
Qualche giorno fa i presidenti di Camera e Senato
hanno annunciato, orgogliosissimi, di avere tagliato
lo stipendio di deputati e senatori, che però non
perderanno un solo euro in busta paga, al netto. È
faccia tosta, certo, ma con una componente,
essenziale, di idiozia comunicazionale.
Fonte:
SiciliaInformazioni
Acireale: La Coppa Sicilia di Danza Sportiva Fids
La Coppa Sicilia torna ad Acireale la città della
Riviera dei Limoni, domenica 5 febbraio intera
giornata dedicata alla Danza Sportiva della Fids
Federazione Italiana Danza Sportiva, Comitato
Regione Sicilia del Presidente Giovanni Costantino.
Sul parquet dei Palasport “Consoli” di Acireale
presso l’area sportiva Tupparello, si esibiranno per
l’intera giornata di domenica gli atleti ballerini
della Sicilia. Nella seconda prova di Coppa Sicilia
gara regionale di circuito con montepremi finale, si
esibiranno i ballerini delle seguenti discipline:
Liscio Unificato, Ballo da sala, Ballo Standard,
Latino Americane, Danze Caraibiche, Caribbean Show
Dance, Danze freestyle, Street Dance, Country
Western, Danze Accademiche e Danze Orientali. Le
gare inizieranno alle ore 9.30 e si concluderanno
presumibilmente dopo le 19.30. Il Comitato
Regionale della Fids di Sicilia Federazione sportiva
riconosciuta dal CONI, può contare su grandi numeri:
con nove Comitati Provinciali, oltre 12.000
tesserati e 250 Società Sportive operanti su tutto
il territorio isolano, isole minori comprese.
Federazione Italiana Danza Sportiva Fids Comitato
Regione Sicilia.
Messina da lunedì 6 febbraio “La settimana teologica
2912”
Si è tenuta questa mattina, nella cappella S. Maria
all’Arcivescovado, la conferenza stampa di
presentazione della Settimana Teologica 2012 dal
tema “Crisi globale e profezia della fede”, che si
svolgerà nella Basilica Cattedrale di Messina, dal 6
all’8 febbraio prossimi, con inizio alle ore 18.
Oltre all’Arcivescovo S.E. Mons. Calogero La Piana,
sono intervenuti alcuni dei membri della Commissione
incaricata di preparare la Settimana Teologica di
quest’anno: il Vicario Generale Mons. Carmelo Lupò,
il Vicario Episcopale per l’area cultura-educazione
don Giuseppe Lonia, la Prof.ssa Concetta Sirna
Ordinario di Pedagogia Interculturale, il Prof. Dino
Calderone Segretario della consulta delle
Aggregazioni Laicali. Un’esperienza particolarmente
significativa per la comunità diocesana che già lo
scorso anno aveva apprezzato, dopo un’assenza di
ventisei anni, il ripristino di questo evento come
momento utile per riflettere e dibattere su temi
fondamentali. “Quest’anno - ha detto Mons. La Piana
- vogliamo soffermarci su una dimensione di crisi
globale che sta segnando, in questo nostro tempo,
tutti gli ambiti esistenziali. I recenti sviluppi
globali del deficit economico non devono farci
dimenticare che è in atto anche una crisi di fede
che affonda le proprie radici nella dimensione etica
dell’uomo, nel suo individualismo che, fortemente
presente nella cultura odierna, oscura l’aspetto
relazionale e lo porta a chiudersi in se stesso”. Il
Presule ha sottolineato l’essenzialità di una
dimensione relazionale con Dio e con gli uomini,
ricercando nuove norme che assicurino a tutti la
possibilità di vivere dignitosamente, sviluppando le
proprie capacità a beneficio dell’interesse comune.
Come ha affermato recentemente Mons. Crociata, - ha
ancora detto l’Arcivescovo - parlare di fede
significa andare alle radici dell’umano credendo
autenticamente in qualcosa. Fede, dunque, come
profezia, ossia capacità di ripensare e riprogettare
la propria vita. È intervenuta poi la Prof.ssa Sirna,
parlando di questa tre giorni come il continuum di
un discorso iniziato lo scorso anno: “In questo
momento di smarrimento è importante per noi capire
il significato della Fede per trarne un sostegno -
ha affermato. Anche l’immagine scelta per la
locandina, testimonia un inaridimento del mondo pur
lasciando intravedere la possibilità di una
rinascita; bisogna però comprendere cosa può dar
forza all’impegno umano perché la vita vada avanti.
Oggi, bisogna analizzare il processo di
globalizzazione in tutta la sua complessità e in
questo anche la chiesa locale ci aiuta, facendoci
riflettere sulla possibilità di essere profeti per
cambiare il mondo”. La Docente ha parlato di una
“pedagogia della crisi”, ritenendo quest’ultima
un’occasione per migliorarci, crescendo nella
consapevolezza di sentirci corresponsabili della
storia che viviamo. Quest’anno la Settimana
teologica darà più spazio al dibattito, per
consentire una riflessione comune. A tal proposito,
saranno tre i relatori invitati, uno per giornata:
il Vescovo di Rimini, Mons. Francesco Lambiasi,
grande studioso nell’ambito scientifico e
divulgativo ed ex Assistente Generale dell’Azione
Cattolica, che aprirà i lavori con una solenne
prolusione. Il prof. Luigino Bruni, economista, che
il secondo giorno parlerà proprio dell’economia di
comunione, un’esperienza concreta d’iniziative
riguardanti diverse imprese che pongono al centro la
persona e l’assolutizzazione del profitto. L’ultimo
giorno, infine, sarà il Prof. Calogero Caltagirone
ad intervenire sul tema “La profezia della fede come
fonte di una nuova umanità solidale”. Sul sito
diocesano
www.diocesimessina.net
è prevista una pagina aggiornata quotidianamente e
la diretta streaming-video di tutto l’evento.
La Sicilia si svegli o arriverà il commissario
La Sicilia è in ginocchio, la politica latita. Ma
stavolta sarà difficile uscire dal tunnel mantenendo
le posizioni di partenza. Quando persino
commentatori acuti e notoriamente attenti alle
questioni siciliane, come Paolo Mieli ed Enrico
Cisnetto, arrivano a ipotizzare il commissariamento
dell'Isola vuol dire che siamo arrivati a un punto
limite. La rivolta dei Forconi ha manifestato il
malessere grave che cova nel nostro popolo,
costretto a sopportare ulteriori sacrifici per via
di una crisi ancora lontana dall'essere debellata.
Ma la protesta ha reso palese, in forma altrettanto
evidente, l'assenza di interlocutori politici capaci
di raccogliere e dare risposte credibili al grido
della gente in piazza. Basta leggere le cronache
politiche dei giornali siciliani delle ultime
settimane per rendersi conto di come il dibattito
pubblico sia rimasto incentrato sulle alchimie della
Giunta regionale e sul dissidio per le primarie alle
Amministrative pur in presenza di una situazione
economica e sociale esplosiva. Occorre lealmente
prendere atto che s'è creato un fossato fra la
società siciliana e la sua rappresentanza politica.
E mentre si rafforzano nel Paese le voci che
chiedono un ricambio dall'alto della classe
dirigente (si veda l'intervista a Enrico Cisnetto
oggi sul nostro giornale), vale la pena ricordare
che la Sicilia troppo facilmente s'è affidata nella
sua storia a liberatori stranieri, che alla prova
dei fatti hanno tradito le promesse. Lo stesso
Monti, come ci ricorda oggi su questo giornale
Pietro Barcellona, non può essere visto e atteso
come un novello Garibaldi. E allora sarebbe il caso
che i siciliani, preso atto della fine del sistema
assistenziale (legale e illegale) cominciassero a
usare le loro energie e intelligenze per trovare
risposte creative alla crisi. In fondo la lezione
della protesta dei Fasci Siciliani di fine Ottocento
è proprio questa. La rivolta portò lo stato
d'assedio. Ma l'intelligenza dei leader cattolici e
socialisti (Sturzo e De Felice, anzitutto) offrì a
quel disagio nelle campagne una risposta immediata e
creativa che si espresse nelle cooperative agricole,
nelle casse rurali, nelle società di mutuo soccorso.
Non è questione di sussidi, ma di intelligenza della
realtà. Per questo il nostro primo contributo, come
giornale, è aprire su questi temi un dibattito che,
attraverso proposte concrete, aiuti a mettere
realmente a fuoco il problema della Sicilia di oggi.
Fonte:
La Sicilia
|
|
Monti:“Il posto fisso? Che monotonia”.Su Twitter e
Fb: “Vergognatevi”
L’appello suona come una sveglia: “Giovani
abituatevi a cambiare, all’idea di non avere più il
posto fisso a vita: che monotonia’”. A pronunciarlo
è il presidente del Consiglio
Mario Monti che prima al Tg5 e poi a Matrix
detta le linee guida del “futuro” per le giovani
forze d’Italia. “E’ bello cambiare e accettare delle
sfide”, ha detto. Se l’avesse detto Silvio
Berlusconi probabilmente si sarebbe scatenato il
putiferio, specialmente a sinistra e invece le
reazioni stentano ad arrivare, se non dai social
network, dove centinaia di giovani hanno dato sfogo
alla loro frustrazione e amarezza per le parole di
Monti. Sull’articolo 18 Monti non cambia idea: “Non
è un tabu’. L’articolo 18 può essere pernicioso per
lo sviluppo dell’Italia. Ha determinato ”un
terribile apartheid nel mercato del lavoro tra chi è
già dentro e chi, giovane, fa fatica ad entrare”. Su
Facebook e Twitter gli utenti fanno esplodere il
malcontento Paolo Tambellini @paolotambellini in 140
caratteri dice: “Chissà se il papa si annoia, Monti
dovrebbe chiederglielo la prossima volta che lo
incontra. #postofisso”. L’Ideota @IdeeXscrittori
scrive Monti: “Il #postofisso tutta la vita? Che
#monotonia”. Però le banche, quando si parla di
concedere mutui, preferiscono le persone monotone.
Davide Morante Parma @MoranteDavide dice ancora:
“Saranno contenti di rompere la #monotonia??? La
PERA @Livio_G è ironico: “L’ italia ERA una
repubblica democratica fondata sulla #monotonia del
#postofisso” Luca Sappino @lucasappino critica con
amarezza: “a #Matrix nessuno dice che la vera
#monotonia è la disoccupazione”. Claudio Riccio @claudioriccio
scrive ancora: “Monti:”che #monotonia il posto
fisso” Com’è divertente avere un lavoro e il giorno
dopo no!!! Sai che noia se ci fosse il reddito in
italia? Walter Gorini @Uolter41 afferma: “monotonia
portami via” Luigi Busti @luigibusti parla
direttamente a Monti: “Presidente, proviamo a
chiedere un mutuo in banca dicendo che il posto
fisso è #monotonia? Babbo Natale era tuo padre.
#monti #postofisso”. Raffaele Attanasio @RafBigCat:
“anche stamattina mi sono svegliato #precario
#sfruttato #irriso e #rottodipalle…che #monotonia #matrix
#monti”. Poi si legge ancora #buongiorno e buon #postofisso
a tutti. #Monti tanto è senatore…. A vita! fortunata
te che nn hai il #postofisso e nn vivi nella
#monotonia !! Ringrazia #montisenatoreavitacolpostofisso.
Su Facebook Giancarlo De Rogatis ”Il presidente
Monti oggi ha detto: “I giovani si abituino all’idea
di non avere più il posto fisso a vita. Che
monotonia. E’ bello cambiare e accettare delle
sfide”. Parla facile lui, con 72000 € mensili,
privilegi illimitati e tutto spesato. Per me
andrebbe anche bene non avere il posto fisso e
accettare le sfide. Ma lo faccia lui per primo,
seguito dal suo governo di mummie!!! Vediamo, dopo
le barbare razzie che il “”"professore”"” e la sua
cricca stanno facendo se troveranno dei posti di
lavoro. Monti potrà sempre chiedere aiuto ai suoi
amici massoni di Yale… sempre se nelle loro dottrine
sia contemplato il perdono, visto che il professore
li ha rinnegato pubblicamente dalla Gruber”. Black
Darrell Lucy scrive sulla pagina Facebook di Monti:
“ma perchè non cambi lavoro tu? Io sono giovane e tu
non mi puoi dire una cosa del genere! ALTRO CHE
ABITUARMI CHE NON C’è LAVORO FISSO! GUARDA CHE IO E
I MIEI COETANEI FACCIAMO LA RIVOLUZIONE CIVILE!
SIAMO PRONTI! CI AVETE STUFATO!”. Paolo Rossi mario
prova a andare a lovorare in fabbrica.facile
prendersela sempre con i piu deboli e non con i tuoi
amici industriali e banchieri.tanto a te che te ne
frega a 50000 euro al mese..vergogna!!!. Giacinta de
Caprio scrive: “visto che per lei il cosiddetto
posto fisso è una monotonia perchè non accetta di
abbandonare il suo??? visto che per quanti anni ha,
la sua esperienza lavorativa non se la riporta solo
come ricordo dei posti fissi ma continua cmq a
detenerne il baluardo… la monotonia dalla quale i
giovani sfuggono è costruita da contratti precari e
contratti di collaborazione…provi a scambiare il suo
posto di lavoro con i giovani..provi a lavorare
sapendo che perchè sei rimasta incinta ed il tuo
contratto non diverrà mai indeterminato… provi a
ritornare a casa vedendo suo padre che ha perso il
posto “fisso” ed è disperato perchè non sa più come
affrontare le spese di casa e della tua università e
tu come giovane ben educato cerchi disperatamente un
posto per affrontare almeno le tue spese, ma l’unica
cosa che ti ritrovi è ficcarti in call center dove
se sono legali prendi una busta paga momentanea
altrimenti contratto a progetto, niente ferie, non
puoi permetterti una malattia, etc… prima di
aprirela bocca azioni il cervello… mi faccia il
piacere….”. Fonte:
Blitz
Rimborsi elettorali: Spendono 136 milioni, ne
ricevono 500
Rimborsi elettorali è una parola grossa nel caso dei
partiti italiani: altrimenti perché se
complessivamente hanno speso 136 milioni nel 2008,
hanno ricevuto indietro 503 milioni? La Corte dei
Conti stessa non ci ha visto chiaro, ma finora si è
limitata a stigmatizzare mettendo perlomeno in
dubbio la correttezza semantica della parola
rimborsi. E perché un partito defunto come la
Margherita riceve ancora rimborsi, alla memoria? E i
tremila immobili intestati agli ex Democratici di
sinistra quanto rendono, perché sono custoditi in
fondazioni esterne all’attuale partito Democratico?
La scabrosa
vicenda Lusi, il
tesoriere che ha fatto sparire 13 milioni di euro
della Margherita, denaro pubblico in fondo, torna a
far discutere sulla legittimità dei rimborsi
elettorali e sulla ripartizione dei contributi alla
politica. In breve il “Buco nero è il sistema di
finanziamento per i partiti”, come titola un
articolo sul Corriere della Sera firmato Sergio
Rizzo. Lusi ha già ammesso l’appropriazione
indebita, ma come mai nessuno nel partito conosceva
ammontare, destinazione, utilizzo dei fondi
raccolti? La questione merita di essere riesaminata,
anche considerando che il ricorso ai rimborsi
elettorali fu lo stratagemma con cui fu aggirato nel
1993 l’esito del referendum popolare che abrogò il
finanziamento pubblico ai partiti. Era l’onda lunga
di Tangentopoli, i partiti da qualche parte i soldi
li devono prendere: ma il rimborso non ha certo
arrestato le pratiche tangentiste, gli affari loschi
ecc… Soprattutto, dal 1996 il sistema è
letteralmente impazzito. Le cifre ricordate da Rizzo
sono da capogiro: dal 1999 al 2008 le retribuzioni
dei dipendenti pubblici sono cresciute del 42,5%, i
rimborsi del 1.110%. Nel 1996 An e Forza Italia
dichiararono spese complessive per 5,1 milioni di
euro, nel 2008 il Popolo delle Libertà ha
documentato spese per 68,5 milioni. Una lievitazione
del 1.239%. Quanto ai rimborsi elettorali, spiega
Rizzo, “decollavano del 1.008% da 18,6 milioni a
206,5 milioni”. Nel passaggio dall’Ulivo all’Unione
le cose non sono andate tanto diversamente: da 17 a
180,2 milioni, una crescita del 960%. Insomma
presentarsi alle elezioni è un’attività redditizia,
un investimento, tanto anche se perdi (importante è
superare l’1%) il rimborso non te lo nega nessuno.
Specie se si usano macchinazioni abbastanza
grossolane che però non saranno certo i partiti, che
le hanno inventate, a disinnescare. Per esempio
nessuno, nell’ultima manovra lacrime e sangue solo
per noi, ha pensato di eliminare una norma del 2006:
i rimborsi sono calcolati per i cinque anni della
legislatura, anche se questa, come nel caso
2006-2008, dura solo due anni. E non basta, perché
il rimborso si somma alla legislatura successiva,
che va dal 2008 in poi. Uno scippo con il motorino è
più raffinato. Anche perché, nonostante il fiume di
soldi, la corruzione ci costa ancora 60 miliardi
l’anno. Gola Profonda non è un film
pornografico.Fonte:
Blitz
Tasse sospese per gli alluvionati di Saponara
Il decreto milleproroghe, approvato oggi alla
Camera, ha recepito un emendamento presentato dal
vicepresidente vicario dei deputati di Fli, Carmelo
Briguglio, per l’equiparazione degli alluvionati
della provincia di Messina (Barcellona Pozzo di
Gotto, Saponara e altri) ai cittadini colpiti da
altre alluvioni ai fini del differimento degli
adempimenti in materia tributaria. L’on. Briguglio
ha espresso soddisfazione per il varo di una norma
giusta che cerca di andare incontro alle popolazioni
messinesi colpite dall’alluvione del 22 novembre
2011, ed elimina una sperequazione rispetto ad altre
aree del territorio nazionale. “Insomma non ci sono
più alluvionati di serie A e di serie B”, ha
commentato Briguglio.
Rinvio a giudizio per Siciliano, Tomasello e il
prof. Tigano
Tre rinvii a giudizio e tre proscioglimenti
nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione di alcuni
fascicoli dell’ex procuratore aggiunto di Messina,
Siciliano. Il gup di Reggio Calabria, Francesco
Petrone a conclusione dell’udienza preliminare per
il cosiddetto “Caso Siciliano” ha infatti ha
rinviato a giudizio il giudice Pino Siciliano, il
Rettore dell’Università di Messina Franco Tomasello
e il docente universitario e legale del Comune di
Messina, Aldo Tigano . Quest’ultimo è stato
prosciolto dall’ipotesi di reato di falso e dovrà
rispondere di concorso in rivelazione di segreto
d’ufficio. Sono stati invece prosciolti da ogni
addebito, il medico Adolfo De Meo, Francesco
Siciliano, avvocato e ricercatore all'Università e
figlio dell’ex procuratore aggiunto ed il collega di
studio Fabrizio Maimone Ansaldo Patti.
Hanno fatto ricorso al rito del giudizio
abbreviato invece l'ex coordinatore provinciale
dell’Udc, Michele Caudo, ed il liquidatore di
Impregilo, Domenico Occhipinti, L’inchiesta, avviata
dal procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe
Pignatone, ha riguardato diverse ipotesi di reato,
tra cui le tentate concussioni, contestate allo
stesso Siciliano per la ristrutturazione dell’Hotel
Castellamare di Taormina, per la vicenda
Impregilo-Comune di Taormina, per la destinazione
urbanistica dell’area in cui si trovava lo
stabilimento dei Molini Gazzi e per le zone a
protezione speciale, al Comune di Messina. Tra le
altre contestazioni, a carico di Siciliano, la
rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento
in quanto attraverso il comune amico Michele Caudo,
avrebbe segnalato all’allora dirigente
dell’Urbanistica comunale, l’architetto Manlio
Minutoli, che era in corso un’indagine sul suo conto
e che era sottoposto a intercettazione telefonica. E
infine la vicenda dell’ex direttore generale del
Policlinico Caratozzolo al centro di un contenzioso
con l’Università e con il rettore Tomasello, per la
quale furono indagati lo stesso Tomasello, Siciliano
e il prof. Tigano, per rivelazione di segreti
d’ufficio.
Milazzo: La salute dei cittadini e la tutela del
territorio prima di tutto
Il presidente del Circolo Agorà di Futuro e Libertà
per l’Italia di Milazzo Vincenzo Russo si fa
portavoce di una grave situazione di immobilità
sulle problematiche ambientali che ormai da troppo
tempo persiste sul nostro territorio. La politica ha
il dovere di intervenire immediatamente per trovare
delle soluzioni concrete sul problema ambientale che
investe la città di Milazzo e il comprensorio della
Valle del Mela, in un’area dichiarata ad elevato
rischio di crisi ambientale. Nei giorni scorsi
l'aria di Milazzo è stata nuovamente ammorbata di
odori molesti riconducibili alle industrie presenti
sul nostro territorio che hanno creato
inevitabilmente problemi sanitari e forte
preoccupazione fra la popolazione. Lo spiacevole
episodio fa seguito alla grave situazione
verificatasi il 22 Novembre scorso quando oltre alla
presenza di odori nauseabondi, vi fu lo sversamento
in mare di prodotti petroliferi, di cui ancora non
si conoscono cause ed eventuali colpevoli.
Apprezziamo e condividiamo le tante battaglie
portate avanti da un gruppo di cittadini e da
qualche associazione ambientalista ma purtroppo i
cittadini si sentono abbandonati dalla classe
politica e dirigenziale che non ha prodotto fino ad
adesso fatti concreti contro questo dannoso
problema. Milazzo e la Valle del Mela attendono da
tempo un sistema di monitoraggio atmosferico e
l'applicazione dei piani di risanamento ambientali.
Le industrie ci sono ma non sono i padroni del
nostro territorio e pertanto devono assolutamente
rispettare le regole imposte dalle normative vigenti
in materia. Approfitto della mia nota per ribadire
che mi farò personalmente carico attraverso i
riferimenti politici provinciali, regionali e
nazionali affinchè si attivino per intervenire
concretamente sul territorio e dare risposte chiare
ai cittadini di Milazzo e della valle del Mela. Non
possiamo più accettare questa situazione e
tollerare questa indifferenza, nel rispetto delle
tante persone che in silenzio soffrono e muoiono. La
gente ha tutto il diritto di vivere in un ambiente
sano e credere in un futuro migliore per se stessi e
per i propri figli. E’ opportuno iniziare a parlare
e progettare nuovi modelli di sviluppo alternativi a
quello industriale, evitando pertanto la costruzione
di altri impianti e opere ad elevato impatto
ambientale e sanitario. Soltanto voltando pagina
potremo pensare ad un rilancio turistico del
comprensorio.
Messina: All’Arcivescovato la “Settimana Teologica
2012”
Giovedì 2 febbraio 2012, alle ore 10, presso la
Cappella S. Maria all’Arcivescovado (Palazzo
Arcivescovile – ingresso via I Settembre, 117), si
terrà una Conferenza Stampa nella quale
l’Arcivescovo, S. E. Mons. Calogero La Piana
presenterà la “Settimana Teologica 2012” dal tema
“Crisi globale e profezia della fede”, che si terrà
da lunedì 6 a mercoledì 8 febbraio, nella Basilica
Cattedrale di Messina. Interverranno alla Conferenza
Stampa l’Arcivescovo S.E. Mons. Calogero La Piana,
il Vicario Generale, Mons. Carmelo Lupò e alcuni
membri della Commissione preparatoria dell’evento.
La Settimana Teologica 2012 sarà aperta, lunedì 6
febbraio, dalla Solenne Prolusione di S. E. Mons.
Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini.
I tagli non bastano, la nostra crisi è strutturale
La stagnazione è un problema di chi non cresce
perchè le proprie condizioni strutturali glielo
impediscono, scrive Michele Boldrin economista alla
Washington University in Saint Louis. Tali
condizioni strutturali sono il frutto di decenni di
scelte erronee e richiedono, nel migliore dei casi,
molti anni di sforzo paziente per essere alterate.
Per questo, manovre recessive o meno, il futuro non
è roseo: perchè non bastano né semplici tagli alla
spesa né, tantomeno, aumenti delle imposte per
rendere produttivo chi non lo è. Occorre ben altro,
ma non sembriamo volerlo intendere. L’augurio di
fine d’anno di gran lunga più frequente è stato
quello per un 2012 che inizi a risolvere i problemi
economici che hanno tormentato il 2011. Lungi da me
l’argomentare contro l’ottimismo della volontà, ma i
fatti e la logica invitano ad un sobrio pessimismo:
questa crisi, che ha già troppi anni per contarli, è
destinata a durare ancora parecchio. In alcuni
paesi, Italia in testa, ci vorrà la maggior parte
del decennio iniziato l’anno scorso per uscirne
davvero. Questo ammesso, ma non concesso, che si
adottino le politiche e si introducano i cambiamenti
che risulteranno necessari e che, va riconosciuto,
non sono certo ovvi. La ragione di questo mio
pessimismo – francamente, di lunga data – è che le
ragioni della crisi non sono finanziarie ma
materiali e che quanto vale per l’Italia vale per
svariati paesi occidentali, inclusi gli Usa, in
misura forse minore ma comunque sostanziale. Per
marcare i termini della mia analisi in modo netto è
utile forse esagerarli. Per esagerarli, niente di
meglio che semplificare brutalmente un’analisi
rispettabile – quella di Olivier Blanchard, capo
economista del Fmi – e usarla come uomo di paglia.
Che è quello che procedo a fare dopo essermi scusato
per l’intenzionale eccesso di semplificazione.
Blanchard sostiene tre cose: (i) la crisi che
viviamo è di natura finanziaria, (ii) essa si deve
in gran parte a mancanza di fiducia, ossia agli
animal spirits degli operatori i quali
autorealizzano il loro pessimismo, (iii) le
politiche fiscali e monetarie possono risolvere il
problema ma, per farlo, devono essere “decisive”
perché – coerentemente con le teorie degli equilibri
multipli basati su sunspots – per far saltare
l’economia da un equilibrio “cattivo” ad uno “buono”
occorre alterare radicalmente le aspettative degli
operatori facendo loro recuperare “fiducia” nel
futuro. I lettori scuseranno l’eccesso di
virgolettato, ma è obbligatorio. Com’è doveroso
riconoscere che condivido ampiamente due parti della
diagnosi di Blanchard, anche se non ho ben capito
come lui riesca a farle quadrare con il resto di ciò
che argomenta. Sono le seguenti: (a) politiche
economiche incomplete e farraginose aggravano la
situazione perché non riescono a convincere gli
operatori economici che si intendono adottare
davvero cambiamenti di lungo raggio; (b) ci vorrà
parecchio tempo per rimettere in rotta la nave
perché, come Blanchard sottolinea citando Angela
Merkel, dobbiamo fare a marathon rather than a
sprint. Qui gli ultrasemplificati punti di vista
divergono ed io mi dedico ad illustrare il mio.
Senza dubbio la crisi mondiale si è manifestata a
livello finanziario: eccesso di indebitamento,
pubblico o privato fa poca differenza. Mentre negli
altri paesi il debito si è venuto formando durante
gli ultimi dieci anni circa, quello italiano era
precedente come precedenti erano le cause del
medesimo: la macchina della crescita economica
diffusa aveva progressivamente rallentato sino a
fermarsi. Alcuni settori, alcune industrie, alcune
componenti della forza lavoro (tipicamente quelle
maggiormente qualificate ed educate) continua(va)no
a crescere e generare aumenti di produttività ma il
resto, un resto sempre più grande, non sembra più in
grado di farlo. In un mondo dove i prezzi reali di
svariati beni e servizi aumentano (perché qualcuno
innova, spiazzando antichi prodotti, ed altri
crescono facendo crescere i prezzi di tutto quanto è
offerto inelasticamente) questo rallentamento
implica che le condizioni di vita di ampi strati
della popolazione stagnano o peggiorano. Da qui
nasce sia una domanda di maggiore redistribuzione –
la quale, per parziale che possa essere, avvenendo
attraverso il canale fiscale ed all’interno di ogni
dato paese si trasforma in crescita dei costi e
riduzione di competitività per i settori su cui si
esercita il prelievo – sia una domanda di politiche
fiscali e monetarie espansive. Le abbiamo avute ed
hanno generato crescita del debito pubblico e/o
privato. Non è ovvio (e nemmeno rilevante) che tali
politiche siano state causate da una volontà
redistributiva (come argomenta da tempo Raghu Rajan)
o siano invece il frutto una macchina politica a cui
conviene reagire con una “espansione” della domanda
interna ad ogni rallentamento della crescita. Conta
solo che sono avvenute ed hanno portato ad un
aumento del debito che richiedeva una diffusa e
sostenuta crescita del reddito per venir ripagato.
Come abbiamo visto – dagli Usa alla Grecia passando
per l’Italia che ristagna dal 2001 o dalla Spagna
che, pur crescendo tra 1995 e 2006, lo faceva troppo
poco rispetto al debito privato che accumulava – la
crescita sperata non è mai arrivata ed il debito è
diventato non più sostenibile. Patatrac. Il
rallentamento della crescita era avvenuto in Italia
già a partire dalla seconda metà degli anni ’90 ed
un decennio, circa, più tardi si è manifestato
altrove. La nostra situazione – proprio perché
abbiamo smesso di crescere dieci anni prima degli
altri ed abbiamo fatto peggio di quasi tutti anche
durante gli ultimi tre – è ovviamente più grave
della spagnola o della francese, per non parlare
della tedesca o dell’americana. Ma vi sono elementi
comuni. L’arresto della crescita è dovuto,
essenzialmente, ad un fatto brutale: una grossa
fetta della nostra forza lavoro non è più in grado
di aumentare la propria produttività e di portare
sul mercato beni e servizi che possano essere
venduti a prezzi competitivi. Già sento più di
qualcuno osservare «aveva ragione Tremonti, è la
Cina che ci rovina». Errore madornale: Cina e
Brasile, ma anche Svezia e Finlandia, crescono
indipendentemente da noi e commerciare con questi
paesi ci ha evitato di fare ancor peggio di quanto
avremmo fatto altrimenti. Il protezionismo non
avrebbe aumentato la produttività italiana ma solo
impedito di acquistare a prezzi minori quei beni che
abbiamo importato e di vendere quanto siamo riusciti
ad esportare. La stagnazione è un problema di chi
non cresce perchè le proprie condizioni strutturali
glielo impediscono. Tali condizioni strutturali sono
il frutto di decenni di scelte erronee e richiedono,
nel migliore dei casi, molti anni di sforzo paziente
per essere alterate. Per questo, manovre recessive o
meno, il futuro non è roseo: perchè non bastano né
semplici tagli alla spesa né, tantomeno, aumenti
delle imposte per rendere produttivo chi non lo è.
Occorre ben altro, ma non sembriamo volerlo
intendere. Auguri, dunque: ne abbiamo bisogno. *Department
of Economics - Washington University in Saint Louis.
Fonte:
Linkiesta
|
|
Monti bacchetta la Regione Sicilia: “Spendete i
fondi europei”
“Come fate a chiedere aiuti allo Stato, se non
siete stati capaci di spendere più del 4% dei fondi
europei?”. Con queste parole, il presidente del
consiglio Mario Monti e il ministro dell’Interno
Annamaria Cancellieri avrebbero “bacchettato” il
governo regionale nel corso dell’incontro tenuto a
Roma cinque giorni fa per discutere sulla protesta
dei Forconi. L’indiscrezione è stata rivelata
stamattina dal presidente dell’Ars Francesco Cascio,
nel corso del suo intervento al coordinamento
regionale del partito. “Non una, ma almeno tre
volte, – racconta Cascio – Monti e la Cancellieri
hanno ripetuto la stessa frase. Aggiungendo: ma cosa
ve ne fate di questi fondi che vi dà l’Europa?”.
Quella bassissima percentuale del 4%, poi,
comprenderebbe già il fondo Jeremie (130 milioni di
euro con cui le piccole e medie imprese possono
abbattere fino al 50% gli interessi bancari) e il
programma Jessica (stipulato per promuovere gli
investimenti sostenibili, la crescita e
l’occupazione nelle aree urbane). “Per tre ore,
abbiamo parlato di Ponte sullo Stretto e di tante
altre cose. Ma a dire il vero, già alle 19, quindi
prima ancora che cominciasse l’incontro – rivela
Cascio – circolava quel comunicato stampa poi
diffuso dalla presidenza del Consiglio. Un testo
ritoccato, alla fine della discussione, solo su un
paio di punti”. Tra cui questo: il presidente Monti
“ha altresì raccomandato una più rapida attuazione
dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali”.
Tradotto: “Perché intanto non spendete i soldi che
vi dà l’Europa?”.
Milazzo : Gli anziani e le fasce più deboli vanno
tutelate
L’Associazione Scarabeo E20 attraverso le parole del
presidente Vincenzo Russo torna sull’argomento
relativo ai costi della politica mamertina. In uno
scenario difficile e incerto come quello attuale
dove la politica, attraverso leggi, norme e nuove
tasse continua a chiedere ai cittadini enormi
sacrifici, trovo inammissibile e ingiusto che la
politica non faccia lo stesso dando per prima il
buon esempio. Nonostante il gettone dei consiglieri
mamertini sia uno dei più cari della Sicilia, ancora
oggi registriamo un nulla di fatto. Siamo fermamente
convinti che la politica cittadina ha perso
l’ennesima occasione dimostrando di essere sempre
più vittima di logiche partitiche o interessi
personali. Condividiamo e siamo vicini al pensiero
di tutti quei cittadini e giovani in primis che
vivono sempre di più con distacco la politica e in
generale questo “modo” di fare politica. Eliminando
gli sprechi e riducendo i costi della politica si
possono tutelare i diritti delle fasce più
deboli come gli anziani e i disabili perchè ci sono
tante persone non autosufficienti, tantissimi
anziani che vivono da soli, numerose famiglie in
condizioni di povertà e di forte disagio sociale.
Eliminando gli sprechi e riducendo i costi della
politica si può investire nei centri sociali
presenti in città per migliorare la qualità della
vita di tutte quelle persone anziane e normali
cittadini che sole e nel silenzio affrontano
quotidianamente con grande dignità enormi disagi.
Assistere gli anziani e i diversamente abili,
aiutare le persone bisognose e i più deboli
migliorandone la qualità della vita, rappresenta
un obbligo morale e istituzionale per chi ci
rappresenta.
Milazzo:
l’ “A.D.A.S.C.” lancia ancora una volta l’ allarme
Ci sentiamo giorno dopo giorno sempre più
abbandonati al nostro triste destino, siamo stanchi
di convivere quotidianamente con odori molesti, di
restare chiusi nelle nostre case, di non poter più
vivere, respirare. Ecco il grido di allarme che
lancia l’ “A.D.A.S.C.” – Associazione per la Difesa
dell’Ambiente e della Salute dei Cittadini. Nei
giorni scorsi la città di Milazzo è stata investita
da un elevato tasso d’inquinamento. Tutto questo
crea inevitabilmente problemi ai cittadini, come
irritazioni agli occhi, problemi respiratori e tanto
altro ancora per l’elevata tossicità,
cancerogenicità delle migliaia di sostanze che
respiriamo. Abbiamo immediatamente contattato
l’Ufficio Speciale e l’Arpa di Messina per attivare
tutte le procedure, stiamo attendendo i risultati.
Non possiamo vivere all’interno di una camera a gas,
e abbiamo il diritto di sapere la verità, di
conoscere chi sono i nostri “killer” e pretendiamo
di essere tutelati. Nelle prossime ore presenteremo
l’ulteriore esposto all’Autorità Giudiziaria e
continueremo ad informare il Presidente della
Repubblica, la Commissione Europea Ambiente, la
Presidenza del Consiglio dei Ministri vista la
silente attività istituzionale di vari enti ed
istituzioni.
Ucsi Sicilia rappresentata al Consiglio Nazionale
Sicilia rappresentata a livello nazionale per il
prossimo quadriennio. Questo l’esito del XVIII
Congresso dell’UCSI (Unione cattolica della stampa
italiana) conclusosi a Caserta. Durante l’ elezione
tenutasi domenica 29 gennaio sono stati eletti
consiglieri nazionali Crisostomo Lo Presti di
Messina e Marilisa Della Monica di Agrigento; al
collegio dei Garanti, Rossella Jannello e infine al
collegio dei revisori dei conti come sostituto
Luciano Bugliari di Caltagirone. Oltre alle nuove
cariche i 65 delegati provenienti dalle varie
regioni italiane hanno partecipato alla discussione
e approvazione del nuovo statuto e affrontato il
tema su “La credibilità dell’informazione in Italia:
verso un giornalismo di servizio pubblico”. Andrea
Melodia è stato riconfermato presidente dell'Ucsi
dai delegati al XVIII congresso dell'unione.
Rieletti anche il vice presidente Pino Nardi, il
segretario nazionale, Franco Maresca e il tesoriere
Mariella Cossu. Nella giunta esecutiva troviamo un
altro siciliano il catanese Gaetano Rizzo insieme a
rappresentanti di altre regioni come Pino Nano,
Guido Mocellin, Luigi Ferraiuolo e Donatella Trotta.
Per il collegio dei garanti è stata eletta la
catanese Rossella Iannello insieme a Francesco
Birocchi (presidente) e Mauro Banchini. Otto i
delegati partiti dalla Sicilia per l’importante
appuntamento elettivo dell’Unione cattolica della
stampa italiana con Crisostomo Lo Presti e Domenico
Interdonato di Messina, Luciano Bugliari di
Caltagirone, Nuccia Morselli di Caltanissetta,
Renato Pinnisi di Enna, Orazio Vecchio e Antonio
Foti di Catania e Marilisa Della Monica di
Agrigento. Capo delegazione il presidente dell’UCSI
Sicilia, Peppino Vecchio. Al termine del Congresso i
delegati hanno votato all’unanimità il documento
finale dell’UCSI che conferma e sottolinea il ruolo
dell’associazione nell’ambito dell’informazione
italiana. Renato Pinnisi +39 3393400232
renatopinnisi@yahoo.it
Responsabile Comunicazione Ucsi Sicilia
Disoccupazione record i Italia
Il tasso di disoccupazione a dicembre e’ all’8,9%,
in rialzo di 0,1 punti percentuali su novembre e di
0,8 punti su dicembre 2010. E’ il tasso piu’ alto da
gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili). Lo
rileva l’Istat su stime provvisorie. Se si guarda
alle serie storiche trimestrali e’ il piu’ alto dal
terzo trimestre 2001. Il numero dei disoccupati a
dicembre e’ di 2,243 milioni, in aumento dello 0,9%
su novembre. Lo rileva l’Istat su stime provvisorie.
Su base annua il rialzo e’ del 10,9%. E’ il valore
maggiore da gennaio 2004 (inizio serie storiche
mensile) e se si fa riferimento alle serie
trimestrali si torna a livelli di 10 anni fa (I
trimestre 2001). Il tasso di disoccupazione
giovanile (15-24 anni) a dicembre e’ al 31%, in calo
di 0,2 punti percentuali su novembre, ma in aumento
di 3 punti su dicembre 2010. Lo rileva l’Istat in
base a stime provvisorie. Per il quarto mese
consecutivo il tasso e’ sopra il 30%. Il tasso di
disoccupazione maschile a dicembre 2011 raggiunge
quota 8,4%. Lo rileva l’Istat in base a dati
destagionalizzati e stime provvisorie. Si tratta di
un tasso record, il piu’ alto da gennaio 2004
(inizio serie storiche mensili) e se si torna ancora
indietro, alle serie storiche trimestrali, diventa
il valore massimo dal primo trimestre del 1999.
Secondo le stime diffuse oggi dall’Istat, quindi, il
tasso di disoccupazione gia’ a novembre e’ stato
pari all’8,8%. In particolare, la disoccupazione
maschile a dicembre cresce del 5,1% rispetto al mese
precedente e del 15,1% su base annua; il numero di
donne disoccupate diminuisce rispetto a novembre del
3,9%, mentre aumenta del 6,2% in termini
tendenziali. Inoltre, fa sapere sempre l’Istat, il
tasso di disoccupazione maschile cresce di 0,4 punti
percentuali nell’ultimo mese, portandosi all’8,4%;
quello femminile segna una flessione di 0,4 punti e
si attesta al 9,6%. Quindi, rispetto all’anno
precedente il tasso di disoccupazione maschile sale
di 1,1 punti percentuali e quello femminile di 0,4
punti. Il numero dei disoccupati a dicembre e’
salito di 20 mila unita’ rispetto a novembre e di
221 mila su base annua. Lo rileva l’Istat in base a
stime provvisorie. Sul fronte occupazione, a
dicembre 2011 gli occupati sono 22,903 milioni, un
livello sostanzialmente invariato rispetto a
novembre (in presenza di un calo della componente
maschile e di una crescita di quella femminile). Nel
confronto con l’anno precedente l’occupazione
diminuisce dello 0,1% (-23 mila unita’). Inoltre, il
tasso di occupazione e’ pari al 56,9%, stabile nel
confronto congiunturale e in diminuzione in termini
tendenziali di 0,1 punti percentuali. Nel dettaglio,
il tasso di occupazione maschile, pari al 67,1%,
diminuisce di 0,3 punti percentuali rispetto a
novembre e di 0,4 punti su base annua, toccando il
valore minimo dal gennaio del 2004, ovvero
dall’inizio delle serie storiche mensili, e dal
primo trimestre del 1999 se si torna indietro alle
serie trimestrali. Quello femminile (46,8%)
registra, invece, un aumento di 0,3 punti
percentuali sia in termini congiunturali sia
rispetto a dodici mesi prima. Sempre a dicembre gli
inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuiscono dello
0,2% (-34 mila unita’ rispetto al mese precedente).
Ecco che il tasso di inattivita’ si posiziona al
37,5%, con una flessione di 0,1 punti percentuali a
livello congiunturale e di 0,5 punti su base annua.
|
|
Pace del Mela. La rabbia del Comitato Pacesi per la vita
Contro i ritardi dell'Amministrazione nell'indizione del
referendum. Ancora polemiche nel Comune di Pace del Mela sulla
proposta di svolgimento del Referendum sull’Elettrodotto
Sorgente-Rizziconi. Il Comitato Cittadini Pacesi per la Vita
contesta l’atteggiamento dell’Amministrazione, accusata di non
darsi da fare per l’indizione del referendum . “Se, a distanza
di quattro mesi, gli uffici e l’Amministrazione di Pace del Mela
non sono stati capaci di esitare una delibera di indizione, lo
dicano chiaro – afferma il comitato . Questa perdita di tempo
serve solo a Terna che avrà più tempo per sistemare le proprie
carte e farci trovare i cantieri sulle case. E mentre
l’Amministrazione gioca, a Pace del Mela, nella zona di Passo
Vela, dove troneggia l’elettrodotto che Terna. Noi vogliamo il
referendum. Lo chiediamo da oltre un anno, ma il sindaco seguita
a palleggiare e a scaricare tutto agli uffici; Il Comitato
Cittadini Pacesi per la Vita non ci sta; non intende farsi
prendere in giro da un Sindaco che si inventa le sentenze
favorevoli del Tar del Lazio; non intende farsi prendere in giro
da una Amministrazione che da tanti mesi fa finta di lavorare ad
una delibera di indizione di referendum, che in realtà non vuole
fare, ridicolizzando la volontà degli 820 cittadini che hanno
firmato la richiesta, ed ignorando il Consiglio Comunale, organo
sovrano, che ha deliberato il referendum. Il Comitato invita
tutti i Cittadini Pacesi alla mobilitazione per la salvaguardia
della nostra salute e del nostro paese; invita tutti a
manifestare contro l’arroganza e l’incapacità di una
amministrazione che per oscuri motivi si rifiuta di sostenere i
Cittadini Pacesi in questa battaglia per la vita”.
Brutte notizie per gli automobilisti siciliani
Il 7 febbraio i benzinai aderenti a Faib e Fenica, hanno
confermato 10 giorni di sciopero. La serrata sarà di tre giorni
ogni due settimane sia sulla rete ordinaria che su quella
autostradale . La decisione è stata presa per denunciare la
mancata liberalizzazione della distribuzione carburanti e
chiedere con urgenza al Parlamento di varare una vera riforma
per liberare il settore dal controllo assoluto dei monopolisti
petroliferi e consentire prezzi dei carburanti più bassi su
tutta la rete distributiva. La situazione quindi torna ad essere
grave per gli automobilisti e per l' economia dell' intera
regione che si trovera' di fronte ad un ennesimo blocco causato
dagli scioperi dei benzinai. Una realta' gravissima per l'
intera comunita' siciliana che di questo passo, con le mancate
promesse del Governatore Lombardo e del Presidente Monti, si
trovera' ad una paralisi dell' intera economia dell' isola.
Standard & Poor's declassa ancora la Sicilia
Standard and Poor’s ha annunciato il taglio a BB+ del rating di
14 amministrazioni locali italiane, come conseguenza del
downgrade allo stesso livello operato sul debito italiano. Le
Regioni coinvolte sono: Sicilia, Friuli-Venezia Giulia,
Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Marche, Umbria. Declassamento
per la provincia di Roma, e i comuni di Firenze, Genova, Milano,
Roma, Bologna e Torino. La decisione riflette il metodo generale
usato dall’agenzia di non assegnare agli enti locali un rating
maggiore di quello dello Stato. Anche le previsioni negative (outlook)
rispecchiano quello del rating sovrano. Un rating maggiore puo’
essere assegnato solo nel caso in cui l’ente locale abbia una
minore dipendenza dai trasferimenti statali, una economia piu’
vitale o un’alta flessibilita’ finanziaria.
Complimenti a Standard and Poor's e ai politici cialtroni
La notizia del declassamento dell'Italia da parte di Standard
and Poor's non ha sorpreso affatto chi conosce, segue e denuncia
da tempo la politica criminosa della finanza internazionale e in
particolare delle società di ratings. Un tale declassamento
c'era da aspettarselo; anzi era un atto assolutamente dovuto in
un momento in cui l'Italia riacquista credibilità internazionale
dopo l'indiscusso successo della visita di Mario Monti in
Germania, i pareri lusinghieri della stampa internazionale
generica e specialistica e, soprattutto, di fronte al
collocamento dei titoli di.Stato e alla timida ma effettiva
riduzione dello spread. "Vuoi vedere che adesso l'Italia va
meglio e perdiamo una fonte primaria di guadagno speculativo,
come abbiamo fatto in questi mesi?" si saranno detti tra loro.
La prima ad esporsi è stata la sorella minore Fich ma con nessun
risultato; e quindi era corretto impiegare l'ammiraglia. Non
dimentichiamolo. Le società di ratings sono sostanzialmente
delle società speculative con enormi responsabilità nella
gravissima crisi finanziaria mondiale che sta affamando il mondo
intero, con reali e profondi conflitti di interesse e che
guadagna e fa guadagnare proprio sulla crisi dei singoli Stati e
Società: più un Paese va male, più crescono i tassi di interesse
e più i creditori - grandi speculatori finanziari - ci
guadagnano. E in questa politica degli interessi sul debito,
l'Italia è la migliore gallina dalle uova d'oro perchè ha tutti
i fondamentali sostanzialmente a posto eppure è costretta a
pagare al dio-mercato-Burunbugiu il 7% delle sue ricchezze, a
causa di un debito mostruso pari al 120% del suo Prodotto
Interno Lordo (PIL). Cioè deve drenare almento il 6% delle
ricchezze di tutti noi essendo capace di produrre un PIL non
superiore allì1% e se va bene! Si tratta di un drenaggio
immenso. Rendetevene conto voi stessi facendo questo
piccolissimo calcolo. Il debito italiano viaggia tra 1.800/1900
miliardi di Euro. Per ogni miliardo di debito al 7% ne paghiamo
70 milioni di interessi; per 10 miliardi, 700 milioni; per 100
miliardi, 7 miliardi... Se nel 2012 dovessimo rinnovare 200
miliardi in scadenza, soltanto su questa somma ne dovremmo
pagare 14 miliardi! Il valore di una manovra lacrime e sangue!
Mi sapete indicare un altro business che rende un tale interesse
a parità di rischio? Nessun altro. Non è quindi esagerato
affermare che ci troviamo di fronte a degli speculatori
selvaggi, a degli usurai legalizzati di prima grandezza che
dobbiamo assolutamente eliminare dal nostro orizzonte se non
vogliamo autodistruggerci non potendo assolutamente produrre una
ricchezza pari al 7% del nostro debito in tempi relativamente
brevi e non potendo privare i nostri figli del 7% della
ricchezza del loro Paese, gravati come sono, ciascuno di loro
con un debito di €32.000, una potenziale pensione da fame e
scarsissime opportunità di lavoro! E' quindi un dovere di
ciascuno di noi opporci con tutte le forze a questo tipo di
finanza internazionale, mettere ordine in casa nostra eliminando
gli sprechi, combattere la corruzione e l'economia illegale;
ridurre drasticamente l'evasione fiscale e opporci ai politici
cilatroni e conniventi, di tutti i colori con tutte lenostre
forze se non vogliamo condannare i nostri figli a povertà sicura
per arricchire questi criminali, perchè di politica criminale si
tratta anche per gli effetti che tale politica ha sulle imprese
e sulla economia reale. Pensate alle piccole e medie imprese che
dovessero chiedere un prestito bancario ad un interesse del 7 al
10%. Cosa dovrebbero guadagnare per ripagare il debito e
continuare a sopravvivere? E quando verrebbe a costare un
appartamento se dovessiomo pagare dei mutui a due cifre? Come
vedete, la speculazione finanziaria ha distrutto l'economia
reale e in ultima istanza la democrazia e le Società di ratings
sono le loro migliori ambasciatrici. Cosa fare allora? <oltre a
quanto appena detto, ignorare totalmente questi declassamenti da
parte delle società di ratings; metterle al bando dall'UE;
rinegoziare il nostro debito rifiutandoci di pagare tali tassi
ingiustificati; rivedere le regole della BCE in modo che essa
possa prestare direttamente i soldi agli Stati con fondamentali
solidi e non tramite le banche, facendo pagare anche agli Stati
il tasso dell'1% attualmente praticato appunto alle banche
ordinarie; adottare la stessa politica che adotta la Federal
Reserve in casi simili. La Chiesa cattolica, le Chiese luterane,
il mondo islamico che gode di una felice finanza dal volto umano
in termini di politica del debito, e ogni altra Istituzione
etica, devono dichiarare congiuntamente, apertamente e senza
mezzi termini la non ammissibilità di un tale comportamento
creditizio e invitare tutte le Istituzioni e Associazioni di
tutti i colori a ribellarsi anche politicamente in tutte le sedi
nazionali ed internazionali. L'Unione Europea e in particolare
il Parlamento Europeo da parte sua, dovrebbe accelerare il
decreto in corso di stesura e che limita i poteri delle società
di ratings su cui ha riferito il Vice Presidente Gianni Pittella
nel novembre scorso con particolare e ammirevole convinzione. La
stampa deve impegnarsi a rivelare le malefatte della finanza
internazionale e informare sulle gravissime consegeuenze.
Sarebbe inoltre opportuno aprire una sessione delle Nazioni
Unite per discutere del tema del debito e delle sue implicazioni
internazionali soprattutto nei Paesi in via di sviluppo per far
emergere delle autentiche atrocità, come il caso di Burkina Faso
da me ricordato in questo giornale e nel mio recente libro:
"2011: occaso dell'occidente e le primavere mediterranee." Last
but not least, bisogna immediatamente iniziare un processo
civile e/o penale a livello nazionale ed internazionale per
appurare le responsabilità delle società di ratings sul crollo
del mercato del 2007-2008 e la correttezza degli strumenti
finanziari creati dal 1990 ad oggi e verificarne eventuali
illeciti arricchimenti o truffe. Naturalmente la stessa cosa
dovrebbe fare il Presidente Obama trattandosi di società
americane. Purtroppo non ha la forza per imporsi essendo queste
società ormai più potenti degli stessi Stati Uniti! Nel
concludere, vorrei ricordare tre dichiarazioni importanti. La
prima di Giovanni Pittella, Vice Prediente del Parlamento
Europeo: "L'obiettivo finale deve essere quello di non basare
più le regole di Basilea sui ratings... La riduzione della
dipendenza cieca dalle agenzie, deve essere uno dei pilastri
della riforma. Le società di ratings non possono essere la
Bibbia... La responsabilità civile pe le agenzie è un grande
passo avanti per scongiurare gravi errori". La seconda è di
Michael Cembalest, chief strategist della potente J.P.Morgan
Chase, contenuta in una lettera riservata ai clienti VIP: "I
margini di profitto sono ai massimi storici da molti decenni e
questo grazie alla compressione dei salari" Una sorta di Robin
Hood alla rovescia. La terza è del premio Nobel americano per
l'economia, Paul Krugman: "Ciò che voi dovete sapere è che
stanno cercando sostanzialmente di nascondere la cruda realtà:
noi viviamo in una società in cui il denaro è sempre concentrato
nelle mani di poche persone e in cui tale concentrazione di
reddito e di benessere minaccia di svuotare la democrazia dei
suoi contenuti reali e di diventare una pura espessione
verbale". Sempre Paul Krugman: "I Master of the Universe di Wall
Street capiscono quanto sia moralmente indifendibile la loro
posizione... E' gente che è diventata ricca trafficando in
complessi schemi finanziari che non solo non hanno portato alcun
beneficio economico agli americani, ma hanno contribuito a
gettarci in una crisi i cui contraccolpi continuano a devastare
la vita di decine di milioni di loro concittadini. Non hanno
ancora pagato nulla. Secondo loro non ci deve essere nessuna
analisi approfondita. Chiunque mette in evidenza ciò che è
ovvio... deve essere demonizzato e cacciato via...Chi sono
dunque gli antiamericani? Non i manifestanti che cercano
semplicemente di far sentire la loro voce. No, i veri estremisti
aniamericani sono gli oligarchi americani che vogliono soffocare
qualsiasi critica sulle fonti della loro ricchezza". La Grecia è
stata distrutta; decine di milioni di persone sono ridotte al
lastrico e in condizioni disumane. Vorrebbero fare lo stesso con
noi Italiani che, in un certo senso rappresentiamo l'ago della
bilancia mondiale. Non lo permettiamo a nessun costo. Solchiamo
e scavalchiamo, se necessario, mari e... monti. Dovranno passare
sul nostro corpo prima di passare su quello dei nostri figli!
Uniamoci cementati da una profonda coscienza critica, etica e di
indipendenza intellettuale. Rifacciamo a tutti i costi la legge
elettorale, annulliamo la porcata del porcellum, scegliamo tra
noi i migliori competenti e responsabili e andiamo avanti uniti
senza tenetennamenti. Riprendiamoci il nostro potere e
rifondiamo la democrazia reale! Fonte:
SiciliaInformazioni
|
|
L’autostrada Messina–Palermo cade a pezzi
Sembrano non avere fine i guai lungo l’autostrada Messina
–Palermo. A due mesi dal sequestro disposto dalla procura di
Patti per il rischio di crolli nelle gallerie “Tindari” e “Capo
d’Orlando”, la scorsa notte un preoccupante distacco di
calcinacci dalla volta si è verificato nella galleria Caronia,
direzione Palermo – Messina. Un cedimento che ha portato alla
chiusura dell’intero tratto compreso tra gli svincoli di Santo
Stefano di Camastra e Sant’Agata Militello. Rispetto a quello
finito al centro dell’inchiesta pattese, il tratto si trova
sotto la competenza di Mistretta ed è quello inaugurato
dall’allora presidente del consiglio, Silvio Berlusconi nel
dicembre del 2004. L’inibizione al transito veicolare si è resa
necessaria per consentire ai tecnici del servizio manutenzione
del consorzio autostrade di verificare cause e portata del
crollo che, a quanto pare, si sarebbe verificato in
corrispondenza di uno dei giunti di congiunzione tra due delle
cèntine che compongono la galleria. In pratica sull’asfalto è
piombata un’intera striscia di calcestruzzo, proprio in
corrispondenza del punto di giuntura, da un lato all’altro della
volta. Sul posto si sono recati anche l'assessore regionale per
le Infrastrutture e la mobilità, Pier Carmelo Russo, e il
commissario del Cas, Anna Rosa Corsello mentre per tutta la
notte il tratto è stato vigilato da una pattuglia della stradale
e dagli stessi uomini del consorzio, mentre alle prime luci
dell’alba sono iniziate le verifiche tecniche e strutturali
sulle condizioni di sicurezza della galleria. Il distacco di
materiale, che fortunatamente non ha provocato danni, visto che
nessuno in quel momento transitava in galleria, potrebbe anche
essere stato causato da spostamenti di natura idrogeologica,
seppur lievi, della montagna sovrastante la galleria. E ad
aggravare il senso di precarietà, si è verificato nella
galleria di Tindari (nella carreggiata attualmente aperta a
doppio senso di circolazione) un crollo di calcinacci di minore
entita', ma di identica tipologia, rispetto a quello che si e'
verificato nella notte nella galleria di Caronia". La conferma è
arrivata dallo stesso assessore Russo che ha deciso di passare
alle vie di fatto. "Poiche' e', a dir poco, inconsueto che nella
stessa giornata lo stesso identico incidente si verifichi in due
gallerie tra loro distanti della stessa autostrada – ha
affermato Russo - ho dato mandato alla dottoressa Corsello,
commissario straordinario del Cas, di presentare immediatamente
denuncia alla Procura della Repubblica competente per
territorio".
Anno giudiziario: Giustizia al collasso
L'inaugurazione dell'anno giudiziario ha fatto registrare la
protesta degli avvocati e degli operatori del settore edile. Non
usa mezzi termini il primo presidente della Corte d'appello,
Nicolò Fazio, per commentato la situazione nel distretto
giudiziario di Messina in occasione della cerimonia d'apertura
dell'anno giudiziario. A contribuire a questa situazione, una
montagna di cause pendenti ed i problemi di organico e di
risorse. Fazio, nonostante tutto, riscontra un dato sicuramente
positivo in merito ai passati scontri tra politica e
magistratura "Finalmente - sottolinea - sembra attenuarsi il
contrasto fra politica e magistratura, che ha dominato la scena
istituzionale del recente passato". Resta però il problema della
pendenza dei processi civili e penali che, per Fazio è "una
zavorra spaventosa con cui misurarsi". Sul funzionamento della
giustizia nel distretto messinese, secondo Fazio la situazione
non è cambiata di molto rispetto al passato: "L'esiguità degli
organici magistratuali, le numerose e durature vacanze, specie
negli uffici di primo grado, hanno condizionato pesantemente
l'andamento della giurisdizione penale e civile nel distretto".
Per il presidente Fazio il quadro delle riforme legislative non
offre elementi di significativa novità. "Per cui non resta che
ingegnarsi, affidandosi a processi di cosiddetta autoriforma,
che pure si sono avviati in questo distretto. Mi riferisco alle
buone
prassi dei protocolli di udienza, delle corsie preferenziali per
la decisione delle cause piu' datate, della tendenziale omologia
delle pronunce, favorita dalla
comunicazione
ai magistrati di primo grado dell'esito dei processi nei gradi
di giudizio ulteriori, dei prototipi di definizione delle
controversie seriali, della convenzione
stipulata
con l'Ordine degli avvocati per il praticantato forense dei
giovani laureati, da affiancare ai giudici, in una sorta di
prefigurazione dell'ufficio per il processo". L'inaugurazione
dell'anno giudiziario fa registrare anche la protesta degli
avvocati messinesi che hanno assistito in piedi, senza toga,
alla cerimonia. Assenti, invece i giovani avvocati che hanno
disertato “Per ribadire ancora una volta il grido d’allarme che
i Giovani Avvocati da anni denunciano per la tenuta democratica
del nostro Paese e del sistema Giustizia. Se è certamente vero
che una giustizia lenta è malagiustizia -ha dichiarato il
presidente Dario Greco-, è altrettanto vero che una giustizia
frettolosa, una giustizia dai costi d’accesso irragionevoli, una
giustizia sommaria è denegata giustizia". Fuori dal palazzo di
giustizia con bandiere e striscioni, anche i lavoratori del
settore edile. “Una scelta quella di manifestare durante
l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario – hanno sottolineato il
segretario generale della Cisl di Messina, Tonino Genovese e il
segretario regionale della Filca, Santino Barbera – perché,
essendo presenti tutti i soggetti politici e istituzionali della
prendano consapevolezza e coscienza del momento di grave crisi
che il settore sta attraversando e che ciascuno, per la propria
parte, assuma le indispensabili iniziative per dare soluzione
alle gravi problematiche del settore”.
Padova: 38° Premio della Bontà di Sant’Antonio di Padova
L'Arciconfraternita di Sant'Antonio di Padova in memoria di
“Andrea Alfano d’Andrea” Bandisce un concorso dal tema: QUANDO
SOGNO FA RIMA CON IMPEGNO. IL MIO FUTURO DI CREDENTE E CITTADINO
IN UNA SOCIETÀ DA TRASFORMARE IN MEGLIO. Le altre informazioni
relative alle passate edizioni del premio potranno essere
visionate direttamente nel nostro sito web associativo
www.arciconfraternitasantantonio.org.
Bando: pubblicato integralmente e scaricabile dal sito
associativo www.arciconfraternitasantantonio.org.
Destinatari: allievi delle scuole primarie e secondarie di I e
II grado di lingua italiana, ovunque residenti in Italia e nel
Mondo. Modalità di partecipazione: invio di un elaborato
personale come da Bando. Scadenza: 25 marzo 2012. Premiati: I
primi tre di ogni ordine di scuola con un week-end a Padova con
famiglia per la cerimonia di premiazione, le medaglie del Santo
Padre e del Presidente della Repubblica Italia ed altro. Premi
per le scuole: borse di studio fino a 500 per le scuole dei
primi e secondi classificati di ogni ordine. Cerimonia di
Premiazione: domenica 20 maggio 2012, Padova, Pontificia
Basilica di sant’Antonio di Padova. Per informazioni:
Arciconfraternita di S. Antonio di Padova c/o Scoletta del Santo
in P.zza del Santo, 11 ? 35123 Padova Tel. 049 / 8755235; Fax
049 / 2050013; E-mail:
segreteria@arciconfraternitasantantonio.org. Dott.
Leonardo Di Ascenzo Priore dell'Arciconfraternita di
Sant'Antonio di Padova c/o Scoletta del Santo P.zza del Santo,
11 - 35123 Padova – ITALY Tel. 049 / 8755235; Fax 049 / 2050013.
Agenzie di rating, chi controlla chi dà i
voti al mondo?
Le agenzie di rating sono al centro delle polemiche. Con i loro
giudizi spesso discutibili influenzano i mercati, specie in un
momento di instabilità come questo. Ma chi c’è dietro a Moody’s,
Standard&Poor’s e Fitch? Chi sono i loro proprietari? Quanto
sono grandi? E poi cos’è la cinese Dagong. Perché fu la prima a
togliere la tripla A agli Stati Uniti? Chi la controlla? Le
agenzie di rating sono nel mirino dei governi. Con le loro
scelte molto spesso discutibili sono capaci di far crollare la
fiducia degli investitori in società e nazioni. Ne sono un
esempio i downgrade, a ripetizione, di Grecia, Irlanda e
Portogallo, che hanno peggiorato la stabilità delle piazze
finanziarie europee. Eppure, le agenzie di rating non fanno
altro che tastare il polso della solidità di un’entità
economica. Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch sono le
tre società più celebri, tutte e tre statunitensi. E nonostante
la loro cittadinanza, non hanno avuto particolari remore a
mettere sotto osservazione (nel caso di Moody’s e Fitch) e
downgradare (nel caso di S&P) il debito Usa. A esse si è
aggiunta da pochi anni la cinese Dagong, la prima agenzia, mesi
fa, a declassare Washington (ma la Sec, la Securities and
Exchange Commission americana, rifiutò il giudizio «per
l’impossibilità di supervisionare le operazioni dell’agenzia che
ha sede a Pechino»). Enron, Parmalat, mutui subprime, Lehman
Brothers. Sono questi, almeno in Italia, i casi più celebri
degli errori di valutazione delle società di rating. Del resto,
gli uomini sono fallibili ed essendo le agenzie composte da
uomini, è facile capire l’errore. Tuttavia, non sono pochi gli
esempi in cui la valutazione di una società diventa più
discrezionale del solito. Questo il caso di Berkshire Hathaway,
il colosso finanziario di Warren Buffett appena declassato da
Standard & Poor’s. Colpa, secondo i maligni, non
tanto dell’esposizione al debito americano, quanto del downgrade
compiuto da Moody’s (partecipata al 12,5% da Buffett) nei
confronti di S&P. In questo mare magnun dei rating, della tripla
A e del default, c’è anche spazio per la mina vagante di turno.
Si tratta, come detto, della cinese Dagong, la più celebre
agenzia di rating fuori dagli Stati Uniti. Dagong è famosa per i
suoi giudizi tranchant e, molto spesso, anticipatori del
mercato. Non è un caso che, per l’agenzia di Pechino, la perdita
del rating AAA da parte degli Usa era già avvenuto diverso tempo
fa. Lungimiranza o masochismo da parte della Cina? Secondo i
più, compreso il premio Nobel Paul Krugman, si tratta della
prima opzione. Fonte:
Linkiesta
|
|
La reazione di Saponara: “Pronti a protestare a
Palermo e Roma”
A distanza di due mesi dalla drammatica alluvione
che ha duramente colpito la comunità di Saponara,
provocando la morte del piccolo Luca, di Giuseppe e
Luigi Valla, distrutto case, imprese, negozi, messo
in ginocchio l’economia locale e provocato
l’allontanamento dalle case di tantissime famiglie
(gli sfollati, a tutt’oggi, ospitati in alberghi, da
parenti e amici o che hanno trovato un’abitazione in
affitto sono circa settecento), la regione Siciliana
non è stata ancora in grado di preparare i documenti
necessari per l’emanazione, da parte del governo
nazionale, dell’ordinanza di protezione civile.
Quest’ultimo è strumento indispensabile per avviare
e realizzare tutte le opere necessarie per mettere
in sicurezza il territorio, gli edifici pubblici, le
scuole e le abitazioni, per riavviare le attività
commerciali e produttive, per dare finalmente una
speranza concreta di ritorno alla normalità e alla
serenità delle nostra gente. «Dopo aver affrontato e
risolto la drammatica emergenza in cui la violenza
indomabile e imprevedibile della natura ha
trascinato la nostra comunità – spiega il sindaco,
Nicola Venuto -, grazie al prezioso aiuto di tutti i
cittadini di laboriosi, coraggiosi e generosi, dei
volontari e dei militari (carabinieri, polizia,
vigili del fuoco, guardie forestali, polizia
municipale), delle associazioni e della protezione
civile, tempestivamente ci siamo attivati in tutti i
modi per indurre la Regione a trovare prima
possibile le risorse economiche e le soluzioni per
affrontare dignitosamente, come normale cittadini
italiani, come è stato fatto nelle altre regioni
colpite da disastri naturali in passato e di recente
(vedi Liguria, Toscana, Abruzzo, ecc.)». Ad oggi
però manca ancora la relazione tecnica con la quale
la Regione chiede alla protezione civile e al
ministero dell’economia e delle finanze le risorse
economiche che servono per realizzare gli interventi
urgenti (circa 200 milioni di euro), e l’ordinanza
di protezione civile che dia sicurezza ambientale,
sociale ed economica ai cittadini, ai commercianti,
agli artigiani e a tutte le altre categorie di
lavoratori di Saponara e degli altri comuni colpiti
dall’alluvione del 22 novembre dell’anno scorso.
«Nei prossimi giorni, se la Regione non darà una
risposta immediata alla nostra gente, se non
affronterà e risolverà rapidamente tutte le
procedure indispensabili per trovare le risorse
necessarie per la ricostruzione, se non sarà emanata
l’ordinanza di protezione civile, siamo pronti e
preparati ad attuare manifestazioni di protesta
popolare a Palermo e a Roma», ha concluso Venuto.
E il governo liberalizza le scorie radioattive
Un piccolo comma nel decreto sulle liberalizzazioni
riapre la questione delle scorie nucleari,
stabilendo che il governo può installare dove vuole
i depositi senza il parere ora discriminante delle
istituzioni locali. Effetto nimby a parte, il
problema è che così si rischia di andare verso la
creazione di tanti depositi (in gran parte rendendo
stabili quelli ora provvisori). Intanto i deputati
del Pd della zona più sensibile, il vercellese (a
Saluggia c’è l’85% delle scorie italiane) pur
restando fedeli a Monti promettono battaglia,
bollando la decisione come «inaccettabile». Con la
mappa dei depositi di scorie radioattive in Italia.
Sedata dopo il referendum, la bagarre sul nucleare
sta per riaprirsi per un articolo contenuto nel
decreto del governo Monti sulle liberalizzazioni.
Nascosto tra articoli che hanno avuto finora più
eco, c’è infatti spazio anche per l’atomo. Anzi, per
i suoi scarti, le scorie. L’articolo 25
(accelerazione delle attività di disattivazione e
smantellamento dei siti nucleari) vorrebbe dare
impulso al decommissioning e rendere più facile
l’autorizzazione di nuovi depositi nucleari, in
deroga – se necessario – a procedure ordinarie. «Se
fosse approvato autorizzerebbe i nuovi depositi
nucleari nei siti a rischio», denuncia Gian Piero
Godio, instancabile antinuclearista piemontese di
Legambiente, che se non avesse setacciato ogni
angolo del decreto non avrebbe scovato una norma
sfuggita ai più. Tra i siti meno idonei la palma
d’oro spetta a Saluggia, in provincia di Vercelli,
che delle scorie è la capitale (è qui stoccato l’85%
dei rifiuti radioattivi del nostro Paese, tra cui
oltre 300 metri cubi liquidi a più alta
radioattività): depositi temporanei nella golena
della Dora Baltea e a monte dell’acquedotto del
Monferrato. «L’articolo 25 toglierebbe ai Comuni la
possibilità di decidere se un impianto nucleare può
essere realizzato o meno», sottolinea Godio. Due
parlamentari del Pd, Luigi Bobba e Roberto Della
Seta (eletti nel vercellese) – che sostengono Monti
come tutto il partito di Bersani – annunciano, però,
battaglia: «Se passasse così com’è, Saluggia
diventerebbe la discarica delle scorie nucleari
italiane, senza bisogno di ottenere le
autorizzazioni ambientali, urbanistiche e di
sicurezza previste dalla legge per tutte le nuove
infrastrutture. Per questo, proporremo al Senato e
alla Camera modifiche radicali all’articolo e ci
auguriamo che il governo non insista su una via
totalmente inaccettabile». Si tratta di una norma,
che in termini diversi, era comparsa anche nel
decreto Salva Italia, ma fu espunta dalle successive
correzioni. Non è la prima volta che per mano
governativa verrebbero rafforzati i poteri di Sogin
(Società gestione impianti nucleari), successe già
nel 2003 quando il governo Berlusconi decretò lo
stato di emergenza sui siti nucleari, a causa – si
disse – del pericolo di attentati terroristici. In
sella, a quel tempo, c’era il generale Carlo Jean,
che in qualità di commissario Sogin autorizzò a
Saluggia (Vercelli) il contestato mega deposito D2 –
di cui sono iniziati da poco i lavori – in virtù dei
poteri speciali e in deroga alla normativa
urbanistica. È la prima parte del comma 4 quello che
impensierisce maggiormente gli ambientalisti e che
secondo loro «esautorerebbe i comuni e i sindaci»:
una volta ottenuto l’ok del ministero dello Sviluppo
economico, Sogin potrebbe operare senza ulteriori
“ostacoli” burocratici. L’autorizzazione
diventerebbe, infatti, variante, e sostituirebbe
ogni provvedimento amministrativo. Fatte salve le
specifiche procedure previste per la realizzazione
del Deposito nazionale e del Parco tecnologico
richiamate al comma 3, l’autorizzazione alla
realizzazione dei progetti di disattivazione
rilasciata ai sensi dell’articolo 55 del decreto
legislativo 17 marzo 1995, n.230 nonché
le autorizzazioni di cui all’articolo 6 della legge
31 dicembre 1962 n. 1860, e all’articolo 148, comma
1-bis, del decreto legislativo 17 marzo 1995, n.
230, rilasciate a partire dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, valgono anche quale
dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità
e urgenza, costituiscono varianti agli strumenti
urbanistici e sostituiscono ogni provvedimento
amministrativo, autorizzazione, concessione,
licenza, nulla osta, atto di assenso e atto
amministrativo, comunque denominati, previsti dalle
norme vigenti costituendo titolo alla esecuzione
delle opere. «Così – sostiene Godio - si dà mano
libera a Sogin di installare dove vuole i depositi
senza il parere discriminante delle istituzioni
locali. Tanti depositi renderanno meno esigente la
costruzione di un vero deposito nazionale più
sicuro, che per legge doveva essere pronto entro la
fine del 2008. Sogin ha ultimamente chiesto
l’autorizzazione per la costruzione di depositi, a
sua detta temporanei, in ogni sito italiano, situati
spesso in località illogiche». Solo in Piemonte sono
previsti due depositi nucleari a Saluggia, altri due
a Trino Vercellese e un deposito nucleare a Bosco
Marengo (in fase di realizzazione). «I siti –
conclude Godio – rischiano di diventare depositi di
sé stessi, in barba al decommissioning che dovrebbe
eliminare nei luoghi ogni vincolo derivante dalla
presenza di radioattività». Fonte:
Linkiesta
Esenzione ticket sanitario, caos e lunghe file negli
uffici Asp
Il consigliere della terza Circoscrizine Claudio
Cardile, chiede il potenziamento temporaneo degli
uffici preposti alle esenzioni. Il nuovo decreto
regionale relativo all’esenzione ticket per reddito
sta creando, nelle prime fasi, non pochi problemi ai
cittadini/pazienti. Nella fattispecie si fa
riferimento a quella classe di pazienti che in base
alle nuove norme perde adesso il diritto ad avere
l’esenzione per reddito certificata in precedenza
tramite ISEE. In particolare, il problema si rileva
per i pazienti di età compresa tra 6 e 65 anni
appartenenti ad un nucleo familiare fiscale con
reddito complessivo non superiore a 36151,98 Euro,
nuovo codice E01. Molti di questi cittadini infatti,
e più frequentemente quelli al di sopra dei 50 anni,
affetti da patologie comuni quali l’ipertensione
arteriosa, il diabete mellito tipo 2 o la
dislipidemia, fanno quotidianamente uso di farmaci e
devono ricorrere a controlli periodici per il
follow-up della loro patologia (esami diagnostici,
rinnovo presidi sanitari). La classe di pazienti in
riferimento, non vedendosi più riconosciuta
l’esenzione per reddito, necessita ora di avere
riconosciuta al più presto l’esenzione per
patologia. Tale esenzione può essere riconosciuta
presso gli uffici del distretto Messina Sud di
Pistunina e Messina Nord – ex-Ospedale Margherita.
Qui ovviamente è facile immaginare il caos e le
lunghe file di coloro che chiedono il riconocimento
di un loro diritto. E la situazione è destinata a
peggiorare nei prossimi mesi.Inoltre, presso
l’ufficio “Esenzioni per patologia” di Pistunina
vengono espletate anche le pratiche di “Esenzioni
per invalidità”, e ciò, inevitabilmente, aumenta
ulteriormente l’affluenza di utenza. Pertanto, il
consigliere della terza Circoscrizione Claudio
Cardile, ha scritto al Commissario Asp ed al
Direttore di Distretto Messina Sud, di potenziare,
anche se solo in questa fase di “emergenza”,
l'ufficio “Esenzioni per patologia ed invalidità” di
Pistunina, per evitare situazioni di caos e lunghe
file, come si sta verificando in questi giorni.
Avvocati: liberalizzazione colpisce soggetti deboli,
giovani e donne
Gli avvocato partecipano alla cerimonia in piedi,
lasciando vuote le sedie a loro destinate. La sigla
dei giovani professionisti ribadisce l'allarme sulle
liberalizzazioni. Le riforme e la crisi acuiscono il
fronte delle proteste, all'inaugurazioni dell'anno
giudiziario, dove le polemiche sulle riforme non
sono mai mancate. Quest'anno l'attacco degli
avvocati è pesante. Il presidente dell'Ordine,
Francesco Celona, ha ribadito l'allarme sullo stato
del distretto e sull'effetto delle liberalizzazioni.
Contro l'abolizione dei minimi si schierano anche i
giovani avvocati, raccolti nell'Associazione
Italiana Giovani Avvocati. Stamane tutti gli
avvocati hanno partecipato alla cerimonia ma in
piedi e senza toga, appoggiata sulle sedie rimaste
vuote. Di seguito, il documento del presidente dell'Aiga,
Dario Greco: "La principale preoccupazione di chi
amministra la macchina giudiziaria deve essere il
sacro rispetto dei valori costituzionali del diritto
di difesa e del giusto processo in contraddittorio
tra le parti, perciò spiace constatare che il primo
presidente della Cassazione sappia valutare la
produttività dei magistrati soltanto sulla quantità
delle decisioni e non sulla qualità delle stesse,
ritenendo gli avvocati responsabili dell’enorme
contenzioso italiano, senza spendere una parola per
le ingenti carenze di organico in magistratura,
causate anche dai magistrati fuori ruolo perché
destinati agli uffici ministeriali. C'è
preoccupazione per il gravissimo stato di crisi in
cui versa l’Avvocatura Italiana. Le recenti
statistiche diramate dalla Cassa di Previdenza
dimostrano un continuo calo del reddito pro-capite
degli avvocati, in persistente discesa dal 2007, con
una perdita di ricchezza dell’avvocato medio
italiano del 12% (comprensivo dell’inflazione) nel
triennio 2008-2010. Crisi che colpisce maggiormente
i soggetti deboli della nostra categoria: i giovani
e le donne." Il presidente dell'Aiga aggiunge che la
categoria ha deciso di protestare "perché non si sta
liberalizzando l’economia, ma si stanno ampliando
soltanto le rendite di posizioni della grande
impresa, delle banche e delle assicurazioni, mentre
il numero dei notai aumenta solo sulla carta di 500
unità. Se davvero si vuole dare slancio all’economia
si liberalizzi il mercato immobiliare consentendo
anche agli avvocati di stipulare gli atti di
compravendita: questa è la vera riforma di cui in
cittadini hanno bisogno".
Samantha, 17 anni e senzatetto: verso il Nobel
grazie alle cozze
NEW YORK – Samantha Garvey, senzatetto di soli 17
anni, ha già la strada spianata verso il premio
Nobel. Grazie alle cozze. La storia di questa 17enne
particolarmente dotata arriva da Long Island, dove
Samantha vive insieme ai genitori e frequenta
l’ultimo anno di liceo alla Brentwood High School.
Samantha vuole fare, da grande, la biologa marina e
la sua passione le ha già dato i primi frutti.
D’accordo con la sua prof di scienze, Rebecca Grella,
ha fatto uno studio sull’interazione delle cozze con
il loro ambiente. Scoprendo che questi molluschi
(che fanno la fortuna dell’economia della sua zona)
reagivano al moltiplicarsi dei granchi sviluppando
un guscio più forte per difendersi. Studio che non
solo è piaciuto alla sua scuola, ma anche alla
prestigiosa Society for Science an the Public che
dal ’42 gestisce un premio per i liceali americani
più dotati. Sette tra i premiati di questa società
hanno proseguito gli studi e vinto un Nobel. In
palio, infatti, c’è una borsa di studio da 100mila
dollari. Samantha è arrivata in semifinale: la bella
notizia le è stata comunicata ai primi di gennaio.
Il problema però è stato trovarla. A fine dicembre
la sua famiglia è stata sfrattata: sua madre,
un’infermiera, aveva perso il lavoro e il padre
(taxista) non poteva mantenere la famiglia e le
spese della casa. La mobilitazione è stata
istantanea: la famiglia ha avuto un alloggio
popolare e finalmente Samantha può stare tranquilla.
Il suo terrore infatti era non poter ricevere la
posta e quindi la comunicazione da parte
dell’Istituto. Ora invece può sperare in un Nobel.
Nel frattempo ha già fatto domanda per le università
di Yale e Brown. Fonte:
Blitz
|
|
Nuovo “sanitometro”: esenti a 70 anni, ticket
commisurati al reddito
Chi più ha paghi i servizi sanitari, l’esenzione
scatti a 70 anni e non a 65 come ora (la maggiore
aspettativa di vita non conta solo per le pensioni),
36 mila euro sono troppi per curarsi gratis. La
Conferenza delle Regioni, facendo proprie le linee
guida del
governo, disegna il
nuovo volto della sanità pubblica: tetto alle spese,
circoscrizione dell’area di esenzione, tasse di
scopo per finanziarla, ticket crescenti al crescere
della tariffa. La sintonia, riguardo l’attenzione ai
bilanci e alla progressività economica
nell’erogazione dei servizi, tra governo e regioni,
braccio esecutivo e finanziario della sanità, è
quasi totale. Quasi perché nel documento si dice no
al ticket sui ricoveri ospedalieri, misura
rilanciata anche dal ministro Balduzzi ma giudicata
troppo impopolare rispetto al gettito stimato. Anche
in considerazione dei tagli che la manovra ha
inferto: 8 miliardi dalle ultime finanziarie che
diventano 17 secondo le regioni se calcolati sul
fabbisogno sanitario da qui a fine 2014. Anche il
superticket su visite e analisi non piace alle
Regioni. Pieno accordo invece sulle tasse di scopo
per finanziare le aziende sanitarie locali: tasse
maggiorate su alcolici e sigarette, insieme alla
novità dell’imposta sul
junk-food (cibo
spazzatura) che crea obesi e nuovi malati. Sui
farmaci si va verso l’estensione del ticket sulle
singole confezioni già applicato in diverse regioni,
con un limite di spesa per ciascuna ricetta. I
ticket non saranno più uguali per tutti: si terrà
conto di fasce di reddito, composizione familiare,
presenza di anziani e persone non autosufficienti a
carico. A questo proposito, l’Isee, l’indicatore
della situazione economica del contribuente, verrà
agganciato a nuovi strumenti di valutazione dei
bisogni sanitari, una specie di “sanitometro”.
L’attuale livello di esenzione per patologia, ora al
15%, è troppo elevato. Così come è troppo estesa
l’area totale di esenzione totale che abbraccia il
47% della popolazione. Troppo. Si introdurranno
tetti di reddito più bassi e il principio prevalente
sarà “innalzare la percentuale di prestazioni
soggette a compartecipazione” (stato/paziente)
garantendo, si legge nel documento, “maggiore equità
attraverso la differenziazione dei livelli di
contribuzione”. In vista di una maggiore
razionalizzazione del settore sanitario nel suo
rapporto con il cittadino fruitore, dal governo
(liberalizzazioni) arriva l’imposizione ai medici di
fornire ai mutuati le eventuali alternative ai
farmaci prescritti. Si vuole fornire la possibilità
di accedere con più frequenza ai farmaci generici,
la cui quota di penetrazione in Usa, Germania, Regno
Unito, raggiunge dal 65 all’80% del mercato, mentre
in Italia è ferma al 14%. I farmacisti (e
soprattutto le case farmaceutiche) contestano
l’equivalenza fra farmaci (“può avere
un’oscillazione del 20%”), i medici la loro
autonomia “prescrittiva. Assogenerici fornisce un
dato che non sfugge a Regioni e Governo: “Nel 2011
lo Stato ha perso un potenziale risparmio di 600/800
milioni”. Fonte:
Blitz
Carceri – Messina : Detenuto aggredisce due agenti
poi tenta suicidio
Un detenuto ristretto alla Casa Circondariale di
Messina, C.C., ha aggredito e ferito, senza
apparenti ragioni, un agente ed un ispettore della
polizia penitenziaria. Successivamente nel corso
della nottata ha tentato il suicidio ed è stato
necessario ricoverarlo d’urgenza al Policlinico di
Messina”. A comunicarlo Eugenio Sarno, Segretario
Generale della UIL penitenziari, che aggiunge
particolari cruenti sull’accaduto. “ Solo dopo
l’aggressione di ieri pomeriggio il detenuto è stato
allocato in cella singola, dove ha consumato il
tentato suicidio che è stato posto in essere
attraverso una lacerazione all’addome , procurata
con una lametta, talmente profonda che ha
interessato anche lo stomaco. Il detenuto,
prontamente soccorso dal personale di polizia
penitenziaria, è stato inviato d’urgenza al
policlinico di Messina dove è stato sottoposto ad
intervento chirurgico”. Quest’ultimo atto di
violenza riporta all’attualità le denunce della UIL
Penitenziari sulle condizioni del carcere messinese.
“ E’ del tutto evidente che le condizioni degradate
e degradanti del Gazzi di Messina alimentano una
deriva di violenza. Dopo la visita che ho effettuato
in quella struttura nello scorso febbraio – ricorda
il Segretario della UIL Penitenziari – non ho
mancato di denunciarne con dovizia di particolari
le condizioni di fatiscenza ed insalubrità.
Ovviamente anche il sovrappopolamento della
struttura concorre ad aggravare il quadro generale.
Oggi si registra la presenza di 409 detenuti a
fronte di una disponibilità di circa 180 posti
(considerata la chiusura di un padiglione per lavori
di ristrutturazione). Ciò origina quella promiscuità
, già denunciata, tra detenuti comuni e pazienti
negli ambienti di ospedalizzazione del Centro
Clinico. E’ del tutto evidente che Messina paga lo
scotto di ataviche disattenzioni da parte
dell’Amministrazione Penitenziaria. Anche sul fronte
del personale non vanno certo meglio. Rispetto
all’organico decretato mancano circa 50 unità, che
in un quadro di emergenza, come quello attuale,
concorrono ad ampliare le difficoltà operative “. La
UIL Penitenziari sulla scorta della previsione di
chiusura degli OPG nel 2013 rilancia la proposta di
riconvertire la struttura di Barcellona Pozzo di
Gotto. “ Oramai è evidente, inevitabile, che gli
OPG saranno soppressi. Ci pare opportuno, quindi,
cominciare una seria riflessione sulla possibilità
di riconvertire la struttura di Barcellona Pozzo di
Gotto. Quella è una struttura che ben si presta ad
essere riconvertita in carcere. Dispone di spazi e
locali idonei. In tal modo il territorio messinese
potrebbe disporre di un secondo istituto, di cui ha
assolutamente bisogno, come dimostra il perenne
sovraffollamento del Gazzi. Facciamo appello –
conclude Eugenio SARNO - all’Amministrazione
Penitenziaria Centrale ed a quella regionale perché
si avvii una approfondita valutazione nel merito
della proposta”
Alluvione nel Messinese Credito agevolato alle Pmi
Anche le piccole, medie e micro imprese del
commercio e del settore turistico alberghiero dei
territori della provincia di Messina colpiti dalle
alluvioni del novembre scorso potranno accedere alle
agevolazioni di credito previste attraverso il Fondo
del commercio gestito da Banca Nuova. E’ quanto
dispone il decreto dell‘assessore regionale alle
Attivita’ produttive, Marco Venturi che, secondo
quanto prevede la legge 23/2011, consente e
disciplina l’accesso alle agevolazioni in favore
delle imprese. “Lo scopo – spiega l’assessore
Venturi – e’ quello di contribuire alla
normalizzazione dell’equilibrio economico
finanziario delle imprese della provincia di Messina
che, a causa degli eventi calamitosi del novembre
scorso, hanno subito ingenti danni e un blocco della
produzione, oltre ai disagi causati dal mancato
afflusso turistico. Il provvedimento ricalca quello
gia’ adottato per Lampedusa e Linosa, per motivi
diversi ma sempre di carattere emergenziale”.
Camera di Commercio, la Cgil interviene sul
reintegro di Musmeci
La Cgil contro il reintegro di Vincenzo Musmeci come
segretario generale dell'Ente. "Tutti avevano
invocato discontinuità. Non può sfuggire che a breve
dovranno essere rinnovati i vertici dell'Ente e che
proprio il segretario generale è il responsabile del
procedimento". Mentre all'Ars subentrano i due
deputati supplenti di Roberto Corona e Fabio
Mancuso, indagati nello scandalo Ascom finance che
ha sconvolto il Pdl cittadino e "movimentato la
situzione" anche alla Camera di Commercio di
Messina, dopo il coinvolgimento del segretario
genarale Vincenzo Musmeci, arrivano le prime
reazioni a seguito dell' "alt" alla sua richiesta di
pensione anticipata. La Cgil, con il segretario
generale Lillo Oceano e Clara Crocè, responsabile
della Funzione Pubblica, infatti sollecita una
riconsiderazione del provvedimento di reintregro di
Musmeci. Nella stessa nota poi, il sindacato chiede
alla Camera di Commercio – evidenziando come questa
sollecitazione sia pervenuta anche da ben altri
ambienti cittadini e provinciali- una forte
discontinuità col passato recente, nell’interesse
dell’Ente ma anche della città. “Apprendiamo, senza
più alcuna sorpresa - si legge nella nota - come
nella vicenda della Camera di Commercio siamo di
fronte all’'ennesimo improvvido provvedimento sulla
vicenda professionale del dottor Musmeci
nell’’importante Istituzione territoriale. Con una
ben poco commendevole giravolta, ancorché su un
aspetto apparentemente legittimo, viene riaperta
un’’era che da più parti si era chiesto di chiudere
definitivamente e sembrava fosse definitivamente
tramontata - in conseguenza delle vicende
giudiziarie sull’’Ascom finance nel quale Musmeci è
coinvolto insieme al dott. Corona - con la
precipitosa andata in pensione dell’’oggi non più ex
segretario generale dell’Ente". "Ma sul dottor
Musumeci - precisa la Cgil - i provvedimenti della
Camera di Commercio appaiono sempre di grande
considerazione e di notevole garanzia". La Cgil
critica la fulminea velocità con cui Musmeci ha
presentato richiesta di pensionamento il 22 dicembre
e già il 27 dicembre è arrivata la delibera della
Giunta camerale. "A distanza di meno di un mese -
continua la nota - e su richiesta dell’'interessato,
la Giunta Camerale ha deliberato, in autotutela, il
reintegro nelle funzioni di dirigente e di
Segretario Generale del dott. Musmeci con una serie
di argomentazioni,– precisate con quella che appare
una nota stampa, – relative alle legittime
aspettative pensionistiche del dirigente". "E’
appena il caso di ricordare - conclude la Cgil - che
il dott. Musmeci è stato assunto – per mobilità alla
Camera di Commercio solo poche settimane dopo
essersi dimesso da Presidente dello stesso Ente.
Anche la nomina a Segretario Generale è avvenuta in
tempi record, a seguito della valutazione di titoli
ed esami da parte di una Commissione composta dagli
stessi membri della Giunta che fino a poco tempo
prima presiedeva". Pur ritenendo legittima
l’’aspirazione del dott Musmeci al reintegro al
lavoro il sindacato ritiene indispensabile che il
vertice formale della Camera di Commercio valuti più
attentamente l’’opportunità del reintegro dello
stesso nelle funzioni di Segretario Generale fino
alla definizione della vicenda giudiziaria. "Non può
sfuggire ad alcuno - chiude la Cgil - che il
Segretario Generale della Camera di Commercio è il
responsabile del procedimento per il rinnovo dei
vertici della Camera di Commercio. Vertici che
dovranno essere rinnovati entro pochi mesi".
Siamo sempre più poveri ma intanto i ricchi
aumentano
In Italia aumenta sia la quota di famiglie che
arrivano a fine mese con grande difficoltà, che
quella di chi invece ci arriva con grande facilità.
Nel mezzo c'è una classe media che continua a
sprofondare e aumentano notevolmente gli anni che
una famiglia impiega per comprarsi una casa. Tutto
questo mentre il reddito cresce solo per chi ha dai
55 anni in sù. Radiografia di un paese sempre più
ingiusto nella nostra infografica tratta da I
bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2010 di
Banca d’Italia. I principali risultati sul 2010
secondo Banca d’Italia. Nel 2010 il reddito
familiare medio annuo, al netto delle imposte sul
reddito e dei contributi sociali, è risultato pari a
32.714 euro, 2.726 euro al mese. Il reddito
equivalente, una misura che tiene conto della
dimensione e della composizione del nucleo
familiare, si è attestato sui 18.914 mila euro per
individuo, un valore inferiore, in termini reali,
dello 0,6 per cento a quello osservato con
l’indagine sul 2008. La disuguaglianza del reddito
equivalente, misurata in base all’indice di Gini, è
pari a 0,33, invariata rispetto alla scorsa
indagine. Il reddito da lavoro dipendente ricevuto
in media da ciascun percettore è risultato pari a
16.559 euro, pressoché lo stesso livello in termini
reali rispetto al 2008 (-0,3 per cento). Quello da
lavoro indipendente è risultato di 20.202 euro, con
una diminuzione del 2,3 per cento. Il reddito da
trasferimenti è stato di 10.672 euro, in calo del
3,4 per cento. Nel 2010 gli individui nati
all’estero e residenti in Italia rappresentavano il
7,7 per cento della popolazione, 0,7 punti
percentuali in più rispetto al 2008. Quelli privi di
cittadinanza italiana (circa due terzi del totale)
si concentrano al Centro-Nord, con un’elevata quota
di giovani e di partecipanti al mercato del lavoro
(il 50,8 per cento è in condizione professionale,
contro il 36,8 degli italiani). La quota di
individui poveri, convenzionalmente identificati da
un reddito equivalente inferiore alla metà della
mediana, è risultata pari al 14,4 per cento, in
aumento di un punto percentuale rispetto al 2008.
Tale quota supera il 40 per cento tra i cittadini
stranieri. Nel 2010 il 29,8 per cento delle famiglie
reputava le proprie entrate insufficienti a coprire
le spese, il 10,5 per cento le reputava più che
sufficienti, mentre il restante 59,7 per cento
segnalava una situazione intermedia. Rispetto alle
precedenti rilevazioni emerge una tendenza
all’aumento dei giudizi di difficoltà. La ricchezza
familiare netta, data dalla somma delle attività
reali (immobili, aziende e oggetti di valore) e
delle attività finanziarie (depositi, titoli di
Stato, azioni, ecc.) al netto delle passività
finanziarie (mutui e altri debiti), presenta un
valore mediano di 163.875 euro. Il 10 per cento
delle famiglie più ricche possiede il 45,9 per cento
della ricchezza netta familiare totale (44,3 per
cento nel 2008). La concentrazione della ricchezza,
misurata in base all’indice di Gini, è risultata
pari a 0,62, in lieve aumento rispetto alla
precedente rilevazione del 2008 (0,61). La
percentuale di famiglie indebitate è pari al 27,7
per cento. L’indebitamento, come in passato, risulta
più diffuso tra le famiglie a reddito medio-alto,
con capofamiglia di età inferiore ai 55 anni,
lavoratore indipendente o con elevato titolo di
studio. Le passività sono costituite in larga parte
da mutui per l’acquisto e per la ristrutturazione di
immobili. Il debito residuo per le famiglie che
usufruiscono di almeno un finanziamento corrisponde
in media a poco più di un’annualità di reddito; il
valore sale a quasi due annualità considerando le
sole famiglie con mutui per l’acquisto di immobili.
L’incidenza mediana della rata annuale complessiva
per il rimborso dei prestiti sul reddito familiare è
del 12,4 per cento. La vulnerabilità finanziaria,
convenzionalmente identificata da una rata per il
rimborso dei prestiti superiore al 30 per cento del
reddito, riguarda l’11,1 per cento dei nuclei
indebitati e si concentra presso le famiglie con
entrate modeste. Il fenomeno appare stabile rispetto
al passato. Fonte:
Linkiesta
|
|
Rubata una collana da tremila euro alla Camera
A Montecitorio succede che una collana sparisce e
nessuno sa dove sia finita. Vale 3 mila euro, è
della leghista Paola Goisis che sa benissimo di non
averla persa per caso: è stata rubata. In Parlamento
ci sono gli
onorevoli ladri?
Troppa la gente che etra ed esce dall’Aula e non è
certo che sia un deputato il Lupin degli ultimi
giorni. Sicuramente qualcuno ha colpito con molta
attenzione: la Goisis era andata a votare in Aula,
così andando di corsa, si è dimenticata in una borsa
su un divanetto la collana. Il giorno dopo ha
ritrovato la borsetta, ma senza il gioiello prezioso
all’interno. “Ho fatto regolare denuncia alla
polizia interna di Montecitorio e all’ufficio di
sicurezza della Camera. Non potrò però usufruire
della polizza assicurativa perché può coprire un
furto se è avvenuto in Aula, non in Transatlantico”.
Di furti alla Camera ne erano già successi, anche se
fanno sempre notizia, specialmente adesso che i
rimborsi valgono solo se il furto è avvenuto
all’interno dell’Aula e non nelle sale limitrofe. A
Paolo Bonaiuti per esempio sparì un cappotto in
Transatlantico: “Fu una cosa incredibile Appoggiai
il cappotto su un divanetto a fianco dell’ingresso
in Aula. Parlai con Pier Ferdinando Casini, uscii
per scambiare due chiacchiere con alcuni amici e
collaboratori e andai a bere un bicchier d’acqua. In
tutto sarò stato impegnato quindici minuti. Beh, il
cappotto non c’era più…”. Chi sarà stato? Bonaiuti
non crede sia stato un collega: ”No, lì siamo
tanti. I parlamentari sono una minoranza. Ho sempre
creduto che ci fosse stato uno scambio. Tirai un
sospiro di sollievo, però, quando mi toccai la tasca
destra della giacca: lì avevo messo, come mia
abitudine, le chiavi di casa…”. All’ex ministro
Gianfranco Rotondi rubarono l’impermeabile, con le
chiavi di casa dentro. Fonte:
Blitz
Gravi irregolarità ed illegalità nella gestione dei
rifiuti
Gravi irregolarità ed illegalità nella gestione dei
rifiuti solidi urbani dal 2007 al 2009’. E’ quanto
afferma la sezione di Controllo della Corte dei
conti per la Regione Siciliana che ha approvato la
relazione dell’indagine sulla gestione dei rifiuti
in Sicilia ordinando, fra l’altro, la trasmissione
degli atti alla Procura regionale della Corte dei
Conti. Nell’indagine i giudici contabili, apprezzano
‘l’iniziativa del Governo regionale volta ad un
deciso superamento delle riscontrate illegalità
tramite una riforma del settore, maturata
nell’aprile 2010, con la messa in liquidazione delle
27 società d’ambito e la ricostruzione del sistema
di gestione dei rifiuti sulla base di 10 nuove
società d’ambito, con obiettivo destinato a far
premio di tutte le illegalità passate e da
annientare’. I giudici contabili evidenziano che ci
sarebbero responsabilità, per le passate gestioni,
‘riservate alla magistratura penale’. Secondo la
sezione di Controllo della Corte dei conti, le gravi
criticità riscontrate sono riferibili ‘ad un tessute
di diffuse irregolarità e connivenza di interessi’.
I giudici contabili sottolineano come si sia
assistito ad una ‘ sostanziale
deresponsabilizzazione dei Comuni’ che in molti
casi, ‘hanno omesso di corrispondere agli Ato quanto
loro dovuto’, ma anche all’omissioni da parte degli
Comuni ‘di controlli di competenza previsti dalla
normativa vigente e funzionali a correggere le
diffuse irregolarità gestionali ricorrenti’.
Presentato a Monti un dossier con 19 punti
Lombardo: "Tavolo sulle accise, ora stop ai disagi".
Il premier Monti e i ministri hanno mostrato “una
competenza tecnica e una disponibilità senza
precedenti: ora raccomando grande responsabilità
agli autotrasportatori”. Lo ha detto il presidente
della Regione siciliana Raffaele Lombardo al termine
dell’incontro a Palazzo Chigi con il premier Mario
Monti. L’esecutivo, ha spiegato Lombardo, “ha
definito tutti gli argomenti che abbiamo trattato”,
e “ha preso l’impegno di presentare le imprese
siciliane per piccoli e medi lavori di ricostruzione
in Libia”. Sulla protesta del movimento Forza d’urto
invece “ha dato garanzie che sara’ prevista una
flessibilizzazione nel pagamento delle cartelle
esattoriali e norme precise per la tracciabilita’ e
la sicurezza alimentare, che vuol dire tutelare i
nostri prodotti in agricoltura, prodotti che
talvolta subiscono la concorrenza sleale di altre
parti del mondo”. Inoltre “ha dato garanzie di
vigilanza e controllo sui costi minimi del trasporto
e per maggiori finanziamenti per l’ecobonus”. “Con
il governo nazionale – ha aggiunto Lombardo – ci
siamo impegnati per una collaborazione quotidiana
sulle tematiche dello sviluppo e delle risorse che
chiediamo debbano essere rese disponibili anche con
ulteriori tagli della spesa pubblica”. Durante
l’incontro che è durato oltre due ore e mezza il
governatore ha portato all’attenzione del
governo diciannove punti. Su ognuno di essi sara’
aperto un singolo tavolo. “La prossima settimana –
ha reso noto Lombardo - il Governo costituira’ un
tavolo tecnico sulla questione del bilancio, della
compartecipazione della Regione alla spesa
sanitaria, balzata al 49%, e del federalismo
fiscale. In quella occasione – ha aggiunto il
Governatore – si discutera’ anche delle accise e del
costo della benzina che in Sicilia talvolta e’ piu’
alto di 15-20 centesimi rispetto al resto d’Italia,
e sul quale abbiamo fatto ricorso all’antitrust per
rimuovere questo indiscriminato aumento”. Per il
presidente della Regione ӏ opportuno che cessino
forme di protesta che creano danni ad altre
categorie. Comprendiamo le ragioni della protesta
che sono state tradotte in altrettanti punti e
ascoltate da Monti e dal Governo per oltre due ore e
mezza. Ragioni e motivazioni che abbiamo fatto
nostre e per questo raccomandiamo che il lavoro che
ci aspetta ora venga accompagnato da responsabilità.
Anche perchè atteggiamenti diversi finiscono
soltanto con l’essere pagati dai siciliani”, ha
proseguito Lombardo. Tra le richieste avanzate da
Lombardo al governo anche quella di “difendere i
prodotti agricoli siciliani”, in particolar modo
dalla concorrenza estera. Una richiesta che non
sarebbe stata accolta dall’Esecutivo perché, come
avrebbe spiegato lo stesso premier Monti, “su una
misura del genere l’Europa protesterebbe”.
Lombardo ha inoltre reso noto che “presto le
ferrovie ripristineranno un treno a lunga
percorrenza dalla Sicilia per Milano e Torino”.
Rimanendo in tema di infrastrutture, nel corso
dell’incontro si è parlato anche del Ponte sullo
Stretto, la cui realizzazione non sarebbe stato
archiviata dal Governo ma solo sospesa. Il Governo
“ci ha detto – ha spiegato Lombardo – che nell’
ultima riunione del Cipe non c’e’ stato alcun
definanziamento dei fondi per il ponte sullo Stretto
di Messina e che si attende l’ok della Valutazione
di impatto ambientale per reperire le risorse”. Il
governatore ha poi incontrato la delegazione di una
ventina di sindaci siciliani in attesa a piazza
Colonna, davanti a Palazzo Chigi. Ai primi
cittadini, Lombardo ha illustrato l’esito della
riunione con Monti, invitandoli a ‘avere senso di
responsabilita” in merito alla ‘protesta dei
forconi’.
Messina: Seconda Giornata dei Media Diocesani
Domenica 29 gennaio si svolgerà in Diocesi la
Seconda Giornata dei Media Diocesani, avendo modo di
condividere qualche ora insieme a tutti coloro che
nelle varie comunità sono impegnati nel campo dei
media. L’incontro si terrà a partire dalle ore 9,
nella Cappella S. Maria all’Arcivescovado (Palazzo
Arcivescovile – ingresso via I Settembre, Messina),
avrà come relatore principale, Francesco Zanotti,
direttore del “Corriere Cesenate” (Diocesi di Cesena
- Sarsina), presidente della FISC, Federazione
italiana settimanali cattolici, e avrà per tema "I
Media diocesani: dentro le Comunità parrocchiali,
per un servizio ecclesiale al territorio". La tavola
rotonda, che darà modo di alimentare il dibattito
tra i partecipanti, sarà animata da Fortunato
Marino, vice-direttore di TREMEDIA, Maurizio
Licordari, direttore di TCF, Laura Simoncini,
Gazzetta del Sud e consigliere prov. UCSI. Sono
invitati a partecipare, in modo particolare, tutti
coloro che, nelle comunità, sono impegnati nel
variegato mondo delle comunicazioni sociali
(giornalino parrocchiale, sito web, animatori della
cultura e della comunicazione, ecc.).
Messina: IMPORTANTE COMUNICAZIONE DELL’ARCIVESCOVO
Si comunica ai Sigg. Direttori responsabili e
Giornalisti che Venerdì 27 gennaio 2012, alle ore
12, presso il Palazzo Arcivescovile di Messina (via
Garibaldi, 67 – secondo piano), l’Arcivescovo S.E.
Mons. Calogero La Piana darà un’importante
comunicazione a tutta la Comunità civile e religiosa
dell’Arcidiocesi.
|
Home Page
|
|